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1
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORiCO-ECCLESI ASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
At PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI^ AI SOMMI POVTEFICI, CARDINALI
E Plb CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI YARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILn , ALLE FESTE FlÌJ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DI GAETANO MORONI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVI.
^\
A
VOL. XII.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
HDCCCXLI.
^ ho^i^ "
• •
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
•i6®iS»<
C
CHI
Ss, Cosma e Damiano, ovvero s.
CosimatOy come dìcesi volgarmen-
te, deUe monache francescane in
Trastevere. V. Francescane.
aS*. Costanza. V, Chiesa di s. Agne-
se FUOBI IJB MURA.
S, Crescenziana , Chiesa e tìtolo
Cardinalizio non più esistente.
u.
'n titolo antichissimo è questo,
e di esso si fa menzione nel conci-
lio romano celebrato nell'anno 494
ove si leggono i nomi di Bono prete
di questo titolo, e di Yincemaso
arciprete. Di tal chiesa, fabbricata
da s. Anastasio I, eletto Tanno 3 98,
nella vìa Mamertina o di Marfbrio,
fa menzione Anastasio' Bibliotecario ;
ma a' tempi di s. Gregorio I forse
già era disti'utta. V. Carlo Bartolo-
meo Piazza, La gerarchia Cardino"
lizia. De* titoli antichi distrutti e
soppressi, pag. 53 1.
CHI
& Croce in Gerusalemme, basilica
e titolo Cardinalizio, in cura dei
monaci cisterciensi, nelrione Monti.
Sul campo Esquilino, fra le porte
s. Giovanni e Maggiore, sorge que-
sta insigne basilica, presso il palazzo
e nell'agro di Sessorio cittadino ro-
mano, che perciò è chiamata Sessoria-
na. Per inchiudere quel palazzo nel-
le mura, stante la sua vastità, fece
fare Aureliano alle mura medesime
quell'ampio gomito, che tuttora si
vede presso l'anfiteatro castrense»
Costantino eresse la basilica in me-
moria della ss. Croce a lui apparsa,
dopo che quel santo legno fu rin-
venuto dall'imperatrice Elena sua
madre. È perciò che la basilica, oltre
Tessersi detta Sessoriana dal luogo,/
-fu anco appellata Eleniana dal fatto,
per averla eretta il figlio alle istan-
ze della madre Elena, e per avervi
essa abitato d'appresso, mostrandosi
ancora la di lei stanza. Quindi ven-
ne denominata s. Croce in Gerusa-
lemme, perchè fra le insigni reliquie.
6 CHI
che possiede, vi si conserya una gran
parte della vera croce, e del suo
titolo. S. Silvestro I la consagrò ai
20 marzo, e quindi Costantino la
ricolmò di preziosi donativi , e di
rendite, come descrive il Piazza nel-
la Gerarchia y a pag. 34^. Nell'an-
no ^36 fu celebrato in questa chiesa
un concilio, o ^nodo romano, con
cinquantasette vescovi, nel quale san
Sisto III si purgò dalle calunnie di
Basso, che essendo poco dopo morto,
fu dal Pontefice caritatevolmente se->
polto in 8. Pietro. Allorquando poi
l'anno 5oo Papa s. Simmaco con
cento ventisette vescovi celebrò nel
portico Vaticano il sinodo palmare,
la prima azione fu tenuta in santa
Maria in Trastevere, e la seconda
nella basilica Sessoriana.
S. Gregorio I diede a questa ba-
silica il titolo Cardinalizio, vi cele-
brò diverse sagre funzioni, come pu-
i*e fecero i di lui successori. Vi pose
di più la stazione nella seconda do-
menica dell'avvento, nella quarta di
quaresima, e nel venerdì santo; nel
qual giorno il Papa vi si recava
scalzo dalla basilica lateranense, per
celebrare i divini offici. Quivi ancora
à faceva la solenne benedizione del-
la xosa d'oro^ nella detta IV do-
menica di quaresima, ed ei^vi cap-
pella papale à nella terza dell'av-
vento, e sì per la festa dell' inven-
zione della ss. Croce, funzioni delle
quali facemmo menzione nell'arti-
colo Cappeile PoKTUiciE, in uno alle
cerimonie, che per esse aveano luogo
in questa basilica. Tanti pregi in sé
adunati resero questa basilica una
delle sette chiese di B^oma {Fedi), che
vengono visitate dai fedeli per lu-
crarvi le sante indulgenze concesse
dai Papi. Ne deve tacersi, che il
titolo di questa basilica avuto da
molti Cardinali spagnuoli, aggiunge-
CHI
Ta la prerogativa nel Cardinal tito-
lare, di poter celebrare nel giorno
di giovedì suir altare papale della
basilica patriarcale di s. Lorenzo
fiiori le mura.
S. Gregorio II, nell'anno 720, ri-
fabbricò la chiesa ; s. Leone III la
restaurò, quindi Benedetto VII verso
l'anno 976 la rifece in uno al con-
tiguo monistero, accrescendovi il nu-
mero dei monaci, i quali erano
succeduti ai sacerdoti , o canonici
secolari, nell'uffiziatura. Morto Be-
nedetto VII, a' IO luglio 984, fu
sepolto nella basilica, dove il Cardi-
nal Baronio osservò l'iscrizione se-
polcrale, che riporta a detto anno.
Verso il I o5o, s. Leone IX vi pose
i monaci di monte Cassino ; e verso
quel tempo il Cardinal Ubaldo, ve-
scovo Sabinense, fece il ciborio so-
pra l'altare maggiore, sotto di cui
in un* arca di porfido o basalte sì
conservano i corpi dei ss. martfri
Cesareo, ed Anastasio. Eletto nel
io6i Papa Alessandro II, già ca-
nonico l'egolare di s. Frediano di
Lucca, e vescovo di questa città,
trasferendo altrove i benedettini, la
assegnò ai canonici regolari della
sua congregazione ; ma nel 1119»
Calisto II diede il monistero e la basi-
Uca a'canonici regolari lateranensi, il
cui titolo venne in progresso conferito
dai Pontefici a' loro Cardinali. Uno
di questi fu Gherardo Caccianemici^
che esaltato, nel 11 44* ^^ pontifica-
to col nome di Lucio II, rinnovò
la basilica dalle fondamenta, e ri-
fece il chiostro. In progresso, e nel
1870, Urbano V, con breve dei 18
luglio dato in Montefiascoue, diede
la chiesa e il monistero ai certosini
(Fedi)y perchè vi fabbricassero una
Certosa ; ma a cagione dell' aria fu-
rono dipoi in vece da Pio IV tras-
feriti a s. Maria degli Angeli alle
CHI
terme Dioclezìane, secondo il pon»
tìfìcio brave de' 27 luglio i56i. Pio
IV quindi consegnò, ad istanza del
suo nipote Cardinal s. Carlo Borro-
meo, la basilica e il monistero ai
cistcrciensi (Vedi), dai quali è pure
ritenuta. Mentre 1 avevano in custo-
dia i certosini, due Cardinali tito^
lari divennero sommi Pontefici, cioè
Cosimo Migliorati nel 1 404» col no-
me d'Innocenzo VII, e Marcello Cer-
vini nel i555, con quello di Mai*-
cello II.
Nello stesso tempo, che vi stava-
no i certosini, e mentre il Cardinal
Pietro Gomez di Mendoza spagnuo-
lo restaurava questa sua chiesa ti-
tolare, di cui fece ancora il sofBtto
con ricche dorature , nell' ultima
domenica di gennaio i4g2, fu nella
parte superiore della cupola nell'ar-
co sopra il coro trovato il tìtolo
della ss. Croce {Vedi)y alla quale
venne sospeso e crocefisso il Salva-
tore del mondo, titolo, come ognun
sa, scritto in lingua ebraica, greca, e
latina, e posto in questa basilica. Era
stato rinchiuso in una cassa di piom-
bo con tre sigilli, ed iscrizioni nella
muraglia, piti di mille anni prima,
dall' imperatore Flavio Yalentinia-
no. Innocenzo Vili, che allora re-
gnava, si recò col sagro Collegio
ai 12 marzo a venerare sì preziosa
reliquia, e comandò, che nelle so-
lennità della basilica fosse esposta
sull'altare alla divozione del popo-
lo. Alessandro VI, con bolla del
1496, concesse indulgenza plenaria
a quelli, che nell'ultima domenica
di gennaio visitassero la chiesa. Al-
tri Cardinali titolari non mancaro-
no di abbellirla, e di operarvi di-
versi ristauri. Poscia Sisto V, fra le
diverse strade che aprì, affine di
ristabilire l' uso antico della celebra-
zione delle Cappelle Pontificie nelle
CHI 7
basiliche, e chiese di Roma, aprì,
per quelle che avevano luogo in
questa basilica,, la bella strada, che
a dritta linea conduce a s. Maria
Maggiore, chiamandola Felice dal
nome^ che aveva prima del ponti-
ficato. Urbano Vili tolse da que^a
basilica una porzione del legno del-
la ss. Croce, e la diede alla basili-
ca vaticana. V'ha chi dice, che la
reliquia della stessa vera Croce qui
riposta da s. Elena, fosse la tei-za
parte di quella da lei ritiovata in
Gerusalemme.
Benedetto XIV, che era stato
Cardinale titolare di questa basili-
ca, dopo il 1743, con architettura
di Domenico Gregorini, consei*van-
do le antiche forme, la restaurò in-
teramente, facendo pure l'ampia
strada, che conduce alla basilica la-
teranense. Eresse pertanto la faccia-
ta, e il portico, che adornò di pi-
lastri e di colonne, quattro dellQ
quali sono di granito, e sostengono
la volta. Einnovò quella dell* inter-
no, nobilitò la tribuna, e la ridusse
nello stato attuale, leggendosi quanto
egli vi operò nella lapide, che fu col-
locata nell'interno sulla porta mag-
giore.
La chiesa ha tre navate divise da
pilastri, e da otto grosse colonne di
granito egiziano, essendo le altre co-
perte da piloni. Nella volta della tri-
buna sono vi le pitture a fresco del
Pinturicchio ; e quelle della gran vol-
ta furono eseguite da Corrado Giac-
quinto, che fece pure quelle al bas-
so della tribuna medesima. II bai*'
dacchino dell' altare maggiore é sos-
tenuto da quattro colonne di brec-
cia corallina. La piccola loggia in
alto a destra comunica con una cap-
pella superiore interna, ove si con-
servano le tanto insigni reliquie di
cui è doviziosa questa basilica, e del-
8
CHI
le quali & enumerazione il Piazza
a pag. i48 del suo Menohgio Ro»
mano, A sinistra poi del detto alta-
re maggiore si scende alla cappella
di s. Elena, costruita nel luogo do-
ye questa imperatrice fece collocare
una quantità di terra condotta in
Roma dal luogo ove fu crocefisso
Gesù Cristo. All'ingresso si legge una
antica iscrizione in onore di quella
imperatrice 9 cui riporta il Piazza
nella Gerarchia^ a p. 546, sotto
il titolo: Della venerabilissima cap-
pella di s. Maria imperatrice. Le
pitture a fresco sono del Pomaran«
ci, i mosaici della volta sono di Bal-
dassare Peruzzi, e nell' altare in mez-*
zo, ewi la statua di s. Elena. An-*
che questa cappella fu consagrata
da s. Silvestro I ad istanza della pia
imperatrice , e solo nell' anniver-
sario della sua consagi*azione, cioè
ai 20 marzo, a motivo della gran
venerazione, in cui si tiene, può es-
sere visitata dalle donne. I sommi
Pontefici fui^oDo solleciti in restau-
rarla, ed abbellirla, ed altrettanto
praticarono i titolari, massime i
Cardinali Bernardino Carvajal, che
vi fece i due altari laterali, e che
nel 1493, rifece i portici del moni-
stero, non che il Cardinal Quino-
nes, il quale T abbellì nel i537, il
Cardinal della Cueva, che fece il pa-
vimento, e i gradini per ascendere
al coro , ed il Cardinal Alfonso Lit-
ta, che le assegnò alcune rendite per
accrescerne lo splendore, facendo lo
stesso il Cardinal Alberto d'Austria, ed
i zelanti cistcrciensi. Finalmente il Car-
dinal Gioacchino Besozzi^ già abba-
te dsterciense del contìguo moniste-
ro, epoi titolare, morendo nel 1753,
lasciolle la sua eredità. Tutte le fe-
ste della ss. Croce sono celebrate
con solennità in questa chiesa, e
con indulgenza plenaria. Per quella
CHI
de' 3 maggio, il senato romano in
ogni quadriennio fa l'oblazione di
un calice d'argento e di quattro
torce di cera. U p. Baimondo Be-
sozzi scrisse la Storia della basili-
ca di s. Croce in Gerusalemme ^
Roma I fjSoy il quale essendo allora
abbate del contiguo monistero, la
dedicò a Benedetto XIV.
Ss. Croce y e s. Bonaventura dei
Lucchesij già d£ Cappuccini, V,
Cappuccini.
Ss, Domenico e Sisto ^ a monte
Magnapoli delle monache Dome-
ideane, F^edi,
S, DoROTEA in Trastevere, con par»
rocchia in cura de' p, conventua-
li, V, FEANCEscAzn Conventuali.
S. Egidio in Trastevere delle mo-
nache carmelitane riformate. Ve-
di,
S. Elena a Tor Pignatiara, K Chie-
sa de' ss. Pietro e Marcellino a
torre pignattara.
S, Eligio degli orefici, V, Univer-
sità' artistiche.
S, EuiLiANAy chiesa e titolo Cardi-
nalizio non più esistente.
Alla vergine e martire romana s.
Emiliana, diversa dalla zia di s.
Gregorio I di egual nome, fu fab-
bricata e dedicata in Roma una
chiesa, che divenne titolo- Cardina-
lizio, prima del nominato Pontefice,
dappoiché al sinodo romano, cele-
brato neir anno 494 da s. Gelasio
I, intervenne Giovino prete Car-
dinale coi titolo di s. Emiliana.
Questa chiesa, stando pei* rovinare ,
CHI
fu fiitta demolire da s. Gregorio I,
che trasferì il suo titolo Cardinalizio
nella chiesa di s. Balbina.
S. Eufemia^ chiesa e titolo Cardi-
nalizio non più esistente.
Questa chiesa fu eretta nel vico
Patrìzio^ presso la chiesa dì s. Pu-
denziana, e venne chiamata basilica
da Anastasiobiblìotecario. Era di sì an*
tica memoria, che essendo stata dii*oc-
cata sino al pontificato di s. Sergio
I del 687, fu da lui restaurata.
Quindi se ne trova menzione sotto
s. Leone II I, che vi ordinò varie
riparazioni, pur estese al contiguo
inonistero.' Minacciando nuovamente
rovina, s. Pio V, per conservarne
la memoria, dichiarolla titolo Car-
dinalizio; finché, volendo Sisto Y
raddrizzare la sti^ada, che da s. Ma-
ria maggiore conduce alla Colonna
trajana, trasportò le reliquie nella
basilica di s. Croce in Gerusalem-
me, e poscia la demoFi. Presso la Co-
lonna trajana, Gemente YIII volle
rinnovarne la memoria, nella chiesa
che anticamente era dedicata a s.
Bernardino. Vi pose le zitelle po-
vere e abbandonate, dette le Di'
sperse y delle quali si tratta all' arti-
colo Cappuccine del monistero di s.
Urbano, ove dicesì, che ancora T al-
tra chiesa di s. Eufemia, nei primi
del secolo corrente, fu demolita per
rintracciare il foro dell'imperatore
Trajano. Si legge nella vita di Dono
I, il quale fu a^eato Papa nelF an-
no 676, che restaurò, e dedicò la
chiesa di s. Eufemìa nella via Ap-
pia. Però dubita il Pagi, Brei^. R.R.
P,P, tomo I, pag. 289, se sia que-
sta la basilica, che l'Oldoino dice
edificata da s. Adeodato 1, del 61 5,
sul monte Esquiliuo, la quale, come
CHI 9
si disse, fu spianata da Sisto V, an-
che perchè minacciava di rovi-
nave.
S, EussBiOy titolo Cardinalizio in
cura dei p. Gesuiti^ nel rione
Monti.
Questa chiesa fu edificata sul mon-
te Esquilino, ove principia l'antica
via Prenestina, presso le terme, e il
palazzo dell' imperatore Gordiano,
avanti il castello dell'acqua Marcia,
nel sito detto volgarmente trofei di
Mario. Nel medesimo luogo, ove
sorge la chiesa, vuoisi che esistesse
la casa del santo , in cui questo
nobile romano fu strettamente rin-
chiuso, e &tto morire fi^a i pati-
menti di &me, nella persecuzione
di Costanzo imperatore, seguace de-
gli errori di Ario. Quindi venne
edificata, e dedicata a s. Eusebio
la chiesa, ed eretta in titolo Car-
dinalizio, prima del pontificato di
s. Simmaco, facendosene menzione
negli atti di s. Gelasio I del 49^»
nella persona di Probiano Cardina-
le di questo titolo, e di Valentino
arciprete, dal quale rilevasi, che la
chiesa fosse prima governata dai
preti, mentre presso il medesimo
titolo risiedeva l'arciprete. Durò poi
lungamente ad abitarvi anco il ti-
tolare. Poscia s. Gregorio I vi pose
la stazione nel venerdì dopo la quar-
ta domenica di quaresima; e Papa
8. Zaccaria, verso l'anno 745, ri-
staurò la chiesa, la quale poscia
venne risarcita da Adriano I, e da
Nicolò I; ed in appresso fu ab-
bellita da Gregorio IX, e consagra-
ta in onore di s. Eusebio, e di s.
Vincenzo martire nel venerdì santo
del i23o, ponendovi l'indulgenza
da quel giorno sino all'ottava di
pasqua. Sulla dedicazione della chiesa
IO
CHI
fatta da Gregorio IX a'ss. Eusebio e
Vincenzo, è a vedersi il Panciroli, Ih-
sorì nascosti pag. 3o8e3og. Que-
sto titolo per lo più fu conferito ai
Cardinali francesi, il perchè in que-
sta chiesa furono seppelliti molti
di quella nazione, e siccome s. Au-
rea vergine era assai venerata in
Parigi, COSI un Cai*dinal litolare
per nome Roberto Farisiense ne fe-
ce dipingere le gesta intorno alla
chiesa, la quale fu pui'e da lui rin-
novata, e beneficata.
Sisto ly dalla chiesa di s. Pietro
Montorio li^asfèri in questa i mona-
ci celestini, a' quali nell'anno 1576
Gregorio XIII diede il palazzo del
Cardinal titolare. Ampliarono essi il
monistero, ed ornai'ono la chiesa in
modo, che poco vi restò dell'antico,
meno T altare principale, die Gre-
gorio IX consagrò colle sue mani,
ed ove sono le reliquie de' ss. apo-
stoli Andrea , Matteo, e Bartolomeo,
e i corpi de' ss. Eusebio, Orosio, e
Paolino, con parte di quello di san
Vincenzo martire. Il corpo di s. Eu-
sebio fu quivi trasportato dal cimi-
terio di s. Sebastiano, e convenien-
temente collocato da Papa s. Zac-
caria, alloi*a quando rifece ed ornò
la chiesa.
Mentre vi dimoravano i mona-
ci celestini, nel contiguo monistero
fiorì l'accademia ecclesiastica de'con-
cili; ma dopo che tal rispettabile
Ordine si estinse per le vicende dei
tempi, nel 1820, regnando Pio VII
vi subentrarono i benemeriti Gesuiti,
i quali avendo acquistato la chiesa
e la casa, vi hanno formata la casa
più volte r anno con gran frutto
pegli esercizi spirituali, che danno ivi
e soddisfazione del pubblico tanto
ad ecclesiastici, che a religiosi di ai-
tici Ordini, e secolarì. A questo fi-
ne il Pontefice Pio VII, col bre-
CHI
ve emanato a' 18 febbraio nell'an-
no 1820, dichiarò che venendo
a vacare nella morte del Cardinal
Firrao il titolo, eh' egli aveva di
questa chiesa, resterebbe soppresso.
Tuttavolta, nel i834, il titolo di
s. Eusebio venne conferito dal re-
gnante Gregorio XVI, il quale però
ai 28 giugno 1889 stabiTi che reste-
rebbe afi&tto soppresso appena sia
lasciato dal Cardinal Pa<^ Polidori,
attuai titolare , erigendo invece il
titolo Cardinalizio de' ss. Andrea e
Gregorio al monte Celio, come si
legge nella bolla Romani Pontijicis,
Però nel 1841 essendo detto por-
porato passato al titolo di s. Pras-
sede, rimase in effetto estinto il ti-
tolo di s. Eusebio.
Il Cardinal titolare di s. Eusebio
anticamente era destinato nel giorno
di lunedì a celebrare la messa sul-
l' altare papale della vicina patriar-
cale basiUca di s. Maria Maggiore.
Si legge nella vita di Paolo II, che
un Cardinale titolare di s. Eusebio,
siccome amorevole co'Cardinali suoi
còlleghi, lasciò fondi in sua morte
perchè in questo suo palazzo fosse
imbandito un pranzo al sagro Col-
legio, intervenendovi all'improvviso
anco quel Papa. Clemente VIII nel
a*eare Cardinale, nel 1596, Camilla
Borghese (che nel i6o5 divenne il
glorioso Paolo V), gli conferì questo
titolo. Dipoi Urbano Vili, nel 1629,
in uno alla porpora lo diede a Giam-
battista Pamphily, che nel 1 644 8^ì
successe nel pontificato col nome dì
Innocenzo X. Ai 25 dicembre 1669,
giorno del santo Natale, non potè
Clemente IX, per un impedimento,
celebrare la messa in s. Maria Mag-
giore, ne vi era Cardinal prete che
potesse supplirlo avendo tutti cele-
brato. I Cai'dinali diaconi, benché pre-
ti, in quella mattina ricevono la santa
CHI
comunione dalle mani del Papa.
Fra questi eravi il Cardinal Carlo
Gualtieri ardvescovo di Fermo, il
quale era dell' ordine diaconale ,
per non esservi alla sua esaltazio-
ne titolo vacante. Clemente IX per-
tanto, per non alterare i riti, di-
chiarò allora il Gualtieri dell'or-
dine presbiterale conferendogli il ti-
tolo di s. Eusebio, e gli fece celebrare
la messa solenne. Da ultimo fra i
Cai'dinali titolali merita special men-
zione il Cardinal Enrico Enriquez
napoletano, che Benedetto XIV creò
a! '26 novembre 1753. Con generosa
munificenza i*ifald>ricò , ed abbellì
egli questa sua chiesa, formandovi
r interno con pilastri d'ordine joni-
co. La volta è dipinta dal Mengs,
e gli altari sono ricchi di nobili
mai^mi, e di buoni quadii. La fe-
sta di s. Eusebio vi si celebi'a ai
i4 agosto.
S, Eustachio^ collegiata^ diaconia
Cardinalizia con parrocchia^ nel
rione di s. Eustachio,
Antichissima è l'origine di questa
chiesa^ ohe diede il nome all' Vili
regione della città. Si Yuole fondata
sopra un lato delle terme d'Agri ppa,
il quale poco distante eresse il Pan-
theon, onde fu detta la chiesa san
Eustachio de Pantheon. Quelle terme
furono chiamate anche di Nerone,
per essere state ampliate e compite
da queir imperatore, e si chiamarono
pure di Alessandro Severo. In questo
stesso luogo era la casa di sant'Eusta-
chio, nobilissimo cavaliere romano,
della famiglia Ottavia, e gran capitano
degli eserciti sotto Tito e Vespasia-
no. Si converti dal paganesimo,
quando andando a caccia sulle mon-
tagne di Tivoli in un juogo detto
CHI ,,
la Menlorella o Volturella, gli com-
parve un cervo, che ti'a le corna
avea l'effigie di un axjcefisso, dal
quale udì dirsi : io sono Gesù Cnslo;
perclw mi perseguiti? Fu allora, che
egli colla moglie Teopista, e i due
figli Teopisto ed Agapito si convertì
alla fede, e vennero tutti esposti
per ordine dell'imperatore Adriano
nel Colosseo alle fiere, le quali non
vollero toccarli. Il perchè Adriano
li fece morire in un bue di bronzo
rovente, ed in questo medesimo
luogo delle terme.
Quivi, dice il Panciroli, i fedeli
edificarono un oratorio in onore di
sì invitti confessori di Gesti Cristo,
fijichè, o da Costantino, o a' suoi
tempi, venne edificata la chiesa, la
quale fìi annoverata fra le primarie
diaconie Cardinalìzie, o avanti, o nel
pontificato di san Gregorio I del
590. Certo è, che nel luogo ove il
cervo apparve* a s. Eustachio, che
allora chiamavasi Placido, dall'im-
peratore Costantino fu edificata una
chiesa, consagrata da s. Silvestro I^
e nel 1679 visitata dal Piazza, co-
me egli a^erma a pag. 854 ^^^^^
sua Gerarchia, Intorno a che è a con-
sultarsi il Galletti, Del Primicerio ^
a pag. 211, Da Cencio Camerario
si sa, che Emilia moglie dì Guido-
ne conte tusculano nel ioo4 donò
molte possessioni, e i castelli di san
Vito, di s. Angelo, e di Agliano alla
chiesa di s. Eustachio. Stefania se-*
natrice e matrona romana della det-
ta famiglia, moglie di Alberico II,
prima di tal tempo e verso l'anno
99 1 , per la gran divozione che aveva
a s. Eustachio, splendidamente re-
staurò la chiesa, rinnovando alcune
colonne della nave di mezzo. Quin-
di Ottonello, conte tuscolano, in ripa-
razione della ribellione del padre
suo ad Alessandro III, suU' altare
13
CHI
maggiore pose un dborio di marmo,
secondo T antico rito delle basiliche,
cioè rivolto Terso il popolo, e ne
lasciò memoria con analoga iscrizio-
ne. Mentre era già parrocchia, e
collegiata con ardprete, il Pontefice
Celestino III non solo restami la
chiesa nel 1 196, ma con solennis-
sitna pompa ecclesiastica la consagrò
nella terza domenica dopo pasqua,
riponendovi i corpi di s. Eustachio
e delia sua fiimiglia, insieme alle
altre insigni reliquie, che sono de-
scritte nell' iscrizione di marmo esi-
stente nella chiesa, in memoria di
tal funzione.
Innocenzo III, Conti , alla qual
famiglia appartenne a. Eustachio,
nel creare Cardinale il suo cugino
Ugo, nel II 98, gli conferì questa
diaconia, e poi nel 1227 divenne
Papa Gregorio IX. Questi nell' ele-
vare al Cardinalato il nipote Rinal-
do Conti, nel 1217, |>oi Alessandro
IV, gU diede la medesima sua dia-
conia, la quale poscia nel 1282 fu
da lui conceduta al Cardinale s. Rai-
mondo Nonnato. Il perchè in ap-
pi^esso Alessandi*o VII ne accordò il
di lui u£Bzio al capitolo. Furono pur
diaconi Cardinali di 8. Eustachio
Baldassare Coscia, che nel i4 io di-
venne Giovanni XXIII, Francesco
Piccolomini, che nel i5o3 fu Pio
III, e Alessandro FaiTiese, che nel
i534 fu Paolo III. U pronipote di
questo, Alessandro Farnese, fu bat-
tezzato in cotesta chiesa, e poi di-
venne sommo e valoroso capitano.
Quivi ricevette pure le acque batte-
simali Michelangelo Conti, che nel
1721 fu creato Papa col nome di
Innocenzo XI li, per cui ei*a divo-
tissìrao della medesima, e più volte
nel pontificato la visitò.
Nella morte di Paolo IV, alcuni
del basso popolo . romano , istigati
CHI
dai di lui nemici, ne demolirono la
statua, e commisero aitile gravi of-
fese alla di lui memoria. Pio IV»
il quale gli successe nel i559, subito
comandò al senato di Roma, che in
espiazione di sì gran reato, ogni an-
no si recasse ai 1 7 gennaio in que-
sta chiesa ad assistette alla messa
cantata: dipoi venne stabilito, che
in quel giorno non avesse piti luo-
go tale assistenza nella chiesa di s.
Eustachio, ma invece si fòcesse l'of-
ferta in quella della Minèrva dì un
calice d'argento, con torde di cera
ec. Dal pontificato di s. Pio V, in
questa chiesa di s. Eustachio si so-
levano conferire i gradi di dottore
agli studenti dell'università romana
posta presso la medesima; e nel
giorno di s. Luca ivi pure si &ce-
va l'orazione per l'apertura di quel-
le scuole. Quivi nella cappella di
s. Michele Arcangelo, de' procurato-
ri di collegio {Vedi)^ si celebrava
solennemente la festa della Dedica-
zione, con l'intervento degli udito-
li di Rota, degli avvocati concisto-
riali, e degli avvocati delia curia
]*omana, recitando il sermone un
alunno del collegio Nazareno. Tale
cappella dal capitolo ei*a stata do-
nata nel 160 5 al suddetto collegio,
ma siccome spesso insorgevano liti-
gi. Benedetto ' XIII ai 16 maggio
1729 rivocò la donazione, col decre-
to Essendo per anchcy presso il BulL
Rom, tom. XIII. p. 892. In questa
chiesa furono istituite due confra-
tei*nite, una del ss. Sagramento, l'al-
tra di s. Giuliano, ma quest'ultima
non esiste più. Avendo Clemente VIII
nell'anno 1598 ricuperato all'assoluto
dominio della Chiesa romana il du-
cato di Ferrara, il senato romano-
in rendimento di grazie a Dio, sta-
bili di recarsi ogni anno ai 3o gen-
naio nella chiesa di s. Eustacliio, e
CHI
farri TofìTerta di un paliotto di seta,
di velluto, o di altro drappo, ovve-
VQ dì una pianeta egualmente di
drappo, e quindi assistere alla mes-
sa solenne, dopo la quale un alun-
no del collegio Salviati pronunzia
un'orazione. Prima ed ogni anno
nella festa del santo titolare ai 20
settembre, lo stesso senato romano
faceva l'oblazione di un calice di
argento con torcìe di cera , ma ora
lo ÙL soltanto ogni dieci anni.
In pi*ogresso di tempo, e per la
sti*aordinaria inondazione del Teve-
re, accaduta nel pontificato di Cle-
mente Vili, rovinò FanticQ impor-
tante archivio, e la chiesa di mol-
to sofin. Laonde con esemplare ge-
neroàtà, il canonico di essa, don
Flaminio Moroli di s. Quiiico, dio-
cesi di Camerino, ne intraprese la
riedificazione dai fondamenti, con
disegno dell'architetto Cesare Cro-
vara, o, come altri lo chiamano,
Antonio Canevarì, concon*endoTÌ pu-
re il capitolo, e ponendovi la pri-
ma pietra ai 2 settembre 1701, con
autorizzazione del Cardinal vicario di
Roma, l'arciprete della collegiata
Ferdinando Cacdaguerra. Ha questa
chiesa un portico, sostituito all'an-
tico, con colonne e capitelli di or-
dine ionico. L'antico campanile, che
tì è contiguo, secondo alcuni, ha
le campane della distrutta città di
Castro. Saranno esse forse quelle
del comune, o di qualche diiesa
principale di quella città, dappoiché
il Cancellieri nelle sue Campane a
pag. 36, e nel suo Mercato, o\e fa
la storia della chiesa di s. Agnese
a piazza Navona, dice a pag. 117,
che le campane della cattedrale di
Castro, furono per ordine di Inno-
cenzo X trasportate in Rorna^ e po-
ste sopra un ingegnoso castello di
legnoi acciocché il moto non ofien-
CHI
i3
desse la muraglia della detta chie-
sa da lui edificata. Alcuni altari dei>
le cappelle hanno buoni quadri,
ed il maggiore, architettato dal Sal-
vi, discepolo del Canevari, fu eretto
dalla munificenza del Cardinal Cor-
sini nipote di Clemente XII, dia-
cono di quest^ chiesa, che lo fece
decorare di bronzi dorati, di magni-
fici candellieri, e pose il corpo di
s. Eustachio in preziosa uiiia di
porfido rosso, dopo averne fatta la
solenne ricognizione nel 1789, alla
cui processione intervenne il sagro
Collegio. Il capitolo e composto di
sei canonici di prima erezione, e di
tre di seconda erezione, e di nove
beneficiati , . cioè quattro di prima,
e cinque di seconda erezione. I
canonicati di prima erezione sono
nomina del Cardinal diacono ,
quelli di seconda spettano ai ca-
nonici di prima erezione. I bene-
ficiati poi parte sono nominati dal
Cardinal diacono, e parte dai ca-
nonici di prima erezione, s'intende
quando il canonicato, o beneficiato
non sia aJQTetto alla Santa Sede ,
nominando allora il Papa. Il p. Ata-
nasio Kircher scrisse V Historia Eu^
stachio'Mariana etc, Romae i665.
Le prime quattro parti di questo
libro ci presentano la storia della
femiglia detta di s. Eustachio, e
molte notizie ci somministrano dei
diversi rami della famiglia Conti
ricavate dal Zazzara. La quarta par-
te poi, cioè l'ultima, tratta della
storia di questa chiesa.
Ss, Faustino e Giovita de Bre^
scianL V. Bbescia.
4$*. Francesca Romana. V. Chiesa
DI s. Maru Nuova.
S, Francesco a monte Mario. V*
GiROLAMiNi, a' quali appartiene.
i4 CHI
S. Francesco di Paola. V, Pao-
LOTTi, a' quali appartiene.
S. Francesco a Ripa. V. Franck-
SCAiri MINORI OSSERVAim RIFORMATI,
cui spetta. I
S, Galla, V. Ospedale di s. Gaila.
S, Gallicano* V, Ospedale di san
Gallicano.
Del Gesù". V, Gesuiti, a' quali ap-
partiene.
Di Gesù" e Maria al Corso. V.
Agostiniani scalzi, cui spetta.
Ogni quadriennio, per la festa
di san Nicola da Tolentino, il sena-
to romano fa l'oblazione di un ca-
lice di argento, e di torce a que-
sta chiesa, ed altrettanto fa per la
festa di s. Tommaso di Villanova.
aS*. Giacomo in Augusta detto dc"
gV incurabili. V. Ospedale di s.
Giacomo degl' incurabili.
S. Giacomo alla Longara delle
agostiniane. V, Agostiniane con-
vertite.
S. Giacomo di Scossacavalli. V.
Arciconfraternita del ss. Sagra-
mento nel volume II , pag. 3oo
del Dizionario.
Ss, Gervasio e Protasio^ tìtolo Car-
dinalizio soppresso. V. Chiesa di
S. VrTALE.
i$*. Giorgio in VelabrOy diaconia
Cardinalizia, in cura dell'adunanza
dei giovani dì s. Maria del Pianto
presso l'arco di Giano, e di Settimio
Severo, nel rione Ripa.
CHI
Varie sono le opinioni degli scrit-
tori perchè quest' antichissima chie-
sa si chiamasse in Velabro. Alcu-
ni opinano, che ciò derivasse allo-
ra quando il Tevere passando sot-
to il Campidoglio , ingrossando ,
allagava questo luogo, per cui oc-
con'eva passare da questo sito del-
le radici del l'Aventino su barchette ,
donde si trasse l'antico vocabolo
di P^elalura^ cioè trasportare da un
luogo all'altro. Altri dissero, che si
chiamasse in f^elo aureo jper cogni-
zione del volgo, che ne' bassi tempi
pigliava il B per V. Che si debba
chiamare in Velabro^ e non in P^e-
lo aiireo y lo abbiamo da Tibullo.
Sì chiamò ancora questo luogo Puteal
Libonisj o dal tribunale di Libone,
ovvero dal coperchio di un pozzo
molto celebre presso i romani per
alcune gentilesche superstizioni. Fu
altresì detta. Basilica Semproniana,
per la casa che ivi Tito Sempronio
acquistò , la quale avea appartenuto
a Scipione africano, che vi avea feb-
bricata una basilica. Nelle vicinanze
eravi il luogo dove nel detto tri-
bunale , per la sede che aveva Li-
bone, si citavano i debitori, e ada-
navansi i mercanti pei loro traffichi,
perciò chiamata ad Sedem. La fon-
te quivi vicina, denominata di s.
Giorgio, vuoisi che fosse l'antica di
Giuturna, le cui acque sono repu-
tate efficaci alia sanità. Il tempio
di Giano quadri fonte, che le sta
dappresso, era il termine della via
trionfele ; e l' attiguo arco, detto de-
gli argentarii, fu eretto a Settimio
Severo, a sua moglie Giulia Pia,
ed a' loro figli Caracalla e Geta dai
banchieri, o cambiatori di moneta
del vicino foro Boario, per cui fa
detto anche Arco Boario, e Arco <fi
Settimio.
La chiesa, che alcuni chiamano
CHI
l)asilica9 venne edificata sugli avanzi
della basilica Semproniana, ma se ne
ignora l'epoca. Solo si sa, che ai
tempi di s. Gregorio I era già in-
signe, ed eravì monistero di mona-
ci coU'abbate, al quale, per nome
Martiniano, quel Pontefice ordinò
la riedificazione, acciocché venisse
uffiziata con diligenza. Quindi la di-
chiarò diaconia Cardinalizia, e vi
pose la stazione nel secondo giorno
di quaresima. S. Leone II, creato
neir anno 682, non solo la ristorò,
ma volle dedicarla pure a s. Seba-
stiano. Dipoi il Pontefice s. Zacca-
ria, dalla basilica lateranense, vi fe-
ce con solennità ti*asportare il capo
di s. Giorgio, nella quale occasione
rifece la chiesa, dove fu pure col-
locata un'ampolla di sangue. Ora
però più non esistono Io stendardo,
e il ferro della lancia di questo
santo martire, e valoi'oso capitano.
S. Gregorio IV la ristorò dalle in-
giurie del tempo, vi fece un bellis-
«mo portico ornato di pitture, eri-
gendo da' fondamenti la nobile tri-
buna e la sagrestia, oltre i ricchi
donativi, di cui fu largo in sagre
suppellettili. Vuoisi che anticamen-
te fosse governata dai greci, come
rilevasi da molte iscrizioni, che si
conservano nella chiesa. Da quella
poi in caratteri gotici di certo Ste-
rno della Stella ( il quale si asseri-
sce autore del portico, e che leggesi
nella cronica del medesimo) si ri-
leva, ch'egli era il priore della chie-
sa, la quale in quell'epoca era già
divenuta collegiata di canonici seco-
lari. Laonde nel presbiterio, oltre
una sedia piti eminente, vi furono
eretti gli stalli canonicali. Il Cardi-
nal Iacopo Gaetano Stefaneschi, che
dallo zio Bonifacio Vili era stato
fatto Cardinale diacono di s. Gior-
gio, verso il 1295^ fece dipingere
CHI i5
la tnbuna da Giotto, e con licenza
del Papa trasportò nella basilica
vaticana parte del capo di s. Gior-
gio, reliquia xhe poi fu derubata
nel sacco di Borbone, e donò pure
a detta basilica la vita del santo
scritta in pergamena, con miniatu-
re, che fece eseguire dallo stesso
Giotto. Il Cardinal diacono Pietro
Tomazzelli, nel iSSg, divenne Pa-
pa col nome di Bonifacio IX, e il
Cardinal diacono Ottone Colonna,
nell'anno 1417, fu esaltato al pon-
tificato col nome di Martino V.
Ai 23 aprile celebrasi la festa di
san Giorgio, avendo luogo quella
di s. Sebastiano ai 20 gennaio. Il
Ciacconio poi dice, che nella stessa
solennità di s. Giorgio, mentre s. Leo-
ne III partiva dal patriarchio late-
ranense per celebrarvi solennemente
la messa, fu assalito dai ribelli.
Altri però descrivono tale avveni-
mento ad altra epoca. Certo è, co-
me abbiamo dal Panciroli, che nel
di medesimo il popolo romano dal
Campidoglio si recava formalmente
in questa chiesa con uno stendardo,
che eravi benedetto, e poscia segui-
va r offerta di alcune torcie di ce-
ra. Il perchè tuttora il magistrato
romano, ai 23 aprile, fa l'oblazio-
ne di torcie, e di òlio.
Paolo y,nel 161 1, conferì questa
diaconia colla porpora a Iacopo SeiTa
genovese, che restaurò la chiesa. Sic-
come poi erano diminuiti i canonici
della collegiata, e ridotti a cinque, po-
se ad .uffiziarla gli agostiniani scalzi
della congregazione di Genova, rima-
nendo di collazione del Cardinal dia-
cono alcuni canonicati senza l'obbli-
go dell' ufiiziatura. Poscia Clemente
IX restaurò il portico, ed anco il
Cardinal Giuseppe Renato Imperia-
li, ch'ebbe questa diaconia nel 1 690
da Alessandro Y1II| ne fu benefat-
i6
CHI
tore, chiudendo il portico con can-
celli di ferro, togliendo rumidità del
pavimento e delle pareti colla rinno-
vazione del tetto, e del nobile soffitto.
Finalmente, per le note vicende de-
gli ultimi anni del secolo passato, e
dei primi del corrente, essendosi
la chiesa ridotta in abbietto stato,
non poterono ritornarvi gli agosti-
niani scalzi. Pio VII la concesse al-
la pia adunanza fondata da Bene-
detto XIV nella chiesa di s. Marìa
del Pianto, il direttore della quale
monsignor Antonio Santelli, came-
riere di onore del Papa regnante,
coi soccorsi, che il suo zelo eccle-
siastico ottenne dai Pontefici,' e da
diversi pii pei'sonaggi, la restaurò,
e la fornì di paramenti e di arredi
sagri. Provvide alla sua consei^va-
zione, ottenendo da Leone XII, che
con un muro fosse sostenuta la ter-
ra che gravitava sulla chiesa ; e sic-
come un fulmine avea prodotto mol-
ti danni, ottenne dal Papa i*egnan-
te, che fosse assicurata la sua soli-
dità con opere coriispondenti , ed
anco abbellita, e perciò eresse due
lapidi onorevoli alla memoria dei
due Pontefici . Allorquando Pio
VII diede questa basilica alla men-
zionata pia adunanza, siccome sussiste-
vano le prebende dei cinque canoni-
cati, col breve Cunctis uhique pa-
teat dei 20 dicembre 1822, per
incoraggire i chierici, che a que-
st'opera utilissima di cristiana edu-
cazione gratuitamente si prestano ^
dispose, che il direttore prò tempore
avendo riguardo alla condotta dei
medesimi, ed airanzianità nel pre-
starsi alla detta opera pia, avesse
la nomina di tre canonicati, da coih
ferirsi dal Cardinal diacono. Dispose
inolti*e di rivolgere la rendita degli
altri due canonicati pel manteni-
mento della chiesa, fintantoché al-
CHI
trottante rendite non le yenissero
accordate, e che allora il direttore
deir adunanza avrebbe la nomina di
cinque canonicati, da conferirsi pure
dal Cardinal diacono di questa chiesa,
la qual trovasi col suo antico por-
tico retto da colonne di marmo.
L' intemo è a tre navi divise da
quindici colonne, quattro scanalate
di paonazzetto, ed undici di granito
bigio. Le quattro piccole, che sos-
tengono il baldacdiino dell'altare
maggiore, sono di marmo bianco, e
le pitture della tribuna sono state
da ultimo restaurate: le lapidi, che
erano sul pavimento vennero distri-
buite sulle pareti. Il p. Federico da
6. Pietro ci ha dato. Memorie isto-
riche del sagro tempio^ o sia dia'
conia di san Giorgio in Velabro^
Roma 1791*
S. GiorJNNi di Dio o Colabita,
V, Benfratelli, ai quali religiosi
appartiene.
In questa chiesa, ai i5 gennaio,
si celebra la festa del Santo, nel
qual giorno il magistrato romano
ogni quattro anni fa Toffeiiia d'un
calice d'argentOi e di torcte è& òcra.
*S1 Giovanni Decollato, V, Arcigoit-
FRATBRmTA DELLA MlSBRlCORDiA ,
cui spetta»
S, Giovanni de^fiorentini. P^.Axici*
CONFRATERNITA DELLA PìETa' D£[
FIORENTINI.
*S Giovanni in fonte ^ ossia Batti"
sterio lateranense, presso la basi-
lica di questo nome^
Questo tempio, che attualmente
serve all'uso di fonte battesimale,
viene riguardato come una basiUca»
CHI
Un' antica tradizione afferma, che
Costantino magno imperatore vi ab-
bia ricevuto il battesimo da Papa
s. Silvestro I, ed è perciò, che si
chiama ancora il battisterìo di Co-
stantino. È celebratissimo per le sue
memorie ecclesiastiche , pe' suoi no-
bili pregi, e per essere contempo-
raneo alla. edificazione della patriar-
cale basilica laterànense. Avanti pe-
rò di accennaiiie le cose principali,
oltre quanto si disse all'articolo Bat-
tisterìo, ci sia pure permessa una
breve digressione su di un punto
storico, che esercitò le penne di
gravissimi autori, cioè dove, e da
chi Costantino fu battezzato.
£i*uditamente si controverte tra
gli autori, se Costantino magno sia
o no stato battezzato in Roma, e in
questo luogo da s. Silvestro I. Per
la parte, che sostiene aver tal impe-
ratore rìcevuto il battesimo in Ro-
ma dal detto Papa, come si ha
dagli atti dello stesso s. Silvestro
(i quali però la maggior parte dei
critici non riceve per legittimi), fra
gli altri si dichiarano i."^ monsignor
Bianchini, in noL ad Anastasium^
tom. II, sect. 25, pag. 298, che per
altro fu confutato dal Zaccaria, nelle
note al libro, Ada ss, Bollandiana
apologedcis libris . . . vindicata pag.
236, e dal p. Berti nella Dissert.
histor. tom. HI, dissert. Il; 2.° il
p. Mattia Furmanno, eremita di san
Paolo, coìV Historia sacra de baptismo
Constantini max, aug. coUoquiisfa-
miliaribus digesta , pars /, compie^
ctens fictìtìum magni hujus impe^
ratoris baptismum nicomediensem ,
Romx 1 743 , in due tomi ; 3.*" Il
p. Antonmaria Lupi gesuita, nelle
sue Tesi storico-cronologiche criticlie
Jilologiche sopra la vita di Costan-
tino magnoj che colle aggiunte del
citalo Zaccaria, stanno nel tomo IX
VOI,, xn.
CHI 17
delle Simhole Gorianej 4«° H pad.
Giovanni Busco gesuita, colla Disputa"
iio theologica de baptismo Constantini
magni j Moguntiae, i5Sg; 5.*" Il p.
Sangallo, nelle Gesta de' Pontefici j
tomo III, nella vita di s. Silvestro
I, pag. 4i8e seQ, Per la parte poi,
che sostiene avere ricevuto in Nico-
media 1' imperatore Costantino il
battesimo, vicino a morte, e nell'an-
no 337, come si ha da Eusebio,
celebre scrittore di quel tempo, ben-
ché ariano e perciò sospetto favo-
revole al suo partito, lib. IV «fe vita
Constantini cap. 61 et 62, si trova-
no i seguenti autori ; i .° Natal Ales-
sandro, hist. Eccl, scec, IV, dissert.
23; 2.*^ Papebrochio, in Comment
hist. de s, ConstantinOj 21 maii,
cap. 2 et 4» 3.*^ Mamachi , Orig,
et antiquitat. Christianar. tom. II,
pag. 332, non che la maggior parte
de' critici moderni. Per la strada
poi, che abbraccia l'una e l'altra
sentenza, scrisse l'erudito spagnolo
Matteo Aimerich la Dissertatio hi'
storico-critica, et theologica de duplici
Constantini magni baptismate, ro-
mano uno, nicomediensi altero, che
sta nel fine della sua opera , Novum
lexicon historicum et' criticum, Bas-
sani 1787. Il Berongosio poi, scrit-
tore del secolo XII, scioglie la que-
stione in altro modo, nel lib. Ili,
de invent, et laude s, Crucis, cap. 7^
nella Biblioth, Patrum tom. XII,
pag. 363, dicendo che il Pontefice
san Silvestro I fu con due nomi
chiamato, Eusebio dai greci, e Sil-
vestro dai romani; laonde dicono il
vero quelli, che affermano battez-
zato Costantino da Silvestro, e quelli
che lo dicono battezzato da Eusebio
vescovo. /^. Sandini, Disput, \i ,
de baptism. Const, imper. In tal
controversia il Novaes addita una
via per salvare la tradizione del
2
i8
CHI
battesimo di G)stantìno conferitogli
da s. Silvestro I, in Roma, cioè
dicendo, che non Costantino impe-
ratore,, ma bensì un altro Costan-
tino fratello di lui fu il risanato
dalla lebbra per mezzo del battesi-
mo datogli da s. Silvestro I. Che
vi sia stato questo Costantino, fra-
tello deir imperatore per parte di
Teodora sua matrigna, e console
nell'anno 896, lo dimostrò già il
diligente Tillemond, appoggiato alla
autorità di Eutropio, Ammiano,
Teofane, Zonai^a, ed altri. Che poi
sia questi il Costantino battezzato
da s. Silvestro, chiaramente il No-
vaes lo lesse negli atti di Liberio,
in un codice dell' Vili secolo, pub-
blicato dal p. Amort, Jur. Canon,
tom. I, pag. 385, avendolo ritrovato
nella canonica de' canonici regolari
della cattedi*ale chiemense nella Ba-
viera, nel quale due volte si fa
menzione di detto battesimo, ammi-
nistrato a Costantino zio dell'impe-
ratore Costante , e però fratello
dell' imperatore Costantino.
Celato è, che Costantino magno
accanto al suo palazzo eresse questo
sontuoso battisterìo, della cui ma-
gnificenza e celebrità diversi scrit-
tori fecero menzione, essendo stato
sempre dalla munificenza de' Ponte-
fici restaurato ed abbellito, massi-
me da Sisto III, Celestino III, Leo-
ne X, Gregoiio XIII, Clemente Vili,
Urbano Vili ed Alessandro VII. Tro-
vasi pertanto descritto il fonte battesi-
male nel citato ai*ticolo Battisterìo,
▼ol. IV, pag. 227, ove pure dicem-
mo, che questo solennemente si be-
nedice nel sabbato santo, e nel sab-
ba to di pentecoste, e dopo la be-
nedizióne del fonte ha luogo il bat-
tesimo degli ebrei adulti , e degli infe-
deli, se vi sono. Solo aggiungeremo,
che da ambedue i lati esistono due
CHI
cappelle, le quali vennero edificate
da s. Ilaro , che divenne Papa l'an*
no 4^1, una dedicata a s. Gio. Bat-
tista, l'altra a s. Gio. Evangelista.
Questa seconda fu oniata da Cele-
stino III, ed ambedue vennero ab-
bellite nel i597 da Clemente Vili.
E da notarsi, che s. Ilaro fu cam-
pato da gravi pericoli in Efeso al-
lorché vi fu spedito in qualità di
legato apostolico pel concilio del di
lui antecessore s. Leone I Magno,
e che conoscendo egli un tal bene-
fizio dalla intercessione di s. Giovan-
ni Evangelista cui erasi caldamente
raccomandato , nell' intitolargli la
cappella, lo chiamò suo liberatore,
come dalla iscrizione, che si legge-
nell'architrave della porta d'ingres-
so alla cappella medesima. Sono da
osservarsi gli antichi e bei mosaici,
dei quali è ornata la volta della
cappella. Dalla parte opposta del
battisterìo sono vi due cappelle edi-
ficate nel 1 1 53 da Anastasio IV.
Quella a destra delle ss. Ruffina e
Seconda, i cui corpi si venerano
sotto l'altare, nel 1757, fu conce-
duta a monsignor Lercari, il quale
la restaurò e decorò di marmi, eri-
gendovi i depositi di due suoi pa-
renti. L'altra cappella dicontro, de-
dicata ai ss. Cipriano e Giustina
martiri, i corpi de' quali parimenti
rìposano sotto l'altare, fli contem-
poraneamente abbellita con marmi
dal canonico Pietro Antonio Borgia ,
che l'acquistò, e vi eresse il depo-
sito a monsignor Alessandro Borgia
suo fratello. Ai lati della porta este-
riore di questa cappella, corrispon-
dente al cortile della sagrestia della
basilica, vi sono due grandi colon-
ne di porfido, con sopra un antico
architrave con fregio di ottimo in-
taglio, che appartennero alla casa
di Plauzio Lateitino, cui Costantino-
CHI
donò a s. Silvestro I; e che antica-
mente serviva d'ingresso al battiste-
rio. V, Rasponi De bapdsterii late-
ranensis forma ^ et variis efus stru-
cturis p. 212, et de redditìbusy seu
amuds proventibus baptisterii Idte^
ranensis p. 21 5. Quid Ronutnus
Pontifex in baptisterìo laleranensi
oUm agere consueverìt, p. 217. Fi-
nalmente contiguo a s. Giovanni in
Fonte trovasi iin oratorio sagro a
s. Venanzio vescovo e martire, &b-
brìcato da Giovanni lY nel 640, il
quale dalla Dalmazia fece ivi traspor-
tare il corpo del detto santo insieme a
quelli dei ss. mai'tirì Anastasio e
Mauro, che ripose sotto Taltare, cui
pei*ò dedicò a s. Lucia, come si leg-
ge nel Piazza, Menologio p. 3i3.
Ma essendo morto quel Pontefice
nel 64*2, l'immediato successola Teo-
doro I diede compimento a questo
oratorio. Sui medesimo altare si vene-
ra un'immagine di Maria Vergine, per
cui quest'oratorio dal iSjS in poi,
prese il nome di oratorio di s. Maria
in Fonte. Nella tribuna evvi un anti-
co mosaico fatto nei secolo suindi-
cato, coi ritratti dei mentovati Pon-
tefici. Questo oratorio fu concesso
alla famiglia Ceva, che lo fece rìn-
novare dal cav. Rainaldi, e da altri.
P^, il Panciroli, Tesori nascosti .
S. Giovanni de* Genovesi V, Ge-
IfOVA.
S. Giovanni in Lateranoj prima
chiesa deW orbe cattolico ^ prima
delle cinque basiliche patriarcali
in cura del capitolo con parroC'
chia^ nel rione Monti,
Nomi^ coi quali è stata chiamata ^
e sue qualificlie.
Donata la pace alla Chiesa, dopo
lunghe e sanguinose pei*secuzioni ,
CHI 19
r imperatore Costantino per mag-
gior trionfo del cristianesimo, volle
innalzare sul monte Celio, nella casa
di Plauzio Laterano, il celebra tissi-
mo e Tenerando tempio, che venne
dedicato pubblicamente da 5. Silve-
stro I, romano Pontefice, al Salva-
tore, nel quale i sommi Pontefici
stabilirono la loro sede. Quindi, sino
dalla sua prima erezione, questa sa-
crosanta basìlica fu appellata coi più
gloriosi titoli, de' quali noi accenne-
remo i principali. Si chiamò peitan-
to Asilo, e tempio di misericordia
de'fedelij dappoiché entmvasi in esso
di giorno e di notte per molte poli-
te, non mai chiuse da altro che da
ripari, cortine, veli, o portiere, cui
l'Anastasio chiamò SiparH, Imper-
ciocché, oltre la riconciliazione, e le
grazie spirituali, che i fedeli quivi
ottenevano da Dio, in forza delle
leggi ecclesiastiche ed imperiali, ri-
spettavansi altresì quelli, che si erano
rifugiati in quel santissimo luogo.
Si disse lateranense questa basilica,
dal luogo ove fu edificata; costane
tinianay dall' imperatore che la edi-*
fico; AqX Salvatore^ dal titolo ch'ebbe
nella dedicazione; dei ss, Giovanni
Battista, ed Evangelista, perché nel
I i44j Lucio II vi aggiimse il loro
culto particolare, e quindi prese il
nome di s. Giovanni che pur oggi
tx)nserva; aurea, dalla sua preemi-
nenza sopra tutte le aitile, e dai
copiosi e preziosi doni, e possedi-
menti de* quali venne arricchita da
Costantino medesimo; prima sede,
chiesa, e sede apostolica, sedia di
s, Pietro,^ patriarchio, episcopio del
vescovo de* vescovi, chiesa romana,
chiesa universale, madre, capo, e
maestra di tutte le chiese, aula di
Dio, aula re^a, ec. ec. Per essere
essa la prima delle cinque patriar-
cali si dice anche arcibasiiica, e
20
CHI
nello stemma vi si leggono le se-
guenti parole: sacrosancla lateranen-
sis ecclesia omnium urbis et drbis
ecclesiarum mater et caput
Gregorio XI, nella sua prima
costituzione, emanata nel 1371 in
Avignone, Super Universas^ Bull,
del Cherubini, tom. I, pag. 288,
dichiarò, che la basilica lateranense
era la sede principale del sommo
Pontefice, e la piima nella dignità
fra tutte le chiese, siccome catte-
drale del Papa. Suscitatesi in pro-
gresso di tempo delle vertenze per
parte del capitolo di s. Pietro sulla
preeminenza di questa patriarcale ba-
silica, pretendendo che questa pre-
rogativa potesse competere alla ba-
silica vaticana, dappoiché i sommi
Pontefici avevano colà trasferito il
loro domicilio, il Pontefice s. Pio V
fece studiare le ragioni dall'una e
dall'altra parte dal sacro tribunale
della romana Rota, e decise colla
costituzione, che comincia Infirma ^
BuU, tom. II , la causa in favo-
re della basilica lateranense, im-
pose perpetuo silenzio, e sotto gra-
vissime pene vietò il muovere que-
stione su tale argomento , appro-
vando del tutto la sopraccitata co-
stituzione di Gregorio XI, la quale
già era stata approvata da Martino
V, e Paolo III. Ciò era stato ricono-
sciuto dalla venerabile antichità, ed
oltre la iiTefragabile testimonianza,
che ne rendono i versi già scolpiti
nel marmo sopra il cornicione an-
tico del portico della medesima ba-
silica, che vennero riportati fedel-
mente nel nuovo, allorché Clemente
XII fece costruire la sontuosa fac-
ciata esterna che ora si ammira,
più e più documenti lo attestano. I
versi sono i seguenti:
Dogmate Papali datar, ac simul
Imperiali
CHI
Quod sii cunctarum Mater ^ Ca'
put Ecclesiarum^
Hinc Sahatoris coelesUa regna
Datoris
Nomine sanxerunt cum cuncta
peracta fuerunt
Sic sumus ex toto, conversi sup'
plice voto,
Nostra quod hcec cedes tibi Christe
sit inclyta sedes.
Tra i molti documenti antichi,
che potrebbonsi riportare, e che
meglio possono leggersi nell'opera
del Cardinal Rasponi, De basilica^
et patriarchio lateranensi ^ Romae
16 56, a pag. 9, De variis nomini'
bus hzijus basilicce, cap. II; De di gai-
tate hujus basiliccej cap. III, pag. 1 1;
non che nel Piazza, Gerarchia pag.
3^9 e seg., non sono da tralasciarsi
le espressioni usate in una bolla dal
grande Innocenzo III, il quale così
si espresse : Silvester Papa prcedeccs'
sor noster in lateranensi basilica^
quam ad honorem sancii Salvatoris
devotio Jundaverat Constantini^ Pon-
tijlcalem cathedram stabilivit^ ut
quce post pacem concessam Ecclesice,
in Urbe tempore prima fuit, nulli
esset in orbe dignitate secunda .
Né si debbono omettere le magni-
fiche parole di s. Bernardo, il qua-
le nel sermone dei privilegi di
s. Giovanni Battista, così si esprime:
Decimus honor est asserlio matris
Ecclesice. Hxc enim mater et ma'
gistra omnium ecclesiarum ecclesia
Romana, cui dictùm est: Ego prò
te rogavi ut non deflciat fides tua :
in honorem s, Joannis Baptistce post
Salvatori^ nomen consecrata est et
signata. Dignum namque erat ut
sententiam sponsi, sponsce sequeretur
auctoritasj et singularem amicum
ejus illuc proveheret ubi principatum
ipsa contenditi Electio procul dubio
CHI
singularìs est in illa ipsa Urbe Joan-
nem vindicare priniatum ecclesùe,
quam coeli dito lumùtaria ^ morie
clarissima consecrarunt.
Notizie deW erezione della basilica ^
sue riedificazioni , ed abbellii
menti.
I prodigiosi favori compartiti da
Dio a Costantino imperatore parti-
colarmente nella guerra contro Mas-
senzio, come dicemmo all' articolo
Chiesa o Tempio, lo indussero non
solo ad abbracciare la religione cri-
stiana, e a proteggere ì di lei se-
guaci, ma altresì a rendere pubbli-
co e solenne il culto di Gesù Cri-
sto, impiegando immense somme
nell'erezione, decoi*azione, e dotazìo-
ne delle chiese. La prima di queste
volle egli, che fosse nel suo mede*
simo palazzo lateranense {Vedi) in
una forma magnifica, di cui pose
la prima pietra s. Silvestro I nel-
l'anno 324. Questo Pontefice pure
solennemente la consacrò a' 9 no-
vembre ad onore del Salvatore,
l'immagine di cui eguale a quella
del mosaico nella sommità della
ti'ibuna rimasto illeso in tutti gli
incendii, ^i vide in quella circostan-
za miracolosamente apparire alla
presenza del popolo romano. Intor-
no alla ricordata miracolosa appa-
rizione del Salvatore, il Crescimbe-
ni nella descrizione di questa basi-
lica al capo XIV riporta i docu-
menti che si hanno.
I Sommi Pontefici furono in ogni
tempo solleciti di mantenere questa
basilica nella magnificenza con cui fu
da Costantino fabbricata, e ne vol-
lero anzi aumentare il decoro. L'ar-
ricchirono di sacre suppellettili, ne
ornarono tutte le parti, come in ap-
presso diremo, e la renderono in-
cai
11
signe e venerabile per la quantità,
e quahtà delle sante reliquie, che
ivi riposero. In questa basilica si
conserva la tavola, su cui il Salva-
tore fece l'ultima cena cogli apo-
stoli, allorché istituì la ss. Eucari-
stia; la veste di porpora che gli fu
messa in dosso nel pretorio di Pi-
lato; il velo col quale quando fu
denudato venne ricoperto dalla b.
Vergine , velo macchiato del di lui
prezioso sangue; asperso pure di
sangue è il sudario stato messo nel
volto del Redentore quando fu po-
sto nel sepolcro, e che qui si con-
serva insieme alla veste di luì iu-
consutile, ed a parte dell'asciugatoio
col quale lo stesso nostro Salvato-
re asterse nel cenacolo i piedi agli
apostoli ; parte della spugna colla
quale gli fu dato il fiele, mentre
era agonizzante sulla croce ; una
porzione di questo legno di nosti*a
redenzione, situato in mezzo ad una
tavola formata delle ceneri de' santi
martiri, olti*e ad altra porzione di
detto ss. legno, che si venei^a in un
colla spina della corona, e particel-
la del titolo posto sulla croce di No-
stro Signor G. C. donata alla ba-
silica dal Cardinal Lambruschini.
Si conserva altresì in questa basili-
ca alcun po' di sangue ed acqua
usciti dal costato di Cristo.
Innumerabili sono le altre re-
liquie, che ivi si custodiscono, e che
vengono descritte dal Crescimbeni
a pag. 93 e seg. Noi, per nominare
le princìpah, diremo, che vi sono il
velo ed i capelli della b. Vergine;
parte del mento di s. Gio. Battista,
insieme colle ceneri, sangue, e cili-
cio di lui; le teste de' ss. Pietro e
Paolo {Fedi); un dente di s. Pie-
tro ; la tazza in cui a s. Gio. Evan-
gelista fu posto il veleno, colla di lui
tunica, e porzione della catena con.
1^ CHI
cui fu ristretto da Efeso a Roma;
una spalla di 8. Lorenzo; il capo
di s. Pancrazio, e il capo di s. Zac-
caria. Merita poi special menzione
l'altare di legno fatto in forma di
arca, ove da s. Pietro sino a san
Silvestro ( che pel primo eresse gli
altari di marmo) fu celebrala la
messa. Quellaltare da s. Silvestro I
racchiuso, e collocato nell'altare pa-
pale, allorché consacrò la basìlica,
per comune testimonianza degli scrit-
tori, ivi si è fedelmente conserva-
to, pi*eservato sempre ed integro
ad onta dei tanti incendi, terremo-
ti, e rovine cui soffri la basilica .
Da Urbano V, Grimoar^di di Gris-
sacy Papa eletto in Avignone nel
i362, venne il detto altare ricoper-
to (anno iSjSg) col ciborio mede-
simo che esiste tuttora, per cui vi
si veggono le armi di quel Ponte-
fice, quelle del Cardinal Ugone suo
fratello, e del Cardinal Albornoz
suo legato. Qui poi crediamo op-
portuno darne una descrizione, col-
Tautorità di Fioravante, Martinelli,
e di altri autori.
L' arca , la mensa , o altare su
cui celebrò s. Pietro allorché dimo-
rò in Roma, e che s. Silvestro I, al-
lorché consacrò la basilica, racchiu-
se nell'altare maggiore in un cas-
sone di abete, secondo la misura che
sotto Alessandro VII , a' 29 marzo
i658, ne prese il cav. Bon^ominì, in
uno al sagrestano maggiore della ba-
silica, é di palmi quattro, oncie die-
ci in lunghezza, di palmi quattro
ed oncie una in altezza, ed ha la lar-
ghezza di palmi due, e oncie otto.
La qualità del legno é siniile a
quella dell'abete; la forma é di una
cassa serrata da tavole levigate, un
poco concava a guisa di arca; nel*
la tavola di prospetto evvi una cro-
ce pure di legno di vari colori »>
CHI
Ha quattro anelli di metallo iie*I»-
ti, largo ciascuno onde tre e mez-
za. Per mezzo di questi anelli l'al-
tare si trasportava anticamente dal
sacrario, o Sancta Sanctorum^ nella
basilica, nel giovedì e sabbato san-
to, e vuoisi che sia stato già fode-
rato d* argento. ì^, Vincenzo Maria
Costanzi, De Cathedra lignea s. Pe-
trij in append. ad Cortesium, p.
Ila; Gio. de Bertis, quest. VII,
art. IL
Molte rìstaurazìoni nel progresso
di tempo dovettero farsi a questa
sacrosanta basilica, intorno alle qua-
li daremo solo brevi cenni. E pri-
mieramente abbiamo, che s. Sisto
III, il quale morì nell' anno 44^»
siccome fu munifico con varie altre
chiese, cosi lasciò degne memorie
della sua generosità in questa ba-
silica. S. Leone I edificò il portico
dietro la tribuna, che dal fondatore
viene denominato Leonino. Creato
Papa dopo di lui nel 4^1 s* Haro,
edificò due oratorii ad onore dei
due s. Giovanni presso il Fonte; vi
pose due biblioteche, delle quali
tratta il Rasponi, De hibUotheca la*
teranensi , cap. XIV , pag. 24 '>
et de Bibliothecariis Apostolicae
Sedis, cap. XVI. Secondo il Cancel-
lieri, Memorie storiche delle sacre
testCy pag. 4> s» Gregorio I tornò
a consacrare la basilica, e vi recitò^
▼arie omelie, e Teodoro I, nel 64^,
fabbricò 1' annesso oratorio di s.
Sebastiano. Noi omettiamo, come cosa
troppo lunga, di far qui menzione
degli altri oratorii della basilica
lateranense, di cui parla il citato Ra-
sponi, cioè degU oratorii dei ss.
Pancrazio, della s. Croce, di s. Ste-
fano, di s. Gregorio, di s. Silvestro,
di s. Nicolò, o Vestiario, di s. Ce-
sareo, non che del monistero di Pa-
pa Onorio, e delle basiliche dei
CHI
Pontefici Giulio I, Vigilio, e Zacca*
ria, siccome si può vedere a pag. 357,
De aliis basilicis et oratoriis latera^
nensis palatii.
Riprendendo piuttosto la genera-
le nostra descrizione della basilica ,
diremo che nell'anno 696, per un
terremoto fu i^ovinata, ma dopo set-
te anni, con piìi belle forme da s,
Sergio I fu rifatta* I Pontefici s.
Zaccaria, ed Adriano I largamente
la beneficarono ; Sergio II avanti
le porte della basilica, pose la sca-
la santa {Vedi) ; il Pontefice Sergio
III ristorò con gran magnificenza
la basilica rovinata da un terremo-
to in tempo di Stefano VI morto
nell'891, e raiTicchì con ornamen-
ti d'oro e d'argento, come si leg-
ge in Giovanni Diacono, lib. De
Ecclesia lateranensi^ appresso Ma-
billon^ Musei Ital, tom. II, p. S'jS.
Dopo il terremoto dell'SgG, la ba-
silica ricevette gravi danni; indi nel-
l'anno gSG, Giovanni XII la restau-
rò, e vi aggiunse molti ornamenti.
Senza far menzione di altri Pon-
tefici, che dopo Innocenzo II accor-
sei^o a ristaurai*e e decorare la ba-
silica, diremo che stando essa per
rovinare, Nicolò IV vi accorse con
opportune riparazioni. Lo stesso ma-
gnanimo Nicolò IV nella tribuna,
od abside fece eseguire da Jaco-
po, o Mino di Torrita, e dal suo
discepolo Jacopo da Camerino, lo
stupendo mosaico, che la decora;
però la parte inferiore nel 1292
venne concepita da Gaddo Gaddi.
Nicolò IV nella sommità coi nuovi
mosaici fece attorniare l'antichissi-
ma immagine del Salvatore, simile
a quella apparsa il giorno della
consacrazione della chiesa. Prima
ardevano dinanzi a tale immagine
quattro lumi su lampade d' oro.
Già air articolo Arnvo Santo di-
CHI a3
cemmo quanto vi fece Bonifacio
VIII. Benedetto Millini poi, £&/-
VArch, Later, p. 64, racconta quan-
to accadde nel ristauro del mosai»
co della tribuna, dappoiché volen-
do Bonifacio Vili sostituire alla
immagine di s. Antonio di Padova,
quella di s. Gregorio l, come san-
to più antico, appena i muratori si
accingevano alla demolizione, fiU'im-
provviso intesero gettarsi con vio-
lenza a terra, lo che saputosi dal
Papa, sospese l'ordine dato. Mentre
Clemente V avea fissato la pontificia
residenza in Avignone nel maggio,
o giugno del i3o8, s'incendiò la ba-
silica con tutte le fabbriche conti-
gue, non restando illesa dal fuoco
che la sola cappella del Sanata San-
ctorum {Fedì)f in cui stavano le sa-
cre teste dei ss. Pietro e Paolo. Ciò
avvenne ne U' acconciare le piastre
di piombo del tetto, e quando gli
artisti negligentemente fecero cade-
re un braciere di fuoco, il quale ali-
mentato e rapidamente propagato
dal soffiare dell'impetuoso vento, pro-
dusse il disastro. Clemente V, per
riparare a si lagrìmevole disgra-
zia, procurò dalla carità de' fe-
deli larghe limosine, ed impiego!'*
le nella riedificazione della basili-
ca, al quale oggetto spedì a Roma
alcuni uffiziali con grandi somme di
danaro , ed in pari tempo pregò
ì re di Sicilia , e di Napoli feu-
datarii della Santa Sede, accioché
somministrassero il legname neces*
sario per la fabbrica, come ripor-
tano gli storici contemporanei. Ur-
bano V fece divei*si abbellimenti
alla basilica, e nel 1370, trasferì
dalla cappella di Sancta Sanctorum,
le sacre teste de' princìpi degli apo-
stoli, e le ripose sul tabernacolo del-
l' altare pontificio, avendole rinchiu-
se in due busti d' argento, ornati
^4 CHI
di preziose gemine. lu quul modo
dimosti'asse la sua gratitudine il ca-
pitolo, e quanto amore ne senti per
Urbano V, è tutto descritto dal ci-
tato Crescimbeni a p. 1 1 3.
Martino V cominciò a far dipin-
gere questa basilica da Pietro Pisa-
no nelle pareti della nave di mez-
zo, con pitture rappresentanti la
passione di Gesii Cristo, e fece la-
stricare il suolo di marmi. Tali
lavori ebbero compimento sotto il
di lui successore Eugenio IV, men-
tre Sisto IV rifece il campanile, ri-
sarcì il palazzo, e donò ricchi para-
menti e suppellettili. In seguito ne fu-
rono pure benemeriti Alessandro VI,
e Leone X, il quale rinnovò il conti-
guo battisterio detto di s. Giovanni
in Fonte (Vedi), Paolo III, senza ri-
guardo a spesa, la ristaurò, e le con-
cesse diversi privilegi. Pio IV eres-
se i due campanili, edificò la fac-
ciata laterale, e con disegno del
Bonarroti nella nave di mezzo fece
il nobile soffitto dorato, il quale fu
proseguito da s. Pio V, che inoltre
nel 1569, donò alla basilica venti-
sette stendardi prcsi agli Ugonotti
in Francia, nella battaglia di Mon-
contorno. Gregorio XIII eresse la
antica cappella del ss. Sacramento,
che ornò di colonne, e fini marmi,
regalando alla sagrestia sontuosi pa-
ramenti. Sisto V spianò le case an-
tiche dei canonici, e degli Annibal-
deschi della Molara; verso il i586,
con r opera dell' architetto Fontana,
eresse il contiguo sontuoso palazzo
pontificio, giacche i Pontefici non
vi avevano più abitazione, essendo-
si rovinato il patriarchio nell' assen-
za de' Papi in Avignone, a seguo
che quando Gregorio XI restituì a
Roma la sede, gli convenne abitare
al Vaticano. Tale palazzo di Sisto
V da ultimo splendidamente fu
CHI
risarcito dal Papa regnante Grego'-
rio XVI. Sisto V inoltre aggiun-
se alla basilica un bel portico,
con loggia per la solenne bene-
dizione. Di contro, e di prospetto
alla strada, che conduce a s. Maria
Maggiore, ed aperta da Gregorio
Xlll„ lo stesso Sisto V v'innalzò
l'obelisco (^Fé^//;^ e Clemente Vili col-
larchitettura di Giacomo della Porta
fece l'altare del ss. Sacramento, ri-
fece, e decorò di pitture le pareti
della nave traversa, ed oltre l'orga-
no , ed il nuovo soffitto dorato , vi
fece altri abbellimenti, apri finestre,
e rese ampia e regolare la piazza
dalla parte della facciata principale,
e del triclinio leoniano. Vedi.
Tanto Pio IV, Clemente Vili,
quanto Paolo V e Gregorio XV, ad
esempio di Pio IV, assegnarono per
la fabbrica di questa basilica e per
diverso tempo il prodotto degli anelli
Cardinalizi (Fedi), Urbano Vili tol-
se tal provento , e invece assegnò
mille cinquecento ducati annui sulla
crociata di Spagna, rifece la cam-
pana maggiore e decorò di marmi
e pitture il battisterio. Ma il di lui
successore Innocenzo X ordinò al
fiorromini, che la riedificasse come
tuttora si ammira, colla prescrizione,
che sì contenesse denti*o i limiti del-
l' antica forma, e che ponesse ogni
studio per conservare visibile quanto
si poteva della vecchia basilica , il
che fu eseguito, e compito nel i65o,
con lasciarsi intatta la nave traversa, .
la tribuna, il soffitto, e parte del
pavimento e de' muri, come scrive
Gio. Maria Crescimbeni, Della sa^
grosanta chiesa papale laleranenscy
Roma 1723.
Ale&sandro VII nella porta prin-
cipale trasportò le porte di bronzo
della chiesa di s. Adriano (Vedi)^
riportandovi intorno una fascia dello
CHI
stesso metallo , con fregi di stelle,
di gliiande e di quercie, tutti sim-
boli del suo stemma gentilizio. Rin-
novò Tarco ed il mosaico della tii-
buna, e le fu largo di altre benefi-
cenze. Nel 1 7 1 8 Clemente XI, e Lo-
tario elettore di Magonza, fecero
eseguire da dodici valenti pittori i
riti'atti de* dodici profeti nelle pareti
della navata principale; dipoi lo
stesso Pontefice dai migliori scultori
di quel tempo fece scolpire le statue
dei dodici apostoli, che collocò nelle
nicchie preparate dal Borromini nel-
la detta navata, avendo concorso alla
spesa anche Pietro II re di Porto-
gallo, il Cardinal Portocarrero, Far-
ci vescovo di Salisburgo, e ì vescovi
di £r bipoli , e di Paderbona. Fra
queste statue primeggia quella di
s. Giacomo il maggiore, del milanese
Rusconi. Il Cancellieri, ne* suoi Pos'
sessi y fa un'. erudita descrizione tanto
delle pitture, che delle statue alle
pag. 353 e 354, ^^ i^ Novaes nella
f^ìta" di Clemente JX, riporta alla
pag. 2i4 e 25 1 analoghe notizie,
ed accenna i brevi , co* quali Cle-
mente XI esternò la sua viva sod-
disfazione alla generosa pietà dei
mentovati personaggi.
Benedetto XIII, considerando che
l'arci basilica lateraneuse dopo la con-
sacrazione di s. Silvestro I, e di s.
Gregorio I, soggiacque più volte a
rovine per gì* incendi e terremoti,
a* 28 aprile 1724, solennemente la
«consacrò; quindi colla bolla Inscru-
tabili stabilì che della dedicazione
di quest'augusto tempio, siccome
primo fi*a tutte le chiese del mon-
do, si celebrasse T uffìzio tanto dal
capitolo, che dalla Chiesa universa-
le, ai nove di novembre . Inoltre
Benedetto XIII fabbricò alcune cap-
pelle, ristorò i tetti, e restituì alla
fabbrica lateranense i mille cinquc-
CHf 25
cento ducati annui della crociata di
Spagna. Avendo Innocenzo XIII de-
terminato di costruire la facciata
principale dalla parte di s. Croce
in Gerusalemme, per la quale poi
Benedetto XIV fece la strada, che
da questa basiUca vi conduce. Cle-
mente XII, con disegno del fioren-
tino Alessandro Galilei, fabbricò la
maestosa, e proporzionata facciata,
colla loggia per le solenni benedizio-
ni del Sommo Pontefice, dopo essere
stati presi in considerazione i dise-
gni analoghi di Borromini, e di
Van vitelli. Oltre a ciò costruì una
sontuosa cappella, che dedicò al suo
antenate s. Andrea Corsini , e fece
togliere dal portico la statua a lui
dal capitolo per gratitudine eretta
nel 1737, e ne collocò un* altra an-
tica deir imperatore Costantino ma-
gno, primo fondatore della basilica,
statua che fu rinvenuta nelle Ter-
me costantiniane sul Quirinale, come
attesta il Nardi ni, e poscia traspor-
tata al Campidoglio. Gio. Battista
Gaddi , nella Roma nobilitata , ec,
da Clemente XII, Roma 1736, a
pag. 5, tratta della facciata di san
Giovanni in Laterano, e a p. 2 1 , del-
la cappella Corsini; intorno a che è a
vedersi il citato Cancellieri nella men-
zionata sua opera a pag. 388. In
questa cappella Corsini ogni quattro
anni il magistrato romano fa l'obla-
zione d*un calice d* argento, e di
quattro torcie. Il medesimo magi-
strato per la festa di s. Giovanni
apostolo ed evangelista, a' 27 dicem-
bre , ogni anno fa la doppia obla-
zione del calice d'argento, e delle
torce di cera, cioè il primo del
doppio valore degU altri calici, e le
seconde in numero di otto; distin-
zicHie, ohe pur godono le basiliche
Vaticana e Liberiana.
26 CHI
Stato presente della basilica.
La facciata esterna della patriarcale
basìlica iaterauense è tutta di ti*aTer«
tino, a doppio ordine di portico,
aprendosi nel superiore la vasta log-
gia, dalla quale i Pontefici in alcune
circostanze, che poi diremo, benedi-
cono solennemente il popolo, mentre
r inferiore intromette all' atrio pel
quale si entra nella chiesa. L'ordine
è corintio, adorno di colonne e pi-
lastri; cinque sono gli archi d'ogni
portico decorati con colonne di mar-
mo. Sulla ringhiera, che corona la
sommità della facciata, sono collo-
cate undici statue, di cui una, che
sta nel mezzo, rappresenta il Salva-
tore.
- L' atrio viene diviso da venti-
quattro pilastri di marmo bianco,
del quale è pure il pavimento. Al
fondo del portico evvi dalla parte
destra la porta, che introduce al
contiguo palazzo, mentre all'estre-
mità sinistra si vede la menzionata
statua di Costantino. Cinque sono
le porte, che danno ingresso alla ba-
silica, la principale ha le porte di
bronzo, e l'altra a destra, che é
murata, è la porta santa, la quale
si apre nell'anno santo. Su tre di
esse, e su quella del palazzo sono vi
stimabili bassorilievi di marmo.
L' interno ha cinque navi, di cui
la grande è formata da quattro or-
dini di pilastri. In essa Borromini
coprì trenta colonne antiche dan-
neggiate dall' incendio, e dal terre-r
muoto, con sei pi lastroni per parte
d'ordine composto, ed ornato con
inicchia con due colonne di verde
antico, con entro una statua colos-
sale rappresentante uno de' dodici
apostoli mentovali. Sopra le nicchie
«Olio altvettanti l^iassovilievi di stucco
CHI
di forma quadra, con ^tti del veó-*
chio e nuovo testamento; più in
alto, dopo varie decorazioni pure
di stucco, vi sono dodici grandi
quadri di forma ovale, colle pitture
de' principali profeti, come già si
disse. Prima di ascendere alla nave
traversa, innanzi al tabernacolo ev-
vi sul pavimento il deposito conte-
nente le ceneri di Martino V, la
cui effigie è riprodotta nel bel co-
perchio di bronzo, opei*a di Simone
fiorentino, fratello di Donatello.
Quindi apresi il grande arco, soste*
nuto da due proporzionate colonne
di granito rosso ivi collocate da
Alessandro VI ; arco che dà ingresso
alla* nave traversa, cui si ascende
per alcuni gradini.
Nel mezzo della navata, o crocie-
ra, sorge P altare papale, adornato
con quattro colonne di granito, che
sostengono il tabernacolo di forma
gotica, eretto da Urbano V, e da
Carlo V re di Francia. Ivi quel
Pontefice ripose le teste de' principi
degli apostoli, e siccome vi si conser-
vano anche altre preziose reliquie,
è circondato nella parte superiore
da balaustra e cancelli di ferro do-
rato. La sommità del tabernacolo è
tutta intagliata, e di sotto evvi Tal-
tare pontificio di marmo, entro il
quale si conserva quello di legno in
cui celebrarono s. Pietro, e i di lui
successori sino a s. Silvestro I. I pi-
loni, e lo scalino dell'altare sono
adorni di stupendi dipinti del Bemi
o Bernardo da Siena, e ^tto di
esso si vede la piccola cappella chia-
mata la confessione di s. Gio. Evan-
gelista, dipinta dal Brughi, il cui
accesso è sulla nave grande. In que-
sta piccola cappella, s. Gregorio I
ripose la tunica di s. Giovanni evan-
gelista.
La nave traversa fu rinnovata,
CHI
come dicemmo, da Clemente VIIT^
U quale ne fece lastiicare eziandio
il pavimento. Sotto l'organo poi vi
sono tre porte, da lui nell' interno
magnificamente decorate, con mar*
mi e sculture. In mezzo alla tribu-
na, che il suddetto Nicolò IV abbelPi
con mosaici, eravi una cattedra, ma
dallo stesso Pontefice vi fu sostituito
l'altare, ove uffiziano i canonici in
alcuni tempi dell'anno. Per quadro
vi si vedeva un ricco arazzo, coll'ef^
figie del Salvatore, e dei due santi
Giovanni Battista, ed Evangelista
titolari della basilica, che il Cresim-
beni fece eseguire in rame, e pose
in frontespizio all'opera. Stato della
santa chiesa papale lateranense. Ma
da ultimo i fratelli Marino, Carlo,
ed Alessandro Torlonia signori ro-
mani, in gratitudine al capitolo per
aver loro concesso la cappella di
s. Gio. Nepomuceno, onde edificare
una cappella gentilizia degna del
loro grado, e della nota loro pia
munificenza, dal valente dipintore
cav. Filippo Agricola fecero eseguire
il quadro dipinto a olio sopra ta-
vola, che ora invece dell'arazzo si
ammira, ed anch'esso rappresentante
il ss. Salvatore, e i santi Giovanni
Battista ed Evangelista. Le pareti
di quesijta nave traversa sono tutte
ricopei'te da buone pitture a fi'esco,
co' fatti allusivi a s. Silvestro I, a
Costantino, ed all'edificazione della
basilica. Oltre gli apostoli, vi sono
aricora a decorazione diversi angeli
scolpiti a bassorilievo. In fondo di
questa nave, ed incontro alle men-
tovate tre porte minori, evvi la
sontuosa cappella Borghesiana, da
Clemente Vili dedicata al ss. Sa-
cramento, il quale si custodisce in
un superbo ciborio. Le quattro gran-
di colonne di bronzo dorato, che
reggono l'architrave e il timpano
CHI 27
della stessa materia, dtconsi aver '
appartenuto al tempio di Giove Ca-
pitolino, o fuse da Augusto coi ro-
stri delle navi egizie tolte al nemico
nella battaglia d'Azio. Non è nostro
intendimento palliare delle statue,
marmi, dipinti, ed altro, che nobi-
litano questa, e le altre cappelle
della basilica. L'Olivieri ne fii l'ar-
chitetto, e il cav. d'Arpino nell'alto
dell'altare dipinse l'Ascensione del
Signore. La cappella contigua, che
serve per coro al capitolo in tempo
d' inverno, fu edificata dal conte-
stabile don Filippo Colonna, della
cui moglie Lucrezia Tomacelli è il
bel deposito. Il Cardinal Ascanio
Colonna arciprete vi fece costruire
i sedili di noce intagliata, ed egre-
giamente lavorati. Il quadro dell'al-
tare, altro dipinto del cav, d'Arpi-
no, rappresenta il ss. Salvatore, 6
i ss. Giovanni Battista, ed Evange-
lista.
Chiamasi portico Leoniano quella
piccola nave semicircolare, che gira
dietro la tribuna, eretta come si
disse da s. Leone I; pregevole per
diversi monumenti antichi, e per
alcuni depositi di personaggi ed ar-
tisti distinti. Nell'altare si venera
un antico crocefisso di legno, il qua*
le ha lateralmente due statue di
marmo rappresentanti s. Pietro, e
s. Paolo, che dapprima stavano nel-t
l'oratorio di s. Tommaso, già ve-
stiario de' sommi Pontefici. La con-
tigua sagrestia ha per porta quella
di bronzo fatta da Celestino III nel
1196; si. divide in due, la prìma
spetta ai beneficiati, la seconda ai
canonici. Nella prima evvi l'altare
dedicato all' Annunziata fabbricato
da Fulvio Orsino, celebre letterato
del secolo XVI, e vi sono stimabili
dipinti, e memorie in onore di di-
versi Pontefici bene&ttori della ba-
28 CHI
silica. La sagrestia de'canonici, eretta
da Eugenio IV, fu ornata da Papa
Clemente Vili con pitture esprìmenti
le gesta di s. Clemente I. L'altare
ha un quadro col crocefisso, la b.
Vergine, e s. Giovanni, e da ultimo
il Papa regnante vi ha fatto il pavi-
mento di marmo. Degna di osservazio-
ne è anco Taltra piccola sagrestia a
sinistra di questa canonicale, eretta
in forma di cappella dal canonico
Paolo Boccardini di Bergamo, ov* è
un'immagine della ss. Vergine col
bambino, e s. Gio. Battista, disegno
originale in carta di Raffaele Sanzio.
Tornando a parlare dell' intei*no
della chiesa, nella prima nave a
destra, vi sono le quattro seguenti
cappelle; i.** Della Concezione, dei
ss. Barbato, Fedele da Sigmaringa,
e Giuseppe da Lionessa; 2.° di san
Gio. Nepomuceno, attualmente in
costruzione, riedificata sontuosamente
con magnifico sotterraneo dalla sum-
mentovata famiglia Torlonia, con
architettura di Quintiliano Raimon-
di ; 3,*^ Dei prìncipi Massimo delle
Colonne dedicata al Crocefisso, a
s. Giovanni, ed alla Maddalena; 4*°
Di s. Giovanni Evangelista, presso la
quale si vede il deposito del Cardinale
Antonio Martin de Chaves, il quale
morendo nel i447> lasciò alla basi-
lica diversi donativi, e la tenuta
chiamata Tri^onia, fuori della porta
Ostiense, di quattrocento cinquanta-
cinque rubbia di terreno. Nella nave
seconda a destra, o intermedia, vi
sono alcune memorie sepolcrali, e il
dipinto di Giotto, che rappresenta
Bonifacio Vili, il quale pubbHca il
giubileo da lui rinnovato. Sono ri-
marchevoli i depositi di Silvestro II,
eretto da Sergio IV creato nell'anno
1009, quello di questo medesimo
Pontefice, e l'altro di Alessandro' III.
Riguardo alle navi lateraU a si-
CHI
nistra, nella nave prima vi sono le
cappelle; i.° di s. Ilario vescovo, la
cui immagine fu dipinta a fresco
da Guglielmo Borgognone. Questa
nobile cappella fu eretta da Ilario
Mauri nobile di Parma, beneficiato
della basilica, nell'anno iSSy. I cap-
pellani beneficiati deputati di essa,
chiamati Ilarìani dal fondatore, han-
no la facoltà di scegliersi a loro bene-
placito un Cardinal protettore, pri-
vilegio concesso loro nell' erezione
da Sisto V, e confermato a' 1 3 agosto
iSgi con breve di Gregorio XIV.
Da una porticella di questa cappella
si entra nell'antico chiostro del mo-
nistero de' canonici regolari latera-
nensi, ove sonovi pregiati marmi,
ed antiche memorie; 2.° La cappella
dei principi Lancellotti dedicata a
san Francesco; 3.° Quella già dei
Santori, e dal Cardinal di s. Seve-
rina appellata con questo nome, o
del Crocefisso per quello, che ivi si
venera, forse di Stefano Maderno.
Dipof passò in proprietà dei Ceva,
quindi dei Godoi; 4*° ^^ cappella
dell'Assunzione della b. Vergine e
dei ss. Domenico, e Filippo Neri, la
quale ha ancora una tavola rappre-
sentante il transito di Maria Vergine,
che esisteva nell'antico patriarchio;
e . presso il deposito del Cardinal
Leonardo Antonelli, si prescelse la
tomba il celebre Francesco Cancel-
lieri , autore di un gran numero di
opere eruditissime; 5.° La cappella
Corsini ritenuta per una delle piti
belle e più nobili di Roma, essendo
ricca di marmi, bronzi, e stucchi.
Clemente XII, con disegno del Ga-
lilei, la eresse dalle fondamenta, sul
suolo donatogli dal capitolo, e dedi-
colla a s. Andrea Corsini di lui
antenate, il cui quadro è un mo-
saico del Masucci. I3essa è in forma
di croce greca, e consei*va entro
CHI
urna di porfido le ceneri del Pon-
tefice fondatore , mentre nel sotter-
raneo riposano quelle della piinci-
pesca Simiglia Corsini , avente un
altare colla b. Vergine col figlio
morto nei seno, gmppo di marmo
stimato. Clemente XII dotò di molte
rendite questa insigne cappella, e vi
insti tu\ quattro cappellani, che ob-
bligò al servizio del coro , come gli
Ilariani, coir autorità del pontificio
breve , Inter multipUceSy emanato
nel 1734, in cui ne riserbò il jus
patronato alla sua casa Corsini, di-
chiarandone protettore il Cardinal
arciprete, in mancanza di un Car-
dinale della famiglia, e gli concesse
diversi privilegi. Finalmente nella
nave seconda intermedia, vi sono
alcuni depositi di celebri personaggi.
Il portico Sistino dà ingresso dalla
parte di settentrione alla basilica
per tre porte, che sono le più fi*e-
quentate, una delle quali si aprì da
Gregorio XI, che la decorò di. no-
bili marmi, e vi collocò due leoni
di marmo bianco, che poi Sisto V
trasferì alla fontana da lui eretta
sulla piazza di Termini. Chiamasi
Sistino perchè edificato da Sisto V
con disegno del Fontana, e nella par-
te superiore è decorato, come l'al-
tro, di pitture del vecchio e nuovo
testamento. Finché non fu eretta
l'altra loggia, i Pontefici da qui com-
partivano la solenne benedizione.
Nel portico inferiore evvi la statua
in bronzo di Enrico IV re di Fran-
cia, eretta dal capitolo coll*opera del
Cordieri, detto il Franciosino, in ri-
conoscenza per l'abbazia di Clairac
da lui donategli nella diocesi di Agen,
con diploma de' 22 settembre 1604.
Ma in progresso di tempo essendo
stata soppressa l'abbazia, i re di
Francia, che vengono riguardati per
benefattori della basilica, pagano ven-
CHI 29
tiquattro mille franchi all'anno a
vari canonici beneficiati, che essi
nominano. Su questo argomento va
letto quanto scrisse il Cancellieri
nel suo Caenotaphiwn Leonardi
Antonelli Cardincàis archipresbyteri
protobasìlicce lateranensis^ pag. 36.
Pontefici sepolti nella basilica
lateranense.
La prima memoria, che intoiTio
a questo si abbia, rimonta all'anno
903, nel quale essendo morto Leo-
ne V fu sepolto in questa basilica.
Secondo il Rasponi, presso Papebro-
diio in Propileo j p. i55, n. 11 ,
nell'anno 911, vi fu tumulato Ser-
gio III. Nel 928 venne in essa sep-
pellito Giovanni X, nel 936 Giovan-
ni XI, nel 956 Agapito II, nel 964
Giovanni XII , nel 974 1* antipapa
Bonifacio VII , nel 998 l' antipapa
Giovanni XVII. Silvestro II vi fu se-
polto nel ioo3,ed il Novaes nella di
lui vita riporta il magnifico epitafio,
che gli pose al sepolcro Sergio IV,
e che ancora è esistente. Nel mede*
Simo anno ebbe sepoltura nella ba-
silica Giovanni XVIII, come afferma
Giovanni diacono nel libro della Ba^'
silica lateranense. Nel 1009 vi fu
tumulato Giovanni XIX, ma il p.
Giacobbe nella sua JSibl. Pont, pag.
336 dice, che venne sepolto nel
Vaticano , con un epitafio in versi
eh' egli prese dal Vegio . Neil' an-
no IO 12 vuoisi sepolto in questa
basilica Sergio IV, non lungi dal-
l'oratorio di s. Tommaso, benché
altri dicono, che riposi nel Vaticano.
Nel 1073 vi fu tumulato Alessandro
II, nel 1099 Urbano II, sebbene il
Papebrochio pretenda lo sia stato
nel Vaticano, nel 1 1 18 Pasquale li,
nel 1 124 Calisto II, nel i i3o Ono-
rio II, nel 1143 Innocenzo li, che
So CHI
dopo sette anni fu trasportato nella
basilica di s. Maria in Trastevere,
nel II 44 Celestino II, nel ii45
Lucio lì, nel ii54 Anastasio IV.
Rasponi, De basii, lat. pag. 77, ag-
giunge, che fu sepolto in un'urna
di porfido, nella quale era stata sep-
pellita s. Elena imperatrìce, com' è
pur citato da Novaes. Vi fu ancora
sepolto Alessandro III morto nel
1 1 8 1 in Civita Castellana, e stato
qui trasportato, ove Alessandro VII,
di lui concittadino, gli eresse il sud-
detto deposito, con una lunga iscrizio-
ne riportata dalFAldoino, F'it. Pont.
t. IV, col. 722. Nel 1191 vi fu tu-
mulato Clemente III, e precisamente
avanti il coro antico de' canonici;
nel 1 1 98 Celestino III, presso s. Ma-
ria del riposo, la cui cappella ora
non esiste più, nel 1276 Innocen-
zo V, nel i43i Martino V, e nel
1742 Clemente XII, trasferito dalla
basilica vaticana. Avvei*te il Zacca-
ria, nelle note al Lunadoro, Rela-'
zione della corte di Roma j t. II,
pag. 29, che i Cardinali, che muo-
iono senza essersi prescelto il sepol-
cro, si seppelliscono ne' sepolcri dei
loro antenati , ovvero ne' loro titoli
e diaconie. Se poi fosseix) privi dei
sepolcri gentilizi, o morissero avanti
di avere ricevuto il titolo, o la dia-
conia, giova credere, che debbano
essere seppelliti nella basilica latera-
nense, tale essendo sempre stato l'in-
veterato costume.
Canonici regolari , arcipreti^
e capitolo laleranense.
Questa basilica sino dalla sua orì-
gine venne ufficiata dal clero seco-
lare, che vi rimase sino al pontifi-
cato di s. Gelasio I creato V anno
49^ , il quale pose alla custodia di
CHI
essa i canonici regolari (Vedi) di
s. Agostino, che da questa basilica
presero il nome di Lateranesij o
Lateranensi, o del ss. Salvatore,
Poco dipoi, avendo i longobardi di-
strutto il celebre monistero di mon-
te Gassino, ed essendo fuggiti i mo-
naci benedettini in Roma sotto Gio-
vanni III, il successore Pelagio II
verso l'anno 578, li collocò nel mo-
nistero dei ss. Giovanni Battista ed
Evangelista, e di s. Pancrazio con-
tiguo alla basilica lateranense, ed
ufficiarono anche essi la stessa basi-*
lica. Tuttavolta vi rimasero anche
i canonici regolari, di che ne fa in-
dubitata testimonianza s. Gregorio I,
Dialog, \ih. II, cap. i. Vi durarono
i monaci benedettini cento trenta
anni, o poco più, dappoiché fu nel
pontificato di s. Gregorio II, che
l'abbate Peti*onace ricondusse a mon-
te Cassino i monaci, lasciando di
loro onorevoli memorie alla basilica,
specialmente pegli uomini, che vi
fiorimno in santità di vita e dottri-
na, De monasteriis lateranensibus ^
in tom. Ili, De secretariis veterwn
christianoruniy et bas. vatic, p. 1 596,
cap. IO. In progresso di tempo Ales-
sandro II, creato nel 1061 , mise
sotto miglior forma di vivere i ca-
nonici regolari lateranensi, a' quali
interamente fu di nuovo affidata la
cura della basilica, ciocché confermò
pure nel 1 1 06 Pasquale II, in una
bolla nella quale si descrivono gli am-
pli confini della parrocchia concessa
ai medesimi canonici di s. Agostino.
Quindi Innocenzo linei ii3o creò
Cardinale diacono Guido, sanese, mi-
nistro dell'altare di questa basilica,
e nel 1 1 4o diede lo stesso onore a
Guido di CasteFficardo, pure mini-
stix) dell'altare lateranense. Di poi
Anastasio IV nel 1 1 54 arricchì di
privilegi i canonici regolari; semina-
CHI
rio dì santi, di Pontefici, di Cardi-
nali, e di uomini insigni in irirtù e
scienza; ma Innocenzo IV incaricò
il Cardinal Stefano de Normandis
romano, di riformare nella discipli-
na alquanto rilassata, tanto i cano-
nici di s. Giovanni in Latei*ano, che
del capitolo vaticano.
Assunto al pontificato Bonifacio
Vili, nel 1295, rimosse i canonici
regolari dì s. Agostino dal governo
della basilica, ed in vece vi sostituì
un capitolo di canonici secolari, con
individui appartenenti a famiglie
romane. Concedette loro l'uso del-
l'abito de' cappellani del Papa, il
privilegio di non potere essere giu-
dicati che dal Papa, esentoUi dal
servigio del coro ne' mesi di luglio,
agosto e settembre, donò loro il
palazzo, cioè le terme antoniane, col-
le sue ragioni ; uni al capitolo la
chiesa di s. Lorenzo Panìspeiiia,
e l'abbazìa di Ferentillo con tutte
le castella dipendenti, con giurisdi-
zione di mero e misto imperio. Da
questo tempo è di costante opinio-
ne il Basponi, lib, 11^ De ministris
divini cultusy etc, pag. 89, De Ar-
chipreshyteris , ec, pag. 96, che in-
cominciassero il nome , l' uffizio , e
la dignità di arciprete della patriar-
cale basilica lateranense, sempre poi
sostenuta da un Cardinale. Trovasi
per altro un' epistola di s. Pier Da-
miani, scritta nel secolo XI ad un
Cardinale con questa iscrizione e ti-
tolo di arciprete: Petro S, R, E,
Cardinali laieranensi^ canonicce ar-
chipresbytero. Stima il Basponi che
ciò avvenisse ne' tempi, in cui per
la poca osservanza della disciplina
ne' canonici regolari, vi fossero desti-
nati uno o più Cardinali per" arci-
preti, per la rifoi-ma di essi. Quelli
erano i tempi appunto in cui s. Pier
Damiani con ardente zelo procura-
CHI 3i
va l'emendazione- de' costumi. Per-
ciò si legge nel Novaes tom. HI ,
pag. 69, che Eugenio III nel 1 152
creò Cardinale Bernardo, canonico
regolare di s. Frediano di Lucca,
ed abbate del monistero lateranense,
nominandolo eziandio arciprete della
basilica. Anzi aggiungiamo coll'au*
torità del Crescìmbeni, che prima
del suddetto Pietro vi erano stati ,
altri arcipreti, e prima di lui vi fu
Eugenio romano, che neli'8a4 di-
venne Papa Eugenio II.
Prima che Bonifacio Vili togliesse
ai canonici regolari il governo e la
residenza di questa, basilica, chiama-
vasi il loro capo o rettore, col ti-
tolo di priore; ma nell'istituzione
della canonica secolare, sostituì al
capo del capitolo il titolo di arci-
prete. 11 primo, che fosse onorato
con questo decoroso grado, fu il
Cardinale Gherardo Bianchi parmi-
giano del titolo de' ss. XII Apostoli,
poi vescovo di Sabina, uomo di pro-
fonda scienza legale, il quale consa-
grò l'altare di s. Maddalena deUa
basilica, e quivi fu sepolto nel i3oo.
Gli altri suoi successori sono i se-
guenti , fì*a' quali cinque , come si
vedrà, furono assunti al pontificato,
e di tutti ai rispettivi articoli del Di-
zionario vi sono le biogi^afie , dalle
quali si rileverà se erano stati pri-
ma canonici della stessa basilica.
Pietro Valeriana Dura^uerra di
Piperno, diacono Cardinale di santa
Mana ^'uo\a , vice-cancelliere di s.
Chiesa, mortp nel i3o4j ovvero sot-
to Clemente V.
Pietro Colonna, romano , diacono
Cardinale di s. Angelo, dopo esserlo
slato di s. Eustachio, secondo Novaes,
tom. IV, pag. 53. O egli, o lo zio
Jacopo fu arciprete di s. Gio. in
Laterano, fatto da Clemente V. Tei*-
uunò i suoi giorni nel i325.
32 CHI
Bertrando deMontfavet, francese
diacono Cardinale di s. Maria in
Aquiro, morto nel i343.
Giovanni Colonna, romano, dia-
cono Cardinale di s. Angelo, molto
nel 1348.
Pietro Roger di Beaufort, nipote
di Clemente VI, che il creò diacono
Cardinale di s. Maria Nuova; nel
1370, fu eletto Papa col nome di
Gregorio IX, nome che sarà in pe-
renne benedizione per aver egli resti-
tuita a Roma la residenza pontifì-
cia a' 17 gennaio 1377, dopo che
Clemente V nel i3o5 Tavea trasfe-
rita in Francia, ed in Avignone,
polla basilica fu sommamente be-
nemerito, giacche da arciprete fece
le costituzioni pel buon governamen-
to del clero lateranense^ che poi con-
fermò con bolla, e, come dicemmo
superiormente, terminò la questione
sul primato delle chiese, decidendo-
la à favore di questa.
Angelico o Egidio Grìmoardiy
francese, canonico regolare, fratello
di Urbano V, prete Cardinale di s.
Pietro in Vincoli, morto nel i388,
seguendo le parti dell* antipapa Cle-
mente VII, mentre era vescovo di
Albano.
Pietro Tommelli, napolitano, dia-
cono Cardinale di s. Giorgio in Ve-
labro, poi prete di s. Anastasia, che
nel 1389 divenne Papa Bonifacio
IX. Arricchì la basilica d' indulgen-
ze, le diede 1' abbazia di Grottafer-
rata, la facoltà di conferire benefi-
zi i, di fabbricar chiese, e di riceve-
re qualunque chiesa si volesse dichia-
rare figliale e soggetta alla latera-
nense, facoltà che confermarono Si-
sto V, e Gregorio XIV, concedendole
in oltre giurisdizione sull' acqua Ma-
riana o Marana.
Francesco Carbone, napolitano,
cisterciense, prete Cardinale dì s. Su-
CHI
sanna, vescovo di Sabina, e peni-
tenziere maggiore, morto nel i4o5.
Antonio Gaetanì, romano, prete
Cardinale di s. Cecilia, o Lucia,
vescovo di Palestrina, e penitenziere
maggiore, morto nel i4i2.
Ottone Colonna, romano, diacono
Cardinale di s. Giorgio in Velabro,
eletto nel 1417 Sommo Pontefice
Martino V. Fu questo Pontefice, che
soppresse il priorato, e i canonicati
della basilica di s. Lorenzo ad San-
cta Sanctorum^ che uni alla latera-
nense, cui arricchì di preziosi dona-
tivi d'oro e d'argento.
Alamando degli Adimari, fioren-
tino, prete Cardinale di s. Eusebio ,
morto nel 1422.
Guglielmo Filastro, francese, pre-
te Cardìiiale di s. Marco, morto nel
1428.
Alfonso Carilh, spagnuolo, anti-
cardinale del pseudo-Pontefice Be-
nedetto XIII, riconosciuto per vero
col titolo dei ss. Quattro, morto nel
1434.
Lucio Conti, romano, diacono
Cardinale di s. Maria in Cosinedin,
morto nel 1437.
Angelotto Foschi, romano, prete
Cardinale di s. Marco, ucciso Toel
1444.
Avanti di continuare la serie dei
Cardinali arcipreti, si deve notare
che sotto r arcipretato del Cardinal
Foschi, nel i^^i, il Papa Euge-
nio IV rimise al governo della ba-
silica i canonici regolari, con grave
dispiacere del popolo romano. Fra i
canonici secolari eravi Giovanni Bat-
tista Millini, che, come dice il JNo-
vaes al tom. VI, p. 17, Giovanni
XXI] I aveva fatto canonico nell'e-
tà di sette anni, e che poi Sisto IV
creò Cardinale. Egli non volle ri-
nunziare al canonicato, ad onta che
Eugenio IV usasse le preghiere, le
CHI
promesse, e le minacele. Ciò dispiac-
que assai al popolo di Roma e al-
la nobiltà, die vedevano priva-
ti così de' beneficìi i loro concit-
tadini; il perchè dopo la morte di
Nicolò V, appena eletto nel 14^^
Calisto HI, tumultuariamente ricor-
sero a lui, laonde i canonici secolari
furono ripristinati nella basilica in
numero di diciotto, tra' quali cinque
baroni, e quattro dottori ec. Ma
divenuto Pontefice, nel i464> Paolo
II, nipote di Eugenio lY, mal sof-
frendo vedere alterate le disposizio-
ni dello zio, ad onta della commozio-
ne de' romani, che rappresentarono
essere stati istituiti i benefizii e le
prebende dai loro maggiori, Paolo
II processionalmente ripose nella ba-
silica lateranense i canonici regolali
di s. Agostino nel 1466. Avverte
il Raspdhi, che però non tolse i
canonici secolari, a' quali invece as-
segnò la basilica vicina a s. Loren-
zo adSancta Sanctorum^ cogli emo-
lumenti che avevano, finché li aves-
se nominati ad altri canonicati, o
a qualche vescovato, assegnando in-
tanto ai canonici l'egolari cento
scudi al mese pel loro manteni-
mento.
Venuto a morte Paolo II, ed elel-
tp in sua vece Sisto IV, rinnova-
ronsi i lamenti de' romani, onde il
nuovo Pontefice procurò contentare
i canonici regolari di s. Agostino,
lasciando ad essi il titolo di cano-
nici regolari lateranensi del ss. Sal-
vatore , a' quali fabbricò, e diede la
chiesa di s. Maria della Pace, con
molti privilegi, come meglio dicesi
al loro artìcolo, voi. VII, p. 254,
iì55. E nella basilica lateranense nel
1472, pacificamente ristabilì i soli ca-
nonici secolari, i quali pel diritto già
acquistato sulla basilica di s. Lorenzo
ad Sancta Sanclorum^ seguitarono ad
VCL. xir.
CHI 33
usai*e due campanelli, due croci, e due
padiglioni nelle funzioni, e pit)ces-
sioni. La maggioi* parte degli scrit-
tori sostiene godere la basilica la-
teranense tal privilegio, sino da Mar-
tino V, il quale nel 14^3, con let-
tere apostoliche unì la detta basili-
ca di s. Lorenzo alla patriarcale la-
teranense. Il solo Grancolas opinò
ciò derivare, per essere questa ba-
silica la prima di tutte le àlti'e,
con alcune ragioni, che riportammo
altrove. Su questo puntò si può
consultare il Ciampini, Investigatìo
historica de Cruce stationali^ Komae
1692, ed in t. I Disc. Pòpuli Dei
Fleury, edita a F» A. Zaccaria^ Ve-^
netiis 1782, p. 175; Mabillon Af<^5«
Ital, p. 1 24, 1 3 1 ; e Cancellieri nei
suoi Possessi^ a p. 397. Riprendia-
mo pertanto il registro dei Cardi-
nali arcipreti lateranensi noti inter-
rotto punto dalle suddescrìtte vicen-
de. Al Cardinal Foschi successe il
seguente :
Antonio Martins de Chaves^ por-
toghese, prete Cardinale di s. Gri-
sogono, morto nel 1 447 ào^ aver
fatto alla basilica l' organo, che poi
Clemente VIII trasportò, e rifece
ove sta adesso, erigendo nel luogo
suo la cappella del ss. Sacramento.
Egli beneficò questa basilica, come
si disse superiormente, della qual
cosa il capitolo conservò grata me^
moria.
Domenico Capranica j prenesti-
no, ma di romana ^miglia, prete
Cardinale di s. Croce in Gerusalem-
me, e penitenziere maggiore, morto
nel 1458.
Prospero Colonna^ romano, nipo-
te di Martino V, diacono Cardina-
le di s. Giorgio in Velabro, morto
nel i463.
Latino Orsini y romano, prete
Cardinale prima di s. Eusebio, po-
3
34 CHI
scìa dei ss. Giovantiì e Paolo, ve-
scoTO di Albano, e poi di Frascati,
camerlengo dt s. Chiesa, morto nei
1477. Questo arciprete fece Yarii
statuti pel buon regolamento della
basilica.
Giuliano della Rovere di Sava-
na, nipote di Sisto IV, prete Car-
dinale di s. Pietro in Vincoli, ve-
SCOTO di Albano, e poi di Ostia e
Velletri, penitenziere maggiore, crea*
to nel i5o3 Papa col nome di
Giulio II. Nei SUO arcipretato fu
aperta e chiusa la porta santa da
un Cardinale, ma non si dice dal
Zaccaria, e dallo Strocchi qual fos-
se. Nel medesimo suo arcipretato fe-
ce alcuni statuti intorno all'ammi-
nistrazione ed alle entrate della ba-
silica, e nel iSoi elesse in suo yi-
cegerente, o vicario, il Cardinal Gior-
gio Costa, detto il Cardinal di Lis-
bona, avanti del quale si convocava
il capitolo. Giuho II fece ricchi do-
nativi alla basìlica in sacri paramen-
ti, e le i^estituì la giurisdizione tem-
porale su Ferentillo, tolta dallo zio
Sisto IV.
Giovanni Colonna^ romano, dia-
cono Cardinale, di s. Maria in Aqui-
ro, morto nel i5o8.
Alessandro Farnese^ romano, dia-
cono Cardinale di s. Eiustachio ve-
scovo successivamente nei sei vesco-
vati suburbicari, aprì e chiuse la
porta santa nel \5i5 per volere di
Clemente VII, e poi fu esaltato al
pontificato nel iSZ^y col nome di
Paolo III. Essendo arciprete, invigi-
lò sulla disciplina del clero latera-
nense, assistette ai capitoli, ne sot-
tosaisse le risoluzioni, e ripristinò
diverse costituzioni di Gregorio
XI, cui fece approvare da Giulio
li.
Ad oiiiamento della piazza late-
ranense aveva Sisto IV ivi collocato
CHI
il cavallo e la statua di bronzo di
Marco Aurelio, ma Paolo III la
trasportò sul Campidoglio con gi*a^
ve rammarico del capitolo. Que^
sto però il ricolmò di doni, privi-
legi e favori , dichiarò i cano-
nici famigliari e commensali del
Papa, e protonotarii, ne creò uno
Cardinale , dichiarando V arciprete
giudice in tutte le cause della basi-
lica e delle chiese a lei soggette, co-
me meglio descrìve il Crescimbeni
nella Ist. di s. Gio, a porta latina,
p. a4i. Il Cancellierì nelle Memorie
sulle sagre teste, a p. 64, riporta
il copioso elenco delle diocesi in cui
esistono luoghi pii, e chiese sogget-
te alla gim*isdizione del capitolo la-
teranense.
Giandomenico de Cupisy romano,
primo Cardinal prete titolare di
s. Giovanni a porta latina, •vescovo
di Ostia e Velletri, aprì e chiuse la
porta santa di questa basihca nel
i55o, e morendo nel i553, le
lasciò molti doni.
Ranuccio Farnese^ romano, dia-
cono Caerdiuale di s. Angelo, peni-
tenziere maggiore, mori nel i565,
lasciando alla basilica varii dona-
tivi.
Marco Sittico AUemps^ tedesco,
diacono Cardinale di s. Angelo, poi
prete de' ss. XII Apostoli, di s. Cle-
mente, e di s. Marìa in Trastevere,
penitenziere maggiore, lasciò di vì-
vere nel 1595, e si dimostrò gene-
roso colla basilica. Essendo infermo
di podagra, fu in di lui vece desti-
nato il Cardinal Marc' Antonio Co-
lonna ad aprire, e chiudere la poita
santa.
Antonio Colonna^ romano, dia-
cono Cardinale di s. Maria Nova,
poi di s. Marìa in Cosmedin, indi
prete di s. Pudenziana, e di s. Cix>-
ce in Gei*usalemme, e vescovo di
CHI
Ptilestrina, nell'antio 1600, apri e
diiuse la porta santa. Morì nel
t6o8, lasciando erede la basilica, che
YÌTente aYeva etiandio beneficata.
Lucio Sasso poi Cardinale, essendo
stato Tenti anni Ticario della ba-
silìca> ne imitò V esempio , e si
mostrò assai benefico Terso la basi-
lica.
Scipione Cqffarelli Borghese^ ro-
mano, nipote di Paolo V, prete
Caixlinale di s. Grìsogono, peniten-
ziere maggiore, fu fatto nel 1608,
arciprete della basilica lateranense
dallo stesso Paolo V, che nel 1620,
lo trasferì all' ardpretura della ba-
silica vaticana, cedendo la preceden-
te al seguente suo congiunto. Non
si devono qui occultare i ricchi do-
ni da lui &tti alla basilica^ che a
di lui riguardo ebbe da Paolo Y la
rosa d'oro benedetta. Questo Pon-
tefice creò due Cardinali canonici,
esentò il clero dallo spoglio, e donò
al capitolo il palazzo lateranense.
Giambattista Leniy romano, pre-
te Cardinale di s. Sisto, poi ^i s. Ce-
dila, apri e chiuse la porta santa
di questa basilica nel 1625, e mo-
li nel 1617, avendo beneficato in
vita e in morte la basilica.
Francesco Barberini, fiorentino,
nipote di Urbano Vili, diacono Car-
dinale di s. Agata, fu tatto dallo
zio successore al Cardinal Leni, e
dopo un anno rinunziò. Quindi nel
i633, venne trasfeiìto all' arcipretu-
ra della basilica vaticana.
Girolamo Colonna, romano, dia-
cono Cardinale di s. Agnese in piaz-
za Navona, poi successivamente pre-
te, e vescovo di Frascati, nell'an-
no santo i65o, aprì e chiuse la
porta santa di questa basilica, e mo-
rì nel 1661.
Flavio Chigi, sanese, nipote di
Alessandro VII, prete Cardinale di
CHI
35
s. Maria del Popolo, vescovo prima
d' Albano e poi di Porto, nell anno
santo 1675, aprì e chiuse la porta
santa della basilica, e morì nel 1693.
La ba^lica conserva grata rimem-
branza dei beneficìi ad essa da lui
compartiti, poich'egli, oltre moltissimi
paramenti, le donò l'arazzo, che si-
no a' nostri giorni ha^ servito di
quadro all'altare della trìbuna del
coro, prima che i Torlonia donasse-
ro l'attuale, fece compilare il bre-
viario,, e lo donò al capitolo ; e a
di lui mezzo Alessandro VII regalò
otto belle coltiì, cinque paliotti, sen-
za mentovare altri benefizii, fra i
quali merita menzione quello di
aver dichiarato un canonico della
basilica in perpetuo a prete assi-
stente alle Cappelle Pontificie.
Palazzo Palazzi degli Albertoni
Altieri, romano, nipote di Clemen-
te X, camerlengo di s. Chiesa, prete
Cai*dinale de' ss. XII Apostoli, vesco-
vo di Porto, morì ai 29 giugno 1698.
Benedetto Pamphily, romano, pro-
nipote d'Innocenzo X, diacono Car-
dinale di s. Maria in Portico, poi
di s. Maria in Via Lata, fu fatto
da Innocenzo XII arciprete: il per-
chè con raro esempio, negli anni
santi 1700, e 1725, aprì e chiuse
la porta santa. Beneficò la basilica
in più modi, e con donativi, fra i
quali le due statue de' ss. Andrea e
Giovanni, che stanno nella nave
principale. Mori primo diacono nel
1780.
Pietro Ottoboniy veneziano, nipo-
te di Alessandro Vili, prima arci-
pinete della basilica liberiana, e poi
di questa nel 1780, morì decano
del sagix) (x>llegio nel 1740.
Neri Maria Corsini, fiorentino,
nipote di Clemente XIl , diacono
Cardinale di s. Adriano, poi di s.
Eustachio. Nell'anno santo 1750,
36 CHI
apn e chiuse la porta santa di que-
sta basilica. Morì nel 1770.
Mario Marefoschì , maceratese ,
prete Cardinale di s. Agostino, nel-
l'anno santo 1775) aprì e chiuse
la porta santa, e morì nel 1780.
Carlo RezzonicOj yeneziano, ni-
pote di Clemente XIII, Cardinale ve»
scQvo di Porto, camerlengo di s. Chie-^
sa, morì nel 1799*
Francesco Saverio de Xelada^ spa-
gnuolo, prete Caixlinale di s. Mar-
tino a' Monti, commendatario di s.
Prassede, segretario di stato, e pe-
nitenziere maggiore, morì neli' anno
1801.
Leonardo AntonelU di Sinigaglia,
decano del sagro Collegio, peniten-
ziere maggiore , segretario del s.
Uffizio, morì nel 1 8 1 1 . F'. il cita-
to Cancellieri, nel suo Caenotaphium
AntonelU Cardìnalis Archipr.
Giulio Maria della Somaglia di
Piacenza, decano del sagro Collegio,
Tice-cancelliere, segretario di stato,
vicario di Roma ec. , nell' anno
santo 1825, aprì e chiuse la porta
santa della basilica. Morì nel i83o.
Bartolomeo Pacca di Benevento,
attuale decano del sagro Collegio,
fatto arciprete dal Pontefice Pio
Vili nel. 1 8 3o, risplendente per vir-
tù e dottrina, e per le primarie ca-
riche, che sostiene, cioè di pro-da-
t;ario, di legato apostolico di Velle-
tii e sua provincia, di prefetto del-
le congregazioni della cerimoniale,
e della correzione de' libri della
chiesa orientale, di segi^etario del
s. ofiizio, di presidente del consiglio
supremo della reverenda camera apo-
stolica, zelante e sollecito vescovo
delle diocesi di Ostia e Yelletri, cul-
tore delle lettere, e mecenate dei
letterati.
Gio. Mario G*escimbeni, nell'/-
storia della chiesa di s. Giovanni
CHI
avanti porta latina , Roma 1716,
a pag. 292, nel parlare dell'incor-
porazione del capitolo di detta chie-
da al lateranense, ci dà una erudi-
ta serie de^prion, che governarono
la basìlica sino al pontificato di Bo-
nifazio Vili. Quindi a pag. 3o6,
tesse dottamente la serie cronologi-
ca degli arcipreti lateranensi, retti<«
ficando quella del Rasponi, sino al
Cardinal Pamphily. Il medesimo
Cresci mbeni, nell'altra sua opera
sulla basilica. Ristretto ec, a pag.
9?, fa il novero degli ai*ci preti, ca-
nonici e beneficiati, che stabilirono
lampade perpetue per ardere innan-
zi al tabernacolo, ove si conservano
le sagre teste de' ss. Pietro e Pao-
lo. Per riguardo all' illustre collegio
de' benefiziati, il predetto Cancellie-
ri nel suo Caenotaphium, a pag. 87,
e 64) riporta le notizie di molti, che
si distinsero per nobiltà di natali ,
per dottrina, per impieghi nella cor-
te de' Sorami Pontefici, per vesco-
vati cui furono innalzati, e fa men-
zione di, altri promossi a canonici
della stessa basilica. E qui ci sia
lecito in segno di stima ripetere
quanto a pag. 89 disse lo stesso Can-
cellieri, cioè: M che è desiderabile
» che d. Salvatore Leoni beneficia-
» to lateranense pubblichi l' erudi-
>9 tissima storia di tutti i Cardinali
>» arcipreti della basilica e de' 101*0
>» vicari, ricavata da esso con mol-
9» ta fatica dalle antiche memoiie
M della chiesa lateranense, dagli scrit-
tf tori della medesima, e dai mo-
>r numenti esistenti nell'archivio del
i> collegio de' beneficiati , affidato
>9 alla sua custodia, e da lui ac-
»* cresciuto , e colla maggior di-
» ligenza posto nel più beU'oixli-
« ne ^
Il Piazza nella sua Gerarchia, a
pag. 333 e 334} tratta delle pi*e-
CHI
-ro^tÌTe dell' arciprete, e del capito-
lo, de' loro prìTÌiegi, e tratta dei
cappellani llarìani, dei Clemeatini
istituiti da Clemente Vili, degli Ur-
bani fondati da Urbano Vili, e di
altri individui di questo clero, ag-
giungendo che Sisto V diede all'ar-
cipi*ete il privilegio di conferire i
benefizi vacanti nella basilica, eccet-
tuati quelli riservati alla Dataria.
T^. Francesco Foggini, Dtl clero
della basilica lateranense , Roma
1758. Delle preminenze del capi-
tolo , ed autorità dell' arciprete ,
tratta pure il Cancellieri, Memorie
delle sagre teste, p. 7. Per ciò, che
riguarda la giurisdizione dell'arci-
prete, nonché il d'u'itto alternativo
col capitolo di nominare a'benefi-
cii vacanti della basilica, non afièt-
tì alla Sede apostolica, ed il vicario
della basilica ec. , trattammo bre-
vemente all' articolo Arcipreti dblub
BASILICHE DI RoMA.
L' insigne cappella poi de'cantorì
•dell' arcibasilica lateranense vanta
la sua. origine nel i535 sotto Paolo
III, allora quando il celebre Cardi-
nal de Cupis ai'ciprete incominciò
ad istituirla, ottenendo dal detto
Papa l'unione di molti benefizi, per
costituire una sufficiente dote per
dieci cappellani cantori. Il chiarissi-
ino letterato Fulvio Orsini, prima
beneficiato, e poi canonico latera-
nense, morendo nel 1600, le lasciò
alcuni fondi per aumentarne il nu-
mero con due altri cantori, affidan-
done la nomina al Cardinal arci-
prete. Dipoi Pio VI, in considera-
zione dei rinomati maestri eh' ebbe
in tutti i tempi, della sua antichità
e pregi, con breve de' 24 settembre
1784» concesse a questa cappella il
proprio nome, chiamandola Cappella
Pia, e per formare una rendita per-
petua alle giubilazioni, e per aumen-
CHI 37
tare lo stipendio, unì alla medesima
alcuni pìngui beneficia Quindi Pio
VII, volendone accrescere il lustro
e il decoro, con breve de' a 2 luglio
1801, concesse alla medesima tutte
le prerogative, esenzioni e privilegi,
coi quali i Pontefici vollero decorare
i cappellani cantori pontificii. Non
si deve qui passare sotto silenzio,
che s. Pio V pose nella basilica per
penitenzieri {Vedi) i minori osservanti
riformati di s. Francesco. Laonde il
Cardinal penitenziere, nella dome-
nica delle palme, incomincia da que-
sta basilica il consueto giro delle tre
basiliche. Il prìmo cerimoniere poi
di questa chiesa, in nome del capi-
tolo, presenta al Papa due candidi
agnelli, benedetti nella chiesa di s.
Agnese fuori le mura (Vedi), nel
giorno della, sua festa; agnelli che
si offrono per annuo canone alla
basilica, e dalla cui lana si formano
i pallii.
Per aggiungere splendore a qu&sta
basilica, ordinò Sisto V, che il ca-
pitolo nelle maggiori solennità e
funzioni di essa usasse di quattro
mazze di argento, portate da' man-
datari, e cursori del Cardinal vica-
rio, in abito clericale ; abito che
ogni due anni dovrebbe far loro la
camera apostolica, col danaro delle
multe penali, come si legge nell'Ol-
doino. Addii, in Ciaccon, tom. IV,
col. 127.
Il capìtolo lateranense si compone
del Cardinal aixìprete, di un prelato
suo vicario, e di diciotto canonici ,
otto de' quali sono dell' ordine dei
pi'eti, cinque di quello dei diaconi,
e cinque dei suddiaconi. Oltre i
venti beneficiati, cioè dodici dell'or-
dine dei preti, quattro di quello dei
diaconi, e quattro di quello dei
suddiaconi (i quali ordini sono in-
fissi alle rispettive prebende-, giusta
38 CHI
lo stile deir antica disdplina della
Chiesa), vi sono i cappellani Clemen-
tini, ed Urbani, ed Ilarìani, e do-
dici chierici beneficiati. L'ai*ci prete
usa nella basilica e in coro sempre
la cappa, il vicario l'abito prelatì-
zio di mantelletta, i canonici la
cappa di saja paonaiza con pelli di
armellini bianchi nell'inverno, e la
cotta ed il rocchetto nelle altre sta-
gioni. I beneficiati, e i chierici be-
neficiati nell'inverno usano la cotta
e la cappa di saja paonazza con
pelli di color bigio, e negli altri
tempi la sola cotta. Il Papa nomi-
na i canonicati e i benefioii affetti;
quelli che non lo sono, vengono
nominati alternativamente dall'arci-
prete, e da un canonico secondo il
turno settimanale.
fìaìzioni principali^ che si celebra'
vano nella basilica lateranense^ e
nota di tfueUcj, che hanno luogp
oggidì.
(iiingo sarebbe l'enumerare tutte
le fimzioni, che quivi avevano luogo
nella veneranda antichità, di molte
delle quali abbiamo parlato di sopi*a,
e si fii menzione anche ai ^ispettivi
articoli, massime a quello delle Cap-
pelle Pontificie, in cui si riportano
le sagre fimzioni, che celebravano
i sommi Pontefici prima della isti-
tuzione delle medesime cappelle
pontificie. Laonde ci limiteremo a
licordai^e le principali. E primiera-
mente fino da' più rìmoti secoli ,
quando si dovevano adunare il cle-
ro ed il popolo romano per eleggeve
il nuovo Papa, purché non l'imp^
disse qualcYve fazioi^e o circostanza,
soleva eseguirsi in questa basilica;
dappoiché giustamente reputavasi
convenevole, che nella chiesa prin-
cipale di tutte le altre^ fosse eletto
CHI
chi doveva essere il supremo Gerais-
ca e pastore universale del mondo
oattoUoo, il quale poscia ivi era in-
tronizzato colle più belle cerimonie.
F, il Libello presentato a Valenti-
niano, di Marcellino e Faustino,
presso il Sirmondo tom. I, Opere,
in cui parlando dell'ordinazione di
san Damaso I, fiorito nel 36*/ ^ si
scrive: Lateranensem basilicam te»
nuli, et ibi ordinatus est èpiscopus.
n perché, insorta talvolta contro-
versia sulla scelta del nuovo Papa,
e diviù il clero e il popolo , e la
romana milizia in diversi partiti,
ciascuno d'essi procurava occupare
la basilica 'lateranense, giacché rite-
neva che dal luogo stesso potesse
derivare credito, forza e vigore al-
l' elezione, e grande appoggio tro-
vare ai diritti dell'eletta, come si
può osservare nell' Anastasio nelle
vite di s. Boni&cio I, di Simmaco,
di Giovanni V, di Conone, di Ste-
lano III, di Valentino, e di Bene-
detto III, eletti nella chiesa del Ss.
Salvatore, secondo l'antica consue-.
tudine. F'. Mabillon in Comm. prose.
pag, II 6, La medesima basilica fu
ancora prescelta per sepoltura da
molti Pontefici, siccome registram-
mo di sopra» affinché dove aveva
avuto principio la loro sublime di^
gnità, ivi ancoi^a avesse il fine, e
dopo le solenni esequie, ivi avessero
riposo le loro ceneri. F. il Easponi
a pag. 73, CEip. XVIII, De Summis
PontificibuSj qui in (ata^anensi bor
siUca sepulti sani.
A. diffiirenza delle alt|« principali
chiese di Roma cui erano addetti ì
semplici Cardinali preti , ]a, basilica
late^nense fi4 assistita da sette Crl^
dinali vescovi ebdomadarii, e colla-
terali del Papa, chiamati da Gio.
Diacono, nel tom* II, 31us. ital, p.
575, et in tQm. Ili, LUurg, Hon^
CHI
Póni, pag. 353, Epìscopi primaè
sedis, che soli ayeTano U pmilegio
di celebrare per turno sopra Tal-
tare papale. Sterno III, detto IV ,
eletto nell'anno 768, ordinò che
ogni domenica si cantasse dai sette
Cardinali vcscotì suburbicarii nella
basilica lateranense, Tinno Gloria
in excelsis Deo, il quale non sole-
Tasi dire dai preti, fuorché nella
messa di Pasqua. Quivi si disti'ibuiva
il fermento nel sabbato avanti la
domenica delle palme , detto sabba'
ium vacanSy perchè il Papa non an-
dava alla stazione. Gli antichi rituali
lo chiamano, Quando datar eleemo-
syna sive fermentatum in concisto-
rio lateranensiy ed in questo sab-
bato nel Laterano si distribuiva ai
sacerdoti delle parrocchie e titoli di
Roma il fermento, o pane benedetto.
Di questo rito trattò il Mabillon
nel mus, Ital, tom. I, pag. i32, et
in Ord. Rom. p. i4i> et in t. IV,
AnaL p. 60; Azevedo: ExercitLit.
col. 217. In questa basilica si con-
ciliavano ancora i penitenti nel sab-
bato santo, cioè quelH, eh' erano sta-
ti* per qualche grave delitto condan-
nati alla pubblica penitenza, andan-
do il vescovo col clero ad accoglierli
benignamente alla porta, e dando
loro speranza di perdono da Dio
dèlia loro colpa. Da ciò nacque il
pio costume di visitare ogni sabbato
la basilica. Il vescovo' poi, che fòce-
▼a la mentovata Rinzione, era un
luogotenente o vicario mantenuto in
questa sua cattedrale dal Papa per
vari ministeri, non potendo egli eser-
citarli per le altre sue innumerevoli
occupazioni , del^azione che ritro-
vasi fatta sino dal 4<^o, come scrive
s. Girolamo sulla pubblica penitenza
data a Fabiola. /^. il Hasponi, De
sohmni rilu poenitentes recipiendi in
Lat. £as. pag. i55. Ed in questa
Cttl
39
basilica, come racconta il Baronìo
all'anno 968, ebbe principio la be-
nedizione delle campane, da quella
grossa campana che fu posta sul
campanile della basilica, dopo la be-
nedizione, che ne fece Giovanni XIII,
imponendole il nome di s. Gio. Bat-
tista. Su questo argomento è a ve-
dersi l'articolo Gamp^ute § IV, Bene-
dizione delle campane.
Quivi nello stesso sabbato santo
si prendeva il nuovo fuoco da ti*e
lampadi, nascoste sino dal giove-
dì santo in segretissimo luogo nel
Sancta Sànctomm, si consagravano
sette altari, che sì preparavano dalle
sette regioni della città, e si offiinvano
il latte ~e il miele. Nella solennità
poi della Pentecoste, detta la Pasqua
rosata, si spargevano rose per tutta
la chiesa.
Quivi si celebrarono cinque con-*
cilii generali, oltre altri quattordici
particolari, l'ultimo de' quali fu con-
vocato nel 1725 da Benedetto X.IIL
All'articolo Roma si parlerà di essi,
siccome agli articoli delle Beatifica-
ziom, e CANONizzAzioia si dice di quel-
le celebrate in questa basìlica. Prf-"
ma si faceva in essa la solenne pro-
cessione del Corpus Domini ^ e vi si
celebravano divei^se cerimonie nella
coronazione degl' imperatori, la qua-
le però seguiva nella basìlica va-
ticana. Dappoiché dalla basilica va-
ticana l'imperatore in solenne caval-
cata si recava alla basilica lateranen-
se, ove prima si ammetteva nel ceto
de' canonici, ricevendo all'altare pa-
pale, la cotta, la cappa e la berret-
ta, e poi si trattava di lauto con-
vito nel triclinio Leoniano, con che
terminava la funzione. Quando nel
i53o Carlo V prese in Bologna la
corona imperiale dalle mani di Cle-
mente VII , alcuni canonici di san
Giovanni si recarono in quella città,
4o CHI
e dopo la coronazione ricevettero
r imperatore nella chiesa di s. Do-
menico, Scendo allora le veci della
basilica lateranense, e lo ammisero
tra i canonici. Quindi Carlo V ri-
cevette i canonici al bacio della pace.
Non si deve qui tacere, sebbene se
-ne parli al relativo articolo, che do-
vendosi fare la coronazione dell' im*
peratore nella basilica vaticana, tut-
tavia due volte seguì nella basilica
lateranense. La prima accadde nel
1 133 quando l'antipapa Anacleto II
avendo occupato il Vaticano, Castel
s. Angelo, e gli altri luoghi forti,
il Pontefice Innocenzo li coronò
in 5. Giovanni ai 4 S'^S^^ Lota-
rio Il ; la seconda fu quando ai 39
giugno dell'anno 1 3 1 2 nella stessa b»>
silica Enrico VII ricevette la coro-
na imperiale dai Cardinali legati di
Clemente V, per essere stato occu-
pato il Vaticano dall'esercito di Ro-
berto re di Napoli, il quale temeva
le insidie di Cesare. Attualmente si
continuano a celebrare in questa
basilica le seguenti funzioni.
Il solenne possesso de' Sommi Pon-
tefici, colla dispensia del presbiterio,
della qual funzione si tratta al pro-
pino articolo sì parlando delle antiche
venerabili cerimonie, che de' presenti
riti, colla solenne benedizione sulla
gran loggia del novello Papa. Que-
sti va ad assistere coi Cardinali alla
cappella, che vi si tiene per la festa
dell'Ascensione del Signore, con so-
lenne benedizione dalla detta loggia,
e vi si reca pure ai 24 S^ugi^<> P^^*
la festa della Natività di s. Gìo. Bat-
tista. Nella vigilia di questa festivi-
tà, e prima della celebrazione dei
vesperì, il vescovo canonico funzio-
nante, con una particolare formerà,
fa la benedizione pontificale dei ga-
rofani, o aromati notissimi, e quindi
li distribuisce ai canonici e al clero
CHI
lateranense. Di questa antidìittimii
benedizione fa menzione il Cresci m-
beni a p. 1 80, Della sacr. eh. pa^
pale lai, ed il Cancellieri, nel suo
Caenotaphium, a p. 42» ^cUc citate
Memorie stanche, a pag. 5, e nella
settimana santa, a pag. 224* Quivi
egli dice, che tal benedizione e di-
spensa de' garofani é la memoria di
un tributo, che soleva farsi annual-
mente alla basilica per tal festa, da-
gli orientali, forse per omaggio alla
prima chiesa del cattolicismo. Osser-
va inolti^ lo stesso erudito Cancel-
lieri , che siccome negli Ordini roma-
ni si h. spesso menzione di certo
ottimo vino condito* cogli aromi, aro-
malìcum yinum, il quale si beveva
in alcuni tempi, e siccome si dispen-
savano prima nel solenne concilio
papale, ed anco nel giorno di pas*-
qua delle confetture ovvero del pe-
pe, ne possa essere un vestigio la
dispensa de' garofana, l'abolizione di
una superstizione de' gentili. £ pei
notissimo che i gentili tra le super-
stizioni che coltivavano, aveva quel-
la di ritenere l'aglio come antidoto
contro i geni malefici; superstizione
derivata forse in Roma dal culto
egizio d'Iside, e di Osiride; quindi
è assai probabile che la Chiesa, vo-
lendo togliere questa superstizione,
come ha fatto di tante altre, adot^
tasse il rito di benedire in tal cir-
costanza i garofani usando orazicmi
analoghe, dirette ad ottenere la li-
berazione dai mali, e la consei"va-
zione degli uomini in perfetta sa-
nità.
Inoltre il Papa interviene col sa-
gro Collegio alla processione, che la
basilica &l nella domenica fi*a l'ot-
tava del Corpus Domini, nella qua-
le come a sua cattedrale, intervie-
ne il seminario romano, ed hanno
luogo gli Ordini religiosi mendican-
.CHI
G« Il Ss. Sagramento è portato dal
Cardinal vicario di Roma. Questi,
o il suo vicegerente fò nelle tempora
le ordinazioni; e nel giovedì santo
consagra colle più auguste cerimo-
nie il sagro crisma, e nel sabbato
santo, ed in quello della Pentecoste
solennemente vi amministra il bat-
tesimo nel battisterio Gostantifiia-
no, e la confermazione. NelF otta-
va dei santi Pieti*o e Paolo evvi
in questa basilica cappella Cardi-
nalizia , ed i secondi vesperi delle
principali feste della basilica si cele-
brano coU'assistenza de' Cardinali ,
nel modo che descrivesi a Cappelle
Cardinalizie (Vedtjy ove pure si trat-
ta della cappella per la festa di
S. Lucia, che celebrasi 'coli* assistenza
dell'ambasciatore di Francia, e di alcu-
ni Cardinali. Oltre i mentovati giorni,
evvi festa anche ai 6 agosto per la
Trasfigurazione del Signore, ed ai
27 dicembre per s. Giovanni Evan-
gelista. I giorni poi delle stazioni
sono, nella prima domenica di qua-
resima, in quella delle Palme, nel
sabbato in Àlbis^ nel martedì delle
rogazioni, e nel sabbato di Pente-
coste. V. il Rasponi, De stationibus,
Uun antiquisy twn recentibus Bas,
Lai. pag. 1 94. Tuttora vi é il can-
to delle litanie stazionali, che ven-
gono dette in processione dopo ogni
terza domenica non impedita, prima
della messa solenne, per le navate
minori dalla sagrestia sino all'altare.
Questa processione si vuole sia una
memoria dell'antica, in cui, calan-
do il Papa dal contiguo palazzo
nell'oratorio di s. Tommaso, che
serviva di segretario, quivi si vesti*-
va degli abiti pontificali , e proces-
sìonalmente coi Cardinali, cogli ab-
bati delle venti abbazie privilegia-
te, colla prelatura , magistrati ed al-
.tri, i quali avevano luogo nelle
CHI 4ì
funzionasi recava allaltare papale.
Così ancora é da osservai*si, che
nel terzo Agnus Dei della messa
non si dice dona nobis pacem, ma
si ripete misererà nobis. Molte sono
le ragioni assegnate a questo rito. Da
alcuni si crede essere ciò derivato
in memoria della miracolosa appa-
rizione del Salvatore summentovata,
allorché si fece la dedicazione della
chiesa, iu cui allora si udì la voce
del Salvatore, che disse al popolo
romano : Pax vobis. Da altri si
pretende, che ciò sia per alludere al-
la pace sempiterna, la quale si gode
nella celeste Gerusalemme, di cui è
figura la chiesa lateranense per la
sua eccellenza. Finalmente evvi an-
cora chi crede, essersi consenrtito
questo rito dalla antica liturgia. Si
prosegue ancora il rito deU'imùO'
zione de' sagri dittici, negli anni-
versari, pronunziandosi dal più an-
tico de' preti benefiziati, dalla parte
del vangelo, dopo l' offertorio,. il no-
me del testatore, in suffragio del
quale si offre il sagrifizio, colla for-
mula, che riporta il Ci^escìmbeni
nella suddetta opera a p. 179.
La basilica lateranense è una
delle quattro patriarcali, che nel-
r anno santo del giubileo si devono
visitare per lucrare l' indulgenza ple-
naria, ed é una delle sette chiese
di Roma, che i fedeli visitano nel
decorso dell' anno, egualmente per
lucrarvi le analoghe indulgenze, del-
le quali tratta il Rasponi, De in-
dulgentiis Bas, Lat, p. 204. S' in-
cominciò nel i832 a pubblicare in
Roma con magnifica edizione, pian-
te, spaccati, e rami, l'opera intito-
lata: La patriarcale basilica hi"
ieranense " per cura di
Agostino comp.^ descrit-
ta dald Tardi, tàm
compita*
4»
CHI
S. Giorjuii detta Pigna, dclTar-
ciconfratemiia della Pietà de'car-
cerati. Fedi,
Per la festa de' ss. Cosma e Da-
miano, ai ^7 settembre, ogni qua-
driennio il senato romano fe a
questa chiesa l'oblazione d'un calice
di argento, e di quatti*o torcie di
cera,
S, Giovanni a Pòrta Latina, titolo
CardinalizWj del capitolo latera-
nense in cura dei Paolottì, nel
rione Campitelli,
Chiamaà questa chiesa ante por^
tam latinam^ perché dalla Tidna
porta denominata pure latina, che
ora è .chiusa, si aodaya per la via
la quale conducera al Lazio, oggi-
dì conosciuta sotto il nome di Cam-
pagna di Roma. Per questa porta i
latini enti^ayano in Roma. Diede o-
ri gì ne a questa chiesa il prossimo
oratorio o cappella, eretta da' fe-
deli ad onore di s. Giovanni Evan-
gelista, pel seguente avvenimenta
Isella città di Efeso, ove il santo ri-
siedeva, e da dove fu fatto venire
a Roma, eravi il sontuoso tempio
di Diana, che fu ritenuto per una
delle sette meraviglie del mondo;
mentre altro tempio dedicato a
Diana in Roma esisteva ove ora
stanno questa chiesa e la cappella.
Avendo s. Giovanni in Efeso con-
culcato colla pi*edicazione il falso
culto di Diana, e le superstizioni
gentilesche, si vuole che per ordi-
ne del proconsole deli' Asia, giunto
il santo a Roma, fosse condannato
in questo luogo a morire in una
caldaja d* olio bollente, alla presen-
za de' magistrati e del popolo; ma
per viitù divina egli ne uscì illeso;
CHI
il perchè Domiziano lo esiliò iieH%*
sola di Patmos, e sebbene morisse
dipoi in pace in Efeso, i padri gli
diedero il titolo di martire pel sof-
feito martirio. Anche il Cresdmbeni
a pag. 59 è di parere, coli' autori^
tà di Procoro, che nel sito ove s.
Giovanni fu posto nella caldaia, é.
da' fedeli erigesse, se non una chie-
sa, almeno un oratorìo. Fu chia«
mata di s. Giovanni in Oleo, e vi
fu riposto del sangue, de' capelli
che per ignomìnia furono tagliati
a quel santo, e la^caldaia stessa stro-
mento del supplizi)», come attestano
i versi scolpiti nella detta cappella*
La cappella, che oggi esiste , venne
edificata da Benedetto Adam bor-
gognone, uditore della romana rota,
nei i5o9, riandò Giulio II, di che
esiste memoria sulla porta a tra-
montana, ove si vede l'arma gen-
tilizia del benefattore, composta di
aquile situate a gui$a di triangolo
in mezzo all' epigrafe: ^u ^/^Wr <&
Dieu, oltre la sottoposta iscrìzione.
La forma della cappella è ottango-
lare, con altai*e isolato di fino mar-*
mo bianco, e sotto di esso v'ha co«
me un pozzo, ove dicono fossero ri-
poste le mentovate reliquie. Il pio
prelato la fece decorare con pittu-
re, le quali per 1' umidità divenne* '
ro poscia scolorite e guaste. Il Car-
dinal Francesco Paolucci però, titola»
re di s. Giovanni a Porta Latina,
nel i658, altre ne fece es^uire da
Lazzaro Baldi, riguardanti i fòtti
del santo, e fece restaurar la cap-
pella con l'opera del Borromino. Di*
poi^ Clemente XI fece altrettanto.
E di parere il Crescimbeni, che '
questa chiesa di s. Gios^anni ante por^
tam latinam, sia stata edificata dopo il
battesimo di Costantino, come si leg-
ge nel sagramentario di s: Gelasio
I, del quinto secolo. Ma essendo
CHI
mal ridòtta e rovinata, verso Tan-
no 773, il Pontefice Adirano I la
rifabbricò dai fondamenti nel modo
che ancora esiste, ad onta dei pò-
st)eri(MÌ ristauri, di cui fòremo men-
zione, valendovi in seguito anche
eretto un nobile, contiguo moniste-
rp. Il Testibolo, o antiportico, è for-
mato a guisa di tori'e, ed è sostenuto
da sei colonne di granito. Quindi si
entra nell'atrio scopeito, che conduce
al portico con cinque ai'chi divisi da
colonne. Il campanile , alto , largo
e riquadrato, è uno dei più belli di
Berna pel suo gotico disegno, e sot-
to ad esso evvi la porta, la quale
introduce al monistero, che per al-
tro non e più dell' antica vastità.
Dal portico si entra nella chiesa fab-
bricata a guisa di basilica con tre
navate, divise Tuna dall'altra da
due ordini di colonne, cioè cinque
per parte di vari marmi. Sostengo-
no esse gli archi sui quali segue la
muraglia, che va a terminare col
cornicione e col soffitto, avente sei
finestre per parte. Vago e nobile
é . r interno decorato di buone pit-
ture, ed oltre il capitolo lateranense
(che in più incontri fu sollecito di
operarvi delle riparazioni, come, nel
1435, ristorò il campanile e il por-
tico , e in altro tempo fece una cam-
pana), ne furono benefattori i Car-
dinali titolari, particolarmente i Gir-
dinali Crivelli, Gio. Girolamo Al-
bani, Rasponi, che dal Gismondi
fece dipingere le pareti, rìducendo
a soffitto adorno di pitture la nava-
ta, che prima era a tetto, nonché
il Cai'dinal Paolucci, il quale rifece
r antiportico, le vetriate delle fine-
stre, ed altro, ed eziandio il Car-
dinal Sperello Sperelli. A' nostri gioi^ni
poi il Cardinal titolare Giambattista
Belloy, arcivescovo di Parigi, ove
mqrì nd 1808., restaurò la chiesa,
CHI 43
come si vede da una memoi*ia in
essa eretta sotto la sagrestia.
Questa chiesa venne consacrata
solennemente da Celestino III alla
presenza di molti Cardinali, a' io
maggio 1191. In quel tempo era
collegiata, ed anteriormente aveva
un aixnprete, per cui la chiesa
fu detta Archìpreshiterato, Uno di
questi fu quel Graziano, figlio di
Pier Leone romano, che nel io44
ottenne da Benedetto IX la cessione
del pontificato. Fu eletto Papa avan?
ti la porta di questa chiesa, o avanti
la porta latina , come dice il Piazza ,
Gerarchia pag. 574, e prese il no-
me di Gregorio VI; ma dipoi nel
concilio di Sutri dovette rinunziare
la suprema dignità. Egli viene di*
feso dal Cresci mbeni a pag. 326, e
seg. capo II, Degli arcipreti di san
Giovanni a porta latina* Che in
questa chiesa vi fosse a que' tempi
una canonica cospicua, si rileva
dall'averla s. Leone IX, nel 1049,
destinata per residenza agli arcive-
scovi di Colonia quando si fossero
recati in Roma, ai quali conferì la
qualifica di cancellieri, o arcicancel-
lieri della santa romana Chiesa*
Però su questa qualifica va letto
quanto dicemmo all' articolo Can-
celliere DEtLA Santa Romana CanssA*
Non è poi vero, che questa chiesa
sia stata soggetta alla basilica di
s. Maria in Trastevere, come non
é provato che nel contiguo moni-
stero abitassero le monache. Certo
si è, che Lucio II, nel 1 144' ^^^
la chiesa alla patriarcale basilica
lateranense, sottoponendola al priore
e ai canonici regolari, che allora go-
vernavano la medesima; unione pri-
mieramente confermata da Anastasio
IV, Adriano IV, Alessandro III,
Onorio III, Gregorio IX, ed Inno-
cenzo IV. Ed è perciò, che parte
44
CHI
de' canonici regolari latcranensi pas-
sarono ad abitare il contiguo moni-
stero di s. Giovanni a porta latina,
e ad ufficiare nella chiesa. Tutta-
Tolta continuò ad essere collegia-
ta sino al termine del secolo XIII,
e fino a parte del XIV, ma nel
XV fu immediatamente governa-
ta dal capìtolo lateranense. Si ha
pertanto, che dopo Sisto IV, il
capitolo nominò uno de' suoi cano-
nici per custode, abbate, o difen-
sore per aver cura della chiesa, ed
allora eranvi romiti e sacerdoti di-
pendenti da esso per Tuffiziatura,
finché nel 1708 fu data in uno al
monistero ai trinitari scalzi riforma-
ti, e da ultimo, nello stesso decorso
secolo, a' religiosi di S.Francesco di
Paola, detti PaolouL Fedi,
Il Pontefice s. Gregorio I vi pose
la stazione, che tuttora si celebra
nel sabbato di passione, precedente
la domenica delle palme, chiamato
Sabbatum vacans^ perchè il Papa
non si recava a questa stazione,
avvegnaché nella basilica di's. Pie-
tro con pubblica cerimonia distri-
buiva al popolo l'elemosina, e fa-
ceva la lavanda de' piedi a' poveri,
non potendo ciò eseguire nel giovedì
santo a cagione della moltiplicità
delle funzioni. Finalmente, allora
quando Leone X fece la promozione
di trentuno Cardinali, fra le chiese
che nel i5i7 eresse in titolo Car-
dinalizio, vi comprese questa di san
Giovanni a porta latina, conferen-
dola pel primo al Cardinale Gian
Domenico de Cupis dell'ordine dei
preti, che poi, nel i534, passò ve-
scovo di Porto, divenne arciprete
della patriarcale lateranense, e morì
decano del sagi*o Collegio. Il Cre-
scimbeni, a pag. Z'j^y fa il catalogo
cronologico de' Cardinali titolari di
questa chiesa, ed il capitolo latera-
CHI
nense^si reca ad uffiziare la diies^
tanto nel gioiiio, nel quale ricorre
la stazione, quanto a' 6 maggio, in
cui si celebra la festività del mar-
tirio del santo titolare. Il mentovato
Giovanni Mario Crescimbeni cano-
nico di s. Maria in Cosmedin, nel
1 7 1 6, pubblicò in Roma colle stam-
pe, dedicandola a Clemente XI,
U Istoria della Chiesa di s. GiO'
vanni avanti porla latina, titolo Cor-
dinfdizioy opera piena di sacra eru-
dizione.
S, Giovanni in Oleo, V» Ghussà di
s. Giovanni a porta latina.
Ss, Giovanni e Paolo, titolo Car-
dinalizio j ùi cura de' religiosi
Passionistij nel rione CampiteUi,
sul monte Cello,
Sulla vetta del monte Celio, pi'os-
simo al famoso tempio di Claudb,
vicino all'antica curia Ostilia, oalle
consei*ve dell'acqua Claudia, edificate
da Vespasiano pel Colosseo, ovverò
presso il vivario, o parco delle fiere
di Domiziano, e nel luogo ove abi-
tarono gli Scauri , per cui la via
chiamasi Clivo di Scauro, i ss. Gio-
vanni e Paolo avevano la loro abi-
tazione,, ed ivi fu eretta una chiesa.
Questi due santi fratelli martiri
ricevettero in quel luogo la palma
della loro fede, sotto Giuliano l'apo-
stata: il perchè s. Pammàchio, no-
bilissimo romano e figlio di Bizanzio,
volle erigervi nel IV secolo una
chiesa a loro onore, per cui fu detta
Titolo di Bizanzio e di s, Pamma-
chio ; ed ancora si legge in due
tavole di marmo presso la sagrestìa,
la nota dei fondi e poderi , che san
Pammachio assegnò pel manteni-
mento della chiesa, i quali furo-
CHI
no poi approdati da san Grego-
rio h n Piazza, nella sua Gerarchia
a ptg. 5a4> dà V elenco de' detti
fondi. Qui san Pammadiio edificò
pure un monistero di monaci colla
regola osserrata nella Palestina da
s. liarione, e tì menò esemplar vita
religiosa, del qual monistero usa-
rono dieci Pontefici , e pai'ecchi
santi , registrati dal Piazza, Ge-
mrcJu'a pag. Suo, Il dottoi^ della
Chiesa san Girolamo celebia le su-
blimi gesta di s. Pammachio, suo
grande amico.
Già nel pontificato di s. Gelasio I,
craato nell'anno 49^1 questa chiesa
era titolo Cardinalizio, facendosi
menzione nel sinodo romano da lui
adunato di Giovanni pinete di questo
titolo, e di altro Giovanni ai*cìprete
del medesimo. Anzi abbiamo, che il
detto titolare Giovanni, o altro di
egual nome, fatto da s. Gelasio I
Cardinale prete di esso, nel 5^3 di«
venne il santo Pontefice Giovanni I.
Secondo alcuni, anche Papa s. Aga-
pito I, creato nel 535, era stato
titolare di questa chiesa. Gli altri
Cardinali titolari, che furono innal-
zati alla cattedra apostolica, sono:
Onorio III, nel I3i6, Innocenzo VI,
nel 135?., Adriano VI, nel i523,
Leone XI , e Paolo V, ambedue
eletti nel i6o5. In tanta venerazio-
ne poi fu questa chiesa sino dalla
remota antichità, che s. Gregorio I
vi pose la stazione nel terao giorno
di quaresima, la quale tuttora ce-
lebrasi , e vi recitò la XXXIV ome-
lia. E arricchita questa chiesa dei
corpi d»'ss. Giovanni e Paolo, ed
evvi chi sostiene anche di s. Pam-
machio, nonché dei ss. martiri Stelli-
tani in numero di undici, e del corpo
di s. Saturno. Ne mancano scrìttorì,
1 quali asseriscono, a cagione della
santità ed amenità del luogo, avervi
CHI 4>
abitato qualche Pontefice, massime
Onorio HI.
Più volte fu Instaurata ed abbel-
lita questa insigne chiesa. Dapprìmn
il Pontefice s. Simmaco, cento anni
dopo la sua fondazione, la ristaurò,
dicendoci l'Anastasio: fedi gradiis
post absidem, giacché osserva V Ugo-
nio, che anticamente la Ceciata della
chiesa stava dove oggi é la tribu-
na, abbisognando perciò dei gradini
per ascendervi. In appresso vi ac-
coi*sero a ripararla varii Pontefici,
e Cardinali titolari. Divenuta la chie-
sa collegiata, in progresso di tem-
po i canonici eransi ridotti a po-
chi , a segno che nel pontificato
di Nicolò V appena se ne contava-
no quattro, i quali non abitavano
nella canonica, e poco osservavano
Tuffiziatura. Ma il celebre, e zelante
Cardinale Latino Orsini, che n'ei*a
titolare, ottenne dal Papa una bolla
nel primo di gennaio i455, colla
quale, rimossi i canonici, la diede
a' religiosi gesuati, con tutte le ren-
dite e prerogative, ed il Cardinale
con generosa magnificenza abbellì,
e riparò la chiesa.
Dall' iscrizione molto antica, che
si legge suU'architi^ave esteimo del
portico, si rileva, che la chiesa fu
ristaurata da certo Giovanni Cardi-
nale titolare. Dipoi si ha, che il
Cardinal Guglielmo Enchenvoer, cui
Adriano VI, nel 15^3, conferì questo
titolo da lui prima tenuto, fece ese-
guire il vasto e nobile portico. L'al-
tra titolare Cai*dinal Nicolò Pellevé
o Palve francese, creato da s. Pio V,
sotto il cui pontificato accadde l' in-
venzione de'coi*pi de' ss. Gio: e Paolo,
con molta spesa fece il coro con due
altari l'uno dirimpetto all'altro nella
nave di mezzo. Quindi il Cardinal
Agostino Cusani milanese, che ebbe
questo titolo in uno alla sagra por-
46 CHI
pora da Sisto V, ristaurò il moni-
stero, y'ì fece il nobile soffitto inta-
gliato, e decorò di altre belle figure
la tribuna. Senza mentovare altri
titolari, che furono splendidi con
questa chiesa, il Cardinal Anto-
nio Caraffa, pronipote di Paolo IV,
aggiunse alla tribuna coli' opera di
J^icolò Circignani, detto Pomarando,
altre pitture, fra le quali quella di
s. Pammachio, ed operò altri mi-
glioramenti, coir iscrizione : s. Pam»
machìus hujus ecclesiae condilor;
poscia ristorò, ed ingrandì il mo-
nistero contiguo.
Soppressi i religiosi gesuati nel
1668 da Clemente IX, i loro beni
furono dati in commenda, finché il
celebre Cardinal Howard de' duchi
di Nortfolch inglese, siccome protet-
tore zelante della sua nazione, otten-
ne da Papa Clemente X la chiesa,
il monistero, e le entrate pei reli-
giosi domenicani inglesi, i quali tì
fecero rifiorire il divin culto. Tut-
tavolta, dopo la morte del Cardinal
Howard, non essendo sufficienti al
mantenimento de'religiosi le rendite
del monistero, Innocenzo XII, con
apostolico breve degli 8 settembre
1 697, li rimosse, ed in vece vi col-
locò i signori della missione, con
gran vantaggio de' fedeli. Ai 27
gennaio 17^26, il Pontéfice Benedet-
to XIII si recò a questa chiesa,
volle riconoscere le ossa de' santi
martiri Gio. e Paolo, le rinchiuse
colle sue mani in una* cassa di
piombo, e sottomettendovi gli ome-
ri, le portò in solenne processione
con molti Cardinali, prelati, e clero
pel portico ed atrio. Indi spedì ai
signoin della missione il breve, Licet
sacra, BuU, Ro^, tom. XII, pag.
70, ai quali concesse, che ogni an-
no celebrassero coli' uffizio di rito
doppio la pia memoria di questa
CHI
traslazione . Finalmente Clemente
XIV, avendo nel 1778 trasferito al-
trove i signori della missione , re-
staurata la chiesa e il monistero, la
concesse ai religiosi passionisti(/^dlf),i
quali con molto zelo vi fanno risplen-
dere il divino culto. Essi ricevono per-
sone di civile condizione, tanto ec-
clesiastiche, che regolari in rìtiro,
oltre il pio costume di dare i con-
sueti esercizi spirituali, diverse volte
all'anno.
Si entra in chiesa per un antico
portico, i cui ultimi restauri, e can-^
celli di ferro sono del Cardinal Fa-
brizio Paolucci, titolare della chiesa.
Esso è composto di otto colonne
antiche, due delle quali sono di gra-
nito rosso, e la porta viene decorata
da due lioni di marmo pure anti-
chi , secondo il costume de' gentili ,
e de' primi cristiani , preso dagli egi-
zi, per dinotare la custodia, e la
vigilanza. L'interno della chiesa è
a tre navi divise da pilastri, e
da ventiquattro colonne di mar-
mi diversi. Il pavimento è di an-
tico mosaico di pietruzze, e mar-
mi di colori diversi, e su di quello
a destra, nella navata grande, si
vede una pietra contornata di ba-
laustra, indicante il luogo ove funn
no decapitati i ss. Gio. e Paolo, i
cui coi*pi si venerano sotto l'altare
maggiore in urna di porfido. Nella
chiesa vi sono ne' quadri, stimabili
pittui^, e fra i depositi, meritano
special menzione quello modesto del
ven. Paolo della Croce, fondatore
de' passionisti, morto nel contiguo
monistero ai 18 ottobre 177^; e
quello del dottissimo ed erudito Car-
dinal Giuseppe Garampi. Pr^abile
ed interessante é il campanile, avente
le campane, che sono annoverate
fra le più sonore ed armoniose &
Roma, e formanti un bel concerto!.
CHI
In questa chiesa celebrasi la fèsta
dei titolari ai 16 giugno, nel qual
giorno, ogni anno, il magistrato ro-
mano ùi r oblazione d' un calice
d'allento, e di quattro torcie di
cera. Il gesuita p. Andrea Bu-
drioli scrisse: F'ila de' ss, Giovanni
e Paolo j Roma 1728. Prima di lui
Filippo Rondinini stampò in Roma
nel 1707; De Sanctis martyribus
Joanne et Paulo, eorumque basilica
in urbe Roma ^ sgelerà monumenta
coUecta^ et concinnata.
Ss, Giovanni e Petronio de Bo-
lognesi, V, Bologna, cioè il volu-
me V, p. 3o3 del Dizionario.
«SI Girolamo della Carità^ deWav'
ciconfraternita della Canta, e
della congregazione de' sacerdoti
di s, Girolamo della Carità .
Fedi.
«S*. Girolamo degU Schiaffoni, coUe-
giata, e titolo CardinàUzio, nel
rione Campo Marzo,
Nel medesimo luogo, ove sorge la
chiesa, un certo Girolamo ei^emita
schiaTone, nell'anno i4^o restaurò
una piccola chiesa sulla sponda del
Tevere presso il mausoleo di Au-
gusto, dedicata a s. Martina, o, co-
me altri dicono, a s. Marina; chie-
sa che per la sua picciolezza co-
munemente chiamavasi s. Marinel-
la. 'In questa l'eremita introdusse il
culto del dottore s. Giix)lamo, di cui
ei*a divoto, locchè avvenne sotto il
pontificato di Nicolò V. Quindi es-
sendosi i turchi, nel i4>^3, impadro-
niti dell'impero d'oriente, della Schia-
vonia, lUirìa, e Dalmazia, molti di
que' cattolici rifngiaronsi- in Roma,
massime gli Schiavoni, con tre dei
loro vescovi. Questi, per aiutare la
loro nazione, incominciarono a que-
stuare per la città, acquistarono que-
ClII 47
sto sito, e Nicolò V donò loro la
chiesa di s. Marina, che dedicarono
al dottore 6. Girolamo, erìgendovi
contiguo un ospizio ed ospedale.
Ben presto la contrada prese il no-
me di Schiavonia, e nella chiesa fu
istituita una confraternita pegli il-
lirici, schiavoni, e dalmati, con un
Caixlinale per protettore. F. il Piaz-
za, Opere pie di Roma, pag. 572,
e. IV; Di s, Girolamo degli Schia^
voni a Rìpetta, L' ospedale, e l'ospi-
zio furono protetti dai Pontefici
Calisto IH, Pio II, Paolo II, e Si-
sto IV, il quale ampliò la chiesa;
anzi i due primi decretarono, che
di tutti gl'individui appartenenti
alla nazione, i quali morissero in.
Roma ab intestato, non avendo con-
giunti prossimi, la metà dell' eredità
spettasse all'ospedale. Di questo fa
pure benemerito Innocenzo Vili, e
certo Fantin Valle dalmatino, udi-
tore di palazzo, e sepolto nella ba-
silica libenana, che lasciò rendite
per ampliarlo, ed esecutore della
sua volontà il Cardinal Oliviero
Caraffe. Attualmente però si può
dire, che l'ospedale non esista come
prima, giacché la casa contigua alla
chiesa che serviva a tale oggetto,
serve per abitazione de' canonici , i
quali cadendo infermi , sono man-
tenuti dalla congregazione illirica,
che passa loro il vitto e i medici-
nali. Quelli poi della nazione, i
quali si recano in Roma, sono man-
tenuti dalla stessa congregazione,
ma non hanno alloggio in questo
locale. F, il citato Piazza, p. 117,
capo X, DelTospedale di s, Girola-
mo degU Schiavoni y ed Illirici a Ri^
pelta. Nell'anno i567, come atte-
stano Novaes, Panciroli, ed altri, il
santo Pontefice Pio'V ei^esse la chie-
sa di 8. Girolamo degli Schiavoni
in titolo Cardinalizio, e pel prinu)
48 CHI
lo conferì al Cardinal Santacroce,
creatura di Pio IV, poscia Io diede
al Caixlinal di Angennes , e quindi ,
avendo esaltato nel 1570 fr. Felice
Peretti della Marca col titolo pres-
biterale di s. Simone, non andò gua-
rì, che lo trasferì a questo di s. Gì*
rolamo. Mentre n'era titolare, ai
24 aprile i585, fu creato Papa col
nome di Sisto V. Egli poi innalzan-
do alla sagra porpora, ai i3 del
seguente maggio, il nipote Alessan-
dro Damasceni Peretti di Montalto,
gli assegnò per titolo questa mede-
sima chiesa. Anzi riconoscendo Sisto
y la sua origine dalla nazione dal-
matina, o illirica, con animo gran-
de Tolle riedificare dai fondamenti
la chiesa, coU'opera dei Talenti ar-
chitetti Martino Longhi il vecchio,
e dì Gio. Domenico Fontana. L'ar-
ricchì di privilegi e di reliquie, e
vuoisi che pensasse ivi trasportare
da s. Maria Maggiore il venerando
corpo di s. Girolamo, ovvero parte
di esso. Quindi, col disposto della
costituzione Sapientiam Sanctorum
narrerà popuUy emanata il dì prìmo
agosto 1589, perchè vi risplendesse
il divin culto, e fosse onorato san
Girolamo, v'istituì una collegiata
con arciprete, cinque canonici, quat-
tro beneficiati , e due cappellani , i
quali dovessero essere illirìci, dalma-
ti, o schiavoni, stabilendone juspa-
tronati i suoi pronipoti Peretti prin-
cipi di Venafro, e i loro discendenti.
Ma per le vicende de' tempi, delle
rendite stabilite per questo capitolo
da Sisto V, non ne rimasero se non
che per le prebende di due canonici,
e di due beneficiati, che perciò no-
mina il duca Sforza-Cesarini, erede
del cognome e delle ragioni della
famiglia Peretti. Siccome poi pel
rimanente delle prebende supplisce
la congregazione illirica colle sue
CHI
rendite, penàò gli altri canonici, e
beneficiati sono nominati dal Car-
dinal vicarìo, visitatore apostolico di
detta congi*egazione. Non deve poi
tacersi, che questo capitolo, tanto in
coro, che nelle processioni del clero
romano cui interviepe, usa il distin-
tivo dell'almuzia.
La facciata esterna di questa chie-
sa è di travertino, l'interno è lodato
per le sue proporzioni, con buoni
quadri, ed altri stimabili dipinti,
rappresentando i freschi del coro le
gesta del santo dottore, eseguiti dal
Viviani, e da Andi*ea di Ancona.
L'aitare maggiore è isolato come
quello delle antiche basiliche, ed ha
una bella urna di verde antico, con
ornati di bronzo dorato. La festa
di s. Girolamo vi si celebra a' 3o
settembre. Le alti*e interessanti no-
tizie riguardanti la chiesa, e l'ospe-
dale di s. Girolamo degli Schiavoni,
si possono leggere in Gaspare Ai-
vero, Roma in ogni stato ^ a pag. 7 1
e seguenti.
*$". Giuliano in Banchi. V, Aaa-
CONFRATEBinTA DI S. GnTLIAITO.
S. GiirsEPPE a capo le Case delle
Carmelitane Scalze, Vedi,
S. Giuseppe de* Falegnami, V. Ar-
CICONFRATERNITA DI S. GIUSEPPE DEI
FALEGNAMI, 6 CAAGERB.
S. Giuseppe alla Longara de'PU
Operai. P^edi.
S, Giuseppe delle monache Orso-
line. Vedi.
S, Gregorio de Muratori a Bipel"
ta. V. AACICONFRATERNrrA DI s.
Gregorio de' muratori a Ripetta.
Ss. Gregorio ed Andrea al mon-
te Celio j al CUvio di Scauro,
CHI
tiiolo Cardinalizio y in cura dei
monaci camaldolesi j nel rione
CampùelU.
U monte Celio prese tal nome da
tra Taloroso capitano così chiamato^
il quale si recò a Roma in soccorso
di Romolo nella guerra contro il
re Latino. Dall'essere stato poi que-
sto colle più degli altri di Roma
«elvaggio, fu detto dagli antichi
mtenjuetulanus j quasi qiterceo, dai
vasti querceti che lo cuoprivano.
Dicesi al Clivo di Scauro, perchè da
Scauro fu fatto il clivo, die divide
il Celio dal Celiolo, non come altri
ci*edono, perchè ivi avesse la casa,
la quale dagli archeologi è posta
sul colle incontro. Quivi, e nel Ce-
liolo ebbe la sua casa paterna il
santo Pontefice Gregorio I, che per
le sue virtù, e magoanime geste fu
meritamente appellato il magno, o
il grande, discendente dalla celeber-
rima famiglia Ànicia, figlio di Gor-
diano senatore di Roma, e della
santa matrona Silvia, che molti vo-
gliono siciliana di Messina, ove se ne
celebra la memoria a' ii marzo.
Dopo la morte del padre di s. Gre-
gorio, colle ampie ricchezze che pos-
sedeva, non solo fondò sei monisteri
in Sicilia, ma uno anche in questa sua
casa paterna, e lo dotò di rendite.
Quindi, nell'anno S'j5y si fece mo-
naco beoedettino, come affermano
Mabillon, Tiraboschi, Loretto ec.
Racconta il Baronio, che s. Silvia
abitava nel celebre monistero di s.
Sabba, e che ogni giorno mandava
al monaco figlio una minestra di
legumi in una scodella d'argento in
questo monistero, e che non aven-
dola i monaci rìmandata, s. Grego-
rìo la diede ad un bisoguoso, che
per la terza volta erasi presentato
alla porta del monistero» non bastan-
vot, itir.
CHI
49
dogli i soccorsi ricevuti. In premio
della canta del santo poi si seppe
che il povero era un angelo. /^.
Alberto Cassio, Memorie storiche di
s. Silvia^ Roma 1765, p. 64, e 66.
A pag. poi 173, num. 3, il mede-
simo Cassio aggiunge, che nel detto
monistero di s. Sabba, s. Gregorio
fece dipingere l'effigie di santa Sil-
via sua madre.
Oltre il monistero, s. Gregorio
nel medesimo luogo fondò una chie-
sa in onore dell' apostolo s. Andrea,
di cui era divotissimo, il perchè di-
venuto Pontefice l' anno Sqo, nel-
l'orazione della messa, che comin-
cia Libera nos^ aggiunse il di lui
nome, perchè morì in croce, coni e
Cristo, e s. Pietro, e neir anno secon-
do del suo pontificato solennemente
dedicò la chiesa al s. Apostolo, aven-
do domandato ed ottenuto dall'im-
peratore Tiberio un braccio del
santo. Da questo monistero s. Gre-
gorio spedì s. Agostino, abbate del-
lo stesso monistero di s. Andrea, in
Inghilterra a conveitirla alla vera
fede. Nel medesimo, secondo Novaes
tom. I, p. ^4^, fece dipingere la
sua effigie per tener sempre desto il
fervore de' monaci colla sua presen-
za. Quivi ridusse a miglior forma
e consonanza il canto ecclesiastico,
che perciò prese il nome di grego-
riano. Il suo palazzo era una scuo-
la di virtù e di scienza, servendosi
di chierici e monaci per consiglie-
ri, né i gravi studii gì' impedivano
l'esercizio della carità. Ogni gior-
no trattava a pi*anzo dodici poveri
servendoli colle sue mani, pei* cui
meritò, che una volta vi si trovasse
assiso un angelo per decimoterzo.
Nella cappella di s. Barbara, della
quale parleremo, presso questa chie-
sa, si conserva la tavola di marmo
sulla quale il Papa imbandiva il prau-
4
So CHI
20 a' poveri, e vi si legge il seguen-
te distico:
Bis senos hic Gregorius pascebal
egentes.
Angelus et decinms tertius accU"
buit.
In questa chiesa, s. Gregorio, nel
giorno della festa di s. Andrea, re-
citò la quinta omelia suU' evangelo.
Dair Epistola 9, cap. 38, e dai
Dialoghi^ I. 4 e. 55, del medesi-
mo Pontefice, si conosce il grande
rigore. di lui sulla povertà, che esige-
va dai suoi monaci, e che uno di
questi chiamato Giusto, avendo pres-
so di sé tre scudi allorché si am-
malò, proibì che ninno lo visitasse,
meno il suo fratello. E sebbene il
monaco si pentisse del trasgredito
dovere, venuto a morte, il Ponte-
fice per altrui salutare terrore, non
volle che fosse sepolto nella chiesa,
ma fuori di essa, e coi ù*e scudi.
Quindi mosso a compassione disse
al fratello del defonto, che gli ce-
lebrasse trenta messe in altrettanti
giorni continui, acciocché venisse
liberato dai purgatorio, siccome av-
venne, e si seppe apparendo il de-
funto al fratello. Altri poi dicono
che il santo stesso celebrò le mes-
se, e che vedesse Giusto circon-
dato di luce, liberato con quel suf-
fragio dalle pene del purgatorio. Da
ciò ebbe origine la devozione del po-
polo per questa chiesa, non solamen-
te di farvi celebrare messe pei trapas-
sati, ma di visitarla in tutto Fotta-
vario de' fedeli defunti, e di voler
esser sepolti nel vicino cimitero.
Racconta poi il Panciroli, Tesori
nascosti, p. 897, che s. Gregorio
non solo dedicò questa chiesa a s.
Andrea, ma vi consacrò quattro al-
tari dichiarandoli privilegiati in suf-
CHI
fragio dei defunti, cioè V altare mag-
giore, i due ad esso laterali, e quel-
lo, che resta a destra appena si en-
tra in chiesa.
In progi^esso i monaci di questo
monistero dedicarono la chiesa anco
a s. Gregorio I, nome che prese
pure il medesimo monistero, chia-
mandosi de' ss. Andrea e Gregorio^
8d>bene volgarmente si chiami sol-
tanto col secondo titolo. Indi i mo-
naci vi propagarono pure il culto
di s. Silvia, col benedire dnture di
seta bianca mercè apposita orazio-
ne, per quelli, che molestati dalle
convulsioni, ricorrono al valido pa-
trocinio della santa. Non è vei*o ciò,
che scrissero alcuni, che il corpo di
8. Gregorio I fosse sepolto in questa
chiesa, la quale però possiede un di
lui braccio, mentre si venera nella
basilica vaticana. Altri attribuiscono
a Papa s. Gregoiio II la dedicazio-
ne della chiesa al suo predecessore.
Certo è, che s. Gregorio II vi fece
rifiorire la monastica disciplina, di-
venendo piti che mai insigne il mo-
nistero, e la chiesa, con essere an^
noverato fra le venti abbazie pri-
vilegiate di Roma, i cui al^ti un
tempo assistevano al Papa tutte
le volte che celebrava pontifical-
mente. Nel decorso secolo, l' abbate
Ruggieri, bibliotecario della biblio-
teca imperiale, rinvenne in essa un
antico registro in pergamena di que-
sto monistei*o di s. Gregorio in Cli-
vo Scauri , mancante però del prin-
cipio, sul quale Francesco Parisi jfe-
ce di suo pugno l'argomento ad
ogni istromento. Da quest'istromen-
ti rilevasi la serie di quegli abbati,
e siccome mancava del principio, ve
lo pose, incominciando dal secolo
VI, e ne collocò copia nella bibho-
teca del Cardinal Mareibschi. Tut-
tavolta è tal serie alquanto diver-
CHI
sa da quella degli Annali Camal-
dolesi,
Nel secolo XII, il Pontefice Ono-
rio Il ritoraando da Benevento nel
1 1 3o, ed essendosi ammalato, dal
patriarchio lateranense si fece tras-
portare al monastero di s. Gregorio,
ore mori a' 1 4 febbraio, e fu se-
polto al Laterano. Non vacò la sede,
e nel medésimo monistero da sedici
Cardinali, ad onta della sua ripu-
gnanza, fu eletto Papa Innocenzo
II. A questa elezione fece parte Gio-
vanni Cardinal vescovo Ostiense,
già priore del sacro eremo di Ca-
maldoli, a cui spettava la consacra-
zione del nuovo Pontefice. V. Hu-
bertum epis. Lucensem in Epist ad
fforbertum archiep, Magdeburgen'
sem apud Echardum, t. II. Non
si deve qui tacere, che nelle vite
de' Papi si legge come nel moniste-
ro presso al Settizonio al Clivo di
Scauro, furono eletti nel 1198 In-
nocenzo III, nel 12^7 Gregorio IX,
e nel i!x4i Celestino IV. Tali no-
tizie riportiamo all'articolo Chiesa.
m s. Lucu NEL Cerchio, o al set-
tizonio, perchè eretta in quell'edi-
fizio, che stava incontro di questa
chiesa di s. Gregorio. Or dunque
non essendovi nel Settizonio moni-
stero, per la gran vicinanza con que-
sto di s. Gregorio, probabilmente
esso sarà stato il vero luogo ,
ove furono celebrati tali comizi.
A varie vicende andarono sog-
getti col volgere degli anni il mo-
nistero e la chiesa, che, divenuta
(X)mmenda, doveva darsi a un Car-
dinale^ goveniando il monistero l'ab-
bate de' monaci benedettini. Però
non saprebbesi precisare l' epoca, in
cui l'abbazia fu commendata. Negli
AwiaU Camaldolesi^ tom. VII, p.
^37, si legge. *» Idem Nicolaus V
n anno i44^> stylo buUarum, hoc
CHI
Si
» est anno i449> idibus januarii,
M pontificatus sui anno II, Leonar-
M dum , alias Marcellum , ordinis
>9 praedicatorum constituit in abba-
'» tem monasteri! ss. Andreae et
» Gregorii de Urbe, quod vacat ob
M mortem Sagacis episcopi cavensis^
«• cui Martinus V commendaverat
M praefatum coenobium post obi-
« tum Joannis quondam abbatis ".
Certo è, che il Sommo Pontefi-
ce Gregorio XIII, nell'anno 1578,
vi pose i monaci camaldolesi (Fé-
di)^ pure dell' Ordine di s. Bene-
detto, che tuttora vi fioriscono. Va
qui avvertito, oltre quanto dicemmo
all' articolo Camaldolesi , che essi
anticamente avevano una chiesa a
s. Macuto, intitolata di s. Antonio
Abbate, dicendo il Panciroli a p.
a 1 8, eh' essa prima chiamavasì s.
Nicolò, e che fu restaurata dai ca-
maldolesi nel declìnai*e del secolo
XVI. Quindi il Cardinale Antonio
Maria Salvia ti, abbate commenda-
tario, e creatura del menzionato
Pontefice, non solo eresse accanto
la chiesa di s. Gregorio, una bel-
lissima cappella, di cui parleremo »
ma siccome il popolo per recarsi
alla chiesa di s. Gregorio doveva
passare per un vicolo cui confinava
una di lui vigna, il generoso por-
porato spianò la vigna , e formò
una comoda strada con ampia
piazza innanzi la chiesa. Il gran
Cardinal Baronio, che fu abbate
commendatario di questa chiesa, ne
fu benefattore, la restaurò massime
nelle cappelle poco da essa distan-
tì, e particolarmente in quella di
s. Silvia, e rinnovò il cimitero, ed
una fontana sotterranea, che esiste-
va sino a' tempi di s. Gregorio. Po-
scia il Cardinal Scipione Caffiirelli
Borghese, abbate commendatario di
questa abbazia , nipote di Paolo
5i CHI
V , e . penitenziei'e maggiore, nel
i633, con disegno di Giovanni Bat-
tista Soria, vi fece costruire la mae-
stosa facciata di travertini, la gra-
dinata, e il portico interno, orna-
to di molte memorie sepolcrali, e
di pitture del Pomarancio, il quale
portico è di forma quadra d' or«
dine dorico^ adorno di colonne.
In sonito, e nel pontificato di
Gemente XI, tanto il monistero
che la chiesa vennero riedificati da-
gli stessi monac» camaldolesi. I la-
von della chiesa furono cominciati
con architettura del monaco camal-
dolese fr. Giuseppe Serratini, e ter-
minati nell'anno 1725 con dise-
gno di Francesco Ferrari, sebbe-
ne il Venuti dica nell'anno 1734.
Fu in questa circostanza, che dalla
vecchia chiesa furono ivi trasportati
e disposti nel claustro, o portico i
monumenti sepolcrali, tra cui meri-
tano special menzione, pel lavoro,
quello a sinistra disegnato da Mar-
tino Lunghi, e quello a destila del
Riparoli, ove in basso rilievo di me-
tal b veniva rappresentata l'entrata
di Cristo in Gerusalemme, di Lo-
renzetto scultore, con bei pultìni, e
termini.
L'interno della chiesa ha tre na-
vate, ed è decorato di sedici colon-
ne, la maggior parte di granito. La
volta, per ordine del Cardinal An-
ton felice Zondadari, fu dipinta a fre-
sco da Placido Costanzi, il quale vi
rappresentò la ss. Trinità, che accoglie
s. Gregorio I, e s. Romualdo in cielo,
colla Spagna, Francia, Inghilterra
ed Africa, in gran parte convertite
al cristianesimo per le zelanti cure
di quel Pontefice. Indi, nel 1734,
il Cardinal Angelo Maria Quirini,
abbate commendatario di s. Grego-
rio, con munificenza rifece l'altare
maggiore coli' opera dell'architetto
CHI
cav. Dalmazzoni, adoi*nando la tri^
buna di begli stucchi e marmi ,
menti-e il quadro, che rappi^esenta
i santi titolari Andrea e Gr^orio^
fu dipinto dal veronese Antonio
Balestra. Inoltre il Cardinal Quiri-
ni fece lastricare di marmi il pa-
vimento della chiesa; però i marmi
duri di esso sono opera più antica.
E verosimile, che tal pavimento ab-
bia appartenuto ad un tempio di
Bacco, come taluno opinò, giacche,
nell'ultima suaccennata riedificazio-
ne, furono demoliti alcuni antichi
avanzi di esso per dilatare le navi
minori. Otto sono le cappelle delle
navate minori, quattro per paite.
La prima a destra , entrando in
chiesa, è dedicata a s. Silvia, la se-
conda a s. Pier Damiani, la tersa
a s. Romualdo moribondo, e la
quarta in fondo a s. Gregorio Ma-
gno, il cui quadro vuoisi opera di
un discepolo di Rai&ello, o di An-
drea Sacchi, o di Sisto Badaloochi.
Nella ]>arte davanti di questo altare
si ammirano stupende sculture in
basso rilievo, in cui è figurato quan-
do s. Gregorio, celebrando in questa
chiesa la messa, seppe per divina
rivelazione, che veniva liberata un'a-
nima dal purgatorio. Accanto a que-
sta cappella evri una piccola stanza
con custodia di reliquie, ed una se-
dia antica di marmo, che la tradi-
zione dice avere appartenuto a san
Gregorio, come pur dice essere que-
sto luogo stato il suo oratorio. Le
cappelle della nave sinistra sono de-
dicate, la prima al b. Michele, la
seconda alla ss. Vergine e ad alcu»
ni santi camaldolesi, e la terza al-
l' Immacolata Concezione : in fondo
evvi la cappella del ss. Sacramento»
Tanto a questa, che alla tribuna
del lai tare maggiore, ed alla cappeV*
la di s. Gregorio, furono fatti rinr
CHI
novare gli stucchi, e le dorature dal
Cardinal don Placido Zurla, il qua-
le- già a vera appartenuto alla fa-
miglia monastica dì (juesto luogo^
da lui beneficato pure in altri mo-
di. Riposa il suo corpo dal lato si-
nistro della detta cappella del ss.
Sacramento, sotto un marmoreo a-
Tello eseguito dal cav. Giuseppe
.Fabrìs, col suo busto somigliantissi-
mo. Dìcontro alle pareti si legge
una marmorea iscrizione, eretta al
regnante Pontefice, alla sua esalta-
zione, dalla congregazione camaldo-
lese, cui aveva appartenuto, come
meglio si dirà.
Dalla poi*ta laterale di quest' ul-'
tima cappella si passa a quella edi-
ficata a 5. Gregorio nel 1600 dal
Cardinal Salviati summentovato, che
▼i pose per quadro dell' altare il
celebratissimo quadro di Annibale
Caracci, il quale rappresenta quel
Pontefice, e nelle infauste note vi-
cende fu trasportato in Inghilter-
ra. In esso il santo Pontefice era
figurato in atto di pregare T im-
magine di Maria Vergine, che col
santo Bambino ivi si venera al la-
to destro della cappella. Questa im-
magine , secondo la pia tradizione,
parlò allo stesso s. Gregorio, il qua-
le si crede, che in questo luogo
avesse la cella, cioè prima che venis-
se assunto al pontificato, e che in es-
sa celebrasse. Le quattro colonne
deiraltare sono di cipollino, e le
pitture della cupola sono di Gio.
Battista Ricci di Novara. Incontro
air immagine della Madonna si am-
mira un superbo, ed antico ciborio
di marmo di egregio lavoro, che il
dottissimo monsignor d. Albertino
Bellenghi ( arcivescovo di Nicosia ,
già abbate generale de' camaldolesi ,
in questa cappella sepolto) illustrò
'colla Dissertazione sulle antiche cU"
CHI 53
stodic della ss. Eucaristia ^ Roma
i836. Questa cappella fìi incomin-
ciata da Francesco da Volterra, e
terminata da Carlo Mademo.
Dall'anzidetta cappella si passa
nel chiostro de' monaci, ove antica-
mente eravi il cimiterio, ed ove vi
sono tre antiche cappelle , o chiese,
rinnovale dal Cardinal Earonio, i!
politico delle quali fu ornato , nel
1744» dagli stessi camaldolesi. La
prima è dedicata a s. Silvia, ed è
ricca di colonne dì porfido verde,
e di alabastro fiorito. La statua del-
la santa è di Nicola Cordieri, dettò
il Franciosìno, che l'eseguì sotto la
direzione di Buonarroti. Dice poi il
Piazza, nel tom. I, p. 660 del suo
Emerologio di Roma, che detta sta*
tua fìi lavorata simìjle all'antica, fcitta
fare da s. Gregorio I quando moiì
la madre, e che quivi fu traspor-
tato il suo corpo. Le pitture dt-Jia
volta della tribuna di tal cappdin,
dal Cardinal Scipione Borghese licl
1608 furono commesse a Guido Reni,
che vi operò una gloria di angeli -
ed inoltre quel Cardinale vi fece il
soffitto.
Nella seconda chìesina, o cappelli
dedicata a s. Andrea apostolo, e rin-
novata dal magnifico Cardinal Bor-
ghese, con disegno del Domenichino,
vi ha l'altai'e a due colonne di verde
antico, colla tavola dipinta sullo stuc-
co ad olio dal Roncalli, che vi fi-
gurò la b. Vergine, e i ss. Andrea
e Gregorio, mentre i ss. Pietix) e
Paolo, dipinti ai lati dell'altare, so-
no di Guido. Lo stesso porporato
nelle pareti laterali commise al Do-
menichino, e a Guido Reni due
fi*eschi, che per averli fòtti con ga-
ra, riuscirono meraviglia dell' arte.
Il primo vi dipinse s. Andrea fla-
gellato, cui da ultimo il Papa re-
gnante fece copiare ad olio dal cav.
54 CHI
SiWagni, e poscia collooò nel palaz-
zo apostolioo lateranense. Il secondo
Vi figm*ò quell'apostolo in atto di
adorare la croce prima di essere
crocefisso. Si vuole, che in questa
cappella, o nella pi^eoedente, s. Gre-
gorio I recitasse alcune omelie.
La terza chiesina, od oi'atorìo, i
dedicata a s. Barbara, ed ha due
colonne di giallo brecciato. Il Car-
dinal Baronio la restaurò, e tì mi-
se in fondo la statua di s. Grego-
rio I sedente, abbozzata, o diretta
da Michelangelo, ed eseguita dal
Cordieri. Antonio Viviani da Urbi-
no a fresco dipinse le pareti. Presso
di questa cappella si vuole, che dor-
misse il santo Pontefice; ivi sì conser-
va ancora la tavola di marmo, sulla
quale imbandiva la mensa ai pove-
ri pellegrini, nella qual pratica ven-
ne imitato dai suoi successori.
Tanto queste tre cappelle che la
chiesa sono in grande venerazione
per le antiche memorie ecclesiasti-
che, e per le indulgenze postevi dai
Sommi Pontefici. Sono frequentate
con gran divozione nell'ottava dei
fedeli defontì, e, nel secolo decorso,
ogni anno solevano recarvisi i Pon-
tefici Clemente XI, Innocenzo XIII,
e Benedetto XIII, per non dire di
altri. Nel medesimo secolo passato, co-
me sì legge nei Diarì di Roma, nella
mattina dell'anniversario (}e'fedeli de-
fonti, dopo la cappella, i Cardinali
visitavano questa chiesa, che gode
r indulgenza della stazione nel terzo
giorno di quaresima, postavi da Cle^
mente Vili, Aldobrandim. A' nostri
giorni poi Leone XII vi pose quel-
la di s. Silvia ai 3 'novembre, e
l'altra di s. Andrea apostolo ai 3o
di detto mese. Quando ai 32 otto-
bre del 1826 in questa chiesa il
Cardinal Bertazzoli consagrò in ar-
civescovo di Efeso l'attuale vescovo
CHI
di Osimo e Cingoli Cardinale Gio-»
vanni Soglia, il Pontefice Lepne XII
si recò subito dopo la funzione neU
la chiesa, ascoltò la messa del p. d.
Gerardo Sagredo, ora abbate ca-
maldolescj e poscia passando a vi-
sitare le cappelle, recatosi in que-
sto monistero , volle assidersi alla
mensa coi suddetti, col Cardinal Cap-
pellari, colla monastica famiglia ed
altri, e poscia volle vedere la scel-
tissima biblioteca, e molti prezio*
si codici. Laonde , per grata me*
moria, i Cardinali camaldolesi don
Placido Zurla, e d. Mauro CappeU
lari, nel luogo ove s' imbandì la
mensa, eressero analoga marmorea
isciùzione.
Lo stesso Leone XII confeiì la
commenda abbaziale di s. Gregorio^
cioè delle ti^e Cappelle, in perpetuo
al capitolo di s. Maria Maggiore
coi relativi pesi, e colla consei*vazio<
ne di esse. Le rendite erano prima
amministrate dagli spogli. Gli ultinà
abbati commendatali furono i Car*
dinali Brascbi, che nel 1775 diven-
ne Papa |Pio VI, e Gianfrancesoo
Albani. Nel monistero camaldolese
fiorirono molti grandi uomini, per
sapere, vii*tii e santità di vita, e da
ultimo tre, che n'erano stati abbai
ti, furono annoverati al sagix> Cd»
legio, cioè Andrea Giovannetti, Mau^
ro Cappellari, regnante Pontefice, e
r altro vivente Ambrogio Biandiip
Il secondo, non contento di avere
arricchita la chiesa di preziose peli'
quie e suppellettili, per mezzo del*
r architetto cav. Gaspare Salvi, ne
rìabbelFi l'atrio, restaurò i sepolcrali
monumenti che air intorno lo fre-
giano, e che erano stati per la mag^
gior parte deturpati, o dispersi nei
miseri tempi del repubblicano deli-
rio. Pur troppo per sempre fu tolto
quello di bronzo di Lorenzetto ^ per
CHI
cui ora primeggia quello della filini^
glia Bonsi fiorentina, lavoro del secolo
XVI. Poscia, dopo avere l'architet-
to rassodato con forti costruzioni gli
indeboliti fondamenti del vecchio
nionistero, egualmente per pontifi-
cio comando, vi aggiunse un nuo-
vo braccio, e lo forni di portico, e
di comodissima scala. Né lasciò sen-
za ornamento la pai*te estema del
divo, per cui vi si ascende; ma, riat-
tata la muraglia, che serve di ripa-
ro, vi aprì due nobili cancelli, Tuno
de' quali conduce al chiostro, e l'al-
tro ai giardini pubblici, che furono
anch' essi aggranditi. £ perchè nul-
la mancasse al compimento dell'in-
tiera decorazione, ampliò magnifica-
mente la lunga e diritta via, che
divide il Palatino dai Celio, fian-
cheggiandola di muri e di alberi, e
facendo che l'arco di Costantino,
sgombro d' ogni maceria, ne tenesse
il bel mezzo. A memoria di tutto
furono poste quattro ismzioni ai la-
ti de' suddetti cancelli.
Finalmente lo stesso Pontefice
Gr^orio XVI, dopo aver benefica-
to in più modi questa chiesa, e
questo monistero da lui abitato da
monaco ed abbate camaldolese, coi
governo del medesimo, e talvol-
ta anche da Cardinale » massime
coir accrescere di preziosi libri la
biblioteca veramente scelta, onde ri-
parante le perdite fatte per le vi-
cende degli accennati tempi , da ul-
timo, colla bolla Romani Pontìfices^
data ai 28 giugno 1889^ soppres-
se, secondo il disposto di Pio VII,
cioè per quando venisse a vacare, il
titolo Cardinalizio di s. Eusebio, il
che avvenne nel concistoix) de' 13
luglio 1 841 9 in cui il Cardinal Pao-
lo Polidori, titolare di s. Eusebio,
otto e conseguì quello di s. Prasse-
de, ed invece elevò questa chiesa
CHI
55
dei -sé. Andi*ea e Gregorio al monte
Celio, al grado di titolo presbitera-
le Cardinalizio, in considerazione dei
grandi suoi pregi, e delle sue illu-
stri memorie ecclesiastiche, seguen-
do gli analoghi esempi dei Papi suoi
predecessori. Quindi nel pubblicare
agli 8 luglio Caixlinale il p. abba-
te d. Ambrogio Bianchi camaldole*
se, conferì a lui il nuovo titolo Car-
dinalizio, avendone egli preso il con-
sueto possesso.
Nel pontificato di Clemente VIII,
che per equipollenza canonizzò s.
Romualdo, con decreto del magistra-
to romano, del io maggio i6o3, fu
stabilito doversi dai conservatori di
Roma, e dal priore de' caporioni ,
fiire l'offerta a questa chiesa an-'
nualmente del calice d'argento con
quattro torcie, ai la marzo, festa
di s. Gregorio; ma in progresso di
tempo, l'offerta si cambiò per l'e-
poca, in ogni bieùnio, come tuttora
si effettua. F'. D. Mauro Sarti,
Inscnptiones antiquae ex hìbUoAe*
ca monachorum camaldiUensium s,
Gregorii in monte Celio^ Romae
1 765.
aS*. GnisoGONOy titolo Cardinalizio
con parrocchia j in cura de reli»
giosi Carmelitani dell'antica os^
servanza^ nel rione di Traste*
vere»
Presso le terme Severiane di A-
lessandro Severo, in questo luogo
eravi una di quelle case, in cui nel
tempo delle pei*secuzioni della Chie-
sa, i fedeli si congi*egavano per le
orazioni, e per celebi'arvi il saQto
sagrifizio, e le sagre loro sinassi. Al-
cuni dicono, che Costantino la tras-
formasse in chiesa, e che s. SilvestiH>
I la dedicasse in .onore di s. Griso-
gono martire nobile romano, vi po^
56
CHI
nesse la stazione, e 1 erigesse in ti-
U)\o Cardinalizio. Certo è che la
chiesa, nel 49^9 ^^^ &^ titolo, dap-
poiché nel concilio romano, celebra-
to da Papa s. Simmaco, v'inter-
Tennero tre preti di questo titolo.
Nel giorno di lunedi, il Cardinal ti-
tolare di s. Grisogono celebrava le
funzioni ebdomadarie nell'altare pa-
pale della basilica vaticana. Rovi-
nando, a cagione dell' antichità e
dell'ingiuria de' tempi, la chiesa, ven-
ne rifabbricata da' fondamenti da
9. Gregorio IH, creato l'anno 78 1.
Inoltre questo Pontefice fece un
magnifico ciborio d'argento, ed al-
tre ricche suppellettili; indi edificò
il contiguo monistero sotto il nome
de' ss. Stefano, Lorenzo, e Grisogo-
no, e togliendo la chiesa a' chierici,
nella persecuzione, che Leone l'Isau-
rico faceva alle saa*e immagini, l'af-
fidò ai monaci fuggili dall'oriente,
phe alcuni dicono essere stati basilia-
ui, altri benedettini. Vero è, che l'im-
mediato suo successore s. Zaccarìa
fece Cardinale prete di questo ti-
tolo Stefano romano, il quale nel
752 divenne Papa col nome di Ste-
fano II, ed egualmente creò Cardi-
nale Sterno mònaco benedettino del
monistero di s. Grisogono, il quale
fu creato Papa nell'anno 768 col
nome pure di Stefano detto IV. S.
Gregorio IH dotò il monistero di
buone rendite, giacche l'uffiziatura
della chiesa era eguale a quella di
». Pietro. Evvi in questa chiesa l'in-
dulgenza ne' sette altari privilegiati,
come nelle basiliche patriarcali ec.
Il Martinelli dice, che Stefano IV
denominò la chiesa anco a' ss. Ste-
fano e Lorenzo , per le loro reli-
quie quivi da lui riposte.
Benedetto III dell' 855 ristorò la
chiesa, e le donò cinque calici di
#r^e;nto. Verso l' anno 879, Giovan-
CHI
ni VIII spedì Pietro Cardinale di
6. Grisogono, legato in Costantino-
poli. Stefano IX, detto X, quando
nel 1057, fu esaltato al pontificalo,
era prete Cardinale di questo tito-
lo, ed il Panciroli dice, eh' era sta-
to anco monaco benedettino del
monistero. Minacciando la chiesa
di cadere, il titolare di essa Car-^
dinal Giovanni da Crema, la rin-
novò dai fondamenti, vi eresse, e
consacrò un oratorio acciò servisse
per coro nell'inverno, T arricchì di
reliquie, fabbricò un altro moniste-
ro, dotandolo di rendite, ed il tutto
verso il 1228 nel pontificato di O-
norio II. Presso questa chiesa, e nel
contiguo palazzo abitarono alcuni
Pontefice, come Urbano VI, e partico-
larmente Eugenio IV, affermandolo
il Borgia ed altrì, per cui si han-
no diplomi, brevi, e bolle pontifi-
ci^ colla data apud s. Chrysogonwn.
Prima di Eugenio IV, cioè aVa5
aprile i4o8 , essendosi recato in
Roma Ladislao re di Napoli, dalla
porta di s. Giovanni andò ad abi-
tare questo palazzo o monistero, ed
ivi fece i magìsti'ati del popolo l'o-
rnano.
Nel medesimo palazzo abitarono
i Cardinali titolari della chiesa ,
Pietro Bembo, e Adriano Castellen-
se. Per la loro scienza e celebrità,
era divenuto quel palazzo un' acca-
demia, e riunione di uomini dotti.
Ma per riguardo alla chiesa, Y eb-
bero in cura, oltre i monaci bene-
dettini, anco i canonici regolari,
finché Sisto IV, ovvero Innocenzo
VIII, nel 14^4) ^^ concesse ai car-
melitani dell' antica osservanza , e
delia congregazione di Lombardia,
che tuttora vi sono, ed amministra-
no l'antichissima cura parrocchiale.
Il Piazza^ nelle Opere Pie di R<h
ma, a pag. 4^^ e 54i > parla 4i
-CHI
■^ue confraternite erette in questa
.chiesa, una in onore -di s. Maria
del Carmine, conosciuta sotto il ti-
tolo di s. Maria Maler Dei^ la quale
^essendo coli' andare dei tempo di-
Hiinuita, nel i543, regnando Pao-
lo III si rinnovò sotto gli auspicii del
■ss. Sacramento i e di s. Maria Mater
Dei del Carmine^ e ad una divota
immagine della ss. Vergine fìibbricò
un nobile oratorio.
Il Cardinal Camillo Borghese vi-
• carìo di Roma, mentre era titolare
di questa chiesa, a' 26 settembre
1602, ottenne per essa da Clemen-
.te Vili, che in considerazione di
essere s. Grisogono romano, ed es-
sere presso questo luogo stato car-
: celiato, e soccorso da s. Anastasia
matrona romana, per decreto del
senato romano le venisse stabilita
r annua oblazione del calice^ e pa-
tena d'argento , e quattro torcie.
-£d inoltre, che tale oblazione fosse dal
senato medesimo pi*esentata in questa
chiesa nel dì della festa, cioè ai 24
novembre, locchè tuttora si pratica ,
«ebbene ad ogni biennio. Divenuto
poi il Cardinal Borghese, nel i6o5,
Papa col nome di Paolo V, nel
far Cardinale il suo nipote Scipio-
.:i)e Caffarelli Borghese, gh confeiì
.questo suo titolo, ed esso vi eserci-
tò r animo suo gi*ande e splendido.
'Dappoiché voile rìmodernaria con
.architettura di Gio. Battista Soria
-coi farvi un nobilissimo soffitto do-
rato. Dipinse nella tribuna il cav.
id'Arpino la b. Vergine col bambi-
no, e nella nave di mezzo si vede
-s. Grisogono in gloria, opera stu-
penda del Guercino , alla quale, per
essere stata ti*asportata nelle note
Ji^icende in InghiUeiTa, fu ora so-
stituita una copia. Fece pur di uuo-
^o la facciata e il portico adorno
4i quatt4X) colpnpe di granito; por*
CHI 57
tico che nel 1707, fu chiuso con
cancelli da Clemente XI; ristaurò
anche il campanile a forma pira-
midale, e le campane, in compenso
delle antiche, che il Cardinale per
la loro grossezza, e pel suono
veramente armonioso, fece tras-
poitare alla sua abbazia di Grotta-
ferrata.
L'interno di questa chiesa è a
tre navi, e quella di mezzo è dis-
giunta dalle altre per venti due co-
lonne di granito egizio, d'ordine jo-
nico, che, secondo TUgonio, ed al-
tri, appartenevano alla vicina Nau-
machia d'Augusto o alle Terme Se-
veriane. L'arco della tribuna è retto
da due colonne di porfido rosso ,
mentre quattro colonne di alabasti*o
sostengono il baldacchino dell'altare
maggiore. Nella cappella delia ss.
Trinità vi sono i monumenti della
^miglia Poli, modellati dal cav. Ber-
nini, e nella chiesa, oltre quella del
Cardinal Millo, titolare della stessa,
vi sono molte memorìe mortuarie
di famiglie Corse, giacche i Corsi,
ne' secoli XVI e XVII, ebbero nel-
le vicinanze un quartiei*e per esser
in que' tempi assoldati al servigio
militare della Santa Sede. In questa
chiesa , oltre la stazione , e la festa
del santo titolare, nella domenica
dopo il 16 luglio, si celebra la festa
della b. Vergine del Carmine.
S. Ignazio de' religiosi della com^
gnia di Gesù. V, Gesotti.
Ss, Incarnazioue del Verbo Dlvi^
no delle monache barberine, V.
Caamelitanb scalze.
A questa chiesa, dedicata pure a
s. Maria Maddalena de' Pazzi , in
ogni quadriennio, a' ^5 maggio per
)a fi^ta ancora di detta santa ^ il
58 CHI
senato romano fa T oblazione' d'uìa
calice d' ai*gento , e di quattro tor-
cia di cera.
S, Isidoro de' minori osservanti ir»
landesi, V, Francescaici.
S, Ivo delV archiginnasio romano»
V, Università^ bomava.
S, Lazzaro del capitolo Vaticano^
nel rione Borgo.
Questa chiesa sta fuori di porta
Angelica, alla radice di monte Mario,
m un luogo, ove prima del 1 187, in
cui regnava Gregorio Vili, essendovi
la pubblica osteria, un povero france-
se lebbroso, colle limosi ne che i^c-
colse dalla pietà de' fedeli, edificò
una chiesa in onore di s. Lazzaro
fratello delle ss. Maddalena e Marta,
non che a s. Lazzaro mendico, con
annesso ospedale pei lebbrasì. Verso
il 1598, nel pontificato di Clemente
Vili, fuvvi eretta una confidatemi ta di
vignajuoli ed ortolani, della quale
ti'atta il Piazza, Opere pie di Roma^
pag. 1 7 , Dell' ospedale di s. Laz-
zaro, Ma dipoi, per le tenui sue
rendite, l'ospedale fii unito a quello
di s. Spirito in Sassia, finché Be-
nedetto XIII, nel 1726, eresse in-
vece quello di san Gallicano. La
chiesa per lungo tempo fu parroc*-
chia succursale di quella di s. Pietro,
ma poscia venne riunita a quella
di monte Mario. A* 17 dicembre vi
si celebra la festa del santo titolare,
e nella domenica di Passione vi è
la stazione.
S. Lorenzo in Borgo de' religiosi
delle scuole pie j detti Scolopii.
Vedi.
S, Lorenzo in Fonle^ della congren
CHI
' gazione Urbana presso la Sw*
burra. V. Famiglia db' Car]>in ali.
S. Lorenzo al Macel de* corvi, del
conservatorio di s. Eufemia. Fedi,
iS» Lorenzo in Lucina, titolo Can»
^ dinalizio del primo Cardinale del*
Vordine de* preti, con parrocchia
in cura de* chierici regolari mi*
norij nel rione Colonna,
Nel campo tiberino, già apparte-
nente ai Taixjuini, e che per essei^
stato consacrato a Marte, si disse
campo Marzo, il quale da Belisaria
fu compreso con mura neUa città,
e precisamente presso il luogo ove
Augusto innalzò lobelisco , da Pio
VI eretto poscia sulla piazza di mon-
te Citorio, eravi il tempio di Giu-
none Lucina , col suo bosQO saetto
verso lo stagno di Terento. Laonde
da lacus Lucince, ovvero dalla no-
bile matrona romana Lucina, trasse
il nome la chiesa da lei fiondala ,
e dotata in onore di s. Lorenzo ar-
chile vita e martire. Quella chiesa,
oltre che di s. Lorenzo in Lucina,
fu detta anco ad craticulam , pel
supplizio su di essa sostenuto dal
santo, e per quella parte di detta
Graticola, che conservasi in essa.
S. Sisto III Papa, dell' anno 4^^»
per testimonianza dell'Anastasio, ot-
tenne il luogo dall'imperatore Va*
lentiniano III, lo dedicò a s. Loren-
zo, e Tadoinò ed arricchì di preziósi
arredi sacri, che registra il Piazza
nella Gerarchia^ pag. 5i5. Foi*se
vi sarà stato prima il titolo Cardi*
nalizio, giacché ^racconta il detto
Piazza, nel suo Menohgio romano,
a pag. 87, che questa chiesa fu ti*
toio Cardinalizio sino dai tempi di
8. Silvestro I, e di Costantino;
nella Gerarchia^ apag.SiG^ aggiuiw
CHI
gè, che forse fu la prima chiesa in
Roma stata edificata a s. Lorenzo,
prima ancora di quella fuori le mu-
ra. Certo è, che era titolo Cardina-
lizio sotto s. Simmaco del 49^ > ^
quantunque il primo titolo sia quello
di s. Maria in Trastevere, pui*e il
primo Cardinale dell' ordine de' pre-
ti gode sempre questo di s. Loi*en-
zo. Vuoisi, che s. Gi'egorio I yi po-
nesse la stazione nel venerdì dopo
la tei^za domenica di quaresima, e
che destinasse questa chiesa per le
pubbliche preci. Nel settimo secolo
fu restaurata da Benedetto II, elet-
to nell'anno 684, facendo alti*ettan-
to il magnifico Adriano I Terso l'an-
no 780.
Ne minore fu la beneficenza di
Pasquale II, giacché da un'antica
chiesa di s. Stefano, nel luogo det-
to Acqua Traversa, avendo trovati
i corpi de' ss. martiri Quinto, Pon-
ziano, Eusebio, Vincenzo e Pelle-
grino, e nella via latina quelU di
fi, Felicola vergine e martire, e di
s. Goixliano, li fece tutti riporre
sotto l'altare maggiore nel ma.
Dopo questo tempo si hanno memo-
rìe, che la chiesa era divenuta colle-
giata di numerosi canonici, con un ai*-
dprete per prima dignità. Ugo Ge-
remei, canonico ed arciprete di essa,
nel iia5, fu fatto da Onorio II
Cardinale di s. Teodoro. Mentre
n' era titolai*e il Cai'dinale Anselmo,
canonico regolai*e di Pavia, l'anti-
papa Anacleto II, dopo il ii3o,
Tolle consacrai^e la chiesa. In appres-
so il Cardinal Gnzio Cenci titolare
della medesima, non solo la restaurò
dai fondamenti, ma, a motivo della il-
legittima consacrazione fatta dal fal-
so Pontefice , a' 26 maggio 1 1 96 ,
solennissimamente la fece consacrare
dal Papa Celestino HI, e per la cele-
brità di questo rito ne fu posta una
CHI 59
marmorea iscrizione nella dtiesc^ stes-
sa. Prima di Cinzio, il Cardinal Al-
berto di Mora, che nel 1187 di-
venne Papa col nome di Gregorio
Vili, avea ricevuto questo titolo da
Adriano IV. Nel 1227, Gregorìo I.X
fece Cardinale prete di s. Lorenzo
in Lucina Sinibaldo Fieschi, che
nel 1243 ascese al pontificato col
nome d'Innocenzo IV.
Il Cardinal Guglielmo Bragose,
titolare, nel 1 367 , lasciò morendo
la sua eredità a questa chiesa, in
pentimento degl' improperi scagliati
contro Urbano V, che era partito
dalla Francia per restituire a Ro-
ma la pontificia residenza. Dipoi il
Cardinal Giovanni de la Roche Taisle,
titolai*e nel i4^7) &bbricò presso la
chiesa Un palazzo pei Cardinali ti-
tolari. Questo palazzo fìi splendida-
mente ristorato dal Cardinal Filip-
po Catandrinì, fratello uterino di Ni-
colo V, che n' era titolare , e che
morì nel 1476. Fece altrettanto,
verso il i55o, il Cardinal France-
sco Gonzaga, altro titolare. Dice il
Panciroli, a p. 4>S> clie la chiesa
fu ristaurata ed abbellita dai Car-
dinali Ugone d' Inghilterra, Giovan-
ni di Rohano, ed Innico d'Aragona,
tutti titolari. Regnando Gregorio
XIII, nel 1578, in questa chiesa
venne eretta la confraternita dei ss,
Sagramento , della quale tratta il
citato Piazza, nelle sue Opere pie
di Romay a p. 534> Nel pontificato
di Sisto V fu pure restaurata la
chiesa, ed allora si trovò un'im-
magine di Maria santissima sotto il
titolo della Sanità, la quale fu po-
sta nella sommità dell'altare mag-
giore. Si rinvenne eziandio in quella
circostanza un pozzo d'acqua Limpida,
nel quale, essendo stati sepolti vari
corpi di santi martiri, i fedeli co-
miooiai'ono a berla per divozione.'
6o CHI
In tanta venerazione fu sempre
questa chiesa, che Clemente YIII,
ed Urbano Vili in tempo di pesti-
lenza la sostituirono alla basilica di
s. Lorenzo fuori le mura , per lu-
crarvi l'indulgenza di una delle sette
chiese di Roma. Paolo V, nel 1606,
soppresse l'antica collegiata, ridusse
i canonicati a cappellanie per la
sontuosa cappella, che fabbricò nella
basilica Liberiana, e diede la chiesa
di s. Lorenzo in Lucina, in uno alla
popolatissima parrocchia, ai chieri-
ci regolai*! minori ( Vedi ). Quivi
il p. Bartolomeo Elefanti, zelante
religioso di tal Ordine, agli 8 set-
tembre 1625, institui, coU'approva-
zione d' Urbano Vili , una congre-
gazione composta di sessantatre per-
sone, sotto r invocazione della bea-
ta Vergine. V, il Piazza , Opere
pie, ec.j p. 767, Della congrega^
zione della natività della h, Ver^
gine degli artigiani^ in s. Lorenzo
in Lucina, Divenuto titolare di que-
sta dìiesa il Cardinal Nicolò Alber-
gati Ludovisi, parente di Gregorio
XV, con magnificenza la ornò con
pitture, massime il portico che mu-
nì di cancelli di ferro, e le donò
una beila cassa di bronzo forato,
per collocarvi la a*aticola di ferro,
su cui fu arrostito s. Lorenzo. E
quando, sotto Innocenzo X, i chie-
lici regolari mi non dalla chiesa di
s. Agnese in piazza Navona {Vedi)
dovettero trasportare quivi il loro
collegio, si obbligarono a sommini-
6ti*are ottocento scudi annui al Car-
dinale titolare, per aver ridotto il
loro palazzo a collegio. Di poi per
r anno santo 1 65o, con disegno di
Cosimo da Bergamo, e per Tanno
santo 1675, i i*eligiosì abbellirono,
e in più modi ristorarono la chiesa:
ed ai lì ottobre il Cardinal Car-
pegna vicario di Roma, allora quan-
GHI
do furono rinnovati il coro e 1* alta-
re maggiore, col disegno del Rinaldi,
riconobbe formalmente i corpi del
ss. martirì summentovati. La nota
delle preziose i*eUquie, che si con-
servano in questa chiesa, viene li-
portata dal Piazza, neW Eorterologio
a.pag. a 16.
Nel 1702 il Cardinal titolare Car-
lo Barberìni fece celebrare in que-
sta chiesa sontuosissime esequie al
re Giacomo II, ed il Cardinal ti-
tolare Mariscotti, nel 17 15, v'isti-
tuì la festa di s. Lucina, la cui im-
magine si vede dipinta sulla tribu-
na con una chiesa in mano, per
indicare, che essa ne fu la prima
fondatrice. Forse il Cardinal l'avrà
rinnovata o resa più solenne, giac-
ché il Piazza, che stampò nel 1713
il suo Emerologìoy nel registi*are la
festa di questa santa ai 3o giugno,
dice che celebravasi in s. Lorenzo
in Lucina dai chierici minori. Il
Diario poi di Roma del 1721, al
numero 62 4» dice che Innocenzo
XIII fu a visitare per tal fèsta
questa chiesa, ricevuto dal sagro Col-
legio. Finalmente va osservato, che
siccome Benedetto XIV nel creare
Cardinale Gio. Teodoro de' duchi
di Baviera, fratello dell' impei*atore
Carlo VII, per grazia speciale gli
aveva concesso il titolo di s. Loren-
zo Paneperna, sebbene mai si re^
casse in Roma, in progresso' essen-
do divenuto primo dell'ordine pres-
biterale, passò a questo titolo col
quale morì nel 1768.
Pel portico , dipinto dal Garzi ,
si enti'a in questa chiesa, le cui prin-
cipali decorazioni esistenti sono di
Carlo Rinaldi. Ha una sola navata,
con otto cappelle decorate di stu-
pendi dipinti, ed ornamenti. L'alta-
re maggiore, ricco di marmi, e di
quattro belle colonue di oei'o auti*
CHI
co, ha il crocefisso, che la marche-
sa Cristina Buglioli Angelelli fece
dipingere dal celebre Guido Reni.
Fra i monumenti sepolcrali vanno
rammentati quello che, nel 174^9
fece erigere Benedetto XIV al suo
concittadino Cardinal Davia bolo-
gnese, titolare della chiesa ; e quello
non ha guari eretto dal eh. viscon-
te di Chateaubriand al gran Pussi-
no. Oltre la stazione, in questa chie-
sa^ ai IO agosto, si celebra la festa
del santo titolare.
«y. LonBNzo in Miranda^ del coU
legio de' Farmacisti* V» Speziali.
«y. LonENZO in Pane-Perna^ tilO'
lo Cardinalizio^ in cura delle niO'
nadie di s. Chiara^ nel rione Monti.
Questa chiesa fu eretta sul monte
Viminale, tra rEsquiiino e il Qui-
rinale, ove furono i bagni di Agrip-
pina madide di Nerone, e il palazzo
degli imperatori Decio e Valeriano,
nel luogo ove quest' ultimo fece ar-
rostire il diacono s. Lorenzo. L'e-
rezione di questa chiesa , secondo
il Piazza, rimonta a Costantino il
Grande^ e la dedicazione al santo
martire, al Papa s. Silvesti*o I. La
sua denominazione in Panispema
Palisperna^ o Pane Perna è incer-
ta, e ne furono date diverse spie-
gazioni, giacche alcuni vogliono, che
derìvasse simile etimologia da una
statua del dio Pane rinvenuta iii
que' dintorni. Altri , col Nardini , e
col Martinelli, da quel Perpenna
Quadi*aziano, illustre e facoltaso ro-
mano, che aveva la sua casa in que-
sto luogo, e che ivi ristorò le ter-
me di Olimpiade ; altri dicono, che
avendo esso fòbbricato tal chiesa,
dal suo nome si chiamò in tal mo-
floy perchè un' isaizione di questa
CHI 61
famiglia si rinvenne presso la me-
desima. Altri da una donna chia-
mata Perna, la quale in questo si-
to aveva un forno, per cui il pane,
che da essa prendevasi, veniva det-
tq il pane di Perna. Altrì finalme^-
te, spiegando dal latino le due voci,
dicono significar esse pane, e pro-
sciutto, e rammentando che quivi
fìi già un tempio dedicato a Giove
Faguntale , così appellato da una
selva di faggi a lui sagri, ricordano
che quel luogo si chiamò pane e
perna perchè a tal divinità si sa-
grifìcava un porco, i cui avanzi si
mangiavano avidamente con molto
pane, e poi se ne celebrava la festa
con conviti, nei quali in modo ec-
cessivo si mangiava pane e pro-
sciutto. Certo è, che anticamente
nel giorno della festa di s. Loren-
zo le monache del contiguo moni-
stero dispensarono pane e prosciut-
to; ma ora soltanto dispensano in
tal giorno il pane benedetto, cioè
particolare a quei, che vi si recano
a celebrare la messa, e comune al
popolo.
Questo titolo fu detto frequente-
mente ad Formosam, ovvero in For^
mosa^ perchè, come vuole il Gri-
maldi , fu restaurato da Formoso,
il quale fu fatto Papa V anno 89 1 .
Dall'Anastasio si apprende, che Ana-
stasio II del 496 ne adornò la con-
fessione, e che successivamente la
ristorarono Pelagio li dei 578, il
quale tutta la rifece, san Grego-
rio II del 71 5, Stefano 11^ detto
III, del 752, e fu beneficata da s.
Nicolò I , il quale fu elevato alla
cattedra apostolica neir858. Da tem-
po immemorabile, nel giovedì dopa
la prima domenica di quaresima, vi
si celebra la stazione; e dalle memo-
rie del contiguo monistero si ha, die
in questa chiesa riposano i coipi di
Gì CHf
s. Marmenia, e dei ss. Crispino, e
Crispiniano, oltre le insigni reliquie
di s. Lorenzo, di s. Eusebio Papa,
non che di s. Brigida, che in questo
luogo domandava la limosina pel
suo ospedale. Anticamente abitaro-
no neir annesso monistero i mona-
ci , e divenne una delle primarie
abbazie di Roma, per cui fu con-
ceduta all'abbate la singolare pre-
rogativa di assistere al sommo Fon-
tefice quando celebrava pontifical-
mente.
Bonifacio Vili, nelFanno i3oo,
riedificò la chiesa, la quale succes-
sivamente fu abbellita, e ristorata
dai Cardinali titolari, dopo che Leo-
ne X, nel i5i7, la dichiarò titolo
Cardinalizio, e sotto di lui le mo-
nache fì*ancescane, le quali risiedevano
in altro monistero del medesimo
inone Monti, passarono in questo di
s. Lorenzo pane e perna, ed in
quello che lasciarono si è poi ma-
nifestata la prodigiosa immagine la
quale si venera nella chiesa di s. Ma-
na de* Monti. Indi il celebre Car-
dinale Guglielmo Sirleto , nel pon-
tificato di Gregorio XIII, dai fon*
damenti la rifabbricò, col concorso
delle monache, venendo di nuovo
consagrata nel i5j5 ai 26 settem-
bre. L conservatori di Roma ogni
anno ai io agosto, giorno della fe-
sta del santo, per decreto di Cle-
mente X dei 29 luglio 7671, fan-
no a questa chiesa V oblazione d\m
calice d'argento, e di quattro toi^
eie di cera. Nell'interno vi sono. di-
pinti di buoni autori, e la facciata
esterna fu colorita a fresco con gran
diligenza da Pasquale Cati di Jesi.
Nell'ingresso esterno si ascende alla
chiesa per una doppia scala. Cle-
mente XIII, nel creare Cardinale
nel 1759 Fr. Lorenzo Ganganelli,
gli conferì questo titolo, e poscia lo
CHI
ebbe in successore nel 1 769 , col
nome di Clemente XIV.
S. Lorenzo Juori le mura di Roma,
basilica patriarcale, con parroc'
chia in cura de^ canonici regolari
lateranensij nel rione Monti.
Questa insigne basilica, che è la
quinta delie patriarcali , come dicem-
mo parlando delle Chiese di Boma,
e all'articolo Basilica, è posta sulla
via Tiburtina, così detta perché
conduce a Tivoli, circa un mìglio
lungi dalle mura, e dalla poi*ta,
che ora da essa prende il nome.
Questa porta anticamente si chiamò
Esquilina , di s. Maria Maggiore, e
Taurina da una testa di toro posta
sull'arco della stessa porta dal lato
interno, chiamandosi perciò la re-
gione Caput tauri. In questo liu^o,
appellato campo Yerano, evvi il ci-
miterio famoso di Ciriaca, di cui si
tratta agli articoli Catacombe, b
Cimiteri. Quivi, dopo il martirio,
fu portato il corpo di s. Lorenzo,
arcidiacono della Chiesa roinana,
trasferito occultamente dalle terme
di Olimpiade da sant'IppoHto; indi
coir aiuto di s. Giustino prete ebbe
quel santo a collocarlo in una grot*
ta, detta poi la grotta Tiburtina.
Sopra di essa il pio Costantino im-
peratore fabbricò una magnifica
chiesa, che con rito solenne fii con-
sagrata da s. Silvestro I, neiranno
33o, e quindi fu enumerata tra le
cinque patriarcali. Assegnata Tenne
a residenza del patriarca di Geru-
salemme, allorquando si fosse recato
■in Roma per la celebrazione di con-
cili, o per altri a&ri della Chiesa.
Inoltre fu compresa questa basilica
nel numero delle sette chiese di
Roma, che si visitano per lucrare
r indulgenza plenaria. Si determinò
CHI
Gostantìno di &bbricar quivi con
ìsplendidezza un sagro tempio, non
solo perchè ti riposava il corpo di
s. Lorenzo, ma ancora perchè vi tro-
vò riposto numero incalcolabile di
santi martìri. Vi fu poi depositato
il corpo di s. Stefano protomartire,
sotto il pontificato di Pelagio II,
portato già a Roma da Costantino-
poli ^ nel 557; e mentre quel Papa
lo collocava! nel sepolcro, dov'era
il corpo di s. Lorenzo, con meravi-
glia di tutti si videro le ossa di
questo santo da per sé ritirarsi ver-
so il lato sinistro del sepolcro, affine
di dar luogo a quelle del nuovo
ospite. Ma raccontano il Panciroli,
Tesori nascosti pag. 4^49 ^ ì^ Piaz-
za, MenologiOy pag. 68, coir auto-
rità di s. Gregorio I , che volendo
Pelagio II restaurare la chiesa,
mentre si eseguivano alcuni scavi,
i monaci e i manuali ti*ovarono, e
scuoprirono, senza saperlo, il sepol-
cro di s. Lorenzo. Però nello spazio
di dieci giorni morìrono tutti, e
vuoisi che Dio ciò permettesse per-
chè niuno ardisse rimuovei'e da
quel luogo il santo.
Antonio, padre di san Damaso I
Papa del 867, fu lettore di questa
chiesa, e il Pontefice s. Zosimo, nel-
l'anno 418, venne sepolto nella ba-
silica. Coir assenso dell' imperatore
Yatentiniano III, Papa s. Sisto III,
del 4^^> ^^ ^^c^ ^^' miglioramenti
degni della sua munificenza , e ven-
ne sepolto nelle contigue catacombe.
Anche da Galla Piacidia, figlia di
Teodosio il grande, fu resa più ma-
gnìfica quesita basilica. Papa s. llai*o
vi stabifi un monistero di monaci
perdiè la uffiziassero e custodissero;
e morendo nel 4^7? volle essere se-
polto accanto Sisto III. Il Papa san
Simmaco eresse un ospitale pei po-
veri pellegi*ini, vicino alla basilica,
CHI 63
e san Giovanni I, nel 5i5, diede
parte a questa chiesa de'ricdii doni
ricevuti in Costantinopoli dall' im^»
peratore Giustino. Pelagio II ebbe
a rifabbricarla verso l' anno 578, e
r immediato successore s. Gregorio I
vi recitò quattro omelie, giacche
altre volte i Pontefici vi si recavano
a celebrare le stazioni, che ora pur
vi sono nella domenica di settuage*
sima, nella terza domenica di qua-
resima, nel mercoledì dopo pascipia,
e nel giovedì dopo la pentecoste.
Anzi fra le cappelle papali, delle
quali Sisto V volle restituire Ja
celebrazione alle basiliche ed alle
chiese di Roma, si noverano le due
cappelle papali di questa chiesa nella
terza domenica di quaresima, e a' io
agosto giorno della festa del santo
titolare. Altre riparazioni e risarci-
menti furono fatti ad essa da san
Gregorio II verso l'anno 720, e da
Adriano I verso Tanno 772. Questo
secondo ne cangiò le forme, aggiun-
gendovi le navi attuali, e cambian-
do gì' ingressi : il perchè per le pò*
steriori vicende e riparazioni non
v' ha piò vestigio della primiera fab-
brica di Costantino. Dice il Panci-
roli, che divenne questa basilica
anche collegiata; ma che nell'anno
95o tornò ad essere servita dai mo-
naci^ essendovi stati da Agapito II
introdotti i cluniacensi. Parlando il
Piazza, Gerarchia p. 346, di questa
chiesa , come patriarcale , ed una
delle cinque cattedrali del Papa, e
quale abbazia Cardinalizia, dice che
solevano recarvisi i Pontefici come
a cattedrale subordinata per farvi
alcune funzioni papali, cioè nella
domenica di settuagesima , in cui
cantavano la messa, e pronunziava^
no il sermone o l'omelia al popolo,
affine di spiegare l' introito della
messa. Aggiunge inoltre il mede-
64 CHI
simo Piazza, che chiaoiossi la ba-
silica abbaziale Cardiaalizìa al mo-
do della patnarcale basìlica di s.
Paolo, non però percihè V abbate
fosse per privilegio Cardinale nato,
siccome opinarono alcuni , fva quali
il pad. della Noce, che ne trattò in
Qhron, Sac. Monast, Cass. nura.
r34o, lib. Ili; ma piuttosto l'ab-
bate Cardinale di s. Lorenzo, e quel-
lo di s. Paolo nello stretto signifi-
cato s intendevano i primari , e prin-
cipali abbati di Roma, come spiegò il
della Noce, sì per la cospicuità delle
loro basiliche, sì per la sontuosità, e
magnificenza de' loro monisteri , e s\
per r osservanza esemplare della di-
sciplina ne* monaci, per la copia
delle rendite, e per altre distinte
prerogative. Furono ancora chiamati
abbati Cardinali quelli delle dette due
basiliche, anche [>er essere di fi'e-
quentc esaltati al Cardinalato, ov-
vero perchè tali abbazie si solevano
dare in cura, e commenda a' soli
Cardinali. Aldemarìum quoque JeL
mem, in ecclesia s, LaurentU^ quce
appellatur foris muros CarcUnaLem
simuli et aòbatem sacravi^ leggiamo
in un'antica memoria. Quelle laudi
poi, ed acclamazioni, che si fònno
dal Cardinal primo diacono, dagli
uditori di Rota, e dagli avvocati
concistoriali nel di della coronazione
del Papa, e in quello del possesso,
anticamente si facevano, allorquando
il Pontefice recavasi già coronato in
s. Pietro al Laterano pel possesso,
dal Cardinal abbate, o priore di s.
Lorenzo extra muros ^ coi giudici,
ed avvocali vestiti di piviali.
Specialmente i romani onorano il
s. diacono Lorenzo in questa sua
basilica nel giorno di mercoledì in
forza di una visione ricevuta da
un santo monaco^ che nel secolo
VI custodiva questa chiesa. Ecco
CETI
come ciò racconta il citato Piazza y
nel suo Santuario a Menologio Ro'
manoj a pag. 49^»* ^ ^* " ^^^
M tempo di Alessandro II nell' an-
M no 1062, era nel monistero di
M questa chiesa un monaco di san-
M tissima vita, il quale levavasi ogni
f» notte prima del mattutino, e vi-
M sitava gli altari. Una notte prece*
M dente al mercordì, nel mese di
» agosto, facendo orazione all'alta-
M re maggiore, vide cogli occhi aper-
M ti entrare in chiesa un peraonag*
» gio grande e venerando, vestito
n di abiti sacerdotali con un diaco-
M no e suddiacono per celebrare la
M messa solenne. Seguivano molti
M soldati, religiosi, signori, e altri
M del popolo, che dovevano stare
M presenti alla messa. Stupito il
» monaco di tale novità, si accostò
M al diacono, e con ogni rispetto
M gli disse : Chi siete voi altri^ che vi
>• preparate a tanta solennità? Rispo-
M se il diacono : Quello cK e vestito
»» da sacerdote è s, Pietro apostolo yio
*» sono Lorenzo, che in tal giorno
9» di mercordìj nel quale il SignO"
» re Gesù Cristo Ju tradito, e dai
» giudici fu determinato che moris-
»• se^ ho patito per amor suo tan*
M te pene, e però in memoria del
>» mio martirio siamo venuti oggi
9» a fare questa solennità^ che vedi
» in questa chiesa. Jl suddiacono l
w s. Stefano protomartire, e i mi"
9» nistri sono gli angeli del parodi-
99 so j gli altri sono apostoli, mar-
9» tiri, confessori e vergini^ che in
9* questi giorni del mio martirio han^
99 no voluto onorarmi. E perchè
99 questa mia solennità, e onore
99 fattomi, sia noto a tutto il mon»
9* do, ho voluto che tu lo veda, ac-»
9» ciò lo manifesti quando sarà gfor»
9» no al Papa, e gli dica da mia
» parte, che venga a questa cJiiesa
CHI
9» col suo clero a celebrarvi^ dart'
n do al popolo queW indulgenza per-
»» petua che gli parerà. E come
»• darà fide alle mie parole, disse
» il monaco, se non gli do qualche
M segno della verità di questa vi--
u sione ? Allora il santo si levò il
n cingolo, dei quale era cinto, e
M glielo diede, perchè lo potesse
M mostrare per segno della visione.
99 Andò dunque il monaco pieno
9* di giubilo al monistero, convocò
M i monaci, e narrando loro la vi-
M sione, mostrò il cingolo ricevuto
M da s. Lorenzo. Onde l'abbate e
99 ì monaci, che sapevano la santi-
w tà del sagrestano, andarono tutti
99 insieme dal Papa, il quale , di
99 consiglio de' Cardinali, s' inviò con
99 loro alla chiesa per celebrarvi la
»» messa, e per istrada incontrarono
9é un morto, di' era portato a sep-
»> peilire. Volle il Papa con que-
99 sta occasione fare sperienza del
99 cingolo, e fatta orazione, lo pose
99 sopra il morto, il quale subito
99 resuscitò. Assicuratosi di piii del-
9* la verità della visione, rese gra-
99 zie a Dio e al santo, arrivò al-
Tì la sua chiesa, vi celebrò solenne-
M mente la messa, e concesse in-
9» dulgenza di quaranta anni, e al-
9» frettante quarantene a tutti quel-
99 li, che pentiti e confessati visitas-
9» sero la medesima chiesa, e ogni
99 altra in qualsivoglia parte del
99 mondo dedicata a s. Lorenzo,
99 ogni mercordi dell' anno ' . £ ri-
ferìta questa istoria anco dal dottis-
simo ed erudito p. Sevei*ano della
congregazione dell'oratorio di Roma^
nel celebre trattato delle sette chiese^
alla basilica di s. Lorenzo. Da ciò
ebbe origine il fervore che tuttora
è in pieno vigore de' fedeli di &r
celebrare nell'altare di s. Loren-
zo le messe cantate, colla pia cre-
VOL. XII.
CHI 65
denza , che Dio Signore liberi un
anima dal purgatorio per ogiù sa-
crifizio. Cosi ebbe pure origine la
pia unione, che di buon mattino
in ogni raereordi va in questa ba-
silica a venerare il santo martire ,
facendovi celebrare e cantare delle
messe colle loro limosine, massime
per le anime del purgatori o.-
Fiorì tanto il contiguo monisteroy
che diede molti monaci di santa
vita, fra' quali s. Giovami della
Ficoccìa, molti dotti Cardinali, e, se-
condo il Panciroli, nel 1078, il
Pontefice s. Gregorio VII. È poi
certo che questo Papa ne fece ab-
bate Raniero cluniacense, che poi
fece Cardinale, e che poscia, nei
1099, ad onta della sua virtuosa
ripugnanza, fìi eletto Papa col no-
me di Pasquale II. Prima di que-
sto tempo, essendosi recato Damaso
II a Palestrina,' ed ivi morendovi
agli 8 agosto 1048, fu sepolto in
questa basilica patriarcale. Poscia
nel 1 1 88 Clemente III mise in or-
dine il chiostro; ed Onorio III ri-i
storò la basilica, e vi fece il porti-
co. A'9 aprile 12 17, in essa basila
ca solennemente fu coronato col!
diadema d' oro in imperatore d' o-^
liente Pietro di Courtenai, conte di
Auxerre, colla sposa Violante, sorel-
la dei defunti imperatori Baldovino,
ed Arrigo. Fece tal funzione Ono-
rio III in questa chiesa, non sola
perchè l'impero orientale non potes-
se avere alcuna pretensione sull'oc^,
cidentale, ma ancora per non pre-»
giudicare il patriarca di Costantino-^
poli, cui apparteneva la coronazio-
ne degl'imperatori d' oriente. Nel
secolo seguente, mentre la residen-
za pontifìcia stava in Avignone^ In-
nocenzo VI fece coronare nel i355
in Roma l* imperatore Carlo IV col-
la moglie Anna dal Cardinal Ber-
5
66
CITI
fraudò nella basilica Taticana, quin-
di l'Imperatore dopo aver desinato
al palazzo lateranense, andò a per-
nottare in questo monistero, peix)c-
che il Papa gli aveva ordinato di
non rimanere nella città neppure
un gioiiio dopo la coronazione.
P^icolò V, che fiorì nel i447> sic-
come munificentissimo colle chiese
di Roma, restaurò questa basilica,
coir opera di Bernardo Rossellini.
In seguilo nel pontificato di Sisto
IV, a*eato nel i47'> fi* da quel
Papa conceduta la basilica, col mo-
nistero ai canonici regolari del ss.
Salvatore in Selva di Bologna ( Ve-
di)y i quali essendosi uniti coi cano-
nici regolari iateranensi del ss. Salva-
tore (Vedi)^ a questi tuttora si ap-
partiene. Essendo protettore de' pri-
mi il celd3re Cardinale Oliviero
Cara£&, sotto Sisto. IV fece il bel
soffitto, e il pavimento intarsiato di
varie pietre antiche. Dipoi il Car-
dinal Alessandro Farnese, abbate
commendatario, restaurò gli altari ,
e fece degU altri ornamenti. Final-
mente la suddetta congregazione
del ss. Salvatore in Selva, che pre-
se anco il nome di Renana, nel 1 647
fii ridotta in basilica nello stato che
si vede, mentre da ultimo il zelante
p. abbate Manzoli ne fu assai bene-
inerito sì pei restauri che pel dis-
coprimento delle colonne scannel-
late; A' nosti*i giorni poi, e nel i835
il regnante Pontefice Gregorio XVI
fece porre in uso pubblico l'annesso
dmiterìo, che descriviamo all'artìco-
lo Cimiteri.
Il portico della basilica è soste-
nuto da sei colonne antiche d'ordi-
ne ionico, decorato d'un fregio di
mosaico, del quale però appena ora
resta un frammento, colle figure di
s. Lorenzo, e di Onorio III. Di
quell'epoca sono pui*e le pittui*e
CHI
entro il medesimo portico, l'appre-
sentanti la coronazione dell'impera-
tore latino, e la storia del santo.
All'ingresso della poita, secondo l'an-
tico costume, vi sono due leoni di
pietra. JVeli' interno è divisa in tre
navi separate da* venti colonne io-
niche di granito con capitelli, ed ar-
chitrave formato di pezzi accozzati
da monumenti antichi. Nella nave
di mezzo vi sono due pulpiti , o
amboni di marmo , che servivano
per cantare gli evangeli, e le epi-
stole. La tribuna in alto é cii*con-
data da dodici colonne di paonaz-
zetto scannellate, alcune delle quali
sono in parte sepolte; e sopra di es»
se quattordici colonne minori r^go-
no il portico superiore. Questa trì-
buna apparteneva all'antica basili-
ca, e viene riconosciuta per opera
del sesto secolo, e dei pontificato di
Pelagio II) ed ora serve a presbi-
terio. L'altare maggiore sopra la
confessione è papale, e perciò come
in quello delie alti*e basiliche pa-
triarcali, non vi può celebrare cha
il Sommo Pontefice. Esso è isolato,
e copeito di baldacchino, che viene
sostenuto da quattro colonne di
porfido. In fondo al presbiterio ev-
vi l'antica sedia di marmo pontifi-
cale decorata di pietre colorate ; e
dietro la medesima tribuna si con-
serva un' uraa, lavoro del medio
evo. Singolare e nell'altra parte del-
la tribuna, l'antico mosaico dei se-
sto secolo, rappresentante il Salva-
tore sopra un globo, in atto di be-
nedire, avente a desti^ s. Pietro,
s. Lorenzo, e il Papa Pelagio II,
coir epigrafe Pelagius episcopus; e
dall'altro lato i ss. Paolo, Stefano,
ed Ippolito. Nella trìbuna si vede
pure dal lato del vangelo circonda-
ta da ferini, la pietra ove dioesi fos-
se posto il corpo aiTOStito di s. Lo»
CHI
renzQ. Sotto questo altare evvi la
confessione dove Papa Pelagio II
collocò il corpo dì s. Lorenzo , e
quello di s. Stefano, e dove cele-
brò s. Damaso I, colle parole che
riporta il Piazza nel suo Eorterolo-
gio a pag. 179, e per le quali ri-
levasi quanto fosse in venerazione
la tomba di s. Lorenzo, prima an-
cora che vi fosse posto il corpo di
s. Stefano. Delle insigne reliquie, le
quali si conservano in questa basi-
lica, il medesimo autore parla a
pag. 22 e i3.
Nell'ingresso a destra della chie-
sa si vede un bel sarcofago antico^
con bassorilievo, che rappresenta una
antica cerimonia nuziale, nel qnale,
secondo Mabillon, riposarono le ce-
neri del Cardinal Guglielmo Fieschi,
nipote d' Innocenzo IV. Sei sono le
cappelle nelle due navate minori,
con buoni quadri, avendo dipinto
dalla parte destra a fresco le pare-
ti intermedie Domenico Rainaldi,
mentre quelli della nave sinistra so-
no degli scolari del cav. Vanni. Da
questa nave si scende alla di vota
cappella sotterranea, nella quale vi
è un altare piìvilegiato, cioè quel-
lo ove si celebra un gran numero
di messe per l'avvenimento prodi-
gioso cotanto famigerato, e desciit-
to di sopra, in sufiragio delle ani-
me dei defunti, come si legge nel-
r iscrizione che sovrasta l'arco. Per
questa cappella si passa all'annes-
so cimitero, e nelle catacombe di
santa Ciriaca , proprietana del cam-
po Verano. Menta finalmente di
essere osservato , che nell' antico
chiostro della canonica vi sono col-
locate, per cura dei canonici regola-
ri lateranerisi, delle iscrizioni rinve-
nute nelle catacombe adiacenti per
lo più ^ cristiane, ed interessanti, e
che formano un piccolo museo. Nel-
CHI 67
l'odierao pontificato, e nell' anno
i838 fu stabilita l'annua oblazio-
ne del magistrato romano a questa
basilica, d' un calice d' argento, e di
quattro torcie, da farsi nella dome-
nica di settuagesima.
S, Lorenzo in Djmaso^ basilica
con capitolo^ commenda^ titolo o
diaconia Cardinalizia^ con par--
rocchia, nel rione Parione,
In questo luogo, presso il famo-
so teatro di Pompeo, adorno di cen«
to colonne e perito in un incendio
deiranno 25o delFei'a volgare, il Pon-
tefice s. Damaso I, verso l'anno 870,
servendosi probabilmente dei ma-
tei*iali e delle colonne ad esso appfu*-
tenenti, eresse una chiesa ad onore
di s. Lorenzo, della sua medesima
nazione spagnuola, sebbene alcuni
dicano essere stato il Pontefice por-
toghese. Vi stabiPi altresì una unione
di sacerdoti per uffizi aria, la dichia».
rò parrocchia e titolo Cardinalizio,
l'arricchì di rendite, e di preziosi
donativi, fissò la sua stazione nel
martedì dopo la quai*ta domenica
di quaresima, e le assegnò alcune
case contigue per alloggio de' pelle-
grini ragguardevoli. Il perchè viene
questo luogo considei*ato quale un
ospizio apostolico, e vuoisi che vi
abitassero il dottore della chiesa
8. Girolamo, che da alcuni si tiene
pel primo Cardinale titolare di que*
sta basilica, s. Brigida, un abbate
deir Oixline di s. Antonio, mandato
a Roma con dodici monaci quale
'ambasciatore del re di Etiopia alla
Santa Sede nel pontificato di £uge«
nio IV, ed altri. Quindi divenne
pregevole questa basilica per sessan-
tasette parrocchie filiali, di cui fece
espressa menzione il Pontefice Ur-
buio III) nella bolla Apostolicae sw
68 CHI
bìimilas dìgnitatisj citata dal Bovio,
dat, P^eronae per manus Transi-
mundi S. R. E. notarli Xfl kaL
niarlh'y indicL 4» ^^- 1 1 86.
Fra gli altri oggetti, che costitui-
scono venerabile questa insigne ba-
silica, è il complesso delle numerose
reliquie che si venerano. E primie-
mmente vi è il corpo dello stesso
suo fondatore s. Damaso I, il quale
vi fu trasportato da altra basilica
da lui eretta nella via Ardeatina, ove
era stato deposto accanto alla sua
madre, e alla sorella Irene. Vi sono
i corpi de* ss. Giovin o, Faustino, ed
Eutichio martiri, di s. Bono prete,
e dei ss. Mauro e Fausto martiri;
una spalla di s. Gio. Battista, e di
s. Giacomo Apostolo, un pezzo del
cilicio di s. Paolo, un pezzo del
cranio di s. Barbam vergine e mar-
tire, e tante altre, che lungo sareb-
be il rammentare. Meritano special
menzione le reliquie del santo tito-
lare, cioè tre ampolle col grasso, e
sangue del medesimo, dei carboni,
e tre anelli co* quali fu legato nel-
la graticola. Per 1^ venerazione, che
il senato romano ebbe sempre a
questa basilica, ogni anno ai io di
agosto le fa 1' offerta di un calice di
argento, e di quattro torcie di cera.
Quivi si venera nella cappella del
coro il ss. Crocefisso, il quale, si-
milmente a quello che si venera nel-
la basilica ostiense, si ha per pia
tradizione che parlasse a s. Brigida,
mentre abitava dappresso, ed è per-
ciò tenuto con sommo onore nella
detta cappella della famiglia «Massi-
mo alle Colonne. Quivi è un' illu-
stre congregazione dell'Immacolata
Concezione, della quale si parla al-
l'articolo Arciconfraternita dell'im-
macolata Concezione^ la quale nel
f465, ebbe orìgine ti^sportandosi
da s. Salvatore in Arco, ora s. Ma-
CHI
ria di Grotta pirUa^ l'immagine del-
la b. Vergine di scuola greca, di-
pinta su tavola, la quale si venei*a
nella cappella in fondo alla nave si-
nistra. Quivi si adora con particola-
re ossequio il ss. Sacramento dalla
arciconiratemita erettavi per accom-
pagnare il ss. Viatico, la quale fu
la prima, che sotto Giulio II, nel
i5o6, sia stata eretta per portarlo
agi' infermi. Di essa tratta il Piazza
Opere pie, p. 44o 5 e Del ss, SagrO'
mento e cinque piaghe in s. Lo^
remo in Damaso.
Quivi fu istituita la congregazione
del soccorso de' poveri, che il Piazza
descrive a pag. '/^'/^ e quivi il Gai*-
dinal Montalto fqndò una congrega-
zione di preti secolari per ammini-
strare i ss. Sacramenti, applicandosi
alcune entrate delle due chiese
parrocchiali unite, cioè di s. Valen-
tino de'merciarì, e di s. Maria in
Cacaberi; congregazione, che Paolo
V approvò nel i6i4* Splendida e
decorosa è l'esposizione, che in que-
sta basilica si fa nel giovedì di ses^
sagesima con cappella Cardinalizia,
cui descrivemmo a quell' articolo;
come decorosissima é la processione
dell'ottava del Corpus Domini, Dice
il Panciroli, Tesori nascosti, pag.
407, che i banchieri vi godevano
la cappella di s. Matteo apostolo, i
fiamminghi quella di s. Nicolò, e i
cursori pontificii quella del ss. Sa-
cramento. Da questa chiesa poi i|
clero romano, nel terzo giorno delle
Rogazioni, si reca processionalmente
in s. Pietro, dove si fa l'elezione
del camerlengo del clero.
Dopo l'erezione di questa basilica,
il primo Cai*dinal titolare, che si
nomina dopo s. Girolamo, all' anno
494» è certo Projettizio; ma la se-
rie de' Cardinali titolari si è da noi
ripoitata da questo Projettizio sipa
CHI
'airodiernoy nell' articolo Gahceliebia
DELLA Santa Romana Chiesa (Fedi).
Ivi sono molte notizie, che riguar-
dano la basilica, e gli autori i quali
ne fecero la storia.
Il prìmo Pontefice, che ristaurasse
-questa basilica, si fu Adriano I, nel
780, locché pur fece s. Leone 111.
Nell'anno 908, e nell' elezione di
Leone V, invase il pontificato Cri-
stoforo titolare di questa chiesa, lo
rì tenne sei mesi, e morendo nel
904 fu sepolto in Vaticano. Lam-
berto Cri velli, prete Cai*dinale di
s. Lorenzo jn Dumaso, nel 11 85
fu eletto Papa col nome di Urbano
IH. Avendo Paolo II pubblicato nel
1468 la pace coi principi d'Italia,
pel giorno dell'Ascensione, celebi*ò
solenne messa in questa basilica, e
Ti si recò con decoix)sa processione,
facendo inoltre pronunziare in lode
di tal concordia, un' orazione da
Domenico tcscoto di Brescia. 11
Cardinale Scarampo Mezzai*ota de-
corato di questo titolo da Eugenio
IV, incominciò a fabbricare il son-
tuoso palazzo della cancelleria, con-
tiguo alla basilica, che la morte
gì' impedì di compiere; ma il Car-
dinale Ka^ele Riarìo, altro titolare
di s. Lorenzo in Damaso, nipote di
Sisto IV, e yicecancelliere di santa
romana Chiesa, nel pontificato d' In-
nocenzo Vili, demoFi l'antica basi-
lica di s. Lorenzo in Damaso detto
in PrasinOy che era di cinque navi,
e sorgeva sul principio della via del
pellegrino, e nei i486 cominciò a
fabbricare quella, che ancora esiste
con disegno del Bramante, senza
per aitilo Ceciata, giacché è unita
alla facciata del sontuoso palazzo,
da lui edificato, e riunito a quello
incominciato dal Cardinale Scaram-
po. Per questo grandioso e magni-
iico edifizio, non che pei* la basilicBi
CHI 69
il generoso?^ Cardinale si servì di
molti avanzi delle antiche fabbiiche
di Roma , particolarmente dei mar-
mi , e travertini del Colosseo, e del-
l' arco trionfale dell' imperatore Gor-
diano, terminandosi tali edifizi nel
1495, sotto Alessandro VL
Leone X confiscò al Cardinal Ria-
rio il palazzo, per le ragioni, che
dicemmo altrove, accordandogliene
r uso finché vivesse : ed é perciò
che fece porre le proprie armi pon-
tificie sulla porta del medesimo,
volendo che vi fosse la cancelleria
apostolica. Egli creò Cardinale Giu-
liano de Medici suo cugino, e lo fece
Vice-cancelliere, dopo di che divenne
titolare della basilica, e nel i523
fu assunto alla cattedra di s. Pietro
col nome di Clemente VII. Fu allora,
che* questi conferì si sublime carica
al Cardinale Pompeo Colonna, il
quale trova vasi prete Cardinale di s.
Lorenzo in Damaso, per cui andò
ad abitare il contiguo palazzo. Dopo
la morte di lui, Clemente VII nel
i53a conferì il titolo presbiterale
dì s. Lorenzo in Damaso al Cardi-
nale Ippolito de' Medici suo cugino,
che sino dal 1529 lo avea dichia-
rato vice-cancelliere, ed uni per
sempre nel Cardinale, che avrebbe
coperto questa carica, oltre l'abita-
zione del contiguo palazzo, e la
residenza di tutti gli ufBzi della can-
celleria, il detto titolo dell' unita
basilica. D'allora in poi costante-
mente i vice- cancellieri sono stati,
e lo sono tuttora, titolari di s. Lo-
renzo in Damaso. Se il cancelliere
però é vescovo suburbicario , lo
ritiene in commenda; se é dell'or-
dine presbiterale, finché funge il
posto, la basilica diviene titolo; così
se è dell'ordine de'diaconi, diventa
diaconia. Il Cardinale nomina anche
a tutti i canonicati e benefizi della
70 CHI
medesima, eccettuati quelli affetti
alla Santa Sede, e tre canonicati,
ed alcuni beneficiati di nomine par-
ticolari.
Il Cardinale prete, o diacono,
promosso al cancellierato', pub ritenere
in commenda il titolo, o la diaconia, di
cui troTaTasi in possesso, giacché il
suo titolo, o diaconia deve essere di
s. Lorenzo in Damaso. Rinunziata la
carica, cessa subito la basilica di
essere titolo, diaconia, o commenda
del rinunziante. Non deve poi ta-
cersi, ad onore di questa chiesa,
che anticamente il Cardinale titolare
faceva il servizio ebdomadario nel
giorno di giovedì nella patriarcale
basilica vaticana, celebrando all'al-
tare papale. Il capitolo di questa
basilica nelle processioni va unito
con quello della basilica di s. Maria
in Trastevere, cedendosi alternati-
vamente la destra, secondo il de-
cretato di Benedetto XIV, per essere
queste due basiliche le più degne
fì*a le basiliche minoiì, che vanno
nelle pixicessioni. Questo capitolo si
compone di un prelato vicario del
Calcinai vice-cancelliere, e di dieci
canonici , uno de' quali è curato
(secondo la disposizione di s. Pio V,
il quale dichiarò questa basilica una
delle vicarìe parrocchiali), e di due
altri canonici di seconda erezione,
Neil' inverno i canonici usano la
cappa di saja paonazza, con fodera
di armellini bianchi, e nelle altre
stagioni assumono la cotta e il roc-
chetto. Il parroco viene scelto dal
capitolo, in seguito del concorso, e
tra uno dei soggetti proposti dal
Cardinal vicario. Siccome poi la
cui-a è presso il capitolo, i( parroco
ha il titolo di vicario curato perpe-
tuo. Vi sono inoltre otto beneficiati,
altrettanti chierici beneficiati, e sei
cappellani, detti i Valtrini, quali tut^
CHI
ti neir inverno usano cappe di saia
paonazze con fodere di pelli bigie ^
e negli altri tempi la cotta. Dei
cappellani Valtrini, così detti dal pio
fondatore, tenuti a celebrare nd
giorni, che agiscono gli ufBzi della
cancelleria apostolica, facemmo men-
zione a quest'articolo. Questa basìlica
ha la pmpria cappella di musica, e
tre sagrestie separate, cioè del capi-
tolo, in cui evvi la statua di san
Carlo BoiTomeo del Mademo; del-
l' arciconfratemita del ss. Sagraroen-
to, e delle cinque piaghe, e di quel-
la dell' Immacolata Concezione, tut-
tora fiorenti.
Dopo la edificazione della pre-
sente basilica, .il primo a restaurar^
la, e ad abbellirla fu il Cardinal
Alessandro Farnese, che fece ornare
e dorare il soffitto, pose il quadro
grande all'altare maggiore dipinto
sulla lavagna da Federìco Zuccari,
e fece eseguire altre nobili pitture
a fresco esprìmenti le geste di san
Lorenzo, da Giovanni de' Vecchi,
dal cavaliere d'Arpino, e da Pietro
da Cortona. Quindi venne oonsa-
grata il primo di settembre dell'an-
no santo 1575, opinando il Piazza,
che l'antica basilica fosse consagra*
ta dallo stesso Papa s. Damaso I.
L'altro titolare e vice-cancelliere Car-
dinal Francesco Barberìni rifece la
ti*ibuna con disegno del cav.- Loren-
zo Bernini , la fece abbellire col pen-
nello del Zuccari, apri due finestre
a ponente, rinnovò con un nobile
aitare la sotterranea confessione, e
fece porre presso il battisterio in
marmo i vei^si di s. Damaso I, ana-
loghi a questo sagro fonte rigene-*
ratore, ne' quali versi si legge l'an-
tico titolo della basilica, cioè s. Lo-
remo in Damaso appeìlantur in Pra»
sino, Oltrp a ciò lo slesso Cardinal
Barberini, per rendere più decoroso
GHI
l'ingresso della chiesa e del palaz-
zo, lece demolire alcune case, e re*
ie vasta e regolare la piazza. Poscia
l'altro titolare e Tice-cancelliere Car-
dinal Pietro Ottoboni, edificò la
cappella pel ss. Sagramento nel ve-
stibolo e a destra, con disegno del
Rusconi, ornandola di bei marmi,
e pitture del cav. Gasale; e con
disegno del G'regorini abbellì la
confessione di marmi e metalli, po-
nendovi il corpo di s. Ippolito, con
una statua di questo santo martire
vescovo di Porto, simile a quella
che sta nella biblioteca vaticana. E
senza mentovare altri Cardinali vi-
ce-cancellieri, il Cardinal Tommaso
Rufio fece incrostare di nobili mar-
mi la pi*ima cappella a destra con
dis^;no di Nicola Salvi, Sebastiano
Conca ne dipinse il quadi*o, e il
Giacquìnto le pareti.
Ma della principal parte delle
suddescrìtte pitture ed ornamenti,
non più esiste memoria: dappoi-
ché nel declinai^ del decoi'so seco-
lo, minacciando rovina la basìlica ,
fu chiusa nel 1799, ed il capitolo
e la parrocchia furono trasportati
nella chiesa vicina di s. Andrea del-
la Valle, ove l' uno e l' altra rima-
sero ventidue anni. Accorse con pon-
tificia munificenza Pio VII a restau-
rarla, servendosi del valente archi-
tetto cav. Giuseppe Vàladier; e fu
ridonata solennemente al pubblico
culto ai 9 agosto i8ao, vigilia del-
la festa del santo titolare, come si
legge in una marmorea iscrizione,
ei*etta a memoria del benefizio. Ri-
tornati il capitolo, e la parrocchia
in questa bellica, il medesimo Pio
VII concesse alla chiesa di s. An-
drea della Valle la stazione nello
stesso giorno, che si celebra nella
basilica, in ricordanza del trasferi-
mento e deUa residenza temporanea
CHI 71
del capitolo, il quale vi aveva esegui-
to tutte le uffiziature sue proprìe.
Per ciò che nguarda il ss. Cro^*
oefisso, che parlò a s. Brigida, come
si ha dalla pia tradizione, e che è
appartenente alla famiglia Massimo,
prìma si venerava in uno de'quat<r
tro pilastri, che sono in fondo alla
nave maggiore, cioè nel secondo dal
lato della porticella vicina all'altare
del ss. Sagramento. Allorché poi fìi-
rono distrutte ' le tre cappelle , che
esistevano verso la sagrestia, per
ridurle ad una sola affine di siste-
marvi il coro d'inverilo, lo stesso
Crocefisso venne collocato in detta
cappella, la quale anticamente era
dedicata alla ss. Annunziata, e di
patronato dei Massimo. Nel trasfe-
rimento del capitolo in s. Andrea,
il ss. Crocefisso fu esposto alla ve«
nerazione de' fedeli, prima nell' ora-
tono dell' arciconfiraternita di s. Gae*
tano, e poi in quella di s. Carlo,
finché nel suddetto giorno 9 ago*^
sto 1820, venne riportato in que-
sta basilica nella cappella del co-
ro, come nella basilica stessa furo-
no riportati i santi corpi, e le reli-
quie.
La porta, che dà ingresso alla
basilica, é quella stessa fatta sotto
il Vignola; quindi da un vestibolo
si entra nella basilica, ch'é di for-
ma quadra, con tre navi, e contie-
ne i depositi del celebre Cardinale
Scarampo, di Annibal Caro, del ri-
nomato Cardinal Sadoleto, di Ales-
sandro Valtrini benefattore per la
istituzione de' cappellani suddetti, del
pittore Caccianiga , e del general
Caprara comandante le milizie pon-
tificie di Pio VI. Da ultimo il prin«*
cipe d. Camillo Massimo, dopo la
morte della sua consorte principessa
d. Cristina » figlia del principe Save-
rio reggente di Polonia, figlio di
72 CHI
Augusto III re di tal regno, e duca
di Sassonia, accaduta nel i837, fe-
ae eseguire dal eh. scultore roma-
no Gnaccherini, un bel marmoreo
deposito dentro la cappella gentili-
zia della famiglia, cioè in quella del
coro, ove si venera il ss. Crocefisso
summentovato, disponendo di esser-
vi anch' egli tumulato, siccome av-
venne nel 1840, allorché passò al-
l' altra vita. Nella stessa cappella vi
é stata pure sepolta d. Maria Ga-
briella di Savoja Cari guano, mo-
glie deir odierno principe Massimo ,
che figlio di d. Cristina volle a sfo-
go di amor figliale, e conjugale far
coniare ad amendue una bellissima
medaglia. F", il Piazza, Gerarchia
Cardinalizia j p. 4^2, Del titolo di
s. Lorenzo in Damaso ; e pag. 409,
Dell'antichità ed autorità del Car»
dinal vice ' cancelliere della santa
romana Chiesa,
S. Luca, F. Chiesa di s. Mar-
tuta.
S. Lucia de* Ginnasi alle botteghe
oscure y già delle Carmelitane Scàl'
ze. Vedi.
S. Lucia dell' arciconfraternita del
Gonfalone^ detta volgarm^ente del-
la chiavica^ con parrocchia^ nel
rione Regola. V. Arciconfrater-
nita DEL Gonfalone.
•
In ogni quattro anni ai i3 di-
cembre per la festa di s. Lucia
vergine e martire, il senato ro-
mano fa 1^ oblazione di un calice
d'argento, e di quattro tordo di
cera.
S. Lucia in Selce^ già diaconia
Cardinalizia, (felle monache Ago-
stiniane, nel rione Monti.
CHI
Questa antichissima chiesa fu chia-
mata con pih nomi: in capite Sw*
burray dalla vicinanza della contra-
da di tal nome ove si trova ; in
Orfea da un teinpio dedicato ad
Orfeo, ovvero da un simulacro che
quivi a lui fu eretto dai gentili; ed
in Silice, o Selci, da un'antica stra-
da lastricata da grossi selci presso la
medesima. Sì congettura, che l'e-
rezione di questa chiesa rimonti al-
l' epoca di Costantino , e che sia
una delle consacrate da s. Silvestro
I. Certo è che, nell* anno 5oo, «ot-
to s. Simmaco , . già era diaconia
Cardinalizia. Dall' Anastasio si ap-
prende che Onorio I, nel 626, la
riedificò, e nuovamente la consacrò.
Altri dicono, che fosse prima dedi-
cata alla b. Vergine, appellandosi S.
Maria in Orphea, e poi venisse de-
dicata a s. Lucia martire romana.
Narra il citato Anastasio all' anno
847 nella vita di s. Leone IV, che
presso s. Marìa in Orphea^ essen-
dovi in una grotta un terribile ser-
pente, o basilisco, di cui molti era-
no rimasti vittime, il santo Ponte-
fice vi si recò processionalmente dal
Laterano, colla immagine del ss. Sal-
vatore, e colle sue fervide preghiere
potè liberare il popolo da tale fla-
gello.
Alcuni sostennero che, nel 1086,
in questa chiesa fosse eletto Papa
Vittore III ; ma più ragionevolmen-
te deve ciò ritenersi essere avvenu-
to nella chiesa di s. Lucia in Setti-
zonio. Onorio If, nel 1 1 aS, creò
Cardinale di s. Lucia in Selci certo
Ste&Qo. Nel i i5S Adriano IV con-
ferì questa diaconia al Cardinale
Ubaldo. Celestino III nel 1192 *fe-
ce Cardinale diacono di s. Lucia in
•
Selci Cencio Savelli, il quale poscia
nel 12 16 divenne Papa Onorio III.
Questi ordinò al Caixlinal diacono
CHI
(li essa, pei* nome Sterno, che la
restaurasse. Dai monaci benedettini
poi, che r uffiziavano, venne conse-
gnata ai chierici. Poscia fa governa-
ta dai certosini, prima che andasse-
ro a s. Croce in Gerusalemme, nel
pontificato dì Urbano V. Finalmen-
te vi vennero collocate le monache
di s. Agostino nei 1870, come af-
ferma il Piazza, Gerarchia p. 782,
e il Panciroli a p. 4^4*
Fm*ono inoltre Cardinali diaconi
di questa chiesa Giovanni Micheli -
nell'anno 1468, creato dallo zio Pao-
lo II| Filiberto Ugonotto nel i473,
per volere di Sisto IV; Ranuccio
Farnese nel i545, creato dall'avo
Paolo III ; Giovanni Groppero, fatto
da Paolo IV nel i555, il quale nel
i557 la conferì al Cardinal Gio.
Battista Consiglieri. Ma Sisto V sop-
presse questa diaconia, e la trasferì
nella chiesa de' ss. Vito e Modesto.
Quindi le monache , verso V anno
1604, con disegno di Carlo Maderno
Instaurarono la chiesa, che pure ador-
narono di buone pitture, e colla
direzione di Antonio Casoni rinno-
varono il monistero. Prima in -que-
sta chiesa si celebrava soltanto la
festa di s. Lucia matrona i*omana
▼edova a* 16 settembre, ma ora vi
sì celebra anco la festa di s. Lucia
vergine e marti i*e siracusana che ca-
de a' 1 3 dìcembi*e. In tal giorno os-
sia per la festa di s. Lucia vergine
e martire, in ogni quadrìennio il
senato romano fa in questa chiesa
l'oblazione d'un calice d'argento, e
di quattro torcie di cera.
S. Lucia nel cerchio^ diaconia Car-
ddnalizia dLstrutia ^ chiamata in
septem viis j in sepia soliis ^ in
septodio, in septizoniOj ed in set-
tisolio.
CHI 73
Quest'antichissima diaconia era
sulla cima del celebre monumento
volgarmente detto Settizonio, il qua-
le sontuosamente si ergeva dirim-
pètto alla chiesa dei ss. Andi-ea e
Gr^orio, fìra il monte palatino, ed
il clivo di Scauro. Tale chiesa, iu
un agli avanzi del monumento, co-
me in appresso dii*emo, fu fatta nei
i585 demolire da Sisto V. Si disse
s. Lucia in Cerchio, per essere nel
cerchio palatino, in settodio dalle
sette vie e strade, che quivi termi-
navano, in settesolio o settizonio dai
sette ordini delle colonne dell' edifi-
zio stesso. Si disse anco s. Lucia
in Orthea^ che anzi vuoisi il nome
più conveniente a questa chiesa, sic-
come derivano dal greco loggia ^
ringhiera , o mignano , mentre ap-
punto la chiesa era stata eretta sul-
le ringhiera de' colonnati. Essa ei*a
vasta e magnifica, appartenendo al
suo Cardinal diacono due rioni, cioè
il quarto, e il nono. A voler far
menzione di alcuno de' suoi Cardi-
nali diaconi, diremo che Celestino lì
nel 1 144 ^cce Cardinale diacono di
s. Lucia in Settisolio Ridolfo , che
morì nel 1 1 68; Urbano VI nel 1 38 1
la conferì ad Angelo Maria da Som-
mari va, Cardinale camaldolese ; Pao-
lo III ne fece Cardinal diacono il
suo parente Jacopo Savelli ; e Giu-
lio III, nel i55e , creò Cardinale
Alessandro Campeggi, e gli confei'ì
la diaconia per titolo presbiterale.
Trovandosi questa chiesa su di
un luogo forte, qual era il Settizo-
nio, vi furono celebrati diversi sacri
comizi, per l'elezione del Papa. £
primieramente Vittore III, a'24 mag-
gio 1086, giorno di Pentecoste, ivi
fu creato Papa, sebbene qualche sa*it-
tore dica nella chiesa di s. Lucia in
Selci detta in Orfea, Forse vi sarà
stato dappresso un monistero, perchè
74 CHI
ti leggie che agli 8 gennaio 1 198, In-
nocenzo III venne eletto Papa nel nio«
nìstero al Settizonio al cHto di Scauro;
che Gregorio IX a' 19 marzo 1227 fu
esaitato al pontificato nel monistero
di Settizonio, e che GJestino IV ven-
ne eletto nel luogo chiamato Sette
soli 9 a' 2 settembre 124I9 ove dal
senatore, e dai romani erano stati
rinchiusi dieci Cardinali. Gomechè
possa anco interpretarsi stante la vi*
cinanza del monistero di s. Gregorio,
nel quale piuttosto si effettuarono
le elezioni d'Innocenzo III, Grego-
rio IX e Celestino IV. Questo luogo
si chiamò pure Sette Soli^ e i diver-
si oixlini dell'edifizio Chiostri del
sole, perchè si opina che la chiesa
di s. Lucia prima fosse un tempio
dedicato ad Apoiline palatino, cioè
al Sole, e che poi dai primi Pon-
tefici fosse convertito in uso sacro j
e a s. Lucia consacrato. Era quel
tempio sì magnifico, che il Rosi no,
Antiq, Rom, lib. Il, cap. 7, lo chia-
mò, donis optdentissinuun^ et opere
magnificentissimtim. In questo tem-
pio furono portate, per sacrificare
alla statua d'Apollo, le sante vergini
romane Martina e Pnsca. Altm te-
stimonianza che Tedifizio fosse luogo
fortificato, in considerazione della sua
forma e struttura , l' abbiamo dal
Baronio, e da Anastasio biblioteca-
rio. Allorquando Enrico IV si recò
in Roma nel 1084 col suo esercito
e colFantipapa Clemente III , dopo
aver distrutto le case de' Corsi, sì
dispose ad abliattere con più mac-
chine da guerra i Sette Solii ^ nei
quali slava Rustico nipote del Pon-
tefice s. Gregorio VII; ma però
non gli rìuscì che gettare a terra
alcune colonne nell'edifizio, perchè
sovraggiunto in aiuto di Gragorio
VII Roberto Guiscardo, Enrico IV,
pet non essere ucciso ^ o &tto pri-
<;iii
pioniere, abbandonò l'assedio del
Settizonio.
Per dire ora qualche cosa del ce-
lebrato Settizonio, avverte il Nardi-
ni lib. VI, cap. i5, reg. io, esserci
stati diversi edifizi chiamati Setti'
zonii^ uno de' quali sorgeva pi*esso
le terme di Tito. Quello di contro
alla chiesa di s. Gregorio fu eretto
dall' imperatore Severo in prospetto
della via Appia, acciocché nel pri-
mo ingresso in Roma fosse ammi-
rato dalle nazioni straniei*e, massi-
me dall'afrìcana da lui soggiogata.
Dice il Baronio, che l'edifizio era
sostenuto da molti ordini di colon-
ne, con altrettanti distinti solii, ov-
vero alzamenti , e che sembrava
un'alta torre, la quale successiva-
mente andava diminuendo. La chie-
sa, che dice vasi di s. Lucia in septem
soUis, era, come quella di s. Ange-
lo, nella sommità della mole Adria-
na, o Castel s. Angelo. Ma pegl' in-
cendi , e terremoti , essendo ridotto
l'edifizio a poche colonne con tre
solii, Sisto V lo fece demolire ser-
vendosi de' materiali per altre &b-
briche. Eccone la descrizione data da
Giacomo Lauro, nella sua erudita
opera Splendore deW antica Roma:
M 11 Settizonio fu così detto da set-
M te ordini di colonne in altezza,
H uno sopra l'altro; ovvero dalle
M sette zone del mondo, avendone
»* qualche similitudine. Chiamossi
H Setlodio dalla voce greca che si-
H gnifica sette vie^ che quivi d' in-
» torno vi concorrevano. Non si sa
*» a che effetto Severo imperatore
M fabbricasse così magnifica mole.
M Alcuni pensarono, che lo facesse
•» come un portico accanto il mon-
M te palatino. Altri dissero che lo
M fecesse per suo sepolci^, sul co-
M minciare della via Appia, ad eRèt-
M to che venendo a Roma i suoi
CHI
*» oompatriotti dell' Afiica si meravi-
M gUassei*o di ^eder sepolto ia se-
^ poitura così magnifica e superba
M un loro concittadino, e insieme
M capital nemico principalmente del-
9» la città di Letta, di cui aveva
M trion&to, ed anco sebbene morto
M mettesse loro spavento , come lo
M aveva dato da vivo. Altri, come
»9 Svetonio^ sono di parere che fosse
M prima &bbncato da Tito, ma
M che poi Severo lo terminasse, e
M sei facesse suo. Stupiscono gli ar-
» chitetti più periti, come potessero
» tanti ordini in si grande altezza
» sostenersi l' uno sopra T altro ; e
M perdo fbrono di opinione alcuni,
M che si chiamasse Siettizonio, non
M dai sette oi*dini di colonne, ma
- da sette ordini di sassi ampi e
M larghi , che a guisa di zone cit*^
» condavano l'edifizio, e la diversi-
M ta delle pietre di esso ben da-
«» va a conoscere, che erano state
M tolte da altri sontuosi edificii moU
M to nella città segnalati, e le sue
M colonne medesime altre erano di
M porfido, altre di marmi divem e
f» scannellate "• Finalmente dalla
iconografica delineazione di questo
edifizio, di cui Sisto V lasciò me-
moria fra le pitture della biblioteca
vaticana, sappiamo che ciascuno dei
primi tre ordini, i quali erano rimasti
a tempo di quel Pontefice, era com-
posto di trenta colonne, mentre il
quarto si componeva di otto colon*
ne, il sesto di sei e Tultìmo di cin-
que, con una sontuosa e comoda
scala a spira 'per aspendere alla ci-*
ma. Il prospetto però dell' edifizio
era maestoso, e ornato di statue.
S, Lucia della Tìnta, già basilica
nel rione Canapo Marzo,
Chiamasi quest'antica chiesa della
Tinta, forse perdiè l'arte tintorìa
CHI 75
avea qui le sue officine. Il Bernar-
dini nella Descrizione del ripartimene
to de' Rioni di Roma^ fatto da Be-
nedetto XIV, chiama questa chiesa
di s. Lucia ad quatuor portarunij^
alla qual denominazione Ridolfino
Venuti aggiunge etdeserenaiis, Maria-
no Vasi, nel suo Itinerario di Roma
antica e moderna, t. I, p. 3i i, dice
che questo luogo anticamente chia-
mavasi Terento, donde foiose poi la
chiesa pi^ese il nome della Tinta. Il
nome di Terento si vuole, ohe le
derivasse dal consumo, cui faceva
vicino a questo luogo la ripa del
Tevere, dicendosi dai latini terere.
Quivi dicono i poeti sbarcò per la
prima volta l'arcade Evandro. Nel
sito medesimo, ove fu poi eretta la
chiesa, anticamente era vi un altare
dedicato a Dite, e a Proserpina,
posto venti palmi sotto terra, come
agli dei infernali si costumava. Fu
eretto dai romani in occasione della
guerra cogli albani.
Nell'anno 860 circa, il canonico
di questa chiesa Giovanni Romanuo-
cio, sotto Papa s. Nicolò I, riedificò
la chiesa dedicata alla matrona e
vedova romana s. Lucia, in questo
luogo ov'essa pati il martirio, ed
il cui corpo con quello di s. Gemi*
niano, oltra molte altre reliquie,
quivi si venera. Tanto rilevasi da
una lapide in carattere gotico, nella
medesima esistente. Nicolò I vi con-
fermò la collegiata, che in progresso
di tempo andò ad estinguersi. £ls<«
sendosi però, nel i54^> trasportata
in questa chiesa una immagine di
Maria Santissima, che era nella pub-
blica strada, per le molte grazie, le
quali si ricevevano da quelli, che la
veneravano, e concorrendovi conti-^
nuamente il popolo ad appagai^ hi
sua divozione, ad aca^escimento del
suo culto, e del decoro della chiesa.
76 CHI
prima coll'approvazione dì Paolo TU
y'ì fu istituita la confraternita di s.
Maria degli Angeli da alcuni carroz-
zieri, e poi vi fu trasferita la colle-
giata eretta in s. Maria del Pianto
col titolo di s. Maria Regina Coeli,
dal pio cav. Orazio Ricci di Voghe-
1^, mantenendone T istituzione nelle
forme> stabilite dal fondatore. Quin-
di nel i58o-fu rifabbricata la chie-
sa, che in seguito, a' 19 luglio 1616,
venne dichiai*ata basilica da Paolo V,
e siccome stabifi il juspatronato di
sua famiglia su alcuni benefici, ven-
ne poi ornata dai principi Borghese.
Va notato, che in seguito Paolo V
avea stabilito, che la collegiata an-
dasse a risiedere in una chiesa, cui
egli voleva erigere presso il suo pa-
lazzo Borghese, avendo peixiò de-
positato ottanta mila scudi. Intanto
fece cambiare l'abito ai canonici
ch'era rosso, quasi simile a quello
de' Cardinali , e concesse loro la
cappa colle pelli di armellino; ma
morto itPapa, i danari furono im-
piegati per la chiesa di Monte Com-
patri. In questa chiesa risiedette la
confraternita de* carrozzieri sino a
che andò nella chiesa di s. Maria
in Campo Carleo, e poi vi si stabilì
quella de' cocchieri, che operò gli
accennati ristauri, e vi rimase finché
passò a s. Maria in Cacabetis, Fu
pure parrocchia, la quale per altix)
restò soppi*essa da Leone XI 1. Que-
sto zelante Pontefice, considerando
essere la chiesa molto piccola, e non
propoi*zionata al grado di basilica
minore , trasferì il capitolo nella
chiesa di s. Maria in monte Santo
\Fedi)y e la elevò alla dignità di
basilica, prendendo ancOs il nome di
Regina Coeli, Quindi lo stesso Pon-
tefice concesse la chiesa di s. Lucia
all'arciconfi^ternita della Curia Ro^
mana^ sotto il titolo di s. Marìa
CHI
salute degl'infermi, e dei ss. Ivoné,
Egidio, e Ginnesio, con un Cardi-
nale per protettore. L'aitar maggio-
re dedicato alla b. Vergine, e a s.
Giuseppe, ha al di sopra a lettere
d'oro l'epigrafe: A\*e Regina CcB"
lonun. Di questa chiesa scrisse eru-
dite notizie TAIveri, nella sua R3nui
in ogni stato j a pag. 81, e seg.
S. Luigi de*francesi^ già parrocchia
nel rione s, Eustachio.
Qui già era una chiesa dedicata
alla beatissima Vergine, con un
priorato di monaci benedettini ap-
partenente all'abbazia di Farfìi in
Sabina. A detta chiesa, ditre l'o-
spedale di s. Giacomo alle terme
de' Lombardi o Longobardi, era in
perpetuo unita la vicina chiesa di
s. Salvatore in Themiis, così detta
per essere stata edificata sulle rovine
delle terme di Nerone, o Aleasaa-
diìne, sino dalla piti remota anti-
chità, stimando l'Alveri, come dice
Bidolfino Venuti, Roma moderna
tom. II, pag. 6o5, che fosse con-
sacrata da s. Silvestro I, e che san
Gregorio I poi vi racchiudesse molte
reliquie dentro il suo altare. Il Pan*
ciroli è di parere, che quel Ponte-
fice lo consacrasse, il quale inoltre
concesse alla chiesa molte indulgen-
ze, massime nella quaresima.
Aggiungiamo collo stesso Panci-
roli. Tesori nascosti pag. 7489 che
questa chiesa si chiamò ancora san
Salvatore della pietà (come anche
per la sua piccolezza volgarmente
dicesi s. Salvatorello) , forse perchè
ivi esisteva un piccolo tempio dedi-
cato alla pietà, che fu demolito da
s. Silvestro I. Tuttora questa chiesa
è unita a quella di s. Luigi de'fran-
oesi. In seguito la nazione fi:Bncese
fece coli' abbazia di Far& una per-
CHI
muta della chiesa di s. Maria, del
Ss. Salvatore, e dell' ospedale dì s.
Giacomo, coli' antica sua chiesa ed
ospedale, che possedeva nella via
della Valle, sotto ì* invocazione di
s. Luigi IX, re di Francia. Detta
poscia la chiesa s. Maria in Molinis^
venne data alla confraternita dei
credenzieri, che la dedicarono a s.
Elena imperatrice.
11 Sommo Pontefice Sisto IV, nel
1478, approvò tali permute, alla
chiesa di s. Maria, e le aggiunse a
patroni i ss. Dionigi areopagita, e
Luigi IX re di Francia; dispose che
il governo, e la cura della medesi-
ma, di s. Salvatore alle Terme, e
dell'ospedale di s. Giacomo de' lom-
bardi, o longobardi, fosse esercitata
,dai nazionali francesi; ed unì e in-
corporò alla chiesa di s. Maria, che
poi prese la denominazione di san
Luigi de' francesi, due parrocchie
viciniori, cioè di santo Andrea, e
di san Benedetto a piazza Mada-
ma, la cui chiesa come la precedente
più non esiste. Quindi dai deputati
francesi fu data ai notali della Ro-
ta la detta chiesa di s. Benedetto.
Poscia Giulio III, nel i553, vi unì
ancora la parrocchia di s. Nicolò al
palazzo de' Medici, avuta in custodia
dai domenicani. Crescendo la chiesa
di s. Luigi in isplendore ecclesiastico
pel culto divino, nonché per l'ospi-
talità verso i connazionali, e per la
cura degl'infermi costantemente pra-
ticate, Caterina de Medici, regina di
Francia, donò varie somme per
r erezione d' una nuova chiesa più
nobile e vasta, ed un' isola di case
Tidne al palazzo da lei eretto sopra
la diiesa di s. Salvatore alle Terme,
chiamato Madama, ed ora del go-
verno. Concorsevi eziandio il Cardi-
nal Matteo Contarelli francese di
Moranes nell'Angiò, il quale fabbri-
CHI yf
co il coro, la cappella dell'altare
maggiore ricca di marmi, stucchi
e dorature, col quadro dell'Assunta
dipinto dal Bassano, non che la
cappella di s. Matteo, e morendo
nel i585 lasciò molti beni pel suo
abbellimento. Nel pontificato di Si-
sto V, ed agli 8 ottobre iSSg, ven-
ne la nuova chiesa solennemente
consacrata.
La chiesa riuscì magnifica e splen-
dida di pitture, di bellissimi mai*mi,
stucchi dorati, e superbi depositi
sepolcrali. Dieci sono le cappelle,
oltre quella dell'altare maggiore, e
vi si ammirano i monumenti sepol»
crali dei Cardinali d' Ossat amba-
sciatore di tnrico IV a Clemente
Vili, de la Grange, padre della i-e-
gina di Polonia, de la Tremouille,
e de Beiiiis pur ambasciatori presso
la Santa Sede, e per non dire d'al-
tri, del celebre Angincourt. La cap-
pella di s. . Cecilia si distingue pel
quadro copiato da Guido Reni su
quello di Bafi^ello, e pei freschi
laterali, opere sublimi del Domeni-
chino, che ;vi espresse due storìe
della santa. La decoi^one interna
della chiesa fu diretta dal cav. De-
rizet, la nave di mezzo è oraata di
rinvestimenti di diaspro di Sicilia,
e la volta fu colorita da m. NatoirCr
La facciata e prospetto esterno, com-
posta di travertini con due ordini
dorico, e jonico, è disegno di Gia-
como della Porta, ed il contiguo
grandioso palazzo fu architettato da.
Carlo Bizzaccheri. Ad esso palazzo
fu già unito l'ospedale pei nazionali.
Il Piazza nelle Opere Pie di R(h
may trattando a pap "eU^ospe--
dnle di s. Luigi d dice
che i pellegrini di >•■
bero in Roma 1^
] '' re chieii
ificatf
78 CHI
Questa chiesa di s. Luigi è officiata
da dodici i-egi cappellani francesi,
compreso il superiore. Vi si celebra
la festa del giorno onomastico del
re de'francesi, e a'a5 agosto quella
di s. Lodovico IX re di Francia, con
cappella Cardinalizia (Feeli); ma
non ha guari la sua cum panx>c-
chiaie, ch'era amministrata da un
cappellano, fu trasferita nella chiesa
di s. Maddalena dei padri ministri
degl' infermi. F". Ridolfino Venuti,
Di s. Luigi de" francesi, e del suo
ospedale.
S. Mjìcuto, della confraternita dei
Curiali, F, Curia. Romaita.
SS. MARCELUjro e Pietro a tor
Pignatlara, e s, Elbna del Ca-
pitolo lateranense con cura par-
rocchiale fuori di porta maggio^
re, nel rione Monti,
Nella vìa prenestina, o labicana,
nel cimiterio di s. Tiburzio, Costan-
tino febbricò una chiesa in onore
de' ss. Marcellino prete, e Pietro e-
sorcista, ed in sontuoso mausoleo fu
seppellita l'imperatrice s. Elena sua
madre, per cui fu anche chiamato
Ccemeterium ad s. Helenam ad duos
lauros. Tre miglia fuori di tal por-
ta trovasi la piccola chiesa de' ss.
Marcellino e Pietro, cui è annesso
quanto ci resta del mausoleo di s.
Elena. Gli avanzi di tal mausoleo
di forma sferica, eretto dal detto
imperatore allo madre, ne' bassi tem-
pi servì ad uso di torre, per cui il
luogo ritiene anche oggi il nome di
torrCy dicendosi pignaltara, perchè
conforme a molti edifici dell'epoca
costantiniana, nelle volte e nei mu-
ri sono vi molte olle o pignatte, eS*-
fine di rendere leggiere le volte, ed
a risparmio nella costruzione dei mu-
CHI
ri Nel mausoleo riposarono le cene-
ri di s. Elena, finché sotto Anasta-
sio IV vennero -ti*asportate a santa
Maria d' Araceli. La magnifica ama
di porfido, che le racchiudeva, dai
detto Pontefice si é posta nella ba-
silica lateranense per di lui sepoltura,
e dipoi fu collocata nel museo fa-
ticano.
Nella chiesa antica de' ss. Bfaroel-
lino e Pietro, vi è l' indulgenza ple-
naria, e prima eravi la stazione,
nella quale s. Gregorio I fece un'o-
melia. Anastasio bibliotecario, nella
vita di s. Silvestro I la chiamò ba-
silica, dicendoci, che innanzi i doe
corpi de' ss. martiri ardeva balsamo.
Onorio I, nell'anno 6^5, la rifece»
ma venendo abbandonata nelle in-
cursioni de' barbari, in uno al mau-
soleo di 8. Elena, cadde m tal ro-
vina, che quando s. Nicolò I del-
l' 858 voleva ristaurarla, con diffi-
coltà se ne rinvennero gli avanzi;
il perchè dice il PanciroU erano
stati trasportati in Francia, o in Ma-
strìcht, come asserisce il Piazza nel
MenologiOy i corpi de' ss. Marcelli-
no e Pietro due anni avanti tal'e*
poca. In progresso di tempo accorse
la munificenza di Urbano Vili a
conservare la memoria dei dae edi-
fici, dappoiché nel i632 li restau-
rò, erigendo nel sito della chiesa'
de' ss. martiri una cappella, che con-
segnò alla custodia del capitolo di
s. Giovanni in Laterano. Venne po-
scia stabilito il parroco pegli abita-
tori delle circostanti campagne.
Il pavimento di questa chiesa vie-
ne formato da fi^ntumi di marmo
tolti dalle catacombe contigue, alte
quali si discende dal lato della sa-
gi*estia. Leggesi sulla porta una me-
morìa del 1769 del Cai*dinale Ne-
reo Corsini, che ne rese agevole
l'adito. Nei sotterranei della chiestf'
CHI
sì veggono gli avanzi del detto cT-
mitero, o catacomba nobilissima ( Ve*
di)y e vi s'indica il luogo ove Ìut
ix>no sepolti i due santi, restaurato
nel 1779, ed in forma di cappella.
Ivi leggevasi 1* elogio de' due marti-
ri scritto da s. Damaso I, ed inciso
tu tavole di maimo, come riporta
il Piazza a p. 874 òeW Emerologio,
parlando de' due santi, la cui festa
ivi celebrasi a' a di giugno. Dintor-
no poi al mausoleo di s. Elena, si
leggono varie antiche iscrizioni, in-
castrate nelle pareti, di cui tratta
A. I^ibby nella descrizione, che fa
di questo monumento nel tom. HI,
p. 244 <^^ll^ erudita Anaìisi stori-
co-topograficO'Ontùjfuaria de'dintorni
di Roma.
Ss. Marcellino e Pietbo, titolo
Cardinalizio in cura delle mona'
che carmelitane scalze, nel rione
Montij presso la basilica latera^
nense.
Nella valle, che divide il monte
Celio dal Quirinale, sulla via Labi-
cana, secondo il Vasi, nel declinar
del IV secolo, da Papa s. Siricio,
fu eretta la chiesa, che sotto s. Gre-
gorio I divenne titolo* Cardinalizio.
Quel Pontefice vi trasferì quello
della distrutta chiesa di s. Crescen*
ziana, mentre nel sinodo romano
celebrato da lui nell'anno 600 , si
trova la sottoscrizione dì un Albi-
no prete di questo titolo. Il mede-
simo Pontefice vi pose la stazione
Bel sabbato della seconda settimana
di quaterna, avendo egli pronun-
ziato in quel giorno la sua sesta
omelia. Per la gran venerazione in
cui si tenne questa chiesa denomi-
nata anche basilica, continuai'ono i
Papi successori a recitarvi nel gior*
uu della stazione le sacre omelie.
CHI 79
Nell'anno 78 1, s. Gregorio III la,
ristaurò dai fondamenti; s. Leone IV,
dell' 847, vi pose le reliquie de' sette
fi'alelli figliuoli di s. Felicita, come
può vedersi dalla nota delle reli-
quie di quelli e di alti*i santi che
ivi si venerano, scritta in un antico
marmo esistente pella chiesa mede-
sima. In quel marmo sono pure no-
tate le reliquie de' ss. Marcellino
prete, e Pietro esorcista martiri ro-
mani, titolari della chiesa. Scrìsse
gli atti del martino di questi due
santi, s. Damaso I Papa, che fino
da fanciullo era stato annoverato
tra i notarì e lettorì della Chiesa
Romana. Aveva egli tutto appreso
dalla bocca dello stesso cai*nefice Do-
roteo, che li martirìzzò, il quale gli
confessò puranco di aver veduto le
loro anime volare al cielo.
Benedetto HI, Papa dell' 855, rì-
staurò il tetto della chiesa, e fece
il suo portico j che però non più
esiste. Onorìo II, nel 1127, conferì
questo titolo presbiterale al Cardi-
nal Sigizzo Cianchetti. Fu pure que-
sta chiesa ristaurata da Alessandro
IV, il quale solennemente la consa-
crò il lunedì dopo la seconda do-
menica di quaresima del 1 256. Qui
appresso vuoisi .che vi fosse un mo-
nistero di monache, forse sotto l'in-
vocazione di s. Lucia, l'immagine
della quale col suo nome fu dipin^
ta nella facciata, o prospetto. Certo
è, che da questa chiesa, come scrì-
ve s. Gregorìo di Tours, uscivano
nelle pubbliche processioni le abba-
desse con tutte le monache, le quali
quivi si trattenevano, sinché veniva
la vece loro: Omnes abbatissae cum
congregatiombus suis egrediantur ah
ecclesia ss. mart. Marcellini, et Pe*
tri cum presb. regionis I. Questo fu
il prìmo rìone di Roma , del quale
fu suddiacono j cioè coadiutore nel
8o CHI
distribuire le limosine, un tal Pie-
tro, uomo dottissimo, a cui s. Ago-
stino nel 4i4 intitolò il libro delie
otto questioni.
Uno de' maggiori benefattori di
questa chiesa fu Giussano Casati de-
gli Anguisoni milanese, fatto nel
1281, da Martino IV prete Cardi-
nale della medesima, il quale con
pia munificenza splendidamente la
restaurò. Dipoi vi operarono dei ri-
stauri il Pontefice Paolo IV; ed il
Cardinal Mariano Pier-Benedetti, al-
tro titolare, che nel pontificato di
Gregorio XIV, vi pose i frati agosti-
niani di s. Maria del Popolo, come
dice il Panciroli a p. 701, rinnovò
le pitture della tribuna, e fece di-
versi miglioramenti, ed abbellimen-
ti. Lo stesso fecero in appresso gli
altri titolari Cardinali Boncompagnt
arcivescovo di Bologna, e Francesco
Pignatelli. Poscia Clemente XI la
riparò in diverse parti, la isolò, re-
golarizzò il terreno che la circon*
dava, vi fece rifiorire il divin culto,
e, ad istanza del p. abbate Eva ,
vi pose nel 1707 i monaci maroniti
di s. Antonio del Monte Libano ,
fabbricando ancora il contiguo mo-
instero. Ma Benedetto XIV, Lam-
bertlniy eh* era stato titolare di que-
sta chiesa, prima trasferì i detti mo-
naci in un luogo pressa la chiesa
di s. Pietro i/i yincuUs^ ove era la
villa dei duchi Mattei Paganica, e
poscia, con disegno del marchese
Girolamo Teodoli, riedificò dalle
fondamenta la chiesa, ed a' 27 apri-
le del 1754, la fece solennemente
consacrare dal Cardinal Vincenzo
Maria Malvezzi titolare, donando la
chiesa, e il monistero, da lui pure
ingrandito, alle monache carmelita-
ne scalze {Vedi)y o teresiane dette
Ginnasie, perchè fondate dal Cardi-
nal Domenico Ginnasi , decano del
CHI
sagro Collegio. Lo stesso Benedetto
XIV deputò il Cardinal titolare prò
tempore^ insieme a quello de' ss. A-
postoli, per giudice e conservatore
della basilica di s. Francesco d'As-
sisi.
L' interno della chiesa è vasto con
una sola navata; vi sono de' buoni
quadri , ed oltre la stazione , a' 2
giugno vi si celebra la festa de' santi
titolari. Giacomo Laderchi scrìsse
la storia di questa chiesa con que-
sto titolo: Dissertatio historica de
sacris basilicis ss. mm. MarceUini et
Petri, Romae i7o5; e nel t. VII
del Tesoro delle antichità ecclesia"
sticlie,
S. MARCELLO 9 tìtolo CardinalhiOf
con parrocchia in cura de reli"
giosi serviti^ nel rione Trevi,
Nella via del Corso, pi*esso il luo*
go ove ergevasi il famoso tempio
d' Iside exoratay s. Mai^cello I Pa-
pa, nella casa della matrona roma-
na s. Lucina, vedova di Fakxmio
Pinìano, pi*òconsole dell' Asia, proni-
pote di Gallieno, fondò una chiesa,
largamente dotata di beni dalla stes-
sa santa, e nella quale il Pontefice
esercitò le funzioni e gli atti del suo
pontificato, consacrolla e vi celebrò
la messa. Venuto ciò in cognizione
di Massenzio tiranno di Roma, esi-
liò s. Lucina dalla città, e siccome
già avea precedentemente condan-
nato il Pontefice a servire nella stal-
la imperiale, ridusse la stessa chiesa
in una stalla di cavalli, ovvero, co-
me vuole il Panvinio, di bufali. S.
Marcello I vi mori pegli stenti so&
ferti, a' 16 gennaio delfanno Sog,
e per opera di s. Lucina, e di Gio-
vanni prete della santa romana Chie-
sa, fu seppellito nel cimitero di Pri-
scilla, donde poi da s. Pasquale I
CHI
fu ti^asferìto a questa chiesa da luì
edificata. Vinto però poco dopo l'em-
pio Massehzio da Costantino^ il luo-
go , Terso Tanno 820, fu ridonato
C9n isplendore al divino culto dal
Pontefice s. Silvestro I, che la de-
dicò al Salvatore. In seguito lo po-
se sotto l'invocazione di s. Marcel-
lo, e vi assegnò il titolo Cardinali-
zio, che anticamente appellavasi di
Lucina seconda nella via Lata, per
distinguerlo da s. Lorenzo in Luci-
na. Evvi chi sostiene, che s. Mar-
cello I, nel regolarizzare i venticin-
que titoli Cardinalizi, comprendesse
nel loro numero anche questa chie-
sa. Alcuni dissero, che quivi, nel
555, fosse trasportato da Siracusa,
ove mori, il corpo di Papa Vigilio,
ma quello fu invece depositato nella
chiesa di s. Marcello nella via Sa-
lare, come racconta Marcellino Con-
te air anno 544» P^g- 296, e poi
venne portato al Vaticano.
S. Damaso I celebrò le gesta di
s. Marcello I con un epitafio, com-
pose Toffizio del santo antecessoi^,
ed onorò questa chiesa colla prero-
gativa della stazione pel mercoledì
dopo la quinta domenica di quare-
sima, ciò che poi confermò s. Gre-
gorio L Nel sinodo celebrato da
s. Gelasio I, il suo titolare Stefano
si sottoscrisse, Stephanus presbyt.
Cardinalis in titulo s, Christi mar"
iyris Marcelli, S. Gregorio I desti-
nò questa chiesa per le votive pro-
(^essioni da esso ordinate, ancor pri-
ma che fosse promosso al ponti fìca-
* tò, nell'interregno di Pelagio II,
per cagione della pestilenza ; dal che
si scorge sin da quell'epoca qual
fosse la divozione del popolo roma-
no per essa. Molte sono le reliquie
che ivi si venerano, delle quali, in
uno ai corpi santi in essa esisten-
ti, fa menzione il Piazza nella Gc'
VOL. XII.
CHI 81
rarchia 3 pag. 46 1 , e in altre sue
opere. Il Cardinal prete di questo
titolo era destinato per la sua resi-
denza alla celebrazione dei divini
uffici i ebdomadari nella patriarcale
basilica di s. Paolo, nel giorno di
venerdì. S. Leone III , e s. Grego-
rio IV beneficarono questa insigne
chiesa con privilegi e donativi. Nel
palazzo contiguo eravi la residenza
del titolare, dappoiché, in esecuzio-
ne de' sacri canoni, i Cardinali ti-
tolari dovevano abitarvi dappresso,
come i vescovi ne' loro episcopii, t
i parrochi nelle parrocchie . Av-
venne però, che certo Cardinal
Anastasio, titolare di questa chiesa^
ambizioso di ascendere la veneran-*
da cattedra di s. Pietro, stette as-
sente dal tìtolo per lo spazio di cin-
que anni, bngando nella corte del-f
r imperatore Lotario I. 11 santo Pon-
tefice Leone IV amorevolmente l'ii^
vitò a fòre ritomo alla sua chiesai
lo minacciò delle censure ecclesia-*
stiche, gì* inviò tre Cardinali con sue
lettere per rimuoverlo, cioè Nicolò^
Petronace, e Giovanni, e gli intimò
che dovesse trovarsi al Laterano pei
1 5 novembre 853, alla celebrazione
del sinodo. Ma non dando venia
ascolto, fu dal sinodo scomunicatO|
ed imperversando sempre più, potè
alla morte di s. Leone IV, col fa-
vore degli ambasciatori imperiali,
neir 8 55, divenire antipapa. Sostenne
lo scisma per due mesi e giorni con-
tro il legittimo Benedetto III, cui
vilipese empiamente. Tutta voi la, ve-
nendo abbandonato dagli ambascia-
tori e da tutti , fuggì , e tornò a[
Roma, e dopo tredici anni fu asso-
luto, riconciliato da Nicolò I, e co-
municato tra i laici da Adriano II
nella di lui consacrazione.
Altri benefattori di questa chie-
sa furono Adriano I, Clemente III
6
82
CHI
e Clemente V. Non deve poi tacer-
si quanto narra il Martinelli nel-
la sua Roma Ethnica sacra, citan-
clo r autorità dell' Ordine roma-
no, cioè che nel vicino palazzo eravi
un nionistero detto di s. And 1*68,
con monache le quali vestivano di
bianco, e che avevano la cura di
nutrì re alcuni candidi agnelli senza
veruna macchia. Nella domenica in
Alhis 8Ì conduoevano essi nella ba-
silica vaticana, e nel tempo, in cui
cantavasi nella messa VJgnus Dei,
si lasciavano correre intorno l'alta-
re, e forse della loro lana forma-
vansi i palili. Questa chiesa fu pri-
ma una collegiata, con arciprete,
e dieci canonici; ebbe soggette di-
ciannove chiese , molte delle quali
erano parrocchie, come si può ve-
dere nel Piazza, Gerarchia, pag.
461. Continuò ad essere collegiata,
con rinomata biblioteca, celebrata
dal Torrigio, Grotte vatic, pag. 2,
citato dallo stesso Piazza, sino al
1369 GÌi*ca, nel qual anno coll'as-
senso del Cardinal Androino de la
Roche titolare, trasferiti altrove i
canonici, fu data la chiesa, colla ca-
nonica e sue ragioni, all'Oleine dei
Servi di Maria, chiamati comune-
mente serviti (V^di) , de' quali il
detto Cardinale era pure protettore.
Poco dipoi ivi i medesimi religiosi
introdussero la divozione alla b. Ver-
gine addolorata , di cui si celebra
solennemente la festa con processio-
ne e ottavario nella tei*za domenica
di settembre. Gregorìo X{ approvò
la soppi'essione della collegiata, e lo
stabilimento de' serviti nella chiesa
di s. Mai*cello. Ridolfo Venuti, t. I,
pag. 266 , dice che l'arciprete del-
l'estinto capitolo era Cardinale. Nel
pontificato di Leone X, per vec-
chiezza e per un incendio cadde la
chiesa ai 28 maggio 1 519, e i re-
CHI
ligiosi serviti, con disegno di Gio-
vanni Sansovino, la riedificarono
colle limosine de' fedeli , particolar-
mente di monsignor Ascanio Parir*
sani , allora dataino e vescovo di
Rimini, e poscia &tto Cardinale da
Paolo III. Fu prodigio stupendo,
che nelle rovine, non solo rimase
illeso il ss. Crocefisso che si venerava,
e anche oggidì si venera in una
cappella, ma si trovò la sua lam-
pada ardergli innanzi ancora accesa.
È a notarsi, che in detta riedificazio-
ne, la porta principale della chiesa,
eh' era verso ss. Apostoli, fu in vece
ei*etta dalla parte del corso. Dal mi-
racoloso avvenimento della preser-
vazione del ss. Crocefisso, ebbe origi-
ne la celebre e nobile arcicónfìnater-
nita del ss. Crocefisso di s. Marcel-
lo (Fedi), Nel 161 3 fu rìdotta la
sua cappella nel modo, che si am-
mira.
I serviti riedificarono pure il con-
tiguo convento, con architettura di
Antonio Casoni, facendovi successi-
vamente dipingere nel chiostro i ri-
ti*atti dei Cardinali deli' Oi*dine. Il
Pontefice Clemente VII donò loro
le case annesse. In seguito venne
fabbricata dai fratelli e dalle sorelle
della divozione de'sette dolori e 00-
roncina della b. Vergine, la magni-
fica sua cappella, concorrendovi
paiiioolarmente Domftilla Cesi. Nei
i562 la dotò il pio prelato Matteo
Grifoni, e nel 1607 terminò di ab-
bellirla il cav. Gio. Matteo suo pa-
rente. Prima di quest'epocti, e verso
il 1597', monsignor Giulio Vitelli,
decano de' chierici di camera, rifece
l'altare maggiore, la tribuna con be-
gli stucchi messi a oro, e con pittw'e,.
non che il vago soffitto doi'ato. Po-
scia il prelato Gataldi Boncompagm
eresse con travertini la facciata
prospetto esterno, con disegno di
CHI
Carlo Fontana. Decorata è queita
faocìata da un bassorilievo di stucco,
in cui il Haggi rappresentò s. Fi-
lippo Benizi, e da sei statue di tra-
Tcrtino del Cayallini.
L' interno delia chiesa è vasto,
di una sola navata, con dieci cap*
pelle, oltre l'altare principale iso-
lato. Essa è ricca di marmi , di
dipinti, e di depositi di marmo in-
teressanti. Tra essi meritano menzio-
ne, quello del Cardinal Cennini
^tto dal de Rossi; del Cardinal
Fabrizio Paolucci nella sua cappella^
di Pietro Bracci; del Cardinal Gi-
rolamo Dandini, il cui riti*atto vuoisi
dipinto da Pellegrino da Modena,
e senza fòr memoria d'altri pi*egie-
voli per la loro antichità, come di
Pietro Giglio, e Tarquinio Arcange-
lo, diremo da ultimo, che il valente
scultore padovano Rinaldo Rinaldi
scolpi quello, il quale racchiude le
ceneri del Cardinal Ercole Consalvì,
nome equivalente al più splendido
elogio.
Sisto IV, nel 1478, con breve
apostolico, uni la parrocchia di san
Nicola in Arcione ai religiosi serviti
nella chiesa di s. Marcello; ma nel
pontificato di Urbano Vili, e per
deci*eto della sagra visita de' 2 3 feb-
braio 1.64 r, ne furono rimossi. Indi
Papa Innocenzo X, con breve dei
30 marzo 1648, T eresse in pei'pe-
tua vicarìa, da doversi amministrare
da un sacerdote secolare. Finalmente
Benedetto XIII, con chirogi^afo dei
6 marzo 1729, che confermò ai 22
di detto mese , colla costituzione
Exponi nobisy presso il Bull Rom.
tom. XII, pag. 364, rastituì ai re-
ligiosi la parrocchia, coli' obbligo di
pagare l'annua somma di scudi ti^e-
cento quaranta al vìcarìo curato di
allora, ^Girolamo Amato Calbini.
Questa chiesa fu onorata da Grego-
CIII
83
rio XITI nel darle per titolare nel
i583 il Cardinal Giambattista Ca-
stagna il quale, nel iSgo, fu eletto
Papa col nome di Urbano VII. Va
poi rammentato, che in essa, ai 16
gennaio, si celebra la festa di san
Marcello I, che la stazione è nel
gioino suindicato, e che si celebrano
tutte le feste della b. Vergine Ad-
dolorata, e della Ss. Croce, nella
cui esaltazione, ai 14 Settembre, vi
è cappella Cardinalizia (Fedi),
11 magistrato ixnpano per la festa
di s. Filippo Benizi, uno de^ sette
fondatori de' serviti, ad ogni qua-
driennio fa l'oblazione di un calice
di argento, e di quattro torcie, e
per quella di s. Giuliana Falconie-
ri, somministra ogni anno quattro
torcie.
S, MjncOy collegiata^ tìtolo Cardi*
nalizioy con parrocchia nel rione
Pigna,
Questo titolo presbiterale Cardi-
nalizio de' ss. Malato evangelista, e
Marco Papa, fu detto così^ perché
venne dal secondo eretto al primo,
come quello che venuto in Roma
con s. Pietro, ad istanza de' roma-^
ni, salisse l'evangelo in latino. Fu
detto ad Palatìnas o Palacinas,
come di frequente lo chiama l'Ana-
stasio, ovvero ad Porticus Palati^
nasy perchè in questo sito erano i
bagni pubblici, come spiegò il Ful-
vio sull'autorità di Cicerone, nell'o-
razione fatta prò Rosaio, o dai por-
tici palatini, di cui parla il Pancia
roli. Tesori nascosti^ p. 444? men-
tre il Venuti dice^ che questa chie-
sa fu detta ad Platinasy et in Pia*
finis. Sì raccoglie da s. Gregorio I,
che quivi fosse una pubblica taber-
na, situata presso Palacinasy et SaU
gamuWy la quale insieme col detto
84 CHI
Salgamò era poco distante, vicino
alle terme Àgrìppioe, verso l'arco
della ciambella. Il vocabolo Salga-
mò, di cui fa menzione s. Grego-
rio I, secondo il Maci*i, significa il
luogo ove si custodivano i comme-
stibili salati e conditi. Fu eziandio
usato questo vocabolo dagli eccle-
siastici, per significare i donativi
distribuiti dai vescovi al popolo nel
giorno della loro consacrazione, con-
sistenti in danarì, vesti e cibij per
cui Salgamari furono detti i distri-
butori di essi.
Molti selettori ecclesiastici sosten-
gono, che la chiesa e collegiata in-
signe di san Marco, sia quella stes-
sa, che eresse s. Marco , Papa del-
l' anno 336, col rendere più gran-
de un oratorio, che esisteva nella
casa di certo Claudio uomo conso-
lare, ed ove si vuole che abitasse
eziandio il santo evangelista nella
memorata sua venuta in Roma. In
quel luogo nel tempo delle perse-
cuzioni si ritiravano nascostamente
i fedeli per assistere ai divini uffi-
zi, ed ivi s. Marco stesso fu ordi^
nato prete. Divenuto quel santo Som-
mo Pontefice, dedicò all'evangelista s.
Marco la chiesa, alla quale l'impera-
tore Costantino offrì molti preziosi
donativi per maggiormente farvi ri-
splendere il divin culto, con rendite
e possessioni pel mantenimento dei
suoi ministri; il perchè s. Damaso I
fece menzione distinta della medesi-
ma ; e nel sinodo romano del 494 >
sotto s. Gelasio I, si sottoscrissero
Cipriano ed Abbondio, l'uno prete
del titolo di s. Marco, l'altro prete
nel titolo medesimo. Altrettanto si
legge nel sinodo del Papa s. Sim-
maco, e in quello di s. Gregorio I
sono sottoscritti Stefano ed Andrea.
Lo stesso s. Gregorio I vi pose due
stazioni, una nel lunedì della quar-
CHI
tà settimana di quaresima, T altra
nel giorno della festa ai s. Marco
evangelista a' 25 aprile, nel quale
giorno, sino dall'anno Sgr, in cui
s. Gregorio I istituì le litanie mag-
giori o rogazioni per la cessazione
della peste, si aduna tutto il clero
di Roma, per recarsi processionat-
mente alla basiKdà vaticana, dove
. anticamente * il Cardinal titolare di
8. Marco, in tutti i venerdì &ceva
il servizio ebdomadario, assistendo
a' divini uffizi, e celebrando la mes-
sa sull'altare papale. L' Anastasio
chiama questa chiesa di s. Marco
col nome di basilica.
Da una lettera scritta da Adria-
no I a Carlo Magno si inleva quan-
to era celebi*e questa chiesa , anco
pe' suoi ornamenti, pitture e mosai-
ci. Racconta poi il Baronie, all'an-
no 772, che Adriano I, il quale era
stato titolare di questa chiesa , l' am-
pliò, beneficò, e munì di portici, ed
il Maitinelli aggiunge, che tanta pre»
dilezione le dimostrò quel Pontefice
per esservi stato elevato, istruito, e
forse addetto al servizio divino, e
per averla frequentata da giovinetto,
poiché avea la sua casa poco distan-
te. Lo stesso Adriano I la rinnovò
in gran parte, secondo la sua nota
munificenza, vi fece 3ei archi d'ar-
gento, e ristaurò i sacri an*edi, e i
calici ministeriali, co' quali, secondo
il rito di allora, distribuivasi al po-
polo il prezioso sangue di disto.
Non sembrando sufficiente al zelan-
te Pontefice V uffiziatura di quella
chiesa, rifece il monistera di s. Lo-
renzo in Palatìnis ( forse esistente
ov* è ora il palazzo Altieri) , e 1* unì
all'altro vicino di s. Stefano, detto
poi del Cacco, che si chiamava in
Baganday ed obbligò i monaci di
ambedue alla chiesa e titolo di s.
Marco, per salmeggiare, e cantarvi
CHI
i dÌTÌni u£Glci senza interruzione, prò
requie anùnae suae^ come si espri-
me l'Anastasio, facendo di ciò men-
zione le bolle di Leone III, Gre-
gorio IV, e Benedetto III. Nel qual
modo vuoisi, che avesse origine la
collegiata.
S. Pasquale I] creò prete Cardi-
nale del titolo di s. Marco, Gregorio
nobile romano, il quale cqI nome
di Gregorio IV, neU*827, fu elevato
alla venei^nda cattedra apostolica.
Fu egli sollecito di rinnovare splen-
didamente, e sino da' fondamenti la
chiesa, Tabbein, e rinnovò i mo-
saici, che tuttora esistono. Essi nel-
r abside rappresentano il Salvatore,
e gli emblemi degli evangeli; a de-
stra s. Feli ciano, s. Marco evange-
lista, il medesimo Gregorio IV colla
chiesa in mano, venendone conside-
rato come secondo fondatore, col-
V aureola {Fedi)^ quadro sul capo,
il che fa conoscere, che fu fatto
mentre egli viveva; a sinistra il
Pontefice s. Marco, s. Agapito, e
s. Agnese. Sotto si vede il mistico
agnello, con altri dodici agnelli,
da una parte la città di Betlemme,
idair alti'a la città di Gerusalemme,
e sotto si leggono dei versi lati-
ni, l'autore de' quali prega con essi
a Gregorio IV prospera e lunga vi-
ta, mediante il patrocinio del santo,
cui è dedicata la chiesa.
Nell'anno 867 divenne Papa A-
drìano II, già Cardinal prete di s.
Marco; e successivamente da Cardi-
nali titolari di questa chiesa, furono
sublimati al pontificato , nel 956
-Giovanni XII, nel 1 143 Celestino
II, nel II 59 Alessandro III, nel
124^ Celestino IV; ed il Cardinal
Pieti*o Peregrossi titolare^ nel 1288,
donò a questa sua chiesa una cam-
pana del peso di 1800 libbre, la
quale durò fino al 1735. Mentre
CHI 35
però n' era titolare il Cardinal Ro-
lando Bandi nelli, poi glorioso Ales-
sandro HI summentovato , la chiesa
di s. Marco fu arricchita nel ponti-^
ficato di Eugenio III, del venerando
corpo del Pontefice s. Marco suo
fondatore. Primieramente è a sapersi,
che quando egli moiì a' 7 ottobre
336, fu sepolto nel cimiterio di
santa Balbìna nella via Ardeatina,
dove a caso nell'anno 1080, regnan-
do s. Gregorio VII, fu ritrovato da
alcuni, i quali penetrarono nel detto
cimiterio. Si recarono essi subito a
darne avviso all'arciprete Benedetto,
e a quelli che ufficiavano la colle-
giata, ma essi nella credenza di già
possederlo nella loro chiesa, non die^
dero loro ascolto; se non che una pia
matrona, moglie di Teobaldo, si-
gnore del castello di s. Silvestro
nella campagna, bramosa di fate
acquisto di qualche reliquia de' ss.
martiri, ricevette, mediante un com-
penso, dai detti ritrovatori il cor-
po di s. M^irco Papa, che da essa
fu collocato in una chiesa, cui ap-
positamente ^bbricò nel suo castello.
Venuta la cosa a cognizione dell'ar-
ciprete, ed altri della collegiata, ne
provarono essi un profondo dolore
per aver disprezzato le offerte dei
suddetti ritrovatori. Andarono per-
tanto dalla pia matrona per tentar-
ne l'acquisto, ma nulla giovai^ono
le preghiere e le minaccìe. Né andò
guari che essendo morta la menzio-
nata signora, in progresso di tempo
i di lei figli si ribellarono a Pasqua-
le II, che dalle milizie pontificie
fece distruggere il castello, mentre
gli abitanti portarono in salvo il
corpo di s. Marco nel castello di
s. Giuliano nella diocesi di Velletri.
Quel corpo fu posto dal Cardinal
Leone, vescovo di quella diocesi,
nella chiesa parrocchiale di s. Vito,
86 €HI
che dichiarò la prima dopo la cat-
tedrale. Finalmente nel ii5o, sotto
Eugenio IH, in un fatto d'armi tra
i conti del castello di s. Giuliano,
e i romani, questi e massime quelli
della paiTOCc^ia di s. Marco, invola-
rono il coi*po del santo Pontefice , e
solennemente venne rìpostp in que-
sta sua chiesa, ove si venera sotto
l'altare maggiore, entro un' m*na
antica di granito bigio. Molte poi
sono le preziose reliquie, che pos-
siede questa chiesa , fra le quali i
corpi de'persiani ss. Abfion, e Sen-
nen, di s. Ermete, e di molti altri
santi, non che le reliquie dell'evan-
gelista s. Marco, e quella insigne
del velo inzuppato del sangue ed
acqua, che scaturirono dal sacro
costato di Gesù Cristo. Né deve qui
tacciasi, che predicando s. Domenico
in questa chiesa, resuscitò un fan-
ciullo già morto, che la madre a-
vea lasciato ia casa per udirlo pre-
dicare.
Innocenzo VII, nel i4o5, fece
Cardinale prete di s. Marco, Angelo
CorraiH) veneto, il quale nell'anno
seguente gli successe col nome di
Gregoiìo XII. Il di lui nipote Ga-
briele Condulmieri , patrìzio veneto,
fu pure titolare di s. Marco, e nel
i43i divenne Papa col nome di
Eugenio IV. Il successore, che fu
Nicolò V, vedendo 1' Italia afflitta
da guerre e da pestilenze, in solen-
ne processiohe, e a piedi scalzi, a' 2 5,
aprile 14^2, si recò dalla chiesa di
s. iVfarco alla basilica vaticana. Pie-
tro Barbo, pur veneziano e nipote
di Eugenio IV, da Cardinale prete
di s. Mai-co nel i464> ^u «letto
Papa col nome di Paolo II. Sicco-
me d'animo gi*ande e zelante del
decoro delle chiese, non solo abbelfi
vagamente questo titolo, ma si può
dire che lo rifabbricò tranne la tri-
CHI
buna, e vi fece o rinnovò il porti-
co, il quale vuoisi che già esistesse
secondo l'antico rito, perchè servisse
pei penitenti, detto perciò locus flenr
tìum. Sopra quel portico il suddetto
Pontefke fece costruire la loggia
di travertini per dare da essa la
benedizione apostolica al popolo,
dalla quale la diedero anco i Papi
suoi successori, in tutto il tempo
ohe abitarono nell'annesso palazzo
apostolico, di cui parleremo. Ma
sotto Clemente XIV tale loggia fu
concessa all'ambasciatore veneto, é
perciò fìirono chiusi i suoi archi.
Avendo Paolo II, nel 1468, pub-
blicata la pace co' principi d'Italia,
nacquero pure alcune difficoltà fin
gli ambasciatori, per cui il Pontefice ,
nella messa solenne, che celebrò
quivi nel giorno di s. Marco, volle
che al segno della pace, tutti tra
loro si riconciliassei*o. Lo stesso Pon-
tefice dalle terme di Tito trasportò
sulla piazza di s. Marco una conca
di granito, che poi Paolo III collocò
sulla piazza Farnese. Il vasto palaz-
zo, che avea cominciato da Cai^di-
nale, contiguo alla chiesa già appar-
tenente a' suoi titolari, fu compito
da Paolo II, nel suo pontificato, e
con solenne cavalcata si recò ad
abitarlo, facendo per la gioia correi^e
dei pallii. Incominciò il corridore
coperto, che poi terminò Paolo III,
per dargli comunicazione coU'altit)
pontificio palazzo di Araceli, tanto
per passare a quella chiesa, quanto
per sicui*ezza in qualche sìnistit>
evento. Siccome da Paolo II sino a
Paolo V, eletto, nel 160 5, nel pa-
lazzo di s. Marco [Fedi) abitarono
diversi Pontefici, che celebrai-onò
eziandio nella contigua chiesa molte
sacre funzioni, così le loro bolle, e
brevi portano la data apuc! fi. Mar-
cuni, Non deve poi tacersi, che in
CHI
questa chiesa si conservava un'an*
fica sedia di marmo, la quale vuoisi
essere stata nel coro secondo T an-
tico uso delle basiliche. Sedevano
in essa, massime nelle stazioni, i
sommi Pontefici. V'ha chi suppone
averla ivi posta lo stesso Papa san
Marco, ed avervi seduto; ma di
questa sedia torneremo a fave men-
zione. Il medesimo Paolo II tolse
dal l'uffizia tura della chiesa i monaci
benedettini, e v'istituì la collegiata,
nella quale tanto egli che i suoi
successori sino al menzionato Paolo
V, celebi'ai'ono anco la quotidiana
uffiziatura palatina, coi cantori pon-
tificii. Nello stesso palazzo emvi an-
che r abitazione pei canonici, ed in
esso mori Gregorìo XIV, si fecero
molti concistori, si ricevettero diversi
sovrani, e si trattarono gli afikri
della Chiesa universale. Pio IV, che
pui^ lo abitò, ne destinò parte pei
Cardinal titolare, e pai*te per lam-
basciatore della i*epubblica di Vene-
zia, dalla quale essendone passata
la proprietà neli' impei*o austriaco ^
vi risiede l'ambasciatola di quella
potenza presso la santa Sede.
Dal pontificato d'Innocenzo Vili
il Cardinal titolare di questa chie-
sa, unitamente e coli' alteraativa di
quello di s. Pi*assede (ed in caso
di vacanza o di assenza, oltre due
diete dalla corte romana, di questi
due titolari, succede quello di santa
Cecilia di cui era stato titolai*e In-
nocenzo Vili), gode la collazione del-
le quattro cappellanie istituite prima
di moi*ire da Innocenzo Vili nella
basilica di s. Pietro, nella cappella
della b. Vergine, e per la custodia
delle reliquie maggiori, come quello
che aveva donato alla detta l>asilica,
la. sacra lancia, e la testa di s. An-
drea apostolo. Ed in caso di difetto
di tal collazione, si devolve simile
cm 87
privilegio ai guardiani dell' arcìcon*^
fraternità del Ss. Salvatore ad Sancia
Sancloinni, Le quali disposizioni il
Cardinal Lorenzo Cibo, nipote d' In-
nocenzo Vili, e titolare di s. Ceci-
lia fece convalidare, con bolla dei
17 ottobre i499> da Alessandro VI,
il quale di ciò era stato supplicato
anco dal Cardinal Antoniotto Palla-
vicini titolare di s. Prassede. Chia-
roansi Innocenziane queste cappel-
lanie dal loro fondatore, ed il Piaz-
za ne riporta gli obblighi, e i privi-
legi a pag. 4^0 della Gerarchia.
Questa cliiesa parrocdiiale è una
delle vicarie perpetue, e la cura
viene esercitata da. un canonico,
prescelto dal capitolo in una terna-,
che presentasi al medesimo dal Car-
dinal vicario. Come chiesa matrice,
la sua parrocchia fu in seguito in-
grandita dalle parrocchie delle chie-
se filiali soppresse. Nella sua par-
rocchiale giurisdizione comprende il
Campidoglio; il perché i conserva-
tòri di Koma offrono un calice di
argento, con quattro torcie di cei*a
per la processione del Corpus Do'
mini cui interviene il senatore, coi
conservatori di Roma, e il priore
de' caporioni colle insegne de' XIV
noni della città, e i ministiù addetti
al tribunale, e camelea capitolina.
Ha inolti'e questa chiesa alcune cap-
pellanie anche di juspatronato. Il ca-
pitolo è composto di dieci canonici, di-
visi nei due ordini presbiterale, e dia-
conale, con alcuni cappellani bene^
ficiati, e cappellani corali; i primi
sono di nomina dei patroni, i secon-
di del capitolo. I canonici sono no-
minati dal Cardinal titolare, meno
gli affetti alla santa Sede; hanno il
distintivo dell'almuzia, e vari anti-
chi privilegi accordati dai Papi, fra
i quali quello della bugia ordinaria-
mente, e quello del canone nelle
88 CHI
messe solenni; e questi privilegi li
usano eziandio nel circondano della
paiToochia, nelle chiese filiali, e in
quelle di loro juspatronato.
Fra i Cardinali titolari benefattori,
va rammentato il celebre Agostino
Valerio nobile veneziano, della qual
nazione molti sono pure stati i Car-
dinali titolali. Annoverato il Valerio
al sagro Collegio da Gregorio XIII,
pose nel coro i sedili di noce inta-
gliati pei canonici, ornò il coro me-
desimo di pitture, senza mentovare
altre beneficenze, di cu^ fu largo,
per la divozione, che aveva verso il
santo evangelista, principal patro-
no della sua repubblica. Beneme-
rito ne fu prima di lui pure» il
Cardinal veneto Domenico Grimani,
il quale dopo averla abbellita di pit-
ture, e avervi rifatto il pavimento,
morì nel iSaS. Fra gli ambasciatori
veneti poi, che si distinsero nella cura,
e nello splendore di essa chiesa, piti di
tutti si deve ricordare Nicolò Sagredo
nobile veneziano, il quale la ridusse
^ miglior forma coU' opera del cav.
Fontana. Perciò il capitolo, nel
'^^7> gU eresse un' onorevole e
marmorea iscrizione. Nel 1689 fu
sublimato al pontificio triregno Tal-
tro veneziano Alessandro Vili, Otto-
boni, ch'era stato prete Cardinale
di s. Marco, ed anch'esso si mostrò
amorevole coli* antico suo titolo,
chiuse il portico con cancelli di fer-
ro, e donò alla chiesa vaiii ricchi
paramenti sacri, già appartenuti alla
sua cappella Cardinalizia. Il Cardi-
nal Angelo Maria Quirini veneziano,
altro titolare, fece di nuovo Y altare
principale, che già avea restaurato
coir architettura di Michelangelo
Specchi; rivestì tutta la tribuna e
l'abside di rari marmi, con balau-
stra, e scale di marmo, rifece i se-
dili del coro, pose le quattio colon-
Chi
ne di porfido, che sorreggevano il
baldacchino dell'altare, sotto i due
archi laterali, che sovrastalo l'al-
tare stesso; altrettanti abbellinotenti
fece nella cappella del Ss. Scicra*
mento, fece dipingere i quadri della
nave grande, e accomodò l'ingresso
della chiesa, erigendovi due coretti,
il tutto per mezzo degli architetti
Orazio Turriani, e Filippo Bapigio-
ni. Dipoi Clemente XIII, Rezzonico,
veneziano, avendo nel 1761 beatifir
cato solennemente il b. Gr^orìo
Barbarigo, già Cardinale titolare di
questa chiesa, in questa chiesa me-
desima eresse a di lui onore, e per
la propria famiglia una bellissima
cappella, col quadro del beato in
basso rilievo. In ogni quadiùennio
il magistrato romano a' 30 giugno,
& per questo beato la offerta d'un
calice d'argento, con torcie ài cera.
Finalmente il Cardinal Ercolini ti-
tolare si dimostrò generoso e ma*
gnifico con questa sua chiesa, per
le molte cose, che ridus^ in mi-
glior forma, e fece di nuovQ. Fra
esse si nota una superba muta di
- candellieri con croce di legno ben
intagliata per l'altare principale,
la cantoria, ed un sontuoso organo,
il quale vuoisi uno de' migliori di
Boma. In morte volle quivi essere
sepolto.
Questa chiesa ha innanzi una
piazza, che da essa prende il nome,
ove da un lato evvi la limosa sta-
tua, che pare il colosso di una don-
na chiamata madama Lucrezia. U
popolo imbellettò, ed ornò quel co-
losso nell'occasione, in che si cele-
brò qualche festa nella chiesa, di
s. Marco, e dai satirici si fece piìi
volte parlare nelle famigerate ed ar*-
gute pasquinate romane. Il Cancel-
lieri, nel suo Mercato, a pag. 160
ed altrove, ci dà di questo antico
Chi
simulacro erudite notizie. Anzi nella
detta opera riconta, che sotto Pao-
lo IV a* 20 settembre iSSj^ perchè
il Tevere aveva inondato piazza Na-
vona, il mercato si fece nella piazza
di s. Marco; e che i canonici di
questa chiesa regalarono a Pio VI
la biga circense, che si ammira nel
museo vaticano, la quale era l'anti-
ca sedia, di cui fòcemmo di sopra
menzione, e che il Cardinal Ago-
stino Valerio aveva tolta dal coro.
Sul portico della chiesa si vede una
scultuiti rappresentante Tevangelista
s. Marco, lavoro del XIII secolo.
Dal portico si discende nella chiesa,
che ha tre navi, venendo sostenuta
quella di mezzo da venti colonne
di diaspro di Sicilia, e d'ordine jo-
nico, con istucchi, e pitture di buoni
artisti. £ rimarchevole il soffitto del-
la nave maggiore di colore azzurro
co' ripartiménti quadrati e dorati ;
con cento ventiquattro rosoni tutti
di differente intaglio messi essi pure
ad oro. Questo pregevole soffitto fu
fatto eziandio nei i/^65 da Paolo II,
come Io confermano i suoi stemmi
pontificii, e vuoisi che sia il più antico
tra quelli eseguiti in Roma, e che
servisse di modello agli altri fatti suc-
cessivamente nella detta città. Vi
sono inoltre eccellenti pitture nelle
due navi minori, massime n«i qua?
dri degli altari delle cappelle j, le
quaU sono dieci^ compresa quella
dell'altare mag^ore. La custodia del-
le sacre relìquie adorna di bei mar-
mi, e il candelabro di breccia co-
ralhna pel cereo pasquale, si deve
alla pietà dellattuale parroco e ca-
nonico d. Gioachino di Giovanni.
Prossimo alla detta custodia è si-
tuato l'antico e magnifico ciborio di
marmo fatto lavorare per ordine del
Cardinal Barbo per conservarvi la
3s. Eucaristia in mezzo dellabsìde.
CHI 89
Di presente però vi si conservano i,
sacri olii. Fra i monumenti sepol-
crali vanno rammentati i depositi
del Cardinal Capranica, dei Cardi-
nali veneziani Bragadino, Pisani e
Widmann, titolari della chiesa, del
Cardinal Pietro Basadonna egual-
mente veneto,' e, senza dire di al-
tri, di Leonardo Pesaro ambascia-
tore della sua patria Venezia , ope-
ra di Canova. Finalmente meri-
ta special menzione il tetto di que-
sta chiesa, ricoperto per ordine di
Paolo II di tegole di piombo, ognuna
delle quali porta ' inciso il di lui
stemma pontifìcio. Sono esse assicu-
rate con chiodi colla testa decorata
di un' incisione rappresentante l'effi-
gie di quel Papa. Questo tetto pro-
duce in chi lo osserva un meravi-
glioso effetto, sembrando un tappeto.
S. MjniÀ degli Angeli^ detta in
Macella Martyrum^ de pp, del-
la Penitenza^ delti volgarmente
Scalzetti, Vedi,
S, Maria degli Angeli alle terme
di Diocleziano, titolo Cardinali-
zio de^ religiosi certosini, nel rio-
ne Monti,
Fra le sontuose terme, che furo-
no edificate in Roma, quelle fatte
fabbricare dagl' imperatori Dioclezia-
no e Massimiano superarono le al-
tre in vastità ed ornamenti. Dal
foro Traiano vi fu trasportata la
celebre biblioteca Ulpia, ed in una
ampia sala della pinacoteca vi fìi
riunita una collezione di stupende
e rare pitture, e sculture. Nell'are^
di questa sala, fu eretta la detta
chiesa in memoria de' quarantamila
cristiani, che fabbricarono le dette
terre, e le bagnarono del loro su-
dore del sangue loro, avendo sof>
9P
CHI
fello per la maggior parte il mar-
tìrio. Fra questi santi martiri si fa
spedai menzione di due, cioè di san
Ciriaco e di 6. Sisinnio, come quelli,
che non solo adempivano ai faticosi
loro doveri, ma con carità aiutava-
no gli altri, i quaK al modo di s. Sa-
turnino erano impotenti. II perchè
furono in premio dichiarati da Pa-
pa s. Marcello I, diaconi della Chie-
sa romana. Fra i detti martìri la-
voratori, si noverano pure i ss. Lar-
go e Smaragdo. In questo luogo
pertanto fu eretto un sacro tempio,
nelle vicinanze del quale ei*a stata
edificata una chiesa a. san Ciriaco
(F^edi), Questa divenne titolo Car-
dinalizio, ma per la sua vecchiezza
Sisto IV nel 1478, trasferì il titolo
a' ss. Quirieo e Giuiitta. Tuttavolta
la chiesa di s. Ciriaco duro sino a
Paolo III, che la diede al Cardinal
Bembo; ma poi rimase distrutta.
Fu martirizzato s. Ciriaco perchè
celebrava le feste in onore di Gesù
Cristo, battezzava i novelli cristiani,
ed avea convertita s. Serena moglie
dell'imperatore Diocleziano. Celebre
fu il sacro fonte di s. Ciriaco, e se
ne possono leggere i pregi nel Piazza,
Gerarchia Cardinalizia ^ pag. 620.
Nel pontificato di Clemente VII,
e nell'anno 1527, si recò a Roma
un pio sacerdote di Cefalù nella
Sicilia, chiamato Antonio del Duca,
colle immagini dei sette Angeli Mi-
chele, Gabriele, Raflfaele, Uriele,
Saultiele, Geudiele e Barachiele, dei
quali trattano pure parlando di que-
sta chiesa il Panciroli a pag. 4^^>
e seg. , e Carlo Bartolomeo Piazza
nel Santuario romano, a pag, 98.
Avea quel sacerdote fatti dipingere
i sette angeli in Palermo, da quelli
esistenti in una chiesa di detta città,
dedicata a s. Angelo carmelitano.
Bramoso di propagarne la divozio-
CHI
ne , si sentì ispirato a' 7 settembre
1 54 1 , di fòrli dipingere in questo
luogq delle terme Diocleziane, giac-
ché non gli era stato permesso al-
ti*ove. Laonde gli riuscì ottenere nel
i55i da Giulio III di poter bene-
dire il luogo, di dedicarlo a s. Ma-
ria degli Angeli, di affiggere alle co-
lonne delle terme l'effigie de' sette
angeli, con sotto il nome di (^nuno ;
anzi , come racconta T Oldmno in
Ciacconio, tom. Ili, col. 754, Giu-
lio III pel vescovo di Sebaste fece
consacrare la chiesa col titolo di
s. Maria degli Angeli. In tal ma-
niera sino da quel tempo, in que-
sta parte delle terme Diocleziane
s' incominciarono a celebrai*e sotto
quest' invocazione i sacrosanti miste-
ri. Ma nel i559, divenuto Ponte-
fice Pio IV, Medici, milanese, proi-
bì la divozione ed il riconoscimento
de' detti sette angeli, e ne fece to-
gliere la effigie dalle terme Diocle-
uane, e cassare dalle colonne i no-
mi. Così egli decretò, incidendo a
quanto avea stabilito il Pontefice s.
Zaccaria, il quale nel 748, avea proi-
bito di poter chiamai*e con nomi pro-
pri altri Angeli, oltre Michele, Ga-
briele, e Ral&ele, essendo che i nomi
degli altri non si rivengono nella
Sacra Scrittura, ed ebbero origine
soltanto dalla superstizione.
Lo stesso Papa Pio IV, volendo
ridurre la detta sala quadrilunga
delle terme a vera chiesa, ne inca-
ricò per la riduzione il gran Mi-
chelangelo Buonarroti, il quale tro-
vando che l'ampia sala, giù limosa
pinacoteca, era costruita a volta e
sostenuta da otto grandiose colonne
di grapito bigio orientale di sedici
piedi di circonferenza, da questa
ricavò in forma di crace greca la
presente chiesa, che riuscì una delle
più maestose^ e magnifiche di Ho-
CHI
ma. Il medesimo Buonarroti per
togliere l'umidità che derivava dai-
r antico piano, ne alzò uno nuovo,
restando però sepolte le basi e parte
delle otto colonne, cui vennero so*
stituite le basi di stucco, e così l'al-
tezza dal pavimento alla volta è di
cento trenta palmi. Quindi, a'5 ago-
sto i56i, Pio IV vi si recò solen-
nemente a consacrarla, vi pose in-
signi reliquie, vi celebrò la messa,
e dedicò la chiesa a s. Maria degli
Angeli. Poscia v'istituì la stazione
nel medesimo giorno, che ha luogo
nella vicina chiesa di s. Susanna,
cioè nel sabbato dopo la terza do-
menica di quaresima. Diede in cu-
stodia la chiesa a' certosini {Vedi)^
che trasferì dalla chiesa di s. Croce
in Gerusalemme, e concedette loro
tutte le indulgenze, cui godevano
in s. Croce, oltre averli aiutati ad
erigere con disegno del Buonarroti la
contigua Certosa (Fedi)^ col son-
tuoso claustiH). Indi, ad istanza del
tiipoie Cardinal St Carlo Borromeo,
nel i564) l'eresse in titolo Cardi-
nalizio, e pel primo lo conferì al-
l'altro nipote Cardinal Gio. Antonio
Sorbelloni, che eiB diacono di san
Giorgio in Velabro. Venuto poi a
morte, nel i565, dispose di essere
tumulato in questa chiesa, e i ni.*
poli ne eseguirono la volontà nel
i583, in cui le sue ceneri dal Va-
ticano furono trasportale sotto il
pavimento dell' aliare maggiore, e
Buonarroti eresse a questo Pontefice,
e al detto Cardinal Sorbelloni due
depositi semplici nel disegno. Pio IV
nella tiibuna, sotto il di lui stem-
ma, fece incidere in marmo i due
s^uenti versi, allusivi all' edificio
convertito in luogo sacro;
Quod fiat idolum mine tcniplum
est Virgiais: auctop
CHI
Est Pius ipse pater y
aufhgite.
9»
Dcenwnes
Gregorio XIII , nel i583, diede
questo titolo al Cardinal Simeone
Tagliavia, che pe'suoi eminenti mé-
nti, fu poi l'arbitro ne' pontificati
di Urbano VII, e Gregorio XIV. Ol-
tre a ciò Gregorio XllI fece lastri-
care di marmi il pavimento, e il
successore Sisto V dilatò la gran
piazza, che è avanti la chiesa, la
rese regolare, ed al suo fianco sini-
stro aprì la lunga strada, la quale
conduce alla porta di s. Lorenzo.
Nell'anno santo 1700, il p. Gio,
Maria Roccaforte priore di questa
Certosa, eresse un magnifico altai*e
al fondatore del suo Ordine s. Bi*u-
none, al cui aliare, a' 6 ottobre,
pel primo vi celebrò la prima messa
il Cardinal Gianfrancesco Albani,
ohe quivi erasi ritirato per ordinarsi
prete, e da dove entrando in con-
clave, fu eletto Papa col nome di
Clemente XI. Conservando egli amo-
re per questa chiesa, fece eseguire
sul pavimento dal celebre monsignor
Francesco Bianchini, coadiuvato dal
Maraldi, una bella meridiana deli-
neata con diligenza, e adorna di
metalli, e nobili marmi. In essa so-
no rappresentati i dodici segni del
zodiaco, ed è lunga palmi duecento
cinque. Il Piazza nella sua Gerar-
cliia, e a pag. 6iS^ fa un interes-
sante, ed erudito discorso storico-
geografico sulla detta meridiana ec.,
er conoscere il tempo di celebrare
a pasqua secondo le decisioni del
concilio JViceno, e i divini uffici.
Finalmente, nel 1749? il Caixli-r
nal Bichi, titolare di questa chiesa,
e ilp. Alessandro Montecatini, allo-
ra priore dell' annessa Certosa , e
perciò procuratore generale dell'Or*
dine, la fecero nuovamente risluu*
i
92 CHI
rare ed abbellire , dall' architetto
Luigi Vanvitelli, che la lidusse nello
stato attuale, e fece de'cambìameuti,
inassime nel vestibolo. Nello stes-
so tempo ne fu benemerito Bene-
detto XIV, il quale non solo vi
eresse una bellissima cappella al
suo concittadino, il b. Nicolò Alber-
gati, Cai*dinale di s. Chiesa, e cer-
tosino bolognese, ma vi fece traspor-
tare diversi dipinti, che servirono
pei mosaici della basilica vaticana.
Neir ingresso si discende in un avan-
corpo, o vestibolo rotondo, che servì
anticamente anche di adito al salo-
ne. Questo vestibolo ha due altari,
e quattro sepolcri, cioè quello di
Salvator Rosa pittore e poeta illu-
stre, quello del celebre dipintore
Carlo Maratta, e de' due seguenti
Cardinali. U deposito del dottissimo
Cardinal Francesco Alciati ha la
seguente iscrizione;
VIRTUT? . VIXIT
MEMORIA . VIVIT
GLORIA . VrVET.
Il deposito del Cardinal Pietro
Paolo Parisìo di Cosenza, ha V iscri-
zione :
CORPUS . HVMO . TEGITVR
FAMA . PER . ORA . VOLAT
3PIRITVS . ASTRA . TENET.
L'interno della chiesa è magnifico
e sorprendente. Nella nave traversa è
collocata la maggior parte de'qua-
dri originali, mentre le copie loro in
mosaico formano i quadri dei dodici
altari della basilica vaticana. Per
gli altri superbi dipinti, i quali
decorano le cappelle, e persino la
sagrestia, si può dire, che questa
sia ritornata una preziosa pinacote-
ca. Anche pregevoli marmi formano
parte delle sue decorazioni.
CHI
Da questa chiesa^ e per la villa
di Sisto V, ora del prìncipe Massi-
mo, in diversi tempi pei giubilei
straordinari, e per pubbliche calami-
tà , i Pontefici col sagro Collegio ec.,
processionalmente si recarono alla
basilica liberiana, o alla basilica la-
teranense. Da ultimo, ad esempio
di Clemente Vili, il quale, in que-
sta chiesa consagrò in ardyesoovo
di Milano, il Cardinal Federìco Bor-
romeo, titolare della medesima e
cugino di s. Carlo, Leone Xll, nel
1826, coir assistenza de' Cardinali
palatini, e dei monsignorì Perugini
sagrìsta, e Filonardi elemosiniere,
consagrò i monsignori iChiarìssimo
Falconieri in arcivescovo di Raven»
na, e Gaspare Beniardo Pianetti,
in vescovo di Viterbo e Toscanella.
Dal regnante Pontefice fui*ono esà
poscia creati Cardinali di santa ror
mana Chiesa, e governano tuttora
con pastorale zelo le dette chiese.
Oltre la stazione, in questa chiesa
si celebra la festa principale di s.
Marìa degli Angeli ai 2 agosto, e
quella di s. Brunone ai 6 di ot-
tobre. La descrizione di questa chiesa
si legge smtta elegantemente da Fi-
lippo Titi, nella sua opera: Nuovo
studio di pittura, scoUura ed archi-
tettura nelle chiese^ e palazti di
RonuZj Macerata 1763.
S, Marij dell'Anima, dei Teutonica
V, Germaxtia.
S. Maria in Acquiro, diaconia iJar-
dinalizia^ con parrocchia^ in
cura de' religiosi Somaschij nel
rione Colonna,
Questo vocabolo di Acquiro vuoisi
derivato dall* essere vicino questo
luogo all'acquedotto dell'acqua ver-
gine, ove era il tempio di Gjiutur-
CHI
na. Qudli poi, die lo cbiamaroiio
in Equiro, od in Equaria, il dedu-
oono dai giuochi Equiri, che si di-
cevano colle carrette tirate da'ca-
Talli uscendo per sei porte dd mau-
soleo di Augusto, e passavano di
qua per andare al cerchio Flami-
nio, o al monte Celio in tempo d'i-
nondazione del Tevere ; giuochi che
avevano luogo ai !io gennaio, ai 37
febbraio, ai i3 marzo, e ai i3 a-
prìle, ristituzione de* quali viene rac-
contata da Pesto : Equini ludi quos
Romulus Mard instiiuii per equo-
rum cursuiHj qui in campo marlio
ejcercebantur.
Il Pontefice s. Anastasia I, nel-
r anno 4oo^ presso il tempio di Giu-
tuma, per convertire in luogo sa-
gro il profìino, nel quale furono tro-
-vate le anitre di bronzo, edificò una
chiesa in onore di Marì^ Vei^ne,
e di s. Elisabetta, doé della visita-
zione, che fece quella a questa, per
cui fu detta la chiesa di s. Elisa-
betta. Quindi il medesimo s. Ana-
stasio I in essa instituì la diaconia
Cardinalizia, per cui divenne una
delle quattoi'did r^'onarie. Poscia
«. Gregorio III, nell'anno 735, la
restaurò da' fondamenti, l'amplio
ed abbellì. Nel 1 127, Onorio II con-
ferì questa diaconia al Cardinal Ri-
dolfo di Imola , ed Innocenzo II ,
nel II 33, al Cardinal diacono Ivo-
ne. In un mss. della biblioteca va-
ticana, si trovarono due iscrizioni
della consagrazione di due altari di
questa chiesa. La prima dice, che
Alessandro III, nella tei'za domeni-
ca dopo rotta va di Pasqua del 1 1 89
(deve essere eiTore di data perchè
quel Papa mori ai 3o agosto i 181 )
-assistito da quattro vescovi, ad istan-
za dell' arciprete e dei canonici del-
la chiesa, consagrò un altare, e vi
pose delle reliquie. La seconda iscri«
CHI 93
done poi dichiara, che nd pontifi-
cato dì Boniikdo VII!, ai 6 dicem-
bre 1295, il Cardinal Jacopo Co-
lonna diacono di s. Maria in Vìa
Lata, e oommendatarìo di questa di
s. Maria in Acquiro, oonsagrò nel
giorno di s. Nicola, un altare dedi-
cato a questo santo, e v; ripose mol-
te reliquie, eh' erano state raccolte
dai religiosi di s. Francesco.
Avvertiamo qui ooU'Ugonio, che
questa chiesa per un tempo trala-
sdò di essei*e diaconia Cardinalizia,
e divenne commenda soggetta al
celebre monistero delle monache di
s. Maria in Via Lata, il cui diaco-
no era il commendatario. Si ha an-
cora memorìa, che un tempo vi fu
un capitolo composto di canonici col
loro arciprete. Nel pontificato dì Pio
II, e nell'anno i45»9,in questa chie-
sa venne istituita una pia sodetà di
sacerdoti, la quale in progresso di
tempo, avendo rallentato il fervore,
sotto Giulio II fu rinnovata, finche
istituito nel contiguo luogo l' ospi-
zio pegli orfani, la pia società pri-
ma fu trasferita nella chiesa di s.
Barbara, e poi sotto Gregorio XIII
a s. Lucia presso le botteghe oscu-
re. In seguito il Pontefice Paolo III
diede la chiesa all' a idcon fidatemi ta
della b. Vergine della Visitazione
degli orfani {Fedi), istituita nel i54r
dallo zelo di s. Ignazio Lojola fon-
datore della Compagnia di Gesti,
acciò prendesse cura degli orfani
tanto maschi, che feranaine. I pri-
mi furono collocati nell' orfanotit)-
fio {Vedi), che Paolo III eresse
nelle case contigue alla chiesa, e
le seconde presso la chiesa de' ss.
Quattro.
Per gran ventura di questa chie-
sa , ed orfanotrofio , Gregorio XIII
nel 1 583 creò Cardinale diacono di
5, Maria in Acquiro, Antonio V
94 eni
Salviati, ed insieme protettore mii-
DÌficentissìmo degli orfanelli, il quale
con generosità ecclesiastica, con di-
segno di Francesco da VolteiTa, ri-
fece dai fondameoti la chiesa, che
già ei*a paiTOCchia, con una bella
cupola, e i due altari laterali. Nel-
l'annesso or¬rofio eresse uo col-
legio pegli orfani, che dal suo no-
me chiamossi collegio Salviati^ as-
segnando corrispondenti rendite, an-
co pel divino servigio della chiesa.
Questo collegio ebbe a rettore il
dottissimo Pompeo Ugonio, tanto be-
nemerito delle notizie delie chiese
di Roma, al quale succedette nella
protezione il Cardinal Farnese, che
ne fu benefattore, e che ebbe ad
ampliarne Tedifizio. Quindi Paolo
Y , con decreto degli 1 1 maggio
1610, stabifi che i conservatori di
B.oma facessero ai questa chiesa To-
blazione d'un calice d'argento, con
quattro torcie di cera : oblazione
che ora ha luogo ad ogni biennio.
Il Cardinal Girolamo Yidoni, fatto
da Urbano YIII nel 1626 Cardi-
nale diacono di s. Maria in Acqui-
ro, vi fece T organo, e la cantoria
pei musici. Nel i68r Innocenzo XI
conferì la diaconia al Cardinal Mi-
chelangelo Ricci, il quale per la sua
ripugnanza alla porpora, e per un
corredo di belle doti , merita qui
particolare menzione. Da ultimo la
congregazione del pio luogo adorno
la magnifica tribuna^ e l'altare con
bei marmi, per testamentaria dispo-
sizione di monsignor Ugolini, e con
architettura di Mattia de Rossi. Fi-
nalmente nel decorso secolo con di-
segno di Pietro Camporesi fu fab-
bricato il prospetto esterno, con due
campanili ai lati : il suo interno è
a tre navate divise da pilastri , e
nelle cappelle, e tribuna vi hanno
de' buoni dipinti. Leone XII pose
CHI
alla custodia e alla direzione dell'an*
nesso orfanotrofio, i religiosi «chieri-
ci regolari somaschi, che non ha gua-
ri restaurarono la casa. La festa
principale della chiesa celebrasi ai
a luglio.
S. Mjrij iP Araceli, titolo Cardia
nalizioy in cura de^ religiosi mi'
nori osservanti^ nel rione Cam*
pitelH,
Dal Iato destro del Campidoglio
romano ( P^edi ) sorge questo ve-
nerabile e gi^andioso tempio ^ cui si
ascende per una scalinata composta
di cento ventiquattro gradini di mar-
mo lunghi palmi sessantactnque, di-
stribuiti in quindici branche > tolti
dall' antico tempio di Romolo^ nella
valle di Quirino. Quella scalinata
fu fabbricata colle limosine fette al-
la miracolosa immagine, che si ve-
nera nella chiesa, per una crudel
pestilenza, ed ascendenti a dnque
mila fiorini, coli' opera di Lorenzo
Simeone Andreozzi, fabbricatoi*e 1*0-
mano, che ne incominciò la costru-
zione ai 25 ottobre i348. Fu ri-
sarcita verso la metà del secolo XYI,
e talvolta venne visitata per divo-
zione, avendone registrato alcune cu-
riose notizie il Cancellieri nel suo
Mercato^ a pag. io.
Ebbe il nome questa chiesa di
Araceli, dall'altare ivi eretto da Au-
gusto, secondo una popolare tradi-
zione. Federico Mallero, Jl/i Cae^
sari Augusto quidquam de Nati"
vitate Christi innotueritt ha cer-
cato , se fosse nota ad Augusto
la nascita di Gesti Cristo. Alcuni
però credono, che in onore di Cri-
sto da quell'imperatore si ei'gcsse
un altare, chiamato Ara primoge^
ni ti Deiy il quale poi fu compreso
nella edificazione di questa chiesa di
I
CHI
Ara Coeli, Giacche, come nanano
Suida, Pfìceforo, e Cedreuo, consul-
tando Augusto l'oracolo di Delfo»
intese che non poteva parlai^ più,
costretto a cedere a un fòuciuUo
ebreo, che in quel punto era nato,
Dìo e gOTematoi*e di tutto il mon-
do, onde dovevano cadere gl'idoli,
e i loro altari. Commosso l'impe-
ratore da tal risposta, innalzò in
Homa sul Campidoglio vai Ara Mas-
sima, Questo racconto ha poca cre-
denza, così quello della Sibilla Ti-
burtina, la quale si vuole che ad
Augusto mostrasse il cielo aperto, e
sopra un altare una bellissima ver-
gine, che sosteneva ' sulle braccia un
fanciullo, risuonando intanto all'o-
i^cchie dell' imperatore , una voce ,
€he gli disse: Haec Ara Filli Dei
estj e che per tal ragione la chie-
sa edificata sul Campidoglio, fu poi
denominata Ara Coeli, Non può
adunque prestatasi fede neppure a
questa seconda narrazione, afferman-
do Solino, che nessuna Sibilla vi-
veva a' tempi di Augusto. Cèrto è
però, che la denominazione di que-
sta chiesa, dee ripetersi dall'opinio-
ne, che quivi Augusto signore dei
mondo, nel sito più splendido, jcd
onoi*evoIe della capitale dell' univer-
so , avesse &tto innalzai*e un'ara
colla riferita iscrìzione, destinata ai
sacrifidi, ed alle preghiere. Il Can-
cellieri, nelle sue Notizie della no-
vena, {vigilia, notte, e festa di Na--
tak, riporta preziose analoghe noti-
zie. Il Baronio, e il Vadingo sono
di opinione, che essendo Augusto
dedito alla lettura dei libri Sibilli-
ni, apprendesse da questi il prossi-
mo nascimento d' un re supei*iore a
tutti i principi della terra , e che
persuaso di ciò innalzasse in questo
luogo , ov' era la sua camera , un
altare colla riferita iscrizione. Ma il
9^
CHI
celebre p. Casimiro da Roma, ìHÌc-
morie storiche della chiesa e con*
vento di s. Maria in Araceli, Ro-
ma 1736, a pag. 161, dice che
l'altare piuttosto possa essere stato
fabbricato in tempo assai posteriore,
ma che nell'XI secolo, gli autori
parlando di s. Maria del Campido-»
glio, uno dei nomi antichi di que*
sta chiesa , dicono che in essa est
Ara Fila Dei, Di questo luogo però
divenuto la Cappella santa, riparle-
remo in seguito.
Nel sito pertanto ove Romolo fab-
bricò il primo tempio di Roma , e
lo consagrò a Giove Feretrio , che
dal colle fu detto Capitolino, venne
edificata questa chiesa, la cui origi-
ne è assai incerta ed oscura. Alcu-
ni l'attribuiscono a Costantino, ed
a s. Gregorio I; ma questo non può
essere, giacche il tempio capitolino
non era ancora interamente distrut-
to a' 27 ottobre dell'anno 6^5, nel
qual giorno fu eletto il Pontefice
Onorio I, sotto del quale, siccome
opina il citato p. Casimiro nel cap.
I , vuoisi eretta la chiesa. Il me-
desimo p. Casimiro aggiunge che fu
data in cura de' monaci benedetti-
ni, e che divenne una delle venti
abbazie prìvilegiate di Roma, col
nome di s. Maria in Capitolio , col
quale nome sino alla fine, del seco-
lo XIII si é chiamata, prendendo
dappoi quello di Araceli. Nel ioi5,
regnando Benedetto Vili, già era dei
benedettini, ed il suo abbate dove-
va assistere al sommo Pontefice nelle
solenni funzioni , e alla processione
nel giorno di s. Marco, ove riceveva
pel monistero di s. Maria in Cam-
pidoglio per questa sola funzione il
presbiterio di tre soldi, ciascuno dei
quali dal Ciacconio è valutato quat-
tro scudi d'oro. Abbiamo dal Piaz-
za, e dal Pauciroli che, nel 1 1 3o,
96 CHI
Tantipapa Anacleto II cinse di quat-
tro colonne l'ara massima > la quale
6ta presso Taltare maggiore dalla par-
te ijeirevangelio , la consagrò, e vi
posp delle reliquie, intorno alla qual
cosa il p. Casimiro in tutto non
conviene. Girolamo Centelli, vescovo
di Cavaillon, verso il i6o5, abbelfì
l' ara con vaghi lavori di marmo
in forma di tempio con cupola; e
prese il nome della Cappella santa.
Tutta volta tali abbellimenti furono
compili dair arcicon fraternità del
Gonfalone, per le ragioni che sopra
essa avea acquistato per le conces-
sioni de'religiosi ; anzi essendo negli
ultimi anni del secolo decorso caduto
il tempietto, il medesimo sodalizio
CHI
lo fece riedificare dall' architettò
HoU, e vi pose otto colonne di giallo
antico. Nell'urna dì porfido, ch'era
sotto l'altare con altii corpi santi,
ma che il p. Casimiro non Tuole
stabilire quali si fossero, si conser-
va quello di sant' Elena, per cui la
cappella prese il suo nome. Qui fu
ti*asportato quel coi*po quando fu
levato dalla grand' m*na di porfido,
che lo l'acchiudeva presso la chiesa
de' ss. Marcellino, e Pietro a Tojr-
re Pigna ttara; urna che collocata
in seguito nel Laterano, venne poi
collocata nel museo vaticano.
Ecco le iscrizioni, che sono intor-
no a questa Cappella santa.
ARAM . SOIEMNI . RFTV . SAGRAVIT . HI . IDVS . SBXTa . AlTIfO . M . DCCCXXHa
iriCOLAVS . FERARELLIVS . EPISCOP . MAROVAB
TEMPLVM . S. BELElf AE . AVG. CINERIBVS . SACEVM . IMPROBORTM
FACTIONE . SVBVERSVM . PROTOSODALES . EX JVRE . PATRONATyS
RESTITVERVKT . ARNO . M . DCCCXXXUI
H^C . QVJE . ARACOELI . APPEIL . EODEM . IN . LOCO . DEDICATO . CREDITVR
Ilf . QVO VIRGO . SS. DEI . MiTER . CVM . BUIO . SVO . SE . CiESABI
AVGVSTO . IN . AVREO . CIRCVLO . E . COELO . MONSTRASSE . PBRHIBBT
Ritornando alla chiesa , abbiamo
che nel secolo XIII il Papa Inno-
cenzo IV, per le suppliche de' frati
minori di s. Francesco, che molto
soffrivano nelle case religiose di Tras-
tevere, concesse loro il monistero e
la chiesa di s. Maria de Capitolioy
cóme si legge nella bolla Lampas
insrgnis caelestium^ emanata a' 26
giugno 1 25o ; facendo il Pontefice
suddividere in vari monisteri i be-
nedettini che vi dimoravano, e con-
fermando tali disposizioni colla bolla
lis quae autlioritate, de* 1 8 novem-
bre i25i. Che questa chiesa venis-
se chiamata basilica, lo rileviamo
dal p. Casimiro, il quale a pag. 23
dice, che la chiesa jdi s. Maria in
Araceli merita il nome di basilica,
perchè, secondo il Crescimbeni , un
edifizio sagro deve chiamarsi basi-
lica , quando in esso trovansi tre
navate, la mezzana delle quali sia
piti vasta, e alta delle altre; aM>ìa
un ordine almeno di colonne per
parte; la nave a croce, la tiìbuna,
e la proporzione della larghezza alla
lunghezza, cioè che quella non sia
meno di una terza parte, né più
della metà di questa, se la natura
del luogo non l'impedisca. Ha di
piii questa chiesa il privilegio sin-
golare, che conveniva alle basiliche
ne' tempi di Adiiauo I fiorito nel-
CHI
r-aiino 772, di avere tre porte cor-
mpondenti alle tre navi interiori ,
nocioochè in essa il popolo entrasse
comodamente senza afifollai^si, e gli
uomini avessero ingresso separato
dalle donne. Conchiude lo stesso p.
Casimiro, che avendo questa chiesa
tutte le dette prerogative può esse-
re chiamata basilica, come la chia-
mò il Baronio. Ora la tribima non
vi è più, a cagione del coro fìd>brìca-
todopo la metà del secolo XVI. Dice
il Vasari, che prima della metà del
secolo XIV, Pietro Cavallini dipinse
.sulla tribuna la b. Vergine col s.
bambino in braccio, circondata da
im cerchio di sole, ed al di sotto
stava Ottaviano Augusto imperatore ,
ni quale la sibilla tìburtina mosti'a-
va Gesù Cristo, che da lui veniva
adorato.
Questa chiesa soggiacque a varie
vicende, conseguenza di quelle del-
ia città, massime perchè situata sul
Campidoglio, che fìi sempre il luo-
go più facile a risentirne gli effetti.
Laonde fu più volte rovinata e gua-
sta ed eziandio rìstaurata ed abbel-
lita, principalmente dai religiosi fran-
c^escani, e dal popolo romano, sotto
la protezione del quale è la chiesa,
s€MX>ndo le prescrizioni di Eugenio
IV, riportate dal p. Casimiro a p.
458 e seg. Questo Pontefice, veden-
do che i francescani conventuali di-
moranti nel convento d'Araceli, e
custodi della chiesa , avevano fòtto
degli acquisti, ed erasi rallentato al-
quanto il rigido loro tenore di vita,
nel i444> concesse la chiesa e il
convento ai francescani detti del-
l' osservanza, che seguendo T esem-
pio di s. Giovanni da Capistrano,
osservavano interamente la regola .
Per la sua vastità quel convento
divenne la residenza del generale
deirOi'dine. Il Cardinal Oliviero
VOL. XII.
CHI 97
Caraffa, verso l'anno 1464, rifab-
bricò due terze parti della chiesa,
cioè le due volte delle navi latera-
li; e Paolo II, nel 1468, nel giorno
della Purificazióne, vi pubblicò con
solennità la pace co' principi. Di al-
cune funzioni celebrate in questa
chiesa dai Pontefici, si fece menzio-
ne all'articolo Cappelle Pontificie.
Leone X creando in una promozio-
ne, nel i5i7, trentuno Cardinali,
eresse la chiesa in titolo Cardinali-
zio, e pel primo lo conferì al Car-
dinal Cristoforo Numay, fatto in quel
medesimo anno generale del suo
Ordine fi:ancescano; ma nel i5a7
Clemente VII, col breve OUni feli-
ciSy lo soppresse. Ciò ignorando il
successore Paolo III, nel i5449 lo
diede al Cardinal Francesco Men-
doza , che per altro trasferì a quel-
lo di s. Giovanni a Porta Latina,
quando seppe tal disposizione. Fi-
nalmente Giulio III di fkao lo rj-^
pristino nominandovi nel i55i il
Cardinal Gio. Michele Saraceni. Pao«
lo III, predecessore di Giulio III,
compiacendosi dell'amena posizione
del Campidoglio, edificò accanto a
questo convento un magnifico pa«
lazzo, l'abitò, e vi fece un ponte o
arco di comunicazione con quello di
s. Marco. Giulio III unì il palazzo
al titolo Cardinalizio, per cui sotto
di lui l'abitò il suddetto Cardinal
Gio. Michele detto Girifalco; ma
Paolo IV, considerando le strettez-
ze ed angustie nelle quali erano sta-
ti ridotti i frati, nel i556, donò il
palazzo a' medesimi religiosi, privan-
done dell'uso il Cardinal titolare*
Tuttavia Pio IV, eletto nel i559,
compiacendosi di esso volle abitarlo,
l'accrebbe di camere, V ornò con pit-
ture, e vi fece costruire la gran
loggia. Finalmente Sisto V, nel 1585^
colla bolla Licet ea, per sempre
7
98 CHI
lo concesse al guardiano^ ed a' reli-
giosi di Araceli.
Nel pontificato di Paolo IV i re-
ligiosi incominciarono la fid>brica del
coro, e io qudlo di s. Pio Y, il
popolo romano in solenne rendi-
mento di grazie alla beatissima Ver-
gine, per la vittoria riportata dalle
armi cristiane contro i turchi nel
golfo di Lepanto, fece fere il nobi-
le soffitto della nave di mezzo ric-
co d'intagli, doro, di pitture, e
poscia vi fece costituire anche l'or-
gano. Lungo sarebbe il riportare
qui i tanti benefizii del popolo roma-
no verso questa chiesa. Molte sono
in essa le memorie che lo attesta-
no. In diversi incontri il senato
ix)mano assistette alle sacre fun-
zioni in questa chiesa, alla qua-
le ÙL le seguenti oblazioni di tre
calici d'argento, col solito accompa-
gnamento delle torcie di cera. Uno
di questi calid fu dal senato roma-
no decretato sotto Eugenio IV in
memorìa di aver il prode Vitelle-
schi posto in fuga l'inimico, nel
giorno della festa di s. Luigi re di
Francia; uno a' 29 gennaio in me-
moria di avere Clemente Vili ricu*
perato Fen'ara, e perno nel calice,
olti*e lo stemma del popolo roma-
no, ewi l'iscrizione: ob Ferrarum
RECUPERATAM ; ed uno agli 8 dicem-
bre per la festa dell'immacolata
Concezione. Tutte le altre annuali
beneficenze del popolo romano per
questa chiesa, ed i restauri, che ut in
alcune parti della medesima, sono
descritti dal p. Casimiro a p. 467,
e si leggono ancora a pag. 3i, e
seg. della TabeUa delle chiese di
Roma^ alle quali il senato romano
fa le sue pie oblazioni.
Senza mentovare gli ultimi ab-
bellimenti, e risarcimenti operati nella
chiesa di Araceli, meritano menzione
CHI
quelli, che nel 1 686 furono es^^ui.
ti per lo zelo del padre guardiano
Antonio Ricchi. Diversi Papi ù re-
carono a pi*esiedere nel medesimo
convento ai capitoli generali (Fedi),
e il Cardinale Carlo Rezzonico ve-
neto, quando nel 1758 venne subii-
mato al triregno col nome di Cle-
mente XIII, era titolare della chie-
sa. Nel pontificato di Clemente XII,
fr. Giovanni de Fonseca da Evora,
procuratore e commissario generale
de' mi non osservanti ,. e ministro
plenipotenziario di Giovanni I re
di Poi*togallo presso la santa Sede,
ed eletto vescovo di quel reame,
non solo fu benemerito fondatore,
e ristauratore dei conventi nella pro-
vincia romana, ma oltre Taver ope-
rato nel convento d' Araceli molti
miglioramenti, colle generose som-
me somministrate dal re Giovanni
V, e da molti gran signori porto-
ghesi, fondò una nuova biblioteca
in questo stesso convento, e l'arric-
chì con molta quantità di volumi^
come si legge nella lapide di mar-
mo ivi eretta. F» Biblioteca Aba-
CELITANA.
Il pi*ospetto estemo di questa chie-
sa si volle conservare nel modo sem-
plice e maestoso, come si ammira,
pel pregio della sua antichità; pu-
re fU adorna di mosaici. Il suo in-
terno è mirabile per la copia dei
monumenti artistici, é ha ti*e navi
divise da ventidue colonne di mar-
mo, la maggior parte delle quali
vuoisi che appartenessero al sum-
mentovato tempio di Giove. Molte
sono le sue cappelle, rioche di mar-
mi, di pitture, di depositi ed oma«-
menti, e molte sono quelle gentili-
zie^ Nell'altare maggiore, ornato di
bei marmi, si venera una immagine
della b. Vergine, che vuoisi una di
quelle dipinte da s. Luca, e che a
CHI
Gregorio I portò in pix)oessioiie nel-
la pestilenza, da cui era alili tta la
città di Roma. Allora quando tale im-
magine era vicina al ponte s. Angelo,
un coro d'angeli salutò la b. Vergine,
coir antifona: Regina Coelilaetdre etc.
(Fedi), Se poi questa immagine, ov-
vero quella, che si venera nella ba-
silica di s. Maria Maggiore, sia la
salutata dagli angeli, può vedei^i
nelle Memorie^ ec. del p. Casimiro a
pag. 1 3 1 e seg. , ove fra le altre
cose, dice essere probabile, che am-
bedue le dette immagini, insieme
ad altre in particolare venerazione,
per la città fossero portate in pro-
cessione da s. Gregorio I, e forse
in giorni e processioni diverse. Cer-
to é però, die tanto i religiosi del
convento d'Araceli, che il capitolo
di s. Maria Maggiore, giunti che
sono sul ponte s. Angelo, nella pro-
cessione, che si h. dal clero roma^
no alla basilica vaticana, si ferma-
no, e cantano solennemente Tanti*
fona Regina Coeli etc. col versetto,*
responsorìo, ed orazione, locchè fan-
no per rendere nuove grazie alTOn-
nipotente, e ricordare a' romani il
beneficio segnalato, che riportarono
nel pontificato di s. Gregorio I per
r intercessione della b. Vergine.
Finalmente in questa chiesa sono
sepolti molti servi di Dio, e diversi
Cardinali, e personaggi illustri. Ol-
tre i genitori di Onorio IV della
nobilissima casa Savelli, si vogliono
ivi trasportate le ceneri di quel Pon^
tefice per ordine di Paolo III, in-
sieme alla statua sepolcrale di lui,
dalla basìlica vaticana. Ed essendo
morta sotto Sisto IV Caterina regina
di Bosnia, eh' erasi recata in Roma
accompagnata da quaranta cavalieri ,
nel 1478, fii quivi sepolta. Né deve
tacersi, che in questa chiesa si con-
serva con gran venerazione un mi-
CHI 99
racoloso bambino adomo di gemme,
il quale viene ti*asportato agl'infer-
mi, che ne hanno specialissima fi-
ducia e divozione; e che licoiTono
al divino aiuta. Quel santo bam-
bino nel Natale si espone nella
seconda cappella a sinistra in un
presepio (Vedi) in cui si espongono
altresì i simulacri di Augusto, e
della Sibilla in memoria del sudde-
scrìtto vaticinio.
S, Maria in Campi telli^ diaconia
Cardinalìzia, con parrocchia^ in
cura dei chierici regolari della
Madre di Dio ^ nel rione Cam-
pitela.
Dal nome della regione diiamasi
anche questa chiesa in Portico, pet
la prodigiosa immagine della b. Ver-"
gine quivi, come si dirà, ti*asportata
dalla chie^ di s. Maria in Portico
(Vedi), Anticamente in questo me-
desimo luogo ergevasi un tempio
famoso dì Marte, dinanzi al quale
eravi una colonna chiamata bellica^
perchè dedicata a Bellona dea del-
la guerra. In esso si congregava per
determinarla contro qualche nazio-
ne il romano senato, e stabilita la
guerra, ascendeva sulla colonna un
soldato , ovvero un console , come
opina Dione, e scagliava una lancia
verso quella parte in cui trovavasi
il popolo nemico , e siccome avanti
il tempio e la colonna eravi una
piccola piazza, derivò ad essa il no-
me di Campitello. Qui d'appresso
eravi il circo Flaminio, la porta Car-
mentale, cosi detta da Carmenta
madre di Evandro, e appellata scel-
lerata, perchè da essa uscirono i
trecento Fabj uccisi poi dai veienti.
Qui pure era un tempio dedicato
ad Apolline, ove il senato riceveva
gli ambasciatori delle nazioni. I«
lOO
CHI
questo sito pertanto fu edificata una
obiesa, che s. Pier Damiani chiamò
hasilica, ed una di quelle dedicate
alla beatissima Vergine, di cui il
popolo romano nutriva particolare
divozione. Il Pontefice Onorio III,
nel 12 17, la ristaurò, e nel giorno
sacro all'Assunzione della ss. Vergi-
ne la consacrò ed arrìcchì di molte
reliquie. Come attesta il Panciroli,
divenne parrocchia, e le due nobili
famiglie Capizucchi e Muti vi eres-
sero due belle cappelle. Rovinata
per la sua antichità, nel pontificato
di Paolo V, nel 1619, fu demolita
per gettarvi i fondamenti di altra
più grande; funzione che eseguì il
Cai^dinal Mellini vicario di Roma,
ma non essendo riuscita quale si
desiderava, fu demolito quanto erasi
fabbricato, e nel 1642 se ne inco-
minciò altra più ampia, e magnifica.
La terribile pestilenza", che nei
primordi! del pontificato di Alessan-
d>*o VII, Chigi, afflisse l' Italia, nel
1 656 desolò Roma. Confidando il
popolo romano nel patrocinio della
b. Vergine che si venei^ava nella
chiesa di s. Maria in Portico, per
la cessazione del flagello, nel dì del-
la festa della sua Concezione, il se-
natore, i conservatori di Roma, e il
priore de* capo-rioni si recarono in
detta chiesa, e col beneplacito pon-
tificio fecero leggere dal loro can-
celliere il formale voto, di spendere
qualche somma dì denaro per col-
locare con migliore decoro Y imma-
gine della Madonna, cui era rivolta
l'uni versai fiducia, e la quale in
altre simili calamitose circostanze,
avea esaudito le preghiere de' ro-
mani. Primieramente Alessandro VII,
a* 21 gennaio 1657, andò a visitare
la santa immagine; quindi a' 3o di
aprile ordinò che si rìapris.se la chie-
sa al divin culto, per cui tutti i
CHI
romani vi si recarono a rendere le
dovute grazie. Poscia l' immagine
fu portata in tutti i luoghi di Ro-
ma dove la peste avea fatto mag-
gior strage. A' 3 marzo 16 58, con
solennissima processione che partì
dalla chiesa dì Ara-coeli 3 Alessandro
VII andò a cantare il Te Deum ,
nella chiesa, di s. Maria in Poi*tìco.
Indi, venendo stabilito di proseguire
la fabbrica della chiesa di Campi-
tela, per collocarvi la divota e mi-
racolosa immagine, non reputandosi
conveniente la località ov' era situa-
ta quella di s. Maria in Portico, il
Pontefice dopo matura deliberazio-
ne decretò, che i chierici regolari
della madre di Dio, esistenti presso
l'antica chiesa di Campitelli , con
quelli dimoranti presso quella in
Portico, avvrebbero formata una
sola &miglia religiosa ; che la chiesa
in CampitelH si sarebbe denomina-
ta s. Maria in Portico in Campi-
temi e che quell'antica di s. Maria
' in Portico, sarebbe chiamata col ti-
tolo di s. Galla.
Volendo concon*ere anche il Papa
all'erezione della nuova chiesa in
Campitelli, a' 29 settembre 1660,
in presenza del magistrato romano,
si recò a gettare la prima pietra
della tribuna, e con disegno di Car-
lo Rainaldi venne eretta la nuova
chiesa, la cui Pedata col santuario
fu compita nel 1 667. Alessandro VII
fece a sue spese il santuario, i chie-
rici regolari della Madre di Dio vi
spesero circa cinquantamila scudi, e
il senato romano v'impiegò vistose
somme. L' immagine della Madonna
la sera de' i4 gennaio 1662 , da
monsignor Cara& vicegerente fu le-
vata dall'antico suo ciborio della
chiesa in Portico , e fu portata in
quello di Campitelli , seguita dai
chierici regolari che vi trasportaro*-
CHI
no pui^ il corpo del loro fondatore.
Iodi, nel concistoro de^ 16 luglio,
Alessandro VII trasferì la diaconia
Cardinalizia da s. Maria in Portico
alla nuoTa chiesa di s. Maria in
Portico in Campitelli. TuttaTolta la
immagine si potè collocare nella tri-
buna ove ora si venera, soltanto da
Clemente IX, ne si compì Tedifizio
che sotto Clemente X, concorren-
dovi il di lui nipote il Cardinal Pa-
lazzo Albertoni Altieri, il quale poco
distante avea il palazzo della sua
nobilissima ed antica famiglia Al-
bertoni. Ora la famiglia Altieri ha
in questa chiesa due cappelle gen-^
tilizie, in una delle quali ^no de-
gni di osservazione dei belli depositi,
anco per le semplici, e morali epi-
grafi, che si leggono su due di essi,
in uno NROL, nell'altro itmbea.
La santa immagine fu collocata
nel ciborio sulla tribuna a'3o otto-
bre 1667 ^° grandissimo concorso
di popolo, e nel giorno dell'Imma*
colata Concezione dell'anno santo
1675, fu la chiesa apei'ta al pub*
blico culto, e per la prima volta
ebbe luogo l' offerta presantta al
senato romano da Alessandro VII ,
fino dagli 11 settembflè 1666, d'un
calice d'argento, e quattro torde
di cera, offèrta che ora si eseguisce
nel mercoledì fra l'ottava della fe-
sta. In seguito i chierici regolari
della madre di Dio lasciarono l'an-
tica chiesa di s. Maria in Portico,
vendettero la cdutigua casa agli O-
descalchi, che vi formarono l'ospe-
dale di s. Galla, e tutti si unirono
con quelli della casa di Campitelli.
Oltreché in questa nuova chiesa, la
quale ritenne la parrocchia dell'an-
tica, si celebra a' 17 luglio la festa
dell'Apparizione dell' immagine della
Madonna, colle stesse indulgenze,
che godeva la chiesa in Portico, nel
CHI loi
carnevale, e nella domenica di ses-
sagesima con gran magnificenza si
espone il ss. Sacramento in forma
di quaranta ore, e suole talvolta il
Sommo Pontefice visitarlo, accompa-
gnato dalla sua corte. Prima tale espo-
sizione si &ceva con qualche figm*ata
rappresentanza di alcun &tto del-
l' antico testamento. Questa partico-
lar venerazione ed ss. Saci*amenlo
vuoisi originata da Innocenzo XI,
Odescalchìj per compensare con al-
trettanto di ossequio e venerazione
la ss. Eucaristia, poiché nell'antica
chiesa di Campitelli, nel i5a7, al-
lorché fu saccheggiata Roma, i sol-
dati eretici empiamente cavarono
dal tabernacolo le Ostie, e le calpe-
starono co' piedi.
La facciata esterna di questo gran-
dioso tempio é di travertini a due
ordini corintio, e composito; l'inter-
no é a croce latina con cappelle
sfondate; il tutto é decorato di
grandi colonne scanalate , la cui
parte infeiiore é di marmo. Le cap-
pelle sono ricche di pittm^e e di
marmi, e di diverse decorazioni.
A destra evvi la cappella di s. Mi-
chele Arcangelo de' pitxsuratori di
collegio (Fedi)y i quali dopo che
nel pontificato, di Benedetto XIH,
andarono via dalla chiesa di s. Eu-
stachio, quivi si stabilirono. Nel son-
tuoso altare maggiore si venera
r immagine della Madonna , e in
una finestra di forma rotonda della
cupola, evvi una a^oce formata di
alcuni pezzi d'una colonna spirale
d'alabastro, che mostra la «uà tra-
sparenza dalla luce che ha di dietimo,
e che prima stava nella chiesa in
Portico. Quella colonna vuoisi rin-
venuta tra le rovine dei portici di
Ottavia. Oltre il p. Ludovico Mai-
racci, scrissero la storia di questa
chiesa, il p. Carlo Erra, Storia di
ioa CHI
s. Maria in Portico di CarìipiUilU;
Roma 1750, e il p. Giovanni Leo-
nardi, Memorie di s. Maria in
Portico di Roma, Roma 1675. Tali
autorì sono tutti chierici regolari
della Madre di Dio (VedC), e l'ul-
timo ne fu il principal fondatore.
S. Maria della Consolazione, V.
Ospedale di s. Mabu della Gox-
$OLAtIO]fB«
S, Mama in CosmediHj detta la
Bocca della inerita, e Scuola
greca j basilica j diaconia cardinal
liziaj con parrocchia^ nel rione
Ripa.
Gelebratissimo fu questo luogo,
dappoiché nelle sue Tìdnanze eravi
il Girco Massimo, edificato da Tar-
quinio Prisco, migliorato da Tarqui-
nio il Superbo, e cambialo in pieti-a
da Giulio Gesai-e, mentre lo nobili-
tarono sempre piti Glaudio, ed Elio-
gabalo. Ancora esistono molti aranzi
del tempio di Vesta, ove le vestali
mantenneix) il fuoco sagi'o, e che la
famiglia Savelli dedicò al protomar-
tire s, Stefano. Indi per un miraco-
loso avvenimento d' un' immagine
della b. Vergine, fc| chiamato del
Sole, come si può vedere a pag.
579 de* Tesori nascosti del Panci-
roli. Sulla piazza ei*anvi i pistiìni
O forni pubblid, giacché ivi erano
trenta vasi di pietra, ove pestavasi
il grano cotto, prima dell'uso delle
mole, e cento quarantacinque gra-
nari. Quivi si trovava l'ara massima o
altare, così detto per la sua grandez-
za, che poi venne demolita da Sisto
IV. Poco lungi fu il tempio della dea
Bona, e quelli di Fauno, di Vene-
re, e di Giunone; il celebre ponte
Sublicio , r ai*milustro o armeria
degli antichi romani, e le malau-^
GHI
gurate scale getnonie. Ma Hello stesso
luogo ove oggi i la chiesa, ei^vi il
fòmoso tempio della Pudicisia patri-
zia, la cui sontuosità fu resa noia, da-
gli storici, anzi si ritiene che entro i
pilastri della chiesa sienvi dieci gro§-
se colonne di marmo, avanio di
quel tempio.
Varie denominazioni ebbe questa
basilica, e pel prìmo (u chiamata
con quella di s. Maria in Cosme-
din, che vuol dire ornamento con'
venevole, o ornamento de* sacerdoti,
per le splendide restaurazioni £itte^
vi da diversi Pontefici, ovvero come
l^ogliono Giacomo Moroni, e il Mer-
cato, eruditi antiquarii, che ne esami-
narono l'etimologia, quel Gosmedin
vuol dire, ornato tempio di Giove,
composto di tre voci greche, ag-
giungendo che tal vocabolo deii-
vasse dall' Ara massima dedicata a
Giove Ammone. Alti^ primitiva de-
nominazione fu di «. Maria Scho-
la Groecorum ad sanctos Mariy*
res, per essere piima stata dedicata
ai ss. Dionisio areopagita, Rustico, ed
Eleuterio martiii, ovvero per la gran
copia delle reliquie de' santi marti-
ri quivi traspoi*tati dai cimiteri da
Steéino III, da s. Paolo I, e da Ca-
listo II , se pure quel nome non de*
nvasse dalle vie sotterranee della
chiesa comunicanti colle catacombe
di s. Sebastiano, da cui i cristia-
ni nelle persecuzioni portavansi in
questo luogo per provvedersi del pa-
ne. Fu poi detta Stuoia greca ^ o
perché ivi si facessero i sagiìfizi con
usi e cerìmonie greche, o perché ivi
si istruisse con eccellenti maestri la
romana gioventù, od anco per es-
servi stato fondato un monisteix» in,
cui si ritirarono i monaci greci quan-
do fuggirono dall' oriente per la per-
secuzione delle sagre immagini. Si
dice ancora che in questi dit^tom^
CHI
abitassero i greci, e che rimpera-<
tore Adriano vi apiisse un ateneo o
scuola greca: che poi poco distante
esistesse la scuola di Cassio, e il gin-
nasio pubblico, raSermano varii ar-
cheologi. Per molto tempo i Car-
dinali diaconi della medesima si sot-
toscrìssero con tal denominazione :
Diac. Card, in Schola Graeca, Si
disse ancora scuola di s. Agostino ,
adendosi per tradizione, che quel
santo dottore vi leggesse rettorìca.
Finalmente fu detta questa basilica
Bocca della verità^ da quell'antico
sasso marmoreo rotondo, che si ve-
de nel lato sinistro del portico, fbi'se
trasferitovi da qualche cortile, in
mezzo al quale faceva le veci di
chiavica ; ma perché con rozza scol-
tura rappresenta un mascherone con
occhi forati, e con larga bocca , il
volgo crede che essa si chiudesse
allorché chi vi aveva posto la ma-
no per giurare, aveva giurato il
fiilso. Il Piazza, il Crescimbeni, e
altrì illustrarono questo antico e sì
£imoso simulacro, che lungi dal cre-
dere un copeixJiio ignobile di chia-
vica, col Severano piuttosto voglio-
no essese stato, non una mola da
macinar grano come alcuni opina-
rono, ma piuttosto avesse apparte-
nuto alla summentovata Ara mas-*
sima , e rappresentante dalla sua fi-
gura con corna d'ariete, un Giove
Ammone.
L' ongine di questa chiesa rimon-
ta al terzo secolo ad onta della dis-
crepanza sulla vera epoca degli scrit-
tori. E ascritta la sua orìgine al Pon-
tefice s. Dionisio greco nel 278, ed
alcuni dicono nella stessa sua casa,
mentre regnava Gallieno piuttosto
indulgente co' crìstiani. Ne fii causa
la condanna nel concìlio antioche-
no di Paolo Samosateno, eh' erasi
scagliato contro l' incai^nazione del
CRI io3
divin Verbo, e contro Timmacolata
purità di Maria, laonde quel zelante
Papa a memoria di tal ti^ionfo, ove
già fu il tempio alla Pudicizia, eres-
se in onore della regina delle ver-
gini questa chiesa, che vuoisi la se-
conda ad essa dedicata in Roma.
Dipoi s. Gregorio I l'annoverò tia
le diaconie Cardinalizie, e verso l'an-
no 770 vi furono posti ad ufiiziarla
i monaci greci perché vi celebrassero
le sagre funzioni co'loro rìti: tutta-
volta si vuole che tali monaci fosse-
ro ivi già posti nel 755 daStefònoII
detto III, e che il monistero si chia-
masse di s. Dionisio. Aggiungiamo col
Pandroli, che tanto Stefano III, che
Paolo I operarono in questa basili-
ca molti miglioramenti. Da un'iscri-
zione che si legge in questa chiesa
rilevasi, essere stata ad essa contigua
l'abitazione delle povere diaconesse^
alle quali presiedevano un diacono, e
un sacerdote col titolo di padre. In un
antico diurno si legge il privilegio
d' istituire il diacono in questa dia-»
conia, dove si prescrìve: Ut (pian-
do lucerna perficitur (cioè il lucer-
narìo corrispondente alla nostra com-
pieta, e secondo il rìto ambrogiano
al vespero), Omnes diaconìtes, ti
pauperes ChrisU Kyrie eUisoti excla*
mare sludeànt Adriano I, magnani-
mo Pontefice del 772 , dai fonda-
menti restaurò questa basilica, l'am-
pliò, rabbellì, l'adornò con tre tii-
bune nel capo delle ti^e navate, e
le tolse d'intorno quanto l'ingom-
brava. Laonde per la sua vaghezze!
chiamolla Feram Costnedln, vag9
ornamento. Aggiungiamo col Volu-
ti, oltre quanto sopra dicemmo, su
tal denominazione, che la Madonna
di 8. Marìa in Cosmedin, significa
Signora del mondo, l ss. Pontefid
Leone III, e Gregorìo IV gran di-
vozione ebbero per questa chiesa,
io4 CHI
cui fecero magnifici donativi sicccome
desmve Anastasio bibliotecaiio nelle
loro vite. Dal medesimo Anastasio si
ha che s. Nicolò I, creato nell'SSS, vi
edificò d'appresso un palazzo ponti-
fìcio, poi abitato da lui, non che da
alcuni Papi, e dai Cardinali diaco-
ni della diiesa. Ecco le parole del-
l' Anastasio : fecU et in eadem ec-
clesia hospitium ad utìUtatem Pori'
dficunty ubi ipse cum omnibus^ qui
ei famulantur, hospitaretur. Oltre a
ciò 8. Nicolò I vi rinnovò il segre-
tario o sagrestia, tì fece appresso il
presbiterio, rinnovò il portico, ed edi-
ficò Toratorìo dì s. Nicolò, per ac-
crescere a questo santo venerazione
nella stessa chiesa , ove già ricorse
al di lui patiH>cinio Selcio arcivesco-
vo di Ravenna. Ed affinchè nulla
mancasse a renderla conveniente re-
sidenza pontificia, e tale che i Pon-
tefici ivi potessero celebrare mol-
te funzioni, vi fabbricò un bellissi-
mo Triclinio, per i pubblici conviti
con l'intervento del Papa, de' Car-
dinali , de' prelati ec. , e de' re e
principi.
' Crescendo in lusti*o questa basi-
lica, come la piii distìnta, Pasquale
)T la conferì al Cardinal Giovanni
Gaetani, che vi fece il ciborio dì
marmo , poi rinnovato dal Cardinal
diacono Francesco Gaetani, ornato
con mosaici, cogli stemmi di sua ca-
sa , cioè le onde d' oro in campo
azzurro, e divenuto nel 1 1 1 8 Pon-
tefice col nome di Gelasio II, donò
alla chiesa varie insigni reliquie, che
dipoi ripose in una conca di gra-
nito sotto l'altare maggiore Calisto
JI, allora quando a' 6 maggio 1 1^3
consagrò solennemente quell'altare.
•Alcuni autori pai*lano anco di al-
tre beneficenze di Gelasio II verso
questa chiesa , ed altri di quelle
splendidissime, por donazione di am-
CHI
pli podèrì di certi Euslazio, e Gìoi^
gio ehe si vogliono o diaconi regio-
narii, o diaconi Cardinah. V'ha chi
attrìbuisce la oonsagrazione della
chiesa a san Nicolò I, e chi al
detto Calisto II, il quale era stato
diacono Cardinale della raedesinuu
Certo è che la festa della dedica-
zione della chiesa si celebra nei me-
desimo giorno de* 6 maggio. Sì 'voo*
le ancora che fra i corpi santi che
quivi si venerano, tì sia quello di
s. Valentino martire trasportatovi
dalla chiesa eretta a tal santo fìiorì
della porta Flaminia. Né qui deve
tacersi, che presso la basilica esiste-
va altra chiesa dedicata a s. Valen-
tino, di cui tratta il Piazza, Gerar-
chia, pag. 764, la quale venendo
demolita verso il 1570, le rendite,
e i canonici della medesima, ooh
tutte le sue prerogative e i*agioni,
fiirono incorporate alla chiesa di s.
Marìa in Cosmedin.
Onorìo II fece diacono Cardina-
le di questa chiesa. Giacinto Bobò
Orsini inumano, il quale dopo averla
avuta sessantacinque anni, nel 1191
fu sublimato alla cattedra dì s. Pìeti*o
col nome di Celestino III. Altri però
dicono che ne fosse diacono soli cin-
quant'anni. Certo è che ne fii amo-
revole, e benefattore. Accrescendosi
il lustro della basilica, essendo uffi-
ziata da' canonici secolari , i cano-
nicati non si confeiivano die a pei*-
sonaggi distinti, per cui Cencio Sa-
velli, che poi nel 1 a 16 fu Papa
Onorio III, n'era stato canonico»
Anche la diaconia solevasi conferire
ai più degni CardinaU, ed ai con-
giunti de' Pontefici, i quali Caixli-
nali diaconi per lo più abitavano
nelle case contìgue. Urbano IV la
conferì nel 1261 al Cardinal Jaco-
po Savelli che nel i285 divenne
Pontefice Onorio IV, ed ancUq es^iQ
CHI
non mancò di beneficarla. Da una
soltoscrìzione del Cardinal Gugliel-
mo del Giudice nipote di Clemente
VI , diaconus CarcUnalis s, Marice
in Cosmedin^ sìve schola graeca
prior diaconorumj si rileva che al-
lora il più anziano de' diaconi non
aveva diaconia determinata. Quindi
Gregorio XI nel i3'j5 creò Cardi-
nale diacono di s. Maria in Cosnie-
dìn Pietro di Luna, che nel 1894
col Dome di Benedetto XIII s'in-
truse nel pontificato, e visse soste-
nitore dello scisma trentati^ anni.
Divenuto Pontefice Eugenio IV, co-
me quello, che era assai propenso alla
vita monastica, mentre era Cardina-
le diacono della chiesa Lucido Con-
ti, capitano generale dell' esercito
spedito contro i bolognesi, soppresse
nel 1435 la diaconia, e la collegia-
ta, e la concesse, in uno a tutte le
entrate e ragioni, ai monaci di san
Paolo della congregazione cassinese,
perchè quel monistero diminuito
nelle, sue i^ndite, era esposto alle
incursioni de' malviventi , o della
gente di mare, aveva l'aria insalu-
bre, e perchè la congregazione non
aveva in Roma né monistero né ospi-
zio. I monaci ridussei*o le case a
monistero, e l' uffizìarono per settan-
totto anni, finché Leone X, nel i5i3,
la restituì all'antico suo grado di
diaconia Cardinalizia, e di collegia-
ta secolare^ rilasciando però ai cas-
sinesi una parte delle sue entrate,
derogando alle disposizioni di Eu-
genio IV, confermate da Nicolò V.
11 tutto fece Leone X ad istanza
del popolo romano, laonde vi sta-
biPi un arciprete per dignità , con
nove canonici, e sei cappellani amo-
TÌbili; la raccomandò al senato ro-
mano, ingiungendo, che almeno ne
visitassero la chiesa una volta, l'an-
Mìpf e assoggettò la cura parrocchia-
io5
CHI
le alFarclprete. Dipoi s. Pio V, nel
sopprimere la parixicchia di s. Ma-
ria Egiziaca, per ivi fondarvi l'ospi-
zio degli armeni, V unì con bolla
de' i4 ottobre 1570 a questa di s.
Maria in Cosmedin, che eresse in
vicaria perpetua, la quale ora si
amministra da un canonico, dietro
il concorso che si fii per ordine del
Cardinal vicario, che ne propone i
prescelti al capitolo per la nomina.
In seguito il canonico Agostino Var-
rotti romano v'istituì quattro bene-
fiziati. Attualmente il capitolo si com-
pone dell'arciprete, e dieci canonici,
che hanno Tuso della cappa magna, e
del rocchetto; di sei benefiziati, coU'u-
so delle cappe con fodere di pelli bi-
gie nell'inverno ; di quattro cappellani
corali amovibili. I canonici sono no-
minati, qualora non sieno affetti al-
la- santa Sede, dal Cardinal diacono, il
quale vi tiene un prelato per vica-
rio ; i benefiziati sono nominati, parte
dal capitolo, e parte dai patroni, e
i cappellai^ d&l capitoli. Sui privi-
legi, e prerogative di questo capi-
tolo, P^, Consti tutioncs insigìiis ba-
silicae diaconalisy coUegiaiae, et par-
rocchiaUs Ecclesiae s, Mariae in.
Cosmedin de urbe Roniae 1882.
Ora si sta trattando V ultimazione
della causa del ven. d. Gio: Batti-
sta de Rossi, canonico di questa ba-
silica, per la beatificazione del qua-
le d. Gio. Maria Tojetti scrisse la
vita, cui pubblicò in Roma nell'an-
no 1768.
Che questa chiesa prima di Eu-
genio IV fosse parrocchia, e colle-
giata, lo si legge dalla bolla di quel
Papa, e dalla iscrizione incisa sopra
delle sue campane, che porta la da-
ta del MCCLXXXVi. Di alcune provi-
sioni de' suoi canonicati vi sono me-
morie nelle bolle di Bonifacio IX
del 1389, e di Maitino V. Quindi
io6 CHI
il primo Gii*dinale diacono, dopo
la restaurazione, fu Luigi marchese
, di Gerace, figlio di Ferdinando V
re di Aragona, elevato alla porpora
nel i5ig dallo stesso Leone X. Sot-
to il di lui glorioso pontificato, in
una casa soggetta alla panxKchia si
manifestò una miracolosa immagine
della Madonna, la quale pei gran
pix)digi che operò, fii in essa tras-
portata. Già esìsteva per alti*o l'al-
tra antica e divotissima immagine
della beata Vergine dipinta da va-
lente pennello su tavola nella tri-
buna del coro, col santo bambino
in atto di benedire, e dal lavoro si
tiene per certo, che sia quivi collo-
cata dai monaci greci alloitsbè, fug-
giti dall'Oriente, si stabilirono in
questa chiesa. Porla in caratteri
greci una iscrizione, che significa:
Fìrgo Mater Dei, Tale immagine
fii celebrata dal gran Cardinale Ba-
lenio, e riscosse sempre la venera-
zione del popolo romano, che la ri-
guarda per una delle più insigni di
Roma. In un al bambino, dal ca-
pitolo vaticano fu coronata con co-
rona d'oro. Carlo Castelli mantova-
no, benemerito canonico della col-
legiata nel i638 la celebrò con una
iscrizione. Sulla porta, nelP interno
della chiesa, eravi aitila antichissi-
ma immagine di Maria ss. fatta in
mosaico, donata dal detto capitolo va-
ticano ad Antonio Ghezzi, canonico
decano della collegiata nel i635, dal-
la cui isciùzione si legge che fu fatta
nel 7o5 sotto Giovanni VII, e posta
nella sua cappella del presepio, colla
effigie da un lato del medesimo Papa.
In seguito tal mosaico fu traspor-
tato in sagi^tia. Altri benefòttori di
questa chiesa furono i seguenti Car-
dinali diaconi: Giacomo Savelli di
Roma, Vincenzo Gonzaga, il quale
peluche il segretario edificato daNioo*
CHI
lo I per la vecchiezza era rovinato,
edificò il coro per V inverno dedican-
dolo a s. Gio. Battista, senza men-
tovare altre bene&enze, come il d-
miterìo ec Ai suddetti si devono
aggiugnere: Ascanio, e Girolamo
Colonna, Leopoldo de Medici, Car-
lo Barberini ec U Cardinal Anni-
bale Albani nipote di Clemente XI
nel 1 718 vi eresse la facciata, e rin-
novò il portico con disegno di Giu-
seppe Sardi. Quel Pontefice ne fu
pure benemerito, dappoiché nel 1715
fece abbassare la pisuiza, lìalzò il
piano della chiesa, ch'era sepolto
circa otto palmi sotto di essa, e la
ridusse in miglior forma. Inoltre fe-
ce nella piazza una bella fontana
architettata dal Bizzaccheri, e un
fontanile da un Iato. L'altro nipote
di Clemente XT, il Cardinal Ales-
sandro Albani, nel 1727, vi eresse
il fonte battesimale.
Delle insigni reliquie dì questa
chiesa, parla il citato Piazza a pag.
771. Mentre n'era titolare il Car-
dinal Antonio Frosini, vi furono
operati molti ristaurì, ed ottenne
dal Pontefice Leone XII l'incorpo-
razione delle rendite del capitolo
della chiesa di s. Anastasia {J^edi)^
nel modo che dicemmo a quell'ar-
ticolo. Il medesimo Cardinale la be-
neficò in vari modi, le donò ricchi
paramenti, e costmi il bellissimo
organo. Mirabile è la torre delle
campane, o campanile per la sua
altezza, forma quadra e antichità,
che rimonta all'ottavo secolo, non
potendosi stabilire se lo edificasse
Adriano I, o Nicolò I. Sulla pknta
di questa chiesa è a leggere quanto
scrive il Piazza a pag, 774, ove né
riporta il disegno. Ritenendo in gran
parte le forme delle chiese orìentali
di rìto gl'eco, delle parti che com-
pongono tali edifici; abbiamo fattoi
CHI
parok all'articolo Chiesa (Fedi),
Sopra tutti Ta consultato Gio. Ma*
rìo Crescimbeni sulla storia di que-
sta basilica, ch'egli produsse in tre
opere^ doè: Istoria della basilica
Saconale collegiata di s. Maria in
Cosmedm di Roma, Roma 17 15/
Isteriche notizie della b. tergine
titolare della basilica di s. Maria
in Cosmedxn, estratte daW istoria,
e dallo stato di detta basilica, Ro-
ma 1722; Stato della basilica dia»
canale coUegiata, e parrocchiale di
s. Maria in Cosmea di Roma nel
presente anno 17 19 descritto, Roma
1719. Questo rispettabile letterato,
che è qui sepolto, prima fu cano-
nico e poi arciprete di questa chie-
sa. Fra le sue benemerenze evvi
quella di avei^ nel 17 17 riaperta,
dopo essere stata chiusa per duecen-
t'anni, e perciò da molti ignorata ,
la confessione, come si Tede in altre
basiliche, ove riposa il corpo di s.
Cirìlla, figlia dell'imperatore Decio.
La fornì di doppia scala, l'abbelFi,
vi fece consacrar Taltare, e 1* arric-
chì con molte reliquie.
La chiesa è a tre navi con anti-
che colonne, dalla disposizione delle
quali vuoisi ritenere che l'antico e-
difizio sia stato piuttosto un porti-
co, che un tempio, come tanti asse-
riscono. Di bel lavoro sono i capi-
telli; il presbiterio è elevato, cogli
amboni ai lati secondo la forma
delle primitive chiese : l'altare prin-
cipale è coperto da un baldacchino
sostenuto da quattro colonne di gra-
nito rosso. Nel fine della chiesa si
veggono da ambo i lati della porta
due sassi rotondi di marmo nero,
con un ferro in cima, che serviva-
no per istraziare i santi martiri. Nel
mezzo del coro evvi una sedia di
marmo con due leoni accanto di
lpai*OQK> bianco, in cui sedettero i
CHI ,07
Pontefici, e i Cardinali diaconi nel
celebrarvi le sacre funzioni. Final-
mente, fi-a i benefattori di questa
insigne chiesa, va rammentato cerio
Alfimo, camerlengo di s. Chiesa,
sepolto nel portico, il quale fece
eseguire il pavimento a mosaico con
bellissime e variate pieti*e. Le mi-
gliori però di quelle pietre furono
tolte cUi mani rapaci. Oltre le prin-
cipali feste della b. Vergine, nel
primo giorno di quai^sima, vi è la
stazione.
*$". Marta inDommca, diaconia Car-
dinalizia, in cura de'monaci greco-
melchiti, nel rione Campitela, sul
monte CeUo, detta la Navicella.
Qui fu la casa di s. Ciriaca ma-
trona romana, che alloggiava i cri-
stiani perseguitati per la fede ed
avendo donato tutto il suo alla
chiesa, ridusse la stessa casa in sa-
cro tempio, consacrato poi da san
Silvestro I. Sì chiama questa chiesa
in Domnica, o in Dominica. La-
sciando diverse inverosimili inter-
pretazioni, dee ritenem piuttosto
che siccome il nome di Ciriaca^
dalla quale fu fondata, significa
Dominica, così è lo stesso il di-
re s. Maria in Ciriaca^ che s. Ma-»
ria in Dominica, Dioesi poi in No*
vicella da quella nave di pietra, che
sta dinanzi la chiesa, forse eretta
per ornamento, o per voto alla b.
Vergine da qualche navigante, ov-»
vero per alludere alla medesima ss.
Vergine, chiamata stella del mare.
Leone X tolse l'antica navicella di
marmo, di' erasi spezzata, e ve ne
pose una copia, pei*ò inferiore nella
scultura. In questa parte meridiona-
le del Celio erano gli alloggiamenti
de'soldati stranieri, chiamati Castra
peregrinorum ; ma più di frequenta
loB CHI
vi passavano ì soldati, che stavano
di stazione sul monte Albano. E sic-
come quivi, quando il Tevere avea
inondato il campo MaiTO, si faceva-
no le corse de' cavalli, dette Equi'
ria, alcuni opinarono che i romani
vi ponessero la detta piccola nave.
Pi^esso questo luogo nei prìmi del
secolo XIII fu eretto un gran rao-
nistero ed ospedale da Innocenzo III,
che l'affidò alla custodia de' religiosi
della ss. Trinità del Riscatto, con
pingui rendite.
Questa chiesa vuoisi divenisse dia-
conia Cardinalizia dall' epoca della
sua fondazione, e fosse rìguardata
sino all'anno mille, come vuole il
Panvinio , per la prima diaconia
Cardinalìzia, per ciò detta arcidia-
coniay o diaconia e residenza del
Cardinal arcidiacono della santa ro-
mana Chiesa, cioè del Cardinal
camei'lengo. L' ultimo ne fu s. Gre-
gorio VII, dappoiché soppressa dai
Pontefici tal dignità, siccome di
ti'oppa autorità, e divenuta sorgente
di grandi abusi, rimase quella sola
di camerlengo. In questo luogo di
sua residenza, s. Lorenzo fatto arci-
diacono della s. romana Chiesa da
s. Sisto II, aveva distribuiti per
ordine di quel Pontefice ai poveri,
i tesori della chiesa, che il tiranno
Dedo voleva usurpare. E quando
fu ricercato di manifestar dove quei
tesori si conservavano , rispose il
santo archilevita: Facultales Eccle^
sice^ quas requirìsy manus pauperum
deportaverunt
S. Gregorio I vi pose la stazione
nella seconda domenica di quaresi-
ma, e fu la prima tra le diaconie
stazionali. S. Pasquale I, eletto Papa
neiranno 8 1 7, essendo stato titolare
di questa chiesa, la rifabbricò in for-
ma diversa dell'antica, la fece piii
ampia, e più bella, e le donò molte
CHI
e preziose cose ,• che sono descritte
dall'Anastasio. Vi fece il ciborio ed
il propiziatoiio tutto di argento,
colla confessione adornata con lami-
ne di tal metallo. E perchè si co-
noscesse, che la chiesa sino dalla sua
origine era stata dedicata alla san-
tissima Vergine Maria, il santo Pon-
tefice, nell'abside della tribuna, e
quasi con egual composizione da lui
fatta eseguire nella chiesa di santa
Cecilia , si fece dipingere nel mosai-
co, restaurato poscia da Clemente
XI, in atto di baciare il piede de-
stro alla Madonna, che fu rappre-
sentata sedente su di una ricca se-
dia , col suo divin Figliuolo in atteg-
giamento di benedire. E nel giro
della tribuna pure in mosaico po-
se un'analoga iscrizione in versi,
ancora esistente.
Innocenzo Vili creò GarcKuale
diacono di s. Maria in Domnica,
Giovanni de Medici fiorentino^ il
quale ne fu divoto e bene&ttore.
Verso Tanno i5oo, con dis^;no di
Raffiiello, massime nella i&cciata, la
rìedificò con nobile soffitto, e fece
fare da Giulio Romano, e da Pie-
rin del Vaga, il fregio che gira in-
torno alla navata, non che il portico
eseguito da Buonarroti. Fatto Pon-
tefice, nel i5i3, col nome di Leo-
ne X, nel dì della stazione tì si
recava a visitarla in cavalcata. Poco
di poi quel Pontefice elevò al Car-
dinalato il proprio cugino Giulio
de Medici, conferendogli questa ri-
spettabile diaconia Cardinalizia. Di-
venuto egli pure sommo Pontefice,
nel iSiZy col nome di Clemente VII,
non mancò operarvi diversi ristauri.
Questa chiesa fu ufficiata dai ma-
nici Olivetani, che vi avevano dap-
presso il monistero; poi fu data sotto
Paolo V in cura a un chierico be-
nefiziato, uno de quali fu il celebra-
CHI
tissimo letterato Leone Allazio, fin-
ché il Papa Clemente XII diede
in custodia la chiesa alla congrega-
zione di s. Gio. Battista del monte
Libano, de' monaci greco-melchiti, i
quali ne presero possesiso a' 2 9 luglio
1734» affinchè vi formassei'O un
collegio pei missionari della Siria,
sotto l'ubbidienza della sagra con-
gregazione di propaganda. Nel pre-
cedente pontificato di Benedetto
XIII, fu questa diaconia solleva-
ta al grado presbiterale, e con-
ferita al famoso Cardinal Nicolò
Coscia, ma dipoi tornò ad essere
diaconia Cardinalizia. Altri Cardinali
diaconi benefattori di questa chiesa,
sono Ferdinando de Medici, che
divenne granduca di Toscana, e che
fu autore di vari suoi oiiiamenti
e miglioramenti, e per ultimo va
rammentato il Cardinal Tommaso
Riaiìo Sforza, che insieme coi mo-
naci concorse nei restauri. Questo
porporato, passato essendo alla dia-
conia di s. Maria in via Lata, per.
]' amore che nutriva per questa
chiesa ottenne di poter temporaria*
mente ritenerla in commenda.
Questa chiesa è a tre navi, divisa
da diciotto colonne di granito assai
stimato per la sua bellezza e rarità.
Di porfido sono le colonne agli an-
goli dell'abside, o arco del presbi-
terio. I freschi sotto della tribuna
sono del Baldi; l'altare maggiore,
secondo l'antico rito, è isolato, e
nel presbiterio evvi il seggio ponti-
ficale in mezzo con tre gradini, e
decorazioni di mosaico.
S. Mama Egiziaca degli Armem, V.
Ospizio della nazione Aiimena
DI Roma.
S. Makia delle Fornaci y de' Trinitari
scalzi del Riscatto, f^edi.
CHI 109
S, Maria Maddalena al Quirinale,
delle monache Adoratrici perpetue
del Ss, SagramentOy nel rione
Monti,
Nell'anno i58i, Maddalena Or-
sini, nobile romana, edificò la chiesa,
e il monistero, e vi prese l'abito
religioso di s. Domenico. Quindi nel
pontificato di Clemente XI, la chiesa
con disegno del Burioni fu rifabbri-
cata. Ma, nel 1889, il regnante
Pontefice avendo trasferite le mo-
nache domenicane ne' monisteri dei
ss. Domenico e Sisto, e di s. Cate-
rina a Montcmagnanapoli, vi collocò
le monache Adoratrici perpetue del
Ss, Sagramento [F'edi)^ le quali
non solo hanno restaurata la chiesa,
e il monistero, ma ne ampliarono
l'edifizio, e ne abbellirono il pro-
spettò estemo. La festa di s. Maria
Maddalena vi si celebra a' 2 2 luglio,
nel qual giorno ogni quattro anni,
il magistrato romano ùl l'oblazione
di un calice d'argento, colle torcie
di cera.
S. Maria Maddalena de' Ministri
degV Infermi , . detti i Crociferi.
Fedi.
S. Maria Maggiore^ basilica patriar-
cale, in cura del capitolo, con
parrocchia, nel rione Monti,
§ I. Nomi coi quali è stata chiamata,
e sue qualifiche principali.
Sul monte Esquilino sorge questa
sontuosa, e veneranda patriarcale
basiUca, la quale fu appellata con
più nomi. Chiamossi nella sua ere-
zione Liberiana dal santo Pontefice
<;he la edificò; s. Maria ad Nivcs,
dalla prodigiosa neve che cadde, nel
luogo ove fu edificata , a' 5 agosto,
I IO
CHI
giorno in cui la Chiesa' ne celebra
la dedicazione sotto il titolo di s.
Maria della Nes^; Sistina per averla
rifabbricata con magnificenza Sisto
III; s. Maria semplicemente per la
sua eccellenza; s. Maria del Presepio^
dopo che nel pontificato di Teodoro
I y nativo di Gerusalemme, ed eletto
nell'anno 642 1 fìirono trasferite da
Betlemme in questa basilica la sa-
gra culla 9 o sia i legni che forma-
vano la mangiatoia del presepio, sul
quale giacque nella sua nascita il
di vili Redentore nella grotta di Bet-
lemme, nonché delle fiisce, e del
fieno, su cui rìposarono, e furono
avvolte le divine sue membra; nella
quaPepoca probabilmente dalla pre^
detta città fu quivi portato il corpo
del dottore della Chiesa s. Girola-
mo, sebbene altri dicono che le di
lui ossa dalla spelonca di Betlemtne,
furono quivi solo trasportate sul fine
del secolo XII, quando Saladino
occupò la Palestina, afi&nchè nep- .
pure dopo morto restasse diviso, e
lontano dal Presepio. Fu detta poi
questa chiesa s. Maria Maggiore,
per essere la principale di Roma,
che sìa dedicata a Maria Vergine,
pel suo grado di basilica patriarcale,
e per lo splendore del suo edifizio,
e delle sue memorie ecclesiastiche,
e de' sagri pregi, che merìtamente
tanto la distinguono. Spno a consul-
tarsi: Francesco Bianchini, De trans"
latione saerorum cunahulorum , ac
prcesepio Domini, nec non corporìs
b, Hieronymi ab ecclesia Bedehemi-
tica ad basiìicam Liberianam, in
tom. III, Anastasia, Sect. 11, i3,
et 3i , De Sacri» Imaginibus ec.
p. Ili, ec. ; e Paolo Arnghi, De
Sacris Christl IncunabuUs, in tom.
Il, Romas subter. pag. 5 16.
Questa chiesa è una delle cinque
basiliche patriarcali di Roma, ed una
CHI
delle quatti*o basiliche aventi la por-
ta santa, che si apre e chiude ioA-
Tanno santo dell'universale ' giolnleo
da un Cardinal legato a laiere de-
putato dal sommo Pontefice ( die
per lo pih vi nomina il suo Cardi-
nal arciprete), è una delle quattro,
che debbonsi visitare per l'acquisto
deir indulgenza dell'anno santo, ed
è una delle sette prìndpali chièse
di Roma, che si visitano annual-
mente per lucrare il tesoro delle in-
dulgenze. P^, Brevis narratio tacro-
rum rituum servatorum in aperien-
do, et claudendo portam sandam
patriarchaUs basilicae liberianae, Ro-
mae 1 726. Questa basilica ha la sin-
goiar prerogativa di avere due alta-
ri papaU; uno è quello in oaezzo
alla nave grande avanti l'abside, e
l'altro nella magnifica cappella eret-
ta da Sisto y , e detta del Presepio ,
per essere ivi custodito. Di questo
altare parlammo al volume Vili,
pag. 360 del Dizionario, Vanto è
altresì di questa insigne basilica, che
l'antifona Alma Redemptoris Mater,
usata nella Chiesa nel tèmpo del-
l'avvento, e in tutti i quaranta gior-
ni dalla nascita del Salvatore, com-
posta come vuoisi da Ermanno die
visse nel io 54, mentre si trovava
in Roma, fu la prima volta in essa
cantata in onore della beatissima
Vergine, regina del cielo.
Presso questa basilica, e nel con-
tiguo palazzo risiedettero diversi
Pontefici. É pei*cib chiamato quel
palazzo anco patriarchio, ed era pure
considerato come abitazione del pa-
trìaica d'Antiochia , qualora si fosse
recato a Roma alla celebrazione di
alcun concilio. Nell'anno 498, vi fu
eletto e consagrato l'antipapa Lo-
renzo, e vi tenne la sede finche, ri-
conosciutosi legittimo Pontefice Sim-
maco, fu da questo promosso al ve-
CHI
scovato di Nooera. Nello scisma di
Silvestro III Tanno lo^S vi risie-
dette Giovanni Graziano arciprete
di s. Giovanni a porta Latina, che
eletto a suo coaudiutore dal Papa
Benedetto IX, prese il nome di Gre-
gorio VI, e vi eserdtò i diritti pon-
tificali. Il Panvinio dice, che Tanti-
papa Silvestro IH fu qui pure elet-
to; ma ricorda che fece la sua re-
sidenza presso la basilica vaticana.
Glemtote III fu educato nel pati^iar-
chio di questa basilica; altrettanto
si dica di Onorio III. Vi fecero in-
oltre residenza Nicolò IV, Martino V,
Nicolò V, Calisto III e Sisto IV,
come meglio si dirà in seguito, non
che all'articolo Palazzo apostolico
DI 8. Maria Maggiore (Fedi), E
sebbene, per aver Paolo II eretto il
palazzo pontificio di s. Marco, e per
aver altri Papi ingrandito quello
vaticano, non andassero più i Pon-
tefici ad abitare presso s. Maria
Maggiore , avendo Paolo V reso più
comodo e più vasto quello sul monte
Quirinale, egli e i suoi successori
fecero quivi la maggior parte della
residenza loro, datando sempre le
bolle e i brevi, apud s. Maricun
Majorem. Lo stesso Paolo V inco-
minciò una tal pratica, ai i4 gen-
naio i6i4*
Distinguesi ancora questa basilica
per le insigni reliquie, che possiede.
Oltre la culla di Gesù Cristo, che si
porta processionai mente per la chiesa
nella notte del s. Natale, e che sì tiene
esposta alla pubblica venerazione nel
seguente giorno, vi sono anche delle
pietre del presepio, e del fieno, e dei
pannicelli su cui giacque, e fu in-
volto il divino Infante. Oltre il cor-
po di s. Girolamo, vi sono ancora
quelli di s. Pio V, di s. Mattia apo-
stolo, di s. Epafra vescovo e mar-
tire, dei ss. SÌ9)plicio, Beatrice e
CHI III
Faustina martiri, delle ss. vergini
Romola, e Redenta, le teste di san
Marcellino Papa e martire, e di s.
Bibiana vergine e martire, un bi-ac-
cio di s. Matteo apostolo, un altro
di s. Luca evangelista, i menti di
s. Basilissa e di s. Anatolia, un den-
te di s. Filippo Neri, ed innumera-
bili alti'a sagre reliquie, senza parla-
la di quelle, che si trovano in tutte
le altre basiliche, come di quelle dei
ss. Apostoti Pietro e Paolo, della ss.
Croce, e di Maria santissima, e una
porzione del s. sepolcro. Delle sagre
immagini e reliquie, monsign. Fi-an-^
Cesco Biianchini ci diede. De sacris
imaginibus a Syxto P, M, ex Libe-
riana basilica constructis et de prae-^
sepioy oc cunis Christi, Roraas 1727,
con figure; e Gio. Cristoforo But-
telli, Sacrae imagines inserendae of-
ficUs propriis ss, ad usum cleri sac.
patriarch. bas, léiberionae S. M, Ma^
jor. Romae 1715.
Aitila onorevole prerogativa di
questa basilica era quella, che i Car-
dinali titolari dell'ordine presbite-
rale, cioè dei ss. Apostoli, di s. Ci-
riaco, di s. Eusebio, di s. Puden-
ziana, di s. Vitale, de' ss. Marcelli'?
no e Pietro, e di s. Clemente era-
no suoi ebdomadari, celebrando essi
per turno in ogni giorno della set^
timana sulT altare papale, e facen^^
do le veci del sommo Pontefice. Ai
5 agosto di ogni anno, il senato
romano qui . si conduce a fare T oC»
ferta di un calice d'argento, e di sei
torce di cera, ed in oltre sommini-
stra annualmente al capitolo scudi
diciassette per cento libbre di cera
gialla per T uffizio delle tenebre.
Ma delle altre qualifiche, eccellenze
e prerogative, oltre quanto 9Ì dirà
in questo articolo, va consultato l'e-
rudito d. Paolo de Angelis, Basili-
eoe s, Mariae Majoris de Urbe a
1 12
CHI
Liberio Papa I usque ad Paiilum
V, P. M, Descrìptio oc deUneaù'o,
Romaae iBai, in fol.
Da Alessandro VII in poi, come
cìicesi airarticolo Canonico, un ca-
nonico di questa patriarcale e sem-
pre suddiacono delle Cappelle Pon-
tificie (Fedi), Fra i suoi Cardinali
arcipreti, vi furono un santo, un
l>eato, e sei sovrani Pontefici, cioè
Clemente III, Onorio III, Adriano
V, Gregorio XI, Alessandro VI, e
Leone XII. Sono poi innumerevoli
quegli arcipreti, che si distinsero
per preclare gesta, molli de' quali
furono nipoti dei Papi.
§ II. Notizie deir erezione dèlia ba-
silica y suoi ristauri ed abòdU-
menti.
Uno stupendo prodigio operato
dair Onnipotente per intercessione
di Mai'ia Vergine fu cagione dell'e-
dificazione di questa quarta basili-
ca patriarcale, detta patriarcale, per-
ché, come si disse all' articolo Basi-
lica, le basiliche patriaixali erano
assegnate ai patriarchi maggiori, ac-
ciocché vi abitassero dappresso quan-
do si recavano in Roma, Questa di
s. Maria Maggiore ei'a appunto, co-
me si disse più sopra, stabilita pel
patriarca d' Antiochia. Abbiamo poi
una costante e pia tradizione, che
dopo la metà del quarto secolo,
certo Giovanni e la sua consorte, di
famiglia patrizia romana, non, co-
me vollero alcuni, della famiglia
Pati*iziy essendo senza prole, si ri-
volgessero con fervore alla ss. Ver-
gine, e la pregassero a voler loro
additare, in qual' opera dì suo gra-
dimento potessero impiegare le loro
pingui rendite. Furono tali suppli-
che esaudite, e la notte de* 4 ^gO"
sto dell'anno 352, tanto i detti coniu-
CHI
gi che il sunto Pontefice Liberio ro-
mano, in visione furono avvisati da
Maria ss. di fabbricarle una diiesa in
suo onore, nel luogo, in cui nel se-
guente mattino, ad onta dell'eccessivo
caldo proprio della stagione estiva,
avessero ritix)vato il suolo coperto di
candida neve. Frattanto sul monte
Esquilino, apud Macellum iMnae
( r. Nardini lib. IV, cap. 3. Reg.
V, e Donati pag. 3o6) cadde gran
copia di neve , ed al primo fl3Ìx>re
del giorao 5, si propagò per tutta
la citta la fama di sì straordmarìo
portento. Fu allora che s. Liberio
processionai mente si recò suH'Esqui-
Uno, in un a Giovanni e sua con-
sorte, e presa una zappa, incomin-
ciò con essa a rompere la neve.
Allora alla presenza d' innumorabtle
popolo accadde un altro prodìgio.
Non appena infatti il Papa toccò col
ferro la neve, che si divise in una
gran linea come un canale, appa-
rendo indicata l'area pel piano deUa
chiesa, la quale venne poscia eretta
dalla generosità de' coniugi , e fìi
consacrata solennemente dal Ponte-
fice Liberio, foi^e ne' primordi del
seguente anno 353, secondo la co-
mune opinione. Tuttavolta gravi au-
tori dimostrano j che tale avveni-
mento debba attribuirsi ad altre
epoca, probabilmente all'anno 365,
ovvero nell'anno 366. Osserva il
Piazza nel suo Santuario RomanOy
pag. 34, che questa chiesa fu eretta
nel campo, o foro Esquilino ot' eb-
be luogo una carneficina e macello
di martiri, laonde per tal sangue
sparso, e per la neve caduta, il col-
le Esquilino, può chiamai*si candido,
e rubicondo. S. Carlo Borromeo,
Clemente Vili, e tante pie perso-
ne ascesero questo colle in ginoc-
chioni , incominciando dalla chiesa
di s. Pudenzìana. . .
CHI
S'ignora la primitiva forma di
questa basilica, la quale sarà stata
come quelle delle altre prìme chie-
se de' cristiani, cioè un quadrilate-
ro con tre . navi, quale poi la rifab-
briob Sisto III, che è credibile ne
conservasse la primiera forma. Cer-
to è, che il tempio Liberiano non
fu di lunga durata, perchè settan-
t'anni dopo vi fu bisogno che Sisto
III Io riedificasse nella maggior parte.
Era allora costume, che quando ve-
niva convinto e condannato un er-
rore di qualche eresiarca da un con-
cilio generale, i romani Pontefici ne
perpetuassero la memoria, come in
i*endimento di grazie a Dio, in qual-
cuna delle principali chiese di Ro*
ma, fecendovi rappresentare prima
in pittura, e poi in mosaico i fatti
principali, come fecero s. Silvestro
I nella basilica lateranense dopo il
concìlio niceno, e s. Damaso I nella
chiesa di s. Anastasia, dopo quello
di Costantinopoli. £ perciò che ne-
gandosi empiamente da Nestorìo la
divina maternità della Vergine , il
concilio generale efesino condannò
r errore, e in conferma del domma,
col quale la Chiesa universale rì-
conobbe in Maiia la madre di Dio,
in vane parti del cristianesimo si
&M)rìcarono chiese in suo onore. Il
menzionato Papa Sisto III, eletto
Tanno 43^» volendo erigere un tro-
feo alla b. Vergine per tal vittoria
contro la nestoiiana eresia, nella
capitale del cattolicismo , liedificò
con maggior ampiezza e magnificen-
za la prindpal chiesa ivi a lei de-
dicata, vi fece costruire il grand' ar-
co trionfale coi mosaici che ancora
lo adornano, e fece distribuire in
trentotto quadri gli altri della nave
di mezzo, come ne assicui*a l'epigra-
fe di tal mosaico: xystvs episcopvs
FLEBu DEL Cou ciò voUc esprimere
VOI. xiu
CHI ii3
che la riedificazione di questa chie-
sa testificasse alla cristianità, all'u-
nione de' credenti, al popolo di Dio,
la prerogativa divina della Madon-
na. Vero è però, che simile epigra-
fe si rese comune nelle chiese di Ro-
ma, come si legge nel Ciampini ,
Fetera Monumenta, pag. 204. Fe-
ce pertanto Sisto- III rappresentare
nel mezzo dell'arco, il codice degli
evangeli coi sette sigilli collocato so-
pra una specie di pulpito, come co-
stumavasi ne* condii ecumenid : la
sedia pontificale, addobbata di veli,
la mensa dell'altare colle oblazio-
ni, il titolo della croce, le immagi-
ni de* principi degli apostoli, anzi
tra esse è rimarchevole per la so-
miglianza quella di s. Pieti*o, come
quella che fu eseguita presso il per-
fetto ritratto conservato da s. Sil-
vestro. I, non che i simboli de' quat-
ti*o, evangelisti, per indicar la vera
sorgente della fede cattoHca. Ne' lati
dell'arco medesimo, e ne' mentovati
quadri lateraU sui muri della nave di
mezzo, fece Sisto III rappresentare
istorie del vecchio e nuovo testamento
allusive ali* incarnazione del Verbo.
La serie di questi mosaici distri-
buiti allora lungo tutta la nave prìn-
dpale dalla porta maggiore sino al
grande arco della tiibuna, la cui
posizione non vi è memoria che siasi
posteriormente variata , dà a cono-
scere la forma, e le dimensioni della
basilica nella seconda sua edifica-
none, che, meno le aggiunte mo-
derne, e i ristaurì che in epoche
diverse vi si fecero per consei*varla
od abbellirla dai Papi, e dai bene-
&ttorì, diversificano dalle presenti
soltanto di poco. Così a Sisto III
si attrìbuisce il nobile poiiicato della
nave suddetta, sostenuto da ti*enta-
sei colonne d'un he. marmo greco
candido d'ordine jonico^ oltre le
8
ii4 CHI
(juattro altre di granito, che sosten-
gono i due arooni della medesima
navata. Appartenevano forse quegli
arooni a qualcuna delle basiliche dei
gentili poste su TEsquilie, o nelle
vicinanze, come di Gajo, di Lucio
di Sicinio ec. , del tempio di Giu'>
CHI
none Licina, o di altro risfpettalÀ'
le edificio. Leggiamo nel De Ange-
lìs, Basilicae S. Marine Majoris,
capo IX, p. 88, che sull'antica por-
ta d'ingresso, in prova che Sisto
III fosse stato l'autore dell'intero
edifizio, eravi la seguente iscrizione:
VIBGO . MARIA . TIBI . SIXTV8 . NOVAT
VIRGO . MARIA . TIBI . SIXTV8 . NO VA . I^TA . DICAVIT
Anastasio bibliotecario enumera
i molti e ricchi doni offerti da Si-
sto III a questa basilica, fra i quali
un magnifico altare di argento, ov-
vero, come dicono alcuni, ricoprì il
suo altare con lamine di tal metal-
lo del peso di trecento libbre. Aven-
do la basilica tre navi, altrettante
erano le porte dal lato del prospet-
to estemo, essendo moderne quelle
laterali alla tribuna. Ognuna delle
dette tre porte corrispondeva quindi
ad una nave, ed una delle due late-
rali è quella che oggi è porta san-
ta, l'altra è quella che rispetto alla
chiesa è murata. Cessata la discipli-
na nella Chiesa, circa la divisione
de' due sessi anco relativamente al-
l' ingresso, non si tenne più al me-
todo antico ; ond' è che nei moderni
ristami si aprirono tutte le porte
nella nave di mezzo. Di una quar-
ta porta i& menzione il citato De
Angelis, chiamata Regina ^ perchè
sopra di essa era stata per molti
anni alla pubbUca venerazione l'im-
magine della b. Vergine, che vuoisi
dipinta da s. Luca, col suo divin
Figliuolo in braccio. Tale antichis-
sima, e prodigiosa immagine, collo-
cata, come diremo, da Paolo V
nella cappella sontuosa che quivi
eresse, dicesi portata in Roma da
Gerusalemme, o da Costantinopoli ,
e posta nella basilica da s» Liberio,
o più probabilmente da Sisto III.
Per la gran devozione, che ad essa
ebbe sempre il popolo romano, fii
costume di portarla, in im alla ve-
nerabile immagine del ss. Salvatore,
nelle processioni più solenni, e per
le cause straordinarie e di pubblica
fiventuraj come si dirà in progresso.
Alla rìedificazione di Sisto m,
l'abside non fu fatto con qadlo
sfondo com'è attualmente, per coi
il presbiterio era situato al di qua
dell'altare, e nell'aula. Avanti il
presbiterio stava il coro innalzato
di alcuni gradini sopra il piano del-
l'aula, e forse chiuso da cancelli; ai
lati del coro erano situati gli ambo-
ni, che poi furono rinnovati da A-
lessandro III. Il De Angelis, che
pubblicò nel 1621 la storia della
basilica, io cui ei-a ancora un avan-
zo del presbiterio, e del coro, oe ne
ha lasciata la descrizione a p. 54-
Afflitta Roma nell'anno 5^Z da
una grande pestilenza, che mieteva
molte vittime, s. Gregorio I, il qua-
le allora governava Ja Chiesa univer-
sale, volle servim della mentovata
sagra immagine di Maria per pla-
care Dio. Adunato in questa hsisi-
lica il clero, ed il popolo romano,
nella mattina di pasqua con una pro-
cessione di penitenza, portando egli
stesso il quadro della Madonna, s'av-
viò per la basìlica vaticana; ma
giunta la processione innana» la mo-
le Adriana, che pel seguente awe-
CHI
nifncnto si chiamò poi Castel S. Atì*
gelo, li Pontefice vide sulla sommi-
tà di tal edifizio un angelo che ri-
poneva la spada nel fodero, e da
un coro d'angeli, da tutti si sentì
cantare Regina Coeli laetare, aUelu-
jUy quia quem menasti portare, al-
lelujay resurrexity sicut dixit^ alle-
luj'a. Sorpi'eso il Papa, non che il
popolo da tal prodigio, rìspose, ora
prò nobis Deunij aUelu/a, con gran-
dissima divozione, e subito si vide
cessare la peste per tutta la città.
Da quel tempo in poi la Chiesa
adottò il rito di incitare quest'anti-
fona nel tempo pasquale. Ed in
memoria del miracolo viene canta-
ta dal capitolo della basilica, nella
pix)cessione di s. Marco , allorché
passa pel ponte s. Angelo. Non si
deve occultare esservi alcuno che as-
serisce, ciò essere avvenuto portan-
dosi in processione l'immagine di
Marìa ss., che si venera nella chie-
sa di s. Maria d^AraóoBli {Vedi),
ovvero allorché ambedue portaronsi
processionalmente. Il medesimo Pon-
tefice s. Gregorio I fu divotissimo
di questa basilica, vi recitò nelle sa-
cre funzioni varie omelie, doé l'ot-
tava nel giorno di Natale, la vente-
sima prima in quello di Pasqua, e
la ventesima seconda nel sabbato
fira r ottava di tal solennità. II Du-
rando racconta, che mentre una vol-
ta vi celebrava la messa, nel dire:
Pax Domini sii semper vobiscum,
un angelo rispose al santo Pontefi-
ce: Et cum spinili tuo.
Dopo s. Sisto III, il primo Papa,
die beneficò questa basilica, fu san
Simmaco , eletto nell' anno 49^ i
quindi s. Gr^orio III nell'anno 782
perfezionò il oniicione, che posa
sulle colonne , rinnovò il tetto, e
nell'oratorio del presepio pose una
imniagiiie di Marìa Vei^ne col suo
CHI TI 5
divin Figlio tutta oi*nata di gemme
ed oro, come riferisce il Baionia
Dall'Anastasio si apprende, che A-
drìano I, del 772, donò alla ba-
silica preziosi paramenti sacri, ornò
la confessione con tavole di argen-
to, e l'altare dei presepio con lami-
ne d'oro istoriate. Il soffitto di que-
sta basilica, che era di semplice
travatura di legno, e scoperto, co-
me già quel di s. faolo e di alti-e
antiche basiliche, fu pure risarcito
da Adriano I, il quale donò ezian-
dio un calice d'oro di libbre venti.
Nell'anno 795 successe a detto Pon-
tefice s. Leone III, che bramoso di
onorare la ss. Vergine, fece copio-
sissimi doni a questa chiesa, cioè
ricchi paramenti, archi, vasi, coro-
ne, comici, lampadi, lampadari, e
croci d'oro e di argento, senza men-
tovare altre suppellettili, un ciborio
d'argento di libbi'e 610, ed altro
ciborio d'argento, che s. Gregorio I
avea donato alla basilica di s. Pie-
tro. Stefano IV, detto V, successo
neir8i6 a Leone III, regalò alla
basilica liberiana alcuni bacili con
lampade d' argento, e ordinò che
si accendessero nel tempo . nottur-
no de' divini uffizi. Da ciò rilevasi
l'uso antico della Chiesa di canta-
re nella notte i mattutini, donde il
ripartimento di essi si chiamò. IVot-
turni.
Intanto, siccome il presbiterio al
di qua dell'altare, e nell'aula, olti^e
l'essere contrario alla consuetudine,
portava l'inconveniente, che il po-
polo nei pontificah quivi celebrati dal
Papa, fosse troppo prossimo al suo
trono^ massime per le donne dal lato
loro, il magnifico s. Pasquale I, crea-
to neir 8 1 7, volle togliere tal disor- •
dine. Risarcì la basilica, rinnovò l'ab-
side, traspoitò dentro di esso il pres-
biterio, e l'innalzò in modo, che per
ii6 CHI
ascendervi feceva duopo salire undi-
ci gradini; il perchè divenne il più
alto delle basiliche di Roma. Inol-
tra Pasquale I donò molte suppel-
lettili, arredi sacri, ornamenti , e al-
tro , che r Anastasio fa ascendere a
centoquarantanove libbre d' oro , e
milleduecento venticinque d' argento.
Tal prodigiosa quantità di donativi
sembra incredibile; ma pure gli au-
tori sono concordi in affermarlo, an-
co in fòvore delle altre chiese di Ro-
ma. Dalla lavorazione dei quali si può
trarre indubitato argomento, non es-
sersi in que' secoli del medio evo
del tutto spente tra noi le arti; e
se le vicende de' tempi, la poca cu-
ra di tanti tesori, e più ancora Ta-
vìdità degli uomini non ci avessero
defraudato di sì preziosi monumenti^
ne potressimo ammirare i pregi, e
giudicare se realmente V ignoranza,
e la rozzezza furono quali vengono
descritti.
San Gregorio IV, che ascese la
cattedra apostolica nelF 827, vi fece
un ciborio d'argento, di libbre quat-
trocento, ed alcune corone d'oro di
libbre dieci, con altri ornamenti di
drappi d' oro , ingiojellati di pietre
preziose. Benedetto X antipapa, do-
po che fu deposto dai concilio di
Sutri, nel loSg, visse ed abitò ab-
bietto presso questa basilica, ove poi
fu sepolto fì*a gli altari del Prese-
pio, e di s. Girolamo. In questa
cappella del Presepio, nell' anno
1076, mentre vi celebrava nella
notte del santo IN^atale, il santo
Pontefice Gregorio VII, certo Quin-
zio, o Cencio, partigiano di Enrico
IV, empiamente assali con gente anima-
ta la chiesa , fece strage del popolo, e
giunto all'altare feri gravemente il
Papa, e spogliatoio sacrilegamente
delie sacre vesti, lo portò prigione in
sua casa 9 donde poi fu liberato dal
CHI
popolo romano, che avrebbe uooiso
r assassino , se Gr^orìo VII non
avesse preso a proteggerlo. Insorto
dipoi nel 1 1 3o contro Innocenzo U^
l'antipapa Anacleto II, per sostenersi
nell'usm^pata dignità, derubò gran
parte dei tesori della basilica.
Dopo i suddescritti rìstaurì ed
abbellimenti, le cose degne di osser-
vazione si devono ad Eugenio III,
creato Papa nel i i^Sy il quale inol-
tre edificò un bel portico con otto
colonne di granito, e l'ornò di ec-
cellentissimi mosaici, in cui fece
rappresentare l' istoria dell' orìgine
della basilica , e la neve caduta nelle
sua area, come ho letto nel celebre
mss. del Bianchini, che si conserva
nell'archivio di essa basilica. Il mo-
saico esprimente quel fatto è il più
antico documento, che si abbia della
pia tradizione sulla caduta della,
neve. Tuttociò Eugenio III fece per
la tenera divozione, cui nutriva
verso la b. Vergine , e per. la prchr
pensione verso questa basilica. Il
marmo dell'architrave, in cui dai
versi scolpiti si rilevano tali beneficii,
ora si vede nel coiiile, che. mette
alla nuova sagrestia. Gregorio XIII
rinnovò il medesimo portico Euge-
niano nel 1^7 5, della qual' epoca di
Eugenio III è il nobilissimo pavimen-
to della nave di mezzo, intarsiato di
pietre dure, e di un vago lavoro &t-
tovi a spese di due nobili romani.
Scoto, eGiovanniPaperoni, ove imer
desimi ebbero sepoltura. Il Cardinal
Paolino Scolari romano, educato presso
questa basilica, di cui fu pure canoiii-
co , come divenne vescovo di Pale-
strina, fabbricò un palaEzo presso
la medesima per sé, e per i futuri
vescovi prenestini, il qual palazzo^
dopo che nel 1187, fu eletto Papa
coi nome di Clemente III, donò ai
canonici. Poco dipoi furono fatti, o
CHI
rinnovati due altari coi cibori, cia-
scuno de 'quali aveva due quadri,
uno dalla parte della nave, l'altro
della tribuna, ed erano opere di Gìo.
Giacomo Semenza, e del Zucca fio-
rentino. Essi precisamente furono si-
tuati avanti il coro nell' aula , cioè
quello dedicato a s. Gregorio I dal
senato e popolo romano; l'altro,
detto delle relìquie, da Giacomo
Gio. Capocci , e Vinia sua moglie ,
prò redemptìone animarum suanim
anno Domini i256. Sono poi de-
scritti dal De Angelis a pag. 56 e
8 a, coi loro rispettivi rami. Questi
due cibori particolari, e non comu-
ni alle altre basiliche, massime per
la località ed uso, vi rimasero sino
al pontificato di Benedetto XIV.-
Nell'altare e ciborio di s. Gregorio
I si custodiva la sacra culla forse
sino dal pontificato di Teodoro I,
e probabilmente vi fu allora anche
collocata l'immagine di Maria Ver-
gine, che vuoisi dipinta da s. Luca,
e che venerossì, come si disse, pure
sulla porta chiamata Regina, situa-
ta nel mezzo della chiesa, per cui
in supplemento vi fu in appresso
collocata altra immagine della Ma-
donna dipinta da Guido Reni.
Onoiìo II f, Savelliy romano, elet-
to Papa nel 12 16, siccome era sta-
to canonico di s. Maria Maggiore ,
presso la quale sino da fanciullo
era stato educato, morendo a' 18
marzo 1227, volle essere sepolto
nella basilica presso Taltare del Pre»
sepìo. Ma assunto al pontificato nel
1288 Nicolò IV, come quegli, che
amava sommamente questa chiesa,
&céndovi dappresso l' ordinaria resi-
denza, riedificò l' abside , e l' ampliò
da quel che era sotto Sisto II1| e
Pasquale I.
Dal celebre Fi". Giacomo da Tur-
rita (piccolo castello del Sanese)
CHI 117
rinomato pittore in mosaico di quel
secolo, Nicolò IV, Papa dell' Ordine
de' minori, fece abbellire di mosai-
ci la tribuna, ove fu posto il di luì
ritratto, opera ch'ebbe termine dopo
la sua morte. Fece ancora Nicolò IV
il pavimento di mosaico alla tribuna,
ed ivi volle essere umilmente sepol-
to senza veruna distinzione; finché
il Cardinal fr. Felice Peretti pure
francescano, divenuto poscia Sisto V,
col consenso del capitolo e del Car-
dinal Sforza, arciprete, gli eresse un
bel deposito coli' opera di Leonardo
da Sarzana, e il disegno di Dome-
nico Fontana, che ora vedesi pres-
so le porte della basilica fattovi tras-
portare da Benedetto XIV. F. Be-
nedicd XIV , dissertando circa pu-
hlicum cultum, quem in sancta Ma-
ria Ma/ori quidam - vellens Nìcolao
Papae IVy asserere, Venetiis 1751.
Il qual culto Benedetto XIV con
efficacissime ragioni prova non sus-
sistere.
Sono pure del secolo XIII le ri-
staurazioni dei mosaici , che erano
nell' esterno prospetto dell' antico
portico, ed ora sebbene mutilati so-
no nel pòrtico superiore, e furono
fatti a spese del Cardinale Pietro
Colonna, del quale ivi si vede lo
stemma. Debbonsipoi que'ristaurì at-
tribuire al suddetto fr. Giacomo o Mi-
no da Turrita, o ad altri, perchè vi si
legge il nome di certo Filippo Ros-
suto, forse discepolotdel celebre mo-
saicista Cosimati. Dell'erezione del
mosaico dell' esterna Ceciata dell'an-
tico portico, per -opera di Eugenio
III, e del ri^ttou dal detto Cardi-
nale Colonna, vi è memoria nel-
r archivio capitolare del citato Fran-
cesco Bianchini. Devesi similmente
al Cardinal Giacomo Colonna, zio
del Cardinal Pietro, il mosaico so-
pra l'altare della tiibuna, rappre-
ii8
CHI
sentante l'assunzione di Mano Ver-
gine, ed i mosaici tra le finestre la-
terali si attrìbuiscono a Gaddo Cad-
di, e furono poi rìstaurati nel i ^S5
per ordine d' Innocenzo Vili, Cibo^
e nel 1750 per Tolere di Benedet-
to XIV.
Però avvenne nella basilica il
cambiamento del coro, che essendo
stato sino a quel tempo neU'aula, fu
dai due menzionati Cardinali traslo-
cato nel presbiterio. Quindi si molti-
plicarono le cappelle , e gli altari in
guisa , che la sola famiglia Colonna ne
aveva quattro. Nel medesimo secolo,
e nel 1376 Gregorio XI fece co*-
stniii*e il bel campanile, lodato da-
gì' intendenti dell' arte , dappoiché
in esso appariscono i pi*ogressi del-
l'architettura di que' tempi, e i piatti
concavi di majolica verde sono in-
castrati con simmetiìa, e circondati
da cornici di marmo bianco pure
rotonde. Nella parte anteriore vi è
nel primo ordine la mostra dell'o-
rologio, ed a Paolo V si deve il suo
ristauro.
Il Cancellieri, Delle Campane^ p.
47 dice, che la torre di questa chie-
sa sia la più grande de' campanili
di Roma, non la più bella, come
vorrebbe il De Angelis. Questi però
giustamente celebra il suono delle
sue quattro campane come il più
sonoro, e il più armonioso che si
abbia in Roma, e ne registra i di-
versi toni. La seconda di dette cam-
pane suona ogni sera a due ore di
notte, e volgarmente chiamasi // suO'
no della sperduta. Questo suono
fuori d' ora si attribuisce ad un' an-
tica tradizione , cioè che essendosi
smarrito nelle campagne romane un
distinto viaggiatore, questi potè giu-
gnere in Roma seguendo il suono
di tal campana. In ringraziamento
alla ss. Vergine, cui si era racco-
CHI
mandato, lasciò egli un fondo alla
basilica coli' obbligo, che ogni sera
alla detta oi*a si suonasse la men-
tovata campana in memoria del-
l'avvenimento. Non si hanno di dò
documenti , ma la tradizione è sì
generale e costante, che abbiamo
creduto &me parola.
Nel seguente secolo, Nicolò V feb-
bricò accanto la basilica un palazzo
per abitazione de' Sommi Pontefici;
e il Cardinal arciprete Guglielmo
d' Estouteville ne fu grandem^ite
munìfico. Apri le due poi*te laterali
alla trìbuna, edificò varie cappelle,
fece a volta il sofiitto della crocie-
ra e delle navi minorì , e rinnovò
con magnificenza, e ricchezza l'alta-
re della confessione, ove pose quat-
tro colonne di porfido. Nello stesso
tempo Calisto III, Borgia, incomin-
ciò il bel soffitto della nave di mez-
zo , tutto intagliato a scomparti-
menti con disegno di Giuliano da
Sangallo, e posda, dal di lui nipote
Alessandi*o VI, Bor^a^ stato andi'e-
gli arciprete della basilica, fu fetto
compiere, e dorare col piimo oro,
che dalla scoperta America gli man-
darono i piissimi monai'clii delle
Spagne Ferdinando, e Isabella. Nuo-
vamente fecero indorare quel soffitto
sì Benedetto XIV, e sì nel iSaS Leo-
ne XII, non esistendo più il suo
fondo azzurro.
Varie altre sontuose cappelle fb*
rono costruite in questa basìlica o
dai susseguenti Cardinali ardpretì,
o da altri personaggi. Tra esse sono
degne di speciale menzione la Cesi,
fatta costruire ad onore di s. Cate*
lina dal Cardinal Federico di tal
cognome. Di questo porporato e dd
Cai^dinal Paolo di lui fratello ed ar-
ciprete della basilica, sono nella me»
desima cappella i rìspettivì sepolcri
colle loro statue di bronzo gettate
CHI
sili modelli di Guglielmo della Por-
ta. Nella detta cappella Cesi si espo-
ne il ss. Sacramento, quando il Pa-
pa celebra le funzioni in questa ba*
silica. In pari tempo rammenteremo
la cappella dedicata airAssunzione,
che pi*esentemente serve di coix) ai
canonici. Fu incominciata dal Car-
dinal Guido Ascanio Sforza con di-
segno di Bonarroti, e venne compi-
ta dal di lui fratello Cardinal Ales-
sandro, ambedue arcipreti della ba-
silica , colla direzione di Giacomo
della Porta. Anche questa cappella
è ornata di depositi in marmo dei
due porporati Sforza, con bellissime
colonne di giallo antico.
Serve di ornamento a questo ve-
nerando tempio il collegio de* Peni-
tenzieri di divise lingue, e dell'Or-
dine di s. Domenico, quivi posti dal
Pontefice s. Pio V del medesimo
Ordine nel i568, a comodo del po-
polo, e de' pellegrini che lo visita-
no, y. Penitenzieri di s. Maru
Maggiore. Tal Papa era si devoto
del presepio, che nella notte del s.
Natale quivi interveniva a* divini
uffizi, ed a celebrarvi cappella pon-
tificale; anzi racconta il Castiglia
nella di lui vita, che accorgendosi egli
una volta, aver i musici di troppo af-
frettato il canto del mattutino, sen-
za punto turbarsi allorché fu ter-
minato, si alzò in piedi, e recitato
il Pater nostery intuonò di nuovo il
mattutino, laonde con comune edi-
ficazione, fu cantato colla dovuta
devozione, pausa e raccoglimento .
Morendo quel Pontefice nel 1572,
fu sepolto nella basilica vaticana* in
forma di deposito, finché venisse il
tempo di condurlo, com'egli lasciò
oinline, al convento de' domenicani
di Bosco da lui fopdato; ma Sisto
V, che' da lui era stato a*eato Car-
dinale, non volendo privare Boma
CHI 119
del venerando suo corpo, a'g gen-
naio i588, lo trasferì, con solenne
pompa, ad un sepolcro sotterraneo,
die gli fabbricò nella cappella del
presepio, e perché da lui edificata,
come diremo, chiamata Sistina. Da
quel sepolcro Innocenzo XII, a' 16
settembre 1698, lo fece estrarre e
collocare in un'urna di verde an-
tico, ove attualmente si vede ele-
vato. A' 28 dello stesso mese fece
celebrare poi un solenne pontificale
in di lui onore , e da Clemente XI
fu canonizzato. A' 5 maggio, festa
del Pontefice s. Pio V, si vede il
di lui corpo nell'apertura davanti
dell'urna.
Nel pontificato di Gregorio XIII
(il quale, come dicemmo, ristaurò
il portico, e colla demolizione di ca-
se e vigne dirizzò la strada che da
s. Maria Maggiore conduce alla ba-
silica lateranense ), il Cardinal fr.
Felice Peretti di Montalto, che sul-
l'Esquilino avea una vigna da lui
ridotta a magnifica villa, incominciò
dal lato di essa, e dalla parte della
nave destra una superbissima cappella.
Terminolla co' materiali del distrutto
monumento chiamato il settizonio
(Fedijy dopo essere stato nel i585
assunto al pontificato col nome di
Sisto V, per cui la cappella, che
può chiamarsi sontuoso tempio, pre-
se il nome di Cappella Sistina, Al
§ X, numeri 46 e 47 dell'arti-
colo Cappelle PoifTinciE, si ripor-
tano le pontificali funzioni in essa
celebrate dai Papi. Chiamasi que-
sta cappella anco del Presepio, per-
ché nel sotteritmeo di essa ripa*
se Sisto y l'altare antico del pi^ese-
pio, colle pietre del presepio stesso, e
con del fieno, e pannolini ove giac-
que e fu ravvolto il santo Bambino.
L'architetto di tal cappella fu il
cav. Domenico Fontana. ' * di-
lao CHI
stribui in forma di croce greca, con
una cupola sostenuta da quattro
grandi arconi, e pose nel mezzo la
cappella del Presepio, che era entro
la stessa basilica, trasportandovela
tutta intera , e coprendola al di so
pra con un singoiar tabernacolo
retto da quattro angeli fusi in me-
tallo per conservarvi il Ss. Sagra-
mento, per cui la cappella chiamasi
pure del Ss. Sagramento. Di contro,
neir arco di prospetto evvi il luogo
pel trono pontificio.
La cappella antica del Presepio
era stata fabbricata in altro luogo
della chiesa sotto Innocenzo III, da
Marchione Aretino, come si ha dalla
di lui vita scrìtta dal Milizia, tomo
I, pag. 126, donde fu dal Fontana
quivi trasportata, tutta intera, ben-
diè fosse vecchia, ed avesse archi,
finestre, porte ed altri vacui; tanto
rilevasi dalla sua vita, tom. II, pag.
8x. A destila vi è la piccola cap-
pella di s. Luda, ed incontro quella
di s. Girolamo. Nell'arco a destra,
vivente lo stesso Sisto V, fu fatto
il di lui deposito ornato da quattro
colonne di verde antico, e dai basso-
rilievi, che rappresentano la Carità,
la Giustizia, e la coronazione di
Sisto V medesimo, la cui bella sta-
tua genuflessa in atto di adorare il
Ss. Sagramento, è opera lodata di
Gio. Antonio Paracca da Valsoldo,
senza mentovare le statue che ne
adoiiiano i lati. Morto Sisto V, ai
27 agosto i5go, dopo essere stato
il di lui corpo nella basilica vaticana
sino a' 20 agosto iSqi^ il Cardinal
Alessandro Peretti di lui nipote con
solenne pompa quivi lo trasportò,
secondo la disposizione del defunto.
Da Leonardo da Sarzana fece i^re
Sisto V sì la statua di s. Pio V
sedente con triregno in capo, pel
mausoleo che incontro al suo eresse
CHI
a quel Pontefice» e sV alcune ftcN^
laterali in basso rilievo, non che in
alto la di lui coronazione , senza
dire delle statue che gli stanno late*
ralmente, giacché lunga sarebbe k
enumerazione di esse, dei basso-
rilievi, degli stucchi, delle pitture
a fresco, e a olio, e dei diver^ mar-
mi, che formano un meraviglioso
complesso di bellezze artistiche. Per-
sino nella particolare contigua sagi^e-
stia , vi hanno de' bei dipinti, e per
dir tutto in breve, furonvi impiegati
i migliori artisti, che allora vives-
sero, aiCne di render degna del suo
fondatore si meravigliosa cappella.
Sisto y dichiarò papale l'altare
della medesima cappella, come av-
vertimmo supei*iormente , e ooUa
nota sua liberalità la dotò di ren-
dite, costituendovi un preposto con
quattrocento scudi all'anno, un col-
legio di quattro cappellani, e di
quattix) chierìci benefiziati, ed il
sagrìsta. A questo e ai cappellani
assegnò annui cento cinquanta scudi,
e cinquanta ne stabiFi ai chierici.
Volle, che il preposto fosse la prima
dignità della basilica, dopo l'arci-
prete, e che gli altri fossero bene-
fiziati, con molti privilegi, e deco-
razioni, di cui per aitilo mai fecero
uso. Obbligò la celebrazione di quat-
tro messe ne' giorni festivi , e cU tre
ne' giorni ferìali , con tre anniversari
perpetui : il primo per Pio V; anni-
versarìo che cessò non molto dopo
sotto Paolo y, nel ^si il processo
per la beatificazione; il secondo per
r anima sua, e il terzo pei patroni
della cappella, che dichiarò per pri-
mo dover essere il suo nipote Mi-
chele Peretti, dalla qual ^miglia
passò poi il juspatronato nella no-
bilissima Sforza- Cesari ni.
Sisto y destinò a protettore di
questa cappella T altro nipote Car-
dinal Alessandro Peretti detto Mon-
eolio, in mancanza del quale dichiarb
dovesse subentrare il più antico Car-
dinale della Marca 9 nella cui pro-
vincia egli nacque, e per mancanza
di esso il primo Cardinale prete del
sagro Collegio. /^. La Costituzione
89 Gìorìosoe^ dì questa erezione data
^'9 pugi^o 15^87, BuU, Rom, tom.
IV, parte IV, pag. 3 1 1 . Di questa
cappella Sistina scrìsse la storia Fran-
cesco Benci: De Sacello Exquìlino
a Sixto V condito, Exstat in op,
poet, ^usdem, V, Pietro Marcellino
di Lucìa, JJ abbazia di s, Giovanni
a Pira unita dalla sa, me. di Sisto
V alla sua insigne cappella del ss.
Presepio, eretta dentro la. sacrosanta
basilica di S, M> Maggiore, Roma
lySo., Hieron. Badesi, De Sacello
ExquiUno a Sixto V P, M. con-
structo. Né deve qui tacersi che nel
1587 ^^ medesimo Sisto V, nella
piazza dietro la tribuna fece erigere,
in onore della ss. Croce, l'obelisco
( Vedi), che Y imperatore Claudio
aveva innalzato nel mausoleo d'Au-
gusto a queir imperatore. Inoltre
dal sito ove eresse l'obelisco, aprì
una strada che conduce alla Trinità
de'montì, e dalla parte della facciata
prindpaie ne aprì due, una per
conduiTe alla basìlica di s. Lorenzo
fuori le miu^, l'altra a quella di
s. Croce in Gerusalemme. Di jBanoo
alla basilica, cioè dalla parte della
tribuna Sisto V avea incominciato
ad aprire altra via, che conducesse
a san Marco; ma i lunghi lavori
richiesti di valli da innalzare, di
colline da abbassare, e di case che
dovevansi demolire, gì' impedirono
di portarla a compimento innanzi
molte.
Si ha per tradizione, che avendo
lo stesso Sisto V eretto in Roma
la chiesa di s. Ghx)lamo degli Schia-
CHI
llkl
voni (Vedi)y per renderla celebre
avesse stabilito di trasferirvi da santa
Maria Maggiore, ove giace, parte, o
tutto il corpo del s. dottore Gii*o-
lamo; ma ne fu distolto, e dalla
morte, e dallo zelo del capitolo libe-
riano, che volea conservare presso
di se sì preziose reliquie.
Va qui notato, che in fondo della
nave destra di questo tempio evvi
il deposito del Cardinal Gonsalvo
Rodinguez vescovo di Albano, morto
nel 1299, sopra il cui deposito si
vede un'antica tavola di mosaico,
nel mezzo della quale Giovanni de
Cosìmati, distinto artista romano,
rappresentò la b. Vergine col bam-
bino in braccio, a mano dritta l'a-
postolo s. Mattia con un cartello in
mano, e le parole in caratteri gotici :
me tenet ara prior; a sinistra s. Gi-
rolamo con simile cartello, nel quale
leggesi: recubo prcesepis ad antrumj
pui*e in carattere gotico. Ciò serve
a dimostrare l'esistenza dei corpi di
questi due santi nella basilica, e
che ora riposano al basso sotto l'al-
tare patriarcale, sebbene a cagione
delle tante innovazioni cui soggia-
cque l'edifizio, alcuni vogliono che
se ne ignori il sito. Il Panvinio di-
ce, che il corpo di s. Girolamo si
venerava sotto l'altare a lui dedi-
cato; e dalle memorie dell'archivio
capitolare, riportate dal de Angelis,
apparisce che l'altare, in onore di
s. Girolamo, sia stato eretto e do-
tato circa l'anno i4oo da un certo
Stefano di Paolo Ottaviano de Va-
schis; ma presentemente più non
esiste. In luogo di esso Sisto V
ei*esse quello, che indicammo nella
descritta sua cappella.
Benemerito egualmente della ba-
silica fu Clemente Vili, Aìdobran-
dini, perchè donò al capitolo il
palazzo apostoUco attìguo alla chiesa,
132
CHI
e tutti i siti adiacenti, oltre averne
aumentato copiosamente le rendite.
Tanta poi era la sua divozione all'im-
magine della beata Vergine, che le
donò mia corona di gemme, e veli di
gran valore, e nei bisogni più gra-
vi della Chiesa, ad onta de' suoi
frequenti incomodi di podagra, e
chiragra, si recava a piedi scalzi a
questa basilica prima dell' appari-
re del giorno per celebrare al di
lei altare la qnessa ; anzi fu più vol-
te veduto salire genuflesso il mon-
te, e giunto alla porta della basilica
aspettare che si aprisse. Ed è per-
ciò, che Paolo V, Borghese, ì\ quale
da lui era stato innalzato alla porpo-
ra, quasi interpretando le sue divote
intenzioni, gli eresse un nobilissimo
deposito presso la medesima imma-
gine della b. Vergine, nella splen-
dida, e sontuosa cappella da esso
eretta, e che andiamo brevemente
a descrivere. Clemente Vili, essendo
morto nel i6o5, fu sepolto nel ya-
ticano, donde poi a' 2 3 aprile 1646,
secondo la disposizione di Paolo V,
fu trasportato nel detto deposito dal
nipote principe Marc' Antonio Bor-
ghese.
A' 16 maggio i6o5 fu assunto al
triregno Paolo V, che da prelato
era stato vicario della basilica, e che
da Papa se ne addimosti'ò magna-
nimo beneEittore. Egli pertanto nel
1608 vi fece celebrare pompose
esequie, e seppellire Antonio Nigrìta
marchese di Funesta, spedito a lui
dal re di Congo a rendergli ubbi-
dienza. Quest' è queir ambasciatore
cui nel 1629, Urbano Vili eresse
sulla porta della sagrestia un bel
mausoleo, coli' opem del Bernini.
Quindi il medesimo Paolo V rad-
drizzò la strada, che dalle quattro
fontane conduce alla basìlica, e sulla
piazza principale di essa eresse un
CHI
fonte, e vi fece innalzare una grsin-
dissima colonna (per la quale l'in-
glese Tommaso Gourtneo scrisse un
poema latino e greco), che Vespa-
siano imperatore aveva già eretta
nel tempio della Pace in Roma, al
termine della gueiTa giudaica, co-
me racconta il Ciacconio, Fit, PP.
tom. IV, col. 38o, e seg. Su di
essa fece collocare eziandio la sta*
tua di bronzo dorato di Maria Ver-
gine col bambino in braccio model-
lata da Bartolot; mentre il Maderno
alzò la colonna, e disegnò la fon-
tana. Inoltre lo stesso Pontefice con^
cesse indulgenza a chi salutava tale
immagine. Ornò ed ampUò la basi-
lica, ne decorò la facciata esteraa
con aggiungervi due fabbiidie per
comodo del capitolo, restaurò il
campanile due volte dai fulmini
danneggiato a cagione della sua
punta acuminata (per cui Pio VII
lo fece munire di conduttori elet-
trici), Gioendovi eziandio rifondere la
campana grande, che non era di
perfetto suono. Fabbricò pure Paolo
V la nuova sagi^stia con ai*chitet-
tura di Flaminio Ponzio, e la fece
decorare colle pitture del Passigna-
ni, e del Bastaro. Nell'adito avanti,'
il rìconoscente capitolo libeiicmo
eresse a Paolo V una statua colos^
sale di bronzo, opera di Paolo San^
quirico. Il medesimo Papa edificò
il coro pei musici, sopra il quale
fece costruire comode camere pei
canonici. Quindi, emulo del gran-
dioso Sisto V, incontro alla sua cap-
pella, con maggioi'e splendidezza é
buon gusto, nella nave sinistra, e
oon disegno di Flaminio Ponzio mi-
lanese, eresse una sontuosa cappella,
ricca di marmi , e pietre rarissime,
decorata di stucchi , dorature, e pit-
tm^e, in onore della b. Vergine, che
venera va$i nella stessa basilica, e
CHI
che dal cogaotne di' sua famiglia,
die la dichiarò sua patrona, prese
la denominaKione di Cappella Bor^
giiesiana, o Paolina. Questa cappella
è formata come la Sistina a u'oce
giacca, con quattro arconì, che reg-
gono la cupola.
L'altare prìncipale fh edificato con
ai*chitettura di Giuliano, o Girola-
lamo Rainaldiy e di Pompeo Tai*-
goni. Sopra di esso si collocò la det-
ta immagine della ss. Vergine, che
nella basilica prima era stata sulla
porta in mezzo per cui la porta era
chiamata Regina, e poi fu messa
in uno de' due suddescritti cibori.
Questo altare riuscì il più ricco di
Homa, per le quattro colonne sca-
nalate di diaspro orientale , e per le
pietre preziose e metalli dorati delle
basi, de' capitelli , e delle Uste , che
ne formano l'insieme. Di agata sono
le pieti*e de' piedistalli , e del fi*egio
del cornicione; ed olti*e diverse gioie,
largo è il campo di lapislazzoli, che
contiene il gruppo di angeli di bron-
zo dorati, sostenenti la sacra imma-
gine ivi da Paolo V stata collocata
nel 1612 dopo una solenne proces-
sione col sagro Collegio de'Cardinali,
e con tutto il clero, onde fu presa
dall'altare maggiore della basilica
a' 27 gennaio, giorno in cui seguì
la sua solenne dedicazione. Il me-
desimo altare è sovi^stato da un
basso rilievo di bronzo , disegno
di Maderno , che rappresenta il
Papa s. Liberio, il quale ti'accia
sulla neve l'area della chiesa. Vi
lavoi*arono i più abili scultori, pit-
tori ed artisti, che fiorirono nel pon-
tificato di Paolo V, il perchè lungi
dal fare il dettaglio de' suoi singo-
lai'i pregi, ci limiteremo a dire, che
le due cappelle laterali sono dedi*
cate al Cardinal s. Carlo Borromeo,
ed a s. Francesca Romana, ambc-
GHI 123
due canonizzati dallo stesso Paolo V.
11 deposito a destra è di Clemente
Vili, con quattro colonne di verde
antico; la sua statua è di Siila ds^
Vigiii milanese, che lo rappi^esentò
sedente col triregno, e col piviale,
contornato di bassi rilievi, termini
e statue. Di contilo si vede quello,
che Paolo V ancor vivente si fece
costruire genuflesso cogli abiti pon-
tificali, e colla sacra tiara da un
lato, in atto di pregare la b. Ver-
gine, mentre nel resto degli ornati
è come il precedente. Persino il lato
esterno della medesima cappella, dal
generoso Pontefice fu fòtto abbellire
con travertini, e con istatue. Oltre
a ciò, Paolo V fornì la contigua
sagrestia, adornoUa di stimabili di-
. pinti, di preziosi aiTedi, e paramen-
ti sacri, come descrìve il menzionato
Ciacconio al detto tomo IV col. 383,
pel valore di trentaduemila scudi.
V'istituì un collegio di sacerdoti o
beneficiati, composto di dodici cap-
pellani , il primo de' quali gode la
dignità di priore, coll'obbligo di uf-
fiziarvi quotidianamente, e vi stabilì
dei cantori per cantare nel sabbato
le litanie, e altri inservienti, dispo-
nendo ohe i detti cappellani assistes-
sero al coro, quando il capitolo della
basilica si reca ad uffiziare in que-
sta cappella, alla quale il Pontefice
fondatore diede per protettore un
Cardinale di sua famiglia, o atti-
nente ad essa per parentela. Sui pri-
vilegi, e sulle prerogative della me^
d esima, veggasi la costituzione 253
data a' 28 ottobre i6i5, BuU.Rom^
tom. V, part. IV, pag. i83.
Finalmente, giunto Paolo V al
termine di sua vita, benché indispo-
sto di salute, volle per l'ultima vol-
ta, a' 22 gennaio 1621, divotamente
visitare questa sua cappella, e poscia
a' 28 di detto mese spirò nel bacio
ia4 CHI
del Signore. Il suo corpo tempora-
neamente fu sepolto nella basilica
di 8. Pietro, donde con maestosa
pompa a' 3o gennaio dell'anno se-
guente, il Cardinal Scipione di lui
nipote, lo fece trasportare nel suo
deposito iu questa cappella, facen-
dovi aggiungere un lungo, e veritiero
q)itafio. Su questa celebratissima
cappella Andrea Bajano sa^sse un
poema, e Andrea VittorelU un opu-
scolo con questo titolo : Delle glo^
riose memorie della B, V, Madre
di DiOy gran parte deUe quali sono
accennate con pitture^ statue^ ed al-
tro nella meravigliosa cappella dei
Borghesi^ da Paolo V edificata nel
Colle EsquiUno , Roma 1616. Da
Pomponio Brunelli abbiamo: Ora*
tio in laudem B. M, V, qua Ro-
vice loquitur, oc ss, D, N. Paulo
V, P. M» de amplissima asde in
basilica s. Marice Major,, summo
artificio et ornata exacdificata grò-
tulatur, Romae 161 3. Non deve ta-
cersi che in questa cappella, per là
festa deir Assunzione della b. Yei^gi-
ne, prima si teneva la cappella pa-
pale, come pub vedersi al num. 3i
del § X deir articolo Cappelle pon-
tificie, mentre a quello delle Cap-
pelle Cardinalizie, e al numero i5
del § IV, si descrive il vespero, che
ivi si celebra dal capitolo con in-
tervento de' Cardinali a* 5 agosto ,
festa della dedicazione della basilica,
ed a quel § pur dicesi delle mera-
viglie e de' gelsomini, che si fanno
caders dalla volta in memoria della
neve caduta in tal giorno in questo
luogo. Talvolta il Papa interveniva
anticamente alle litanie, che nella
cappella si cantano nel sabbato, ed
ora la visita per adorai*e il ss. Sacra-
mento esposto decorosamente, quan-
do si porta nella basilica, massime
nel carnovale.
CHI
Giulio Rospigliosi fu canonico e
vicario della basilica, ed allordiè
esercitò la nunziatura in Ispagnc^ il
re Filippo IV, che lo amava, asse-
gnò a suo riguardo a detta basilica,
la perpetua ed annua pensione di
scudi quattromila, come si legge nel-
rOldoino, rit, Pont. tom. IV, col.
729. Quindi il capitolo, per grati-
tudine fece fondere in bronzo dal
cav. Lucenti la statua del re, e la
pose nel vestibolo della sagrestia, e
poi nel portico incontro alla scala,
che conduce alla loggia della bene-
dizione. Per le beneficenze da Fi-
lippo IV £itte alla basilica, i suc-
cessori vennero riguardati bene&t-
tori, e quasi canonici . della medesi-
ma. Ma questa pensione, che si ri-
« cavava dalle mense vescovili di Cata-
nia, e Mazzara in Sicilia, e si fruiva
da vari canonici per regio brevetto,
ebbe a cessare allorquando il regno
delle due Sicilie nel secolo decorso
fu diviso dalla monarchia Spagnuo-
la. Divenuto il Rospigliosi, nel 1667,
Sommo Pontefice col nome dì Cle-
mente IX, per dare una prova del
suo afiètto verso la basilica, volle no-
bilitare di travertini il prospetto
esterno della tribuna, servendosi del-
l'architetto Carlo Rinaldi; ma col-
pito nel 1669 dalla morte, il suo
successore Clemente X, Altieri^ con-
tinuò tal lavoro, e il compi nel
1678, laonde in memoria di ciò,
oltre l'iscrizione che sul prospetto
si legge, sovrastata dallo stemma gen-
tilizio, fu battuto il grosso senza an^
no, colFeffigie della b. Vergine col
santo bambino, e l'epigrafe: dilexi
DECOREM DOMVS TVJE, AvCVa dispOStO
il virtuoso Clemente IX, che poi dal
Vaticano il suo corpo fosse trasferi-
to nella basilica libeiùana in piana
terra 5 colla iscrizione: ClemenTis tx
ciNEREs; ma Clemente X, in grati-
CHI
tudine di essere stato innalzato da
lui al Cardinalato^ nella stessa basi-
lica^ nel 1671, gli fece fòbbricare
un sontuoso deposito con iscrizione,
che riporta TOIdoino citato, alla
col. 786, al destro lato della navata
principale^ con disegno del Rinaldi.
£ situato questo mausoleo incontro
a quello di Nicolò IV, e n*è consi-
mile neirarchitettura. La statua se-
dente di Clemente IX è del Guidi.
Ha essa ai lati quelle della Fede,
e della Carità, però il di lui corpo
tuttora riposa nel pavimento avanti
Taltare patiiarcale. Aggiungiamo col
Piazza , pag. 344 9 ^^ dovendo la
mentovata iscrizione, dettata da Cle-
mente IX al proprio segretario, por-
si sul pavimento, si astenne dal no-
minare in essa il nome della ss.
Vergine, cui era sommamente divoto,
perchè non fosse co' piedi calpestato,
e invece si espresse: sub ejus pros-
sidium ^ quce janua coeli est, etc.
Inoltre Clemente X, a' lati della tri-
buna, eresse due nobilissimi organi.
Nel fine del pontificato di Gre-
gorio XIII, e sul principio di quel-
lo di Sisto V, furono tolti gli am-
boni che vi erano rimasti. L'antico
presbiterìo, l'altare della confessione,
i due ciborii, il portico esterno vi
rimasero sull'antica forma sino a
Benedetto XIV, la divozione del
qual magnanimo Papa verso l'im-
magine della Madonna, innanzi alla
quale recavasi ogni sabbato ad as-
sistere al canto delle litanie, si estese
nel concepire il disegno di rimoder-
nare tutta ia basilica. Non venne pe-
rò conisposto nelle sue grandiose in-
tenzioni dagli architetti, dacché tra-
scorsa era l'età del buon gusto. Il
presbiterio, nel quale si vedono quat-
tro bassorìlievi dell'antico taberna-
colo dell'altare maggiore, fu abbas-
sato e ridotto quasi al piano della
CHI 125
chiesa, perdendo così l'antica sua
maestà. Fu ingrandito l'altare della
confessione, e sovrappostovi un ricchi»^
Simo baldacchino non proporzionato
alle colonne di poi^do, che il sosten-
gono, per cui si ricorse all'insuffi-
ciente ripiego di circondarle con
fasci di palme di metallo dorato.
Nel primo anno pertanto del suo
pontificato. Benedetto XIV diede al
capitolo ventimila scudi, e nel se-
guente 1 74 1 j essendo demolito l'an-
tico portico, a' 4 marzo, con solen-
nità vi collocò la prima pietra da
lui benedetta in un padiglione ivi
eretto. CoU'opera dell'arcliitetto cav.
Ferdinando Fuga, il quale si servi
delle antiche colonne, lo edificò dop-
pio a due ordini jonico, e corintio,
•ed il fece pivi grandioso. I mosaici,
ch'erano nella facciata, rappresen-
tanti il miracolo della neve, muti-
lati vennero per appoggiarvi la
volta dello stesso portico, ma furo^
no trasportati al di dentro della
loggia superiore, che il Pontefice fece
fabbricare per dare (dopo la cap-
pella dell'Assunta, che in questa ba-
silica celebrano i Sommi Pontefici)
la solenne apostolica benedizione. Al
portico inferiore furono dati cinque
aditi corrispondenti ad altrettante
porte della basilica, compresa quella
santa, che si apre e chiude nell'an-
no santo. Tali porte sono tutte de-
corate al di sopra di pregevoli bas-
sorilievi. Alzò dai fondamenti quel
Pontefice ed ingrandì gli edifizii
esterni contigui, riducendoli a più
regolar foima, e qui va notato, che
uno, come dicemmo, era stato eretto
da Paolo V, l'altro dal Cardinal
Gio Francesco Negroni. Fece di più.
la facciata ed ornoila di statue, fra
le quali vi fu collocata quella del
b. Cardinale Nicolò Albergati, già
ai^dprete della basilica, il cui cui'
laò
CHI
imroemorabìk fu approvato da Bo-
nedetto XIV. Le parti intcrìoi^i fu-
rono rinnovate sì nel mosaico della
tribuna, e sì nel discoperto mirabile
pavimento di mosaico della nave
principale. Le navi laterali furono
decorate in un agli altari, con pi-
lastri e stucchi, e per seguir le regole
della sinunetria, vennero tolte le
magnifiche facciate di alcune cap-
pelle, tra le quali la Sforza; ed il
suddetto altare papale egualmente
fu rinnovato, come Io furono il coro
col suo altare, e il soffitto. Benedetto
XIV solennemente consacrò questo
altare a'3o settembre i75o, giorno
dedicato al massimo dottore s. Gi-
rolamo. Questo altare papale è iso-
lato, e si è foi*mato di un'antica urna
di porfido, sulla quale posa una
larga mensa di marmo bianco e nero,
sostenuta da quattro putti di bronzo
dorato. Una tradizione dice, che
Tuima servisse già di sepolcro ai fon-
datori della basilica, al patrizio ro-
mano Giovanni, e sua consorte. Che
Giovanni sia sepolto nella basilica,
lo attesta una lapide, la quale si
legge nella sagrestia.
A mantenimento poi di tanti ab-
bellimenti, coli autorità della costi-
tuzione Ad Romanum, data agli 1 1
febbraio 174^, Bull. Magn, tom.
XVI, p. 281, Benedetto XIV ob-
bligò r amministi*azione della santa
Casa di Loreto, a somministrare al-
la basilica l'annua pensione di scudi
cinquecento, da durare sinché i suoi
successori non avessero diversamen-
te provveduto. Nondimeno la santa
Casa, per liberarsi da tal annua
prestazione, cedette al capitolo tanti
luoghi di monte, che davano l'an-
nuo frutto di scudi cinquecento.
A' giorni nostri lo zelo apostoli-
co di Leone XII pel decoro dei
sacri templi, e l'amore particolare
CHI
da lui nutrito per questa insigne
basilica, di cui era stato arciprete,
lo resero ad essa benemerito, pei
riattamenti e dorature, che tì fece
eseguire , massime nel soffitto, e pei
restauri de' suoi importanti e pre-
gevoli mosaici. Oltre di che avendo
ridonata alla basilica la parrocchia,
pel disposto della costituzione «Sil-
ver urdversamy emanata il dì primo
novembre i824> volle erigervi un
magnifico ' fonte battesimale degno
di lui , e della bellezza della diiesa.
Trasportato altrove il coro che ser-
viva nella stagione estiva, e che ei'a
nella gran cappella contigua alla sa-
gi^estia canonicale dedicata alla As-
sunzione di Maria Vergine, ivi, sic-
come luogo separato, eresse il bat-
tisterìo. Esso è formato di una va-
sta tazza circolare di porfido, come
10 è la sua gi*an base decorata di
festoni di metallo dorati, e sostenu-
ti da teste di cherubini. Tutta la
tazza ricuopresì di una gran lastra
pur di metallo dorato messa ad in-
tagli e rilievi, con analoghe iscrizio-
ni, e coir immagine della ss. Ver-
gine, che venerasi nella basilica.
Nel mezzo v'ha una base di me-
tallo su cui vi sono angeli, sorreg-
genti un basso rilievo ove è effi-
giata la ss. Trinità, e sulla cima la
statua di s. Gio. Battista pur di
metallo dorato, in atto di battezza-
re. Il fonte è chiuso da una ringhie-
ra, con balaustri di alabastro con
quattro eleganti cancelli, da' quali
si discende per tre gradini al (onte.
11 tutto è rinchiuso poi da una can-
cellata di ferro, che divide la cap-
pella in due parti, mediante un ar-
co sostenuto da magnifiche colonne
di granito orientale. Una conduce
alle sagrestie, l'altra al fonte. Ricca
è poi la cappella di stucchi, basso-
rilievi, pitture, e colonne di verde
CHI
antioo. L'architetto fu il caT. Vala-
dìer, e l'autore delle opere metal-
liche Giuseppe Spagna. Lo stesso
Lesone XII volle benedirlo per la
prima Tolta nella vigilia, di Pente-
coste, battezzandovi poscia sei ebrei.
Oltre tutte le cappelle enumerate,
ed altre esistenti nelle navi minori
di questa patriarcale, dee farsi spe-
cial menzione della cappella del ss.
Crocefisso, cosi chiamata per qu'^llo
che ivi si venera, e che prima sta-
va all'ingresso della chiesa. Questa
cappella^ ridotta da Benedetto XIV,
e situata nella nave destra, è vaga
per le sue decorazioni, essendo or-
nata da dieci colonne di porfido,
e da pilastri eguali. Lateralmente
vi sono due armadi, uno pieno di
reliquie, l'altro colla sagra culla,
la quale è racchiusa in una bella
umetta di argento, con il s. Bam-
bino al di sopra, sostituita in que-
sto secolo dalla pietà di d. Maria
Emmanuela, duchessa di Villa Her-
mosa, all'antica donata già nell'an-
no 1 606 da Margherita arciduches-
sa d'Austria, moglie di Filippo IH
re di Spagna. Nella notte di Natale
questa culla si porta processional-
mente per la chiesa suUe spalle di
quattro canonici, e si espone nella
cappella Sistina, e sull'altare pontifi-
cio della tribuna.
Per riguardo a' personaggi illustri
sepolti in questa basilica, lunga ne
sarebbe la descrizione . Ci limiteremo
soltanto a far menzione, oltre tutti
quelli di sopra mentovati, e senza
ricordare le memorie sepolcrali del
vestibolo della sagrestia, de' soli se»
guenti: i.^ Girolamo Muziano, ce-
lebre pittore morto nel iSgo. Tu-
mulato esso venne presso la detta
cappella del ss. Crocefisso, e sulla
tomba gli fu posto il quadro di Laz-
zaro risuscitato, che ora sta nella
CHI 1^7
sala Clementina del soffitto dorato
al Vaticano. iJ* In fondo della nave
sinistra vi é il deposito di monsignor
Favoriti, canonico deUa basilica. 3.**
In alto evvi il mausoleo del Cardi-
nal Francesco di Toledo, il primo
Cardinale gesuita, dìvotissimo della
basilica così, che vi si recava dal Va-
ticano a piedi , e così benemerito
che le donò un calice d'oro, quattor-
dici lampade d' argento ed altre pre-
ziose suppellettili, oltre aver fondate
diverse cappellanie. Nella basilica ev-
vi ancora il deposito di monsignor
Sergardi, gran letterato cognominato
Settano. All'estremità poi dell'altra
nave, il prelato Merlini ha il suo
sepolcro.
Questa sagra patriarcale basilica
per le tante bellezze che in sé rac-
chiude , presenta in ogni angolo co-
se così pregevoli e per arte e per
ricchezza , che dopo il tempio vatica^'
no, il quale non ammette confiron-
to con altro qualunque edificio an-
tico e moderno, è senza questione
la più bella di Roma. Ciò pure ri-
levasi dalle tante descrizioni, che ab-
biamo dagli antiquari, e dagli ai*»
cheologi , tra' quali merita lode la
dotta Dissertazione sulla basilica
Liberiana 9 stampata in Roma nel
1825^ e copfipilata da Nicola Ratti,
e da lui dedicata a Leone XII. Da
ultimo si è pubblicata in Roma, con
bellissimi rami. La patriarcale ba-
silica Liberiana^ descritta^ e illustra*
ta da Agostino Valentini.
Notizie sul capitolo ed arcipreti del'
la basilica di s. Maria Mag'
giore.
Poco dopo l'erezione della basi-
lica, vi fu posto un clero composto
prima di chierici, e in seguito di
canonici coll'arciprete, che, come di-
128 CHI
remo, divenne Cardinale sotto Eu-
genio III. Indi, Terso Fanno 468, il
Ponte6ce s. Simplicio sali' Esquilino,
e presso questa basilica fondò la
chiesa di s. Andrea, col titolo in
Barbara, o Catabarbara, ove dipoi
fu fabbricata la chiesa di s. Anto-
nio abbate, ora in cura delie mo-
nache camaldolesi. Nel pontificato di
8. Gregorio li, ciccato l'anno 7i5,
fu per suo ordine eretto, accanto
la detta chiesa di s. Andrea, un mo-
nistero pei monaci, a' quali si diede
un oratorio nella basilica perchè in-
sieme ai chierici medesimi T ufficias-
sero di giorno e di notte. Continua-'
rono essi nella direzione e piena am-
ministrazione della basilica, come
riporta il De Angelis, De archipres'
hyterìs, vicarus, et canonicìs s. Ma'
riae Majorìs pag. 28. Della qual
promiscua uffiziatura, in uso in va-
rie chiese, fa parola il Piazza, Ge^
rarchia Cardinalizia pag. 34o , ci-
tando il Panvinio, De Sept. EccL
in hac basilica. In progresso di tem-
po cessarono i monaci d'intervenir-
vi, e rìmase il solo capitolo al sei*-
vizio della chiesa , accresciuto poi
successivamente dalla pietà dei be-
nefattori. Uno di questi fu il Car-
dinal Pietro Colonna nel XIV se-
colo, il quale assegnò pingui ren-
dite al capitolo, per essere stato li-
berato nel recarsi ad Avignone, da
un imminente naufragio, dopo ave-
re invocata la b. Vergine, che si
venera nella basilica; ed in oltre
a dò in morte volle essere sepolto
nella chiesa, col seguente ingegnoso
epitaffio :
Petra Petrum tegit hoec animanufue
fovet Petra ChristuSy
Sic salvum retinet utraque Petra
Petrum,
CHI
DegU altrì benefattori della basi-
lica, e del capitolo, tratta il De An-
gelis nel libro IV; De orione be^
nefidatorumy cappdlanorum^ eie,, e
nel libro VII, De donatiombus ex
Summis Pontificibus, imperatoribus,
regibus et caeteris mobiÙuniy atque
ùnmobiUum, derivads. Il citato Piaz-
za a pag. 344 riporta il nome di
alcuni istitutori di prebende benefi-
cicu4e. Da ultimo Benedetto XIV,
non contento degU abbellimenti fòtti
alla basihca, ne accrebbe il suo de-
1*0, dando l'uso della cappa bigia e
lo stallo in coro a quei cappellani
ch'erano cantori, ed istituendo in
vece loro la cappella de' musici ,
onde il clero divenne più che mai
numeroso. Indi Leone XII diede al
medesimo capitolo l' abbazia de' ss.
Andrea e Gregorìo al monte Celio,
cioè le tre cappelle annesse a detta
chiesa, prima goduta da un Cardi-
nale in commenda. Ed il regnante
Pontefice, col contenuto del breve
apostolico Coelestis Regina, Maxima
Firginum Maria, Datum Romae
apiid s, Mariam Majorem, XVmen-
sis augusti anno MDCCCXXXV III,
confermò alla basilica, ed al capito-
lo le concessioni tutte accordate dai
sommi Pontefici, dichiarando che at
la medesima, ed al suo clero comu-
nicati sieno tutti i dirìtti, privilegi,
grazie ed onori, di cui godono, e
goder potranno le altre patriarcali
basiUche di Roma, come se le cose
anzidette fossero state concesse alla
stessa basilica Liberiana.
Attualmente questo illustre capir
tolo, da cui in ogni tempo uscirono
uomini chiari per santità, dottrina e
dignità ecclesiastiche, si compone del
Cardinal arciprete, d' un prelato vi-
cario, di sedici canonici, divisi in
tre ordini, di preti, diaconi, e sud-
diaconi, di dieciotto beneficiati (uno
CHI
de' quali è il dicano curato ) pure
divisi nei detti tre ordini; di dodi-
ci chiei*ici beneficiati, divisi in sud-
diaconi, ed accoliti; di sedici cap-
pellani beneficiati di vane istituzio-
ni, e di ventun altrì cappellani pa-
rimenti di diverse istituzioni, ed i
quali hanno posto dopo i benefiziati.
I canonici nel!' inverno usano cappa
di saja paonazza, con fodere di pelli
di armellini bianche, con rocchetto,
e nelle altre stagioni cotta e roc-
chetto. Gli altri nell'inverno usano
cappe di saja paonazza con fodere
di pelli bigie con i*occhetto senza
maniche, e nelle altre stagioni la
sola cotta. Il sigillo e lo stemma
del capitolo portano la seguente
iscrizione, sovrastata dal triregno e
dalle chiavi pontificie : sacrosangta
PATRIABCHALIS BASILICA SAtfCTJB BfARLE
BfAJORis. F. Antonio Marìa Santa-
relli, Memorie notabili deUa hasiU»
ca di s, Marìa Madore, e di al-
cuni suoi canonici nd pontificati di
Clemente FUI, Leone XI, Paolo
V^ e Gregorio XV, Roma 1647.
Il Cardinal arciprete, come di-
cemmo all'articolo ARaPRETi delle
chiese e basiliche di Roma, godeva
prìma ampia fecoltà di giudicare
tutte le cause civili e criminali, ci-
tra poenàni songuims , et corporis
ajfflictivam, privativamente, rispetto
a tutto il clero, offiziali, e ministri
della basilica, e abitanti nel patriar-
chio liberiano ; ma tali Scolta e pri-
vilegi rimasero sospesi per la bolla
d' InnocenziP XII. I canonicati , e i
beneficii affetti sono conferiti dal
Papa, e gli altri per turno, due
settimane dal Cai*dinal arciprete, ^d
una settimana dai canoùici.
Ecco r elenco de' Cardinali arci-
preti della basilica 5 secondo il De
Angelis,Gardella,e Novaes. Le biogra^-
fiq. loro riportansi a'rìspettivi articoli.
VOI. xir«
CHI 129
Matteo, prete Cardinale, creato
da Eugenio III, nel 11 5o, divenne
arciprete nel 11 53.
Paolino Scolari, romano, educa-
to presso la basilica, canonico della
medesima, fatto nel 1 1 66 arciprete,
Cardinale da Alessandro III nel
1 1 79, e creato Papa col nome di
Clemente III nel 11 87, benefattore
insigne della basilica.
Rolando, Cardinale di Lucio III,
arciprete nel 119 1«
Pietro Sassi d'Anagni, Cardinale
d' Innocenzo III, vicario di Roma ^
arciprete nel 1 2 1 2, morto nel 121 8^
Cencio SavelU, romano, educato
presso la basilica, canonico della me*
desima, Cardinale di Celestino III ^
ed arciprete, nel 12 16, divenne Pa-
pa Onorio III.
Romano Bonaventura, romano ||
reputato l'oracolo di Roma, di cui
fu vicario, promosso al Cardinalato
da Innocenzo III, e quindi da lui
&tto arciprete; morto nel 1280.
A storre ^ Cardinale, arciprete nel
1 244.
Pietro Capocci, romano, Cardi-^
naie d' Innocenzo IV, ardprete, ce^
lebratissimo personaggio, il quale
presso l'antica chiesa di s. Andrea
in Catabarbara edificò la chiesa di
s* Antonio coli' ospitale^ e morì nel
1259.
Ottùbono PiescU, genovese. Car-
dinale e nipote d' Innocenzo IV, ar-^-
ciprete, e poi nel 1217 6 Pontefice
Adriano Y*
Giacomo Colónna^ roiiiiàno> Car^
dinaie di Nicolò III, indi arciprete^
Fu prìvato nel 1SS98 da Boni&cio
YIII di tutte le dignità, le quali
in un all' arcipretato gli furono re-
stituite nel i3o5 da Clemente Y;
morì nel i3i8 e lasciò erede d^
suoi beni la basilica.
Francesco Napoleone Orsini^
9
i3o CHI
mano, Cardinale di Bonifado Vili,
che in vece del precedente lo fece
arciprete di s. Maria Maggiore.
Pietro Colonna^ romano, nipote
del Cardinal Giacomo, fetto arcipre-
te nel i325 da Giovanni XXII,
gi*an benefìittoi*e della basilica, mor-
to in Avignone nel 1826, donde
fu trasferito il di lui corpo nella
basilica.
Pietro Roger, francese, nipote di
Clemente VI, che nel i348, lo fe-
ce Cardinale, poscia divenne arci-
prete, e nel 1870 Pontefice col no-
me di Gregorio XI , glorioso per
aver restituito a Roma la pontificia
residenza.
Marino del Giudice^ di Amalfi,
Cardinale di Urbano VI nel i38i,
arciprete della basilica, morto nel
i385. Il De Angelis in vece ripor-
ta un Marino Vulcani fatto Cardi-
nale nel i38i ; ma egli fu del ti-
tolo di s. Maria Nuova, e morì nel
1390.
Stefano Palocci Nornumno^ pa-
trizio romano, canonico della basi-
lica, e vicario di Roma. Fu &tto
arciprete nel 1890 da Bonifacio IX,
e Cardinale da Urbano VI sino dal
i38i ; morì nel 1398.
Enrico Minutolo, napolitano. Car-
dinale di Bonifacio IX, ai*ciprete
della basilica, morto nel i4i2.
Rinaldo Brancaccio napolitano,
Cardinale di Urbano VI, arciprete,
morto nel 1427* .
Francesco Landi^ veneto. Cardi*
naie di Giovanni XXIII, arciprete,
mòrto nell'anno i4^7*
Giovanni La-Roche-Taislcy detto
Rupescissay francese, Cardinale di
Mai'tino V, arciprete, morto nel
1437.
Giovanni Vitelli Fitelleschij oriun-
do di Foligno, nato in Corneto,
Cardinale di Eugenio IV del i437>
CHI
arciprete per volere dello stesso Pa-<
pa, morto nel 1489, o i44o*
Anlomo Casini^ sanese, Qurdinale
di Martino V, fatto arciprete da
Eugenio IV, morto nel 1439.
B. Nicolò AWergatìy certosino bo-
lognese, Cardinale di Martino V»
&tto nel 1439 da Eugenio IV ar-
ciprete, morto santamente in Siena
nel 1443*
Guglielmo d'Estouteville, di Nor-
mandia, detto di Rohany Cardinale
di Eugenio IV, che nel i44^ lo
fece arciprete Liberiano. Sostenne
tal dignità sino alla sua morte av«
venuta nel i483, dopo aver splen*
didamente beneficato la basilica, ed
essere stato decano del sagro Col-
legio.
Roderico LenzuoU Borgia^ spa^
gnuolo^ nipote di Calisto III, che il
creò Cardinale, e per morte óA
precedente, Sisto IV lo dichiarò ar-
ciprete. Quindi fu creato Papa ne}
1492 col nome di Alessandro VI.
Giambattista SavelU^ romano, Cai^-
dinale di Sisto IV, arciprete, moi*-
to nel 1494 '^ Castel Gandolfo,
ov' erasi ritirato, bendié Alessandro
VI gli avesse conferito tal dignità.
Giambattista Orsini, ix)miino, Cai'-
dinale di Sisto IV, fatto arciprete
nel 1494 ^^ Alessandro VI, cessò
di vivere nel 1 5o3, dopo aver aper-
to e chiuso la poi^ santa nell'animo
santo del giubileo i5oo.
Giuliano Cesarinij romano, Car-
dinale di Alessandro VI, che il pro-
mosse a questo ardpretato. Finì di
vivere nel i5io.
Pier Luigi Borgia^ spagnnolo.
Cardinale di Àlessandix) VI, fatto
arciprete da Giulio II, e morì nel
i5i I.
Pietro Tsualles, dì Messina, crea-
to Cardinale prete di s. Ciriaco da
Alessandro VI, e da GiuUo II no-
CHI
minato aixìprete, morto in settem-
bre i5ii.
Leonardo Grosso della Rovere,
nipote di Sisto IV, creato dal suo
parente Giulio II, Cardinale de' ss.
XII Apostoli, e dal medesimo Iktto
arciprete. Terminò di vivere nell'an-
no l520.
Andrea della Valle^ romano, Car^
dinaie di Leone X, che inoltre di-
chiarollo arciprete, terminando la
sua carrìera mortale nel i534) do-
po avere aperto e chiuso la porta
santa della basilica nell'anno santo
i525.
Paolo Endlio Cesi, romano. Car-
dinale di Leone X, fatto da Paolo
III arciprete, moito nel iSSy.
Alessandro Farnese, romano, ni-
pote di Paolo III, che lo promosse
al Cardinalato e a questa arcipre-
tura, dalla quale nel i543 lo pas-
sò a quella dell'altra basilica Vati-
cana. Morì nel iSSg decano del sa-
gro Collegio.
Guido Ascanio Sforza, romano,
nipote di Paolo III, che il decorò
della sagra porpora, e nel i543 il
fece arciprete Liberiano. Venne rap-
presentato nella sua assenza dà Ro-
ma dal Cardinal Giambattista Ci-
cala, e mori nel i564, dopo avere
nell'anno santo i55o aperto e chiù-
so la porta santa, e dopo aver ce-
duto al capitolo di s. Maria Mag-
giore in perpetuo la prebenda, che
come arciprete, godeva sulla chiesa
di s. Pudenziana.
S, Carlo Borromeo, milanese, ni-
pote di Pio IV, che lo annoverò ài
sagro Collegio , e nel 1 564 , il di-
chiarò arciprete, dignità cui rinun-
ziò nel 1572, morendo poi santa-
uaente nel i535. Essendo seguita
la rinunzia ai 19 novembre a ca-
gione della residenza che doveva
faìre a Milano come suo arcivesco-
CHI ,3r
vo, gliene scrisse condoglianze il ca-
pitolo, cui il Caixlinale rispose ai 7
gennaio 1573, con amorevole let-
tera riportata dal Piazza.
Alessandro Sforza ^ romano, ni-
pote di Paolo III, Cardinale di Pio
IV, fatto ai*ciprete da Gregorio XIII
nel 1572. Teiininò di vivei'e nel
i58i, dopo avere* aperto e chiuso
la porta santa nell'anno santo iS'jS.
Filippo Boncompagno, bolognese,
nipote di Gregorio XIII, che pri-
ma il fece Cardinale, e poi arci-
prete nel i58f, morto nel i586. .
Decio Azzolini, di Fermo, Car-
dinale di Sisto V, il quale pura lo
nominò a questa cospicua aixàpre*
tura, che lasciò colla vita nel 1587.
Domenico PinelU, genovese. Car-
dinale di Sisto V, e per lui arci-
prete della basilica, nella quale apiì
e chiuse la porta santa nel 1600,
morendo decano del sagro Collegio
nel 1 6 1 1 , dopo essere stato bene«
merito della basilica. Restaurò in
essa la confessione, fece dipingere
tutta la volta della tribuna, ove si
veggono i di lui stemmi, tra i mo-
saici di Nicolò IV e l'arco trion&le
di Sisto III, e tutti i quadri tra le
finestre della nave principale. Sic-
come dei trentotto quadri di mo-
saico, che sono neUe pareti della
detta nave, undici erano misera-
mente periti, alcuni in parte, altii
dei tutto, il Cardinale fece suppli-
re con altrettante pitture, imitanti
il mosaico.
Michelangelo Tonti , di Rimini ,
Cardinale di Paolo V, che nell'anno
161 1 lo pose arciprete in questa
patriarcale, e morì in Roma nel
1622.
Giangarda Millini, romano. Car-
dinale di Paolo V, e da lui fatto
vicario di Roma, nominato da Gre-
gorio XV, arciprete, morì nel i^**"
3a
CHI
dopo avei*e aperta e chiusa la por-
ta santa nell'anno santo 1625.
Antonio Barherìni, fiorentino, ni-
pote di Urbano Vili, che lo fece
Cardinale, e arciprete della basilica.
Nella sua assenza da Roma, il di lui
nipote Cardinal Carlo fece le veci
di arciprete. Mori nel 1671.
Francesco Maidalchini, di Viter-
bo, nipote di d. Olimpia, cognata
d' Innocenzo X. Questo Pontefice
lo esaltò alla porpora nel 1647,
indi nell'assenza del Cardinal Bar-
berini lo dichiarò legato a laterc
per aprire e chiudere la porta san-
ti^ deUa stessa patriarcale neiranno
santo i65o, della quale poi diyen-
ne arciprete, e cessò di vivere nel
1700.
Jacopo Rospigliosi^ di Pistoja, fiit-
to Cardinale nel 1667, dallo zio
Clemente IX, e poi arciprete. Aprì
e chiuse la porta santa nel 1675,
e mori nel i684*
Felice Rospigliosi^ di Pistoja, ni-
pote di Clemente IX. Per morte del
precedente suo fì*atello, Innocenzo
XI lo fece arciprete, e morì nel
1688.
Filippo Tonunaso Howard ingle-
se, religioso domenicano, Cardinale
di Clemente X, arciprete della ba-
silica, morto nel 1694.
Benedetto Pamphily romano, pro-
nipote d'Innocenzo X, Cardinale di
Innocenzo XI, fatto da Innocenzo
XII arciprete liberiano, e poi di s.
Gio. in Laterano ove, neir anno
santo del 1700, aprì e chiuse la
porta santa. Terminò i suoi giorni
nel 1780.
Jacopo Antonio Morigia, milane-
se, religioso barnabita. Cardinale
d' Innocenzo XII , e poi arciprete.
Nel 1700 per Tanno santo apri e
chiuse la porta santa liberiana, e
morì nel 1708.
CHI
Pietro Ottoboni, veneziano, nipote,
di Alessandro Vili, che il creò Car-.
dinaie, poi divenne arciprete di s.
Maria Msiggiore, donde paissò alla
lateranense, dopo avere nel 1735
aperto e chiuso la porta santa libe-
riana per volere di Benedetto XIII.
Morì decano del sagro Collegio nel
1740.
Ludovico Pico, dei duchi della
Mirandola, Cardinale di Clemente
XI, poi arciprete della baàlica,
morto nel i743*
Girolamo Colonna^ romano. Car-
dinale di Benedetto XIY, il quale
lo fece arciprete, e nell'anno santo
del giubileo i75o, T incaricò, di
aprire e chiudere la porta santa.
Morì nel 1763.
Marc* Antonio Colonna^ romano,
Cardinale di Qemente XIII, che
inoltre lo fece arciprete. Divenne
vicario di Roma, nell'anno santo
1775, apri e chiuse questa porta
santa, e morì nel 1793.
Andrea Corsini, fiorentino, pro-
nipote di Clemente XII, Cardinale
di Gemente XIII, fatto da Pio VI
e divenuto arciprete per morte del
precedente , fu anche vicario di Ro-
ma, e mori nel 1795.
Gianfrancesco Albani^ romano ,
pronipote di Clemente XI, Cardinale
di Benedetto XIY, ed ai*ciprete per
Pio VI, morto decano del sagro
Collegio nel 180 3.
Antonio Despuig-y^DametOj spa-
gnuolo. Cardinale di Pio VII, che
per morte del precedente lo fece
arciprete della basilica, quindi cessò
di vivere nel 181 3 in Lucca.
Gio. Filippo Galkrati Scotti, mi-
lanese. Cardinale di Pio VII, nel
18 14 dichiarato arciprete liberiano,
mori presso Orvieto nel 181 9.
Anton Maria Doria - Pamphily,
genovese, Cardinale di Pio VI, pri-*.
CHI
mo diacono di s. Romana Chiesa,
fiitto nel 1819 da Pio Vllarciprete,
moiì ai 3i gennaio 182 1.
AmdbaU della Gengaj di Spoleto,
Cardinale di Pio VII, vicario di
Rdma, fatto arciprete per morte del
precedente, divenne a' a 8 settembre
i8a3. Sommo Pontefice Leone XII,
che fu bene&ttore della basilica.
Benedetto Naro Patrizi, romano,
Cardinale di Pio VII, da Leone
XII fu promosso all'ardpretura do-
po la sua assunzione al pontificato.
Per autorizzazione dello stesso Pon-
tefice nell'anno santo dell'universale
giubileo 1825, apri e chiuse la porta
santa della medesima basilica, e poi
morì nel 1882 a' 6 ottobre.
Carlo Odescalchi, romano. Car-
dinale di Pio VII, fòtto dal i*egnante
Pontefice Gregorio XVI, vicario di
Roma, ed arcipi^te successore del
precedente. Egli con general ammi-
razione, nel concistoro dei 3o no-
vembre iS38, virtuosamente rinun-
ziò la sagra porpora, e tutte le
ecclesiastiche dignità, per entrain
nella veneranda compagnia di Gesù,
ove santamente non ha guari morì.
Giuseppe Antonio Sala^ romano,
già canonico della basilica. Cardi-
nale di Gregorio XVI, e da lui
fatto arciprete successore del prece-
dente, morto nel i83g ai 23 giu-
gno, dopo aver beneficato la sua
basilica. Allorché fu canonico, per
l'altare papale donò sei candellieri,
con croce e controlumi di metallo
dorato, eseguiti lodevolmente nell'of*
ficina degli Spagna.
Luigi del Drago y romano, già
canonico della patriarcale, e suddia-.
cono della cappella pontificia, fatto
Cardinale dal Papa regnante, e per.
morte del Cardinal Sala, arciprete
della basilica, cui con zelo in tal
dignità presiede.
CHI
33
Funzioni principali, che si cdebra"
vano nella basilica liberiana di
santa Maria Madore, e nota di
^udle, che hanno luogo oggidì,
A voler fìu* menzione delle prin-
cipali funzioni, che si celebrarono,
e tuttora celebransi in questa sagro-
santa basilica, come la chiamò Ni-
colò V, ci limiteremo solo a' seguenti
cenni.
Primieramente della celebre pro-
cessione, che si eseguì nella vigilia
della festa dell'Assunzione della b.
Vergine, dal Laterano a questa chiesa
colla ss. immagine del Salvatore, e
colla messa ivi pontificata dal Papa,
si tratta al volume IX pag. 83 del
Dizionario. Anzi nel medesimo vo-
lume, e a pag. 1 00 e seguenti, dicesi
del vespeix) pontificale, mattutino e
messa, che i Sommi Pontefici cele-
bravano nella vigilia, e notte del
natale, e della messa pontificata pur
da loro nella solennità della seguente
mattina, come da ultimo praticò
Leone XII. Nel medesimo volume,
a pag. IO*, e seguenti si descrive
l'altro pontificale che il Papa cele-
brava in questa basilica, preceduto,
e seguito da solenne cavalcata, non
che il solenne convito che avea luo-
go nell' architriclinio. Tanta fu la
venerazione per questa basilica, sino
dalla più rimota antichità, che quan-
do Pietro patriarca di Costantinopo-
li, fautore de' monoteliti, mandò la
sua epistola sinodica, giusta il co-
stume, al Pontefice s. Eugenio I,
creato nel 654» il clero, ed il po-
polo di Roma, temendo con ragio-
ne del malvagio contenuto della
medesima, compresi da religioso ze-
lo, non permisero al Papa di cele*
brare in s. Maria Maggiore, prima
ch'egli promettesse solennemente
non nceverla, ne di approvarla.
i34 CHI
Nella stessa mattina di Pasqua
di risurrezione, solevano i Ponte-
fici vestirsi pontificalmente nella cap-
pella di s. Lorenzo di Sancta Sari'
ctoruniy sino alla dalmatica; poi a-
privano l'immagine del ss. Salva-
tore, le baciavano i piedi, cantando
ti^ volte con voce sonora, Surreocit
Domìnus de sepulcro Allduja; cui
rispondevano gli astanti : Qui prò
nobis pependit in ligno y AUeluja,
Poscia il Papa tornava alla sua se-
dia ivi preparata, a dare la pace
all'arcidiacono, e al secondo diaco-
no dicendo : Surrexit Domìnus vere,
ed essi rispondevano: Et apparuit
Simoni; quindi davano la pace agli
altri secondo l'ordine. Allora il Pa-
pa prendeva la pianeta bianca, il
pallio e la mitra, e scendendo dal
patriarchio lateranense, in cavalca-
ta , processionalmente con tutti i
gradi del clero, si recava a questa
basilica, per celebrai'vi solennemen-
te la messa.
A questa basilica dal Laterano
molti Pontefici portarono l'imma-
gine del ss. Salvatore ne' gravi bi-
sogni j come fece Stefano III. Da
essa altri si partirono processional-
mente per qualche disastro, sicco-
me praticò s. Leone IV, quando un
drago faceva strage in Roma, e in
questa basilica altri si recarono a
rendere solenni azioni di grazie, pei
benefizi ricevuti, come praticò In-
nocenzo XI, per la liberazione di
Vienna assediata dai tm-chi. Nel tem-
po delle stazioni, i Papi andavano
a celebrarvi i divini uffizi ; e nel
mercoledì delle quattro tempora del-
l' avvento, dalla basilica di s. Pietro
in Vincoli, dove facevasi la colletta,
il sovrano Pontefice veniva nella ba-
silica il) processione, e vi cantava
la messa, nominando quelli, che vo-
leva ordinare nel sabbato, con que-
CHI
ste parole: Auxiliante Dea, éi Star
vatore Nostto Jesu Christo, elegunus
hunc diaconum in presbyterum : d
quis habet aliquid contra eum, prò
Dea cum fiducia exeat et dicat: c«-
rumtamen memor sii conditìonis sua.
In questa basilica, e nei mercolecfi
della tempora costumavano i Papi e-
ziandio di pubblicamente promulgare
i Cardinali di S. R. C, non die i
preti, e i diaconi, cui divisaTano
creare.
Ha pure luogo nel primo giorno
delle rogazioni, l'adunai^sì del clero
romano nella chiesa di 8. Adriano
per la processione, che si porta nelk
basilica, ove apresi l' immagine della
santissima Vergine. La stazione con
indulgenza plenaria tuttora vi ri-
corre ne' seguenti giorni : nella * se-
conda domenica di quaresima , nel
mercoledì santo, nella domemca di
Pasqua di risuiTezlone , nel primo
giorno delle rogazioni, nel mercO'
ledi delle tempora estive, nel mer-
coledì delle tempora autunnali, nel-
la prima domenica dell'avvento, nel
mercoledì delle tempora invernali,
ai 24 ^ ^^ dicembre, vigilia e festa
della natività di G. C, ai 27 per la
festa di s. Gio. Evangelista, ai 24 f^
braio per la festa di s. Mattia apo-
stolo, e ai 3o settembre per quella
del dottore s. Girolamo. Nella detta
notte e giorno di Natale con solen-
ne pompa vi si celebra il santo mi-
stero, ed a beneplacito de'Pa{n vi
suole essere cappella papale. A' i5
agosto vi si solennizza l'assunzione
della ss. Vergine in cielo, celebran-
do il Cardinal arciprete , coli' assi-
stenza del Pon^tefice, de' Cardinali ,
e di tutti quelli che hanno luogo
in cappella, e dando poi il Papa
dalla gran loggia del prospetto ester-
no, l'apostolica benedizione con in-
dulgenza plenaria, secondo l'istilu*
CHI
zìone di Benedetto XIV. Questo
Pontefice agli 8 dicembre avea pre-
scritto ancora, che in questa basilica
6i dovesse cdebrai^e la cappella pa-
pale per r immacolata Concezione,
che ora celebrasi nel palazzo apo-
stolico. I secondi vesperi solenni, cui
assistono - i Cardinali , invitati dal
Cardinal arciprete, sono nel giorno
di Pasqua , a'5 agosto nella cappella
Borghesiana , ai 1 5 agosto, e ai a 5
dicembi'e. Anticamente nella quinta
domenica di quaresima celebraTasi
in questa basilica la cappella Pa-^
pale, come si legge nell^ bolla £-
gregiaj emanata da Sisto V.
Faremo ora menzione della so-
lenne coronazione della b. Vergine,
e del s. Bambino^ che yenerasi nella
detta cappella Borghesiana, fótta dal
Papa regnante Gregorio XVI in
rendimento di grazie, pel micidial
morbo del Gholera, che tanto af-
flisse Roma, lo stato Pontificio, e
gran parte del mondo. E primiera-
mente ad invocare il potentissimo
suo patrocinio, nel punto in cui
stava per isooppiare in Roma la pe-
stilenza, il Pontefice ai 6 agosto
1837 con processione del clero re-
golare e secolare fece ti*asportare
la miracolosa immagine nella chie-
sa del Gesh, seguendo egli stesso
la processione col sagro Collegio.
Con altra simile processione fu tras-
ferita la santa immagine in s. Ma-
ria in Vallicella, e quindi nella ba-
silica vaticana, facendosi poi altret-
tanto nel riportarla alla sua basilica.
Ovunque fu esposta, immenso fu
il concorso del popolo a venerarla,
e il Papa si recò a celebrarvi la
messa , e a dispensarvi la ss. Euca-
ristia. E nella vigilia, e festa del-
l'Assunzione, spontanea, universale,
e indescrivibile fu T illuminazione ,
che ogni ceto di persone fece in
CHI i35
onore della regina del cielo, e che
si ripetè collo stesso religioso entu-
siasmo, nel seguente anno nelle
menzionate sere.
Nel detto anno, e nella mattina dei
14 agosto, prima della cappella pa-
pale, essendo stata esposta splendi-
damente la veneranda immagine sul-
laltare pontificio, ed ivi preceden-
temente dal Papa, da' Cardinali , e
dai vescovi essendosi celebrato un
trìduo, il prelodato Gregorio XVI,
coi consueti riti, solennemente co-
ronò con corona d'oro ornata di
gemme l'immagine di Maria ss., e
quella del suo divin Figliuolo, per
la liberazione del morbo colerico ,
che mediante il suo patrocinio in
Roma fu meno violento che altrove.
Ne deve tacersi, che la corona
di gemme di che Clemente VII!
avea coronata altra volta, come di*
cemmo, la medesima immagine^ e
quelle eziandio che le imposero al-
tri Pontefici, vennero insieme col
resto involate nelle calamitose no-
tissime vicende degli ultimi tempi.
A perpetua memoria , il medesimo
Gregorio XVI emanò un apposito
breve, Ss. Domini Nostri Gregorii
divina prosndentia Papce XVI9 LiU
teruB apostolicce . quibus beneficia ^ a
Deipara Virgine in urbeni Romam
tempore cholericce pestilentiae collata
enumerantur^ solemnis ccerimorda in
basilica liberiana habita ad ima^
nem Mariar Sanctce corona donan-
dam commemoratureic, Romae 1 838.
p^, Bitus a Summo Ponùfice Gre-
gorio XVI servandus in coronationé
imaginis b, Marios Firginisy in ba-
silica liberiana^ in festo Assumptìo-
nis (jusdem B. M. K Anno Do-
mini MDCCCXXXriII, e il Dia-
rio di Roma, numero 79 di detto
anno, che descrive tal sagra fun-
zione.
ise CHI
S, Maria ad Marlyrcs^ detta la Ro-
tonda, ^ famoso Panteon, col-
Idiota con diaconia Cardinalizia,
nel rione Pigna.
Questo superbo» e sontuoso tem-
pio, il più insigne e il più bel mo-
numento superstite dell'antichità ro-
mana, è riguardato per la sua archi-
.tettm*a un capo d' opera, sì per l 'in-
tegrale sua conservazione, sì per la
^lidità sua, per Y eleganza delle sue
forme, per la sveltezza, e la rego-
larità delle sue proporzioni, per cui
giustamente ottenne mai sempre
r ammirazione universale. Tempio,
che dalla sterminatrice mano dei
tempi fi della nordica barbarie fu
rispettato, perchè in ceito modo fos-
se monumento ^ì posteri della pri-
sca grandezza di Roma. A seoon^
da dell'iscrizione, che si legge sulla
faccia esterna del suo portico, cioè
nel fregio sottoposto al timpano, esso
lu eletto da Marco Agrippa genera
di Augusto nel terzo suo consolato,
pirca venticinque, o ventisette anni
avanti la nascita di Gesti Cristo,
sebbene alcuni dicano soli ti^ anni
prima di essa, e altri sostengano
quattordici anni dopo. Ricusata da
Augusto la dedica, che Agrìppa glie-
.ne volte va fare, questi dedicollo in-
vece a Marte, e a Giove Ultore, in
memoria della vittoria ottenuta da
Augusto contro Marc' Antonio e Cleo-
patra. Lp dedicò per altro anche a
Cibele madre di tutti gli dei, per-
chè tutti in quiesto tempio avevano
la propria statua, chi di bronzo,
diì di argento, chi di oro, e chi di
pietre preziose. Per questo il tem-
pio fu chiamato con voce greca Pan^
iheon, che significa unione degli dei.
Dipoi fii restaurato dagl'imperatori
Adriano, Antonino, Settimio Severo,
e Antonino Caracalla, avvegnaché
CUI
sotto Trajano era stato arso e pei^
cosso dal fulmine, e sotto Comodo
avea soggiaciuto ad un incendio, che
pure si vuole avvenuto neirimpero
idi Tito.
Pretesero alcuni archeologi, non
essere esso stato un tempio, ma un
vestibolo o gran sala delle terme,
che il medesimo A grippa vi . avea
edificato d'appresso. Altri dissero,
che A grippa soltanto aggiunse il
politico, e che la cella o mole ro-
tonda preesistesse , e fosse eretta da
altri. Per sette gradini si ascendeva
al medesimo poilico, il che Io ren-
deva ancor più maestoso; ma es-
sendone coperti cinque dalla strada,
ne rimangono due soli, dai quali si
ascende al pronao del tempio. Il
portico viene sostenuto da sedici
stopende colonne d'un sol pezzo, di
granito orientale, e di ordine corìn-
tio: otto sono di fironte, e sosten-
gono il cornicione, su cui eravi un
bassorilievo di bronzo, il quale rap-
presentava Giove in atto di 'fulmi-
nare i giganti, e le altre otto sosten-
gono la profondità del portico. Tut*
te hanno basi, e capitelli di marmo
bianco. Le travi del soffitto prima
erano copeite di grosse liscie di
bronzo, che levate furono da Ur-
bano Vili per &re il baldacchino e
le colonne per l'altare papale della
basìlica vaticana, nonché alcuni can-
noni pel Castel s. Angelo. Anche
la cupola ed il portico erano co-
perti di tegole di bronzo dorate,
ma nel 663 furono tolte da Costan-
zo II, per pollarle a Costantinopoli.
Le pareti delle due grandi nicchie
laterali all'ingresso del tempio,, co-
me anche quelle da un pilastro al-
l'altro, erano rivestite di lastre di
marmo. In una delle nicchie eravi
la statua di Augusto, e nell'altra
quella di Agi^ippa. Nel mezzo del
CUI
portico è la gran porta di bronzo,
che vuoisi sia Tantica, ma l'estau-
rata in epoche diverse, per la quale
si entra nel tempio. L'interno è
sorprendente per la sua maestà e
bellezza, e per essere di figura cir-
colare, prese tutto Tedifizio il no»
me di Rotonda. KiceTe esso il lu-
me da una sola apertura circolai*e,
che è nella sommità della volta del-
la cupola. La cupola supei*a di li*e
palmi in circonferenza quella vati-
cana, la quale però è alta piii di
palmi trenta. La tribuna ddlaltai^
maggiore è formata da un emiciclo
incavato nella grossezza del muro,
e il suo grande arco, eguale a quel-
lo della poita d'ingresso, è soste-
nuto da due grosse colonne di giallo
antico.
Sei sono le cappelle all'intorno
del tempio, pure incavate nella gros-
sezza del muro, tre per parte. Cia-
scuna ha due pilastri, e due colon-
ne isolate corintie scanalate di un
solo pezzo di marmo. Otto sono di
paonazzetto, e quattro di giallo an-
tico, con basi e capitelli di marmo
bianco. Tanto queste colonne, che
i suddetti quattro pilastri sostengo-
no un maestoso cornicione di mar-
mo bianco, il quale gira air intomo,
sopra di cui evvi una specie di at-
tico con quattordici finestre, che ora
sono murate, e che prima davano
lume agli sfondi delle sei cappelle.
Sull'attico medesimo posa la gran
volta. Vuoisi, che ti'a le finestix vi
fossero cariatidi di bronzo, lavorate
da Diogene d'Atene. Perite però
negl' incendii, gl'imperatori Setti-
niio, e Caracalla vi sostituirono i
pilastri di marmo, i quali ancora
furono tolti. La detta volta è de-
corata da cinque ordini di casset-
toni riquadrati, che sembra essere
prima stati coperti di lastre d'ar-
CHI ì3j
gento, e di bronzo dorato. L'inva-
sione de' barbari, e l' ignoranza dei
tempi distrusseix) tali oi*namenti, che
furono solo ristaurati nell'intonaco
da vari Pontefici. Tra una e l'al-
tra delle dette cappelle vi sono ad-
dossati al muro, che segna la cii"-
conferenza intema, otto altri altari,
adomi di due colonne corintie, sos-
tenenti i loro frontespizii. Quattro
di questi altari hanno le colonne
di giallo antico. I muri sino al cor-
nicione sono tutti copeiti di vari
marmi, come lo è il pavimento. Nel
mezzo della tribuna ergevasi la sta-
tua colossale di Giove Ultore, cui
era principalmente dedicato il tem-
pio; nelle edicole però, e nei sei
aitai*], vuoisi che fossero i simula-
cri, e le statue delle altre divinità.
Anticamente l'edificio era isolato
air intomo, e solo dalla parte po-
steriore si univa alle terme dallo
stesso Agrippa costrutte. Aveva in-
nanzi una vasta platea, e l'edificio
sorgeva sopra un basamento qua-
drato sul quale ve n' era un altiK)
circolare, come può vedersi all'ester-
nò a destra, ove é discoperta una
parte di queste costruzioni. L'edifi-
cio al di fuori è composto di costru-
zione di terra cotta o mattoni, detta
a cortina, ed è a tre ordini d'archi
solidissimi insieme uniti e sovrap-
posti. Dal Cancellieri si racconta nel-
le sue opere, che quando nell'anno
i536 Carlo V ascese sulla cupola
del Pantheon, nell' affacciarsi alloo-
chio, o cerchio dell'apertura interna,
Crescenzio cav. l'omano, per vendi-
car Roma, che nel 1527 fii fatta
saccheggiare da quell' imperatore,
s' intese tentato di gettarlo da quel-
r apertura; ma che avendo poi ciò
raccontato al genitore, questi gli
disse : Figliuolo^ queste cose si fanno ^
e non si dicono.
i38 CHI
Questo celebratìssimo Pantheoa
deve la sua conservazione prima a
Costantino, che non permise si di-
struggesse, poi all'imperatore Ono-
rio, il qusde vietò la demolizione
degli antichi edifici, e principal-
mente alla religione per essere stato,
come andiamo a narrare, dedicato
al culto del vero Dio. I romani
Pontefici gareggiarono in proteggei^
la sua intera conservazione.
Primieramente il Papa s. Bonifa-
do IV, a purgare quest'edifizio dalla
superstizione deiridolatria, lo impe-
trò, ed ottenne dall' imperatore Fo-
ca, e verso Tanno 610, a'i3 mag-
gio, lo consacrò solennemente ad
onore di Dio, alla Vergine beatissi-
ma, e a tutti i santi martiri, dap-
poiché ivi, e sotto l'altare maggiore
pose ventotto carri de' corpi loro,
estratti dai tanti cimiteri di Roma.
Per ciò il tempio prese la denomi-
nazione di s. Maria ad Martyres.
Quindi nell'anno 685 s. Benedetto
II vi fece alcuni miglioramenti, s.
Gregorio III, eletto nel 781, lo
riparò, e lo ricopri di piombo; nel
pontificato di s. Vitaliano, sebbe-
ne nella sua venuta a Roma l'im-
peratore Costanzo II offrisse gran
doni alle basiliche, pure tolse dalla
città diversi ornamenti, fra i quali le
menzionate tegole della cupola, e del
portico di questo tempio. S. Grego-
rio I V, neir 834 , in questa chiesa ove
Bonifacio IV avea per Roma istituita
la festa di tutti i Santi pei 1 3
maggio, fece promulgare quella festa
per tutto l'occidente con ottava, da
essere celebrata nel primo di novem-
bre. Egli dilatò la celebrazione di
quella festa, perchè a cagione della
rarità del beneficio spirituale del-
l' indulgenza plenaria concessa da
Bonifacio IV ai i3 maggio, era sì
glande il concordo in Roma per
CHI
lucrarla, che talvolta mancarono i
necessarì viveri. Lo stesso Gr^orìo
IV dedicò ancora la chiesa a tutti
i lanti , e si sa inoltre che grinia ^
della dedicazione di questa chiesa,
nel di primo di maggio celdMavad
la festa di tutti gli apostoli.
Al suddetto Bonifacio IV vuoisi
far rimontare l'origine del capitold
di questa collegiata, che è la prima
di Roma, si perchè gode l' onorevole
qualifica di basilica e sì perdbi
anticamente dicevasi archipresbùera'
to. Tal dignità sussiste ancora, e
l'arciprete di questa chiesa é il pri-
mo degli otto canonici di eòi for-
masi il capitolo. E prima che Leo**
ne XII, cioè nel 18249 riducesse
le pannocchie allo stato attuale, e^
esercitava le fìmzi'oni di parroco,
essendovi quivi unita la cara d'ani-
me. I canonicati, qualora non sieno
affetti alla santa Sede, sono di no-
mina del Cardinal diacono, che per
solito è il primo di tal ordine. La
forma veramente di collegiata, o la
ripristinazione, devesi al Pontefice
Onorio III, del I a 16. I c&uionici
non godono di speciali insegne co-
rali, e qualora si determinassero ad
implorare quelle della cappa e del
rocchetto, il capitolo prenderebbe la
precedenza alle due minori baàliche
di s. Maria in Gosmedin, e di A0-
gina CoeUj ed in ordine incederebbe
dopo quelle di s. Maria in Traste-
vere, e di s. Lorenzo in Damaso.
Sì vuole, che Papa Benedetto
VIII, fiorito nel loia, dichiarasse
questa chiesa titolo Cardinalizio; ma
né il Piazza nella sua Gerarchia y
e trattato dc^ tìtoli CardinaUziy né il
Panciroli ne' Tesori nascosti di Ro-
ma, Émno di ciò menzione. Certo
è, che Benedetto XIII, nel conci-
storo de' 23 luglio dell'anno santo
1725, Tei^esse in diaconia Cardina-
CHI
IJzia, e la conferì pel primo al Car-
dinal Nicolò del Giudice napolita-
no, che da suo maggiordomo Tavea
aggregato al sagro Collegio agli 1 1
del precedente giugno.
Tornando all'edifizio di questa
chiesa diremo, che anche Adriano
I, del 772, TI operò alcuni ristau-
ri, e senza nominai*e altri Pontefici
che lo imitarono, ricorderemo, che
essendo stato elevato alla cattedra
apostolica, nel 11 53, Anastasio lY
romano, yì edificò dappresso un pa-
lazzo pontificio, come narra il Pa-
pebrodiio in Propylaeo , par. 2 ,
pag. 23, num. 2, e come aferma-
no altri autori. Poscia nel medesimo
secolo, e nei seguenti XIII, e XIV, a
cagione de' tempi e degli avvenimen-
ti, per cui le dizioni talvolta vi si
fortificarono, V edifizio soffri alquan-
ti danni. Il poitico era rimasto pri-
TO di tutto il lato orientale, la ter-
ra lo ingombrava sino a tale altez-
za, che nel tempio si scendeva per
alcuni scalini, e persino alcune £d)i-
tazioni, ed alcune botteghe erano
state costituite fi*a le colonne. Ma
avendo Martino V ridonato colla sua
elezione la pace all'Italia, e a Ko-
ma, nel recarsi a Boma nel 1420,
ristorò il tetto di questa basilica,
che grandemente ne abbisognava,
ed Eugenio IV ^ che gli successe
liei i43i> ne sgombrò interamente
il portico, e fece rìpulire le colon-
ne, Imparando eziandio la cupola. Ne
fu pure benemeiito Nicolò V, mas-
sime per la copertura di piombo,
cui rifece al tetto. Dipoi Pio IV,
del 1559, restaurò le porte di bron-
zo, ma Sisto V dal portico trasportò
alla grandiosa fontana da lui eretta
sulla piazza di Termini i due gi*an
leoni egizi con iscrizioni in gerogli-
fici di bellissimo basalto, i quali non
ha. guarì vennero con saggia dispo-
CHI 139
sizione dal Papa regnante tolti dal
fonte, e portati nel museo egiziano^
che ha formato in Vaticano.
Urbano Vili, in compenso delle fo-
dere delle travi e chiodi di bronzo, i
quali ebbe levati, come sopra dicem-*
mo , fece erìgere i due campanili la*
tei'ali, e riparò le colonne. Quindi,
verso il 1666, Alessandro VII fece
sgombrare le rovine, che eransi de-
positate nella piazza, abbassò la
piazza medesima, tolse l'incomodo
di scendere alcune scale per entrar-
vi, scuoprendo del tutto il portico, e
le sue colonne, le basi quasi sepol^
te, e risaixsendo due colonne con
quelle, da lui rìnvenute nei dintor-
ni. Nell'interno fece ripulire i mar^
mi, ed operovvi divei*si abbellimen^
ti. In appresso Clemente XI rìfèce
la fontana, che sulla piazza era stata
eretta da Gi*egorìo XIII, e la de-
corò di un obelisco egiziano: rin-
chiuse il portico con cancelli di fer-
ro, rìstaurò l'altare maggiore, che
prima era situato piti in avan|i, ed
era formato a tempio soiTetto da
quattro colonne di porfido , non che
i suoi ornati, ma trasportò al museo
vaticano le colonne di porfido, per
cui prìvo di quegli ornamenti il pre^^
sente altare è inferiore all' antico. Be-
nedetto XIV non solo operò diverse
rìparazioni in questa basilica, ma
per la diligente sua conservazione,
col disposto della costituzione Ad
Summi de' 18 febbraio 1757, Bull,
Maga, tom. XIX, p. 271, ordinò
ai maggiordomi Pontificii prò tempo*
rCj che a spese del palazzo aposto-
lico accorresseix) a farvi gli oppor-
tuni risarcimenti. Da ultimo, e nel
pontificato di Pio VII, siccome nel-
le piccole nicchie ovali delle cappelle
erano collocati i ritratti In busti di
marmo de' prìncipali artisti, i quali e-
rauo quivi sepolti, o avevano avuto
i4d chi
r onorificenza di esservi collocati a
memoria del lora sapere, a cura del
celebre Canova Del 1820 furono quei
ritratti trasportati nella protomoteca
in Campidoglio. L'attuai generoso
e zelante del culto divino Cardinal
Agostino Rivarola di Genova, primo
dell'ordine de' diaconi, che ne gode
la diaconia, forni a dovizia di og-
getti sacri questo tempio, e non ha
guari il volle fregiato nell'abside di
un sontuoso e magnifico coro di
noce di cui mancava, per uso del
rispettabile capitolo, con disegno del
eh. cav. Luigi Poletti architetto. Di
questo coro, quel bello ingegno del-
l' ab. Domenico Zanelli anemone-
se, non ha guari ci diede l'inte-
ressante descinzione, nel riputato
giornale letterano VAìhuniy de' 16
ottobre. 1 84 1*
Lungo sarebbe il far menzione
di tutti gli uomini grandi in que-
sto tempio sepolti. Piuttosto solo ci
limiteremo a dire che Ra&ello di
Urbino, &moso dipintore, che cessò
di vivere nel fiore di sua età a' 6
aprìle i520, avendo ordinato che si
ristaurasse una delie sue edicole, e
scegliendola per sepoltura sua, volle
che sull'altare fosse collocata una
statua delia b. Vergine, scolpita da
Lorenzo Lotti, mentre al lato destro
fu posto il seguente distico del Car-
dinal Bembo :
lUe hic est Raphael^ tìmidi quo
sospite sdruci
Rerum m^gna parens^ et mo*
riente mori.
Giovanni Bellori lo tradusse in ita-
liano così:
Questi è (fuel Raffael cui vivo
vitita
CHI
Esser credea natura, e morto
estìnta.
La congregazione de' Virtuosi qui-
vi eretta da un canonico (per cui
i canonici sempre ne &nno parte,
come si può vedere all'articolo Aio-
GADEMiE ), bramosa di ricercare le ce-
neri di tal sommo artista, a nserito
principalmente del cav. Giuseppe
Fabris suo reggente perpetuo, ai
i4 settembre i833, le rinvenne
sotto l'arco, che sorregge la detta
statua della b. Vergine, e tolta la
cassa di legno, furono le ossa col-
locate in un'urna marmorea. Oltre
di tal pia ed artistica congregazio-
ne, in questa chiesa fu eretta una
confiraternita per onorare il ss. Sa-
cramento , congregazione che fu ap-
provata da Gregorio XIII nel 1578.
ì^. Piazza Opere pie di Roma^ pag.
540, Del ss. Sagramento aUa Ri-
tonda.
La saa*a immagine della b. Ver-
gine, che qui si venera all'altare
maggiore, ove la collocò Clemente
XI, perchè prima stava in altro al-
tare, fu trasportata da Gerusalemme
in Roma, e si crede dipinta da san
Luca. Quivi pure si conservò per
molto tempo il volto santo {f^edi),
che nel pontificato di Giovanni VII
fu trasferito in Roma. Si esponeva
sull'altare principale nel dì della
dedicazione della chiesa, e nelle pe-
ricolose circostanze della città; fu
collocato in custodia in varie chie-
se, e per molto tempo in quella di
s. Spirito, dalla quale Gregorio XII
la fece porre in Castel s. Angelo,
allorché Roma venne invasa da La-
dislao. Nel i4io però fu riposto
per sempre nella basihca vaticana.
In questa chiesa del Pantheon con-
servasi ancoia la cassa ove stette
il volto sauto racchiuso con tredici
CHI
serrature > le cui chiavi stavano
presso altrettanti caporioni.
Questa chiesa venne chiamata dai
Pontefici Cappella papale, per le
funzioni che i Sommi Pontefici si
portavano a celebrarvi^ massime nel"
la domenica avanti la Pentecoste
in cui celebravano la stazione, e la
messa, e vi pronunziavano un'ome-
lia sulla discesa dello Spirito Santo
nel cenacolo. Frattanto dal foro
della cupola si gettavano delle rose,
in memoria di che in tal giorno si
dispensano di que'fiori ai canonici
in coro. Ed è perciò che nell'Ordi-
ne XI del canonico Benedetto, scrìt-
to avanti il 114^9 si legge: Domi-'
idea de Rosa stado ad s, Mariani
Rotundam, ubi Pondfex debet cane"
re missam, et in praedicatione dice"
re de adventu Spiritus Sancd, quia
de altitudine tempii mittuntur rosae
in Jigura ejusdem Spiritus Sancti.
Apprendiamo poi dal diarista Ya-
lesio la ragione per cui i fedeli
nell'anni versano dei defimti accen-
dono gran quantità di lumi in que-
sta chiesa. Sino al 1701, era vi
r uso in sufGragio e ad onore de' mor-
ti, d'illuminare i due cornicioni in-
temi in tutta la loro rotondità, il
che durava sino a due ore di not-
te; ma essendo accaduto qualche
sconcerto. Clemente XI ordinò, che
non si facesse più la illuminazione,
e che la chiesa si chiudesse alle ore
ventiquattro. Anticamente eravi la
stazione nel venerdì di Pasqua, la
quale dura ancora, celebrandosi la
festa della sua dedicazione a' 1 3
maggio. Il p. Pietro Lazzeri gesuita
nel 1749 pubblicò in Roma la dis-
sertazione: Della consagrazione del
Pantheon fatta da Bonifacio IV,
discorso aUa Santità di N. S. Pa-
pa Benedetto XIV. Nel di primo
novembre, festa d'Ognissanti, ogni
CHI ,4,
anno il magistrato romano, fa a
questa chiesa l' oblazione d'un calice
di argento, con torcie di cera.
S. Mabia sopra Minerva^ titolo Car-
dinatizióy con parrocchia in cura
de' religiosi domenicani, nel rione
Pigna,
Questo tempio viene chiamato so-
pra Minerva per essere stato edifi-
cato presso quello che Pompeo Ma-
gno, dopo trent'anni di guerre e
vittorie, eresse alla dea Minerva ,
nelle vicinanze delle terme di A grip-
pa, e del tempio del Buon evento •
11 gran Pontefice s. Zaccaria del
74 1 9 dopo aver purgati i luoghi
adiacenti dalle gentilesche pro&nità,
diede la chiesa, che nel quinto se-
colo era stata fòbbricata in onore
di Maria santissima, alle monache
greche basiliane, le quali da Co-.
stantinopoli, e dal monistero chia««
mato di sant' Anastasia , si porta-
rono a Roma con molte insigni
reliquie, e col corpo di s. Gregorio
Nazianzeno, fuggendo la persecuzio-
ne dell' imperatore Costantino V.
Nell'anno 1198, Celestino III con
sua bolla ricevè sotto la sua prote-
zione il monistero di Campo Marzo,
che le monache avevano pur fon-
dato, confermando loro eziandio il
possesso della chiesa della Minerva,
cui ebbero sino al 1275. Il Panci-
roli, Tesori nascosti p. 527, dice,
che allorquando le monadie passa-
rono a Campo Marzo, ove ancora
stanno osservando la regola di s.
Benedetto, si riservarono il dominio
della chiesa, e vendettero ad un
gentiluomo romano il contiguo mo-
nistero da loro abitato. Non si co-
nosce poi il motivo per cui un tem-
po la nazione fiorentina sia divenu<^
ta proprietaria della chiesa, nelli
i4^ CHI
quale cominciò a rifare il pavimen-
to nella navata di s. Girolamo, ed
ebbe molti sepolcrì» ove furono tu-
mulati parecchi fiorentini.
Certo è che le monache abban-
donarono la chiesa, perchè minac-
ciava rovina, non nel pontificato di
Gregorio XI e nell'anno 1370, co-
me vogliono alcuni, ma sibbene in
quello dei b. Gregorio X, e nel
1275. Né pure è vero (ad onta che
ancor noi lo dicemmo altrove ) che
il popolo romano la concedesse ai re-
ligiosi domenicani (FccB), desiderosi
di un luogo centrale nella città, per
meglio impiegai*si alla salute delle
anime, poiché riuscivano di grave
loro incomodo la chiesa e il conven-
to di s. Sabina ad essi assegnato
sul monte Aventiiio da Onorio III ;
il qual convento inoltre non era ab-
bastanza comodo pel numero de' re-
ligiosi. Dalle memorie dell'archivio
di questa chiesa risulta, che real-
mente Gregorìo X nel 127$, con
bolla data in s. Sabina, approvò la
permuta sanzionata dal suo vicario
Aldobrandino Cavalcanti domenica*
no, vescovo d' Oi'vieto, tra le mona-
che e i religiosi domenicani, di al-
cuni terreni da quelle ceduti a que-
sti per vari orti e case presso la
diiesa: e che nel seguente anno
1276 Giovanni XXI tutto approvò
con bolla, insieme alla parrocchia.
I domenicani pertanto subito si ac-
cìnsero a rifabbricare la chiesa ed
il convento che fu terminato nel
1279, e che poi venne ampliato
per mezzo delle pie largizioni di
varie fòmiglie romane, e personag-
gi distinti. Nicolò III, con bolla dei
24 gennaio 1280, ingiunse ai se-
natori di Roma, che ciascuno do-
vesse contiùbuii^e una certa somma
di danaro, affinché fosse compita
questa chiesa con celerità, stante la .
CHI
povertà de' religiosi domenicani. Pa-
re in diversi tempi la chiesa e il
convento furono ampliati, restaurati,
ed abbelliti. Ristaurò il convento e
ingrandillo prima il Papa Clemente
VII, e poi il Cardinal Antonio Bar-
berini; la facciata estema (ove si
veggono varie lapidi, che rìoordaiiD
fin dove ariivò l'acqua nelle ^ii
celebri inondazioni del Tevere) fii
fatta da Francesco Orsini, e la por-
ta prìncipale dal Cardinal Capranì-
ca; la nave di mezzo, e il nobile
chiostro dal Cardinal Turrecremata
domenicano ; le due navi laterali, e
quella della crociera da altri baie*
fattori. Il gi*and'aixx) sopra T altare
si attribuisce ai Caetani. La grande
tribuna, minacciando rovina, fu rie-
dificata dai signori di Palombara»
con architettura di Carlo Mademo,
che vi aggiunse il coro a spese dei
Savelli; mentre il Cardinal Scipio-
ne Cafiarelli Borghese, fece &re ì
due celebri organi. Vari furono gii
architetti di questa chiesa, ridotta
in diversi tempi nel modo che ora
si vede. Essa però é forse • V unica
chiesa di Roma, nelle cui propor-
zioni, e prindpalmente nelle volte,
siensi mantenute le forme dell'anti-
ca architettura italiana, sebbene mol-
to partecipi della gotica. Semplici
però, e senza ornato di sorte alcuna
sono le sue forme. Ciò non pertan-
to piacciono alla vista, la sua mae-
stosa semplicità, le sue tre navi, e
i suoi monumenti d' arte , che la
costituiscono una delie più cospicue
di Roma, come per le sue memorie
ecclesiastiche é una delle più vene-
rande, e delle diligentemente uffiziate.
Tutte le sue numei*ose cappelle
sono pregevoli per marmi, per istuo-
chi, dorature, e pitture. Noi ci li-
miteremo a far menzione delle prin-
cipali. Nella prima cappella a de-
CHI
sti*a, Benedetto XIII fece erìgere il
fonte battesimale, giacché é antica
parrocchia amministrata da un re-
ligioso domenicano. La cappella della
ss. Annunziata fu architettata dal
Maderno> e fu dipinta da Cesare
Nebbia; ed il quadro dell'Annun-
ziata in fondo d'oro, è lavoro del
b. Angelico da Fiesole domenicano.
Altra mano però yi dipinse il Tur-
recremata istitutore dell' arci confra-
ternita della ss. Annunziata (F^edi),
per dotare le povere zitelle roma-
ne. Magnifica, e ricca di statue e
di depositi è la cappella Aldobran-
dini, ove riposano le ceneri degl'il-
lustii genitori, ed i parenti di Cle-
mente VII!, che la eresse, per cui
t' ha ivi il suo busto. Nella crocie-
ra la cappella dei Caraffa, pure de-
dicata alla ss. Annunziata , è una
delle più stimabili per le pitture,
perché il quadro a compartimenti
neir altare é dipinto da Filippo Lip-
pi, che vi rappresentò la b. Vergi-
ne, s. Tommaso d' Aquino, e il Car-
dinal Oliviero Caraffa fondatore del-
la cappella. Vi sono in essa altri
stupendi dipinti del Lippì, e di Raf-
faellino del Garbo. Segue la cappel-
la degli Altieri, rinnovata da Cle-
mente X con disegno dell'erudito
Cardinal Massimo. Accanto ewi quel-
la del Aosario, sotto il cui altare
liposa il corpo di s. Caterina da
Siena domenicana. A' lati dell'altare
principale a destra vi é la statua
del Salvatore in piedi del Bonar-
roti, a sinistra un gruppo rappre-
sentante in marmo la ss. Vergine,
col suo divin Figlio, e il santo pre-
cursore, opera di Francesco Sicilia-
no. L'altra i»ppella della crociera
dedicata a s. Domenico, è ricca so-
pra tutte di marmi.
Molti poi sono i depositi d' illustri
personaggi^ che quivi furono sepolti.
CHI i43
Nel coro pertanto sorgono V uno
contro l'altro quelli di Leone X,
e di Clemente VII, Medici^ archi-
tettura, e scultura di Baccio Ban-
dinelli; però la statua di Leone X
é dì Rafiaele da Montelupo, e quella
dì Clemente VII é di -Gio. di Bac-
cio Bigio. Clemente VII prima di
morire lasciò una somma di danaro
da impiegarsi nel suo sepolcro, e in
quello del cugino Leone X. Perciò
gli esecutori testamentarii K edifi«
careno entrambi in questa chiesa,
acquistando a tal uopo alcune case
contigue, per ingrandire la volta
del coro, e a' 6 giugno iS^2 vi
furono trasportati dal Vaticano i
corpi di ambedue. Nella cappella
Caraffii san Pio V fece erigere un
magnifico deposito a Paolo IV, Co-
rqffa, facendone la statua Pirro Lì-
gorio, mentre gli abiti pontificali
co' marmi coloriti , e con istudiato
artificio, fui*ono fatti da Giacomo,
e Tommaso Casignola. Le mortali
spoglie di quel Pontefice, dal Vati-
cano fui*ono quivi trasferite a' a ot-
tobre i566.
Avendo poi Urbano VII, Casta*
gna, lasciato la sua eredità all'arà-
confi^ateraita della ss. Annunziata,
allorché morì nel 1590, quel soda-
lizio in riconoscenza, nella sua cap-
pella summentovata, gli fabbricò un
marmoreo monumento, sul quale è
scolpita la sua statua; le ceneri poi
vi furono portate dal Vaticano a' 2 a
settembre 1606. Finalmente Bene-
detto XIII, già dell'Ordine de'pre-
dicatori, morto nel 1780, fu sepolto
nella basilica vaticana, da dove, secon-
do la di lui disposizione, i suoi
oorreligiosi a' a 2 febbraio 1738, ne
trasferirono il corpo in questa chie-
sa , in un deposito di stucco, donde
Io collocarono a' 2 febbraio 1 768
in quello di marmo eretto nella
i44 CHI
cappella di s. Domenico dall' archi-
tetto Marchionni. La statua di lui
fu scolpita da Pietro Bracci.
A voler far pura memoria de'prìn-
cìpali depositi quivi esistenti, oltre
i suindicati, meritano ricordanza,
per Tarte, e per la qualità de' de-
funti, quelli del cavalier Pucci, del
Cardinal Tibaldi, del Cardinal La-
tino Frangipani Oi*sini, del Torna-
buoni, di monsignor Fabretti, di
Paolo Manuzio, della Raggi, del-
l' Ubaldini , di monsignor Durando
celebre liturgico, del Cardinal Pi-
mentel, del Cardinal Bembo, del
Cardinal Bonelli nipote di s. Pio Y,
dei Rustici, del Cardinal d'Aquino,
del Cardinal de Yio detto il Gae-
tano domenicano, del Cardinal So-
maglia, del Cardinal Bertazzoli, e
per non dire d'altri, del b. Angelico'
da Fiesole del medesimo Ordine, cele-
bratissimo dipintore, di cui disse
Michelangelo in ammirare le sacre
sue pitture : io credo che i/uesto
frate vada in delo a considerare-
quei beati volti j e poi li venga a
dipingere quaggiù fra noi. I versi
metrici, che leggonsi nel suo depo-
sito, si attribuiscono a Nicolò Y,
che tanto lo amò e stimò.
Nel chiostro poi, decorato delle
pitture a fresco del Yalesio, del
Nappi, del Lelli, del Paglia, e di
altri, che vi rappresentarono le sto-
rie del Redentore, della b. Yergine,
di 8. Domenico, e di s. Tommaso
d'Aquino, vi sono ancora i depositi
dei Caixlinali Ferrici, lavoro del
XY secolo, e Agnensi beneventano
o napolitano, morto nel i^Si.
Passando a dire dei pregi eccle-
siastici di questa chiesa, in essa
furono istituite quattro confraternite,
cioè del ss. Rosario, dell'Annunziata,
per opera del mentovato Cardinale
Turrecremata ; del ss. Sacramento,
CHI
istituita da fr. Tommaso SteDa do-
menicano; e del ss. Salvatore, inco-
minciata da fr. Yincenzo da Paie-
strina domenicano, nel i$glS. La
recita del rosario in due cori ebbe
principio ne' chiostri di questo con-
vento, nell'anno 1600, tre volte la
settimana, per opera di Girolamo
Saverio generale de' domenicani, e
poi &tto Cardinale da Paolo V;
indi 8* introdusse di recitarlo in
chiesa a vicenda dagli uomini, e
dalle donne, colla spi^aaone dal
pulpito de' mbterì riguardanti la
vita di Gesù Cristo, pel zelo del p.
Timoteo Ricci, f^. Rosabio, al qoal
articolo si tratta- della solenne proces-
sione, che si celebra in questa diiesa
nella prima domenica di ottobre,
ed Arciconfratemita del ss. Rosario.
Per riguardo .all' ardconfi^tendta
della ss. Annunziata, oltre l' artico-
lo, si vegga il volume YIII dd
Dizionario a p. 149» dove si parla
della cappella papale, che per la
sua festa si tiene in questa chiesa,
e della grandiosa cavalcata colla
quale prima vi si recavano i Pon-
tefici. Per conto dell'arciconfratemita
del ss. Sacramento, che fri la prima
a fondarsi in Roma, e per cui gode
il privilegio di frire la processione
nel dì seguente alla festa del Corpus
Domini, è a vedersi l'articolo del
nostro Dizionario, nel Yol. II, pag.
3o5. Al medesimo volume, e a pag.
309, si parla dell'altro sodalizio del
ss. Salvatore. £ da farsi menzione
di altra confraternita fondata in que*
sta chiesa, cioè quella del santissimo
Nome di Dio, alla quale appar-
tenne s. Ignazio, istituita per togliere
l'enorme peccato della bestemmia,
e degli spergiuri. Da ciò provenne,
che in questa chiesa più volte fri-
rono bruciati libri contenenti eresie,
ed ivi si ricevettero le abjure solennii
CHI
degli eretici. Delle cappelle Cardina-
lizie, che quivi annualmente hanno
luogo per la festa di s. Tommaso
d'Aquino, pei' quella di s. Pietro
martire, per l'esequie anniversarie
di Paolo IV, e per quelle di un
Cardinale appartenente alla congre-
gazione del s. OfSzio, si legga l'ar-
ticolo Cappelle Cardinalizie.
Il sommo Pontefice Paolo IV,
nel iSSjy elevò la chiesa di s. Ma-
ria sopra Minerva al grado di titolo
presbiterale Cardinalizio, e pel pri-
mo lo conferì a £r. Michele Ghislieri
domenicano, il quale, divenuto nel
i566 Papa col nome di Pio V,
creò Cardinale il suo nipote fr. Mi-
chele Bonelli domenicano, gli diede
questa chiesa per titolo, ma gli vietò
di lasciar l'abito religioso, e di usare
il cappello rosso. Molti titolari fu-
rono benefattori di questa chiesa, e
nella suaccennata cappella papale
della ss. Annunziata, incombe ad
essi cantare la messa. Oltre a ciò
nel venerdì della settimana di pa-
squa, vi si celebra la stazione, e ai
4 agosto la festa di s. Domenico.
Nel contiguo grandioso convento,
die venne dì molto aca^esduto nel
generalato dal p. KJoche fi^ancese,
la menzionata congregazione Cardi-
nalizia dei s. Offizio, nei mercoledì
tiene le sue ordinarie congregazioni.
In esso risiede il p. generale dei
domenicani, e il p. segretario della
congregazione dell'Indice, ch'è sem-
pre un domenicano. Nel medesimo
convento vi è la celebratìssima bi-
blioteca Casanatense ( Fedi)^ intor-
no alla quale, oltre quanto dicem-
mo a quell'articolo, non riuscirà dis-
caro di sapere quanto segue. Gio.
Battista Castellani, che alcuni chia-
mano Gio. Malia delle Carcai^e nel
Genovesato, archiatro di Papa Gre-
gorio XV, fu il primo istitutore del-
VOL. XIL
CHI 145
la biblioteca, lasciando per l'erezio**
ne della medesima dodicimila scudi
d'oro, e parecchie mighaia di vo<>
lumi. Il di lui testamento porta la
data dei 6 luglio i655, e l'istitu-
zione fu i&tta a favore dei religiosi
domenicani, come custodi della me-
desima biblioteca. Stabiliva egU col
testamento un bibliotecario, e due
conversi, per la direzione ed assi-
stenza della biblioteca, dello stessa
Ordine. Egli è sepolto nella mede-
sima tomba, e colio stesso abito dei
domenicani, nella contigua chiesa «
In s^uito la biblioteca prese il no-
me di Casanatense dal Cardinal
Giacomo Casanata, morto nel 1700,
il quale l'aumentò di copiosi, e ra-
ri volumi, di ricca rendita, per ac-
crescere il numero de' conversi , e
de' bibliotecarì, e di più teologi,
come leggesi nel suo testamento, e
nelle Memorie del p. Audifredi, don-
de si trassero questi ulteriori x^enni.
Menta che ora si parli della sa-
grestia di questa insigne chiesa, die-
tro al cui altare vi è la camera di
s. Caterìna da Siena, trasportata
dal Cardinal Antonio Barberini, nel
1687, dalla casa spettante all'arcir
confraternita della ss. Annunziata
incontro la chiesa di s. Chiara. Der
corata è questa dalle pitture della
scuola di Pietro Perugino. In essa
sagrestia vennero eletti Eugenio IV,
e Nicolò V, e poco mancò che non
vi si ^cessero altri conclavi , pei
motivi che andiamo a narrare. Mor-
to nel 1292 Nicolò IV, il conclave
s' incominciò a celebrare nel palazzo
di s. Maria Maggiore, quindi venne
trasportato nel convento di s. Maria
sopra Minerva; ma a cagione delle
di£ferenze tra i Cardinali, fu trasfe-
rito altrove, finché in Perugia fu
eletto s.Celestino V. Dipoi, nel i43i,
per morte di Martino V, si dispa-
io
i46 CHI
se il conclave in questo convento,
laonde il primo marzo, altri dico-
no a' 2 marzo > ad ore ventiquat*
tro vi entrarono tredici, o quat-
tordici Cardinali, ed essendo stata
sbarrata la piazza dai romani, ai 3
ad ore 2 1 in giorno di sabbato fu
eletto Papa il Cardinal Condulmero
▼eneto, col nome di Eugenio IV. Il
Papebrochio, nel Propylaeo p. 258,
descrìve la contesa promossa da al-
cuni baroni romani, i quali preten-
devano di essere ammessi nel con*
clave di quel Pontefice, per aver
luogo neir elezione del nuovo Papa,
ma ebbero una rìpulsa dal sagro
Collegio. Venendo questo zelante
Pontefice a morte a' 28 febbraio
14479 fu stabilito celebrarsi nuova-
mente il conclave nel convento della
CHI
Minerva, dove, a' 4 marzo ad ora
di vespero, enti^arono diciotto Car-
dinali. La guardia della prima por-
ta fu a£Sdata a quatti*o prebiti,
quella della seconda ad Enea Silvio
Piccolomini, ambasciatore Cesareo,
divenuto poscia Pio II, insieme cogli
aitici ambasciatori. Perciò nella sa*
grestia, ove era stato eletto Euge«
nio IV, a' 6 marzo in giorno di lu-
nedì, e ad ora terza, esaltarono al
pontificato il Cardinal Parentucelli,
che prese il nome di Nicolò V, pub-
blicandolo al popolo alle ore nove
il Cardinal Colonna, primo dell'or-
dine de' diaconi. A perpetua memo-
ria di queste due creazioni, sulla
porta intema della sagrestia, si leg-
ge la seguente isci*izione:
MEMOBUE . CREATIOinS . HIC . HABITJE
SVMM . POIfTlF . EVGENU • IV . ET . NICOLAI . V
Su tale iscrizione Giambattista
Speranza romano rappresentò a fre-
sco simile avvenimento, venendo co-
lorita la volta da un fiammingo.
Nel i464j per morte di Pio II,
nel Vaticano fu eletto in successore
Paolo II; ma perchè Antonio, ni-
pote del defunto, ancora riteneva il
Castel s. Angelo, alcuni Cardinali
per timore volevano tornar a tene-
re per la terza volta il conclave nel
convento della Minerva. Poscia mo-
rendo a' 18 agosto i5o3 Alessan-
dro VI, Cesare Borgia di lui figlio
saccheggiò il palazzo apostolico, e
fece assediare il Castel s. Angelo, e
il Vaticano, dove i Cardinali si do-
vevano rinchiudere in conclave ; ma
il sagro Collegio per porsi in sicu-
ro si rifugiò in questa chiesa, alla
quale Micheletto Careglia, capitano
di Cesare Borgia, pose l'assedio, che
però subito tolse perchè il popolo
romano prese le armi in fevore e
difesa de' Cardinali.
A questa chiesa, a' 17 gennaio,
festa di s. Antonio, il ntiagistrato
romano offi*e un calice d'argento
e quattro torcie di cera, per decreto
de' 9 febbraio i566, in riconoscen-
za delle statue da Pio V donate ai
palazzi di Campidoglio, le quali pri-
ma stavano a Belvedere, obbligan-
dosi lo stesso magistrato di assiste-
re alla solenne messa, che nella me-
desima chiesa si sarebbe celebrata
in tal giorno siccome anni versano
della coronazione di Pio V, e festa
del nome che gli fu imposto nel
battesimo. Altra offerta si fk dal ro-
mano magistrato a questa chiesa,
secondo il chirografo di Clemente
X, la quale consiste in quattro tor-
cie di cera, cioè ai 5 maggio festa
di s. Pio V, siccome benemerito di
Roma, e della Chiesa universale.
CHI
Finalmente 9 a decorare la piazza
che sta innanzi alla chiesa, nel 1667,
Alessandro VII eresse sopra il dorso
di un elefante, un obelisco egiziano,
rinvenuto nel giardino d^li stessi
domenicani.
S. Maria de' Miracoli. F. S. Ma-
ria di Monte santo.
S. Maria di Monte santo, o basili"
ca di s. Maria Regina CoeUy con
capitolo, nel rione Campo Marzo.
I fi:ati carmelitani della provin-
eia di Monte santo in Sicilia, sino
dal 1640, possedevano questa chie-
sa, che è posta al principio della
strada del Babuino incontro alla por-
ta Flaminia. Dall' altro lato della
via del Corso, ed al principio della
via di Ripetta eravi un'altra chie-
sa, chiamata di s. Maria de' Mira-
coli, eh' ebbe nome ed origine dal
seguente avvenimento. Sotto di un
arco vicino al Tevere si trovava
dipinta al muro una immagine della
beatissima Vergine, alla quale, si per
aver fatto un prodigio, raccontato
dal Panciroli a pag. 534, e sì per
la gran divozione, che suscitò ne' fe-
deli, i superiori dell'arciconfratemi-
ta di s. Giacomo degl' incurabili ,
colle pie oblazioni, nel 15^5, fabbri-
carono una piccola chiesa, in cui la
collocarono. Diede posda il Cardinal
Francesco Barberìni nel 1628 la cu-
stodia della chiesuola ( che prese il
titolo di s. Maria de' Miracoli per
quelli, che in gran copia faceva la
detta immagine ) ai religiosi france-
scani riformati detti Picpusi da Pie-
quepusy ov'ebbero origine. Erano in
questo stato le chiese di s. Maria
di Monte santo, e di s. Maria dei
Miracoli, quando Alessandro VII,
restaurata la principale porta di B.0*
CHI 147.
ma chiamata Flaminia, o del Po-
polo, ad ornamento dell' ingresso di
essa, concepì il disegno di amplia-
re le dette due chiese con uniforme
architettura, mettendo capo a tre
bellissime strade, quali sono quelle
del Babuino, del Corso, e di Bi-
petta summentovate.
Ma non potendo i religiosi di
ambedue le dette chiese concorrere
alle spese, ed essendo morto Ales-
sandro VII, le fabbriche rimasero
sospese. Avvenne intanto che il Car-
dinal Girolamo Gastaldi, genovese,
legato di Bologna nel 1678, volen-
do fare la facciata estema della ba-
silica di s. Petronio in quella città,
non gli si volle accordare di porvi
il suo stemma gentilizio. Becatosi
poi a Roma, volle invece compiere
con animo grande le menzionate due
chiese, che coll'architettura dei va-
lenti cavalieri Bernini, e Fontana, e
di Carlo Rainaldi, ebbero una for-
ma concentrica. Decollati furono i
loro ingressi da due portici maestosi
ed aperti, con colonne reggenti un
bel frontone. Sì maestosi templi col-
le eguali loro cupole sorprendono chi
entra nella dttà.
I loro intemi elittid, con tre cap-
pelle per banda, vennero decorati
di marmi e pitture pregevoli. Nella
chiesa di s. Maria de' Miracoli nel
i685 fu tumulato il Cardinal Ga-
staldi in magnifico deposito, e la
custodia di questa chiesa dai fran-
cescani passò ad una confraternita,
sotto il titolo dell'Assunta, per con-
cessione di Pio VI nel 1793, la
quale poi assunse il titolo della chie-
sa, ed il convento fu ridotto ad
abitazioni dal cav. Navona, che vi
eresse il campanile. La chiesa di
s. Maria in Monte santo, al cui al-
tare maggiore si venera un' antica
e divota immagine di Maria ss., ha
i48 CHI
sul frontispizio due angeli bene scol-
pili , e neir interno è più grande
deir altra. Il marchese Girolamo
Theodoli architettò il contiguo con-
ventOy e il suo campanile; ma as-
sunto al pontificato Leone XII, e
considerando che alla chiesa di s.
Lucia della Tinta, per la sua pic-
colezza non conveniva il grado di
basilica minore di cui Tavea fregia-
ta Paolo V, nell'anno 1825, ne
trasferì il titolo di basilica, e il ca-
pitolo in questa chiesa di s. Maria
di Monte santo, o di s. Maria Re*
gina Cceìiy togliendola ai carmelitani.
Oltre a ciò, Leone XII fece intera-
mente restaurare questa chiesa, e
la sua cupola a squamme di lavagna,
e rabbellì in diversi modi, indi agli
18 febbraio si portò a visitare, e a
venerare la prodigiosa immagine di
Maria ss.
AHarticolo Chiesa di s. Lucia del-
la Tinta si è detto, che il cavalie-
re gerosolimitano Orazio Ricci di
Voghera, a' 19 gennaio deiran-
no 16 18, eresse nella chiesa di s.
Marìa del Pianto una collegiata ,
sotto il titolo di s. Maria Regina
Coeliy la quale trasferita nella chiesa
di s. Lucia fu dichiarata basilica
minore da Paolo V, Borghese ( ciò
che approvò Urbano VIII con bolla
de' i3 giugno dell'anno 1629), che
v'istituì alcuni canonicati dì juspatro-
nato della sua fiimigUa, ed è perciò
che cumulativamente gli otto cano-
nicati di cui si compone, i quali
hanno l'uso della cappa e del roc-
chetto, sono nominati quattro dal
principe Borghese, e quattro dalla
città di Voghera in Piemonte, come
patria del cav. Ricci. Evvi inoltre
un prelato primicerio, che però vien
nominato dal principe Borghese ; ed
anco l'arciprete, che fra i canonici est
vrìmus inter oscfuolcs^ pur nomina
CHI
dei Borghesi. Prima icanonid per be-
neplacito di Urbano VIII,'e in consi-
derazione del primario istitutore ca-
valiere gerosolimitano, andavano insi-
gniti di questo illustre Ordine eque-
stre ed ospitalario. Da ultimo il ca-
nonico Fontana, di questa basilica,
vi ha istituito un beneficio, e ne
concedette la nomina al capitolo. Fi-
nalmente è a sapersi, che il primi-
cerio per bolla di Paolo V è giu-
dice ordinario in tutte le cause, li-
ti, e controversie di questa insigne
collegiata basilica. I canonici poi
non solamente hanno i mentovati
distintivi, eguali a quelli d'ella ba-
silica di s. Lorenzo in Damaso, ma
per concessione del medesimo Pao-
lo V, godono in tutto i loro privi-
legi .
S, MATtid de* Montiy chiesa parroc»
chìale , in cura dei religiosi Pd
Operarii, Vedi.
S. Mjrtj del ss. Rosario a monie
Mario y con parrocchia, in cura
domenicani, Vedi.
S, Maria in Monticelli, chiesa par-
rocchiale, in cura do* religiosi dot-
trinane Fedi.
S. Marta deW orazione della morte.
F. Arciconfraterotta dell' O&a-
ziONE e della Morte.
S. Maria Nuova, o s. Francesca
Romana, già diaconia Cardina-
I liziay in cura d£ monaci oliveta^
ni, nel rione Monti.
Nel foro romano, presso il tem-
pio della Pace, esiste questa anti-
chissima chiesa, eretta ove fu il. ve-
stibolo del palazzo di Nerone, e dove
si vuole che questo imperatore si
CHI
recasse a vedere il volo di Simon ma-
go, patriarca degli eretici; ed ove
i ss. apostoli Pietro e Paolo fecero
orazione per ottenere da Dio, che
rimanesse pubblicamente confusa Tim-
postura del mago alla presenza del
popolo romano. Ognun sa come fu-
rono esauditi, dappoicliè abbando*
nato in aria Simone da' suoi diavoli,
cadde e si fracassò le membi*a. In
questa chiesa si conserva la pietra
colle vestigia delle ginocchia, per le
orazioni fatte dai detti principi de-
gli apostoli. Lasciando da parte, se
realmente quivi esistesse un tempio
dedicato al Sole, e alla Luna; co-
me vuole il Panciroli, e se edificata
fosse la chiesa in onore degli stessi
santi apostoli da s. Silvestro I o da
altri Pontefici, certo è che nel se-
colo VIII già era diaconia Cardina-
lizia , coi titolo di s. Maria antica ,
per una niiracolosa immagine della
Madonna ivi portata da Gerusalem-
me, o, come dice il Yittorelli, da
Troade nell'Asia. Si crede dipinta
da s. Luca^ e nella chiesa venne
posta da Angelo Frangipane, nel
suo ritorno dall'Asia. Non si deve
poi tacere, che alcuni dicono esservi
stata collocata molti secoli dopo , e
verso il iioo, come ancora non si
dee passar sotto silenzio che questa
chiesa fu chiamata col titolo di s.
Maria Minore.
Nell'anno 7o5 n' era diacono Gio-
vanni greco, Cardinale, che eletto
Papa si chiamò Giovanni VII. Egli
la fece restaurare, e si vuole che
prendesse il nonie di s. Maria Nuo-
va. Nel contiguo palazzo, o moni-
stero abitò quel Pontefice i tre an-
ni del suo pontificato, come affeima-
no il Piazza, Gerarchia , pag. 'jiG^
e il Panciroli citato. Tesori^ p.S^t.
La riparò ancora s. Leone IV, eletto
nell'anno 847» e Benedetto III del-
CHI ,49
r855 vi fece de' doni rifei-iti dal-
l' Anastasio. Non andò guari, che do-
po queste ultime riparazioni la chie-
sa soggiacque ad un incendio, e fu
prodigio che la menzionata immagi-
ne di Marìa ss. stette ti^e giorni fra
le fiamme senza bruciarsi. Accorse
alla riedificazione Papa s. Nicolò Ij
trasportandosi intanto l' immagine
in deposito alla vicina chiesa di san
Adriano. Nicolò I la rifabbricò dai
fondamenti, l'abbelFi di pitture, ador-
nò la tribuna di mosaici, e vi fece
diverse offerte, che pur descrive Ana-
stasio bibliotecario. Alcuni però dico-
no, che soltanto allora prendesse la
chiesa il nome di Nuova, Terminati i
lavori, nel volersi quivi riportare la
Madonna, gli abitanti vicini alla
chiesa di s. Adriano si opposero a
s^no, che mentre erano venuti alle
mani, un bambino, con sorpresa di
tutti 9 impedì il loro eccidio , ed a
chiai*a voce disse loro: chef atei la
Madonna è già aUa sua chiesa, ove
di&tti si trovò, per esservi miracolo-
samente ritornata. Così si accrebbe
la divozione del popolo verso di essa.
Il Pontefice Gregorio V, del 996,
dal cimiterio di Calisto, ove li avea
posti s. Stefano I, pi^ese i corpi del
ss. martiri Nemezio, e Lucilla sua
figliuola. Olimpio, ed Esuperia sua
moglie. Teodolo, e Sempronio, dei
quali si fa menzione nel martirolo-
gio romano ai 3 1 ottobre^ e li po-
se in questa chiesa. Ma dipoi Gre-
gorio XIII, nell'anno i58o, or-
dinò che fossero disposti sotto l'al-
tare maggiore. La chiesa anticamen-
te si governò dai preti secolari, co-
me tutte le primitive chiese di Roma,
sotto la soggezione de' Caixlinali dia-
coni. Alessandro II, verso il io6r,
vi pose i canonici regolari della con-
gregazione di s. Frediano di Lucca,
cui avea appai*tenuto, colla prerogati*
i5o
CHI
Ta che la chiesa si conferisse in tì-
tolo a' Cardinali di tal congregazio-
ne, ciò che non sempre venne os-
servato. Calisto II del iii9> affidò
la custodia della chiesa ai canonici
regolari lateranensi, il perchè molti
individui Cardinali di tal congi*ega-
zione ne furono insigniti, finché ver-
so la fine del XIV secolo fìi data,
in uno al monistero, ai monaci Oli*
vetani. Vedi.
In questa chiesa, ai 23 febbraio
ii3o, fu ordinato prete, e ooosa-
grato Papa Innocenzo II. Poscia
Alessandro III, che govei'nò la
Chiesa universale dalli 59 all'anno
I181, la consagrò, la dotò di ren-
dite, e la unì alla chiesa di s. Se-
bastiano. Quindi Onorio III, eletto
nel 12 16, fu di essa benemerito per
le grandi restaurazioni, ciù vi ope-
rò. Clemente VI, nel i348, nel
creare Cardinale il nipote Pietro
Roger, gli diede questa diaconia
Cai'dinalizia; ma nel 1370 divenuto
in Avignone Papa col nome di Gre-
gorio XI, ed avuta la gloria nel
1377 di recarsi in Roma a ristabi-
lire la residenza pontificia, nel mo-
rire ai 2 marzo 1378, fii sepolto
in questa chiesa, dove gli furono
terminate le esequie novendiah, che
si erano cominciate in s. Pietro.
Grato il popolo romano al gran
beneficio ricevuto da Gregorio XI,
nel 1584» gli eresse un magnifico
deporto, nell'alto del presbiterio a
destra, ove Pietro Paolo Olivieri
romano vi e^resse in basso rilievo
il di lui ingresso in Roma, rappre-
sentando questa città quasi diroccata
per la lunga assenza dei Papi.
L'onorevole epitaffio, che vi pose il
senato romano, si legge nel mento-
vato Piazza a pag. .728.
Eugenio IV, nel i44oj esaltò al
Cardinalato il nipote Pietro Barbo
CHI
veneto, il quale nel i464 ^ subli-
mato al triregno col nome di Paolo
IL In sonito il Pontefice Alessan-
dro VI, nel 1493, conferì questa
diaconia colla porpora al suo figlio
Cesare Borgia, che poi in un al
Cardinalato, rinunziò nel i49^f P^
divenire duca del Vakntinois. Il
perchè Alessandro VI, nell' anno
seguente, ei*esse la chiesa in titolo
presbiterale, e lo concesse al Cardi-
nal Raimondo Pei*auld francese. Di
poi tornò ad essere diaconia, e molti
Papi la conferirono ai proprì parenti,
finché Alessandi*o VII, per togliere
le controversie giurisdizionali, tra il
Cardinal diacono e i monaci Olive-
tani, soppresse la diaconia Cardina-
lizia, ed in vece eresse quella di
s. Marìa della Scala,
In questa chiesa, e sotto l'altare
maggiope fu sepolta s. Francesca
Romana, fondatrice delle oUate di
Tor de' Specchi, ad onore della qua-
le il sagro Collegio vi celebra ai
9 marzo, giorno anniversario di sua
morte avvenuta nel 144^9 ^^ ^^P*
pella Cardinalizia ( Vedi ) ; e il ma-
gistrato romano o^i anno fa l'o-
blazione in chiesa d'un calice di ar-
gento, e di quattro torde di cera.
I monaci Olivetani nel pontificato di
Paolo V, che canonizzò s. Francesca,
fecero fare a proprie spese il prospetto
esterno di questa chiesa, l'interno del-
la quale è decorato d' un bel soffitto
intagliato, mentre la cappelle laterali
hanno buoni quadri. Per una dop-
pia scalinata si ascende al presbite-
rio, dove nell'abside sorge l'altare
maggiore, in cui si venei*a la beata
Vergine. Tra le due scale evvi la
tomba di s. Francesca, che suor
Agata Pamphily, sorella d'Innocen-
zo X, e monaca di Tor de' Specchi,
con disegno del Berniuo sontuosa-
mente abbellì. Nella cappella set-
CHI
teiTanea sogliono essere sepolte te
dette oblate, appresso la loro isti-
tutiioe. Sono poi degni di osserva-
zione i singoli depositi dei Cardi-
nali Vulcani, e Adiraari, non che
di Antonio Ridio, castellano di Ca-
stel s. Angelo.
Anticamente, quando nella vigi-
lia della festa deli' Assunta si porta-
va in processione T immagine del
santissimo Salvatore, ai legge negli
Ordini romani, che veniva deposi-
tata nella chiesa di s. Maria Mino*
re, col qual nome appellossi questa
chiesa. Quivi si cantava il mattuti-
no, e si lavavano i piedi a detta
immagine con basilisco odoroso. Ta-
le funzione si praticò sino a s. Pio
y, e ne tiTitta l'Ordine romano XI,
presso il Mabillon, nel tomo II,
p. ii8 del Mus. ItaL Dall* anno
798, in cui ebbero orìgine le pro-
cessioni per le rogazionì, nd secon-
do gioi*no di esse il dero romano
si aduna in questa chiesa, e proces-
si onalmente si reca alla basilica la«
teranense.
S, Maria della Pace, titolo Car^
dinalizio, nel rione Ponte,
In questo luogo sorgeva una chie-
sa parrocchiale dedicata a s. Andrea,
e filiale della basilica di s. Lorenzo
in Damaso. Per tale fu riconosdu-
ta dalla bolla ApostoUcae subUnd"
tas, emanata nel 1186 da— fJi^no
III. Fu detta anche degh Acqua*
narUy forse perché quivi abitavano
i cavatori de' pozzi, ovvero i pub-
blid venditori o portatori d'acqua ,
quando in Roma si penuriava di
acqua per l'abbandono in che era-
no gli antichi acquedotti. Altri pe«
rò dicono che quivi abitavano i pe-
scatori^ o i portatori d'arena pei* le
CHI
5i
fabbriche ; perdo si disse s. Andrea
de Acquarenarìis , AcquaristarUsy e
con voce corrotta IncaricarUy. o //i-
quìrinarii, come osserva il Bovio
nella Pietà trionfante , pag. 147.
Avanti questa chiesa eravi un pori
tioo, ove veneravasi un'antica im-
magine dipinta della b. Vergine col
suo divin Figlio in bracdo. Accad-
de però un giorno, che indispettiti
alcuni giuocatori di aver perduto al
giuoco, empiamente sfogarono la lo-
ro rabbia contro la s. immagine, e
le tirarono de' sassi, per cui vuoisi
che distillasse prodigiosamente alcu-
ne gocde di sangue, locchè fece
produrre nel popolo una maggior
divozione. Regnava allora Sisto IV,
il quale rìcon'endo al suo patitKU-
nio, a cagione delle guerre che tur-
bavano la pace ddla cristiana re-
pubblica, per la concordia che vide
succedere, e pei* la vittoria, cui il
prode Malatesta colle milizie papa*
li^ in un ai veneziani, ripoi*tò sui
Calabresi presso Velletri, con disegno
di. Baccio Pintelli rifabbricò la chie-
sa, la dedicò alla b. Marìa della
Pace, e poi la diede in cura ai ca-
nonia regolali lateranensi {Vedi)
nel i483, dopo averli levati dalla
basilica lateranense. Liberò i cano*
jiid regolari dalla soggezione alla
detta basilica di s. Lorenzo, con*
fermò loro la cura di anime, diede
il titolo di preposto o priore all'ab^
bate del contiguo monistero colle
insegne pontificali, ed altri privilegi
accordò loro, dicendo il Cresci mbe-
ni, Ist di s, Gio, a Porla Latina
p. 3o5, die il primo priore, o pre-
posto fu d. Costantino Appiani mi-
lanese. Inoltre Sisto IV, nella chie-
sa, pose l'indulgenza plenaria nei
sabbatì, che cadono fra l'anno, e
dalla metà di quaresima sino al
mai*tedi di pasqua, come si ha dal
i52 CHI
Piazza, Gerarchia pag. 653, ove di-
ce pure che Giulio II, nipote di
Sisto IV, concesse l'indulgenza nel
giorno della festa di s. Martino ve-
scovo (la cui immagine dal portico
fu trasferita nella chiesa), nel dì del-
la festa di s. Andrea, come titolare
deir antica chiesa , ed in quella di
s. Agostino, sotto alla cui regola vi-
vono i canonici lateranesi. Gr^o-
rio XIII pose la indulgenza ai 6
ottobre, -giorno in cui fu consagra-
ta la diiesa, e Paolo V accordò la
indulgènza per tutte le feste della
Madonna. Anche a' nostri giorni la
sagra si celebra a* & ottobre. Dopo
la morte di Sisto lY, il successore
Innocenzo YIII, avendo esperì men-
tato gh efifetti del patrocinio della
b. Vergine che quivi si venera, non
solo diede compimento alla &bbri-
ca della chiesa, ma eresse un ma-
gniHco tabernacolo di mai*mo a det-
ta immagine. Nello stesso tempo il
celebre Cardinal Oliviero Caraffii,
protettore de' canonici regolari, pro-
segui l'annesso monistero, incomin-
ciato da Sisto IV coll'opera di Bra-
mante Lazzai'i, ed il compì nel
i504, e fu il primo da lui fatto
in Roma. Degno è però di ammi-
razione il chiostro a doppio portico
commendevole per la sua sveltezza,
e decorato di monumenti sepolci*a-
li, fra' quali, pel lavoro che lo di-
stingue, è degno di essere ricordato
quello del vescovo di Modena Bo-
ciaccìo.
Quindi il gran Pontefice Sisto V,
eletto nel i585, mosso dalla divo-
zione che il popolo romano avea
per questa chiesa, l'elevò al grado
di titolo presbiterale Cardinalizio,
che Paolo V conferì prima al Car-
dinal Iacopo Serra, e poi al Cardi-
nal Melchiorre Klesselio, vescovo di
Vienna. Nel pontificato del medesimo
CHI
Paolo V, Gaspare Rivaldi nobile ro-
mano, ingrandì la chiesa con aggiua-
geiTi la nobile tribuna, oiiiandola con
bei marmi e pitture, fi*a le quali
coi ritratti di alcuni della sua Simi-
glia. Uno poi di questa femiglia,
monsignor Ascanio Rivaldi vicege-
rente di Roma, fece d^li altri su«
perbi ornamenti alla tribuna, a
maggior onore della miracolosa im-
magine della b. Vei^gine, che ivi
collocò, essendo stata sino allora
sotto la cupola nel ciborio d'Inno-
cenzo Vili. Ciò avvenne ai a lu-
glio i6i4* Il medesimo pi^to vi
eresse l'altare maggiore con disegno
di Carlo Madei*no, ricco di marmi
di diaspro nero, e di verde antico,
e morendo istituì vane dotazioni
alle zitelle. In seguito Urbano VIII,
con chirografo dei io giugno 1624,
stabiPi, che il senato in)mano ai 2
luglio, per la festa della Visitazio-
ne, si recasse in questa chiesa colla
oblazione d'un calice d'argento, e
di quattro torcie di cera, che poi
con beneplacito apostolico fu ridot-
ta ad ogni biennio.
Finalmente Alessandro VII, Chi'
giy per ottenere dall' intercessione
della b. Vergine la pace fra' prin-
cipi cristiani, restaurò la chiesa in
forma ottangolare, i' abbellì nell'in-
terno e neir esterno con architettu-
ra di Pietro da Cortona ; vi aggiun-
se un nuovo prospetto, ed un hA
poi^co semicircolare sostenuto da
molte colonne di travertino, fian-
cheggiato da due porte laterali, ol-
tre quella di mezzo, sopra le quali
sono due medaglioni in basso rilievo
colla effigie di Sisto IV, e Alessan*
dro VII, ed analoghe iscrizioni. L'in*
terno della chiesa è a crace latina
con una sola navata, con cupola
ottagona. Molti stupendi dipinti, e
mai*mi la rendono assai pregevole»
CHI
RafTaello tì dipinse le quatti*o si-
bille Gumana, Persica, Frigia, e Tì-
burtina, nella quale operazione fu
aiutato dal suo discepolo e concit*
tadino Timoteo della Vite, il quale
pur dipinse i profeti al di sopra,
ed Adamo ed Eva sulla bella cap-
pella di casa Cesi. Fra i distinti
personaggi, eh' ebbero sepoltura in
questa chiesa, vanno rammentati i
Cardinali Flaminio Taja Sanese, e
Ferdinando Ponzetti fiorentino. Nel
pontificato di Pio VII, la chiesa e
il convento furono dati ai domeni-
cani. Poscia Leone XII, soppressa
la pan*occhia, vi pose la pia unio-
ne de' sacerdoti sotto T invocazione
del sagro Cuore di Gesii, special-
mente per quelli, che frequentano
le scuole del seminai*ìo romano.
S. Màma del Popolo y titolo Cardi-
nalizio, con parrocchiay in cura
dei religiosi Agostiniani^ nel rio-
ne Campo Marzo.
Accanto alla porta Flaminia, la
principale delle mura di Roma, det-
ta volgarmente del Popolo dal nome
di questa chiesa, *e della sorpren-
dente piazza, fu eretto questo ve-
nerabile tempio per T avvenimen-
to, che andiamo a narrare. In que-
sto sito era vi un folto bosco di piop-
pi pel passeggio de' romani , mas-
sime ne' tempi estivi, e sul contiguo
amenissimo monte Pincio, gli orti de-
liziosi della famiglia Domizia. L'im-
pei*atore Nerone, che discendeva di
tale Simiglia, e che pei* essere con-
dannato a moiie infòme , presso
questo luogo disperatamente si uc-
cise col pugnale, ebbe quivi sepol-
tura ne' sepolcri de' suoi maggiori,
senza gli onori dovuti ai Cesari.
Vuole la tradizione, che in progres-
CHI
i53
so di tempo sulla di lui tomba ger-
mogliasse un gi'an albero di noce,
che divenne sede dei maligni spiri-
ti, i quali molestavano chiunque
passava per colà, giacché non è la
sepoltura di Nerone quella, che il
volgo appella, quattro miglia distan-
te dalla porta Flaminia, ma sibbe-
ne di Publio Virio Mariano. Mosso
di ciò a compassione il Pontefice
Pasquale II, intimò al popolo roma-
no pubbliche preghiere, e il digiuno
per tre giorni, in capo a' quali la
b. Vergine gli fece intendere, che si
recasse sul luogo, demolisse l'albe-
ro e la sepoltura, gettasse le cene-
ri di Nerone nel Tevere, ed ivi
santificasse il luogo con erigervi
una chiesa a di lei onore. Tutto
eseguì il Pontefice ; si recò sul luo-
go processionalmente nel giovedì
dopo la terza domenica di quaresi-
ma dell' anno . 1 099, pose la prima
pietra per la chiesa, e vi eresse un
altare, intorno al quale dipoi con
tavole si venne a formare una cap-
pella. Dipoi, a memoria del fatto,
Alessandi*o VI nel 001*0 fece espri-
mere in pittura, e in basso-rilievi
di stucco messi a oro, la detta
sepoltura di Nerone, l'albero della
noce, e gli spinti maligni, che vi di-
moravano, come tuttora si vede.
Allorché avea presa la forma di
chiesa. Pasquale II tornò a consa-
grarla, accompagnato da dieci Car-
dinali, da quattro arcivescovi, da
dieci vescovi, dal clero e dal popo-
lo romano, e ripose nell' altare molte
reliquie. Crescendo per essa la ve-
nerazione nel popolo romano, con
generose limosine fii compiuta la
erezione della chiesa, che perciò
prese il nome di s. Maria del
Popolo, nome reso comune alla por-
ta, e alla piazza mentovata. Confe-
rito fu il governo della chiesa ad
i54 CHI
una pia unione di gentiluomini ro-
mani; e nel suo altare niuno po-
teva celebrare fuori del Sommo
Pontefice, ovvero chi da lui fosse
autorizzato, finché Gregorio XIV,
con breve dei 5 settembre i $9 1 ,
ne concesse la facoltà a tutti i sa-
cerdoti.
Verso Tanno 1 28 1, siccome testifi-
ca l'annalista Baronio, Papa Gregorio
IX, in occasione di una micidial pesti-
lenza, prese nella cappella di San*
età Sanctoruniy un' immagine della
b. Vergine, che dicesi dipinta da s.
Luca, e processionalmente la portò
in questa chiesa. £ siccome la pe-
stilenza ebbe subito a cessare, ivi
lasciò l'immagine che fu collocata
sull'altare maggiore, eretto da Pa-
squale II. Questa immagine ci dice
il Piazza, con l'autorità di diversi
scrittori, essere indubitatamente stata
dipinta da s. Luca, e da questo col-
locata nella chiesa d' Antiochia, don-
de la piissima imperatrice Pulche-
rìa la trasportò a Costantinopoli nel
sontuoso tempio da lei fabbricato.'
Da di là fu poi portata nel Late-
rano.
Eletto Martino V in Costanza,
nel 14^0, si recò in Roma con som-
mo tripudio de' romani, e giuntovi
ai 28 settembre, alloggiò presso que-
sta chiesa, donde ai 3o di detto me-
se, con gran pompa s' inviò al Va-
ticano. Il suo immediato successore
Eugenio IV, dopo una lunga assen-
za da Roma, vi fece ritorno ai nsi
settembre 144^9 ^^ notte dormi pres-
so la chiesa, e nel di seguente co-
me in trionfo recossi al Vatica-
no. Quindi , nel 1462 , Pio II
andò fuori della porta Flaminia a
ricevere la testa dell'apostolo s.
Andrea, donatagli da Tommaso Pa-
tologo, la depositò per una notte
in questa chiesa, e poi con solennis-
CHI
sima processione la condusse nelh
basilica di s. Pietro. Paolo II, die
gli successe nel 14^4» si portò a 8.
Maria del Popolo processionaloaen-
te, e a piedi nudi col sagro Colle-
gio : ivi prese V immagine della Ma-
donna, e col capo di s. Gio. Bat»
tista andò per la città, per ottene-
re da Dio la liberazione dalla pos-
sanza turchesca, che sempre piti mi-
nacciava la cristianità. Gli successe
Sisto IV, detta Rovere, il quale con
disegno di Baccio Pintelli ri&U)rir
cò ed abbellì tutta la chiesa; edi-
ficò accanto un grandioso oonveo*
to, rinchiudendovi spaziosi orti e
giardini alle ^de del monte Pincto;
e nel i474 diede la diiesa e il
convento ai religiosi agostiniani (Fe-
di) della congi*egazione di Lombar-
dia, con diversi privilegi, istituen-
dovi sei penitenzieri, come nelle
principali basiliche, ordinando al ma-
gistrato romano di ofiTrire ogni an-
no in questa chiesa, per la fèsta
della Natività della b. Vergine, un
calice di argento, e delle toràe di
cera. Il suo successore Innocenzo
VIII, Cibo 9 viene annoverato tra i
Papi, che furono generosi con que-
sta chiesa. *
Alessandra VI, Borgia, fu diToto
di questa chiesa, tì fece dÌTersi be-
neficii, e nella cappella di s. Lucia,
sino ad Alessandro VII, si yedeva
una tavola di eccellente penndlo,
col di lui ritratto, e quelli della
sua numerosa fòmiglia. Nel 14969
Alessandro VI si recò in questa
chiesa in solenne cavalcata a tenervi
cappella, pubblicò l'alleanza che avea
&tto con Emico VII re d'Inghil-
terra; poscia vi ritornò nell'anno
santo i5oo in cavalcata, a ringra-
ziare la ss. Vergine per essere scam-
pato da un perìcolo. Della cappel-
la pontificia, che quivi ha luogo per
CHI
la festa della Natività, ove il Papa
prima si i*ecava con sontuosa cavai-,
cata, ed ora col treno nobile, si
tratta al volume IX pag. 87 , ove
pui'e dicesi dei Papi, che in questa
chiesa dopo tal cappella ricevettero
formalmente il censo delia chinea.
Quando poi i Cardinali novelli do-
vevano l'ecarsi al concistoro pubbli-
co, per prendere il cappello Cardi-
nalizio, dovevano partire in nobile
cavalcata dal convento annesso a
questa chiesa, ove ricevevano le con-
gratulazioni, come dicesi a p. i83
del citato volume del Dizionario.
Giulio II, delia Rovere y nipote di
Sisto IV, abbelPi la chiesa con pit-
ture, e scolture pieghevolissime, e
iitoi*nando a Roma, dopo avere ri-
cuperato al dominio della s. Sede
molte dttà, vi entrò con pompa
trionfòle ai 27 mai*zo i5o7, eh era
la domenica delle Palme, e per la
stanchezza del viaggio, volle pernot-
tare nel convento. Giulio HI, e Pao-
lo IV furono eziandio benefattori di
questa chiesa, e il secondo ne impe-
dì la demolizione. Pio IV rifabbricò
il monistero, che in parte era stato
demolito, per fortificare le mura del-
la città; e nel dar compimento al
concilio di Trento, in un giubileo
straordinaiìo, vi andò processional-
mente con tutto il clero. Dipoi, nel
1576, Gregorio XIII collo stesso cle-
ro romano si portò in processione a
questa chiesa, per implorare dal divi-
no aiuto la liberazione della peste , e
dichiarò privilegiato l'altare del ss.
Crocefisso. Ma il magnanimo Sisto
V non solo nobilitò la piazza col-
Tei'ezione di un obelisco, e sostituì
questa chiesa a quella di s. Seba-
stiano tanto in caso di pestilenza
per la visita delle sette chiese, per
cui dichiarò privilegiati sette de' suoi
altari; ma confermando la celebra-
CHI
i55
zione della cappella Papale per la
festa della Natività, a cagione della
lontananza dispose che si tenessero
nella chiesa di s. Maria del Popolo
le due cappelle pontificie, le quali
celebravansi nella detta chiesa di s.
Sebastiano, cioè nella prima dome-
nica di quaresima, e per la festivi-
tà della Circoncisione. Queste cap-
pelle poi in progresso di tempo ce-
lebraronsi al palazzo apostolico. Quin-
di ornò la diiesa col titolo presbi-
tei*ale Cardinalizio, e pel primo lo
conferì a Tolomeo Galli, detto il
Cardinal di Como, secondo il Piaz-
za. Certo è peraltro che Sisto V lo
conferì a Scipione Gonzaga di Man-
tova, cui creò Cardinale ai 18 di-
cembre 1587 ; e che Clemente Vili,
nel 1596, lo diede al Cardinal Fran-
cesco Mantica. Il precedente la be-
neficò assai con pi^ziosi arredi, e
paramenti sagri, per tacere di altri
titolari.
Altro titolare di questa chiesa fu
Fabio Chigi di Siena, che l'ebbe
in un alla sagra poipora nel i652
da Innocenzo X. Successo a questo
nel Pontificato col nome di Alessan-
dro VII, questi perchè Agostino Chi-
gi, splendidissimo suo antenato, vi
avea fondata una cappella, la restau-
rò, e vi fece molti abbellimenti me-
diante r opera del cav. Bernini, con
diversi stucchi, e due organi assai
leggiadri. Da ultimo , l'annesso con-
vento essendo stato in parte demoli-
to, per dar luogo alla vicina pubblica
passeggiata. Pio VII con disegno del
cav. Valadier fece erigere 1* odierno.
La fkcciata, o prospetto della chiesa,
è semplice con ti-e poi*te, collocata
sopra akuni gradini : V intei*no è a
croce latina a tre navi , con cap-
pelle sfondate, e cupola ettagona.
Quasi tutte le cappelle sono pregie-
volissime per superbi dipinti, marmi
56
CHI
e bassorilievi. Noi però ci limitere-
mo a indicar le sole, principali. La
cappella fondata dal Cardinal Lo-
renzo Cibo, nipote d'Innocenzo Vili,
e consagfata dal Cardinal Alderano
Cibo, decano del sagro Collegio, fu
architettata dal Fontana, con cu-
pola dipinta dal Gara, con lìcchez-
za di maimì: il quadro, che rap-
pi*esenta la Concezione di Maria, e
i quattro dottori della Chiesa, è ce-
lebre dipinto di Cai*lo Maratta. L'al-
tare maggiore fu rifatto sotto Ur-
bano Vili dal Cardinal Anton Ma-
na Sauli : esso è adorno di quattro
colonne di bel marmo bigio mora-
to, mentre la cupola e i pieducci
furono dipinti dal Vanni : la volta
del coro ha un grandioso riparto,
in cui il Finturicchio dipìnse gli
evangelisti, i dottori, e le virti)i. La
cappella Chigi è insigne pei* monu-
menti, e per essere stata architet-
tata da Aafiaello d' Urbino , ìsoq
graziosa cupola. Égli medesimo di-
segnò il quadro della Natività di
Maria Vergine, poi colorito da fr.
Sebastiano del Piombo. Anche i mo-
saici della sua cupola sono disegno
di Ra£faello. Belle sono le statue,
die l'adornano, e del Bernini sono i
depositi di Agostino, e Sigismondo
Chigi ; fuori della cappella evvi quel-
lo della principessa Chigi nata Ode-
scalchL Altre singolarì memorie se-
polci^ali sono nelle navi, e nelle cap-
pelle, essendo le principali quelle dei
Cardinali A Scanio Sforza, e Girola-
mo Basso della Rovere , del Caixli-
nal Garzia, e di Urbano Mellini,
del Cardinal Albani, di monsignor
Rondanini, d'Ei^molao Barbaro, dei
Cardinali Lonati, e Portocarrero ,
dei pittorì Celio, e Gisleni, e nel-
l'ingresso del convento quello di
Bernardino Anglona Helvino, teso-
liere dì Paolo III. In questa chie-
CHl
sa evvi la stazione nel martedì aan^
to. Della confi-atemita ivi istituita
del ss. Sagramento , tratta Cario
Bartolomeo Piazza, nelle Opere pk
di Ronta^ pag. 548. /^. Jacopd
Alberici, Compendio deUe grandesse
deW illustre y e divodssima chiesa di
s. Maria del Popolo di Roma, Ro-
ma 1600. Il medesimo nell'anno
precedente, e in Roma avea pub-
blicato, Historiarum ss. P^irginii
Mariae Deiparae de Popolo almae
Urbis compendium. Di poi AmbrO"
gio Landucci ci diede : Origine dd
tempio dedicato in Roma alla Vtr^
ffne madre di DiOy presso la porta
Flaminia detta oggi del Popolo, Ro-
ma 1646.
tSl Maria Avendniense dd Priorato
di Moka, F. CrBROSOLUOTASO
Ordine.
S, Maria ih Portico 9 già diaconia
Cardinalizia,
Nel luogo, ov'è ora l'ospedale di
s. Galla f' f^efl&'^, sorgeva l'antica
chiesa di s. Maria in Portico, così
chiamata dalla venerabile immagine
della b. Vergine, che ivi si veiiera?a,
e che poi, come diremo, fu trasferìta
nella chiesa di s. Maiia in Campitelli
(Fedi), Si disse in Portico, perchè
in quel sito ove fu eretta la chiesa,
Augusto, in onore di Ottavia sua
sorella, edificò presso il sontuoso
teatro di Marcello mi magnifico
portico lungo più di mille passi,
colle spoglie de' dalmati soggiogati.
In una parte di tali portici , e nella
casa di s. Galla nobile romana, fi-
glia di Simmaco iuniore coiisole,
nel pontificato di s. Giovanni I,
sotto la dominazione di Teodorico
re de' goti , mentre la santa cai*ita-
tevolmente imbandiva ogni giorno
CHI
la mensa a dodici poveri, ai 17 lu-
glio dell'anno 524, prodigiosamente
si manifestò in quella sala una im-
magine di Maria Vergine col santo
Bambino, fra due arboscelli d'oro,
ed in alto le teste de' principi degli
apostoli Pietro e Paolo, il tutto
scolpito in una gemma di zaffiro,
ovvero pasta od altro, a fili d'oro,
alta un palmo, e larga la metà. Il
Piazza, Gerarchia pag. 787, ed il
Panciroli, Tesori nascosti^ pag. i56,
ne fanno la descrizione. Subito s.
Galla ne diede partecipazione a san
Giovanni I, il quale con solenne
processione vi si recò dal patriarchio
lateranense con gran concorso di
popolo; laonde volendo la santa
esporre V immagine alla pubblica
venerazione, nel medesimo luogo
fabbricò una chiesa, la quale venne
consagrata dal detto Papa, che con-
cesse r indulgenza plenarìa nel di
anniversario dell'apparizione, e quin-
di s. Galla la dotò co' suoi beni , e
vuoisi che nella sua vedovanza vi
menasse dappresso, come in un mo-
nistero, vita monastica.
Il popolo romano afflitto poco
dipoi dalla peste, invocò con prospe-
ro successo il patrocinio di Maria ss.,
ciocché pur fece nell'anno €00 san
Gregorio I, che avendo portata V im-
magine processionalmente nella ba-
silica vaticana, ivi la lasciò sino al
giorno seguente, a cagione del con-
tagio, che faceva sti*age in Roma,
e cessò miracolosamente. Il perchè
s. Gregoiio I non solo confej^mò
la suddetta indulgenza, ma diede
a questa chiesa la prerogativa di
diaconia Cardinalizia, onore cl^e al-
cuni credono a lei concesso prima da
Giovanni I. Certo è, che fu tenuta
per una delle più antiche diaconie,
il cui diacono era annoverato tra i
quattro palatini, i quali avevano
CHI i57
per uffizio di cantare Tevangelo
nella basilica lateranense; ed abbia-
mo che Leone Ostiense chiamò il
Cardinal Teodino, eh' era diacono
di s. Maria in Portico: Levitarti in
patriarchio lateranensi. Tale e tanta
fu la divozione verso questa imma-
gine, che nel dì annivei^arìo della
sua manifestazione, sia per lucrai*e
r indulgenza plenaiìa, sia per divo-
zione alla regina del cielo, vi con-
correvano devoti anche da vari luo-
ghi d'Italia. Alessandro II, nel io6t,
riconfermò l'indulgenza, ed istituì
nella chiesa una pia, unione di per-
sone, sotto l' invocazione di s. Maria
in Portico. Il di lui suocessoi*e san
Gregorio VII, nel 1078, volle re-
staurare la chiesa, e quindi la ricon-
sagrò agli 8 luglio del medesimo
anno, siccome testifica ne' sudi Art"
noli il Bai*onio. Si vuole poi, che
Gregorio VII vi fecesse un bel ci-
borio di marmo ornato di mosaico,
e sostenuto da quattro colonne di
pietra di molto pregio, per custo-
dirvi la s. immagine, ove leggevansi
i seguenti versi:
Hcec est iUa pia Genitricis ima^
Marice^
Quce discumhenti GaUce patuit
metuenti.
Alcuni stimano, dbe tal ciborio
sia siato eretto, coli' opera di santa
Galla , dallo stesso s. Giovanni I ,
poi ristorato, e abbellito da Giovan-
ni VI, del 701. In appi^esso Cele-
stino III , divoto di questa chiesa ,
v' istituì un ospedale, e lo dotò di
rendite. Nei pontificati di Calisto
III , e di Alessandro VI, ne' pericoli
della peste, fu questa immagine
portata per Roma in processione,
locchè pur si fece nel i522 sotto
Adriano VI. Di due strepitosi mt
i58
CHI
raooli opei*ati da questa immagine
a' tempi di Paolo il, e Gemente
VII, coli' autorità del p. Maracci,
e del canonico Ferri, ne tratta il
Piazza a pag. 785. Sotto Leone X,
per i gravi bisogni della cristianità ,
fu solennemente poitata in proces-
sione, ed altrettanto si fece per co-
mando di Paolo UT.
Restaurò notabilmente la chiesa
il Cardinale diacono della medesima,
Bernardo Tarlato Dovizi, detto di
Bibbiena, rifabbricandola da' fonda-
menti verso il i5r4. L'altro Cardi-
nal diacono Ugo Verdala, gran mae*
stro dell'Ordine gerosolimitano, vi
fece il soffitto dorato, e il Cardinal
diacono Bartolomeo Cesi fece di-
pingere tutta la chiesa dai piti ec-
cellenti pittori, e colla storia della
venerabile immagine. Questa chiesa
da tempo antico era governata da
una collegiata di canonici, i quali
essendosi ridotti a sei , e con piccole
rendite, Clemente Vili, nel 1601,
la soppresse, e diede la chiesa ai
chierici regolari della Madre di Dio,
mentre dipoi Alessandro VII divise
la parrocchia stessa esistente, tra le
chiese di s. Nicola in Carcere, e di
s. Maria in Cosmedin. Lo stesso Pon-
tefice per la strage, che fece la
peste in Roma, avendo fatto edifi-
care la magnifica chiesa di Gampi-
telli, vi trasportò la miracolosa im-
magine ove tuttora si venera, men-
tre avendovi pure Alessandix) VII
trasferita la diaconia Cardinalizia,
questa di s. Maria in Portico ne
rimase priva. Quindi, siccome l'edi-
ficio minacciava rovinare per la
vecchiezza, nel i683, Tommaso O-
descalchi, nipote d' Innocenzo XI, lo
fece demolire, e vi eresse un ospe-
dale pei poveri dispersi e convale-
scenti , facendovi fabbricare ^altra
chiesa^ che in un all' ospedale chiamò
CHI
di s. Galla. V. Bartolomeo Piazza,
Opere pie di Roma pag. 38, cap.
XI, DeW Ospedale di s. Maria
in Portico, delle Grazie, e della
Consolazione, De' Cardinali diaconi
di s. Maria in Portico meritevoli
di speciale menzione, tratta il me-
desimo Piazza a pag. 796 della d-
tata Gerarchia, come di certo Pie-
tro che, nell'anno 773, fu dal Papa
spedito legato in Francia, di Teo-
dino de' Conti del 1088, di Griso-
gono del 1 1 35, di Guidone creato
da Eugenio III, di Giovanni Pizzuti
fatto Cardinale da Adriano lY, gran
difensore di Alessandro III, contro
r antipapa Vittore IV. Lo . stesso
Piazza fa menzione eziandio di Mat-
teo Rosso Orsini, fatto titolare nel
1 262 , da Urbano IV, il quale la
ritenne per quarantatre anni,* nel
qual tempo intervenne a tredici
conclavi , e qual primo diàcono co-
ronò cinque Papi. Fu ^li il primo,
che si sottoscrisse Prior diacanorum,
giacche allora tal titolo non era
annesso a vernina diaconia stabile.
Il Cardinal diacono Ferdinando
Gonzaga , de' duchi di Mantova ,
viene annoverato tra i segnalati be-
nefattori della chiesa, la quale in
uno alla porpora, nel i6a6, rìnmi-
ziò pel ducato mantovano; e per
non dire d'altri, il Cardinal Ferdi-
nando d'Austria, figlio di Pilippo II!
re di Spagna, assegnò alla diiesa
scudi trecento annui finché visse, e
morì nel 1622. Per la divozione
poi ch'ali nutriva alla b. Vei^ine,
si sottoscriveva : El Cardenal In'
fand esciavo della Fergen Maria,
S. Makia Regina CoeU, delle ma'
nache Carmelitane scalze. FedL
In questa chiesa il magistrato
remano, in ogni quadriennio per la
CHI
fèsta dell'Assunzione di Maria Ver-
gine, & l'oblazione dì un calice di
argento, e delle torcie di cera.
S, Mjrij della Scala , diaconia
Cardinalizia, in cura dei Carme"
Utani scalzi, nel rione Traste-
L' origine di questa chiesa, la prì-
ma ch'ebbero i calameli tani scalzi
(Fedi) in Roma, e dove custodisco-
no un piede della loro madi*e san-
ta Teresa, e un dito di s. Giovan-
ni dalla Croce, rimonta al pontifi-
cato di Clemente Vili, che concor-
se alla sua erezione, e la diede ai
detti religiosi. Sotto la volta di una
casa, spettante alle religiose di san-
ta Chiara, o sia al pio luogo delle
convertite, e per una scala, eravi
un'immagine della b. Vergine, che
con istupendi miracoli, vei'so l'an-
no 1592, incominciò a manifestar-
si, e a destare ne' fedeli una gran
divozione, massime negli abitanti
della regione di Trastevere. Era
protettore del pio luogo il zelante
Cardinal Tolomeo Galli di Como,
detto comunemente il Cardinal di
Como, laonde insieme co' deputati ,
e col permesso dì Clemente Vili,
venne stabilito di demolire le cir-
costanti case per erigere a detta im-
magine una chiesa, perchè fosse
meglio venerata. S'incominciò la
fabbrica con disegno di Francesco
di Volterra, venendo ultimata in un
al prospetto estemo da Ottavio Ma-
scherìno, e quindi fu segato il muro
dalla scala ove stava la prodigiosa
immagine, la quale fu collocata nel-
la chiesa, che dalla località ove si
manifestò la b. Vergine, prese il
nome di s. Maria della Scala.
Clemente Vili ne affidò la custodia
a' carmelitaui scalzi, cui donò le ca«
CHI i59
se annesse, ove fu febbricato il con-
vento con architettura di Matteo
di Città di Castello. I i^ligiosi in
detto anno, e nel giorno sagro alla
Pui*ificazione della ss. Vergine, pre-
sero possesso della chiesa, per mez-
zo di fr. Giovanni di s. Girolamo,
con gran vantaggio temporale, e
spirituale de' trasteverini ; e nel con-
vento posero la celebre spezieria ,
di cui parlammo al citato loro ar-
ticolo.
Paolo V, avendo portato sul vi-
cino monte Gianicolo l'acqua dal
lago di Bracciano, poterono i reli-
giosi pro6ttarne , e tralasciare di
bere quella del Tevere. Alessandi^o
VII poi, avendo liei 1664 soppressa
nella chiesa di s. Maria Nuova la
diaconia Cardinalizia, eresse in vece
questa chiesa in diaconia, e pel pri-
mo la conferì colla porpora a Pao-
lo Savelli, come il successore Cle-
mente IX, nel 1669, ne fece dia-
cono Cardinale Buonaccorso Buo-
naccorsi. Avendo Innocenzo XI fòt-
to Cardinale, nel 1 68 1 , Marco Gal-
li di Como, nipote del precedente,
imitatore della generosità dello zio,
che quivi volle essere sepolto, colla
spesa di dodici mila scudi, terminò
la volta e la tribuna della chiesa,
ove ancor egli comandò di essere
tumulato. Questa diaconia Cardi-
nalizia, nel secolo decorso, fu tenu-
ta dal Cardinal Ludovico di Bor-
bone infante di Spagna, e nei pri-
mi del corrente dal di lui figlio
Cardinal Luigi, il quale vi operò
alcuni abbellimenti.
Di buone forme è la facciata
esterna, alla cui porta sovrasta la
b. Vergine col s. Bambino ; l'inter-
no è bello, decoroso, e con pavi-
mento di marmi di colon diversi.
L'altare maggiore è disegno del
Rainaldi, eoa sedici colonnette dì
iGo
CHI
diaspro oncntale, che adornano il
tabernacolo : nella cappella dei San-
tacroce, disegno, e scoltura delFAI-
gardi, si venera la miracolosa im-
magine di s. Maria della Scala, ^el-
le cappelle, e nel coro, oltre altri
buoni dipinti, marmi , e statue, vi
sono commende voli opere del padre
Luca Fiammingo carmelitano, e ce-
lebre pittoi*e. Nella domenica in Al-
bis in questa chiesa avvi la stazio-
ne. In ogni biennio, ed ai i5 otto-
bre per la festa di s. Teresa, il
magistrato romano fa a questa l'o-
blazione del calice d'argento, e del-
le torcie di cera.
S, Maria del Sole. V. S. Màru
IN GoSMEDXN.
S, Maria del Suffragioy dell'arci'
confraternita delia B. V* del Suf-
fragio. Vedi,
In ogni quadinenno il magistrato
romano, nella prima domenica di
novembre, ofiQre a questa chiesa un
calice di ai*gento> e le torcie di cera.
aS*. Maria in Tmsponiina , titolo
Cardinalizio, con parroccìUa^ in
cura de* religiosi Carmelitani cai'
zati, nel none Borgo,
L'antica chiesa chiamavasi di s.
Maria in portico j o in capite por-
ticusy perchè ove stava incomincia-
vano i portici, che conducevano a
s. Pietro , fu detta ancora in capite
Pontis, per essere al di là del ponte
s. Angelo verso il campo vaticano,
e perciò si chiamò anco Traspada-
na , Traspadiruty e Traspontina; poi
chiamossi lungo la via Alessandrina,
perchè Alessandro VI raddrizzò la
strada, ora detta Borgo nuovo (Vedi),
ove sta la nuova chiesa. Adriano I,
ferito l'anno 772, edificò l'antica
CHI
vicino alla mole Adriana, ossia Ca-
stel s. Angelo, dove ora é Ja fona
coi baloardi dell' istessa fortezza, nel
capo della strada che sania una
volta chiamavasi, ed anco via Mot'
tyrum, et camma sancta, pei mol-
tissimi martiri, i quali per essa pas-
savano , quando erano condotti al
martirio negli Orti, e cerchio di
Nerone. Presso questa chiesa Taòlsi
che monsse Pasquale II ai a i gennado
1 1 1 8 , donde il suo corpo fu por*
tato a seppellirsi nella basilica late»
ranense. Eletto a di lui sucoessore
ai 25 gennaio Gelasio II, Caetani,
dal palazzo lateranense quivi si ri-
tirò ai 2 marzo per fuggire le vio-
lenze dell' imperatore Enrico Y;
quindi su d'una barca fuggì aUa
sua patiia Gaeta.
Celestino III, ai i5 maggio 1 194»
consagrò l'altare de' ss. Pietro e Pao-
lo, riponendovi molte raliquie;, fra
le quali voglionsi compresi i oorpi
de' ss. martiri Basilide, Magdalo, e
Tripodio. Evvi tradizione, che le
due colonne dell'altare sieno qudle
del carcere Mamertìno, ove furono
legati, e battuti i due principi de-
gli apostoli, essendo il maroiQ ve-
nato di color bianco e rosso. Di
esse eruditamente parla il Piazza,
Gerarchia, pag. 658. In .progresso
nella chiesa venne eretta una col-
legiata di canonici, con arciprete per
prima dignità, come ricavasi da una
bolla di Paolo IL Già Adriano I
l'avea dichiarata una delle tre dia-
conie, non pei*ò Cardinalizie, ed ecco
come di essa si esprime Anastasio
Bibliotecario, parlando di tal Papa :
Hic coangelicus vir divina inspira*
tione ignitus, constituit diaconias tres
etc,; aliam vero intemeratcs Domxnm
nostne Marice j quce sita est fins
portam b. Petri apostoli in capili
porticus»
CHI
Assunto al pontificato Innocenzo
Vili, che nel Cardinalato era stato
protettore de' carmelitani, non sola-
mente arricchì l'Ordine di privilegi
ed onori, ma gli concesse la chiesa
di s. Maria in Traspontina co' suoi
diritti, prerogative e rendite, le qua-
li aumentò, come si legge nella sua
bolla, lY idus novemb. an. i484*
Ma dipoi volendo Pio IV fortificare
la città Leonina, il borgo, e il Ca-
stel s. Angelo, ai 23 agosto i565,
ne ordinò l'atterramento per aprire
nel suo sito le fosse per alzarvi i
ripari di detto castello, avendo pe-
rò anteriormente, agli 8 maggio
i56i, fatta gettare la prima pietra
nel luogo ove ora in un col con-
vento si trova. Alti'i però dicono che,
successo a quel Pontefice s. Pio V, que-
sti con bolla de' i8 febbraio i566,
diede incominciamento alla nuova
fabbrica, benedicendone la prima pie-
tra. Questa, insieme ad alcune me-
daglie di argento, fu collocata for-
malmente ne' fondamenti dal Car-
dinal Guido Ferreri vice- protettore
dell' Ordine carmelitano , in luogo
del protettore Cardinal s. Carlo Bor-
romeo, che trovavasi alla sua sede
di Milano. Assistette alla funzione
il Cardinal Bonelli, detto Y Alessan-
drino, nipote di s. Pio V, con gran
concorso di popolo, e sparo delle
artiglierie di Castel s. Angelo. Dì poi
6Ì rinnovarono tali dimostrazioni di
giubilo, quando agli 8 febbraio iSij
nella domenica di quinquagesima ,
dalla vecchia alla nuova chiesa fu
trasportato in processione il ss. Sa«>
gramento, insieme ad una miraco-
losa immagine della ss. Vergine, che
si vuole portata dal monte Carme-
lo da alcuni carmelitani, ad un di«
voto Crocefisso, unitamente alle reli-
quie de* santi, e alle due menzionate
colonne. Poscia, ai i3 aprile, ilPon-
VOL. XII.
. CHI i6i
tefice Sisto V dichiarò la nuova chie-
sa titolo Cardinalizio, che pel prìroo
conferì al Cardinale Giovanni Men-
doza, spagnuolo, da lui elevato alla
porpora ai i8 dicembre del mede-
simo anno; ed essendo morto nel
iSgB, in tal anno Clemente Vili
la diede al celebre Francesco To-
ledo, il primo gesuita esaltato alla
dignità Cardinalizia. Il Cardinal Gia-
como Corradi, creato da Innocenzo
X nel i655, e fatto titolare di que-
sta chiesa, allorché morì nel i666,
le lasciò la metà della sua eredità, a
Attualmente n'è titolare il Cardi- f
nal Placido Maria Tadini, arcive-
scovo di Genova, del medesimo Or-
dine de' carmelitani dell' antica os-
servanza. Vedi,
JVe furono architetti Francesco
Pepparelli, e Ottaviano Marchesino,
il quale la terminò colla tribuna,
cupola, e coro , e Gio: Sallustio, fi-
glio di Baldassare Peruzzi fornì il
disegno per la facciata, cui diede
compimento il Mascherino. Dice il
Piazza, che la demolizione dell'an-
tica chiesa si effettuò interamente
soltanto nel 1687, dopo che furono
compiuti r altare maggiore , e le
ale della crociera, mentre la cupo-
la ebbe termine nel 1668* Il ta-
bernacolo di marmo del detto alta-
re maggiore, ove si venera l'im-
magine della b. Vergine, ricco di
marmi, di metalli dorati^ e di sta-
tue, con suo disegno dal Fontana
fu perfezionato nel 1674, per cui
Clemente X, accompagnato ,da molti
Cardinali, si recò a visitarla ai 23
dicembre. Anche altii Pontefici an-
darono a questa chiesa , massime
neir averla stabilita per visita di
qualche giubileo straordinario, e in
quello dell'anno santo. Clemente XI
vi si recò nella grande inondazio-
ne del Tevere, avvenuta nel 170'"
1 1
iGi
CHI
e ne esperimento il celeste patroci-
nio. Benedetto XIII poi nel 1728
consagrò solennemente la chiesa, e
l'altare della cappella di s. Maria
Maddalena de Pazzi.
Sotto il suo pontificato morì il
Cardinal Giuseppe Sacripanti di Nar-
ni, il quale essóìdo stato protettore
di tutto l'Ordine carmelitano, fid>-
Imìoò il contiguo oratorio con altare
ornato di belli marmi, per istruii^
vi i £mciulli della parrocchia, nella
dottrina cristiana, come si legge dal-
l' isciìzione posta sull'architrave della
\ porta. In questa chiesa evvi una
cappella dedicata a s. Barbara, pro-
tettrìoe delle milizie pontificie, mas-
sime de' bombardieri, i quali nel
giorno della sua fèsta ai 4 dicem-
bi^ vi si recano a celebrarla , per
cui spara Tartigliena di Castel s.
Angelo all'alba e all'elevazione del-
la messa. Della confraternita di s.
Barbara de' bombai*dierì, istituita in
questa chiesa nel pontificato di Cle-
mente Vili, parla il Piazza, nelle
Opere pie di Roma, capo XXVII,
pag. 659. Le altre cappelle sono
stimabili per dipinti, marmi, ed al-
tri ornamenti ; fi*a i monumenti se-
polcrali merita menzione quello del
tanto rìnomato meccanico Nicolò Za-
baglia, che lavoi*ò ed esercitò il suo
felice ingegno nella basìlica vatica-
na, come capo maestro dei Sampie-
trini, addetti ai lavori di quel tem-
pio; autore delle macchine per la-
vorare in qualunque parte perico-
losa e inaccessibile del medesimo, i
cui disegni più volte si diedero al-
la luce, ritenendosi quali capo- lavo-
ri in fatto di meccanica. Nel conti-
guo convento risiede il prioi*e gene-
rale dell'Ordine carmelitano.
S, Maria in Trastei^ere , basilica
cou capitoÌQj titolo CardiiiaUziOi
CHI
con parroodda nd rione Trastc^
vere.
Con varie denominazioni venne
chiamata questa insigne diiesa, la
prima dedicata in Roma alla B. Y.
Maria, non che de' titoU Cardinali-
zi, e delle parrocchie di Roma. Que-
sta celebre chiesa chiamossi baàlica,
come l'appellò s. Damaso I, primie-
ramente S. Maria in Trasievere,
daUa regione di là dal Tevere in
cui tix)vasi, sebbene vi sieno in essa
altre chiese dedicate alla Madonna;
r^one nobilitata dal prìncipe degli
apostoli, e piimo Pontefice s. Pie-
tro appena giunto in Roma, ed ove
pel primo cominciò a predicare il
vangelo a' suoi oonnazionaU ivi di-
moranti. Fu detta Basilica di Ca-
listo, perché il Papa s. Calisto I la
consagrò, e dedicò prima d'ogni
altra in Roma ad onore dell' inef-
£ibile mistero dell'incarnazione, e
della nascita del Figliuolo di Dio:
perciò fii detta ancora del Presepe^
essendovi sino dai tempi di s. Gre-
gorio IV un altare dedicato alla
nascita del Salvatore chiamato del
PresepiOy se pure non era l'altare
maggiore, da quel Papa miralnl*
mente ornato e coperto d'oro. For-
se per tal motivo Calisto II posevi
la stazione nel dì della ottava della
nascita del Redentore , eh' è il pri-
mo dì dell'anno. Si disse Basilica
di s. Giulio ly perchè fu da lui i-i-
fabbricata, n'ebbe gran divozione, e
vi fu sepolto, portatovi dal dmite-
rìo di Calepodio nella via Am*elia.
Venne appellata di s, Cornelio, per-
chè questo Papa dalle catacombe
trasferì nella basilica molti corpi dei
ss. martiri, e poi dal cimiterio di
Calisto fu quivi portato il suo. Chia-
mossi s. Maria in Monastero, peix^hè
amicamente fu governata dai tuo»
CHI
nàci benedettini, dicendosi l'annesso
luogo da loix) abitato il Monastero
ili s. Maria, di cui fu abbate sotto
s. Nicolò I, Anastasio bibliotecario.
Fu detta Tempio fife' Ravennati^ per-
ché Augusto venendo a Roma as-
seguò questo luogo per alloggiamen-
to assoldati che teneva a Ravenna
per sicurezza del mare Adriatico ;
il perchè la regione Trastevere per
molto tempo si disse de' Ravennati.
Finalmente la basilica di s. Ma-
ria in Trastevere fu ed è chiamata
Fons Old, ad Fontem Old, pel
fonte d'olio ivi scatmìto nel modo
e luogo, che andiamo a narrare,
per cui gli stranieii qui recavansi
ad osservare il sito del seguito pro-
digio , che essendo presso l' altaica
maggiore, vi si leggono queste pa-
role: Nasdtur hinc Oleum Deus,
ut de Virginey utroque eleo sacra'
ta est Roma terrarum caput. L' Ai-
veri dice, che la basilica fu detta anco
s. Maria in Fontibus^ e s. Maria
della Clemenza^ dall'immagine, che
ivi si venera.
Mentre regnava T imperatore Ot-
taviano Augusto, nella Taverna o
Taherna detta Meritoria^ cioè pub-
blica, o, come altri dicono, ospizio
de' soldati invalidi ove loro si som-
ministrava il cibo, si vide all'im-
provviso uscire dalla terra un zam-
pillo di olio, il quale continuando
per un giorno intero scorse sino al
Tevere. Questo misterioso portento
indicava, come dal fatto fu in ap-
presso indicato, la prossima nascita
di Gesù Crìsto, il quale appunto
apparve e si manifestò al mondo,
allorché si godeva in esso una pace
universale simboleggiata dall' uUvo,
da cui si trae l' olio ; mentre Eu-
tropio nel ruscello di olio vide fi-
gurata la grazia di Cristo, che do-
veva comunicarsi alle genti, arreni-
CHI i63
mento cui alcuni dicono accaduto
tre anni avanti la detta natività.
Tanto affermano Paolo Orosio, lib.
VI histor, contra Pagan. cap. ao,
commendato dai ss. dottori Agosti-
no e Girolamo, e dal citato EutiY>-
pio. De gest Bom. ad F aleni, y ed
altri gravi autori. Per altro Bene-
detto XIV, Lambertiniy nella sua
opera de festis Domini nostri Jesu
Christij et b, Mariae Virginis, par-
lando della festa del s. Natale , dice
essere accaduto simile prodigio qua-
ranta anni avanti la nascita di Ge-
sii Crìsto. Nari'a però Eusebio di
Cesarea, che nell'anno ySS di Ro-
ma, ed ultimo avanti l'era volgare,
alle falde del monte Gianicolo, pres-
so la Tabema Meritoria, sgorgò un
fonte d'olio o di petrolio, il quale*
seguitò a scoiTere per un' intera
gtoraata senza interruzione. Questa
spontanea emanazione fu creduta al-
lora prodigiosa, e da un naturale
fenomeno ebbe orìgine la narrata
pia tradizione. Così pensarono al-
cuni, ma noi, seguendo la tradizio-
ne, che costante si mantenne sino
a' nostri giorni, invitiamo a consul-
tare il dotto Moretti, De basilica
s, Marias Drmstyberimy caput FI*
Quo loco trans Tjrberim basilicam
suam extruxerit s, CaUistus, propo-
sitis , rejectisque falsis opinionibus,
statuitury extraxisse super tàbemam
scaturigine fontis old periUustrem.
Historia hujus prodiga elucidatur,
ac defenditur, cap. VII, Copiose
disserilur de vera conditione taber*
noe meriiorioCj e quajluxit oleum i
reUqua inde ad originem basilicae
CalUsdànae pertinentia paucis expen-
duntur.
Questo luogo fu pertanto ricono-
sciuto dai cristiani dei prìmi tempi,
e siccome cessando ivi l' uso di man-
tenei^fi ì soldati invalidi, fu abban-
i64 CHI
donata la tabema, i medesimi cri-
stiani mancando stabilmente di al-
cun luogo pubblico in Roma, per
adunarvisi e compiere i loro atti
religiosi, presero in affitto la taber-
na, o osteria per erigervi un ora-
torio. I tavernari insorsero a dispu-
targliene il possesso, per esercitarvi
la loro professione, e vendervi il vi-
no, ricorrendo a tal effetto all'im-
peratore Alessandro Severo. Questi
però, volendo favorire i cristiani,
anco in ossequio di Mammea sua
madre^ che avea professata la loro
i^igione, nell'anno 224, pronunziò
il memorabile decreto: È pur mc-
glio, che quivi si adori alcun Dio^
che sia destinato a crapulare. Su-
bito s. Calisto I, il quale allora go-
•vemava la Chiesa universale, vi fab-
bricò una piccola chiesa, cui dedicò
e consagrò al parto della ss. Ver-
gine; e fu la prima ad erìgersi in
Roma pubblicamente al culto divi-
no, in faccia a' pagani magistrati, e
dove il santo Pontefice esercitò le apo-
stoliche funzioni del suo ministero,
ed ancora vi si adunavano i cristiani
a salmeggiare, ed a compiere gli altri
uffizi di pietà, da cui però dovet-
tero cessare ben presto per le nuo-
ve persecuzioni, cui andarono sog-
getti, promosse da Domizio Yulpia-
no prefetto di Roma , che tolse ad
essi persino questo pubblico luogo
di adunanza. Dice poi il Pancii*oli
pag. 588, che avendo il Pontefice
domandato e ottenuto dall'impera-
tore Tedifizio della Taberna Meri-
toria, questo essendo grande, grande
dovette essere la chiesa, o in luogo
da lui convertito in sagro tempio, e
non piccolo oratorio. Se questa chiesa
sia stata la prima a fabbricarsi in
Roma, come lo fu certamente tra
quelle dedicate alla B. Vergine, o
se lo sia quella di s. Pudenziana^
CHI
ne tratta il Piazza nella Gerarchia
a p. 375. Certo è però, che il san-
to Pontefice Lino, successore di s.
Pietro, vietò alle donne di entrar
nelle chiese col capo scoperto , e s.
l^ino che gli successe prescrisse la
solennità nella dedicazione delle chie-
se, con analoghe provvidenze sulla
loro erezione, lo che dimostra che
in qualche epoca ne furono prima
della basilica fabbricate. F. Saverio
Marini, Sé in Ravenna vi fossero
chiese pubbliche^ prima che Costarti
tino desse la pace alla Chiesa?'
Ritornata quindi la pace alla
Chiesa nel pontificato di s. Mel-
chiade, e consolidata in quello di
s. Silvestro I, succedendogli poco
dipoi Papa s. Giulio I, questi nel-
l'anno 340 la riedificò, e da lui e
da Calisto I ne prese il nome; Di
fatti, nell'elenco, o Notizia Cardinal
Uum titularium insignis basilicee s,
Mariae Transtyberim, che il dtato
Moretti, canonico della medesima,
riporta nella menzionata opera, per
primo registra s. Calepodio, per
secondo quivi seppellito, s. Asterio,
e per terzo PauÙnus presbyter Cor-
dinalis s. Murice Transtyherim in
titulo Callisti et Julii Cardia.,
qui anno Chrìst 4g4 vivehant, Ge^
lasio L Che sotto s. Simmaco Pa-
pa, e nel sinodo romano , celebra-
to nel 499» "^ fossero Cardinali
titolari di questa chiesa, chiaramen-
te lo dice il Piazza parlando di es-
sa, nella sua Gerarchia Cardinali"
zia, p. 364, aggiungendo a pag. 367,
che appresso il Panvinio si trovano
alcuni Cardinali intitolati ai^cipreti
di s. Calisto, come lo avevano ed
hanno le basiliche patriarcali. Anzi
lo stesso Moretti, nel riportare per
quarto titolare Marcellino, dice che
il Panvinio e il Ciacconio riporta-
no un Marcellus archipreshyier s.
CHI
Mariae in tìtolo Callisti et JuUi
Transtyberim appdlatus etc. Non riu-
scirà discaro, che qui si avverta co-
me ritirandosi nella vicina casa di
Ponziano, presso questa chiesa, il
Pontefice s. Calisto I, nelle persecu-
zioni suscitategli contro dai sacer-
doti pagani, ed essendo egli stato
gettato in un contiguo pozzo, fu
eretta ivi poi una diiesa col di lui no-
me, la qual chiesa però non si deve
confondere colla basilica, chiamata,
come dicemmo, di si Calisto, tanto più
che la chiesa ove patì il martino di-
venne anch'essa titolo Cardinalizio
nel i458 sotto Calisto IH. F, Chiesa
DI s. Calisto, tìtolo Cardinalizio, in
cura dei monaci Cassinesi. Antica-
mente l'arciprete di s. Maria in
Trastevere, nella domenica, celebra-
va nell'altare papale della patriar^
cale basilica vaticana, essendo il pri-
mo de' sette Carditiali assegnati al
suo servizio ebdomadario.
I Pontefici si diedero tutta la cu-
ra di conservare, e di abbellire
questa basilica, che con quella di s.
Lorenzo e Damaso primeggia fra
le basiliche minori, per cui i ri-
spettivi capitoli, nelle processioni, al-
ternativamente si cedono la destra.
La ornarono pertanto il Pontefice
Giovanni VII, creato nell'anno 7o5,
con pitture; s. Gregorio II del 7i5;
s. Gregorio III, che nel 734 la re-
staurò; Adriano I del 772, che Tac-
ci'ebbe di due navi, e sulla piazza
innanzi la chiesa eresse una fonta-
na, rinnovata da altri Papi. Altri
ristauri e preziosi doni le fece s.
Leone III, creato nel 79^: indi s.
Gregorio IV, dell' 827, eresse la
cappella del Presepio, vi fondò un
monistero sotto il nome di s. Corne-
lio, di canonici regolari di s. Agostino,
cui ne affidò la custodia. Neil' 848,
Leone IV non solo la ristorò, ma
CHI
i65
le diede per Cardinale titolare Be-
nedetto canonico regolare, che nel-
r 855, succedendogli col nome di
Benedetto III, vi edificò la tribuna.
Dall' Ugonio si apprende, che s. Ni-
colò I, di lui successore, donò alla
basilica un libro degli evangeli coper-
to di lamine di argento, con altri
vasi simili.
Il Piazza dice, che in seguito dei
canonici regolari, il monistero con-
tiguo venisse abitato dalle mona-
che, finché Calisto II, eletto nel
mg, vi eresse una collegiata, as-
soggettando alla basilica come a lo-
ro matrice le chiese vicine, di s.
Egidio, de' ss. Crispino e Crispinia-
noj^ di s. Dorotea, delle ss. Rujffina
e Seconda, e di s. Giovanni della
Malva. Mentre era Cardinale prete
di questa chiesa Pier Leone, ' morì
Onorio II, e, a' i5 febbraio i i3o,
sedici Cardinali canonicamente eles-
seix» Papa col nome d'Innocenzo II
il Cardinal Gregorio Papareschi ,
romano di Trastevere, già canonico
regolare, e gli altri scismaticamente
posero sulla cattedra apostolica il
Cardinal Pier Leone, il quale aven-
do preso il nome di Anacleto II ,
colle sue ricchezze, e col suo poten-
te partito si sostenne nell' antipapa-
to, e costrinse a fuggire in Fran-
cia Innocenzo IL Poscia questi ri-
tornato a Roma, ed essendo morto
nel II 38 l' antipapa, il buon Pon-
tefice per la gran divozione, che
nutriva alla basilica, nell'anno se-
guente la riedificò dai fondamenti ,
l'abbelFi, e l'amcchì di rendite. Vi
fece un nobile pavimento, e di mo-
saico, adornò tutta la tiibuna nel-
l'alto dell'abside, colle figure del
Salvatore, della b. Vergine sedente,
di s. Pietro, de' Pontefici Cornelio
e Giulio, e di s. Calepodio prete,
tutti dalla parte sinistra, mentre
i66 CHI
dalla destra vennero rappresentati
s. Calisto Papa, e s. Lorenzo, &•
cendovi porre da un lato la propria
effigie: nella fascia, pure in mosai-
co, sì figurarono le città di Geru-
salemme, e di Betlemme, dalle qua-
li escono dodici angeli, venendovi
eseguite anche le figure d'Isaia, e
di Geremia. Però vuoisi, che tanto
la restaurazione della chiesa, quan-
to i musaici, fossero terminati dal
Cardinal Pietro Papareschì, fratello
d'Innocenzo II, verso Tanno 1 148.
A memoria di tali benefici, e di
quanto venne rappresentato riguar-
do all'istoria del parto della Ver*
gine, si posero i seguenti versi di
stile rozzo secondo i tempi :
Haec in honore tuo praefidgida Ma-
ter honoris.
Regia divini rutìlat fulgore decoris.
In qua Christe sedes manet ultra, a
saeculi sedes.
Digna tui dixeris est quam tegit
aurea vestis,
Cum moles natura factus Jòret hinc
oriundus
Innocentius hanc renovavit Papa
secundus ,
Non solo Innocenzo II decorò di
musaici la trìbuna, che fu pure da
lui ingrandita, ma vi fece il taber-
nacolo di marmo, con quattro pre-
ziose colonne di porfido, per la con-
fessione e altare maggiore, entro il
qual tabernacolo si conservano le
insigni reliquie, che sogliono mo-
strarsi al popolo nella domenica in
Aìhis, La cappella, che s. Gregorio
IV, ad imitazione di quella della
basilica liberiana», aveva eretta al
Presepio, fu da Innocenzo lì abbel-
lita, arricchita di preziosi arredi sa-
gri e di vasi d* oro e d'argento. Que-
sto Pontefice la consagrò nel gior-
CHI
no della festa della Purificazione y
ripristinò il monistero de' monaci
benedettini accanto la chiesa per
uffiziarla, e morendo ai 34 settem-
bre 1 1 43, dal Laterano ove fu se-
polto, dopo sette anni il di lui cor-
po fu trasportato in questa basili-
ca. Non molto dopo Eugenio III
nel I i5o fece Ccuxlinale prete di s.
Calisto, cioè di s. Malìa in Traste*
vere. Guido di Crema, il quale nel-
lo scisma contro AlessajDdro III, nel
II 64 successe tkeU' antipapato ool
nome di Pasquale II, vi visse dr*
ca quattro anni, e canonizzò Carlo
Magno, locchè non fu approvato, ma
solo tollerato dalla Chiesa.
Di alti*o restauro va debitrice la
chiesa ad Innocenzo III, il quale
siccome divotissimo della b. Vela-
ne, per rendere piti sguaiata la ba-
silica, giacche s. Gregorio lY non
avea che consagrato l'altare mag-
giore, ad istanza del Cardinal Gio.
Conti o Guidoni vescovo di Pale-
striua, eh' ei^a stato titolare della
chiesa, e di tutto il popolo traste-
verino, mentre si celebrava il con-
cilio generale XII con l'intervento di
mila duecento ottantonove padri, e
coir assistenza di tutti i vescovi con-
ciliarii, solennemente oonsagrò la
basilica ai i5 novembre iao3, nd
qual giorno tuttora si celebra la
sagra. Egli le assegnò inoltre di-
verse entrate^ le oSrì ricchi doni, e
le concesse molte indulgenze, e quel-
la della stazione nel primo dell'an-
no in memorìa del parto di Maria
Vergine. Dipoi, verso il 1 290, Ber-
toldo figlio di Pieti*o Ste&neschi ,
nel basso della tribuna fece esegui-
re alcuni mosaici dal Cavallini, rap-
presentanti la vita della b. Vergine,
e nel centro questa coi ss. Pietro e
Paolo.
Urbano VI, eletto nel 1 378, nel-
CHI
lo stesso anno si ritirò ad abitare il
palazzo o monìstero contìguo a que-
sta chiesa, ove ai i8 -settembre fe-
ce una promozione di ventinove
Gaixlinali, e dopo due giorni Fu in
Fondi fòtto antipapa Clemente VII»
fòvorito da Giovanna I, regina di
Napoli. In quesito luogo Urbano VI
tenne diversi concistori, ne' quali
depose dal regno la regina, e ful-
minò delle censure ecclesiastiche il
pseudo-Pontefice , e gli scismatici
suoi fautori, le quali nel medesimo
palazzo rinnovò nel 1879. ^'^ P^^
fu benefattore di questa basilica Ni-
colò V pei restauri, che per mezzo
deir architetto Bernardo Rossellino
▼i eseguì, massime nel musaico del-
la facciata esterna nel fregio sotto
il tfmpano, opera del XII secolo,
perchè fatto fare da Eugenio III ,
e terminato nel XIY da Pietro Ca-
vallini. Esso rappresenta la b. Ver-
gine, colle dieci vergini della para-
bola evangelica, cioè le cinque pru-
denti, e le cinque stolte. Verso Tan-
no 148 3, il Cardinal Stefano Nar-
dini titolare, omo ed arricchì la
sagrestia, é fece restaurare la fon-
tana della piazza, rinnovata poi
da Clemente YIII, da Alessandro
VII, e da Innocenzo XII. Il Car-
dinal titolare Antouio Sanseverino
fu benemerìto di alcuni ristauri, e
di aver fi:)ndati alcuni inservienti pel
coro, e per la sagrestia colle ren-
dite del Cardinal titolare. Il Cardi*
nal titolare Michele da Silva por-
toghese, per la sua tenera divozio-
ne verso la b. Vergine, edificò un
palazzo nelle vicinanze della basili-
ca, per essere più comodo nel visi-
tarla. Altro illustre titolare fu il
Cardinal Giampietro Carafi&, che
nel i555, venne creato Pontefice,
Paolo IV.
Assunto al pontificato s. Pio V,
CHI 167
GhisUerì^ ed osservando che 1* uffi-
ciatura della basilica era trascurata,
giacché non essendovi piìi i monaci
benedettini, i sacei'doti benefiziati
che l'avevano in cura non le pi^e-
stavano per lo scarso loro numero
quel servigio di cui abbisognava, vi
eresse di nuòvo la collegiata con un
capitolo composto di dodici canoni-
ci, ed otto beneficiati, i quali ora
sono dieci con alcuni cappellani ed
inservienti, confermando il tutto
Gregorio XIII suo successore. La
dichiarò vicaria perpetua parrocchia-
le, stabilendone la provvisione, men-
tre per le ultime disposizioni di
Leone XII, la cura che anticamente
esercitavasi da un beneficiato deU
la basilica, ora è affidata ad un
canonico della medesima. Dei cano-
nicati,* e dei beneficiati, qualora non
sieno affetti, gode la nomina il
Cardinal titolare. I canonici hanno
r uso della cappa di saja paonazza
e il rocchetto, col singoiar privilegio
di poter sciogliere la coda della cap-
pa, allorquando nel venerdì santo
vanno ad adorare la croce. I bene-
ficiati poi hanno Fuso delle cappe ^
con fodera di pelli bigie nelT inver-
no, e rocchetto senza maniche, men-
tre nelle altre stagioni assumono la
sola cotta. Da questo illustre capi-
tolo uscirono molti personaggi enco-
miati pei* pietà, dottrina, e dignità
ecclesiastiche, ' godendo molti privi-
legi , e possedendo un ottimo archi-
vio, che contiene memorie antiche.
Il Cardinal titolare vi nomina un
prelato per vicaiìo.
Giulio Antonio Santorio, Cardi-
nal titolare, vi fece il soffitto dorato,
che avanti il coix) traversa la parte
superiore della basilica. 11 Cardinal
titolare Marco Sittico Altemps, ni-
pote di Pio IV, nella nave sinistra
eresse la magnifica oappella del ss»
68
CHI
Sagramento, trasferendovi al suo
altare un'antica e miracolosa im-
magine, che da tempo immemora-
bile veneravasi in questa chiesa sotto
la denominazione della Clemenza.
Il Porporato si servì dell' architetto
Martino Lunghi, e di valenti pittori
e scultori per abbellirla; vi fondò
un collegio di cappellani corali , con
regole e costituzioni particolari, la
dichiarò juspatronato della ^miglia
Altemps, la forni di sagri an*edi, e
di copiose rendite, ottenendo da
Gregorio XIII il privilegio, che il
suo altare fosse privilegiato in per-
petuo pei defonti, e volle ivi essere
sepolto. Della confraternita eretta in
questa cappella sotto l' invocazione
del ss. Sagramento trattarono il
Piazza, Opere Pie di Roma, capo
XVI, pag. 537, e TAlveri tom. II,
pag. 332.
Alessandro de' Medici , Cardinale
titolare, sotto il musaico d'Inno-
cenzo II, e nel coro fece eseguire
vaghe e nobili pitture, e nel i6o5
fìi elevato alla cattedra apostolica
col nome di Leone XI. ' Quindi il
Cardinal Pietro Aldobrandini, nipote
di Clemente Vili, titolare della
chiesa, apri nuove finestre colle
quali illuminò la basilica ch'era al-
quanto oscura, e fece fare il son-
tuoso soffitto della nave di mezzo,
pregevole per le dorature , pegli
intagli, e pel famoso quadro dell' As-
sunzione della b. Vergine del Do-
menichìno, ma si dovettero togliere
i musaici dell* arcone. Il Pontefice
Paolo V, nel dare nel 1 608 ai cas-
sinesi la chiesa di s. Calisto, concesse
loro anche il palazzo del titolare di
s. Maria in Trastevere, e il palazzo
contiguo alla basilica, il quale fu
dai cassinesi rifabbricato. Questo
secondo palazzo apparteneva ai ca-
nonici, ed era stato abitato da di-
CHI
versi Pontefici, dando Paolo V ai
canonici un annuo compenso,* ooom;
lo diede al Cardinal titolare per
l'altro. Paolo V conferì questo ti-
tolo al Cardinal Alessandro Ludo-
visi, il quale nel 1622 divenne
Gregorio XY. II di lui parente Ni-
colò Albergati Ludo visi, fetto Car-
dinale da Innocenzo X, divenuto
titolare della chiesa, ne fu benefiit-
tore col fare d'argento i reliquiari,
che prima erano di legno, e con
altre generose dimostrazioni, volendo
poi essere ivi sepolto, quando morì
decano del sagro Colico. Di poi Cle-
mente XI, Albani, amorevole verso
questa basilica, perchè vi riposavano
le ceneri di vati suoi antenati, oltre
a molti e notabili risarcimenti, con
disegno del cavalier Carlo Fontana,
vi fece l'antichissimo portico, con
cancelli di ferro; sull'architrave fece
collocare quattro gi*andiose statue
de' fondatori, e del primo titolare
della basilica, cioè de' quattro Pon-
tefici e martiri Calisto, e Cornelio,
di Papa s. Giulio I, e di s. Cale-
podio prete e martire. 11 capitolo,
nel 1702, per memoria gì' innalzò
una marmorea iscrizione, e decretò
un anniversario perpetuo agli ante-
nati di Clemente XI, il quale pei*
questa restaurazione e abbellimento
fece coniare una medaglia d'argento,
coir effigie da un lato della b. Vei"-
gine della Clemenza, coli' epigrafe:
Dilexi decorem domus luce, e nel
rovescio il pontificio ritratto.
Il detto portico sovi^astato dalla
facciata estema, ha cinque archi,
decorati da quattro colonne di gra-
nito, e sopra la ringhiera sono le
mentovate statue. Sotto al portico
vi sono diverse antiche iscrizioni
postevi dall' eruditissimo canonico
Boldetti, una pittura dell'Annunziata
del Cavallini, ed un'altra in fondo
CHI
a sinistra, bel lavoro del secolo XIII.
Si entra per tre porte nella basilica,
la principale di cui ha un superbo
fr^io di antico marmo, la qual por-
ta nel tempo dell'anno santo, se la
funzione non può farsi, come diremo,
alla basilica di s. Paolo, ùl le veci
di essa, e tì si fa l'apertura, e chiu-
sura della porta santa. L' interno
della basilica é a tre navi, divise da
ventiquattro colonne di gi*anito ros-
so e bigio, tutte di differenti forme,
e con capitelli antichi diversi nelle
forme, alcuni de' quali sono d'ordi-
ne ionico. Vi si osservano nelle vo-
lute scolpite le immagini d' Iside, di
Serapide, e di Arpoa^te. I mosaici
della tribuna furono da ultimo re-
staurati dalla reverenda camera
apostolica. A sinistra si legge: Ta-
BERNA MERITORIA, e a dcstra : Inno-
cEirrius HAWc rexovavit Papa secuic-
nus. Nelle cappelle vi sono memo-
rie antiche, marmi bellissimi, e su-
perbe pitture, senza mentovare altri
ornati. Fra quelle della nave destra
rammenteremo quella del Presepio,
che fu ornata dal Cardinal France-
sco Antonio Finy titolare; quella
della b. Vergine detta di Strada
Cupa, perchè ritrovata in una stra-
da così chiamata, architettata dal
Domenichino, che dovendo dipinger-
la ne cominciò una parte sopra
l'altare, e solo vi dipìnse un putto:
di poi gli ornati furono fatti dal
Cardinal duca di Yorck, commen-
datario della chiesa. Fra quelle poi
della nave sinistra merita special
menzione quella dedicata a' santi
Filippo e Giacomo, restaurata dal
Cardinal Filippo d'Alen^on ivi se-
polto, fratello del ve Filippo di Va-
lois, dicoutro al quale vedesi il de-
posito del celebre Cardinal Pietro
Stefaneschi degli Annibaldi, i quali
depositi sono ambedue interessanti.
CHI ,69
Oltre questi, e gli altri summento-
vati sono in questa basiUca pui* se-
polti i Cardinali Corradini, Armel-
lini, Gio. Battista Bussi, Orio, Gras-
si, Cecchini, Condulmero ec., Bertol-
do Stefaneschi, il duca Roberto di
Altemps, Filippo ed Annibale Al-
bani zii di Clemente XI , e i due
famigerati dipintori Lanfranco, e
Ciro Ferri. Finalmente nella sagre-
stia, ove ammirasi un bel ciborìo di
marmo, vi è una memoria sepol-
crale del dotto ai*cheologo Boldetti,
canonico di questa basilica. Gasparo
Alveri, Roma in ogni stato, non solo
nel tom. II, pag. 33 1 e seg. tratta
di questa basilica, ma anche de'suoi
monumenti ed iscrìzioni sepolcrali.
Oltre i santi corpi indicati supe-
riormente, vi si venerano molte ed
insigni reliquie, come il ci^nio di
s. Urbano I Papa, il corpo di san
Quirino vescovo, il legno della ss.
Croce, della Spongia, Sudario, e
e presepio di Gesii Cristo , del velo
e de' capelli della ss. Vergine, senza
mentovare le altre reliquie registra-
te nel catalogo di questa chiesa. Il
venerando corpo poi del suo pri-
mario fondatore s. Calisto I, fu pri-
ma sepolto nel cimiterio di s. Ca-
lepodio nella via Aurelia, donde fu
trasferito nella basilica. Il Muratori
nelle Dissertazioni sulle antichità
italiane, tomo III, Dissert 58, pag.
198, dice, che volendo neL secolo
ottavo Everardo, duca del Friuli,
edificare il monistero cesoniense, im-
petrò dalla santa Sede il corpo di
s. Calisto I Papa, come scrive Flo-
<loardo nella Storia di Reims, 1. IV,
cap. I. Il citato Moretti però, con-
venendo che alcuna parte del corpo
di s. Calisto I fosse concessa alle
persone e luoghi ch'egli enumera,
dice che la maggior parte si custo-
disce e venera sotto l'altare princi-
I70 CHI
pale della basilica, intorno a che è
a Yedersi il capo XI della di lui
opera.
In questa chiesa ti celebra la sta-
zione nel di primo gennaio» la
dedmasesta di quaresima, e nella
centesima prima domenica dopo la
Pentocoste. Ai 1 5 agosto ogni anno
il senato romano & a questa basi-
lica l'oblazione del calice con pate-
na d'argento, e quattro torcie di
cera. In tempo dì pestilenza, e per
le grandi inondazioni del Tevere, i
ix>mani Pontefici sostituirono questa
basilica a quella di s. Paolo fuori
le mura tanto per la visita delle
sette chiese, che per lucrare l'in-
dulgenza dell'anno santo, come per
questo avvenne sotto Urbano Vili,
Clemente XI, e Leone XII, lo che
si può vedei*e all'articolo Anno santo.
Solo c[ui aggiungeremo, che Leone
XII avendo deputato per legato a
latere ^ ad aprire e chiudere, nel
1825, la porta santa di questa ba-
silica di s. Maria in Trastevere ( per
essersi disgi*aziatamente incendiata
quella di san Paolo, ora risorta
splendidamente), il Cai*dìnal Barto-
lommeo Pacca allora sotto-decano
e oggidì decano del sagro Colle-
gio, volle però ancora che la por-
ta santa della basilica ostiense ve-
nisse, come negli anni santi 1625,
e 1700, aperta e chiusa, rinnovan-
done gli antichi materiali, e sosti-
tuendone altri nuovi, che portassero
la memorìa di quell'anno santo.
Per comando del Papa questa fun-
zione fu nella basilica ostiense ese-
guita dal padre abbate di s. Pao-
lo, suddelegato dal Cardinal Pac-
ca, colle solite cerimonie nel gior-
no 23 settembre 1823. Questo e-
simio pprporato, a voler celebrare
l'epoca di tal sostituzione, e la^ia-
re alla numismatica una memoria
CHI
dell' infausto avvenimento, con lodar
to pensiero fece incidere una me-
daglia ove da un lato si vede la
basilica ostiense distrutta d£d fuo-
co, e fra le rovine cagionate da si
deplorato disastro, avvi questa iscri-
zione sotto: BasiUc. s, PauU ex
incendio XF juL MDCCCXXIII;
e nel rovescio, Subsù'tuta a Leone
XII^ Pont, Max. s. Maria Trans
Tiber. In ea sacr, ritus implevii
prò juhilaso an. MDCCCXXV Card.,
epìsc, Portuensis Bartholonueus Poe*
ca. Tal medaglia per altro lo stes-
so Cardinale fece collocare dal p.
abbate da lui suddelegato, alla por-
ta santa di s. Paolo, giacché que-
sta di 8. Maria in Trastevere non
fu chiusa col muro, ma colla so-
lita porta di legno, sopra la quale
si posero due croci di metallo do-
rato, avendo però il Cardinal ler
gato praticate le solite cerimonie in
questa porta della basilica di santa
Maria in Trastevere, si nell'apertu-
ra, che chiusura dell* anno san-
to. Oltre a ciò, anche nei giubilei
straordinarì , talvolta la basilica di
s. Maria in Trastevere fu assegnata
per una delle chiese da visitai*si per
lucrarvi l'indulgenza, e talora vi si
recarono i Pontefici, anco pi'ocessio-
nal mente.
Salissero su questa basilica, oltre
tutti gì' istoriografi delle chiese di
Roma, Giuseppe Lancisi, Notizie del-
la basilica di s. Maria in Traste*
vere, Boma 1728, Petrus Morettus^
De s, Calisto pp, et mari, ejasque
basilica i, Marix Trans Tyberim, *
nuncupata, disquisitiones duce crid'
co'Jiistoricce duobus tonds exhibiùe,
tom. I, Romae 17S2. Resta a desi-
derarsi il tomo II di quest'opera
eruditissima, che vuoisi essere custo-
dito mss. nel pregevolissimo archi-
vio del rispettabile capitolo. Non ù
CHI
deve poi tacere, che nei pri morelli
del corrente secolo, avendo il detto
capitolo concesso un luogo contìguo
alla basilica, ai confratì dell' arci-
confraternita della Madonna ss. Ad-
dolorata deir anime del purgatorio,
esso vi edificò un oratorio, e il ci«
miterio, cioè nel sito che anticamen-
te serviva ad egual uso. Nel qual
cimiterìo, per l'otta vario dei fedeli
defonti , «si suole rappresentare un
fatto sagro. Il protettore del soda-
lizio è il Cardinal titolare prò tem-
porcy e primicerìo un canonico di
essa basilica.
S, Mjria in Trwio, de clderìci
regolari minori. Kedi,
S, Maria in VcdUceìla^ detta w>/-
gar niente la Chiesa nuova, dei
pp. Filippini, Vedi.
S. Maria in Via^ titolo Cardinalizio,
con parrocchia in cura de^relìgiosi
serviti, nel rione Trevi,
Chiamasi questa chiesa in Via,
perchè fu eretta sulla via pubblica
pel seguente avvenimento, e nel
pontificato di Alessandro IV. Presso
la scuderìa del palazzo del celebra
Cardinal Pietro Capocci, e nell'an-
no I a56 per caso, o appositamente,
fu gettata in un pozzo ivi esistente,
una tegola o selce, ove eravi dipinta
una divota immagine di Maria Ver-
gine col 8. Bambino. Appena questa
toccò le acque, che con singolare
prodigio s'innalzarono siSattamente,
che uscendo dall'orlo del pozzo, al-
lagarono la contigua stalla. Al ru-
more, cui fecero i cavalli che vi
erano entro, si scuopn l'allagamen-
to, e si vide galleggiare sulle acque
la stessa immagine. Venuto il Car-
dinale in cognizione dell'accaduto,
CHI 171
con riverenza estrasse dalle acque
l'immagine, e direttamente la col-
locò nel suo palazzo. Quindi recatosi
da Alessandro IV, e accontatogli^
l'accaduto, il Pontefice ordinò che
il luogo si convertisse in chiesa, ove
con solenne processione, cui inter-
venne lo stesso Sommo Pontefice,
il Cardinale la ripose nel sito in
cui si venera. Nel pozzo fu gettato
un pezzo di quello della Samaritana,
e le sue acque incominciaronsi a
bere con riverenza dai fedeli, e
di voti della sagra immagine, il cui
culto molto si propagò a cagione
delle grazie, che incominciò a fài*e.
Il Piazza, citando il Torrigio, dice
che questa chiesa fu edificata sugli
avanzi d'un arco trionfale, la cui
metà si vedeva sotto Innocenzo VIII,
il quale, perchè la chiesa minacciava
rovina, ai 23 giugno 149I9 inco-
minciò a riedificarsi coi mai*mi dello
stesso avanzo d' arco, concorrendovi
il Papa, i Cardinali Borgia, e Ria-
rio, e persino gli architetti. La
chiesa, poco dopo la sua fondazione,
venne eretta in parrocchia, in cura
dei prati secolari. Ma assunto al
pontificato, nel i5i3, Leone X la
concesse in un alla cura parrocchiale
ai religiosi servi di Maria, chiamati
volgarmente i Serviti (Vedi), abili-
tandoli a fòbbricai*vi un contiguo
convento, e il parroco e rettore
d'allora Desiderìo Morelli, famigliai
del Pontefice, rassegnò la cura, che
era stata sottoposta al Cardinal tito-
lare di san Marcello. Poscia per la
venerazione, in cui era questa chiesa,
nel i55i. Papa Giulio III l'eresse
in titolo presbiterale Cardinalizio,
che pel primo conferì al suo nipote
Fulvio della Cornìa di Perugia, al-
lorquando ai 20 dicembre dello
stesso anno il creò Cardinale. Pio
IV nel i565, lo diede al Cardinal
irjT, CHI
Alessandro Sforza, nipote di Paolo
HI, e Gregorio XIII al Cardinal
Vincenzo Lauri, di sommi meriti.
Indi, nel iSyG, fu quiyi eretta una
confraternita del ss. Sagramento,
che confermata da Gregorio XIII,
con grazie e indulgenze, fabbricò poi
r annesso oratorio. Di essa tratta
Carlo Bartolomeo Piazza, Opere pie
di Romay pag. Sij,
Minacciando nuovamente questa
chiesa di rovin *, i religiosi sei*YÌti
con ai*chitettura di Mainino Lunghi
il Tccchio, la riféoero dalle fonda-
menta secondo le antiche forme,
ma più ampia ed ornata, verso
l'anno i5g4* Nel seguente monsi-
gnor Gio. Battista Canobio bologne-
se, protonotario apostolico, serven-
dosi del medesimo architetto, eresse
la facciata esterna, la quale però, a
cagione di sua morte, rimase sospesa
al cornicione, e solo nel 1681 fu
ripresa, continuata, e compita da
monsignor Giorgio Bolognetti, che
ne ampliò la porta, con disino del
cavai. Bainaldi. Nel pontificato di
Clemente Vili, in cui si operò la
riedificazione della chiesa, il di lui
fratello Pietro vi eresse la cappella
della ss. Annunziata, e con tanta
quantità di scelti marmi, che riuscì
una delle piti nobili cappelle, le quali
allora si vedevano in Roma, dipin-
gendone il quadro, e i laterali il
cav. d'Arpino. In essa d. Olimpia
Aldobrandini figlia del fondatore,
eresse due cappellanie. Questo tito-
lo, nel 1599, da Clemente Vili fu
conferito al ven. Cardinal Roberto
Bellarmino gesuita, nipote di Mar-
cello II, il qual Cai*dinale in segui-
to ne fu largo e munifico benefat-
tore, dappoiché ne terminò la tri-
buna, il coro, e la volta che fece
dipingere dal Piastrini, con altii
ornamenti. Emulatore del Cardinal
CHI
Baronio, e delle antiche pratiche
religiose, più volte si recò a questa
sua chiesa, a pronunziarvi omelie,
a distribuirvi elemosine ai parroc-
chiani , a istruirli nella dottrina
aìstiana, e in altre esemplari oostih
manze dei primitivi Cardinali titolari
delle chiese; e morendo lasciò per
testamento una delle sue preziose
pianete a questo amato suo titolo.
Beneficarono eziandio la chiesa il
Cardinal titolare Silvio Sa velli con
candellieri di argento, e varie no-
bili pianete ; il Cardinal Egidio Al*
bornoz con copiose limosine, si alla
chiesa, che a' parrocchiani, e, per non
dire di altri, il titolare Cardinal
Carlo Caraffa fu con essa largo di
arredi e paramenti sagri. Questa
chiesa ha diverse cappelle con bèi
dipinti, e nella prima a destra si
venera la suddetta immagine di
Maria ss. , e si vede il pozzo tu cui
galleggiò.
S. Maria in via-Lata^ collegiata
con capitolo^ diaconia CardinaU'
zia, con parrocchia, nel rione
Pigna,
Questa chiesa, che T Anastasio
annoverò tra le basiliche, fu eret-
ta presso l'arco di Gordiano, doé
nel luogo ove esistette questo, nel-
la strada e regione di Fia Lata^
donde prese il nome, ed ebbe ori-
gine dal suo oratorio sotterraneo.
Lungo sarebbe a voler parlare di
tutte le sue venerabili memorie ec-
clesiastiche, e singolarissimi pi*^; il
perchè colla scorta di Fioravante,
Martinelli, e Carlo Bartolommeo
Piazza, diremo in compendio ciò,
che principalmente la riguarda . IL
Panvinio dice, che dopoché la chie-
sa di santa Maria in Domnica ces-
sò di essere arcidiaconia, la chiesa
CHI
di &. Maria in Via Lata venne co-
munemente reputata la prima dia-
conia Cardinalizia, devoluta al prio-
re, o primo de' Cardinali diaconi ;
seppure questi si contenta di altra
diaconia, allora la gode il secondo,
o altro Cardinal diacono.
Nella venuta di s. Pietro in Ro-
ma, gli fu compagno s. Marziale
stato discepolo del Redentore, come
lo fu della predicazione nella capi-
tale del mondo. Dimorava s. Mar-
ziale in un luogo, che si chiama-
va Via Lata; ove dicesi, che eresse
un piccolo oratorio per celebrarvi
il divin sagrifizio, orarvi, istituire, e
battezzare i convertiti alla fede. Ve-
nuto poscia a Roma per la prima
volta anco s. Paolo coi suoi disce-
poli, insieme all' evangelista s. Lu-
ca, il principe degli apostoli s. Pie-
tro deliberò di propagare per le
Provincie la luce del vangelo, e per-
ciò spedi san Marziale a Ravenna ,
e agli oltramontani, restando V ora-
torio a s. Paolo, e a s. Luca. Il
primo vi predicò la fede cristiana ,
e vi battezzò molta gente, come
tra gli altri vuoisi s. Savina con
tutta la famiglia, san Novato, san
Timoteo , santa Pudenziana , e s.
Prassede, co' soccorsi de' quali l'o-
ratorio fu ingrandito. Siccome poi
in esso non eravi acqua per am-
ministrare il battesimo , il santo
apostolo si pose in orazione, ed al-
lora fu che gli comparve un an-
gelo, il quale toccando il sito ove
r acqua si ascondeva, quella fu poi
appellata acqua santa, e si beve an-
cora con divozione. Il secondo, cioè
s. Luca, vuoisi che in questo ora-
torio dipìngesse la prima immagi-
ne della b. Vergine Maria, rappre-
sentandola coir anello in dito e pia-
mente si crede, che sia la medesima
immagine, la quale venerasi suU' al-
CHI 173
tare maggiore della sovrastante chie-
sa, anzi evvi tradizione, che lo stesso
s. Luca quivi ancora dipingesse mol-
te delle immagini 'della ss. Vergi-
ne, che sono in Roma, e che nel
medesimo oratorio scrivesse gli atti
apostolici. Perciò 1' oratorio fu detto
ora di s. Paolo, ora dì s. Luca, ed
ora di san Marziale nella via La-
ta, sulla cui porta si legge questa
iscrizione: Oratorium quondam s,
PauU apostoli^ Lucae evangdistac y
et Martialis martyris^ in quo ima"
go Mariae Virginis repena siste*
baty una ex septem a b. Luca dc'
pictis.
S. Paolo si recò in Roma, per-
chè essendo egli imprigionato, qual
cittadino romano, domandò, ed ot-
tenne di appellarsi all'imperatore,
laonde in Roma e in questo luogo
fu dato in guardia ad un capitano
per nome Giulio, che lo consegnò
ad un soldato. Costui lo tenne car-
cerato ed in catene per due anni,
senza impedirgli 1' esercizio del suo
apostolico ministero, cui s. Paolo
esercitò non solamente nel naodo
suindicato, ma anco con lettere e
ambascerie, cui ricevette dall'orien-
te, dagli ebrei, dagli efesini, dai
filippensi ec, dai quali ebbe al-
tresì soccorsi nel difendere che
egli faceva la propria causa. Egli
convertì persino alcuni della fami-
glia imperiale, e venne confortato
dal Signore che gli apparve, e av-
visò della sua vicina liberazione.
Alcuni opinano perciò, ch'egli nel
partire da Roma per memoria la-
sciasse ivi la suddetta immagine di
Maria Vergine. V, il Panciroli a
pag. 608.
Il Martinelli celebra questo san-
to luogo come la prima chiesa che
si aprisse in Roma, e come il pri-
mo albergo apostolico pontifìcio,
174 CHI
giacche egli sostiene, che ivi pur
abitasse s. Pietro nella sua prima
venuta in Roma, dopo che part\
dalla regione di Trastevere, per
evitar le insidie de' giudei, e avan-
ti che passasse sul monte Vimina-
le nella casa di Pudente. Dice inol-
tre, che quivi stabilisse la cattedra
apostolica, celebrasse la messa, eser-
citasse il suo pontificai ministero,
per cui chiama quel luogo Gremio
di santa Chiesa; e finalmente asseri-
sce, che di qua i ss. Pietro e Paolo
furono condotti al carcei*e mamer-
tino, donde passarono a sostenere
il glorìoso martirio. Giovanni Boni-
fazio poi néX Istoria Verginale ag-
giunge, che in questo luogo i due
apostoli celebrarono le prime imes-
se, come luogo consagrato alla b.
Vergine, ed ecco come si esprime:
Rqmae iUam domuniy in qua Petrus,
et Paulus sanctissimam dixere mis^
sam in Via Lata consecratani Vér-
gini esse purissiniae nemo unquam
duhitavit
Fu l'oratorio reso più celebre e
venerando, quando Papa s. Sergio I,
verso Tanno 700, vi fabbricò so-
pm e dedicò la chiesa, sebbene non
manchi chi congetturasse aver ciò
fatto s. Silvestro I, e quindi dicono
che sia stata rifabbricata da s. Ser-
gio I, perchè avendo Dio operato
per mezzo dell' immagine della Ma-
donna un sorprendente prodigio, pel
gran concoi*so di popolo, che si por-
tò ad ossequiai*la, e per le abbon-
danti limosine e donativi che vi fe-
ce, potè il Papa edificarvi una de-
corosa chiesa, e provvederla di co-
piose rendite pel mantenimento del
culto divino. Il citato Fioravante
Martinelli racconta, che nell'anno
700 fu fabbricata la chiesa, in cui
venne posta l'immagine di Maria ss.
perchè Teodora sorella di Alberico
CU!
senatore di Roma, dolente oòlrìoóo
suo consorte, che l' unico loro figlio
era privo dell'uso delle membra,
e tutto paralitico, si rivolse per mei-
zo del sacerdote Maurizio custode
della sagra immagine, a supplicare
la b. Vergine, promettendo dhe so
concedeva la sanità al figlio, sopra
r oratorio avrebbero eretta una
chiesa colla congrua dotazione. Di-
fatti, avendo ottenuta la grazia, jue-
ni di giubilo domandarono ar St
Sergio I il permesso di efifettuare le
loro promesse. E certo, che sotto
tal Pontefice si edificò, o ri&bbricò
la chiesa, la quale venne da lui so-
lennemente consagrata , riponendo
sotto l'altare maggiore il corpo di
8. Agapito martire ; quindi fii eret-
ta in diaconia Cardinalizia, ma non
delle sette ragionarie già esistenti,
sì bene la prima delle quattro palati-
ne aggiunte alle quattordici, il cui
principal uffizio era di assistere il
sommo Pontefice mentie celebrava
nella basilica lateranense, . e nel suo
palazzo apostolico, e perciò non de-
stinato alla sorveglianza di alcun
rione, come non prendeva alcuna
denominazione dalla chiesa, locché
ebbe luogo soltanto sotto Uibano U.
Verso l'anno 810, s. Leone III,
come abbiamo da Anastasio biblio-
tecario, donò aU' immagine della b.
Vergine una corona di argento di
libbre nove ; il quale autore aggiun-
ge che, neir827, s. Gregorio IV
regalò alla medesima alcuni para-
menti sacri. S. Leone IX, fiorito
nel 10499 coir assistenza di molti
vescovi e Cardinali, in occasione di
rìstaurare l'altare maggiore, vi ri-
pose diverse reliquie. Nel 11 33, ne
fu Cardinale diacono Ubaldo di
Lunata, e nel 1 144 l^ietro retto^
re di Benevento.
In progresso di tempo in questa
CHI
chiesa furono posti dei canonici ad
uffiziarla, ed essendosi ridotti a sette
e con tenue prebenda, il Cardinal
Domenico Capranica, che n'era dia-
cono , verso il 1435, ricorse per
qualche provvedimento al Pontefìce
Eugenio IV^ il quale premuroso del
culto di questa chiesa, che in una
sua bolla chiama vetustate^ et vene'
ratìonc fideUum venerabilis^ la re-
staurò, e le concesse i beni delle
due chiese vicine ad essa, cioè dèi
ss. Ste&no, e Ciriaco detta ad arcum
TiburtU in Via Lata^ col contiguo
monistero di monache benedettine,
e della chiesa di s. Nicolò vicino a
quella di s. Ciriaco, ove oggidì si
ammira il palazzo Doria-Pamphìly,
che s* incominciò a . fòbbrìcare da
Nicolò Acciapacci, dal medesimo Eu-
genio ly fatto Cardinale nel 1439.
Concesse questo Pontefice a tal chie-
sa tutte le prerogative e ragioni
delle due mentovate, come si legge
nella sua bolla. Ad exequendam
Pastoralis Offidi ^ emanata in Fi-
renze ai 19 marzo i435. Avanti
di progredire nel racconto di quanto
riguarda l' insigne chiesa di s. Maria
in Via Lata, ' riporteremo alcune
notizie della celebre chiesa e moni-
stero de'ss. Stefano e Ciriaco, comu-
nemente appellata di s. Ciriaco, e
poi di quella di s. Nicolò.
Sedendo sulla cattedra apostolica
Papa Agapito II, eletto nel 946,
tre nobilissime matrone romane,
sorelle di Alberico console di Roma,
chiamate Marozia, Stefania, e Teo-
dora, avendo fabbricato nella Via
Lata presso il luogo chiamato il
'Circo di Tiburzioj una chiesa con
monistero di monache in onore di
s. Stefano, bramose di riporvi un
corpo dì qualche martire, si porta-
rono al cimiterio di s. Ciriaco nella
via ostiense, e vi presero il capo e
CHI 175
parte del corpio, cioè un braccio di
8. Ciriaco martire, che riconobbero
da questa isciùzione: Hic recondituni
est corpus almi levitce et martyris
Ciriaci a matrona Lucina recondi'
tum. Ma con singoiar prodigio i por-
tatori delle sagre reliquie divennero
immobili appena usciti dal cimite-
rio, e solo dopo le più vive preghiere,
e le promesse che le matrone fecero
a Dio, di volere onorare le ossa di
s. Ciriaco, poterono proseguire il
cammino. Se non che per la via
ostiense, e pel Tevere, giunti alla
via portuense in un luogo chiamato
Campo Merloy di nuovo venne im-
pedita la traslazione di dette reli-
quie. Replicaronsi suppliche e pro-
messe , per cui per Trastevere e
Campidoglio poterono giungere alla
via Lata. Quivi per la tei^za volta
si rinnovò il portento, né vi fìi foi^za
umana, che potesse rimuovere il
carro, sul quale eransi collocate le
reliquie di s. Ciriaco. Vi accorsero
il popolo e il clero ad ammirare
il prodigio, finché il Pontefice ordi-
nò, che si attaccassero due soli buoi
al carro, e senza guida si lasciassero
andare ove volessero. Mentre le
dette matrone rinnovarono le loro
promesse di donare dei poderi pel
culto del santo, i bovi si recarono
precisamente avanti la chiesa di s.
Stefano, dove con giubilo universale
il Papa prese le ossa di s. Ciriaco,
ed ivi solennemente le collocò, or-
dinando che d'allora in poi la chiesa
si chiamasse col nome di s. Ciriaco.
Si acci^ebbe poi la divozione verso
tal santo, quando nel pontificato di
Gregorio IX, ai io maggio i^33,
il di lui capo stillò sangue vivo, nel
modo che descrive il Piazza, Cerar*
chi a pag. 81!?., il perchè nella sua
chiesa tre volte all'anno se ne cele-
brava la festa, cioè ai 16 mat-^o
176 CHI
anniTersai'ìo del martirio, ai i o mag-
gio con indulgenza plenaria pel mi-
racolo del sangue, e agli 8 agosto
pur con una tal indulgenza , e colla
distribuzione del pane benedetto ,
contro gli ossessi , per la deposizione
del suo corpo fatta da Lucina in
detto giorno nella via ostiense, co-
me riferiscono Andrea Fulvio nel
Trattato dell* Indulgenze^ e il Palla-
dio nelle sue Antidata ec. con altre
interessanti particolarità e notizie.
In progresso il monistero e la chiesa
di s. Ciriaco divennero assai ricchi
di entrate, e di preziose suppellet-
tili, e parecchi monisteri di Roma
divennero filiali e soggetti all' abba-
dessa di s. Ciriaco, fra' quali il mo-
nistero del ss. Salvatore ad diios
AmanteSy ed altro alla Riccia, con
diverse chiese dentro e fuori di Ro-
ma, il perchè Tabbadessa ebbe estesa
giurisdizione, e veniva denominata
diacona. Per la sua potenza poi
veniva eletta ad abbadessa una delle
primarie signore di Roma, giacché
le monache erano nobili.
Volendo dire qualche cosa della
chiesa di s. Nicolò, è a sapersi che
verso Tanno 990 si recò in Roma
Ottone III imperatore, mentre re-
gnava Giovanni XV, detto XVI.
Avendo egli saputo in quanta ve-
nerazione erano le reliquie di san
Ciriaco, domandò, e ottenne dal
Papa parte del corpo del santo.
Inconsolabile T abbadessa del moni-
stero della perdita, ebbe coraggio
di presentarsi ali* imperatore per
esporgli la sua afflizione, e quella
delle monache. Ottone III riconobbe
in essa una sua parente, e, lungi
dal contentarla, si offrì in vece di
favorirla in qualunque altra cosa,
ed alle reliquie di s. Ciriaco, nel
suo ritorno in Germania, eresse una
magnifica chiesa, con monistero di
CHI
monache, cui assoggettò a quello di
Roma. L'abbadessa pertanto, siocome
di vota di s. Nicolò arciTesoovo di
Mira, impegnò Y imperatore d' im-
petrarle da quello di oriente Basilio,
una parte delle sue reliquie, per
cui Ottone III fece accompagoare
a Costantinopoli da un suo conte
palatino labbadessa, la quale accolta
con onorificenza, formalmente rice-
vette da tre vescovi, per ordine del-
l' imperatore Basilio, un dente di
s. Nicolò in un vaso d'oro, insieme
a vari sagri donativi; e ritornata
in Roma, presso la chiesa di s. Ma-
ria in Via Lata, fabbricò una chiesa
in di lui onore, poco distar te dal
monistero.
Furono adunque la chiesa di s.
Nicolò, e quella di s. Ciriaco col
monistero, e tutte le pingui sue
rendite, e particolari prerogative ,
unite a questa chiesa di santa Ma-
ria in Via Lata, e Nicolò V, die
successe ad Eugenio IV, trasferì le
monache in altri monisteri. Quello
poi di s. Ciriaco diventò abitazione
de' Cardinali diaconi , fu restaurato
dal Cardinal AgrienseDomizio Zecdi,
e vuoisi che sia quel medesimo
ridotto a palazzo dal summentovato
Cardinal Acciapacci, poscia compito
dal Cardinal Fabio San torio, quando
nell'anno i5o7 il comperò con altre
case ed orti annessi dai canonici.
Venendo poi demolite per la loro
antichità le chiese di s. Nicolò, e di
s. Ciriaco, ne occupa l'area il detto
palazzo, che, come dicemmo, po-
scia divenne proprietà dei Pamphily.
Nella unione di s. Nicolò a questa
chiesa, quivi si ti*asportò , oltre la
testa, anche il corpo di s. Ciriaco
e posto sotto r altare , nella sua
cappella a corna evangeUi^ ed ezian-
dio vi furono portati i corpi dei
santi martiri Largo e Smaragdo..
CHI
Neil* anno 1 485 Innocenzo Vili ,
CihOy splendidamente restaurò la
chiesa sino dai fondamenti, demo-
lendo r antico arco di Gordiano,
che- attraversava la strada, dicendoci
V Infessura , e il Platina , che tal
deràolizione ebbe effetto ai 23 ago-
sto i49'> e nel giorno seguente
fu rimosso l'altare, e vennero co-
nosciute le sante reliquie. Dipoi,
nel i636, il cav. Fi'ancesco d'Aste,
nel pontificato di Urbano Vili, rì-
lece nobilmente l'altare maggiore,
l'adornò con pietre pi*eziose, coti
metalli dorati, e con pitture del
Camassèi , ed abbelfì anco il soffitto,
il quale poi con pitture del Brandi
venne migliorato dal Cardinal An-
tonio Barberini, diacono della me-
desima, e con istucchi messi a oro.
Finalmente il canonico di questa
collegiata Antonio Ridolii fiorentino,
nunzio apostolico in Germania, di
Alessandro VII, per la divozione-
che nutriva alla b. Vergine,, le la-
sciò 4a sua eredità; laonde il mede-
simo Alessandro VII con essa, e
con «quanto egli vi fece aggiungere,
nel 1661, restaurò l'oratoiio sotter-
i*aneo de'ss. Marziale, Paolo, e Luca,
e con disegno di Pietro da Cortona
fece eiìgere una maestosa Ceciata
estema con doppio portico, e nell' in-
temo della chiesa ne accrebbe gli or-
nati. Questo interno é a tre navi, eret-
to con disegno di Cosimo di Bergamo,
venendo decorato da dodici colonne
di cipollino, le quali fuiY>no rivestite
di lastre di diaspro di Sicilia; il
. presbiteiio è elevato, e dal portico
si discende nell'oratorio. V, il Piazza
nelle Opere Pie di Roma, a p. 546,
Della confraternita del divino amore
in s. Maria in Via Lata,
La collegiata è antichissima, ed
in una memoria del ii44> ^^ ^^
menzione di un tal Pietro, che $i
VOL. '\iu
CHI 177
chiama: Dei gratia arckipreshyter
venerabilis diaconice s, Marice in
Via Lata una cum N,N, presbyte-
ris, et prò cuncta congrpgatione etc.,
dove per nome di preti s' intendo-
no i canonici. Indi nell' anno 1 299
in altra memoria sono nominati
Clerici et Capitulum; nell'anno i3o3
Capitulam et Canonici, ed accrescen-
dosi a questa diaconia le entrate in
proporzione si aumentò lo splendore
del culto ecclesiastico, ed accrebbe
il capitolo, avendo Nicolò V istituito
nove canonici, e un priore, ciò che
confermò Calisto III con bolla, Rom.
Eccles.j emanata ai 25 novembre
1457.
Il Cardinal Odoardo Farnese dia-
cono di questa chiesa, nel 1618,
ottenne da Paolo V l'erezione di
sette chiericati o benefiziati. Nel
1647 fu istituita la cappellania Pe-
nìa , la cui nomina spetta all'uditore
di Rota d'Aragona, e in sua man-
canza al collegio degli uditori di
Rota; il cappellano prende posto
tra i chierici beneficiati. Il beneficio
Quinziani fu istituito nel 1764^
spettandone la nomina al collegio
de' beneficiati unitamente al prìore.
Questo capitolo, in cui il Cardinal
diacono tiene un prelato per vicario,
sempre fiorì per ecclesiastici spec*^
chiati, dotti, di nobili natali, e co-
stituiti in cariche, molti de' quali
vennero promossi alla prelatura, e
al Cardinalato. Presentemente' si
compone di quattordici canonici^
compresa la dignità del priore, seo'<
za enumerarvi i coadiutori,- e gH
onorari, di sette beneficiati, compreso
il Quinziani, che è l'ultimo; di ak
tretlanti chierici beneficiati, l'ultimo
de' quali è il Penia; e di quattro
cappellani coristi, oltre il sagrìsta.
Meno la dignità, e i due mentova ''
beneficii, e gli affetti, il Cardi?
12
178 CHI
diacono nonfiìna nelle vacanze. San
Pio V, nel 1 567 y la dichiarò vicarìa
perpetua. Prima la cura d'anime
s' esercitava dal prìore , per mez-
zo di alcuni sacerdoti amovibili, e
da ultimo Leone XII stabili, che
il vicario curato fosse un cano«
nico.
Oltre le suddescrìtte reliquie,
molte sonò quelle che quivi si ve«
nerano, e le principali sono : il capo
di s. Eustrazio martire, un dente,
osso e sangue, e dito di s. Stefano
martire, un dito pollice di s. Biagio
vescovo e martire, il cingolo di s.
Maria Maddalena de' Pazzi, del le-
gno della ss. Croce, della spongia,
e della veste inconsutile, e della
fascia di Gesù Crìsto, dei capelli,
latte e vesti della b. Vergine, ed
il capo di s. Ciriaco, che da ultimo
fu riposto in un bel reliquiario fatto
in forma di tempio, dal vicario Lu-
dovico Altieri, ora nunzio apostolico
in Vienna, ed arcivescovo di Efeso.
Nel dì della festa di s. Ciriaco agli
8 agosto, dal capitolo si benedice
e distribuisce il pane, onde cantò
Novidio ne* suoi Fasti Sagrì:
Tertia pars Nonas^ Orci qui tela
tìmebit ;
Ciriaci Cerereni ^ prassidiumque
petat.
Questa consuetudine, che avevano
introdotto le monache, trovasi che
nel 14^2 già la praticavano i cano-
nici, i quali nel detto giorno, ne
umiliano anco al sommo Ponte-
6ce.
Da un antico stazionario di Pom-
peo Ugonio, si riferisce, che in
questa diaconia nella feria V del-
^•^ domenica di passione si faceva
colletta, per andare a porre la
CHI
stazione alla chiesa di s. Apollinare;
e in un antico manoscritto della
biblioteca vaticana, si trova un' iscri-
zione &tta per memoria della oon-
sagrazione di un altare di s. Maria
in Aquiro, che quella diaconia Caiv
dinalizia e chiesa era in commenda
nello spirituale e temporale di que-
sta di s. Maria in Via Lata, e del
Cardinal diacono di essa, il quale
n'era il commendatario. Gode que-
sta chiesa il privilegio della stazione
concessale da Sisto V, nella feria
terza della domenica di passione,
allorché decise una controversia nata
colla chiesa di s. Quirico, peroodié
eravi stato trasferito il titolo di s.
Grìaco, a livore di questa diaconia,
non solamente perchè possedeva la
reliquia di s. Ciriaco, al quale era
già dedicata una chiesa nelle terme
diocleziane con tal privilegio, quanto
perchè l'antica chiesa delle monache
benedettine pure lo possedeva. V,
il Piazza , Le Sagre Stazioni di Ro-
ma a pag. 3 1 2 , ove parla della
stazione a s. Maria in Via Lata.
Nel 1743, Benedetto XIV stabili
che gli udì tori, di Rota, nel quarto
giorno dell'ottava della festa de' ss.
Pietro e Paolo, si portassero ad
assistere alla solenne messa, la quale
si pontifìcherebbe da un vescovo in
questa chiesa, ove talvolta si reca-
rono i Pontefici alla novena, che
precede la festività de' medesimi ss.
Apostoli, Il magistrato romano ogni
due anni, per la festa della com-
memorazione di s. Paolo, ofire un
calice d'argento con torcie di cera.
P^. Fioravante Martinelli: Primo
trofeo della Croce eretto in Roma
nella Via Lata da s. Pietro^ nel
quale si spiegano le prerogative del"
la chiesa di santa Maria , del
principio j e progressi della sua
insigne collegiata j B
CHI
S, Marx A delle Verini ^ delle mo-
nache Agostiniane ^ nel none
Trevù
Questa chiesa, in un al monisteit)
contiguo, fu ei*etta alle falde del
Quirìnale nel pontificato di Gemente
Vili, nell'anno i6o4.» Quindi le
monache agostiniane (F'edi)y nel
1627, abbellirono e restaurarono la
chiesa, massirae Taltare maggiore,
con architettura di Mattia de Rossi,
nel quale si venera il quadro del-
l'Assunta. Ogni quadriennio il senato
romano, per la festa dell'Assunzione
in cielo di Maria Vergine, fa in
questa chiesa l'offei'ta d'un calice
d'argento con torcie di . cera, ed
ogni anno o£S:e altre quattro torcie
di cera.
S, Maria della fattoria, in cura
dei Carmelitani Scalzi, nel rione
Trevi.
Nel luogo ove sorge questa chiesa,
sino all'anno 1607, non vi era che
una villetta chiamata il Boschetto.
I carmelitani scalzi di s. Maria della
Scala ne fecero l'acquisto dal duca
Muti per edificarvi una chiesa e
convento per loit> uso, a tutte pro-
prìe spese. Nel pontificato pertanto
di Paolo V venne aperta la chiesa
ella pubblica venerazione ai 7 no-
vembre 161 2, sotto l'invocazione
di s. Paolo apostolo, e siccome nel
cavare i fondamenti fu rinvenuta
la celebre statua dell'Ermafrodito, i
religiosi la donarono al Gai*dinal Sci-
pione Borghese, penitenziere mag-
giore e nipote del Papa, die la
pose nella sua villa Borghese, donde
poi nelle ultime vicende fu traspor-
tata al museo del Louvre a Parigi.
Orrato il Cardinale a tal donativo^
im &icciata estema di tra ver*
CHI 179
tini, con disegno di Gio. Battista
Soria.
Nella guerra della lega cattolica
detta usiliari(t contro gli eretici col-
legati in Germania, Paolo V mandò
per assistenza dei cattolici il ven. p.
Domenico di Gesti Maria carmeli-
tano scalzo, il quale avendo preso
una sagra immagine della b. Ver-
gine, che gli eretici avevano vilipesa
e guasta, la portò al campo dell'eser-
cito comandato per V imperatore
Ferdinando II, da Massimiliano duca
di Baviera, ed avendo con essa ani-
mato e incoraggito i soldati, agli 8
novembre 1620, questi presso Praga
riportarono pel manifesto patrocinio
della b. Vergine, una compiuta vit-
toria sui ribelli eretici di Boemia ed
Ungheria. Tornando il religioso a
Koma portò seco la sagi^ immagine
di Maria, la quale per ordine di
Gregorìo XV fu prima esposta nella
basilica liberiana alla divozione dei
fedeli, e poi agli 8 maggio 1622 il
Papa, coi Cardinali, e il clei*o ro-
mano, la portò con solenne proces-
sione in questa chiesa, che volle
d'allora in poi non si chiamasse
più di s. Paolo, ma di s. Maria
della Fittoria, da quella riportata
pel di lei patrocinio , come pure
volle che il contiguo convento pren-
desse una tale denominazione. Gre-
gorio XV inoltre per la divozione,
che aveva per sì santa immagine,
celebrò la messa al suo altare, e
concesse alla diiesa l' indulgenza ple-
naria pei giorni 8 maggio, ed 8
novembre, in memoria della solenne
traslazione, e della memorabile vit-
toria , fissandone poi Alessandra VII
la sua festa nella seconda domenica
di novembre.
La sagra immagine fu quindi co-
ronata dal capitolo vaticano, ed è
la terza in ordine a tali coronazioni
i8o CHI
dal medesimo fatte. Il senato roma-
no decretò T offerta del calice, e
delle torcie di cera, che tuttora
eseguisce in ogni quadriennio nella
detta seconda domenica di novembre.
In venerazione verso questa chiesa
molti della primaria nobiltà vi eres-
sero bellissime cappelle ricche di
marmi, e di stupende pitture, ed i
principi cattolici più volte le spedi-
rono in dono stendardi, bandiere,
ed armi tolte a' nemici della catto-
lica religione, nelle diverse vittorìe
l'iportate sopra di essi. Nel convento
ancoi*a si conservano alcuni grandi
quadi*i, rappresentanti la vittoria di
Praga, menti*e nelle note vicende
si dispei'sero armi, bombe, ed altri
attrezzi ed armi militari donate dai
prìncipi, che esponevansi in una
camera nel . dì della festa. InoIti*e
in questa chiesa si celebrano la stazio-
ne, e la festa del ss. Nóme di Maria
nella domenica fì*a V ottava della
Natività, in memoria della libera-
zione di Vienna avvenuta sotto In-
nocenzo XI ai 12 settembre i583,
per cui nella domenica seguente
r arciconfraternita del ss. Nome di
Maria (F'edi)y dalla propria chiesa,
e dopo aver ricevuto nel palazzo
Quirinale la benedizione dal Papa,
vi si reca in solenne processione.
Pio VI, ai i5 luglio 1776, elevò
questa chie^sa al grado di tìtolo pres-
biterale Gaixiinalizio , trasfei^ndovi
quello di s. Matteo in Merulana,
ma non lo conferì ad alcun Cardi-
nale. Quindi Pio VII colla bolla,
Christiani, emanata ai io gennaio
1801, confermò tal' erezione, e poi
lo conferì al Cardinal Michelangelo
Luchi della sua congregazione cassi-
nese, che pubblicò ai 28 settembre
di detto anno. Il secondo Gai*dinale
titolare fu Giuseppe Fesch, creato
da Pio VII ai 17 gennaio i8o3,
CHI
che, divenuto primo prete del tit(^o
di s. Lorenzo in Lucina, per l'amore
cui portava a questa chiesa, volle
ritenerla in commenda, finché dopo
la sua morte il regnante Pontefice
lo ha dato nel 1889 al Cardinal
Ferdinando Maria Pignatelli, della
congregazione de' chierici regolari
teatini, attuale arcivescovo di Pa-
lermo.
L' intemo della chiesa fu costrutto
e nobilmente decorato da Carlo Ma-
demo con belli marmi, stucchi e
dorature; i pilastri sono di diaspro
di Sicilia, e i paliotti degli altari
sono meravigliosamente rivestiti da
varie pietre. L' altare maggiore ave-
va un bel tabernacolo di legno in-
tagliato, ricco di ornamenti, dentro
il quale si conservava la menzionata
sagra immagine, che jftì distrutta
da un incendio ai 29 giugno i833.
La cupola della chiesa fu dipinta
dal Cerrini, detto il cav. Perugino.
Nella a*ociata vi sono due altari di
s. Teresa, e di s. Giuseppe. Il pri-
mo ha quattro cobnne di marmo
afiicano, ed in esso il gruppo della
santa coll'angelo, fu scolpito dal cav.
Bernini. Il secondo ha quattro co-
lonne di verde antico, ed il Guidi
scolpì la statua del santo, fri-
voli sono pure le cappelle dei Vido-
ni, e dei Cornai*o, ove sono sepolti
i Cardinali di questo nome, mentre
il deposito del Cardinal Tanara,
decano del sagro Collegio, e bene-
lettore della chiesa, per avervi &tto
il pavimento intarsiato di marmi,
sta in fondo al corridore, che con-
duce alla sagrestia. I ax)nisti del-
l'Ordine de'carmelitani scalzi (Fedi)
trattano di questa chiesa, massime
il p. Eusebio d'Ognissanti, Enchy-
ridion Historicum pag. i3i. Il p.
Teodoro di s. Maria ci diede le Me-
morie storielle della miracolosa im^
CHI
magine della Madonna ss. della
ViUoria.
S. Maria ddV Umiltà y deUe monache
della FisUazione^ o Salesiane.
Fedi.
S. Maria presso il collegio romano^
dpUe monache di s. ^gostino^ nel
rione Pigna.
In questo luogo s. Ignazio Lojola
fondò un monistero per le donne pe-
nitenti, che vi rimasero sino al i56i.
Queste poi, essendo state ti-asfertte in
altro luogo, vi furono invece collocate
le monache agostiniane (Fedi)y che
nel 1673 fecero risarcire ed abbel-
lire la chiesa dall'architetto Fonta-
na, il quale ne decorò benissimo
r interno. Nel di della festa di santa
Marta ai 29 luglio, il magistrato
romano in ogni quadriennio vi fa
l'offerta di un calice d'argento, e
delle torcie di cera. F. il Panciroli,
Tesori nascosti pag. 614.
S. Maria presso il Faticano^ vicino
V Ospedale delia famiglia Ponti'
ficia. Fedi.
S. Martina^ ossia san Luca. F.
AcciDEMu DI s. Luca.
Il senato romano in ogni qua-
driennio, a' 18 ottobre per la festa
di s. Luca, ùl l'oblazione d'un ca-
lice di argento con quattro torce
di cera.
Santi Martino b Silvestro ai
Monti, titolo Cardinalizio j con
parrocchia in cura dei carmelitani
calzati, nel rione Monti.
. Nel monte Esquilino, in un fianco
meridionale, e nel luogo denominato
CHI i8i
le Carine, sorge questa antica ed
illustre chiesa dedicata a s. Silvestro
I Papa, a s. Martino vescovo,^ e a
s. Martino I Pontefice romano. £ det-
ta titolo di Equizio, perchè fondata
nella possessione d'un prete chiamato
Equizìo di nobile e potente famìglia
romana, presso le terme di Trajano,
secondo la piti comune opinione.
Vuobi pertanto, che il Pontefice s.
Silvestro I, dopo il suo ritorno dal
monte Soratte, si ritirasse in questo
luogo, e vi abitasse per dieci anni,
mentre il gran Costantino permet-
teva la pubblica promulgazione della
fede di Gesii Cristo. Quivi il Pon-
tefice edificò un oratorio sotteiTaneo
in onore del ss. Salvatore, che po-
scia il detto imperatore ingrandì,
ornò ed arricchì di rendite nel mo-
do che 1' Anastasio descrive nella
vita di s. Silvestro I. Nel medesimo
sito il santo Pontefice celebrò nel-
l'anno. 824 un concìlio romano col-
r intervento di duecento ottanta-
quattro vescovi, dello stesso Co-
stantino, e del prefetto di Roma
Calfurnio, per l'esaltazione della re-
ligione cattolica, ed estirpazione
dell' eresie di Ario, ed aitici, e vi
furono Eitti molti canoni in vantag-
gio della disciplina ecclesiastica. Al-
tro concilio si vuole, che nello stesso
luogo celebrasse s. Silvestro I nel
326 coir assistenza di duecento set-
tantacìnque vescovi, per confermare
i santi canoni del concilio niceno.
Quindi, verso l'anno 5oo, Papa
s. Simmaco, sopra al detto' oratorio
Gostl'usse una chiesa, cui dedicò e
consagrò a s. Martino vescovo di
Tours, allora tanto celebre per mi-
racoli, e la dichiarò tìtolo Cardina-
lizio. Tuttavolta osserva il Novaes,
nella vita di tal Pontefice, che nel
concilio celebrato dall' immediato
suo predecessore Gelasio I, si legge
i8:> CHI
sottoscritto un Felice col titolo della
medesima chiesa , cioè del titolo di
Edilizio, come chiamossi l'oratorio.
Il successore di Papa Simmaco, saa
Ormisda, fece prete Caixliaale di
s. Martino Felice Fimbri, die nel-
Tanno 5^6 divenne Pontefice san
Felice III detto IV. Adriano I re-
staurò la chiesa, e s. Pasquale I la
diede in titolo a Sergio, il quale
nell'anno 844 divenuto Papa col
nome di Sergio II, rifece la chiesa
dai fondamenti nella forma che tut-
tora si vede, vi Eibbricò un conti-
guo monistero, per collocarvi i mo-
naci, essendo la chiesa u£Giciata dai
chierici secolari. La consagrò solen-
nemente, r arricchì di molti corpi
di santi martiri e confessori, di s.
Giusta madre di s. Silvestro I, non
già del corpo di questo come scrìs-
sero alcuni, ma bensì di quello del
Pontefice s. Martino I, che ripose
neir altare maggiore a lui dedicato,
mentre intitolò la chiesa ai ss. Sil-
vestro I Papa, e a s. Martino ve-
scovo. Laonde d'allora in poi si
chiamò de' ss. Martino e Silvestro
ai Monti ^ dal nome della regione,
e per distinguerla da s, Silvestro in
Capite^ ove realmente si venera il
corpo di s. Silvestro I. Fino da quel
tempo era vi contigua V abitazione
del Cardinal titolare, giacché il detto
Cardinal Sergio trovavasi in essa
quando fu creato Pontefice, per cui
i Cardinali, col clero romano ivi si
recarono in cavalcata, e lo condus-
sero al Laterano.
La morte impedì a Sergio II di
compire gli abbellimenti della chie-
sa, e s. Leone IV che, nell*847,
gli successe , la fece dipingere tutta,
e adornò di musaici la tribuna; e
nel monistero fabbricato dall'ante-
cessore pose i monaci, che alcuni
dissero dell' Ordine di s. Basilio,
CHI
altri di quello di s. Benedetta Dei
ripchi donativi, che vennero fiittt a
questa chiesa in preziose suppellettili
sacre, tratta il Piazza a pag. 4^4
della sua Gerarchia de' titoU Car-
dinaUzii, L'antipapa Pasquale HI
la diede in titolo a Giovanni Un-
garo, che, nel 1176, gli successe
nel falso pontificato col nome di
Calisto IH. Nello stesso secolo vi
tornarono ad uffiziarla i preti seco-
lari, e il Cardinal Capocci nel i25g
lasciò loro un legato per un anni-
versano; ma essendo stato concesso
questo titolo da Nicolò IV 'al Car-
dinal Benedetto Gaetani, divenuto
questi nel 1 294 Papa Bonifacio VIII,
diede la chiesa, la cura parrocchia-
le, e il convento ai religiosi carme-
litani dell'antica osservanza (Fedi)^
che tuttora vi fioriscono, e ne fu-
rono, siccome diremo, assai bene-
meriti.
Molti Cardinali titolari sucoessiva-
mente la restaurarono, e ne accreb-
bero i pregi. Mentre n'era titolare
il Cardinal Carvajal, imbandì un
pranzo nel i523 al Pontefice Adria-
no VI , neir annesso convento. Il
Cardinal Diomede Caràflb, nipote
di Paolo IV, fu bene&ttore di que-
sto suo titolo, ed avendo rinvenuto
delle memorie antiche, che s. Gre-
gorio I vi avea posta la stazione
nel giovedì dopo la quinta domenica
di quaresima, ottenne dallo zio la
sua ripristinazione, e poi morì san-
tamente nel convento, nell' anno
i56o. Nel pontificato di Pio IV, ad
istanza del nipote Cardinal s. Carlo
Borromeo, che ne fu titolare, venne
rifatto il soffitto con vaghi lavori in-
tagliati; e poscia il Cardinal titolare
Gabriele Paleotti, rinnovò il coro, e
la porta grande della chiesa. Sisto V
la diede in titolo al celebre Cardi-
nale Guglielmo Alano inglese, ciie
CHI
la beneficò, e vi fece una campana»
Di questa 9 di quella fetta dal Car-
dinal Caraf&, e del suo campanile,
il Cancellieri fu parola a pag. i38
delle sue Campane.
L' insigne oratorio di & Silve-
stro I (che portò isuiche il tìtolo
di Equizio, dal nome del prete
proprìetsurio del luogo , e Simi-
gliare di quel Pontefice ), il quale
prima che il senato e magistrato ro-
mano avesse secondato la protezione
che Costantino accordava alla Chiesa,
fu il luogo in cui, come si disse, eser-
citò le funzioni del suo apostolico
ministero ed abitò, dovizioso di me-
morie ecclesiastiche, e del più gran-
de interesse per V archeologia sagra,
per le vicende de' tempi fu molto '
rovinato, e lasciato in abbandono.
Pfel pontificato però di Urbano Vili,
il p. generale de' Carmelitani, Gio.
Antonio Filippini , romano, con im-
mense spese riapri V oratorio sotter-
raneo, lo abbein splendidamente, o-
perando eguali e magnifici restauri
alla chiesa superiore in modo da
formare l'ammirazione di chi vi si
reca. V^. il citato Piazza a pag. 4^^*
Finalmente beneficai'ono questa chie-
sa il b. Cardinal Tomnaasi suo tito-
lare, il quale quasi ogni giorno, se
non era impedito, assisteva in coro al-
la salmodia co' religiosi Carmefitani:
egli vi spese due mila scudi d'oro,
e volle essere sepolto nel sotterraneo.
L'altro bene&ttore, poi è Bene-
detto XIV che riedifica la cappella
maggiore.
Questa chiesa ha un duplice in-
gresso, e la facciata estema del prin-
cipale fu eretta nel 1676 dal genera-
le dell'Ordine p. Francesco Scanna-
pieco. Dividesi in tre navi da ven-
tiquattro colonne antiche, ed è tut-
ta nobilmente decorata di marmi, e
stucchi con disegno di Filippo Ga-
Cm i83
gliai^i, die fu V ai*chitetto dell' ul-
tima restaurazione, mentre Pietra
da Cortona diresse gli ornati della
scala per cui si discende alla chiesa
sotterranea. Il pavimento di essa è
di musaico, come lo é I' immagine
della b. Vergine, che sta sull'altare.
Le navi laterali furono dipinte dal
Pussino, dal Testa e da altri bravi
pittori. Sono poi considerevoli i fi*e-
schi dell' intemo delle basiliche Late-
ranense, e Vaticana, e qudlo che
rappresenta il concilio di s. Silvestro.
Nobilissime e ricche sono le cappelle,
principalmente quella della Madonna
del Carmine, con vaghe pitture di
Antonio Cavallucci da Sermoneta, che
vi rappresentò s. Elia, e il purgatoria
Nell'altare maggioi*e, che in forma
svelta è situato in alto, si custodi-
scono i corpi santi.
Anticamente il titolare di que-
sta chiesa dovevasi celebrare nella
basilica di s. Pietro in tutti i giorni
di sabbato. S. Pio V, in conti*asse-
gno dell'amore che portava ad essa,
la costituì parrocchia matrice, asse-
gnandole quelle di s. Prassede, dei
ss. Sergio e Bacco, poi trasferita a
s. Francesco di Paola, di s. Giovanni
detto de Cai^apuUo, di s. Salvatore
alla Suburra, e di s. Salvatore alle
tre Immagini. Il senato romano ogni
quadriennio per la festa di Maria
ss. del Carmine, ai 16 luglio, &
l'offerta in questa chiesa di un ca-
lice di argento, e di torcie di cera.
Il suddetto p. Gio. Antonio Filip-
pini nel 1689, pubblicò in Roma,
Ristretto di tutto quello che appar*
tiene alP antìdUtàf e ^venerazione
della chiesa de' ss. Silvestro e Mar-
tino a^ Monti di Roma.
S. Matteo ,in Meridana, titolo
Cardinalizio distrutto^ nel rione
Monti.
i84 CHI
Tra r EsquilÌDO, e il Odio, e tra
la YÌa di s. Maria Maggiore e di
f. Gio. in Laterano> sino agli ultimi
del secolo decorso, esistette questa
antichissima e venerabile chiesa,
eretta presso le terme di Filippo,
in una contrada detta Taherna o
Tavemole. Chiamossi principalmente
in Merutana, da un podere vicino
che avea tal denominazione, e non
dai trofei di Mario, perchè si sareb-
be detta in Mariana, né dall'emis-
sario dell'acqua Marzia o Marcia
ivi esistente. £ a deplorarsi la per-
dita di memoria sì illustre, dappoi-
ché appena s. Cleto roncano apprese
le verità evangeliche da s. Pietro,
da cui fu ordinato e poi fatto co-
adiutore nel ministero apostolico
pei sobborghi di Roma , ed al quale
nell'anno 80 successe il secondo nel
pontificato, convertì la sua' casa pa-
terna che quivi aveva, ed ov' era
nato e stato educato, in oratorio,
chiesa, o titolo, con un ospizio ed
ospedale pei pellegrini, e siccome il
s. Pontefice si rìconosce per fondator
de' religiosi Crociferi, poi soppressi
da Alessandro VII, ed autore della
divisione ecclesiastica, colla quale co-
stituì in Roma venticinque parroc-
chie, così vuoisi da alcuno die qui-
vi egli ne fondasse una, e che quivi
ponesse i detti religiosi ad ufficiar-
la. Altri poi dicono che uno de' ven-
ticinque titoli istituiti da s. Mar-
cello I eletto neir anno 3o4 fos-
se questo di san Matteo in Meru-
Jana.
Verso l'anno ^10 \di chiesa pro-
vò gli effetti del saccheggio cui sog-
giacque Roma, per ordine di Alari-
co re de' goti, ma i religiosi Croci-
feri colle entrate lasciate loro da s.
Cleto la restaurarono, di che si fé-
ce menzione nel concilio romano ce-
lebrato da s. Simmaco nel. 499, do-
CHI
ve si sottoscrisse il Cardinale titola-
re. 11 suo predecessore Gelasio J Fa-
veva conferito ad Andrea Cardinal
prete. Nel pontificato di s. Gregorio
I, e verso l'anno 660 si vuole che fos-
se r ultimo titolo Cardinalizio ; raa
essendo la chiesa per la sua veccbìez-
la in cattivo stato, quel. Pontefice
trasferì il titolo a s. Ste&no roton-
do. Di poi venendo la chiesa restau-
rata, a' 28 aprile del ino, Pasqua-
le II la consacrò in onore della b.
Vergine, e del santo apostolo ed e-
vangelista Matteo, con quatti'O alta-
ri, con solennissiraa funzione ed • as-
sistenza di motti Cardinali; vi pose
molte insigni reliquie, e vi concesse
r indulgenza «plenaria. Verso il i2ia-
' regnando Innocenzo HI, due roioa-*
ni facoltosi chiamati Andrea, ed An-
dreotto, restaurarono la chièsa, ripri-
stinarono l'ospedale; indi sembra che
ai . Crociferi succedessero nella custo-
dia ed ufficiatura i preti secolari, fin-
ché ritornati di nuovo i Crociferi
verso il i43o cessarono per sem-
pre di esercitarvi 1' ospitalità , e di-
venne priorato e commenda, che in
seguito Sisto IV conferì ad. un suo
famigliare frate agostiniano. Questi
però con indulto apostolico la ras-
segnò alla sagrestia della chiesa di
s. Agostino, sopprimendosi nel i477
il priorato, per cui d'allora in poi
vi si stabilirono gli Agostiniani. Nel
pontificato di Alessandro VI fu qui-
vi portata una immagine di Maria ss.
assai miracolosa, e fu detta la JRf^
donna di s, Matteo,
Finalmente, nel i5i7, Leone X
ripristinò il titolo Cardinalizio, e pel
primo lo conferì al celebre Cardinal
Egidio Canisio da Viterbo, il quale
yi fece il soffitto, ed altri mighora-
menti degni di lui. Quando Grego-
rio XIII aprì la strada, che conduca
dalla basilica liberiana alla laten^?
CHI
ncnsc, dovelle demolirsi il portico,
e variare il luògo della porta, per
cui il Cardinal Decio Àzzolini \i fe-
ce la facciata, e V adornò di pitture.
Però sotto Innocenzo X, nella sop-
pressione de' piccoli conventi, vi Ìli
compreso ancor questo, per cui le s?ì-
gre reliquie furono.trasferite nella vici-
na basilica Liberiana ove nmasero. Pfel
1 658 fu da Alessandro VII data agli
agostiniani ibernesi, indi vi passaro-
no quelli delia provincia perugina,
e ne furono dopo quel tempo gene-
rosi bene&ttori i Cardinali titolari
Mancini, eNerli. Avendo dipoi a' i5
luglio 1776 soppresso il titolo Papa
Pio VI, ed eretto in vece quello di
s. Maria della Vittoria, nelF anno se-
guente vi collocò in luogo degli a-
gostiniani le monache dette di s.
Norberto, a doratrici perpetue del ss.
Sacramento, fondate in- Germania,
le quali a cagione delle note lut-
tuose vicende popò vi rimasero, an-
zi la chiesa venne demolita , ed o«
ra non ne rimane che la memoria.
Anticamente il suo Cardinal titolare
esercitava il servigio ebdomadario
nella basìlica Liberiana, in tutti i
mercoledì, celebrando la messa al-
l' altare papale, e assistendo a'divini
uffici. In questa chiesa, e nella fe-
stività di Pasqua di risurrezione ,
mentre il Papa dal palazzo laterar
nense recavasi alia basilica mentor
vata, faceva pubblicare da un nor
taro apostolico i nomi de' battezzati
nel precedente sabbato santo con
quella formola e modo, che dicem-
mo altrove. Altre illustri memorie di
questa chiesa si possono leggere nel
Piazza, Gerarchia p. 525, Del tìtolo
di s, Matteo in Merulana, e nel
Menologio a p. 187; in Panciroli ,
Tesori nascosti, p. 622, e, per non
dine di altri, in Ridolfìno Venuti,
Roma moderna ec. t. I. p. ()(>.
CHI i85
Ss. Michele^ e MJgno in Borgo
del Capitolo Vaticano^ nel rione
Borgo.
Fu detta questa chiesa in Sassìa,
dalle abitazioni che in tal luogo vi eb-
bero gli antichi sassoni. La sua erezio-
ne si deve all' imperatore Carlo Ma-
gno, che verso l'anno 81 3, la dedicò
a s. Michele arcangelo, e a s. Magno
vescovo e martire, il cui corpo
qui in gi'an parte conservasi. Serve
di chiesa parrocchiale al capitolo
vaticano, per cui il curato di san
Pietro vi esercita le funzioni par-
rocchiali, e talvolta vi celebra qual-
che divota funzione i' arciconfra^
temila del ss, Sagramento (Vedi),
che ha l'oratorio accanto a questa
chiesa.
S. Michele in Ripa, dell'Ospizio
apostolico. Fedi,
Ss. Natività* di Nostro Signore,
dell' arciconfratcrnita degli Ago^
nizzanti. Vedi.
Il magistrato romano in, ogni
quadriennio, e a' 28 dicembre, fa
in questa chiesa l'oblazione di un
calice di argento, con torcie di cera.
Ss. Nereo ed Achilleo y titolo Carr
dinalizio, in cura dei pp, della
congregazione dell'oratorio, detti
Filippini, nel rione Ripa,
La insigne ed antica chiesa dei
ss. Nereo, Achilleo, e Domitilla,
detto titolo in Fasciola nella via
Appia, che .l'Anastasio chiamò basi-
lica, fu eretta presso il palazzo e le
sontuose terme di Antonino Cara-
calla (luogo che perciò è ora detto
l'Antoniana), le quali furono com-
pite da Alessandro Severo, eie
i86 CHI
sito ove vuoisi fosse già un tempio
sagro ad Iside, servito da sacei'doti
egiziani, e distrutto dall'imperatore
Tiberio per la grave onta fatta alle
matrone romane. la questo mede-
simo sito Fasciola matrona romana
possedeva una casa, nella quale
eresse un titolo, e dedicò ad onore
de' ss. Nereo ed Achilleo, fratelli ro-
mani battezzati da s. Pietro, eunuchi
di Flavia Domitilla, i quali patiro-
no glorioso martirio nell'isola Pon-
Eia sotto l'impero di Trajano. Quin-
di fu posta tra i titoli de' Cardina-
li, e si Q'ede sia uno di quelli isti-
tuiti da s. Evaristo, che fu creato
Papa l'anno 112. Altra origine dà
la tradizione al nome di questa chie-
sa, per cui fu detta in Fasciola ^
cioè da quella, che ivi vuoisi cadu-
ta dalia gamba di s. Pieti'o, impia-
gata dalla strettezza dei ceppi, allor-
quando il santo apostolo, a persua-
sione e coU'ajuto de' ss. Processo e
Martìniano, custodi del cai'cere Ma-
mertino, usci da questo per partire
da Roma, ove subito ritornò dopo
aver incontrato Gesti Cristo. Laonde
piamente si ritiene, che avendo i
primitivi cristiani raccolta quella fa-
scetta o fascìola, la custodissero nella
chiesa de' ss. Nereo ed Achilleo poi
ivi edificata, come memoria della
pazienza e dei patimenti sofferti in
prigione da s. Pietro. Dei Cardina-
li titolari rimontano le notizie al
quinto secolo, perchè si legge nel-
la vita di s. Felice II, detto UT,
creato Papa nell'anno 4^3, ch'egli
era figlio di Felice, prete Cardina-
le de' ss. Nereo ed Achilleo, titolo
che alcuni danno ancora a questo
s. Felice II, suo figlio. Certo è poi,
che sotto s. Gelasio I, e nell'anno
494» vi sono memorie di un Acon-
zio prete Cardinale, e di Paolino
arciprete nel medesimo titolo. Quin-
CHI
di si vede il medesimo tìtolo nota-*
to nel pontificato di s. Simmaco,
nel concilio romano celebrato nel
498. Assunto nell'anno 5^4 alla
cattedi*a apostolica s. Giovanni I,
rifabbricò, ed abbellì la chiesa, e vi
pose i coipi de' ss. Nereo ed Adiil-
leo, cui poi fu aggiunto quello del-
la loro padrona s. Flavia Domitilla
vergine e martire, figlia di s. Plau-
tina dìscepola di s. Pietro, che pa6
il martirio nella suddetta isola di
Ponzia. Non deve occultane che
l'Anastasio dice: Hic Papa Joan*
nes fecit coemeterìum beatonun Ne-
rei et Achillei via Ardeatina, È no-
to, che essendo la via Appia confi-
nante coH'Ardeatina, talvolta si con-
fusero le denominazioni, come che an-
ticamente si disse cimiterio per chiesa.
L'antichità, e venerazione di que-
sta chiesa si raccoglie dall'omelia 28
in Ei^ang.y che nel giorno festivo di
questi santi, fece nella stessa dbiesa
s. Gregorio I, la quale omelia il Car-
dinal Baronio fece poi incidere in
caratteri quadrati, nel dorso di una
antica sedia di marmo, che ancora
esiste in mezzo all'abside, il qua!
fatto vedesi al di sopra dello stes-
so abside effigiato con antico dipin-
to a fresco. Quindi il Pontefice s.
Leone IH, del 79$, nella generale
restaurazione, che fece, delle più an-
tiche basiliche e chiese di Roma,
osservando che questa, come posta
in luogo basso, perchè situata in
quella parte della piscina pubblica,
dove concorrevano molte acque, ne
soffriva perciò notabile umidità,
ne alzò il piano, la rifabbricò, e vi
edificò dappresso un cimiterio, lo
che diede argomento all' Alemanni^
De parieL Later, cap. 3, di assei'i-
re contro il Cardinal Baronio, che
s. Gregorio I non facesse la sua o-
melia in questa chiesa, ma in un
CHI
altra ov'era il dmiterìo. Àncora si
ammira il musaico di s. Leone III
sulla fronte dell'abside, rappresen-
tante la trasfigurazione del Signore.
Sotto Eugenio 111, e nel ii5o
fu eletto titolare il Cardinal Enrìco
Mori cotti, abbate de' ss. Vincenzo ed
Anastasio, fatto abbate da s. Bernar-
do, che si rese celebre per le sue
legazioni per la santa Sede. In pro-
gresso di. tempo, come riporta il
Piazza, Gerarchia pag. 444> ^^ ^^'
pa Alessandro IV, eletto nel i254>
col consenso del sagro Collegio dei
Cardinali, diede la chiesa in custo-
dia air ardTescovo di Napoli, ciò
che durò poco tempo, ovvero non
ebbe effetto la disposizione. Nel se-
colo seguente, a grande suo lustro,
Benedetto XII, nel i338, fece Car-
dinale Pietro Roger della nobilissi-
ma casa di Beaufort, gli conferì questo
titolo, e nel 1842 questi gli successe
col nome di Clemente VI, il quale
elevando alla porpora il nipote, chia-
malo pur Pietro Roger, col divenire
nel 1870 Gregorio XI, ebbe la glo-
ria di l'estituire a Roma la residenza
pontificia.
Ristorò anche questa chiesa Sisto
IV, verso l'anno i470> mentre mi-
nacciava di rovinare; e dalla chiesa di
s. Silvestro in capite, mediante per-
muta di altre cose in sei*vigio di
essa, quivi ti^asportò due pulpiti, o
amboni, ricchi di scelti marmi, per
la lettura del vangelo, e dell' epi-
stola , secondo V uso antico della
Chiesa. Ivi il Cardinal titolare nel
di della festa, o in quello della sta-
zione soleva pronunziare un'omelia,
o predicai^ al popolo; e quando
r angelico Cardinal Roberto de No-
bili, nipote di Giulio III, visitava
le sette chiese, soleva ascendere l'am-
bone, e fare un discoi-so morale ȓ
propri famigliari, intervenepdovi'
CHI 187
udirlo anco gli estranei ; ciò che pur
faceva in altre chiese di Roma, se-
condo l'uso de' primi secoli della
Chiesa. Per gran ventura di questo
titolo, Clemente VIII, nel creare
Cardinale nel 1 596 Cesare Baix)nio
della congregazione dell' oratorio ,
immortai autore degli AnnaU ec^
ctesiasticiy gli conferì questo titolo,
da lui ricercato, e il Papa sorriden-
do gli disse : a voi si deve appwt"
tOy come a Cardinal ricchissimo,
per doversi poi rimettere in piedi.
Ad onta, che sì amplissimo Cardi-
nale fosse povero, poiché era zelan-
te ed amatore delle antichità ec-
clesiastiche, nel recarsi alla vìsita
delle sette chiese, ne deplorava la
rovina, e lo stato abbietto in cui
era, e perciò con animo generoso
contrasse un debito di sette mila
scudi per riedificarla, abbellirla, e
&rvi rifiorire il suo culto.
Ne risarcì il pavimento, restaurò
la tribuna, rinnovò il soilitto, e con
pitture di Nicolò Circìgnano, e del
cav. Roncalli, fece rappresentare le
gesta dei santi martiri titolari nella
navata grande, e nelle piccole pare-
ti si vedono i diversi martini dati
agli apostoli. Siccome i corpi de' ss.
Nereo, Achilleo, e Domitilla, sen-
za sapersene con certezza la cagio-
ne, erano stati trasferiti, forse sotto
Gregorio IX perchè non fossero in-
volati, alla chiesa di s. Adriano, il
Cardinal Baronio ottenne da Cle-
mente Vili, che nella vigilia della
loro festa con solenne processione
fossero restituiti a questa loro chie-
sa, cioè agli 1 1 maggio 1 597^ pas-
sando la pix)cessione pel Campido-
gho, e sotto gli archi trionfali di
Settimio, di Tito, e di Costantino,
perchè alla famiglia dei due ultimi
imnei'atori appartiene s. Domitilla.
». dò il iP-^-^imo Cardinale
,88 CHI
collocò in questa chiesa altii corpi
santi, e sagre reliquie, e siccome an-
ticamente eravi la stazione nel lune-
di santo. Clemente Vili ve la ripo-
se, stabilendola invece nel mei*cole-
d'i dopo la terza domenica di qua-
resima, nel qual giorno evvi anco
nella vicina chiesa di s. Sisto. Fu
poi così premuroso il Cardinale suf-
la conservazione delle antiche for-
me, le quali rendono più venerabi-
le questa chiesa, che avendo collo-
cata nella tribuna una lapide mar-
morea, pregò i titolari successori a
non farvi alcuna innovazione, colle
parole: nihil demito, nihil MiNuno,
jfEC MUTATO. Perchè poi fosse sem-
pre la chiesa diligentemente custo-
dita ed uffizìata, ottenne da Clemen-
te Vili la bolla Ex debito^ die 29
junii i597, colla quale quel Ponte-
fice, esimendola da qualunque di-
pendenza, interamente 1* affidò alla
custodia de' suoi pp. della congrega-
zione dell'oratorio, detti i Filippini
{VecWjy i quali tuttora decentemen-
te la custodiscono, e in vari tempi
la ripararono ed abbellirono, secon-
do r ingiunzione di Clemente Vili.
Ogni anno, nel dì della festa de' ss.
martiri titolari, cioè a' 12 maggio,
il Cardinal Baronio si recava a ce-
lebrarvi la messa, e fra l'anno tal-
volta assisteva a' divini uffizi; e, ad
imitazione de' Papi, e de' titolari dei
primitivi secoli della Chiesa, faceva
al popolo il sermone, e pronuncia-
va dottissime omelie su di un pul-
pito di marmo, pure da lui eretto,
di forma ettagona, intarsiato di pie-
tre orientali, con basamento di afri-
cano, e di porfido. Finalmente il
Cardinal Baronio ordinò, che ivi
dopo morto fosse sepolto, ma i suoi
antichi confratelli non permisero,
che dalla loro chiesa di s. Maria in
Valliceila fosse tolta sì preziosa me-
CHI
moria. Ivi furono bensì sepolti per
singoiar prìvilegio due graa servi di
Dio della medesima congregazione
deir oratorio, cioè i pp. Pier Fran-
cesco Scarampì, e Prospero Airoli,
ambedue morti nel i656 nella pe-
stilenza, che afflisse Roma sotto A-
lessandix) VII.
Il Cardinal titolare di questa
chiesa anticamente era destinato ad
uffiziare nella basilica di.s. Paolo,
in tutti i mercoledì, secondo l'ordi-
ne ebdomadario, che avea luogo nel-
le basiliche patriarcali di Roma, ed
a celebrare la messa sull'altare pa-
pale. Illustri, e benemeriti titolari fu-
rono Flaminio Taja, creato Cardinale
ad onta della sua ripugnanza nel 1 68 1
da Innocenzo XI, e Leandro Col-
loredo della congregazione deircnra-
torìo nel 1686, innalzato al Cardi-
nalato dallo stesso Innocenzo XI.
Il regnante Pontefice nell'annovera-
re meritamente al sagro Collegio l'at-
tuale patriarca di Venezia Jacopo Me-
nico, nel i833, e nel conferirgli que-
sta illustre chiesa per titolo, rinno-
vò la memoria di altro patriarca di
Venezia, cioè di Maffeo Gerardo, già
abbate camaldolese di s. Michele di
Murano, che creato Cardinale nel
1489 da Innocenzo Vili, ebbe in
titolo la chiesa de' ss. Nereo ed A*
chilleo:
S, Nicola in Carcere TuMiano,
diaconia Cardinalizia, collegiata^
e parrocchia, nel rione Ripa,
Questa chiesa e basilica aiitichis-
sima prende il nome dal carcere
ivi fabbricato da Servio Tullio, sesto
re di Roma, secondo il parere di
molti, sebbene alcuni dicano, che il
carcere Tulliano fosse la custodia
Mamertina alle radici di Campido-
glio. Altri asseriscono, che quivi
CHI
fosse il carcere decemvirale, edifi-
cato dal decemviro Appio Claudio;
altri sono di opinione, che ivi esi-
stesse il carcere centumvirale, che
serviva pei rei di delitti civili, de-
bitori e simili; altii finalmente ri-
conoscono in questo luogo gli avanzi
di ti*e templi, cioè della Speranza,
quello della Pietà, e quello piccolo
della dea Matua, o Ino, nutrice di
Bacco, tutti occupanti l'area dell'an-
tico foro Olitorio, ove si vendevano
gli erbaggi, ora chiamata piazza
montanai^a, dai contadini, e dagli
abitatori delle montagne, che quivi
si radunano per' impiegarsi a lavo-
i*ai'e la terra. Ma su queste diver-
genti opinioni sono a consultarsi gli
archeologi, che hanno trattato delle
cose di Roma, il *Cancellieri nel suo
Carcere Tulliano^ e l'articolo Car-
ceri DI Roma. F^edL
Diverse ancora sono le opinioni
suir epoca dell'erezione di questa
chiesa, che il Piazza nella sua Ge-
rarchia h. rimontare al quarto se-
colo, perchè dice essiere stata affidata
la cura di essa a s. Damaso, cioè
quando Sfa ancor diacono, il quale
poscia venne assunto al pontificato,
nell'anno 36^/, Siccome poi a lui
era stato affidato di sollevare i car-
cerati con limosino, così per le car-
ceri,'' che prima erano qui state, tut-
te le carceri di Roma furano quin-
di soggette a questa chiesa, che in
seguito eresse un altare allo stesso s.
Damaso I. Il medesimo Piazza aggiun-
ge, che quando s. Nicola il grande,
arcivescovo di Mira andò in Roma a
visitare'! luoghi santi, questa chiesa,
la quale pei corpi santi, che si ve-
neravano nella confessione, fu pure
da lui visitata, era dedicata al ss.
Salvatore, e perciò una delle prìme
chiese a questo consagrate dopo la
basilica lateranense. Abbiamo ancor
CHI 189
ra , che s. Damaso I fu eletto Pon-
tefice ventidue anni circa dopo la
morte di s. Nicola, e siccome la
chiesa era stata anco dedicata a
lui, compose una messa in versi, e
volle, che in di lui onore quivi si
dicesse. Va qui osservato, che V isto-
ria della traslazione delle reliquie di
s. Nicola in Bari, e perciò così ge-
neralmente chiamato, pone la sua
morte nell'anno 34^; ed ecco altra
testimonianza , che questa chiesa esi-
stesse nel quarto secolo. Nel seguente
fiorì s. Felice II, detto IH, creato
Papa l'anno 4^3, e di lui i>i ha,
che arricchì la confessione di reli-
quie, e però sotto di essa vi fu
posta la di lui immagine, con quelle
di san Calisto, e di san Bonifacio IV,
e legge vasi inciso sul marmo: Pax
tecum Felix.
Sì congettura da alcune memorie,
che dal V secolo in poi , la chiesa
fosse governata dai preti secolari,
venendo considerata ne' posteriori
secoli qual collegiata, dappoiché le
diaconie per lo più furono abitate
dai religiosi e monaci, come luoghi
frequentati, pel patrimonio della
chiesa, che ivi dispensavano i dia-
coni. Va riferita la cagione, per
cui s. Gregorio I, fiorito nei 5go,
si determinò ad erigere questa chiesa
in diaconia CardinaUzia, che, secondo
r antico computo, per ordine fu l'un-
decima, cui era affidata l'XI regio-
ne. S. Gregorio I pertanto, in osse-
quio della gran venerazione, in cui
era s. Nicola anco presso i romani ,
dichiarò la chiesa diaconia, vi pose
la stazione nel sabbato dopo la
quarta domenica di quaresima, detta
i^lientesj e ad onore del santo nella
messa si pose analogo introito, gra-
duale, oifertorio, e comunione. Il
primo colle parole Sitienles venite
ad acjuas^ dichiara V affetto e la
I90 CHI
carità del santo Tescovo nel!' in-
vitare i poveri a ricorrere a luì nel-
le necessità. Il secondo, colle pa-
role : factaa est Dominus protector
meus; come colle altre: Tibi dere-
lictus est pauper, pupillo tii eris ad-
jutor, serve a risvegliare col di lui
esempio i poveri e travagliati, alla
fiducia e confidenza in Dio.
Di nessun diacono Cardinale si
trova menzione fino al iioo, in cui
si ha un certo Grisogonoj sotto Pa-
squale II. La causa, pei* cui non si
conoscono i precedenti, si è perchè
i Cardinali diaconi nei primi secoli
non si denominavano dai titoli delle
chiese, appresso le quali abitavano,
ma delle regioni di cui avevano
cura, loro assegnate sino da Papa
s. Fabiano, cioè due rioni per cia-
scuno; quindi i diaconi ad imitazio-
ne de' Cardinali preti, cominciarono
essi pure a chiamarsi col titolo,
ovvero coU'aggiunta della chiesa ove
esercitavano il diaconale ministero,
quantunque non fosse cura parroc-
chiale. Presso questa chiesa era vi il
palazzo dei Pierleoni, famiglia ro-
mana ricca e potente, per cui tal-
volta questa diaconia fu chiamata:
Ecclesia Petri Leords, Urbano II,
per lo spazio di due anni, abitò in
questo palazzo, per porsi in salvo
da alcune persecuzioni, ed ivi mori
ai 29 luglio 1099, <2ome rilevasi
dalle analoghe notizie, che riferisce
il Piazza, trattando di questa dia-
conia a pag. 864 e 865. Aggiunge
inoltre, che l'altare di s. Nicola fu
fondato e dotato nel i585 da Lu-
crezia Pierleoni; e che il Cardinal
Guido Pierleoni donò a questa sua
diaconia parte di un braccio di s.
Alessio, e di s. Bonifacio martire.
Altre reliquie nel saccheggio di Ro-
ma, del i527, furono rubate, rima-
idone tuttavia un buon numero.
CHI
Leggo però in Novaes tom. IH, pag.
i53, che le due prime reliquie Gi-
rono donate da Guido di Besonzio
di Orvieto, fatto Cardinale di questa
diaconia da Innocenzo III nel i3o5.
Fu poi consagrata questa diiesa,
come si legge da un'iscrizione mar-
morea esistente sopra un pilastro
della medesima, in onore di s. Ni-
cola, ai 12 maggio iiaS, dal Som-
mo Pontefice Onorio IL Indi il di
lui successore Innocenzo II, nel
1 1 38, creò Cardinale diacono di t.
Nicola in Carqpre Ottavio Conti, il
quale poscia contro il legittimo Pon-
tefice Alessandro III fu eletto nel
I iSg antipapa col nome di Vittore
IV. Prima che la Pierleoni erigesse
l'altare a s. Nicola, ovvero lo rìe>
dificasse ed abbellisse^ ne esigeva un
altro, perchè si ha che Alessandro
III, nel giorno stesso della £bsta del
santo, e nell'anno 1180 ilconsagrò,
ponendovi le reliquie Paolo yescovo
di Orte, che gli concesse T indulgen-
za di un anno e quaranta giorni,
come si legge iti un antico marmo,
in cui sono da notarsi le seguen-
ti parole : » Item firma vit ex par-
te Dei Omnipotentis , et B. M.
Virg., et omnium Sanctorum cum
consensu Ioannis archypresb. s.
Marci, et presb. Martini ejusdem
Ecclesiae, et totius populi, sub poe-
na excommunicationis, ut si quis
clericus, vel laicus praesumeret
vendere, aut pignorare bona e-
jusdem Ecclesiae, calicem^ [dane-
tam, crucem, libros, domos, ma-
ledictus sit in pei^etuum, et ha-
beat partem cum homidda He*
rode, et Juda traditore in ignem
aetei*num. Fiat etc. ".
Innocenzo IV creò diacono Car-
dinale di questa chiesa Giovanni
Gaetano Orsini, il quale coronò
Giovanni XKI, e succedendogli nel
CHI
1277, in memoria della sua amata
diaconia, prese il nome di Nicolò
III. Egli fece alla medesima molti
miglioramenti , e in un marmo si
legge scritta questa lapide: Has de
Ursinis FEcrr fortas lEvriA Joahnes.
Tapto e sì segnalato onore poco di
poi si rinnovò a questa insigne chie-
sa, cioè quando Martino IV, nel
I a8 1 creò Cardinale Benedetto Gae^
tani, dandogli questa diaconia, don-
de passò all'ordine presbiterale, e
nel 1 294? divenne il magnanimo Pon-
tefice Bonifacio Vili. Altro Cardi-
nal diacono sublimato al pontifica-
to, fu Boderico Borgia spagnuolo,
nipote di Calisto III, il quale nel
1456 lo fece Cardinal diacono .di
s. Nicola in Carcere, diaconia che
ritenne Tenti anni, e nel 1492 ^
creato Papa col nome di Alessan-
dro VI. Benefattore generoso fu egli
della chiesa, rabbellì, e la restaurò,
ed ancora ne rìmane qualche me-
moria nei genti lizii suoi stemmi.
Paolo III nel i534 creò Cardinale
il nipote Guido Ascanio Sforza, lo
fece inolti^e arciprete ^di s. Maria
Maggiore, e canonico di questa chie-
sa collegiata, di che se ne ha au-
tentico documento negli atti del
Tommasi, in data 24 ottobre i5^2.
Deputò il Cardinale a prendere il*
possesso del canonicato, Giulio de
Alsani canonico lateranense. Altro
consimile esempio lo abbiamo in
Francesco Sforza, nipote del prece-
dente, che mentre era di essa ca-
nonico, nel i583, fu fatto Cardinal
diacono da Gregori,o XIII, di questa
collegiata, dove seguitò ad essere
jcanonico anco da Cardinale, come
lo dimostra il Torrigio nel libro su
questa diaconia a pag. 29.
In questa collegiata s. Pio V sta-
bilì la vicaria perpetua della par^
«rocchia , sotto il di lui successore
CHI 191
Gregorio XIII, e nell'anno i583 fu
istituita una confraternita, della qua-
le scrisse Carlo Bartolonieo Piazza;
Opere pie dì Roma, p. 53 2 Della
Confraternita del Ss, Sagramento a
s, Nicola in Carcere : quindi Sisto V
unì a questa chiesa quella* di s. Mar-
tina, o di s. Luca nel foro romano.
In seguito fu onorata, e beneficata la
collegiata da diversi Cardinali diaconi,
massime dai seguenti. Il Cardinal
Federico Borromeo fòtto Cardinale
da Sisto V nel i587, era cugino di
s. Carlo. Egli a seconda di quanto
fece alle diaconie di cui fu diaco-
no, con pia ^generosità trasferì dal-
l'altare sotterraneo della confessione
all'altare maggiore da lui nobilmen-
te restaurato, in un maestoso e ric-
co deposito, o urna di porfido nero,
i corpi de' ss. martiri Marco e Mar-
celliano, Faustina e Beatrice. Vi fe-
ce sopra un elegante ciborio di mar-
mo sostenuto da quattro colonne di
porta santa. Visitò la diaconia, fece
diversi ordini, decreti, e costituzioni
pel buon governo dell'illustre ca-
pitolo, ed inoltre gli donò un in-
tero parato bianco di damasco, per
le maggiori solennità. Altre leggi
€ costituzioni, dice il Piazza, a pag.
865 della Gerarchia, che le facesse
per la diaconia anco il Cardinal
Ascanio Colonna. Quindi Pietro Al-
dobrandino dallo zio Clemente Vili
fòtto Cardinale diacono di questa
chiesa , nel 1 599, con disegno di
Giacomo della Porta rìfece la Ce-
ciata, ne allargò la piazza, abbellì
l'interao, e lo decorò di dipinti,
massime l'altare del ss. Sagramen-
to, e v'istituì una cappellania. Al-
tro segnalato benefòttore della chie-
sa si fu il Cardinal Rinaldo di £s(e,
fetto Cardinale diacono nel 1 64 r da
Urbano Vili, e ne' quarant' anni del
suo Cardinalato giammai volle cam-
192 CHI
biarla con altra diaconia, per l'a*
more che ad essa portava. Final-
mente Clemente XII nell'anno 1737
ne dichiarò diacono Cardinale il ve-
neto Carlo Rezzonico, che poi pas-
sò air ordine presbiterale, e nel 1 758
fu eletto Pontefice col nome di Cle-
mente XI If.
La chiesa è a tre navi, e vuoisi
che le colonne abbiano appartenu-
to ai sum mentovati tempi. La tri-
buna fu dipinta dal Gentileschi, la
confessione era in gran venerazio-
ne, portandovisi già nel sotterraneo,
che prima era tutto dipinto, gli os-
sessi che ricorrevano {il pati*ocinio
di s. Nicola, la cui storia vedesi
rappresentata nelle pareti della na-
vata grande, con pitture del Mon-
tagna. 11 Torrìgio fa menzione di
un antico e miracoloso crcicefisso
con quattro chiodi, che quivi vene-
ravasi nella cappella dal lato sini-
stro deir ingresso, ma poi nel rìstau-
ro della chiesa operato da Pio VII
nel 1807, ^^^ trasferito nella detta
cappella de' Pierleoni , che è la se-
conda a destra. Ed oltre le menzio-
nate reliquie, vi sono in questa chie-
sa quelle della passione del Nostro
Signor GesLi Cristo, cioè d'un pez-
zetto di tela inzuppato nell' acqua
e sangue , che uscirono dal suo sagro
costato, dono della ^miglia Orsini,
che l'aveva ricevuto dai Sa velli. Vi
sono ancora le reliquie della bea-
tissima Vergine, ed altre.
Ai 6 dicembre, festività di s. Ni-
cola, ogni quadriennio il magistra-
to romano office in questa chiesa
un calice di argento, e delle torcie
di cera. Da ultimo nel .pontificato
di Pio VII il canonico di questa
chiesa Francesco Albertini, poi ve-
scovo di Terracina, in venerazione
della detta reliquia, istituì un'adu-
nanza, che poscia divenne arciconfra-
CIII ^
temita del preziosissimo sangue di
Gesii Cristo. Presidente annuale del-
la confraternita è un canonico della
collegiata : ma alla morte del fon-
datore ne fu presidente pei*petuo d.
Gregorio Muccioli, poi vescovo in
partibus di Agatopoli, che se ne rese
benemerìto.
L'intiero capitolo, dopo l'erezio-
ne fatta da Benedetto XIV dell'ar-
ci pretura <x)n cura di anime, in di-
gnità, viene rappresentato cbili'arci-
prete, e da sei canonici, dei quali
i due seniori sono di ordine sacer-
dotale, i due seguenti di ordine
diaconale, e i due ultimi di ordine
suddiaconale. Vi sono inoltre quat*
tro cappellani di coro. L'arciprete
va per concorso a cagione dell'an-
nessa parrocchia, ed a seconda del-
le disposizioni di Leone XII. I ca-
nonicati poi, qualora non sieno a&
fetti alla santa Sede, sono nominati
dal Cardinal diacono, il quale vi
tiene un prelato per vicario. L'abi-
to di coro dell'arcipretale dignità,
e dei canonici, consiste in sottana,
cotta, berretta, ed almuzia. II Gat-
diual Pietro Vidoni, diacono di
questa basilica, cui donò un osten-
sorio di argento, fece pubblicare in
Koma nel 1 8 1 9, le Costituzioni del
capitolo della perìnsigne basilica di
s, Nicolò in Carcere TuUiaho, sot-
toscritte dal suo vicario, ora Car-
dinal Nicola Grimaldi, zelante dia-
cono della medesima sino dal i834,
in cui il Papa regnante gliela' con-
ferì, dopo averlo annovei*ato al sa-
gro Collegio. Abbiamo poi da Fran-
cesco Maria Torrigio: // sagro coro
delU Cardinali della diaconia di s,
Nicola in Carcere TidUano, Roma
1645. Va pure consultato • France-
sco Cancellieri : Notizie, del Carcere
Tulliano detto poi Mamertino alle ra»
dici del Campidoglio, ec. Roipa 1 788.
CHI
S. Nicolò db* Lobenesi, V. Lorena.
S, Nicolò di Tolentino delle mo-
nache battistine. Vedi,
S. Nicolò tra le immagini ^ titolo
Cardinalizio distrutto.
La chiesa di s, Nicolò inter Ima"
gìnes esisteva presso la chiesa di s.
Clem^te, che poi per vecchiezza
▼enn^ demolita, e forma un locale
spettai>te al ss. Salvatore ad San-
età Sanctorum, Dice il Piazza nella
sua Gerarchia pag. 700, che il pri-
mo e l'ulti mo Cardinal titolare ne
fu PietiK) Foscari, che da primice-
rio di s. Marco, fìi £itto protono-
tario apostolico, designato Cardinale
da Pio II, ma pubblicato da Sisto
lY, il quale forse per mancanza di
titoli gli diede questo di s. Nicolò
tra le immagini, che poi permutò
in quello di s. Sisto. Aggiungo per
altro, che il Foscari non da Pio
li , ma da Paolo li Ux destinato
Cardinale, e fu pubblicato nel 1477
da Sisto ly con questo titolo; che
Alessandro Yl, nel 149^9 confe-
rì questo titolo colla porpora a Do-
menico Grimani figlio del doge di
Venezia; e che s. Pio Y nel 1570
lo diede a Yincenzo Giustiniani ge-
nerale de' domenicani, che morì nel
i582. Dopo quest'epoca certamen-
te la chiesa andò distrutta, perchè
il Panciroli, il quale pubblicò i Teso^
ri nascosti di Roma nel 1600, non
ne £1 veruna menzione.
S, NicoMEDE y titolo Cardinalizio
distrutto.
Questa chiesa esisteva nella via
Nomentana, e fu già uno dei pri-
mi ventotto titoli Cardinahzi. Ce-
lebre è questa chiesa pel suo cimi'^
VOI. xu.
CHI 193
terio doTe s. Nicomede fu sepolto.
Quel cimitero era in avanti un or-
to di un chierico di s. Nicomede chia-
mato Giusto. Della dedicazione di
questa chiesa si leggono ne' suoi atti
esistenti nella biblioteca Yallìcellia-
na, queste parole: »> In quo loco
9> dedicata fuit ecclesia in kal. ju-
»3 nii, quae nunc penitus destru-
»i età est. Ideo festivitas hodiema
M est passionis ejusdem martyris;
M alia ejusdem ecclesia dedicationis,
»' quae plebibus hoc nescientibus in
*» dictis kalendis coli tur ". Di tal
dedicazione si £i menzione nei mar-
tirologi di Beda, di Adone, di U-
suardo, e del beato Noterò. Laon-
de chiaramente si raccoglie essere
stata questa chiesa e titolo assai ce-
lebre ed in gran venerazione. II
Sosio, Rom. subt, lib. III, cap. 44»
é di parere che questa chiesa aves-
se orìgine sotto Bonifacio Y, assun-
to al pontificato nell'anno 6 ig. Scris-
se Anastasio Bibliotecario aver lui
adoraato, ampliato e dedicato il
cìmiterio di s. Nicomede, mentre
Adriano I del 772 restaurò la me-
desima chiesa.
Altri opinano non essere questa
la chiesa titolare di s. Nicomede,
ma piuttosto esservene un' aitila est-
stente in Roma^ di cui si fa men<»
zione nel concilio romano celebrato
sotto s. Gelasio I nel declinar del V
secolo nella persona di Sebastiano
prete di questo titolo Cardinalizio,
e di Genesio arciprete di esso, che vi
si sottoscrissero; altri dicono anco-
ra &rsì menzione di questa basilica
nel concilio celebrato poi dà Papa
s. Simmaco, sebbene, quando nel
590 fu creato Papa s. Gregorio I,
essendo la chiesa rovinata, ne trasfe-
rì ad altro il detto gradóni Nel 1601,
il Bosio citato scuoprì nella via No-
mentana i Testigi del cimiterìo di s.
194 CHI
Nicomede, nelle TÌcinanze di s. Agne-
se, ove probabilmente arra pure e-
sistito la sua chiesa, tanto celebre
negli atti de' martiri , e ne' sinodi
romani de' primi secoli. Da detto
cimiterio e chiesa fu trasferito in
Roma da s. Pasquale I il corpo di
8. Nicolò I, e con altri corpi santi
fu posto nella chiesa di s. Prassede,
Terso l'anno 817.
Ss. Nome di Maria deW arcìcon-
fraternità del Ss. Nome di Ma-
ria, Fedi,
Il magisti*ato romano ogni quat-
tro anui, agli 8 di settembre, ùl a
questa chiesa V oblazione d'un cali-
ce di argento, e delle tome di cera.
S, Norberto^ delle monache figlie
del Calvario. Vedi.
S. Onofrio^ titolo Cardinalizio , in
cura de'religiosi Girolamini, nel
rione Trastevere.
Esso é posto sul monte Gianico-
lo, ed era già detto ventoso per es-
sere da per tutto esposto all'impe-
to de' venti. Vi fu un piccolo romi-
torio con sua cappelletta ove stan-
ziarono alcuni romiti della congre-
gazione del b. Pietro da Pisa, del-
l' Ordine di s. Giralamo. Uno di
que' romiti, distinto per austerità di
vita, e gran pietà, chiamato il b.
Nicolò di Fui-capalena, luogo pres-
so Pozzuoli, co' suoi compagni si
procacciò molta venerazione, ed ot-
tenne da Eugenio IV questo luogo,
che sovrastante la via della Lunga-
ra, e posto sulla punta del Giani-
colo, è in uno de' più bei punti di
vista per godere Roma. Verso l'an-
no 1439, il b. Nicolò, cogli aiuti
ricevuti dal Pontefice, da vari bene-
CHI
fili tori, e principalmente dal Cardi-
nal Domenico de Gupis, inoomindò
la ^bbrica della chiesa in onore 4>
s. Ono&ìo, e del monistero, che
andò compito nel i446* '^^^ ^^'^
dopo mori qui santamente, e {u
sepolto colla sua effigie in marmo al
naturale, nella porta del monistero
cioè sotto al portico.
L'antipapa Felice V, nella sua ter-
za creazione de' &i&i Cardinali, fetta
nel 1 44o> ^^ comprese Giovanni de
Malestroict, o Malestrot fi*anoese, (a
cui biografia riportiamo al voi. IV
pag. 1 66, e gli conferì per titolo que-
sta chiesa di s. Onofrio, mentre il
pseudo-Pontefice risiedeva in Basi-
lea. Dipoi Giulio II, nel i5o8, ri-
legò in questo convento 11 Cardinal
Antonio Ferrari, in castigo di aver
male amministrata la legazione di
Bologna, pei* cui oppi*esso dal do-
lore vi morì dopo due mesi, e fu
sepolto nella chiesa di 8. Agostino
senza pompa funebre. Nella celd>re
promozione, che Leone X fece nd
i5i7 di ti*entuno Cardinali, eresse
la chiesa in diaconia Cai*dinalizia,
e poi la confei*ì al Cardinal Giovai^
ni di Lorena, figlio di Renato II,
duca dì Lorena e re di Sicilicu Ma
volendo Sisto V stabilire il nume-
1*0 delle diaconie a quattordici, fece
questa chiesa titolo Cardinalizio^ e
pel primo, nel i586, lo diede al
Cai*dinal Filippo de Lenoncourt Ed
acciocché si ascendesse a questa chie-
sa più agevolmente, Sisto V apn
un'ampia strada, sino ai bastioni
e porta di s. Spirito, nel i588, la
quale poscia, sotto Clemente Vili
fu lastricata colle limosine di alcuni
benefattori. Abbiamo dal Piazza, che il
Cai*dinal Ludovico Madrucci, il qua-
le morì nel 1600, ne fu pure titolai*e,
^i fabbricò ed abbellì la cappella
della Madonna, e quivi, senza me«
CHI
moria sepola'ale, fu tumulato. Nel-
la medesima cappella, siccome gen-
tilizia de' Madrucci, fu posto il cada-
Tere del Cardinal Cristoforo Madruc-
ci con isa'izione, e il cadai^ere del
Cardinal Carlo Madnicci senza alcu-
na memoria.
Paolo V, nel 1606, creò prete
Cardinale Maffeo Barberini, gii die-
de per titolo la chiesa di s. Pietro
Montorìo, che nel 1610 gli permu-
tò con questa di s. Onofrio, cui
ritenne finché nel 1628 il Barberi-
ni fu eletto Papa col nome cii Ur-
bano YIII. Di lui si legge quivi la
seguente n^emorìa: Sanctissimi sa-
ceìhim hoc Rosarii iisdemy quibus
apud s, Mariani supra Minervam
graùisj aique indulgentìis Maphaeo
Barberino Cardia, fautore ditatur^
Anno 1620. Quindi Urbano Vili
nel arcare Cardinale Antonio suo
degnissimo fratello dell'Ordine dei
cappuccini, gli diede questo an-
tico suo titolo , laonde fu da tut-
ti chiamato il Cardinal di s, O-
nofiio. Di poi neir anno 1 645 ,
Innocenzo X annoverò al sagro Col-
legio e all'ordine de' diaconi Bene-
detto Odescalchi , donde passò al
presbiterale col titolo di s. Onofrio,
venendo sublimato nel 1676 al tri-
regno col nome di Innocenzo XI.
Nel 1773, Clemente XIV fece Car-
dinale prete di questo titolo Gian-
nangelo Braschi, che poi nel 1775
gli successe, e fu il glorioso Pio VI.
S. Pio V pose l'indulgenza ple-
naria in questa chiesa nella quarta
domenica di quaresima pei soli uo-
mini, e pei religiosi del contiguo
monisteit); ma la stazione evvi nel
lunedi in Albis^ e la festa di s. O-
nofrio vi si celebra ai 12 giugno,
coir esposizione di una sua gamba,
e braccio. Questo santo penitente
anacoreta fiorì nel terzo secolo, e
CHI 195
visse nella solitudine sessanta anni.
Nel giardino annesso, ove si gode
un'incantevole veduta di Roma, ev«
vi ancora una grande gradinata in
forma di anfiteatro, in cui s. Filip-
po Neri soleva tenere delle pie a-
dunanze di piacevole trattenimento
ne' giorni festivi, e in alcuni tempi
dell' anno, pio costume che si osser-
va tuttora dai Filippini da lui isti-
tuiti.
Questa chiesa ha un portico, no-
bilitato dalle pitture del Domeni-
chino, che vi effigiò alcuni fatti
della vita di s. Girolamo, e da al'-
cune colonne antiche. L' interno ha
diverse cappelle pregevoh pei di-
pinti, e pei marmi : pei dipinti poi
va sovra tutti adorno l'altare mag-
giorCv. Fra i monumenti sepol-
crali, oltre i summentovati , vanno
rammentati quelli di Torquato Tas-
so, primo epico italiano, che mo-
rì nel contiguo convento nel iS^S,
ed a cui il Cardinal Bevilacqua nel
1644 pose un'onorevole iscrizione.
Ora il cav. Fabris sta lavorando
un magnifico mausoleo di marmo,
che quivi sarà civetto, mercè le offer-
te degli ammiratori di sì graà poe-
ta. Avvi il monumento di Gio. Bar-
clay letterato illustre, e di Alessan-
dro Guidi poeta lirico. Nel chiostix),
adorno di venti colonne di marmo,
il cav. d'Ai^pino vi rappresentò col
suo celebre pennello, la storia del
santo anacoreta Onofrio. Sulle no-
tizie poi di questa chiesa ^ e prin-
cipalmente sulle interessanti sue iscri-
zioni sepolcrali, va letto Gaspare Ai-
veri, Roma in ogni stato, parte II,
pag. 283 sino a pag. 297.
S. Pancrazio, titolo Cardinalizio ,
in cura di religiosi Carmelitani
scalzi, nel rione Trastevere.
ig6 CHI
Fuori della via Aui*elia (óaì vi-
cino colle chiamata pure gianico-
lense, ed anco pancraziana a cagio-
ne di questa chiesa , che diede pur
nome alla porta Aurelia di Roma),
trovasi il cimiterìo di s. Galepodio,
da lui eretto in un suo podere, o
ristorato ed ampliato. Divenne esso
celebre per esservi stati sepolti i
santi Pontefici Calisto I, e Giulio
I, ed un gran numero di martiri,
Tanto a questo cimiterìo che a
questa chiesa si giunge per la via
Yitellia, così chiamata dalla illustre
^miglia romana di tal nome, che
la fece e ristorò, come si ha da Sve-
tonio. Vuoisi pure, che s. Felice II,
eletto nell'anno 355, in onore di
s. Felice I, che pafì il martirio nel-
l'anno 275, e sul cimiteiio, edificas-
se e consagrasse una chiesa, presso
la quale volle egli pm*e essere slb-
polto. Questa chiesa di s. Felice
altra non può essere, secondo che
congettura il Papebrochio, in Co-
nata ad Calai, ss, Pont. pag. 38,
se non la odierna chiesa di s. Pan-
crazio.
U essere da alcuni posta la chiesa
di s.' Felice nella via Portuense, e
da altri nella via Aurelia, non osta,
che sia la medesima, imperocché
r una e l'altra sti*ada si dividono a
s. Pancrazio, come si osserva nel
Fabretti, De aquis et aquaeducl,
veteris RomaCy Dissert, 3. Veggasi
il medesimo Papebrochio, che ne
tratta eruditamente nel luogo cita-
to. Il Bosio però, nella sua Roma
sotterranea lib. II, cap. 16, pag.
1 1 9, malgrado le diligenze da lui
fatte, confessa di non aver trovato
ne vestigio, ne memoria, tanto del
cimitei*io quanto della chiesa di s.
Felice, l'uno e l'altra posti nella
via Portuense. Il Panciroli poi ed
altri sono di avviso, che sul cimi-
CHI
terio di Calepodio s. Felice I'edi«>
ficasse una chiesa, ove poscia fu se-
polto, per cui si disse anche cimi-
terio di s. Felice I ; ma che per
esservi stato riposto dopo circa tren-
t'anni il corpo di 8. Pancrazio, dal-
la nobile matrona Ottavilk, comin-
ciarono la chiesa, la via, e la porta col
di lui nome ad essere chiamate, per
la gran divozione che contrasse il
popolo verso di lui. Questo santo
giovinetto, essendo or&no, dalla Frì-
gia si portò in Roma, ove dicesi
fosse battezzato da Papa s. Mar-
cellino, e dove presso questo luogo
patì glorioso martirìo nelle persecu-
zioni di Diocleziano e Massimiano.
S. Simmaco, verso l'anno 5oo, ri-
fabbricò la chiesa, e la dedicò a
s. Pancrazio, non solo per la sua
invitta costanza nel confessare la fe-
de, ma pei prodigi, che Dio ope*-
rava a di lui intercessione, raccon-
tando s. Gregorio di ' Tours, nel lib.
dei Marlir. cap. 3o, che gli sper*
giuri si conducevano al sepolcro di
s. Pancrazio, e ne ricevevano il ca-
stigo.
Narra V Anastasio , che Narsete ^
famoso capitano dell'imperatore Giu-
stiniano, nell'anno 555, dopo aver
discacciato i Goti da Roma, col
Pontefice Pelagio I fece una solen-
ne processione da questa diiesa al-
la basilica vaticana, ove il Papa à
purgò con un pubblico giuramento
della calunnia di essere contrario a
Vigilio suo immediato predecessore.
Papa s. Gregorio I in questa diie-
sa, ai 12 maggio, giorno della fe-
sta di s. Panci*azio, recitò la 72
omelia, e vedendo che non era ben
ufilziata la chiesa dai preti secolari,
ne li rimosse, e vi costituì un mo-
nistero di monaci benedettini di
Monte Cassino nel 5g49 allorché i
longobardi disti*ussero quell' insigne
CHI
inonistero. Raccomandò all' abbate
Mauro il culto della medesima con
queste parole : Sed et hoc prae om"
nibus curae tuae sit^ ut ibi ad sacra»
tissimum corpus b, Pancratii quoti»
die opus Dei peragatur» Per volere
dello stesso Pontefice la chiesa, e il
monistero divennero una delle venti
abbazie privilegiate, i cui abbati as-
sistevano al Sommo Pontefice quan-
do celebrava solennemente. Il men-
tovato Bosio, lib. 2, cap. io, ùl
menzione di un'antica iscrizione, che
si lèggeva nel musaico della tribu-
na fatto da Onorio I, creato nell'an-
no 625, quando restaurò dai fon-
damenti la chiesa, in quell' iscrizione
chiamata basilica. Rammenta pure,
che il corpo del santo, quod ex.
obliquo aulae jacebaty altari insi-
gnibus ornato metallisy loco proprio
coUocavit, Sotto l' altare, che sta nel
capo di questa chiesa, giaceva il cor-
po di s. Vittore martire, dal cui
nome vennero eziandio chiamati la
chiesa e il monistero, dicendoci l'A-
nastasio, che appella vasi il moni-
stero de'ss. Vittore e Pancrazio. Nel-
la vita di Adriano I del 772, si
legge che ristorò questa chiesa: Ba»
silicam b, Pancratii mart, nimia
vetustate dirutam, atque ruinis prae»
ventanti idemAlnnficus in integrum a
novo nimio decorcy cum monasterio
s, Fìctorb ibidem sito restaurant.
Al medesimo monistero di s. Vit-
tore si legge, che s. Leone IH, fio-
rito nel 795, diede un ciborio di ar-
gento, e diversi donativi riferiti dal-
l' Anastasio.
' Innocenzo III, nel 1204, vi fece
coronar re d' Aragona, dal Cardinal
Pietro Galluzzi vescovo di Porto agli
1 1 novembre, Pietro IT, ovvero lo
fece ungere e consagrare re, coro-
nandolo poi il Pontefice nella ba-
silica vaticana, e vestendolo delle
CHI, ,97
regie insegne, per cui il re fece il
suo reame tributario alla santa Se-
de. Altri dicono che la coronazione
pure seguì in questa basilica di s.
Pancrazio. I benedettini non man-
carono di custodire la chiesa dili-
gentemente ; ma essendo stato re-
staurato il loro monistero di Mon-
te Cassino, fecero a quello ritorno
nel 1257, per cui Alessandro IV
dichiarò 1' abbazia inmiediatamen-
te soggetta alla santa Sede. In que-
sta medesima chiesa nel i4ii 9 Ciò-
vanni XXIII ricevette Lodovico d' An-
giò, da lui riconosciuto re di Na-
poli, contro il competitore Ladislao.
Dopo che questa chiesa passò sotto
r immediata giurisdizione de' Papi,
fu da essi conceduta alle monache
cistcrciensi, che vi dimorarono cen-
tottanta anni ,' finché 1' abbadessa
Margherita, nel i438, cede la ba-
silica e il monistero ai religiosi del-
rOrdine de'ss. Barnaba ed Ambro-
gio del Bosco, detti ad Nemusy ma
essi non ebbero quella cura che ri-
chiedeva luogo così insigne. Dipoi,
allorquando nel i5i7, Leone X
creò ti'entuno Cardinali, eresse la
chiesa in titolo Caixlinalizio, e pel
primo la conferì al Cardinal Fer-
dinando Ponzetti dottissimo, che mo-
rì nel i527 di cordoglio, per es-
sere stato spogliato nel tremendo
saccheggio di quell' anno. Vuoisi an-
cora, che Leone X vi ponesse la sta-
zione, la quale tuttora celebrasi nella
donienica in Albis, Paolo III, nel
i536, creò prete Cardinale di s.
Pana*azio, Giampietro Caraffa, il
quale passando poi ad altri tìtoli,
nel i555 divenne Papa Paolo IV.
Però succedendo a Paolo 1IT, il
Pontéfice Giulio III, nel i55o, unì
questo titolo a quello di s. Clemen-
te, cioè nel dì .ultimo di febbraio, per
cui il Cardinal titolai^ di s. Clemen-
198 CHI
te, si chiamò ancora di s. Pancra-
zio. Ma neiranno seguente, e ai !t
dicembre lo stesso Giulio III tornò
a separarli, mentre n' era titolare il
Cardinal Giovanni Aivarez spagnuo-
lo. Né fu la prima volta che la chie-
sa di s. Pancrazio fosse stata unita
a quella di s. Clemente, ove pure
erano i religiosi di s. Ambrogio ad
Nemusy il perchè negU atti conci -
stonali viene chiamata: Nova unio
non che; cui alias etc. Ecclesia
ipsa s, Pancratu tane certo modo
vacans apostolica auctoritate unita
Juerat,
Sisto V, nel i585, creò prete
Cardinale Ippolita Aldobrandini, gli
diede questa chiesa per titolo, e poi
nel 1592 ascese al trono pontifica-
le col nome di Clemente Vili. Al-
lora egli offrì preziosi doni al santo
martire s. Pancrazio. Nel 1 606 Paolo
V neir innalzare al Caixlinalato Lui-
gi Torres, arcivescovo di Monreale ,
gli diede il titolo di s. Pancrazio,
ed egli con ecclesiastica munificen-
za lo rinnovò dai fondamenti, ag-
giungendovi, secondo l'antica strut-
tura, le due navi laterali alla prin-
cipale, levandovi la chiusura mar-
morea di mezzo, perchè in una so-
la occhiata tutta la chiesa si potes-
se godere. Va qui perciò rammen-
tato, che questa chiesa secondo gli
antichi riti, prima aveva un presbi-
terio chiuso da tavole di porfido
con sedili intorno, ed un altare
avanti con due pulpiti, o amboni
di marmo decorati di porfido, e di
altre pietre e figure, per cantarvi
l'epistola, e il vangelo. Ma tutto
ciò fu rimodernato sino dal ponti-
ficato d' Innocenzo IV da un abba-
te del monistero chiamato Ugone.
Il medesimo Cardinale l'ornò di
magnifico soffitto intarsiato, e lavo-
rato con basso rilievi, di statue, diar-
CHI
mi, di cornid, firegi, edemblenù di va-
ne forme. In mezzo di esso soffitto si
vede la statua di 8. Pancrazio ve-
stito secondo l'uso de' militari ro-
mani di quel tempo, e nel - 1627
fece collocare il corpo di s. Pan-
crazio nel sotterraneo, o confisssione
corrispondente al di sotto dell'al-
tare maggiore, dove si discendeva
per la parte davanti. In tal urna, o
sepolcro il medesimo Cardinale pose
pure il corpo di un altro 8. Pancra-
zio vescovo e martire. E per esM-
re morto tal titolare, il Cardinal Co*
Simo Torres suo nipote ultimò, e
perfezionò le beneficenze dello zia
Altri titolali benefattori furono il
Cardinal Girolamo Vidoni , che fece
molti restauri, massime nella tribù*
na, e il Cardinale Pallotta.
Allorché Innocenzo X fece Car-
dinale nel 1647 Francesco Msddal-
chini, nipote di sua cognata d. O*
limpia, gli diede questa chiesa per
diaconia, donde poi passò a quella
di s. Maria in Portico, Innocenzo
X soppresse in seguito i religiosi di
s. Ambrogio ad NemuSy e nel i654
avendo fatta una promozione di Car-
dinali, per essere tutte occupate le
diaconie, eresse questa chiesa in dia-
conia, afilne di conferìrla al Cardinale
dell' ordine de' diaconi Carlo -Gual-
tieri. Ed allorquando passò quel
Cardinale al titolo di s. Eusebio ,
pel motivo che dicemmo parlando
di quella chiesa, tornò questa ad es-
sere titolo presbiterale. Simile mu-
tazione seguì nella prima creazione
de' Cardinali fatta da Clemente X,
perocché egli la dichiarò diaconia
pel Cardinal Gaspare Carpegna , e
lo fu sino a che quel Cardinale pas-
sò al titolo di s. Silvestro in Ca-
pite. Finalmente nel 1681 Inno-
cenzo XI aggregò al senato aposto-
lico, con questo titolo, Antonio Pi-
CHI
gnatelli» il quale meritò nel i6gi il
pontificato, nel quale assunse il nome
di Innocenzo XII. Molte e gravi
devastazioni sofirì questa rispettabi-
le chiesa nelle invasioni sti^nìere
del 17989 e nell'altra successiva^
disperse fìirono le reliquie sante ,
tolti i marmi preziosi , né rispar-
miate furono nemmeno le sepoltu-
re. A tutto ripararono i carmelita-
ni scalzi, che, come diremo, qui furo-
no posti sotto Alessandro VII, con in-
defesso zelo, e con immense spese, seb-
bene assai prima, e particolarmente
nel 1673, vi avessero operato nota-
bili restauri ed abbellimenti. Intor-
no al venerabile corpo di s. Pan-
crazio, che n'andò pur disperso, é
a vedersi il Diario Romano^ ai 12
maggio, il quale dice, che in s. Gio.
in Laterano ne esiste il capo.
Nel contiguo convento vi è il se-
minario delle missioni orientali dei
Carmelitani scalzi (F'edi)^ di cui par-
lammo a quell'ai^ticolo, sotto la pre-
sidenza di un religioso, e la dire-
zione della congregazione Cardina-
lizia di Propaganda. Qui però ag-
giungeremo, che l'erezione di tal
collegio incominciò nel convento del-
lo stesso Ordine di s. Silvestro sui
monti tusculani, e quindi fu trasfe-
rito in Roma nel convento della
Yittoiia alle Terme. Ma volendo i
superiori trasferirlo altrove , trova-
rono neiranimo del Cardinale Fran-
cesco Maidalchini, che dopo il Car-
dinal GuaHierì aveva ricevuta que-
sta diaconia in commenda, la dis-
posizione di cedere a' cai*melìtani
scalzi tanto il convento che la chie-
sa, perloché ai 7 gennaio 1662, si
rogò formale istromento, che ven-
ne confermato da Alessandro VII
il ^^ primo marzo del medesimo
anno, col breve Inscrutabili Divi"
nae provtdentiae. Ed allora fu che
i carmelitani scalzi istaurarono, ed
abbellirono la chiesa, e dai fonda-
menti aggiunsero un braccio nuovo
al monistero o convento, concorren-
dovi puranco pii benefattori, non
che la duchessa di Parma, suor Te-
resa Margherita dell' Annunziazione,
monaca carmelitana scalza. La rìe-
difìcazione, e i nobili e sontuosi mi-
glioramenti fatti dopo la suaccenna-
ta deturpazione, o manomessione
del tempio, sì debbono allo zelo e
attività indefessa del p. Eustachio
Maria di s. Raffaello della nobile
famiglia romana de' conti Sebastia-
ni, carmelitano scalzo, e definitore
generale, che quivi fii sepolto.
Nel prospetto della chiesa evvi
l'arma d'Innocenzo Vili, donde si
congettura che da lui, o sotto il
suo pontificato fu eretta. Avanti la
piazza era vi una fontana poscia di-
strutta. V interno va adorno di tre
navi, con tre gi*andi porte all'orien-
te. Su quella di mezzo si legge
l'iscrizione : wdulgbnza plenaria quo-
tidiana PERPETUA. É l'altare maggio-
re, che monsignor Candido Maria
Frattini, vicegerente di Roma, consa-
grò nel 18 16, come quelli delle ba-
siliche, in cui il sacerdote nel ce-
lebrare volge la faccia al popola
Nei pilastri sono murate le colon-
ne scanalate, che prima facevano
di loro bella mostra ; e il baldac-
chino della tiibuna è sostenuto da
quattro colonne dì porfido. Nel luo-
go ov' era l'ambone si vede una bel-
la colonna striata di un. marmo
ametistino a macchie paonazze, con
caratteri antichi, dai cui versi pare,
che vi si ponesse sopra il cereo pa-
squale. Da una delle navate mino-
ri si scende nel cimìterio, sulle cui
porte evvi questa iscrizione : cobme-
TERIUM S. CAlEPOniI PRESBYTERI ET
MARTYRis GERISTI. Al capo delle na*
2op CHI
Tate vi sono due aitati uno dedicato
a s. Teresa, cioè a coma epistolae,
l'altro a s. Gio. della Croce. Le ta-
vole di questi due altari sono state
dipìnte egregiamente, la prima dal
cav. Tommaso Conca, e la seconda
dal suo figlio cav. Giacomo. Oltre
i suddetti, vi sono in questa chiesa
tumulati il Cardinal Panciatici, e il
Cai^dinal Cosimo Torres ambedue
titolari. Nel pavimento antico di mu-
saico eravi un ' epitaffio di uno Spa-
tario di Belisario, e un altro cre-
duto del famoso Crescenzio Numen-
tano tii'anno di Roma, che per ave-
re dominato il castel s. Angelo, quel
castello ne portò un tempo il no-
me. Yuobi che essendo egli stato
ucciso in questi dintorni dai soldati
di Ottone III, fosse qui seppellito.
Più dettagliate notizie di questa
chiesa, e monistero si hanno dalle
Breifi e semplici notizie della basi'
lica di s. Pancrazio^ fuori le mu'
ra di Ronuty Roma i838. V, il p.
Paulino a s. Barlholomaeo, De ha--
siUca s, Pancratii Mart, Disquisitio,
Romae i8o3; e il p. Giambattista
di s. Giuseppe, // cimiterio di Ca-
lepodioy os^vew la chiesa di s. Pati'-
crazio martire^ Perugia, 1816.
S. Pantaleo y de" religiosi delle
sckole Pie, detti gli Scolopj. Vedi,
4?. Paolo alle tre fontane. V, Chie-
sa DE* ss. Vincenzo ed Anastasio
alle tre fontane.
*S Paolo y basilica patriarcale j con
parrocchia j in cura de' monaci
cassinesiy nella via Ostiense, fuo'
ri le mura di Roma y nel rione
Ripa,
Tfomi, pregiy qualifiche principali, e
funzioni, che si celebrarono in que-
sta basilica.
CHI.
La via moderna, che conduce ad
Ostia, ha principio dov'è in og^
la porta di s. Paolo. Due miglia e
un terzo circa distante da questa
vi è la rÌ8oi*ta basilica, che essendo
dedicata al dottore delle genti a.
Paolo, ne presero nome e la porta
e la basilica, dicendosi anco fuori
delle mura di Roma, e al di là dd-
la porla Trigemina, dove ia oggi è
l'arco della Salara. Siccome questa
porta era frequentata assai, perchè
di là si andava al luogo ove sta»-*
davano le navi, ed ove trattavans»
gli affari di commercio; essa ebbe
tre fornici, o volte, o archi, e così fu
detta Trigemina, Dice il Piazza nel.
suo Menologioj ed altrove, che la.
porta la quale conduceva alla basilica-
di s. Paolo, fu anticamente chiamata
Trigemina, e dagli antichi cristiani,
la basilica fu in sì grande yenera-
zione, che pel concorso numeroso.
che avea luogo, venne fatto un or-
dine di portici, che dalla porta ar-'
rivava alla chiesa, coperto di piom-
bo, e sostenuto da colonne di mar-
mo. Di detti portici fa menzione
Procopio nelle guerre de' goti, ag-
giungendo che que' barbari, sebbe-
ne nemici delle grandezze di Roma
e de' suoi pubblici edifici , lasciaro-
no illesi quelli che eransi rifugiali
nella basilica, e ne rispettarono per-
sino le mura: ma dopo il secolo
decimo di tali portici, che difende-
vano dal sole, e dalla pioggia^ non
se ne trova fatta piti menzione. Tra
i rifugiati nella. detta epoca si no-
vera la discepola di s. Girolamo,
s. Marcella, la quale, abbandonato
l'Aventino, quivi si rifugiò colla pro-
prìa figlia Principia.
Questa chiesa è una delle cinque
basiliche patriarcali di Roma , una
delle quattro, che si visitano nell'an-
no santo dell'universale giubileo, ed
CHI
una delle sette chiese di Roma, nella
cui visita evvi 1* indulgenza plena-
ria. Appena nel 1 3oo Bonifacio Vili
nstabilì, e fissò la celebrazione del-
l'anno santo, prescrisse per lucrare
il tesoro delle sante indulgenze, le
visite delle basiliche di s. Pietro, e
di s. Paolo trenta volte pei roma-
ni, e quindici pei forestieri. Di poi
da altri Pontefici vennero aggiunte
le basiliche di s. Giovanni in Late-
rano, e di s. Maria Maggiore; sur-
rogando altn a questa basilica O-
stiense, anco per la visita delle sette
diiese, allorché il suo accesso era
impedito o da inondazione del Te*
vere, o da misure sanitarie per le
pestilenze, ad tempus la basilica di
s. Maria in Trastevere, come av-
venne ne' pontificati .di Urbano Vili,
Clemente XI , e Leone XII , cioè
quando la basilica incominciavasi a
rìcostruire, come dicesi a' rispettivi
ai^ticoli degli Anni santi. Va però
avvertito, che nei due primi anni
santi ebbe luogo l'apertura, e chiu-
sura della porta santa della basilica
Ostiense. Siccome santa chiama vasi la
porta per la quale i fedeli nell'an-
no santo entravano nelle basiliche,
Alessandro VI nel i5oo, Fu il primo
che incominciò la solenne cerimo-
nia dell'apertura e chiusura della
porta santa vaticana, rito che tutto-
ra si pratica. Quella di questa ba-
siUca AlessandiX) VI la fece aprire
da un arcivescovo suo prelato do-
mestico, il quale pure la chiuse.
Clemente VII nell'anno santo i5iS
dichiarò legato a latere per ambe-
due le funzioni, il Cardinal Anto- '
nio del Monte vescovo suburbicario
di Porto, come protettore del con-
tiguo monistero. Giulio III nel i55o
vi deputò il Cardinal Giovanni Sal-
viati, pur vescovo portuense, che
era protettore della basilica , e del
CHI 20I
monistero. Gregorio XIII nel i5j%
creò legato a Intere per l'apertura
e chiusura della porta santa, il ce-
lebre Cardinal Giovanni Moroni
decano del sagro Collegio, il quale
essendo stato poi dal Papa inviato
legato apostolico a Genova, fu de-
putato a chiuderla il Cardinal A-
lessandro Farnese, vescovo suburbi-
cario di Frascati. Clemente Vili nel
1600 nominò legato a latere il
Cardinal Alfonso Gesualdo, decano
del sagro Collegio. Urbano Vili nel
1625 incaricò dell'aprimento e chiu-
sura della porta santa, il Cardinal
Francesco Maria Bourbon del Mon-
te s. Maria, decano del sagro Col-
legio, vescovo di Ostia e Velletri.
Innocenzo X nel i65o vi destinò
Marcello Lante, altro Cardinal de-
cano del sagro Collegio, e vescovo
ostiense. Clemente X nei 1675 vi
deputò il Cardinal Francesco Bar-
berini, decano del sagro Collegio, ec.
Innocenzo XII nel 1700 fece lega-
to a latere Bandi no Pancia tici, co-
me protettore de' monaci cassi nesì,
chiudendola poi sotto Clemente XI.
Il Pontefice Benedetto XIII fece le-
gato a latere all'apertura di questa
porta santa, il Cardinal Fabiizio
Paolucd vescovo portuense. Bene*
detto XIV nel 1750 fece aprirla
dal Cardinal Tommaso Rutfb, deca-
no del sagro Collegio, ma per la sua
gi*ave età, nominò poi legato, per
richiuderla il Cardinal Pier- Luigi Ca-
raffa, vescovo di Albano. Nel 177^,
Pio VI la fece aprire e chiudere
dal Cardinal GianfrancesiK» Albani,
decano del sagro Collegio. Ma a-
vendo, come diremo, un incendio
distrutta la basilica, Leone XII, nel
modo che diciamo al voi. Vili,
pag. 200 del Dizionario^ vi fece pub-
blicare nella basilica ostiense giusta
il soUto, la bolla di promulgazione
ao2 CHI
deiranno santo i8a5, e incaricò
deirapertura e chiusura della surro-
gata basilica di s. Maria in Traste-
vere il Cardinal Baitolomeo Pacca
vescovo Portuense, ora decano del
sagro Collegio. Volle inoltre Leone
XII, che la porta santa della basi-
lica ostiense venisse, come negli an-
ni 1625, e 1700, aperta, e chiusa,
rinnovandone i materiali antichi, e
sostituendone altri nuovi, che por-
tassero la memoria di quell'anno
santo. Per ordine pontificio, questa
funzione venne eseguita in s. Paolo
dal p. abbate di s. Paolo, suddele-
gato dai Cardinal Pacca, con le de-
bite cerimonie nel giorno 23 dicem-
bre 1825. Il medesimo Cardinale
con commendevole divisamento nel-
le medaglie, che fece porre alle fon-
damenta della porta santa ostiense,
fece rappresentare dal cav. Giro-
metti lo stato della basilica subito
dopo il disastro, a memoria del dis-
graziato avvenimento, che portò la
conseguenza della surrogata chiesa. In
quanto alla porta santa della basilica
di s. Maina in Trastevere, fu chiusa
dal Cardinale legato non col muro,
locchè non si poteva, ma colla solita
porta dì legno, sopra la quale si
posero due croci di metallo dorato.
Di più per decisione di Leone XII
si conservò alla basilica di s. Paolo
il diritto della penitenzieria da eser-
citarsi nella stessa basìlica ostiense
non solo, ma bensì in quella di s.
Mana in Trastevere, ed anche nel-
la vicina chiesa di s. Calisto, esclu-
dendo da questo ministero il capi-
tolo di s. Maria, ad eccezione del
solo curato, il quale però doveva in
parte separata dai penitenzieri, e
senza la bacchetta udire la confes-
sione. La descrìzione delle suddette
medaglie si può leggere all'articolo
Chiesa di s. Maru in Trastevere.
CHI
Né si deve tacere, die nell*ando
VII del regnante Gregorio XVI per
la prima volta ne fiirono coniate
anche alcune, aventi da una pa^
te la basilica incendiata, e dal-
l'altra, invece dell'iscrizione, TeflS-
gie del medesimo Papa, perchè la
commissione deputata alla riedifica-
zione della basilica ostiense potesse
fame un presente a' pei^sonaggì di
eccelsa dignità che visitano la ba-
sihca, e ad alcuni benemeriti della
nuova febbrica.
Questa chiesa patriarcale, in oc-
casione che per qualche sinodo si
fosse recato in Roma il patriarca
di Alessandria, veniva anticamente
considerata come di sua residenza ;
ed al suo altare papale doveva
ogni giorno cantare messa un Car-
dinale, e fervi l'ebdomadaria uf-
fizìatura sette Cardinali dell' ordi-
ne dei preti , e de' seguenti titoli.
Il Cardinal prete di s. Sabina nella
domenica, quello di s. Prisca nel
lunedì, quello di s. Balbina nel
martedì, quello de' ss. Nereo ed
Achilleo nel mercordì, quello di s.
Sisto nel giovedì, quello di s. Mar-
cello nel venerdì, e quello di s. Su-
sanna nel sabbato, il primo de'qua-
li, secondo il Piazza, Gerarchia Car-
dinalizia pag. 357, veniva chiama-
to arciprete della basilica di s. Pao-
lo. Sebbene nell'altare papale non
celebrassero che il Sommo Pontefi-
ce, e i Cardinali ebdomadari, Bo-
nifacio Vili permise che vi cele-
brasse pure il p. abbate del conti-
guo monistero ; Benedetto XIV,
che nel dì della Commemorazione
di s. Paolo facesse altrettanto un
vescovo assistente al soglio, coli' in-
tervento del Collegio de' medesimi
vescovi assistenti al soglio, nella cap-
pella prelatizia da lui istituita in
tal giorno ; e il Papa regnante ac-
CHI
cordò eguale indulto per la festa
della Conversione di s. Paolo nel
1 84o al p. abbate attuale di s. Pao-
lo cassinese, lo che si può meglio
Tedere nel voi. IX, pag. i5o, ove
si tratta della cappella che si cele-
bra nella basilica ai 3o giugno per
la festa della Commemorazione di
s. Paolo. Della funzione poi, che il
Papa faceva qui ne' primi vesperi
di tal festività, del fermarsi ch'egli
diceva pel mattutino della notte, e
delta messa che cantava nel seguen-
te giorno, lo si dice al citato volu-
me del Dizionario a pag. 78. 01-
treacciò, prima si celebrava cappel-
la Papale nella basilica ostiense col-
r intervento del Sommo Pontefice,
de' Cardinali ec, anche per la Con-
versione di s. Paolo, nella seconda
domenica di quaresima, e nella quar-
ta domenica dell'avvento, come si
legge nella bolla Egregia^ pubblica-
ta da Sisto y, nel i586.
Quattro sono le stazioni poste
dai Pontefici in questa basilica : la
prima nella domenica di sessagesi-
ma, la seconda nel mercoledì dopo
la quarta domenica di quaresima,
la terza nel martedì dopo Pasqua,
e la quarta ai 38 dicembre, festa
de' ss. Innocenti. Nella seconda sta-
zione, i monaci del monistero di s.
Anastasio, e s. Zenone alle acque
Salvie, passavano in processione dal
loro celebre cimiterio per una via
sotterranea, e per diversi cimiteri
si recavano alla basilica dì s. Pao-
lo, ed uscivano per l' oratorio, ov-
veix) cimiterio di s. Lucina, il cui
ingresso poi fu chiuso. Anco il cle-
ro lateranense portavasi pracessio-
nalmente colla sua croce stazionale
a questo cimiterio, e gli si davano
tutte le offeite fatte a s. Paolo.
Questa basilica, come pati*iarcale,
fu considerata qual altra cattedi'alu
CHI 203»
del Romano Pontefice, per le fun-
zioni che vi si celebravano, e per la
piena giurisdizione da lui esercita-
ta. Fu pure chiamata la basilica
abbaziale Cardinalizia, come la pa-
trìarcale di s. Lorenzo fuori le mu-
ra, non perchè gli abbati de' due
monisteii fossero per privilegio Car-
dinali nati, ma perchè prendevano
tal titolo dallo stretto senso del vo-
cabolo Cardinale, cioè di primari, o
principali, vale a dire, come dice il
della Noce, abbati principali tra gli
altri di Roma, ciò loro convenendo
per la cospicuità delle loro basili-
iche, per la sontuosità degli annessi
monisterì, per la disciplina esem-
plare in essi osservata dai monaci,
per le insigni prerogative, e per le
pingui rendite che godevano. Fu-
rono chiamati abbati Cardinali, dap«
poiché per lo più venivano creali
Cardinali, ovvero perchè tali abba-
zie sì conferìvano in commenda e
cura dei Cardinali. Nella vita di
Gelasio II del 11 18 si legge: Ab-
has s, Laurentii et Ahhas s, Pau^
li dicebantur abbates Cardinales ,
qiiod cum abbatis dignitate Cardi-
nalatum assequebantur. Nella sede
vacante del i5i3, per morte di
Giulio IT, la nobiltà romana, e ì
conservatori di Roma, presentarono
istanza al sagro Collegio de' Cardi-
nali, perchè si riducesse a collegia-
ta di canonici romani, con yn Car-
dinale per arciprete, la basilica di
s. Paolo, che in quei giorni era
stata saccheggiata , a somiglianza
delle altre tre patinarcali, lateranen*
se, vaticana e liberiana, come si
legge nel Diario di Paride de Gras-
sis, e presso monsignor Marini, Ruo-
lo de* professori dell' archiginnasio
Romano per V anno 1 5 1 4? pag- 1 4>
e 32. Quest' ultimo aggiunge, che i
monaci benedettini nel luglio del
2o4 CHI
i5i3, rappresentarono a Leone X,
essersi perduto nella sede vacante
di Giulio IT, un indulto pontificio,
cum multìs aìiis scrìpturis^ et pri-'
sfilegiis, ac jurìhus monasteriiy prO'
pfer prcsdatìonem et spoliationem mo'
nasterii etc.
In questa sagmsanta basilica, fra
le cose che sono in gran venera-
zione, vi è il celebre Crocefisso, di
cui vi ha costante tradizione, che
mentre s. Brigida vi &ceva preghie-
re, rivolgesse a lei il capo, e le
parlasse. Per tale motivo solo in al-
cuni tempi dell'anno si discopre al-
la pubblica venerazione. Né sola-
mente in questa basilica vi sono la
metà dei corpi de' principi degli
apostoli, ivi collocati dal Pontefice
s. Silvestro I, ovvero il solo corpo
di s. Paolo, salvato miracolosamenr
te nel furioso incendio del 1823,
in uno ad un gran numero di al-
tre reliquie, come sono un braccio,
e dito di s. Anna madre della b.'
Vergine, una parte della testa di
s. Anania, da cui s. Paolo fu bat-
tezzato, una porzione del bastone,
che portava lo stesso santo aposto-
lo ne' suoi viaggi, cinque corpi dei
ss. Innocenti martiri, gran parte dei
capo di s. Marco Papa, e tante altre,
insieme ai corpi de' ss. Celso, Giu-
liano, Basilissa, Martinella> e Timo-
teo di Antiochia, vescovo di Efeso
e martire. Altre reliquie insigni che
pure quivi custodisconsi sono: un non
piccolo pezzo dei legno della ss. Cro-
ce, le catene di s. Paolo, la testa di s.
Stefano, i corpi di s. Giusto, di s. Aga-
tone, di s. Gordiano, di s. Valerio mar-
tire, di s. Severo, e di s. Flavia, oltre
ad un. braccio di s. Bartolomeo. In
questa patriarcale ogni anno, ai 25
gennaio, il magistrato romano ùl
l'oblazione di un calice di argen-
to, e delie torce di cera, maggiori
CHI
delle altre comuni; e tutti qnelK
che sono obbligati alla visita de' sa-
gri Li mini, oltre il sepolcro del prìn-
cipe degli apostoli, debbono eaan*'
dio visitare questo di s. Paolo suo
collega.
Di questa basilica furono som-
mamente divoti, 8. Girolamo, a. Bri»
gida, s. Fmncesca Romana, 8. Igna-
zio Lojola, s. Carlo Borromeo, per
non mentovare altri santi. Ann i.
Ignazio Scendo la visita delle sette
chiese co' suoi compagni, in questa
volle fare la solenne professione dd-
la sua i*egola e del benemeiìto isti-
tuto deUa compagnia di Gesti da
lui fondato ai 22 aprile i54i. Ciò
fece egli avanti V immagine . ddla
Madonna, ch'era nel pilastro presso'
l'altare d^li apostoli, ove allora oon-
servavasi il ss. Sagramento. Si con-
fessò a tal fine, e celebrando k
messa al detto altare degli apostoB,
nel tempo della comunione, prese
r ostia sagrosanta con una DMino, e
coir altra la sua professione acntta
da lui, si volse a' suoi, e ad alta vo-
ce la pronunciò, prendendo dipoi in
un a' compagni la ss. comunione.
Fecero essi egual professione al co-
spetto del Signore, e della b. Ver-
gine.
Notizie sull'erezione, restauri^ ed ab»
bellimenti dell'antica basilica.
È degna di riportarsi primieni-
mente la cagione, allegata da mólti
scrittori, perchè lessendo stati i due
ss. apostoli Pietrb e Paolo posti in
una medesima prigione condannati
per una stessa causa , e da un me-
desimo giudice, e fatti in egual gior-
no morire (sebbene altri non con-
vengano in questo ultimo punto),
il piimo fosse martirizzato nel Va-
ticano, o, come altri dicono, sul mon-
CHI
te Gìanìcolo , il secondo nella vìa
Ostiense, luoghi fra loro cosi distanti
e lontani. La ragione adunque si
fu, che essendo s. Pietro giudeo di
Galilea, e perciò dai romani stima-
to di Til nazione, il condannarono
a morire nel Vaticano ove celehra-
Tansi i giuochi e gli spettacoli puh-
blici per esporlo alla derisione del
popolo, e col supplizio della croce,
riputata morte ignominiosa. S. Pao-
lo all'incontro, siccome cittadino
romano, erasi appellato a Cesare;
il peluche si volle trattare con ri-
guardo, e fli Bàtto morire nella par-
te più rimota della città, nella via
dì Ostia,' colla decapitazione. Cosi i
santi apostoli col loro sangue santi-
ficarono Roma in due opposte parti,
consagrando l'una e Faltra riva del
fiume Tevere, la destra col glorio-
so martirio di s. Pietro, la sinisti^
con quello di s. Paolo.
Decapitato per ordine dell'empio
ìmperatoi*e Nerone il grande apo-
stolo, e dottore delle genti s. Pao-
lo, fu sepolto il sagro di lui corpo
da s. Timoteo suo discepolo e da
Lucina, matrona romana e discepo-
la del medesimo, nel luogo ov'é
ora la confessione di questa patriar-
cale, cioè ove Lucina tumulava le
spoglie de' ss. martiri, e che alcuni
dicono essere stato suo predio. Egli
però soffiì il martirio due miglia
circa in là, nel luogo detto antica-
mente Ad aquas Salvias, o ancora
Ad guttam jugiter manantem, dove
sono tre chiese fra di loi*o vicinis-
sime, ed erette in memoria della
testa del decapitato apostolo che fe-
ce tre salti, e delle allora scaturìte
tre fonti diverse, cioè precisamente
dove è tuttora la chiesa ad aquas
Salviasy e come meglio si dirà al-
l'articolo Chiesa db' ss. Vincenzo ed
Anastasio alle tre fontane. S. Ana*
CHI 2o5
cleto prete, poi Papa nell'anno io 3,
eresse una cappella, sopra il sepol-
cro di s. Paolo, la quale veniva con-
tìnuamente visitata con gran divo-
zione dai cristiani , tanto romani ,
quanto stranieri, che espressamente
vi si portavano, inti*aprendendo lun-
ghi e disastrosi viaggi, non meno
all'oratorio che lo stesso s. Ana-
cleto avea edificato sul sepolcro di
s. Pietro. Vennero quindi chiamati
i due sepolcri i Trofei degli apO'
stoli 9 le Confessioni degli apo-
sloliy e piii comunemente i Limini
degli apostoli i Limina Apostolorum,
Fedi.
Restituita poi la pace alla Chie-
sa, Costantino imperatore, dopo aver
fabbricato con sontuosa magnificen-
za r arcibasilica del ss. Salvatore
nel Laterano, e la basilica di s.
Pietro nel Vaticano, edificò pure,
con non minor grandiosità, quella
di s. Paolo, verso Tanno 324> la quale
fu, siccome le altre due, come si ha
pure dal Breviario Romano, con
rito solenne consagrata ai i8 no-
vembre, alcuni dicono nel medesi-
mo dì che lo fu quella Vaticana,
dal Pontefice s. Silvestro I. Fra le
testimonianze, le quali fanno dubita-
re della tradizione che s. Sìlvestra I
consegrasse la baàlica, e pel riflesso
che a cagione della lontananza sem-
bra difficile che la consagrazione
delle due basìliche avesse luogo in
un medesimo giorno, ripoi*teremo
qui quanto si legge nel SuppU^
mento al numero 60 del Diario di
Roma^ de 28 luglio i838, il quale
nel riportare la descrizione delle
cose vedute dal Papa regnante nel-
la visita da lui fatta alla basilica
ai 22 dello stesso mese, dice : » Ap-
M pagava poi il santo Padre la sua
» dotta curiosità, leggendo sopra
n uno degli antichi fusti di colon-
2o6 CHI CHI
» ne, stato ora posto in terra nei- n chitetti , la ismzione antica jsof^
» la sua integrità a cura degli ar- m pita sotto al guscio del coUarmo:
SIRICIUS EPISCOPUS
v^ll^
TOTA MEITTE DEYOTUS:
M iscrizione ripetuta al terzo del
M fusto colie sole parole: episco-
M PUS DEYOTUS. Siccome poi, secondo
n il piti comune parere de'biografi
M dei sommi Pontefici, Siricio resse
M la santa romana Chiesa oltre a
9» quindici anni, essendo mancato
M a' vivi il dì 12 febbraio dellan-
» no 398 ; e siccome nella base di
M esso fusto vedesi scolpita una iscri-
99 zione mancante di moltissime let-
9» tei^e, in cui però ieggesi: valen-
99 TIN .... NI . AVO . un . ET . NE
M oTERi . V . e ( consolato che cor-
M risponde all'anno 3^0 dell'era
99 volgare, seguendo i pili accredi-
99 tati scrittori de' fasti di Roma),
99 così si ripeteva la opinione de-
99 gli storìci, che essendo stata con-
99 dotta a buon fine la fabbrica del-
M la basilica ostiense da Teodosio
M imperatore , e dal suo figlio Ono-
M rìo, i quali nell'anno 389 entra-
M rono in Roma, e vi dettero il
99 congiario, il sommo Pontefice Si-
99 ricio, abbia, colla divozione di
H tutto il suo aniuio , benedetta e
99 consagi'ata la basilica stessa nel
99 prefato anno 390, sotto il con-
99 solato di Valentiniano , console
M per la quarta volta, e di Neotero,
M lasciandone ai posteri il ricordo
99 per la scoltura 4i quella isci*izio-
M ne. Ordinò quindi Nosti*o Signo-
99 re, uniformandosi al parere della
M commissione, che quel fusto e
99 quella base si conservino nella
M nuova &bbrica per la storia del
99 tempio, e per l'ei^udizione eccle-
99 siastica". Ed ora è stata innal-
zata tra le colonne del portico della
^lave traversa dal lato verso la cit-
tà. La basilica fu quindi dal ma- '
gnanimo imperatore dotata di co-
piose rendite, e arricchita di pre-
ziosi donativi di suppellettili sagre,
e di una cassa di argento con una
croce d'oro sopra del peso di cento
cinquanta libbre (sebbene altri di-
cano die ricuoprisse il sepola*o con
un pesante coperchio di metallo,
con detta superior croce), nella
quale 5. Silvestro I collocò un nu-
mero grande di relìquie. Ch'egli
vi ripose la metà dei corpi dei prin-
cipi degli apostoli à rileva duara-
mente anco da una epistola di s.
Gregorio I, lib. III, epist. So*.
Alcuni però ritengono, che in
questa basilica si veneri il solo cor-
po di s. Paolo, e nella Vaticana
quello soltanto di s. Pietro.
Non si deve poi tacere, che il
luogo, ove fu riposto il corpo di s.
Paolo, si chiamò anche cimiterio
di s. Timoteo, perchè ricevette se-
poltura presso di lui, cioè da Sisto
V nel 1.587. Risogna avvertire che
il s. Timoteo sepolto presso il cor-
po di s. Paolo non è già il disce-
polo dell'apostolo, ma s. Timoteo
di Antiochia, che ^i portò in Roma
nel pontificato di 8, Melchiade, e fìi
mai'tirizzato per ordiine di Tarqui-
nio prefetto della citta. Questo san-
to, per la particolare dixozìone che
nutriva verso s. Paolo, ro\\e essere
ivi sepolto ; il perchè Sisto V, dopo
i cambiamenti fatti nella basilica ,
10 fece riporre nello stesso luogo.
11 Panciroli però e Pietro di Na-
tale dicono, che il predio ove fu
eretto il cimiterio, fu d'una pia
donna chiamata Teona, e che il
CHI
dividere i corpi de' beati apostoli
.'ttlèUe basiliche vaticana ed ostiense,
' collocandosi le loro s^gre teste in
quella lateranense, fu pixidente cau-
tela de' sommi Pontefici, perchè se
V mai disgraziatamente si fosse deru-
i bata una parte, ad onta che Ko-
ma fòsse sempre gelosa della loro in-
tegrale conservazione, ne restassero
delle altre. Questo cimiterio fu di
fi*equente visitato da s. Girolamo
ogni domenica e in tutte le feste,
co' suoi discepoli. Gran divozione
pel sepolcro di s. Paolo ebbe pur
sempre s. Gio.'Grisostomo, e fra le
sue lodi esclamò: » Mostrami il se-
M polcix) di Alessandix)! Dimmi il
>9 giorno nel quale è morto 1 Non
9» potrai. Ma il sacro coi^o di s.
*9 Paolo vedm chiunque verrà alla
>i città reale, e 1* illustre giorno del-
» la sua morte è celebrato da tutto
M il mondo: le geste di quello i
» suoi proprii noi sanno, V opere
M dì questo sono conosciute sino
»> dai barbari, e il sepolcro del
» servo di Cristo è piti illustre che
» i palagi dei re ". Ed altrove : Chi
M mi concederà, ch'io possa ab-
» bracciare il corpo di Paolo? Che
•* io possa attaccarmi alla sua se-
« poi tura, veder la polve del cor-
» pò di colui, che le stimmate di
*» Cristo portava, che per tutto la
»> predicazion del vangelo semina-
« va''?
In progresso di tempo, crescen-
do il numeroso concorso de' fedeli
a questa chiesa, a seconda del pro-
gressivo aumento della cristianità,
e della divozione pel santo aposto-
lo, sembrò la basilica piccola, e non
bastantemente comoda a ricevere la
moltitudine de'suoi veneratori; quin-
di lasciando in tutto la forma, che
le aveva data il gran Costantino,
gi'imperatorì Yalentiniano II, Teo-
CHI 207
dosio I, il Grande y ed Arcadio suo
figlio nell'anno 386 scrissero una
lettera a Sallustio prefetto di Roma,
che si legge nel Piazza, Gerarchia
pag. 34?) imponendogli a tal effet-
to che fòcesse un disegno più am-
pio, racchiudendovi 1* antica. Laon-
de neiranno 388 il prefetto pose
mano alla riedificazione del tempio,
che poscia venne condotto a fine
da Onorio, altro figlio di Teodo-
sio I, verso l'anno 3g5, come ne fa-
cevano fède que' versi che si leg-
gevano neir arco grande, il qua-
le metteva nella nave traversa, e
sono:
Thcodosius coepity perfecit Honorius
aulam
Docioris mundi sacratam corpore
Pauli,
Yalentiniano UT, che divenne im-
peratore nell'anno 4^ ^9 ^ i^ V^^'
mo, che si abbia memorìa, a de-
corare e nobilitare la confessione
propriamente detta, sopra il sepol-
cro di s. Paolo, e la adornò con
duecento libbre d'oro. Forse questa
confessione allora fu pure decorata
con belle colonne di porfido. Eudo-
sia, figlia di Teodosio II, e moglie di
Yalentiniano III, la fece riparare nel-
l'anno 44^^ ì"^^ ^^^^^ splendide be-
neficenze vi operò Galla Placidia,
sorella di Arcadio ed Onorio, nel
compiei'ne V edifizio. Nel medesimo
tempo s. Leone I fece erigere il
grand' arco, sorretto da due smisu-
rale colonne di marmo greco, sotto
cui si saliva alla crocerà. Fu ab-
bellito da lui l'arco con pitture di
musaico, rappresentanti il Salvatore
circondato da ventiquattro seniori,
di cui si parla nell'Apocalisse, e per
testimonianza vi furono posti i se-
guenti versi :
ao8 CHI
Placidiae pia mens opcris dècus
orane patemi
Gaiidet Pontificia studio splendere
Leonis,
Non si deve occultai'e, che l'ab-
bate Uggeri ha provato dottamente
che l'arco maggiore non deve as-
solutamente dirsi di Placidia, come
si ci^de da alcuni, ma sì bene di
s. Leone I, dicendosi di lui : Arcum
ibidem maforen faciens, e l'iscrizio-
ne in fatti dice che la pia mente di
Placidia, figlia dell' imperatore Teo-
dosio I, e sorella di Arcadio ed
Onorio, gode di vedere risplendere
per cura del Pontefice Leone tutta
la dignità dell'opera patei*na. E
quindi, incominciando da s. Leone
f, che in quell'anno fu assunto alla
cattedra apostolica, diversi Sommi
Pontefici ristorarono, e in più mo-
di abbellirono la basilica, mante-
nendo essi però sempre le forme
della chiesa, come si trovava dopo
r edificazione di Teodosio ed Ono-
rio.
Non solo s. Leone I fu bene-
merito dell'edifizio, e dello stesso
arco eretto da Placidia ; ma nel
saccheggio, che diede a Roma nel
455 Genserico re de' Vandali, ot-
tenne che fosse risparmiata la ba-
silica. Pure un improvviso incendio
recò ai materiali molti danni. Pa-
pa s. Felice II, detto III, morì ai
26 febbraio ^gi, e fu sepolto nel-
la basilica. Poco dopo, venendo as-
sunto nel 498 al pontificato s. Sim-
maco, rinnovò con pitture la tri-
buna, fece proseguire nelle pareti
della gi'an nave le pitture rappre-
sentanti storie bibliche dell'antico e
nuovo testamento, che avea già in-
cominciate il predecessore Leone I,
e continuare quelle dei riti^atti dei
Papi sino a lui, cotanto utili alla
CHI
pontificia a^onologia; giacché il mò
desimo s. Leone I vi avea fatto dèli»
neare quello di s. Pietro, e de' succes-
sori Pontefici sino ad esso inclusive. È
da notarsi, che nella sommità dei detti
muri, sostenuti dalle quaranta colon-
ne della nave di mezzo, stavano altret- -
tante fenestre arcuate quanti erano
gl'intercolunnii; ma quattro sole per
parte, in progresso, rimasero aperte.
Oltre a ciò s. Simmaco eresse un
bel fonte nell'atrio avanti la chiesa^
e donò una statua del Salvatore^
e quelle de' dodici apostoli d'argen-
to, in tutte del peso di cento venti
libbre : eresse un ospedale pei pove-
ri pellegrini vicino alla basilica, co-
me avea pur fatto presso quelle di
s. Pietro e di s. Lorenzo. S. Ormis-
da, che gli successe nel 5i4, donò
alcuni vasi, ed ornamenti diargen-
to del peso di duecento sessanta-
cìnque libbre. S. Giovanni I, nel-
l'anno 5^5, diede a questa basilica
ostiense, porzione de' ricchi donativi,
che avea ricevuti dall' impei^tore
Giustino. Pel mantenimento de' lu-
mi, che s. Gregorio I voleva di con-
tinuo ardenti intorno al corpo di
s. Paolo, neir anno 6o4) donò la
possessione delle acque Salvie. La
massa delle acque Salvie costitui-
va l'aggregazione di dieci fondi pres-
so il luogo chiamato Aquae Sai-
viacy cioè: Cella P^inaria, Anto-
rdanOy Villa Pertusa^ BifurcOy Pri-
miniano, Cassiano ^ Sì Ione, CornC'
Ho, Tersellata, e Corneliano; senza
enumerare altri fondi, riportati nel-
la bolla di s. Gregorio I. Il motivo
principale, clie nella bolla si addu-
ce, perchè questa massa, a prefe-
renza di altre , che possedeva la
Chiesa Romana, venisse pi^escelta a
tale uso, si fu la ti^adizione costan-
te, che in essa il santo apostolo avea
ricevuta la palma del suo glorioso
CHI
tpartìrio coir essere decollato: Et
vaide incongruum oc esse durissU
mum ìdderetur, ut illa ei speciaUter
possessio non servirei, in qua pai-
mam sumens martyrii capite est trun-
catusi'ut viverety etc
.^ Papa Teodoro I, eletto nel 642,
ndle vicinanze della basilica fabbricò
un oratorio, dedicandolo a s. Euplo
diacono e martire, di cui erano as-
sai di voti i romani : oratorìo che fu
ristorato da Adriano I, e di cui
tratta il Piazza, Emerologio di Ro*
ma, tomo II, pag. 524* Poi fu de»
dicato queir oratorìo al ss. Salvato*
i*e, e vuobi che sia il luogo ove s.
Paolo, nell'andare al martirio, in-
contrasse la pia matrona romana
Plautina.
Dono I, creato Pontefice Tanno
676, secondo che dice il Novaes
nella sua vita, restaurò e dedicò la
basilica, di cui fu pur benemerito
s. Sergio I del 687 ; e Giovanni
YI , che gli successe, egualmente ne
fu benefattore. Il primo sostituì alle
vecchie le nuove travi fatte venire
dalla Calabria, e il secondo pose
fra le colonne dell'altare della con-
fessione laveaque vela alba. S. Gre-
gorio II del 71 5, coprì la massima
parte del caduto tetto colle dette
travi, restaurò il monistero, sistemò
ì regolamenti de' monaci , e rifece
il ciborio di argento all'altare della
confessione. S. Gregorio III, succes-
sore del precedente nel 78 1 , e ».
Zaccaria del 742, ne furono egual-
mente benefattori. Ma Stefano II,
detto III, creato nel 752 , donò a
questa basilica una croce di metal-
lo, che da un lato aveva queste
memorabili parole: CKa% romano-
rum VICARIA, ROMANORITM ARMA, RO-
MANORUM FORTiTUDo; 6 dall'altro:
IMPERAT Iir SiBCULA, REGNAT IV ATER-
;rUM CBRISTUS DEI FILIUS, VICIT JURAR
VOL. XII.
CHI 109
RBGifft ROMANORtTM. Il- SUO immediato
successore s. Paolo I, per isfuggtre
i calori della città, passò dalla sua
casa presso la chiesa da lui edifi-
cata di s. Silvestro in capite ^ ad
abitare nel palazzo annesso alia basì-
lica di s. Paolo, il cui sito presente-
mente é inabitabile nell'estate. Allora
questo sceglievasi per luogo di refirige-
rio , ma per una infermità soprag-
giuntagli, ivi cessò quel Pontefice di
vivere ai 28 di giugno del 767, e
vi restò sepolto, finché fìi poi tras-
portato dal clero , e dai cittadini
in una navicella pel Tevere alla ba-
silica vaticana, dove fu onorevol-
mente tumulato nella cappella da
lui eretta alla b. Vergine, in un
monumento, ch'egli stesso si era
preparato, y. il Galletti Del Pri-
micerio , a pag. i56, e seg.
Adriano I, divotissimo di que-
sta chiesa, coprì con lamine di ar-
gento la confessione, e le porte di
essa con sagre storie, e vi pose
un'immagine di dieci libbre di ar-
gento : ornò T altare d' argento , e
d'oro coir immagine dipinta del
Salvatore, e di due angeli* di ai>
gento, con molte lampade di egual
metallo, del peso di duecento libbre
di argento 9 oltre i preziosi para-
menti sagri che pure gli donò in
suo servigio. Quando Desiderio i*e
de' longobardi diede il guasto ai
dintorni di Roma, rovinò ancora
la basilica di s. Paolo; ma Adria-
no I, oltre l'averne salvato gli og-
getti preziosi, ne restaurò il tetto,
e le mw*a dell'edificio, ed il sum-
mentovato portico che dalla porta
della città in retta linea vi dava co-
modo e sicuro ingresso. Ma soprat-
tutti i mentovati , Papa s. Leone
III ne fu grandemente benemerito,
jgiacchè nello spaventevole terremo-
to che neir 80 1 atterrò varie città
«4
aio CHI
.d' Italia, e pel quale propagò e sta-
bili le litanie delle rogazioni minori,
la basilica fu in gran parte distrut-
ta; il 3o aprile cadde il suo tetto,
€ l'altare della confessione ed i suoi
ornamenti Tennero perciò l'ovinatì.
•S. Leone JII la riedificò con ispese
immense, aiutato da Carlo Magno,
che impiegò a tal uopo le prede
fatte sugli unni. Adoimò allora la
confessione con gioie, e con altri
ornamenti d'oro del peso di libbre
duecento trenta, e di argento del peso
di libbre duecento venti : sopra l'alta-
re fece un ciborio di argento con cin-
qu^ntacinque colonne di libbre due
mila e quindici, con tre immagini rap-
presentanti il Salvatore, e i santi
Pietro e Paolo di oro del peso di
sessanta libbre. Restaurò ì' anti-
co oratorio sotto l'altare della Con-
fessione, e l'altare di essa, per cui
quell'oratorio fu chiamato di s. Leo-
ne III, come si conosce dall' iscri-
cìoné che riportiamo qui appresso.
Nel mezzo del coro póse una sedia
pontificale di marmo, sulla qua!
sedia scrisse il lodato Luigi More-
schi, per confutare la opinione di
coloro che sostenevano essere sem-
pre stato nel centro dell* abside un
altare , V eruditissime Osservazioni
sulla sedia pontificale eh* era nel'
f abside della basilica di s. Paolo
nella via ostiense^ Roma i838. Do-
nò altresì alcuni vasi d'argento,
come calici, lampade, croci, e sta-
tuette; copri il trave dell'altare
maggiore, ch'era sotto 1* arco prin-
cipale con mille trecento cinquan-
tadue libbre di argento, ed abbellì
l'altare medesimo con turiboli , e
Ci*ocefisso di oro di libbre centocin-
quantadue,e di lampade, senza men-
tovare altri ornati di argento di lib-
bre trecentosessantotto. Nell'ingres-
so della confessione, s. Leone HI
CHI
pose uno scudo di argento, nel
quale avea fatto incidere il simbolo
della fede, che dai fedeli costuma-
vasi professare in questa basilica, e
nel modo che praticavasi nella Vatica-
na , e donò altresì molti sagri para-
menti ricchi di perle e di gemme.
A cagione di averla resa cosi son-
tuosa e pregevole, il Papa minac-
ciò le censure ecclesiastiche, e gravi
pene contro i rapitori di questa ba-
silica, facendole incidere nella co-
lonna grande che sosteneva 1* arco
principale, dal lato del crocefisso,
il cui tenore si legge a pag. 6 del-
la erudita Descrizione del Taber-
nacolOy che orna la confessione, della
basilica di s. Paolo, dei eh. Luigi
Moreschi, Roma i84o. Racconta
poi il dotto Severano, Delle sette
chiese, p. 894, che di tutto Leone
III pose memoria nel portico da
esso pure rifatto, con sedici versi, due
dei quali sono i seguenti:
Dum ChrisU Anlistes cunctis Leo
pordbus Aedes
ConsuliCj et ceteris tecta reformat
ope.
Sopra la scala poi della confes-
sione, venne posta la seguente isa*i-
zione:
Leo Grada Dei tertius Epitcopus
hunc ingressum
Plebi Dei miro decore omavit.
Verso il medesimo tempo il pio
Carlo Maglio re di Francia, dal detto
Leone III coronato imperatore ro-
mano, fu talmente di voto di questa
patriarcale, che oltre ciò che per
essa diede al detto Papa, le donò
una mensa o altare di argento coi
piedi, ed alcuni vasi di simile me-
tallo d* una mara!vigliosa grandezza ;
CHI
e le donò ancora un' antichissima
Bibbia, smtta con bellissimi cai*atte«
ri, con vaghe e stupende miniatu-
re. Quindi ordinò molti restaurì, ed
abbellimenti in vantaggio della ba-
silica.
S. Gregorio IV, eletto neir827,
o£Eri alla basilica una veste sagra,
degli ornamenti preziosi, veli, cor-
tine , ed altro di sommo pregio.
Quindi sotto di lui, e sotto Sergio
II, essendo stata spogliata la basi-
lica prima dai longobardi, e poi
dalle incursioni de' saraceni , nel-
Tanno 849, s. Leone IV si partì
da Roma con un esercito per O-
stia, ed ivi punì, e vinse i nemici ;
quindi rìfece nella confessione il
ciborio, con quattro colonne di ar-
gento di libbre novecento quaran-
tasei , donando ancora altri pre-
ziosi ornamenti. Benedetto III, che
gli successe nell'BSS, donò una co-
rona o regno d'oro di due libbre,
una lampada d' argento, e sette cro-
ci di libbre cinquantuno, ornando
la confessione con cento tre libbre
di argento, perchè di nuovo i sa-
raceni avevano disti*utto il sepolcro
del santo Apostolo. I successori Ki-
colò I e Stefano V, detto VI, do-
narono alla basilica, il primo un
candelabro d'argento, e il secondo
una corona d' oro gioiellata con
molti altiM ornamenti e ricchezze.
Tutte le descrizioni di sì magnifici
e preziosi donativi si leggono distin-
tamente in Anastasio bibliotecario
nelle vite de' mentovati Pontefici ,
nei suoi commentatori , e in altii
autori.
Assunto nell'anno 872 al ponti-
ficato Giovanni Vili romano, a pur-
gare r arìa de' contorni, e a poiTe
in salvo la basilica dalle incursioni
e dalle devastazioni de' masnadieri,
e de' saraceni, che fi*equentemente
CHI 3ri
vi si recavano pel Tevere (dei quali de-
plorati ancora l'ultima devastazio-
ne che operarono), presso la mede-
sima basilica fece fiibbricare una
borgata, che dal di lui nome venne
chiamata GhvarmopoU, Questa pic-
cola città vuoisi che sorgesse nel
prato verso la città, detto il pretto
di s. Paolo, ove si vede una croce
per indicare che ivi, nel pontificato
di Alessandro VII, e negli anni
i656 , e 1657, furono seppelliti
circa quattordici mila abitanti di
Roma, morti in quella terribile pe-
stilenza. La borgata in progresso di
tempo, e per le successive irruzioni
fii afì&tto distrutta.
Essendo morto ai 6 settembre
del 972 il Pontefice Giovanni XIII,
fu sepolto nella basilica, ed apposta
vi fu sul sepolcro un' iscrizione.
Delle tre porte di bronzo che avea
nel portico questa patriarcale, quel*
la di mezzo era veramente singo-
lare, e venne lavorata in Costanti-^
nopoli verso l'anno 1070, nel pon-
tificato di Alessandro II, per conto
del console romano Pantaleone Ca-
stelli, giacché la basilica era caduta
in istato sì abbietto, che mancava
pure di porte. Ne fu artefice cer-
to Staurado di Scio, e con tal fi-
nezza di lavoro, che il Nicolai la
chiama più fodera che porta di
bronzo. Vi si vedevano figure di
profeti, storie degli apostoli, e il ri-
tratto di Pantaleone in ginocchio »
avente a lato il suo stemma gen-
tilizio.
li Piazza nel suo Eorterologio ,
ovvero le sagre stazioni di Roma,
a pag. 4^9> ^^^ c^^ ^* Gregorio
VII, il quale nel 1078, successe ad
Alessandro II, fece molti donativi a
questa chiesa, e quando era Cardi-
nale abbate del contiguo moniste-
ro, e legato apostolico, fece fare la
212 CHI
detta porta di bronzo, con cinquah-
taquattro compartimenti, con diver-
se sagre immagini, colle iscrizioni
greche della vita di Gesù Cristo,
della crocifissione di s. Pietro, del
martirio di s. Paolo, e di quello di
s. Andrea^ e con varie immagini di
profeti coi loro nomi iil greco. Ta-
li divergenti opinioni si debbono con-
cordare coir autorità del Nicolai, il
quale nella sua Storia della basilica
dice, che s. Gregorio VII, allorché
era legato in Costantinopoli, fece
fare la porta di commissione di Pan-
taleone. All'epoca dell'incendio esiste-
va una sola porta di bronzo, cioè
la maggiore, e questa per opera dei
monaci fu sottratta alle fiamme, ed
air altrui malintesa divozione. Del-
le sei zone in fatti, se ne conser-
vano cinque intatte nel contiguo mo-
nistero. Con una sola zona, il cui
bronzo non era più grosso dì due
minuti di oncia, come si poterono
dopo l'incendio formare que' tanti
anelli, che si volieix) fare da qual-
che speculatore, per profittare della
pia credenza del popolo il quale li ri-
cei*ca va avidamente? Non si deve poi
tacere, che in princìpio del secolo
XII un fulmine vi eccitò altro in-
cendio, cioè nel pontificato di Pa-
squale IL
Nei primoixli del secolo XIII fii
t^obilìtata la tnbuna nella volta con
un musaico incominciato nel 1226
sotto Onorio III, e poi compito d'or-
dine d'un tal Aiiiolfo sagrista, e di
Gio. Gaetano Orsini, abbate del-
l' annesso monistero, il quale poi
pel 1277 divenne Pontefice Nicolò
III. E questo musaico diviso in due
partì da una zona ornata. Nella
prima, e più elevata, è rappresen-
tato in figura colossale sedente nel
mezzo il Salvatore, avente al lato
inisti'o i ss. Pietro, ed Andrea a-
CHI
postoli, e al destro i ss. Paolo apo-
stolo, e Luca evangelista, dopo i
quali sono due alberi di palma, e
più sotto genuflesso in piccola di-
mensione Papa Onorio Ili prostra-
to a' piedi del Salvatore. Nella se-
conda, ed inferiore, si vede oggi di
primitivo lavoro (come è stato sco-
perto nel i835 togliendosi dall'ar-
chitetto direttore la bizarra archi-
tettura dell'altare e suo attico pe-
santissimo) una gi*an croce sotto cui
una mensa coi simboli di nostra re-
denzione, ed avente ai lati le figu-
re grandiose di due angeli, e più
in basso il detto Gio. Gaetano ab-
bate nel lato sinistro, e nel destro
Adinolfo sagrista ambedue in ginoc-
chio. Tra essi v' hanno le immagi-
ni dei cinque santi innocenti mar-
ti i*i, le cui ceneri si venerano nella
basilica, come si disse di sopra. In
questa inferior parte a destra e si-
nistra si veggono conservate le gran-
di figure degli altri apostoli, non
che de' ss. Marco e Barnaba, simil-
mente fra loro divisi da un albero
di palma, e tutte queste immagini
sono fornite di relativa iscrizione.
Si pretende da molti, ma erro-
neamente, e senza riflettere all'epoca
della nascita del preteso suo auto-
re, che il musaico sia opera di Pie-
tro Cavallini, scolare ed ajuto del
famoso Giotto da Bondone, il quale
inoltre scolpì il crocefisso di questa
basìlica, che parlò a s. Brigida, e
fu poi sepolto nella basilica nel
i334* Bensì il Cavallini valente
scultore, pittore, e musai cista fece
nella facciata esterna, e nella parte
superiore, i musaici che l'adornavano:
lavoro che incominciato dai mona-
ci sarebbe rimasto imperfetto per
mancanza di denaro, se. nel i325
con bolla data i i hai, fehruarii,
non vi accorreva il Pontefice Gio-
CHI
vanni XXII d'Euse di Cabors i*e-
sidente iti Avignone, ordinando che
a ciò si supplisse per un quin-
quennio con le offerte, le quali dai
fedeli sì Facevano all'aliare del san-
to apostolo Paolo. Questo insigne
artista, che morì santamente, fu so-
prannominato Cavallini, dai molti
cavalli, co' loro cavalieri armati in
varie guise, da lui dipinti a fresco
nella chiesa inferiore di s. France-
sco d' Assisi. Siffatto musaico, mol-
to danneggiato dalle in giurìe del
tempo, e dell' incendio, è poi stato
inportato, come meglio si dirà, con
bel divisamento nel 1839 a deco-
rare la nave travei*sa, adattandolo
opportunamente nei sesti degli archi
dell'abside, e di s. Leone I, detto
comunemente di Placidia.
Non riuscirà foi'se discara la de-
scrizione del musaico, come trova-
vasi prìma della sua i*emozione. La
detta parte superiore della fronte
prìncipale della basilica Ostiense era
ornata ne' quattro spazi fra le tre
finestre arcuate con una pittura in
musaico , la quale rappresentava
(guardandosi dalla sinistra alla de-
stra ) la figura di s. Paolo in piedi
avanti ad una magnifica sedia: poi
la figura della beata Vergine col
bambino Gesù fra le sue braccia
seduta sopra un gran trono, coper-
to da un ricco velo retto da due
angeli; ìndi la figura di san Gio.
Battista in piedi tenendo con la ma-
no sinistra il simbolo dell' agnello,
e posando la destra, come in atto
di protezione, sul triregno, da cui
è coperto il capo di un sommo
Pontefice, in piccole forme umane
a confronto di quelle del santo, e
genuflesso in atto di pregare la Ma-
dre di Dio, ed in ultimo la figura
dell'apostolo s. Pietro, parimenti in
pieàì avanti un gran trono quasi
CHI
2l3
consimile all' altro del Dottore delle
genti. Nel mezzo del musaico sopra
la finestra ammiravasi il volto, con
parte del petto del divin Redentore,
il quale con la destra alzata faceva
l'atto di benedire il popolo, tenen-
do le dita piegate, secondo il rito
greco; e con la sinistra reggendo il
libro aperto degli evangeli. Egli ve-
devasi circondato da una schiera di
angeli, in vari atteggiamenti di ve-
nerazione, e riverenza. Sopra cia-
scuna delle prefate quattro figure
erano i quattro simboli degli Evan-
gelisti, ciascuno con quattro ali, cioè,
il bue ( simbolo di s. Luca ) , so*
pra la figura di s. Paolo ; la figura
umana (simbolo di s. Matteo) qua-^
si sopra la 'ss. Vergine; l'aquila
(simbolo di s. Giovanni) quasi so-
pra questo santo; ed il leone (sim<>
bolo di s. Marco) sopra s. Pietro.
Chiudevasi il musaico con una pit-
tura di arabeschi, la quale girava
intomo al sesto delle finestre; e
tutto il fondo della parete, sulla
quale era il musaico, aveva gli smalti
dorati.
L' opera deve aver avuto il suo
termine durante il pontificato di
Giovanni XX!]I, giacché per ogni
angolo del musaico si vedevano gli
stem mi gentilìzi di lui ; e la figura
del Pontefice genuflesso a lato di
s. Gio. Battista non può essere che
l'immagine di quel Pontefice, il qua«
le eziandio portava il nome del Pre»
cursore di Gesti Cristo. Gli stemmi
poi di marmo, che si vedevano so^
pra il musaico, appartengono a Cle*
mente VI, che governò dal 7 mag-
gio 1 34^ al 6 dicembre 1 352, ed
il quale deve aver concorso nel ren-
dere pili magnìfica e decorosa quel-
la Ceciata, com' è certo che applicò
ancor egli in beneficio e nella ri-
parazione della basilica, le oblazioni
314 CHI
e le rendite del prefato aitar mag-
giore di s. Paolo.
Di poi, e probabilmente nel prin-
cipio del pontificato di Onorio IV,
l'abbate del monistero, Bartolomeo
monaco cluniacense, nel i285, in-
cominciò a edificare il tabernacolo,
che sovrasta il sepolcro di s. Paolo,
servendosi d' un artista chiamato
Arnolfo, che vuoisi essere l'archi-
tetto toscano, il quale in Firenze fece
la chiesa di s. Maria del fiore, e
si vuole inoltre che facesse il lavoro
insieme col suo compagno Pietro,
cui il lodato Moreschi con buone
ragioni crede sìa il menzionato Ca-
Tallini. Questo t£d)ernacolo, o cibo*
rio, è di gotica architettura, ed in
forma piramidale, sostenuto da quat-
tro colonne di porfido rosso, e di
tal pregio, per le sculture, pitture,
musaici, e dorature che lo adorna-
no, quale dottamente il descrisse lo
stesso Moreschi nella citata Descri-
zione del tabernacolo, di cui ne dà
il prospetto, lo spaccato, ed il det-
taglio con tavole ed incisioni.
Mentre la residenza pontificia,
con grave danno di Roma, sotto
sette pontificati era restata in Avi-
gnone, in quello di Cfemente VI, e
nel 1348, un terremoto avendone
danneggiato il tetto, fu prontamente
rifatto. 11 glorioso Gregorio XI, nel
1377, "^^ ^^ riportò, essendo sbar-
cato da Ostia pel Tevei^ alla ba-
silica ostiense, dove volle ascoltare
la santa Messa, che fu celebrata
nell'altare papale della confessione,
e poi fra immensi applausi, e V in-
contro del clero, e dei romani, ri-
éevette i magistrati della citta, nel-
la quale si recò come in tnonfo la
sera de' 1 7 gennaio, dirigendosi alla
basilica di s. Pietro. Qui noteremo,
che anche Adriano VI, allorché fu nel
ì5a 3, eletto Papa, benché assente da
CHI
Roma, nel recarsi a questa con gran
seguito, ai 38 agosto da Ostia giun-
se pel Tevere a s. Paolo, ove si
trattenne a dormire nell'annesso
monistero. Frattanto, disputandosi
nella corte, se il nuovo Papa si do-
vesse coronare nella basilica di s.
Paolo, per entrare coronato nella
città, prevalse il riflesso di osser-
varsi il rito antico della coronazio-
ne, praticato sempre nella basilica
vaticana. Il perché, portatisi i Car-
dinali nella mattina seguente colla
corte, e in nobile cavalcata, alla ba-
silica ostiense, Adi*iano VI celebrò
messa privatamente, indi disceso nel
chiostro, ricevette dai Cardinali il
bado della mano, ed entrato in chie-
sa, ricevette da loro la formale ub-
bidienza. Quindi trasfèi*itosi il Papa
nella sagrestia, ringraziò i Cardinali
della sua esaltazione ec. , e poscia
fra gli evviva de' Romani, in deco-
rosa cavalcata, si i*eoò alla basilica
di s. Pietro.
Sebbene tralasciamo di accenna-*
re i diversi miglioramenti, ed ab-
bellimenti, che successivamente ebbe
la basilica dai romani Pontefici, di-
remo che meritano special menzione
Martino V, e Nicolò Y, i quali nota-
bilmente la ristorarono, mentre Gre-
gorio XIII fece cingere l' altare mag-
giore con belli marmi, porfidi, e
pitture, come dice Novaes nella di
lui vita. Ma i' antichissimo coro o
presbiterio, che circondava la con-
fessione dalla parte dell'abside (ove
eranvi due amboni, o pulpiti di
marmo per la lettura dell'epistole,
e degli evangeli, ornati di pietre pre-
ziose, ed aventi fi:a loro il cande-
labro marmoreo pel cereo pasquale
di meraviglioso lavoro del secolo
XI, illustrato dalTAginccwt, Storia
dell' Arte, e dal più volte citato Ni-
colai, che tuttora si conserva) ; coro
CHI
O pi^esbiterio ch'era cinto da Tenti
colonne di porfido, ornato di pre«
ziosi materiali, e talmente vasto, che
abbracciava quasi tutto V altare
della confessione; colla antica se-
dia di Leone III , fu tolto affat-
to dopo l'anno i586 dal Ponte-
fice Sisto y, col divisamento d'in-
grandire il sito dietro l'altare per
adattarlo alle cappelle papali dì so-
pra rammentate, togliendo cosi gli
impedimenti, che ingombravano la
Tisla dell' altare al Papa, e al sagro
Collegio de' Cardinali, sedenti nel cir-
cuito ed emiciclo della tribuna. Ta- '
li innovazioni diedero luogo a non
poche osservazioni, dappoiché oltre
r aver tolto V accesso all' oratorio
sotterraneo, si demolì nel presbite-
rio un rispettabile monumento del-
l' antica liturgia, ed i. notati orna-
menti, i quali doviziosamente il nobi-
li tia vano. Vero è però, che nella de-
scrizione della basilica, di monsignor
rficolai, si legge che per essa molto
fece Sisto Y, dappoiché rifece, q
per lo meno ristorò il soffitto della
nave traversa (come si vedeva da-
gli stemmi di lui, e dalle analoghe
iscrizioni collocate sullo stesso sof-
fitto ), per cui restò quella parte
della basilica molto meglio ornata,
e con più decoro coperta. Tal soffit-
to all'epoca dell'incendio era intat-
to, come si vede dalle tavole del Ni-
colai, ed oggi con ispecial disegno
del bravo Poletti si vede ragionevol-
mente rinnovato.
Furono altresì dal Pontefice Si-
sto y aggiunte alcune decorazioni
intorno al predetto altai*e, le quali
possono paragonarsi ai balaustri che
girano intorno la confessione della
basilica di s. Pietro, meno però la
forma, giacché la vaticana é ovale,
e la ostiense era quadra. Di più fu
fatt(^ giunta di un quadrilungo dal-
CHI 3ii5
la paite dell' abside ov' erano itati
costrutti due bracci di scale, per le
quali si ascendeva all'altare sotter-
raneo corrispondente a quello del-
l' oratorio di s. Leone 111. Aggiun-
geremo, che tutta l'area era di mar-
mi mischi colorati ad arabeschi : i ba-
laustri, che ne chiudevano lo spazio,
erano di marmi pur colorati , e
sostenevano le lampade, che arde-
vano in buou numero avanti il
sepolcro del santo apostolo. La
mensa dell'altare era parimenti di
marmo, e nella fronte, che guar-
dava la facciata principale della
basìlica, anzi per tre lati, si ve-
deva una ferrata di ferro indo-
rato. Si legge poi nel Nibby, Ro-
ma nel i838^ parte prima moder-
na pag. 58 1, che la mensa dell'al-
tare della cappella sotterranea del-
la confessione in lontani tempi con-
sisteva in un sarcofago antico di
marmo bianco, istoriato con fòtti del
vecchio e nuovo testamento, conte-
nente le reliquie de' ss. Innocenti;
sarcofago che, insieme alle reliquie,
da Sisto y fu tolto via, e portato
nella cappelletta di s. Lucia, a de-
stra della gran cappella da lui fat^
ta erigere splendidamente nella ba-
silica di s. Mai'ia Maggiore, surrot
gandosi un' urna di terra cotta con
entro il corpo di s. Timoteo, ed an-
cora sotto all'urna altre reliquie
de' ss. Celso, Giuliano, e Marcianìl-
la, di cui si leggono le seguenti
iscrizioni.
Neil' urna di s. Timoteo fu ti*o-
vata la iscrizione in marmo se-
guente: BIG REQUIESCIT CORPVS BEA-
TI TYMOTHEI MARTYB. Q. I,EGITV. Ili
VITA RATI. SILVRI. PF Ì" Ì" "j", ed
una lanolina rotonda di rame con
questa iscrizione da una parte :
CORPVS S. TYMOTHEI MART. Q. Ilf VI-
TA iS. SILVESTRI FP. LBGITUR , e
^3i6 CHI
.neli' altra: sixto y. poict. mix. re-
GITAITTE. ALEIANDRO CARD. FARNESIO
PfiOTEGEE. 10. BATTA STELLA ABBATE
MDLXXxvii. Ora vi è stata aggiun-
ta una stessa lamina con le se-
guenti isaizioni da una parte: de-
creto GREGORU XVI P. M. GORPVS S.
TniMOTHEl MART. EX ARA AVERSA Ilf
<JVA SIXTVS V. P. M. ANNO BCDLXXXVH
POSVERAT. HVG TRASLATVM EST DIE
XII MAH ANIffO MDGCGXXXX. ADSTANTI-
BV6 JO. FRANC. ZELLt JOCOBVZZt ABBA-
TE, ET PAVLO THEODOLI MONAST. PRIO-
RE. Neir altra y cvrantibvs ee. vv.
AlfT. DOMOIIGO GAMBERUVl PRAESIDE,
ET ArrONIO TOSTI PRO PRAESIDE S.
C02VCIL1I BASILICAE SAKCTI PAVLI VIA
OSTIENSI REFIGIEICDAE PRAEPOSVIT. Al-
tra iscrizione ancora era sotto l'ur-
na, con altre reliquie dei inartìi*i.
Quella in pietra diceva : istab svrt
RELIQVIAE SCORVM. MART. JVLIA9I ET
CELSI, ET BASILISSAE VIR VXORIS GLO-
BI. MA JVLIANI ET MARCIAiriLLA MART.
-}- -j- -j-. La lamina di rame aveva la
isaizione: ss. celsvs, jvlianvs, basi-
J.ISSA, MARGiiriLLA, e nel rovescio
siXTo V ec, come nell* iscrizione di
s. Timoteo.
Tolto pertanto da Sisto V l'an-
tico presbiterio, ed il coro che cir-
condava r oratorio, ossia la confes-
sione di s. Paolo, e destinati i ma-
teriali marmorei ad altro uso, ri-
mase l'altare della confessione iso-
lato, in un al sovrappostovi taber-
nacolo. Le colonne di porfido fu-
rono impiegate a decorare i quat-
tro altari della nave traversa, e
deir altare della tribuna eretti dal-
Tarchitetto Onorio Lunghi, nel pon-
tifìcato di Clemente Vili, cioè nel-
l'anno santo 1 600 da lui celebrato,
come leggevasi nell' iscrizione scol-
pita nel pesante attico dell'altare
dell'abside ricordato di sopra^ dove
CHI
fa posto per quadro, un dipinto di
Ludovico Cigoli, esprimente s. Pao-
lo recato al sepolcro ; mentre ai la-
ti, si misero quattro ovati, due per
parte, coloriti dall' Avanzini di Cit-
tà di Castello. A destra della tri-
buna, nella cappella del Crocefisso
ora sta una s. Brigida, che Sii-
la da Vigiù scolpì; e Stefano Ma-
derno architettò l'intera cappella.
In questa cappella conservasi un'an-
tica immagine della b. Vergine;
avanti la quale s. Ignazio fece la
professione già mentovata. A sini-
stra evvi la cappella del ss. Sagra-
mento eretta nel 1629 da Carlo
Madernoy ove il Fontebuoni colorì
la tolta, e Lanfranco il resto: ma
per l'umidità soffrirono le pitture
delle variazioni. Altri quattro alta-
ri, cioè quelli eretti da Clemente
Vili decoravano la crociera, ove si
vedevano per quadri un' Assunta del
Muziano, un s. Stefano lapidato di
Lavinia Fontana, una Conversione
di s. Paolo del Gentileschi, ed un
s. Benedetto in estasi di Gio. de'
Vecchi.
Fino al pontificato d' Innocenzo
XIII quasi nulla di notabile si fece
all' edifkio, onde quel Pontefice, il
cui fratello Cardinal d. Bernardo
Conti era stato Cassinese, ordinò va-
ri risarcimenti; ma essendo morto
poco dopo, il successore Benedetto
XIII nel 1724 ai 20 agosto donò
diecimila scudi al p. abbate di s.
Paolo, per risarcire la basilica. Di-
fetti, essendo l'antico quadrìportico
rovinato, con disegno di Antonio Ca-
nevari, e Matteo Sassi fu rinnovato
sui solo lato della Ceciata, nella
quale occasione, come abbiamo dal
Furietti de Musivisy pag. 1 1 o, fu-
rono ristorati i musaici esistenti nel-
la parte superiore della facciata del
mentovato Pietro Cavallini. Furo-
CHI
410 pure aperte nuove porte, e fu ri-
dotta la sti^ada al piano della chiesa.
Il portico era composto di sette
arcate, sostenute da quattordici co-
lonne di marmo. A destra del por-
tico, e presso la porta santa, stava
collocato un sarcofago, scolpito nel-
l'epoca della decadenza delle arti ,
con im basso rilievo rappresentante
Marzia scorticato da Apollo, e den-
tro vi furono collocate le ossa di
Pier Leone nobile romano, il cui
figlio Pietro ebbe ardire di farsi ti>
ranno di Roma nel secolo XII. La
iscrizione metrica, che ivi leggevasi,
e riportala dal Piazza, TteW Eorterolo^
gioy a pag. 43 f* Nel medesimo por-
tico eranvi alcune iscrizioni riguar-
danti la basilica, e l'apertura e chiu-
sura della sua porta santa.
Finalmente il gran- Pontefice Be-
nedetto XIV rinnovò i musaici del-
ia basilica, con pitture continuò di-
ligentemente la Cronologia de^ Pon--
tefici {Vedi), fino al suo Pontifica-
to, seguendo quelli fòtti dipingere
da s. Leone I, da s. Simmaco, e
da Nicolò III, lavoro compito nel
1749. Per l'accurata serie de'Papij
Benedetto XIV ne diede sopra in-
tendenza ai dottissimi pp. abbati
Furietti, e di Costanzo, nonché al-
l' erudito canonico Marangoni , che
poi la pubblicò con ìntet*essantissi-
ma opera, ed al p. abbate Capece,
allora abbate dell'annesso moniste-
ro, mentre ne esegiù le pitture il
Monosiii. V. la Costituzione , Ad
Romanam y data a' 11 febbraio
1745, BìdL Maga. tom. XVI. p.
281; Job. Marangoni, Chronologia
superstes Ronianorum Pontjficum in
pariete australi hasiUcae s. Palili, Ro«
mae 1750. Dipoi i ritratti delia serie
dei Papi furono continuati progressi-
vamente sino a Pio VII, il quale avea
assegnato sui fondi camerali annui
CHI 3 17
scudi trecento per le riparazioni ed
ordinarie manutenzioni del teropio.
Primo poi di narrare il fatai disastro,
che distrusse questa costantiniana ba-
silica, dai*emo il seguente cenno sullo
stato in cui trovavasi il dì i5 lu-
glio 1828.
L'interno della basilica ebbe la
forma dì croce latina, in lunghezza
compresa la tiìbuna di palmi 6o3y
ed in largo di palmi 3o8. Altra piii
dettagliata misura, si legge nel DiO'
rio di Roma, num. 59 del 1823,
di cui parleremo. Come dicemmo,
r altare della tribuna avea quat-
tro colonne di porfido rosso; altret-
tante ognuno dei due sedili late-
rali, ch'erano nella curva dell'absi-
de: qnatti'o altre sostenevano la
confessione, e quatti*o altre dello
slesso mnrmo avea ognuno dei quat-
tro altari, ch'erano alle testate del-
la nave traversa: laonde in tutte e-
rano ventotto colonne di porfido.
Si divideva in cinque navate, oltre
la crocerà, oi*nate in quattro ordini
da ottanta colonne, delle quali qua-
ranta spettanti alla navata principa-
le, ed altrettante alle navate latera-
li. Fra le prime colonne, che sta-
vano nella nave di mezzo, se ne
numeravano ventiquattro di bellis-
simo paonazzetto, marmo frigio de-
gli antichi, scanalate, ed alle come le
nuove di granito palmi quaranta-
sette, e sette del diametro di cinque
palmi. Esse, secondo alcuni, e massime
secondo Stefano Piale, che il provò nel
1828 con dissertazione, appartenne-
ro in altri tempi al mausoleo di
Adriano, e secondo altri alla cele-
bre basilica Emilia del foro ix)mHno.
Chi non ha veduto il magico effetto
di questa foresta di colonne non
può avere idea della grandezza del
monumento. Le altre colonne ernno
di marmo greco l'antico Jniczio, e
:ij8 chi
quelle àeWarco di Placidia della
stessa qualità non venata detta co-
munemente marmo salino. li pavi-
mento componevasi di frammenti di
antiche iscrizioni, che il p. d. Corne-
lio Margarini cassinese raccolse in
un libro. F^, V Illustrazione di due
iscrizioni trovate nella basilica di s.
Paolo nella via ostiense^ del can.
Giuseppe Settele, Roma i83i. Nel-
le cinque navate non vi erano al-
tari, eccettuati due di cKsegno goti-
co, con basso rilievi, ma non più
in uso, forse a cagione deirumidità
del tempio, cagionata dal prossimo
Tevere, e dalle frequenti inondazio-
ni che ivi si estendevano. Nel lato
sinistro de' gradini sui quali ascen-
devasi all'altare papale, o confessio-
ne, ei*avi una statua di Bonifacio IX,
eretta dai benedettini per gratitudi-
ne, e poi nel XYII secolo rialzata
da una discendente di quel Ponte-
fice , Lua*ezia Colonna Tomazzelli.
La travatura del soffitto sembrava
una selva di legname, e nella sola
nave di mezzo eranvi due ordini di
travi di abete di una grandezza
smisurata, cioè in numero di qua-
ranta e quasi tutti di un pezzo ,
lunghi ciascuno cento venti palmi ,
il che destava soipresa e meravi-
glia. Il Cancellieri nelle sue Dis-^
seriazioni epistolari^ bibliografiche^ a
pagina 196 riporta erudite notizie
sul maraviglioso soffitto, facendone
con misure il paragone con quelli
delle più grandi chiese di Roma;
ed osserva che quando fu rifatto
sotto Innocenzo VII il quale nell'anno
1 4o4 successe al detto Bonifacio IX,
ueir erezione delle cavallature^ vi
concorsero alcuni rioni di Roma,
e particolari cittadini, per cui su di-
verse travi s' incisero le memorie
dei benefattori che le somministra-
rono.
CHI
Ma questa lagrosanta banlica, che,
come si esprìme il Piazza nel Me-
nològio a pag. 110, e nell' £brfie7Yi-
hgio a pag. !ì54» era l' unica chiesa
di Roma, la quale conservasse l'antica
forma e maggior numeit) di me-
morie della sua primaria fondazione
costantiniana, e riscuoteva la vene-
razione de' fedeli, a cagion del fuo-
co distruggitore, meno l'altare pa-
pale, il tabernacolo miracolosamente
restati illesi, le cappelle del ss. Sa-
gramento, e del ss. Crocefisso, la
Ceciata esterna, il campanile , e il
contiguo monistero, oltre le sagre
reliquie per ti'atto mirabile della
Provvidenza, miseramente peri nel-
la notte del martedì venendo il
mercoledì 16 luglio dell'anno i823.
Per incurìa pertanto di due lavo-
ranti, che la^ìiarono sul tetto del
fuoco, questo trasportato dal vento
si propagò rapidamente, e produsse
un totale ed orrìdissìmo incendio,
che, meno le suddette cose, tutto
distrusse, e incenerì persino i mar-
mi, pitture, e bronzi, né ad onta
di qualunque sfoi*zo si potè impe-
dire sì &talissimo disastro. Questa
lagrimevole disgrazia, che privò, in
sole cinque ore, Roma di un tem-
pio ceiebratissimo per antichità, e
licchezza, durato incontro alle vi-
cende dei tempi per lo spazio di
cii*ca quindici secoli, avvenne negli
ultimi giorni del pontificato di Pio
VII, Chiaramontiy il quale nel con-
tiguo monistero de'Cassinesi, aveva
professata la regola di s. Benedetto,
alici quando vi aveva insegnato fi-
losofia. A questo glorioso Pontefice,
che bevette il calice di tante ama-
rezze, una sola se ne lìsparmiò,
perchè durante la malattia di lui
venne occultato l'avvenimento, che
sparse per tutto il cristianesimo acer-
ba tristezza. La venerabile, e impor-
CHI
tante memoria di sì retusto e prezio-
so monumento si legge negli autori
che scrissero delle chiese di Koma,
massime nella dotta e completa illu-
strazione, con istoria pubblicata pel
primo in Homa con rami di piante e
disegni, nel 1 8 1 5, da monsig. Ni-
cola Maria Nicolai, con questo tito-
lo: DeUa basilica di s. Paolo. Sa-
rebbe poi desiderabile che fossero
stf mpate, 1* interessante Storia deUa
basilica^ del celebre p. abbate don
Giuseppe Giustino di Costanzo Cas-
sinese, e le Memorie della basilica
di s. Paolo, divise in trenta disser-
tadoni, secondo il piano di detto ab-
bate, con un'appendice di vari inni
in onore del Dottore delle genti, e
con due biblioteche, una alfabetica
degli autori, i quali hanno trattato del
santo apostolo, e l'aitila per ordine
delle materie, secondo il progetto
stampato neW Effemeridi romane di
giugno del 1828, del eh. France-
sco Cancellieri. Nel settembre del
1 745, il p. abbate Pietro Paolo Gi-
nanni Cassinese trattò Della fonda-
zione della basilica di s. Paolo, e
delle pitture e musaici di essa, nel-
Taccademia di Storia ecclesiastica
tenuta alla presenza di Benedetto
XIV.
La relazione poi esatta e ve-
ridica delle circostanze, che prece -
detteix) il fatale incendio della ba-
silica di s. Paolo fuori le mura di
Roma, con alcune notizie intorno al-
la' sua fondazione, ed ai danni che
so£Q*ì, fu pubblicata dal Diario diRo".
ma^ numero Sq dell'anno 1828.
Si rileva da tal relazione che due
stagnari ponevano i canali di rame
alle grondaie del tetto della nave
grande, e precisamente nella terza
trave che riguarda verso V orto il
niouisteix) , prossimo alla facciata
della basilica, le che partii'ono dal
CHI 1219
lavoro pnma delle ore ventitre, e
che solo dopo le ore quattro della
sera il buttaro Giuseppe Perna si
avvide dell' incendio, laonde avvisa-
ti i custodi della chiesa, e la guar-
dia de' pompieri, si poterono salvare
la ss. Eucaristia, le due cappelle del
ss. Sagramento, e del ss. Crocefis-
so, il monistero, e pochi altri resi-
dui di tanto rinomata basilica. Ri-
marchevole è poi lo stato delle co-
lonne dopo l'incendio, la maggior
parte cadute, alti*e calcinate, scaglia-
te, e sfaldate, essendo poche quelle,
le quali rimasero in istato di sevi-
vire, benché avessero sofferto*
Riedificazione della basilica di «.
Paolo, e stato presente della mC"
desima.
Il disgraziato avvenimento del-
l'incendiata basilica ostiense fu se-
guito dalla morte di Pio VH ac-
caduta ai 20 agosto 1823. Piacque
alla divina Provvidenza dargU pre-
sto in successore ai 28 settembre
Leone XII, della Genga, il quale
subito rivolse il magnanimo pensie-
ro di fòre risorgere la basilica an-
cor fumante nelle sue venerabili
ceneri, le cui rovine destarono in
lui il piti caldo zelo, e glorioso im-
pegno di sollecitamente ripararti.
Nulla badando agli insormontabi-
li ostacoli che gli si presentarono,
diede opera perchè risorgesse la ba-
silica splendida e magnifica il più
possìbile. Trovando però T erario
esausto, ad esempio di Bonifacio
IX, Martino V, Eugenio IV, Giu-
lio n, Leone X ed altri Pontefici,
che avevano invitato i cattolici a
somministrare sovvenzioni per le li-
parazioni delle basiliche dei princ
degli apostoli, Leone XII ai iS ^
uaio 1825 diresse ai patriai'chi,
210 CHI
mali, arcivescovi, e vescovi del mon-
do cattolico r enciclica Ad plurima^
atque gravissimas^ colla quale in-
vitoUi d' impetrare dai fedeli loro
soggetti, a coadiuvare a sì difficile
e costosa impresa con volontarie
sovvenzioni, assicurandoli che il tutto
si sarebbe erogato.- Ut nova ex
riiinis basiUcae Tnagnitudine eultu-
que resurgaty qiiam Doctoris Geii'
tium nomea ac dneres postulanL
Felice si fu il risultato, dappoiché
appena i vescovi manifestarono ai
rispettivi diocesani il tenore della
pontificia endclica, ovunque uber-
tose riuscirono le collette anco nei
più remoti paesi, e giunte a Roma
le somme, successivamente si pub-
blicarono colle stampe tutte le obla-
zioni. Nello stato pontificio gl'im-
piegati civili e militari, la famìglia
pontificia, i possidenti, i nobili, il
rispettabile corpo ecclesiastico di tut-
ti i gradi della gerarchia concorsero
generosi al commendevole e santo
scopo, laonde il lodato Pontefice
stabifi che il suo erario dovesse
contribuirvi con annue somme non
meno di cinquantamila scudi.
Acciocché poi questa grand-opera
fosse condotta con attività, diligen-
za, e regolarmente, Leone XII ai
26 mai'zo del medesimo anno santo
1825 istituì una commissione spe-
ciale per la riedificazione della ba-
silica di s. Paolo, composta di Car-
dinali, e prelati di varie nazioni^
per segretario vi pose il chiaiissimo
antiquario abbate Angelo Uggeri
(del quale abbiamo DeW Arco tìioti'
fale detto di Placidia^ nelle Memo-
rie rom, voi. IV: e Della basilica di
s. Paolo, Roma 182 3), cui poscia de-
gnamente successe Luigi Moreschi,
ed a presidente vi nominò il Car-
dinal Giulio Malia della Somaglia,
allora decano del sagro Collegio, e
CHI
segretario di stato. La qual com-
missione lo stesso Pontefice confer-
mò col chirografo de' 18 settembre
i8a5, che incomincia Per quanto
fosse ardente il desiderio, ec. Ora
però tal presidenza è devoluta al
Cardinal segretaiùo per gli affiiri di
stato interni. Col medesimo moto
propno, il zelante Pontefice decre-
tò che si dovessero inviolabilmente
osservare nella riedificazione le an-
teriori forme e proporzioni archi-
tettoniche, meno le cose introdotte
neir età posteriori , e qualche più
ragionato ornamento, acciò fosse
compiutamente soddisfatto - il voto
degli eruditi, e di quanti zelano lo-
devolmente la conservazione degli
antichi monumenti nello stato in
cui sursero per opera dei loro fon-
datori. Nei dubbi riservò poi il giu-
dizio sulla esecuzione di questa fòb-
brica, e sopra gli annessi di essa
all'inclita romana accademia di s.
Luca^ die gode il magistero sulle
arti.
Immediatamente la commissione
si accinse alla vasta impresa, eolla
opera degli architetti Pasquale Belli
come capo e direttore, di Pietro
Bosio, ed Andrea Aleppi come ar-
chitetti dipendenti nella esecuzione
d^ lavori, succedendo in seguito al
Belli, allorché morì nel i833, qual
capo ed arohitetto direttore, il cav.
Luigi Poletti , e all' Aleppi , il cav.
Pietro Camporese, aggi ungendo visi in
seguito come terzo ricontro il con-
te Virginio Vespignani. Dalie mac-
diie di Vi torchiano, ed altri luoghi
dello stato si presero i legnami ne-
cessari per le armature, puntella-
ture, pei ponti €c. Per le incaval-
lature per reggere i tetti, corrispon-
denti alia vastità ed ampiezza dei
medesimi, venne acquistato dalle
foreste degli eremiti camaldolesi di
CHI
Firenze, e di monte Corona , un
gran numero di grosse ti^vi di abe-
te di alto fusto; mentre da quelle
del Bellunese si tolsero in seguito
le bellissime tarole di abete e di
arraolo per la nuora soffitta. Quin-
di materiali di ogni specie, nmrmi,
colonne, tutto fu posto in ordine,
come meglio si yedrà dai seguenti
cenni, in cui l'opera fu spinta al
più alto grado di ayanzamento. In-
tanto essendo passato agli eterni ri-
posi nel febbi*aio 1829 Leone XII,
il suo successore Pio VIII si diede
ogni cura perchè Tedifizio solleci-
tamente sì proseguisse. Il più grande
impulso , ed incremento però lo ri-
cevette dal regnante Pontefice Gre-
gorio XVI, il quale dal febbraio
i83i in cui fu esaltato alla catte-
dra apostolica, più volte di persona
si è recato a visitare il risorgente
tempio, ed animarne la commissio-
ne , e gli artisti in modo che la
fabbrica progredisce felicemente, e
trovasi perciò nello stato che an-
diamo a narrare.
La nave grande detta di mezzo
ha già in piedi i quarantaquattro
grandi fusti, di granito bianco e ne^
ro del Sempione, cioè quaranta co-
lonne, e quattro pilastrì quadrati, tut-
ti di un sol pezzo con basi e ca-
pitelli di marmo di Catrara d* or*'
dine corìntio, ^regiamente lavorati
dai più abili i»calpellini ed intaglia-
tori. Su tali colonne gireranno qua-
rantadue arcate pure di marmo,
ciascuna configurata in nove masse
poligone, di cui si è già costruito
più delia quarta parte, e queste sa-
ranno coronate da una leggiera cor-
nice, sulla quale si alzeranno le pa-
reti decorate di un secondo ordine
di pilastri, di un corintio più gen-
tile, nel cui basamento sarà rinno-
vata con pitture Finterà e intepes-
CHI 221
sante ci*onoIogia dei Papi. Sopra
tali pareti poserà la maraviglio-
sa incavallatura del tetto forma-
ta dai succennati grandiosi abeti.
Il pavimento di questa nave sa-
rà di buone pietre, e il soffitto de-
corato con istupendi lavorì d'inta-
glio in legno. Le navi laterali sa-
ranno divise tra loro da altre venti
colonne, e due pilastri quadrati, sio-
chè si avranno altrì quarantaquat-
tro fusti di granito simile, con basi
e capitelli di marmo bianco di squi-
sito intaglio corìntio, destinate a
reggere la soffitta, da cui esse navi
verranno coperte. Anche di queste
colonne la maggior parte è stata
eretta sulle loro basi, e già sosten-
gono i rispettivi capitelli , le cori'i-
spondenti arcate, e porzione dèi tet-
to ; le altre sono già pmnte e pros-
sime al loro alzamento.
La nave di crocera fu felicemente
compita, e vi si ascende dalla nave
di mezzo per alcuni gradini, passan-
do sotto Tarco di s. Leone I, il cui
nome è nel monogramma, oggi soste-
nuto da due smisurate colonne pur di
granito del Sempione, sostituite alle
antiche calcinate dal fuoco. La fac-
ciata intema di tal arco* è adorna
di parte del musaico, che decorava,
come si disse, la fronte principale
della facciata estema del tempio,
colle figure de' ss. Pietro e Paolo
coi simboli degli evangelisti, risto-
rato egregiamente dai suoi danni;
giacché le altre parti del musaico
tolte dal nominato prospetto este-
riore del tempio, consistente cioè
nelle due figure della b. Vergine
sedente col divin Figlio in seno, e
s. Gio. Battista in piedi, avente un
agnello, nella mano sinistra, posan-
do la destra come in atto di pro-
tezione sul triregno del Papa Gio-
vanni XXII, ivi genuflesso, nondiè
222 CHI
dagli altri due simboli degli evan-
gelisti, sono state adattate ne' tra^*
pezj della fronte dell' arco dell'absi-
de^ ed anch'esso egi*egiamente re-
staurato.
£ come questa interna, così V e-
sterna, ossia quella che accenna
nella gran navata di mezzo, sarà
dec»rata dell' antico musaico che già
ornava la sua fronte verso la stes-
sa nave grande, eseguito come di-
cemmo per munificenza di s. Leo-
ne I , e pi*odigiosamente scampa-
to dalle fiamme j e levato d'ope-
ra per la costruzione del nuovo ar-
co. Rappresenta questo musaico il
busto raggiante del Salvatore in
misura colossale entro un circo-
lo in campo di oro in atto di be-
nedire. Sono a destra dodici senio-
ri, ed altrettanti a sinistra. Piti in
alto i simboli de' quattro evange-
listi, e piil in basso ^. Pietro e s.
Paolo. 11 pavimento delkr nave di
croceìra è tutto di lastre di marmi
differenti, luddi e ben disposti: il
magnifico soffitto che la ricopre è
formato di un vago scomparto, ric-
co d'intagli e di dorature, è deco-
rato in mezzo dal gi'andioso stem-
ma di Gregorio XVI , e da quelli
di Leone XII, di Pio Vili, di Pio
VII, e di quello del contiguo mo-
nistero dei cassi nesi, i quali hanno
in custodia la basilica : non è poi
esprimibile quanto gaja e splendida
è ora tal soffitta, giacché di legno
naturale era l'antica, sebbene con
ricchissimi intagli. Le pareti di essa
nave a tutto il primo ordine sono
rivestite di marmo ed ornate di
trentadue pilastri, e dodici l)elli$si-
me colonne corintie di marmo gri-
gio detto paonazzetto , fatte cogli
avanzi dell' incendio, si mirabilmen-
te commesse sul peperino, che sem-
brano di una sola massa. Le me-
CHI
desime colonne e pilastri (orniti del-
la rispettiva base e capitello corin-
tio mirabilmente intagliato sorreg*
gono una gentile trabeazione , nel
cui fregio licorre lo stesso paonaz-
zetto, che ha le sue cornici inta-
gliate sugli altari laterali, e sul tro-
no, anzi jn questo ultimo gli stessi
intagli sono dorati. Superiormente
alla medesima sveltamente s'innal-
za un attico, ed un secondo ordine
di pilastri di un corintio più gen-
tile, singoiar composto dell'archi-
tetto, il quale sostiene una leggiera
e ben ornata trabeazione, il tutto
coperto di finissimo stucco sì luci-
do, che sembra vero marmo. In
ciascun lato della ci*ociera evvi un
altare. In uno si vede il dipinto
del cav. Agricola, cioè l'Assunzione
della b. Vergine, colle statue late-
rali di s. Benedetto scolpita dal
Gnaccherini, e di s. Scolastica scol-
pita dal Baini; nell'altro la con-
versione di s. Paolo del barone Vin-
cenzo Camuccini, colle statue ai
lati di s. Gregorio I e di s. Ber-
nardo, del cav. Laborcour, e dello
Stocchi. Nel mezzo della nave esi-
ste sopra la confessione l'eccelso ta-
bernacolo, il quale fu quasi per pro-
digio salvato dall'universale rovina,
che restaurato, integralmente ùl di
sé bella mostra , come erudita-
mente cel desctisse il segretario. del-
la commissione Luigi Moreschi nel-
la succitata Descrizione y ec.
L'altare papale, sotto cui riposano
le ossa di s. Paolo, fu soltanto ester-
namente rinnovato di bellissimi mar-
mi e porfidi, ed è rivoltato colla fì*on-
te verso la facciata, siccome lo era
anticamente secondo la fede degl' isto-
rici, e più dell' iscrizione antichissi-
ma PAULO APOSTOLO MART. SCOpCrta
nel toglierne i) massiccio superiore,
di cui uu tempo si leggeva soltanto là
CHI
prima parola al royescia Gira ia-
toroo a questo monumento un ele-
gante balaustrato, e postei*iormente
più in basso è ricavata Ja nuova
cappella sotteiTanea rivestita di pie-
tre rare, e decorata d' intagli e me-
talli dorati. Le quali cose coir alta-
re suddetto sono state poste dall'ar-
chitetto direttore in sì mirabile ac-
cordo coir augusto tabernacolo, da
formare un tutto di singolare e raa-
raviglioso efiètto. Sotto T altare del
sotten*aneo sono stati rìposti il cor-
po di 8. Timoteo discepolo di s.
Paolo, ed altre sacre reliquie, che,
siccome dicemmo, furono rispettate
dall' incendio.
La tribuna è stata inoltre nuo-
vamente decorata dal Poletti, il
quale non solo dirige, come si disse,
i lavori, ma fornisce tutti i disegni
del risorgente edifìzio, di ricche e
vaghe dorature, di quattro colonne
e dieci pilastri di paonazzetto, di
lastre della piti rara qualità di mar-
mo coristio detto cipollino, di nu-
midico detto giallo antico, di porfi-
do ec, che rivestono le pareti da
ten*a sino all' imposta. Splendido
n' è il pavimento di figure romboi-
dali e circolarì , sia per la rarità
delle pietre egregiamente lavorate,
terminando sul diametro con due
lunghi scalini del più bel granito
orientale. Si ammira nel centro un
magnifico seggio pontificale di mar-
mo bianco di finissimo lavoro, su
cui in una lunetta il nominato ba-
rone Gamuccini rappresentò in di-
pinto, l'apostolo s. Paolo tra una
gloria di angeli. La sedia è pure
ornata da un bassorilievo in cui, il
cav. Pietro Tenerani effigiò il divin
Salvatore in atto di porgere al prin-
cipe degli apostoli le chiavi , ed é
fiancheggiata da due angeli, da lui
diretti nell'esecuzione. Ai lati della
CHI
123
tribuna, oltre le due antiche cap-
pelle del ss. Sagramento, e del ss.
Crocefisso, ristorate, ed abbellite, a
destiti vi è pure quella nobilissima
di s. Benedetto, e a sinistra quella
di s. Stefano, ambedue architettate
dal menzionato cav. Poletti. Nella
prima si» ammirano un leggiadro pa-
vimento di marmi colorati, la volta
dorata con istucchi , donde prende
meravigliosamente la luce. Nel mez-
zo del recinto sorge l'altare ricco
' de' più belli alabastri colla statua
sedente di s. Benedetto allogata al
detto cav. Tenerani : sonovi dodi-
ci colonne dell'antico Yejo di mar-
mo bigio orìentale, divisa ciascuna
in venti accette, coronate da svelti
capitelli di un singoiar ordine co-
rintio, sostenendole un podio di
granito; colonne che isolate lungo
i lati della magnifica cappella han-
no i cornspondenti pilastri della
stessa pietra, che poggiando sullo
stesso podio ornano intomo intomo
le pareti di grandi lastre di mar-
mo. Le dodici colonne -vennero do-
nate alla basilica dal Papa che re-
gna. L'altra cappella viene prìmie^
ramente nobilitata dalla statua del
protomartire s. Stefano, scolpita da
Rinaldo Rinaldi. L'altare ha due
colonne di porfido, la volta é con
istucchi dorati, e dodici pilastri di
un bel granito rosso orìentale po-
sano su di un basamento di brec-
cia africana, e le colonne e i pila-
stri reggono la trabeazione di mar?
mo, come di marmo sono tutte le
cornici. Le pareti saranno rivestite
di lumachella di Trieste, e nelle
due arcate laterali si distingueran-
no i quadri allogati ai pìttorì ac-
cademici Coghetti , e cav. Podesti :
anco i sunnominati sono tutti profes- '
sori accademici di s. Luca.Le due sta- '
tue colossali di marmo lunense, cioè
224 CUI
il 8. Pietro apostolo del cay. Giusep-
pe Fabris^ e il s. Paolo apostolo di
Adamo Tadolini, forse saranno eret-
te a' fianchi dell' arco di Placidia.
•A preservare il pavimento delle cin-
que navi dair umidità , e dal peri-
colo delle minori inondazioni del
fiume, sarà tutto rialzato •òi ben
quattro palmi circa sopra l'antico
piano, venendo ciò reputato indi-
spensabile, ad onta che il eh. avv.
d. Carlo Fea si dimostrò di con-
trario parere nel suo opuscolo : La
basilica ostiense liberata dalT inon-
dazione del Tevere senza alzare il
pavimento^ Roma i833. Nell'anno
precedente ivi egli avea pubblicato
r altro opuscolo : Riflessioni sidV in--
nalzamento della basilica Ostiense.
Oltre i desciitti, la basilica avrà
anche nuovi oggetti d'ai*te che ser-
viranno a renderla vieppiù magni?
fica, nonché le quattro stupende co-
lonne di alabastro orientale, man-
date in dono con altii novi blocchi
o massi al regnante Pontefice dal
viceré di Egitto Mehemed-Alì, desti-
nate a fìir bella mostra e decorazio-
ne della parte interna della facciata
del tempio. I quali tredici massi di
alabastro orientale, sebbene ora sca-
brosi nella loro superficie, pure
abbastanza mostrano la gradevole
Tarìetà delle tinte e delle venature,
alcune delle quali di un limpido
diafano, altre di un colore similis-
simo al melo cotogno; tale che da-
gli scarpellini dicesi cotognino : al-
tre di un bianco candido, per cui
dagl'intendenti sì argomenta quan-
ta sarà la bellezza de' colori, quan-
do i massi stessi avranno avuta la
forma di colonne, ed il loro puli-
mento. Alle quali considerazioni a-
vuto riguardo alle straordinarie mi-
sure de' massi, i medesimi intenden-
ti non dubitano di affermare, che
CHI
niun monumento sagro, o profano
d'Italia, anzi d'Europa intera, po-
trà vantarsi di aver colonne di sì
raro marmo, e di misui^e eguali a
quelle, che si ammireranno nella
basilica di s. Paolo.
L'esterno del tempio eziandio,
e proporzionatamente sarà rinnova-
to, e nuovo pure ne sarà il portico,
e il quadrìportico com' ebbe antica-
mente. Nuova del pari sarà la torre
campanaria già in costruzione a va-
rii ordini e figure. Le pai*eti ester-
ne della basilica nella i*egolarità del-
le sue finestre, e cornici saranno or-
nate similmente da una nuova e
semplice decorazione, come si deve
alla nobiltà del tempio; e nel lato
che guarda Roma si distinguerà un
maestoso portico di dodici colonne
corintie di marmo greco, avanzi del-
l'incendio, già alzate sui loro pie-?
destalli con basi e capitelli marmo-
rei maestrevolmente lavorati. Sotto
questo portico che dà adito laterale
alla crocerà, sarà collocata in mar-
mo e lettere di metallo la grande
iscrizione storica, che rammenterà
la parte del tempio risorta, e la
consacrazione di essa. Cosi alla fac-
ciata principale e al quadrìportico
introdurrà un nuovo magnifico in-
gresso simile al descrìtto, contro al
quale è già stata tagliata una mae-
stosa via, che partendo dall'Ostien-
se nel luogo detto la Crocetta, si
dirìge a questo punto del sagro edi-
ficio.
In tal modo quel Dio onnipotente,
che sa volgere il male in bene, e
la sciagura in prospera sorte, fece
risorgere piìi splendida e sontuosa
la basìlica Costantiniana, ad onore
del Dottore delle genti, del vaso
di elezione s. Paolo, per lo che le
belle arti fecero a gara, di renderla
degna d' un tanto apostolo, del se-
CHI
colo XIX, e del pontificato di Gre-
gorio XYI. Il perchè ben a ra-
gione vivamente n'esulta esso Pa-
pa, conoscendo che per tal guisa
▼ieppiii si aca*escerà il decoro della
casa di Dio, e la magnificenza di
un tempio, il cui deplorabile incen-
dio fii riguardato, il ripetiamo an-
cora una volta, come una pubblica
sventui^a, ed ora la riedificazione si
considera quale insigne trionfo del-
la Religione cattolica, e delle arti.
Compita che fu la suddetta nave
traversa, per restituirla al culto di-
vino, mentre l'altra porzione della
basilica felicemente è tuttavìa in cor-
so di costruzione, il medesimo Gre-
gorio XVI ai 5 ottobre i84o con
quelle solennità e sagi*e cerìmonie
che descrivemmo all'articolo Chiesa,
parlando della sua consagrazione,
commise al p. abbate d. Gio. Fran-
cesco Zelli abbate del monistero di s.
Paolo di ^ne la benedizione, ed al
Cardinal Antonio Domenico Gamberi-
ni, dì eseguire le cerimonie precedenti
la consagrazione dell'altare papale,
la quale fu eseguita dallo stesso
Pontefice. Quindi questi per esegui-
re la consagi^azione, portatosi nel-
la basilica, preceduto e seguito da
tutti quelli , che hanno luogo nel-
la cappella papale, passò alla trì-
buna, ed assisosi nella sedia pon-
tificale pronunziò un' apposita ome-
lia, facendo pubblicare dal Cardinal
primo diacono assistente l'indulgen-
za plenaria ai fedeli presenti, ed a
coloro, i quali o nello stesso giorno,
o per sequens triduum avessero vi-
sitato ed orato nella basìlica; e nei
seguenti anni, l'indulgenza parziale
di cinquanta anni, e di altrettante
quarantene, nella ricorrenza di ogni
anniversario della consagrazione del-
l' altare dell'apostolo s. Paolo. Qo-
po l'omelia su questo altare, il Pa.-
voL. xir.
CHI »5
pa volle celebrarvi il santo «agiùfi-
zio della messa, die fu il primo ad
essei*vi ofierto dopo la sua memo-
rabile restaurazione. Bicori*endo poi
a' 25 gennaio 1841 la festa della
conversione di s. Paolo, perchè si
rinnovassero nella detta nave tra-
versa i divini uffizii, Gregorio XYI
coir autorità del breve pontificio >
Magnitudo et praestantia incliti or^
dinis s, Benedictiy abilitò, come su-
peiiormente si accennò, il p. abba-
te del monistero di s. Paolo di po-
ter celebrare sullo stesso altare del-
la confessione la messa pontificale,
e gli altri divini uffici , coli' assi-
stenza de' monaci benedettini cassì-
nesi del monistero, al cui Ordine è
affidata la custodia, della basilica.
Per dare poi lo stesso Pontefice al-
tra prova di devozione all' apostolo
s. Paolo, e di amore a questo ve-
nerando tempio, ai 3o giugno del-
lo stesso anno, festa della comme-
morazione di s. Paolo, vi si portò
a celebitire la messa bassa, e poi
volle assistere al pontificale della
cappella prelatizia, che, secondo il de-
cretato di Benedetto XIY , in tal circo*
stanza vi celebra un vescovo assistente
al soglio, coli' intervento del collegio
de' vescovi cui il celebrante appai tie-
ne. La messa venne pontificata da
monsignor Antonio Traversi patriar-
ca di Costantinopoli, ed il Papa
volle che vi prestassero assistenza
i Cardinali della commissione^ la sua
camera segreta, e i monaci del mo-^
nistero, facendo sedere per distiur
zione l'abbate dì s. Paolo, e in cap-
pa, presso gli arcivescovi e vescovi
assistenti al soglio, luogo che in for-
za di un dea*eto di Benedetto XIII
nel concilio Romano, appaiiiene a
detto abbate nelle cappelle Pontifi-
cie e nei sinodi.
Yeggasi ì^ Orazione intorno la fé?
i5
2^6 CHI
stivila deUa commemorazione di s.
Paolo solennizzata il di 3o di giu-
gno i84i nella sua basilica fuori
della porta ostiense, dalla Santità
di Nostro Signore Gregorio XFI fe-
licemente regnante, di Luigi More*
schi segretario della commissione dc"
putata alla riedificazione di essa
basilica, Roma i84i*
Dei Monistero di s. Paolo,
La basilica di s. Paolo è affida-
ta fino dal settimo secolo alla cu-
stodia dei monaci benedettini, detti
un tempo neri per l' abito nero che
vestono, poi cluniacensi, ed oggi
cassi Desi, pei*chè nel 14^^ ^ggi'^gs*
ti alla congregazione di tal nome.
Essi la ufficiano, e la servono da
penitenzieii, e vi hanno la parroc-
chia; ma tanto il monistero, che
l'abbazia con giurisdizione ordina-
ria^ è sotto il governo d'un abba-
te della stessa congregazione. Esso
ed i monaci abitano nel!' ampio mo-
nistero congiunto alla basilica ; mo-
nistero con vastissimo ed elegante
claustro o corte, di architettura così
detta gotica, ornata da più centina-
ia di colonnine di vari marmi, qua-
li lisce, quali spirali, abbellite con la-
vori di musaico, basate sopra un po-
dio, e sorreggenti degli archetti di mar-
mo a tutto sesto. Il lavoro appartiene
a quell'epoca, che fu sul finire del
decimosècondo secolo, e l'entrar del
decimoteiYO, e però si congettura
che i musaici sieno dei famosi Cosi-
mati, e probabilmente è pur di essi
il disegno di tal mirabile e magni-
fico chiostio, per la perfetta somi-
glianza di quello di s. Scolastica a
Subiaco, dove è chiaro ch'essi ne fu-
rono gli artefici. Lungo la sua log-
gia, nelle pareti, sono affisse infinite
iscrizioni sagre e profane^ oltjL*e di-
GHI
verse sculture sepola^ali, molte del-
le quali ab antico appartenenti alla
basilica, qui furono ^tte collocare
dal celebre p. abbate Pier Luigi
Galletti, e dal p. Cornelio Margari-
ni pubblicate; e poscia aca*esciute
dal celebre p. abbate di Costanzo,
6 pili ampiamente, e con maggior
prensione da monsignor Nicolai nel-
la lodata storia della basilica^ Ma
dei primi monaci che abitarono
questo insigne monistero, ed ebbe-
ro in custodia la basilica, e di quan-
to riguarda i cassinesi^ andiamo
brevemente a indicarlo.
Ottavio Pandroli, ne' Tesori na-
scosti di Roma, parlando della ba-
silica di s. Paolo, è di opinione che
dopo la sua erezione fosse affidata
alla cura dei chieiùci secolari. Sic-
come poi è oscuro il tempo in cui
fu edificato il monistero, e fu con-
segnata la basilica all'Ordine mona^
stico, perchè ne avesse cura, e vi
esercitasse gli uffici divini, riporte-
remo qui le notizie, che ci venne
dato di rinvenire. E primieramente,
s. Gregorio I dispose che sul vene-
rando corpo, ossia sull'altare di san
Paolo (che alcuni chiamano de' ss.
Pietro e Paolo per la pia credenza
che ivi sieno metà de' loro corpi),
si celebrasse il sagrifizio delia messa,
ed assegnò alcune vaste possessioni
alla basilica di cui parlammo su*
periormente, pel mantenimento dei
lumi che ardessero di continuo in-
nanzi al sepolcro del dottore delle
genti, giacche, come esprime il san-
to Pontefice , i lumi continui ben
convenivano a chi colla dottrina e
predicazione aveva illuminato tutto
il mondo. Dal tenore di questa do-
nazione, che l'annalista Baronio ri-
porta all'anno 604» num. 18, e che
fu scolpita su di un marmo che sta-
va alla sinistra della nave grande^
CHI
fra Tultima colonna , e gli scalini ,
si legge: Menasterium sancH Ste-
phaniy quod est ancillarum Dei^
positum ad sanctum Paulum, Ma
siccome si ha dal Severano, MemO'
rie sagre delle sette chiese y p. 385,
che tal monistero era collocato pre-
cisamente dove si divìde la strada,
che conduce al prospetto esterno
della basilica, e che egli stesso ne
vide la porta con le colonne, e con
una parte della tribuna, così non
può ci*edersi, che ad saiictum Pau^
lum si debba intendere prope basi-
licam sancti PauU^ nel luogo ove
dal fiume Aimone si divide la via
ostiense. Troppo poi é evidente che
il monistero era per le donne, e che
nella donazione di s. Gregorio I non
si fa menzione di monistero pegli
uomini, e molto meno pei monaci
stanziati nella basilica di s. Paolo. Il
Nibby, Analisi storico tip. ant dei
dintorni di Roma, t. Ili, p. 271 ,
dice chiaramente che nell'anno 6o4
la basìlica ostiense non era ancora
ai monaci benedettini soggetta, ma
veniva uffiziata dal clero secolare,
il quale ne amministrava ancora le
rendite.
• Da molti scrittori poi si sostiene,
che verso Tanno 649 la basilica
venisse consegnata ai monaci bene-
dettini dal Pontefice s. Martino I,
il quale iti quella lateranense cele-
brò un concilio coli' intervento di
cento cinque vescovi contro Tei^esìa
de' monotelìti. Per quell' eresia mol-
tissimi monaci, onde evitare le ul-
teriori vessazioni di simili eretici, sì
dall' orìente , che dall' Africa si ri-
fugiarono in Roma, e il detto Papa
assegnò loro Tufììziatura di vane
chiese. Tutta volta si vuole che i
benedettini fossero posti nella basi-
lica in un tempo anteriore, dappoi-
ché si legge in Anastasio, e nella
CHI ai7
vita di s. Gregorio II, eletto nel-
l'anno 7 1 5 : M Hic monasteria, quae
M secus basìlicam s. Pauh erant,
M ad solitudinem deducta, innova-
99 vit : atque ordinalis servis Dei
M monachis, congi^ationem post
»> longum tempus constìtuit, ut ibi-
M dem die noctuque Deo redderent
» laudes". Il Panvinio vuole attri-
buire al medesimo Pontefice s. Gre-
gorio II, ch'era stato monaco be-
nedettino, il merito di avere accor-
dato la custodia della basilica , al
suo illustre Ordine : ed altri dicono
che Giovanni VIII, dell' 872, quan-
do eresse nelle vicinanze il borgo
che prese il suo nome, perfezionò
ancora il monistero contiguo alla ba-
silica. Ma che s. Gregorio II restau-
rasse il monistero di s. Paolo, e che
al suo tempo già vi abitassero i bene-
dettini, lo abbiamo pure da Mabillon.
Certo è che il Pontefice Leone VII,
creato contro sua vogha nel 936,
vedendovi decaduta la disciplina mo-
nastica per le calamità di que' tem-
pi, chiamò a Roma s. Odone ab-
bate di Clugny, per riformare, e riedi-
ficare in s. Paolo il monistero il qua-
le vi era anticamente, e per conciliar
la pace fta Ugone re d' Italia, ed
Alberico principe di Roma. Il me-
desimo Mabillon, saec. V Bened,
pag. 907 , scrisse che il detto Leo-
ne VII era stato monaco bene-
dettino. S. Odone avendo fatto ri-
fiorire la benedettina famiglia in s.
Paolo, e in altri monisteri, fece poi
ritorno iu Francia.
Essendosi rotta la pace , Stefano
Vili, detto IX, che gli successe, ri^
chiamò a Roma s. Odone per rista-
bilirla ; ma nel viaggio morì a
Tours. Giovanni monaco nella di
lui vita, e Leone Ostiense, in Chron,
asseriscono che la basilica e la cu-
ra del monistero fosse affidata da
!l!28
CHI
Marino II, ovvero Martino IH, che
nel 943 successe al detto Stefano IX,
a Balduino discepolo del medesimo s.
Odone, come quegli che si applicò
molto alla riforma del clero seco-
lare e regolare. Agapito II fu elet-
to dopo Martino III nel g46, e con
premura domandò ad Einoldo ab-
bate di Goi^e, che mandasse a Ro-
ma alcuni de' suoi monaci a pei*fè-
zionare nel monistero di s. Paolo
r incominciata riforma. Di fatti riu-
scì al monaco Andrea colle sue
esemplari virtù di richiamare al
retto sentiero i monaci di s. Pao-
lo, ch'eransi nuovamente intiepi-
diti.
Scrivono alcuni che Giovanni ,
detto XIX, il quale fu sollevato alla
cattedra di s. Pietro nel ioo3, ver-
so la fine della sua vita, ch'ebbe
termine nel maggio loog, rinunziò
al pontificato, per ritirarsi all'abba-
zia de' benedettini di s. Paolo di
•Roma, dove abbracciò la vita mo-
nastica; ma per tale notizia non
recano fondamento alcuno che la
provi, e i critici moderni non ne
fenno parola. Fu abbate cluniacen-
se del monistero di s. Paolo Ilde-
brando Aldobrandiui romano, secon-
do Ugone Flaviniacense, in Chron,,
che meritò nel 1078 di essere su-
blimato al pontificato col nome di
Gregorio VII, e di avere qual san-
to la venerazione della Chiesa. Di
lui, mentre era abbate del moniste-
ro di s. Paolo, tratta il Piazza nel-
V Eorterolpgio a pag. 258. Di so-
pra parlammo della porta di bron-
zo della basilica, ch'egli essendo
legato a Costantinopoli fece esegui-
re per conto del console romano
Pantaleone, sebbene vi sieno alcuni
che asseriscono tre essere le porte
di bronzo fatte per ordine di Pan-
taleone. Nello stesso secolo XI, i
CHI
monaci cassinesi divennero proprie^
tari di Nazzano, terra situata sulla
riva destra del Tevere, sotto il go'-
verno di Castel Novo di Porto, e
l'ecclesiastica ordinaria giurisdizione
del p. abbate di s. Paolo. Come
appartenente a' monaci di s. Paolo^
si ricorda col nome di CasteUum
Nazardy nella bolla data dal nomi^
nato s. Gregorio VII nel 1074»
come si può vedere nel Bullariunt
Cassinense, Poscia, e nel i^*jiy fu
riunito al suo territorio la metà di
quello di Menna, terra distrutta,
posta nelle sue vicinanze.
Di sopra dicemmo pure che
molti degli abbati di s. Paolo fu-
rono creati Cardinali , e che la
chiesa fu detta abbazia cai^inalizia,
perchè talvolta vi presiedette un
Cardinale, intervenendo il suo ab-
bate nelle solenni funzioni celebra-*
te dal Papa, nelle quali coU'abbate
della basilica patriarcale di s. Lo-
i*enzo fuori le mura, precedevano i
venti abbati delle abbazie privile-
giate di Roma. In seguito, il grande
Innocenzo III emanò una bolla ai
i3 giugno i2o3 a favore della ba-
silica. In essa si legge : Ordinem mo*
nasticum sub regala sancii Benedi'
cti in eodem (monasterio) perpe-
tuo vigere cònsliluit. Dipoi pose il
monistero sotto la protezione dei
beati apostoli Pietro e Paolo, e
quindi sotto quella del Papa. Nel
secolo seguente Bonifacio Vili per-
mise che l'abbate celebrasse nell'al-
tare papale, come ripoita il succi-
tato Severano ; e Giovanni XXII
da Avignone, ai 3i gennaio 1826,
diresse una bolla, Dilecto filio ah^
hati oc convenlui monachorunt san^
cti PauU de Urbe, colla quale con-
cesse che le oblazioni provenienti
per cinque anni dall' altare maggio-
re della basilica, potessero erogarsi
CHI
d condurre al termine il musaico
incominciato sulla fronte principale
della facciata esterna della stessa pa-
triarcale basilica.
Dopo il lagrimevole scisma d'oc-
cidente, tranquillò Roma e l'Italia
Martino V, Colonna^ romano, che si
tnerìtò il bel tìtolo di Padre della
Patria: e malgrado le riforme e i
restauri, il monistero di s. Paolo
era a quell'epoca ridotto in pessi-
mo stato. Il perchè, volendo Mar-
tino' V restituirlo all'antico splen-
dore, non solo colla costituzione dei
4 settembre 14^3, che si riporta
nel bollano Cassinese nel tomo II,
a pag. !2g4, provvide alla totale
restaurazione della basilica ; ma per
la fama dell'osservanza regolare e
dell'esemplarità di vita de' monaci
della novella congregazione bene-
dettina di s. Giustina di Padova,
unì alla congregazione i monaci, e
diede ad essa nell' anno seguente il
monistero e la custodia della basilica,
che tuttora possiede. Quindi la con-
gregazione di s. Giustina, per rispetto
air arcicenobio di Monte Cassino, da
dove s. Benedetto avea promulgato
la sua regola, fu detta congregazio-
ne cassinense. Di poi con bolla dei
28 luglio 14^5, che si legge nel
citato bollano cassinense a pag. 287
e se^.^ Mainino V incaricò il vir-
tuoso Cardinal Gabriele Condulme-
ro veneziano, e degno nipote di
Gregorio XII, di presiedere e vigi-
lare sulla riforma del monistero,
operata dai monaci della lodata
congregazione, non che di vegliare
alle riparazioni del venerabile tem-
pio. Per gran ventura di questo mo-
nistero, il Cardinal Condulmero, per
morte di Martino V, fu eletto su-
premo Gerarca col nome di Euge-
nio IV, il quale considerando gli
iauumerabih e singolari privilegi,
CHI 229
onori, e beni, che gli furono con-
cessi dai Sommi Pontefici prede-
cessori, ed alla pietà di diversi im-
peratori romani^ non solo li con-
fermò, ma altri ve ne aggiunse.
Chi amasse conoscere in dettaglio
i possedimenti, che avevano una
volta i monaci di s. Paolo, legga la
bolla di Gregorio VII.
Indi Eugenio IV, per riguardo
all'aria insalubre che nella stagio-
ne estiva respiravasi in questo mo-
nistero, soppresse la dignità di ab-
bate del monistero di s. Clemente
in Tivoli, incorporandola a quello
dell'abbate di s. Paolo, acciocché i
di lui monaci avessero in quella
città uu luogo ove poter godere
d' un' aria salubre, come il Papa si
espresse nella bolla di concessione,
che spedì da Firenze nel y435 ai
i5 agosto, e come si può vedere
nel precitato bollario tomo I, pag.
3 1 4* Però nel pontificato di s. Pio
V, e neir anno 1 569 i monaci cas-
sinosi vendettero l'abbazia di s. Cle-
mente per mille seicento scudi, alle
monache del terzo Ordine di san
Francesco, cioè il monastero e la
contigua chiesa dedicata a s. Cle-
mente, ad onta che il luogo fosse
situato in maniera sì deliziosa, che
chiama vasi Col sereno 9 e volgar-
mente Cocerino,
Non si deve qui tacere, che sin-
ché gU abbati di s. Paolo comin-
ciarono ad essere signori ed ordi-
nari di s. Oreste e di Ponzano, i
monaci solevano andare a passare
Testate nel monistero di s. Edisto,
esistente sotto il monte Soratte. Su
di che sono a vedersi le Memorie di
s. Nonnato abbate del Soratte, dei
luoghi circonviciniy e loro pertinenze,
di Antonio degli Effetti, pubblicate
in Roma nel 1675; nonché l'arti-
colo Chiesa de' ss. VurcEirzo ed Ava-
a3o CHI
STA6I0 alle Acque Salvie, e della
sua abbazia, cui sono soggetti s.
Oreste, e Ponzano. Per la stessa
ragione dell* aria cattiva, ed anco
pei pericoli delle ostili improvvise
incursioni, i monaci di s. Paolo si
procurarono nella stessa città di
Roma pegli altri tempi dell' anno ,
altro più sicuro domicilio nel pa-
lazzo presso la chiesa di s. Griso-
gono. Monsignor Galletti , vescovo
di Cirene, già abbate cassinese, nel-
la sua Capena municipio d£ roma-
ni^ a pag. 96, riporta un isti*omen-
to, rogato ai 21 gennaio 1434) ^^
cui ciò si conferma. Ma siccome i
monaci non poterono rimanervi, così
il loro beneficatoi*e Eugenio IV,
benché assente da Roma, pensò di
assegnar loro in detta città un al-
tro stabile ospizio ove potessero di-
morare con sicurezza , ed esimersi
non meno dai pericoli delle guer-
resche, o ladronecce incursioni, che
dall'aria insalubre dell'estate, e
deli' autunno. Laonde con bolla da-
ta in Firenze ai 26 gennaio i435,
riferita nel bollano Cassinese tom.
Il, p. 3i3, e da Gìo. Maria Cre-
scimbeni nella Storia di s. Morìa
in Cosmediny a pag. 2 53, soppres-
se la collegiata di quest' ultima ba-
silica, e la unì all'abbazia di s. Pao-
lo, con tutti i suoi beni, e coli' ag-
giudicazione di tutti i suoi canoni-
cati di mano in mano che venisse-
ro a vacare, affinchè « Abbas et
M conventus sancti Pauli nullam ac-
» ^comodam, in qua se, praesertim
M guerrarum in illis partibus vigen-
'* tium, ac alios eorum ad dictam ur-
*> bem declinationis temporibus re-
w ducere domum, seu habitationem
»> in Urbe habere videantur".
In progresso di tempo i cassinesi
e l'abbate di s. Paolo nel i5o5 eb-
bero da Papa Giulio II l'ospizio o
CHI
monistero, colla chiesa di s. Satur*
nino sul monte Quirinale ; il per-
chè Leone X, che nel i5i3 suc-
cesse a quel Pontefice, con bolla,
cui il Crescimbeni riporta a pag.
259, ripristinò la collegiata di s.
Maria in Cosmedin, privandone
l'abbate e i monaci di s. Paolo. Vo-
lendo poi in appresso il Pontefice
Paolo V ingrandire il palazzo apo-
stolico del Quirinale, coli' area che
occupava il detto monistero e chie-
sa , donò in compenso la chiesa di
s. Calisto ( Vedi ) , con 1' annes-
so palazzo fabbricato dal Cardinal
Giovanni Moroni titolare di s. Ma-
ria in Trastevere, e il comodo di
una barca sul Tevere, pei vari tras-
porti delle robe de' monaci alla
basilica ostiense. Fu allora che i
cassinesi edificarono il bel palazzo
contiguo alla chiesa di s. Maria in
Trastevere, e a quella pur titolare
di s. Calisto, ove abitano ed uffi-
ciano dai i5 di maggio sino ai i5
di novembre, passando ad abitare
negli altti tempi dell'anno, e sta-
bilmente nel monistero di s. Paolo.
Nel pontificato d' Innocenzo XII, e
a' i5 luglio 1691, con beneplacito
apostolico; mentre i monaci risie*
dono a s. Calisto, incominciarono
ogni mattina per turno a recarsi
alla basilica ostiense, in numero di
quattro monaci ad uffiziarla, insie-
me al curato, che per solito risie-
de nel monistero di s. Paolo, o al-
meno ne parte dopo la festa de' ss.
Pietro e Paolo.
Lungi dal far menzione degli uo-
mini insigni per virtù , dottrina ,
santità, e dignità ecclesiastiche, che
fiorirono in questo celebre moniste-
ro di s. Paolo, solo ci limiteremo
a dire, che d. Leandro Porzia no-
bile Friulese, monaco cassinese, pro-
fessore di teologia in s. Calisto, nel
CHI
1722 abbate di s. Paolo, fiitto ve-
scovo di Bergamo da Innocenio
XIII, e nei 1728 creato Cardinale
prete :di s. Calisto da Benedetto
XIII, ottenne da questo ultimo fino
dal 1726 per tutti gli abbati di s.
Paolo prò tempore^ la facoltà di
conferire la cresima, e gli ordini
minori a' suoi monaci , sudditi e
diocesani delle terre soggette alla
medesima abbazia e monistero.
Neil' istoria pubblicata sulla ba-
sìlica da monsignor I*ficolai, sì ha
r elenco degli abbati del monistero,
dal secolo X sino al secolo XV, e
tal quale come lo trovò in un co-
dice vaticano, che ha per titolo:
Abhates sacri monasterii sancii Pau»
li ad viam ostiensem sub congrega»
tìone cluniacensi. Fi*a gli scrittoli,
che hanno trattato del nostro mo-
nistero, merita special menzione il
nominato p. abbate Galletti, per-
chè ne' suoi ragionamenti sopra le
antiche città di Capena e di Gabi,
città sabina , riporta molte ed im-
portanti notizie sul monistero me-
desimo e sui monaci della basilica,
precipuamente per cib che ha rap*
porto alla dignità, ed alla giurisdi-
zione abbaziale, recandone i docu-
menti tratti dall'archivio del mo-
nistero , da' registri Farfensi e da
altre memorie. Su questo argomen-
to vanno consultati i dottissimi Cont'
mentari sopra le cronache cassinesi
di monsignor della Noce arcivesco-
vo di Rossano. Sulla porta laterale
della basilica di s. Paolo, verso la
sagrestia, e in altri luoghi, come
da ultimo fu messa nel soffitto del-
la nave traversa, evvi lo stemma
del monistero, cioè un braccio col-
la spada impugnata, e intorno ad
essa una legacela con la fibbia , la
quale equivale all' ordine equesti'e
inglese della giarrettiera. Cib deriva
CHI
a3r
perchè prima dello scisma del flo-^
ridissimo regno d' Inghilterra, la ba«
Bilica ostiense stava sotto la prote<<
zione dei re, come la basilica di s.
Giovanni sotto quella del re di Fran-
cia, e quella di s. Maria Maggiore
sotto quella del re di Spagna, ve-*
nendo i due ultimi sovrani consi-
derati come canonici d' ambedue.
Di &tti Giacomo III, re cattolico
d"* Inghilterra, che nel secolo decor-
so abìtb, e morì in Roma, per la
festa della Pm*ificazione detta vol-
garmente la Candelora, soleva man-
dare per oblazione alia basilica una
candela di cera.
S. Pjolo primo eremita , del con*
servatorio pio della ss. Trinità.
Vedi
S, Paolo alta Regola, de* religiosi
riformati del terz' Ordine di s.
Francesco, V, Francescani.
S, Pellegrino presso porta Ange--
licaj del capitolo Faticano, F",
Chiesa pi s. Pietro in Vatica«'
NO, nel paragrafo ove parlasi del»
le chiese filiali del capitolo k
S, Pietro in Carcere, V, Arcicon-
fraternita di s. Giuseppe de' Fa-
legnami, e Carcere.
Ss. Pietro, e Marcele^ino. V. Chie-
sa de' ss. Marcellino, e Pietro.
S. Pietro in Montorio^ titolo Car-
dinalizio, in cura de' religiosi mi-
nori osservanti^ nel rione Trastet»
vere.
Nella più alta punta del monte
Gianicolo, ove Anco Marzio, quai*to
re di Roma, fundb la rocca giani-
colense, fu edificata questa chiesa,
9i3i CHI
nel luogo, cioè, ove Vuoisi die s. Pie-
tro fosse crocefisso. Fu detto que-
sto monte Gìanicolo perdiè fu de-
dicato a Giano, inventore del vino,
e custode delle porte, le quali con
vocabolo latino diconsi Januae, e
quivi dicono gli storici fu sepolto
Giano perchè edificò questa parte di
Roma a fiK)nte del Campidoglio;
luogo che dicesi abitato anco dal
re Saturno. Né sembra vero che ivi
fosse pure tumulato l'altro re di
Ronaa Numa Pompilio. F|U detto il
Monte aureo dalla vidna ed anti-
ca porta Aurelia, e in appresso Mori'
torio ossia Monte d^oro dal colore
giallo dell'arena e sabbia di cui h
formato questo colle, uno de' sette
celebri di Koma. Altresì fu chia-
mato in Castro aureo, dagli avan-
zi della suddetta rocca, che un tem-
po guarnivano la sommità del mon-
te. Sostengono alcuni che V orìgine
della chiesa sia Costantiniana, dac-
ché Costantino imperatore edificolla
«d istanza di s. Silvestro I, come
quello che eresse chiese ove seguì
qualche cosa di memorabile. Per
tale la riconobbe la visita aposto-
lica nel 1628 sotto Urbano Vili ,
con quelle parole, che riporta il
Piazza a pag. 664 della sua Gc"
rarchia. Questo erudito scrìttore, a
pag. 663, descrive interessanti no-
tizie sulla chiesa antica, che ivi esi-
stette dedicata a s. Maria in Ca-
stello Aureo, e che fu una delle
venti abbazie privilegiate di Roma,
il cui abbate assisteva il Sommo
Pontefice nelle solenni funzioni e
pontificali. Il p. Casimiro da Ro-
ma, Mem. istor., nel riportare i di-
versi cataloghi delle abbazie privi-
legiate di Roma, dice che il Panci-
roli sostiene, che quivi era quella
di s. Maria in Castro Aureo ^ ma
che il Martinelli crede essere quella
CHI
ove al presènte e la Chiesa di x.
Caterina de* FunarL La chiesa di
f . Pietro Montorio fu detta ancora di
9. Angelo in Janiculo, in un censua-
le dell'archivio del capitolo di s.
Pietro , nominandosi : Parochia s.
Angeli in Genocelo (invece di dire
in Janiculo) de regione Transtybe"
firn. Cencio Camerario la chiamò
9, Angelo in Ginocchia, Lo stesso
Piazza cita gli autori, i quali sosten-
gono la pia tradizione, che mentre
ivi il santo apostolo stava penden-
te in croce, gli apparvero due an-
geli a consolarlo, con due coi*one
di gigli e di rose; di che in me-
moria fu eretta la chiesa in onore
degli Angeli.
Si chiamò ancora questo monte
Antipoli, e Praticano, il perché nac-
quero le diverse opinioni sul luogo
della crocefissione di s. Pietro. Il
Martirologio romano ecco come si
esprime sul luogo ove il santo apo-
stolo patì il glorioso martirio :m Ro-
M mae natalis ss. Apostolorum Pe-
M tri et Pauli, qui eodem anno,
» eodemque die passi sunt sub Ne-
» rone imper., quorum prior in ea-
M dem Urbe capite ad terra m verso
«• cr,ucifixus, et in Vaticano juxta
•* viam triumphalem sepultus, to-
M tius orbis veneratione celebra tur:
M Alter vero gladio animadversus,
n et via Ostiensi sepultus, pari ha-
M betur honore". Patì adunque s.
Pietro il supplìzio della croce in
quella sommità del monte Gìanico-
lo o Vaticano, che sovrastava alla
Naumachia, situata al basso presso
il Tevere, e fu sepolto nell' estrema
parte del Vaticano, vicino alla qua-
le erano gli orti dì Nerone, e il
circo pei cavalli, ec.
Senza mentovare i gravi scrittori, i
quali sostengono la crocefissione di
fi. Pietro sul Gianicolo, ciò che altri
CHI
negano, diremo che Valerio Dorico
aggiunge, che fuori della chiesa di
t. Pietra Montorio, ove è la cap-
pella rotonda, si venera precisamen-
te il sito dove fu eretta la ci*oce
sulla quale fu collocato s. Pietro,
e che Paolo III vi concesse molte
indulgenze, cioè la plenaria nella
domenica di passione sino all'ottava
dì pasqua, mentre V altare fu da lui
reso in pei'petuo privilegiato pei de-
fonti. In detto luogo la pietà di Fer-
dinando V, ed Isabella , sovrani di
Spagna, nel i5o2, fece erigere da Bra-
mante Lazzeii un tempietto, cioè
nel centro del cortile de* religiosi del
contìguo convento. Questo celebre
tempietto, tanto encomiato per le
sue graziose forme, è decorato di
sedici colonne dorìche di granito,
alte circa quindici palmi, le quali
circondano la cella, che è sovrasta-
ta da una cupola. Vi sono due cap-
pelle; quella supei*iore è adorna di
sculture, e in quella inferiore evvi
un quadro della crocefissìone del-
l'apostolo. Ivi si vede ancora la fos-
sa dove si vuole essere stata con-
ficcata la croce ; e il Bramante avea
ideato di erìgervi all' intomo una
corte con colonne. Le pitture del
cortile sono del della Marca, e quel-
le intorno al chiostro del Roncalli.
Il Piazza citato, alle pag. 663, 664
e seguenti, riporta altre testimonian-
ze di gravi autori, che in questo luogo
fosse veramente crocefisso s. Pietro,
in contemplazione di che ne furono
divotissinii , e spesso visitavano la
chiesa i ss. Ignazio Lojola, e Filip-
po Neri ; anzi Benedetto XIV, nel
1743, nel rendere più solenne l'ot-
tavario della festa dei principi de-
gli apostoli, istituì varie cappelle
prelatizie con pontificale, nelle chie-
se ove si conservava qualche me-
moria di loro, e nel settimo giorn<^
CHI ii33
deirottavano, ai 5 luglio, stabiPi
che ivi si recasse il collegio de' pre-
lati abbreviatori di parco maggiore,
ad assistere alla messa pontificale,
appunto per onorare il luogo dove
8. Pietro fu crocefisso col capo ver-
so la teri*a.
Ritornando alla chiesa di s. Pie-
tro in Montorio, vuoisi che sia una
delle dodici chiese edificate in Ro-
ma da Costantino; numero eguale
a quello dei dodici apostoli, che
fosse dedicata agli Angeli, come di-
cemmo, o alla b. Vergine Maria,
e a s. Pietro apostolo, per cui Tab-
bazia ivi fondata fu detta di santa
Maria in Castro-Aureo y s. Maria
in capite aureo, e poi fìi detta, in
un alla chiesa, di s. Pietro in Mon-
torìo. Dopo essere stata la chiesa
per molti secoli in custodia dei mo-
naci, e poi dei celestini per l'ab-
bandono che questi ultimi ne fece-
ro, alcuni francesi in divozione al
santo luogo restaurarono il moni-
stero. Dipoi il Pontefice Sisto IV,
mosso dalla santità del b. Amadeo
dell'Ordine francescano, dal Porto-
gallo lo chiamò a Roma per suo
confessore, e nel 1471 gli diede
questa chi)esa coU'attiguo convento,
che con disegno di Baccio Pintelii
restaurarono ed abbellirono i sud-
detti monarchi Ferdinando ed Isa-
bella ad istanza del servo di Dio,
erigendo inoltre dappresso e nel
luogo ove segui la crocefissìone di
s. Pietro, il suddescritto vago tem-
pietto, e ciò in ringraziamento a
Dio per la prole ricevuta, per le
orazioni del servo dì Dio, e da lui
predetta. La chiesa ai g giugno del-
l'anno santo i5oo fu solennemente
consagrata dal Papa Alessandro VI
spagnuolo.
Sisto V eresse la chiesa in titolo
cardinalizio, e nel iSSg pel primo
!»34 CHI
lo conferì al Cardinal Guido Pepo-
li bolognese, che il godette sino al
1^99, nel qual anno Clemente Vili,
in un alla sagra porpora, vi nomi-
nò in titolare il Cardinal Domeni-
co Toschi di Reggio, il quale Terso
Tanno i6o4 Tabbeiri con nobili
dipinti. In appresso molti di voti ai
religiosi francescani Tornarono nei
suoi chiostri con pittui*e rappresen-
tanti le gesta di s. Francesco d'As-
sisi. Ma ricadendo per le ingiurie
de' tempi in abbietto stato, il mar-
chese Ferdinando Pacceco di Vii-
lena, ambasciatore dd re di Spagna
Filippo ITI, ottenne da quel piissi-
mo re, che una sì degna memorìa
de' suoi maggiori si conservasse .
Laonde con gran dispendio, corns-
pondente alla regia generosità, do-
po il i6o5 tì fece la piazza al di-
nanzi, le mura di sostruzione per so-
stenere le due strade per ascendervi,
ed una nobile fontana colle acque Pao-
le, che dal lago Sabbatino avea portate
Paolo y nei vicini fontanoni, detti
di s. Pietro Montorìo. Il medesimo
Paolo V, allorquando nel 1606 creò
Cai'dinale Maffeo Barberini, gli die-
de questa chiesa per titolo, donde
nel 1610 lo trasferì a quella di s.
Onofrio, e poi nel iSaS divenne
Papa col nome di Urbano Vili. 11
Piazza, a pag. 665^ riporta un de-
castico antico fatto da Urbano Vili
su questo titolo, e quanto il Mar-
iano cantò sulla passione di s. Pie-
tro. Poscia il Cardinal Giangarzia
Mìllini, allorché ebbe la chiesa in
titolo, le fece notabili risarcimenti.
Quindi il Cardinal Egidio Albornoz,
spagnuolo ne fu benemerito titolare,
perchè cinse di mura il convento nel
1645, mentre successivamente la
chiesa fu listorata e abbellita anche
da altri titolari, e per ultimo dal*
l'attuale Cardinale Antonio Tosti,
CHI
romano, in un modo pi'oporzionato
al suo cuore magnanimo.
Si ascende alla chiesa per doppia
scalinata; il suo interno, che ha una
sola nave è ricco di pregevoli dipinti e
sculture. Neil' aitar maggiore si ve-
nera una alivola immagine della
Madonna. Prìma eravi il capola-
voro del gran Ra&ele, cioè il ce-
lebre dipinto della Trasfìgurazione
a lui commesso dal Cardinal Giu-
liano de Medici, poi Clemente VII ,
ma perchè fu T ultima produzione
di quel mirabile ingegno, gli fu pò»
sto qual elogio a capo del suo cada-
vere. Secondo l'Alveri, p. 3o8, il
Cardinal de Medici donò il quadro a
questa chiesa. Tale stupendo quadro
dai francesi fu poitato a Parìgi, donde
venne ricuperato, e collocato nella
galleria del palazzo vaticano. La se-
conda cappella a destra ha un'im-
magine miracolosa di Maria Vergi-
ne, detta la Madonna della Lettera^
fatta qui traspoitare da una felda
del Monte nel 1714 dal Pontefice
Clemente XI . Merita pure menzio-
ne la quarta cappella da questa par-
te, non solo pel bel quadro della
Conversione di s. Paolo, di Giorgio
Vasari, il quale vi dipinse anche
il suo ritrattò, oltre alcuni freschi
operati in questa cappella, ma per-
chè vi sono i depositi della fami*
glia del Monte, che diede al Vati-
cano Giulio III. Sopra i quali de-
positi si veggono le statue scolpite
da Bartolommeo Ammannato, che
fu pure autore dì quelle della Re-
ligione, e della Giustizia. Quivi an-
cora riposano parte delle ceneri del
Cardinale de Nobili, nipote di Giu-
lio IH, che meritò per la sua san-
tità e dottrina di essere chiamato
V Angelo del Signore,
Di questa chiesa sono a consul-
tarsi, Ciampini*, De Sacr. aedif.
CHI
p. 1 3g-: il Tonigio , / sagri trofei
romani a pag. 4?» Della chiesa di
s, Pietro in Montano; il Costanù,
De EccL s, Petri in monte aureo
pag. 344 ^'^ Append. Cortesii, Ri-
doIfÌDO Venuti, Descrizione di Ro-
ma ec. nel tom. IV, riporta gli auto-
ri, i quali sostengono, o negano che
quivi fu crocefisso s. Pietro. L' Ai-
veri, Roma in ogni stato, tom. li,
pag. 807 e seg., ci dà preziose no-
tizie di questa chiesa, e de' suoi pre-
gi artistici, riportando tutte le iscri-
zioni, che sono in essa. Abbiamo
poi di Giuseppe Fondi , La bre-
ve ed erudita notizia de' prodigi del-
la Madonna della Lettera coronata
in s, Pietro in Montorio nel colle
d* oro di Roma Iranno 17 17, con
altri pii ed utili riflessi, Messina
1721.
S. Pietro in Faticano^ basilica
patriarcale, con parrocchia, in cu-
ra del capitolo, nel none Borgo,
Nomi, pregi, e qualifiche principali
deUa basilica,
Nella valle posta tra' colli vati-
cani, detta Campo vaticano, ebbe
r imperatore Nerone il suo circo,
il quale incominciava dove oggi è
la chiesa di s. Marta, ed estendeva-
si sino al sito ov' erano le scale del-
l'antica basilica. In questo circo,
non lungi dalla via trionfale, dai due
fratelli Marcello ed Apulejo fu se-
polto il venerabile corpo del primo
sommo Pontefice , e principe degli
apostoli s. Pietro, non che dai suoi
discepoli, fra* quali vi furono Li-
no e Anacleto, che poi divennero
Pontefici. Quest'ultimo verso Tan-
no 106 edificò su quella sepol-
tura una cappella, ossia oratorio ,
che Costantino converti in magnifi-
CHI 23T
ca basilica, e che successivamente v
Romani Pontefici ridussero a quel-
la incomparabile maestosissimo tem-
pio, il quale forma lo stupore dell'in*
tero mondo. Fu perciò la basilica ,
per quello che contiene, appellata
e contraddistinta coi più splendidi
nomi, sino dalla remota antichità.
Si chiamò augustissima per averla
pel primo eretta l'augusto Costanti-
no, incominciando egli stesso l'edi-
fizio vestito del manto e del palu^*
damento imperiale, e perchè riguar*
dasi come un compendio di mera-
viglie artistiche, un complesso di
pregi ecclesiastici e di ' memorie Id
più venerande. Per antonomasia fu
detta la gran basilica; la tomba di s.
Pietro : si disse i limini apostolici, qual
porto ove giungevano i cristiani do^
pò lunghe pellegiinazioni per visi-
tarla ; la Confessione degli apostoli^
perdiè il tempio prese tal denomi^
nazione dalla parte più nobile, e
rìspettabile, cioè dal luogo ove è se-
polto il più prezioso tesoro di cui si
gloria Roma: ond'è che fu anco
detto Sagre memorie, e trofei degli
apostoli. Sì disse poi il tempio Va-
ticano, perchè essendovi quivi fm %
tanti edifizi ancora il tempio di A-
polUne, dove consultato il suo simu-
lacro dava risposte misteriose , in
latino dette Vaticinia , perciò a
questo monte, ed al luogo ven-
ne il nome di Vaticano. Alcuni di- >,
cono che così si chiamasse perchè
Apollo insegnò a' fanciulli per prì-
me voci va, va, e che aggiungen^-
dosi poi le altre sillabe, ebbe origi-
ne il vocabolo Vaticano,
Nel trattato della Sagrosanta ba^
siUca di s, Pietro in Vaticano, de-
dicato a Benedetto XIV, nel para-
grafo riguardante gh onorifici titoli
co' quali i Pontefici qualificarono
questa basilica, a pag. 78, si legge,
^36 CHI
che Gioranni XIX, detto XX, nel-
la costituzione emanata nel 1029,
onora questa basilica col titolo di
'Maestra^ e signora ^ da cui quasi
tutte le altre chiese hanno ricevuto
gì' insegnamenti. Questo carattere di
CHI
maggioranza sulla prìncipal parte
delle chiese fu confermata poi da
Innocenzo III, ma senza eccettuazione :
ed è perciò che rinnovando egli i
musaici della tribuna, vi fece porre
questa iscrizione:
SYMMA . PETRI . 8EDES . HAEC . EST . SACRA . PRIITCIPIS . AEI)E9
MATER . CVirCTARYH . DECOR . ET . DECVS . ECCtESlARYM
Lo Stesso Innocenzo III chiamò
questa basilica : Quasi propria a»
postolici praesulis sedeSy per l'abi-
tazione contigua, che vi ebbero i
Pontefici sino dall'imperatore Co-
stantino, come opinò il Ciampini, o
almeno nel sesto secolo fetta tale da
8. Simmaco, eletto Papa nel ^qo. £
certo poi che prima del secolo de-
cimo i Pontefici talora abitarono
presso la basilica: anzi Adriano I,
e s. Leone III prima assai di tal' epo-
ca, e nel declinare del secolo ottavo,
« nei primi del nono, ricevettero Car-
lo Magno nel palazzo pontificio va-
ticano, e le donazioni fatte da quel
principe alla basilica in possessio-
ni e suppellettili sagre hanno il
diploma colla data Anno 797 in
palatìo juxta P^aticanum ad ba-
silicam sancii Petri apostoli^ E cer-
to ancora che si hanno diverse bol-
le di Eugenio III, ed Adriano IV
colla data apud s. Petrum; avendo
alternativamente abitato al Valica-
' no, ed al Laterano. Due sedie poi
Vi furono in s. Pietro, la cattedra
di queir apostolo, e la maestosa se-
dia di marmo eretta da Costantino
stesso in mezzo alla tribuna, le qua-
li si mantennero sino alla nuova fab-
brica, ed ambedue furono adopera-
te dai Papi nelle funzioni. Altre ra-
gioni per cui Innocenzo III chiamò
il tempio Vaticano sede propria e
singolare del romano Pontefice.
Gli altri Papi, che contraddistinse-
ro con onorevoli titoli la basilica, co-
me si può leggere nella citata o-
pera, sono Nicolò III, Nicolò IV,
Nicolò V, e Sisto IV: e per non
dire di altri, oltre quanto analoga-
mente si dirà in progresso , Bene-
detto XIII, in un breve de' 26 a-
prìle 1726, la chiamò Speciale se-
dis Apostolicae membrum^ et pro^
pria Romani Pontijicis sedes, nec
non ceterarum Urbis et orbìs eccle-
siarum specuhim et decus. Onofrio
Panvinio nell' opera mss., che si con-
serva nell'archivio della basilica,
quantunque avesse piena cognizione
della bolla di Gregorio XI in favo-
re della patriarcale basilica latera-
nense, riconosce il primato di questa,
senza però togliere al tempio di s. Pie-
tro la medesima prerogativa. Ne tac-
ciamo , che Pio IV decretò sulla
preeminenza del capitolo lateranense,
ciò che venne confermato da s. Pio
V. Nel Diario però di Stefano Infes-
sura, ai i5 maggio i568, si legge
che il capitolo lateranense precede
il vaticano, non ostante che la chie-
sa di s. Pietro sia piti degna. Lun-
gi dal pronunziare qualsiasi senti-
mento, invitiamo invece a leggere
r articolo Chiesa di s. GiovAirm in
LUTERANO, ove in compendio dicem-
mo delle sue principali prerogative.
Degno di somma venerazione è
r altare di s. TPietro, chiamato Con-
fessionCy tomba de' principi degli a-
postoli^ limina apostolorum^ e Se*
CHI
poterò di s, Pietro, prima consagra-
to da s. Silvestro I, poi da Calisto
li, e quindi da Clemente Vili. f^.
Joh. Ciampinì, De Confessione ba-
silicae s. Petri; e Stefano Borgia^
Vaticana confessio principis aposto^
luni, chronologicis tam veterum^ quam
recentiorum scriptoruni testimoniis in'
lustrata^ Romae 1776. All'articolo
Cappelle PoNTiFiaE, parlammo del
decreto della cerimoniale, che pre-
scrive genuflettere passando avanti
la tomba dei principi degli aposto-
li. Sopra questo altare, oggetto del-
la venei*azione di tutte le nazioni
deir orbe cattolico , perchè eretto
«ui corpi dei bb. apostoli Pietro e
Paolo (i quali Tuolsi che s. Silve-
stro I abbia diviso tra questa basili-
ca, e la ostiense, per cui ambedue
le confessioni fìirono dette Umina
apostolorum)^ i sovrani più potenti
depositarono le loro insegne impe-
riali e reali, olirono magnifìci do-
nativi, lasciarono i documenti delle
loro generose donazioni in favore
della romana Chiesa, ed i popoli
ancora si recarono mai sempre a
visitarlo in religioso pellegrinaggio,
deponendoTi costantemente i più
chiari contrassegni della loro pietà.
Che sino dai primi secoli della Chie-
da sia stato grande il concorso per
visitai*e i sagri Limini degli aposto-
li in Roma, persino dalle più ri-
mote parti del mondo, e che que-
sti limini insieme ai luoghi santi di
Gerusalemme e Palestina sieno stati
tenuti come i due santuari più fre-
quentati, ne rendono chiare prove
le testimonianze di tutti gli scrit-
tori.
S. Girolamo ci assicura degli os-
sequi di tutto il mondo. Ennodio,
che fiori nel declinare del IV se-
colo, asserisce essere la chiesa di s^
Pietro frequentata dai pellegriEti,
GHI a37
che vi accorrevano da tutti i luo-
ghi, e Beda attesta che al suo tem-
po, cioè nel settimo secolo, i popoli
della Bretagna d'ambo i sessi e di
qualunque condizione si recavano
alla basìlica per ispirito di pietà.
I^icolò I afferma, che ogni giorno
la visitavano migliaia di fedeli di
lontane regioni, molti de' quali si
determinarono abitarvi Ticino. In-
numerabili poi furono quelli, che
vi si recarono nell'anno i3oo, per
cui Bonifacio VIII si determinò sta-
bilire in epoche fisse la celebrazio-
ne dell' anno santo dell' universale
giubileo, mediante la visita di que-
sta patriarcale, e di quella di s.
Paolo, cui altii Pontefici aggiunse-
ro la vìsita ad aitile due patriarca-
li. Presso la porta santa della ba-
silica evvi una lapide, che contiene
la bol)a di Bonifacio Vili per la
promulgazione del primo regolare
giubileo universale. Bella porta san^
ta della basilica vaticana, dell' aper-
tura e chiusuiti che ne fa il Papa,
si tratta all' articolo Aniti santi, non-
ché a Cappelle pontificie, nel voi.
Vili, pag. 200. Una prova del gran
concorso di pellegrini di ogni na-
zione alla basilica, sono gli ospizi,
che furono fondati presso il Vati-
cano a loro comodo. L'Anastasio
racconta, che Ste&no III fabbricò
pi*esso la basilica due ospedali, e
in altre parti della città ne ristorò
quattro. Adriano I innalzò un ospi-
zio nelle vicinanze del Vaticano,
nel luogo chiamato Naumachia , e
s. Leone III dal destro lato della
basilica edificò una casa comoda con
bagno per vantaggio de' forestieri,
il quale forse anco di poi nell'isti-
tuzione del capitolo, servi pegli in-
dividui addetti al servigio del coro,
giacché era loro conceduto di fai'e
un bagno nel corso dell'anno senza
a38 CHI
«&sere soggetti a pimtature per la
non inler?enzioDe al coro. L' Alfa-
ratio parla di un'abitazione am-
pliata da Gregorio XIII, nella quale
i Pontefici, seguendo T esempio di
s. Gregorio I, ogni giorno imban-
dirono la tavola a ti*edici pellegri-
ni, che si portavano alia visita dei
sagri Li mini. F, Peti\ Lazzeri, Dis-
quisido de sacra vetenun chrisda-
norum Romana peregrinalioncy Ro-
mae 1774»
Vicino alla basìlica presso il sito
ove è ora il palazzo dei s. Uffizio,
Carlo Magno fece fabbricare la Scho-
la Francorum, con ospizio e chie-
sa dedicata al ss. Salvatore, e con
sepolture, pei pellegrini francesi.
Vuoisi che Ina ^re de' sassoni isola-
ni, che per lungo tempo occuparo-
no l'Inghilterra, Ovvero Offii re dei
merciorì nell'VIII secolo, abbiano
fondata pegl' inglesi la Schola Sa^
■xonum con ospizio pei pellegrini ,
donde poi ebbe origine il celebre
.ospedale di s. Spinto in Sassia.
Presso la chiesa de' ss. Michele e
Magno vi fu la scuola e ospizio
de' frisoni, affine di albergarvi i po-
poli, che dalla Germania si reca-
,vano a venerare la tomba di s.
Pietro. Vi fu pure la Schola Lon-
gobardoruniy cioè un ospizio, o piut-
tosto cimiterio con chiesa dedicata
a s. Giustino, che vuoisi fosse si-
tuata ove è ora il campo santo dei
tedeschi, ovvero presso il palazzo Cesi.
Ed è perciò, che con tanto concorso
di pnncipi e nazioni a questo tem-
pio, innumerabili ne furono le obla-
zioni sino dai pri mordi i del cristia-
nesimo, ed Appiano Marcellino fa
menzione di quelle copiosissime do-
po il -terzo secolo.
Nel secolo undecimo poi Gio-
vanni XIX, detto XX, nel con-
fermare al vescovo di «Selva Can-
CHI
dida la giurisdizione sulla basilica,
e sulla città Leonina, gli assegnò
le oblazioni che si raccoglievano nel
solo tempo della messa , ne' giorni
della domenica delle palme, del gio-
vedì e venerdì santo, ed in tutto
il sabbato santo dall' oi'a di terza
fino alla seguente domenica. Que-
ste oblazioni dovevano essere con-
siderabili, come date in compenso
alle tante occupazioni, che adempi-
va usi pel Papa dal medesimo vescovo
di Selva Candida. Questo privilegio fu
confermato ed ampliato da Vittore
II, e in seguito il detto vescovo ce-
dette porzione delle oblazioni ai ca-
nonici e ministii della basilica, aU
tix) argomento per credere che fos-
sero di molto valore. S. Leone IX,
ch'era divotissimo della basilica, e
che tre volte la settimana vi si re-
cava di notte dal Laterano, scalzo,
ed accompagnato da tre chierici $
donò in perpetuo alla basilica la
decima parte delle oblazioni annuali,
in aiuto delle grandi spese che fò-
ceva, anco pel mantenimento della
fabbrica. Dipoi Innocenzo II con*
cesse alla basilica la metà delle
oblazioni, che facevansi agli altari di
s. Gregorio, di s. Giovanni, e di s.
Petronilla, nonché nella chiesa di
s. Malia in Turribus, Eugenio III
aumentò tal beneficio, dando ai ca-
nonici la quarta parte di tutte le
oblazioni, ciò che pur fecem Adria-
no IV, Alessandro III, e Clemente
III; ed Innocenzo III ne accordò
una quarta parte ai canonici, e il
rimanente per la fabbrica del tem-
pio, io sollievo de' poveri, e pel
mantenimento de' lumi^ che in ab-
bondanza ardevano nel tempio stes-
so. In progresso di tempo, diminuito
il fervore de' fedeli, si diminuirono
anco le oblazioni, per cui Benedetto
XII da Avignone dovette supplire
CHI
colle rendite della camera Aposto-
lica ai bisogni della basilica, non es-
sendovi presso gli altarisli somme
bastanti pe'suoi risai*cimenti : laon-
de si fanno ascendere ad ottanti-
mila fiorini i denarì spesi da Be-
nedetto XH pei risarcimenti della
basilica. Per quanto poi spetta alle
oblazioni fette all'altai^e di s. Pietio,
ai sovrani che furono divoti della
tomba de' princìpi degli apostoli , e
ali* obbligo che hanno i vescovi ed
altri di visitarla, si leggano gli ar-
ticoli LlBflNA APOSTOLORUM, C DENA-
RO DI s. PnsTBo, specie di annuo
tributo, che gl'inglesi pagavano al-
la tomba del s. Apostolo , mentre
all'articolo Stati tributari dell4
SANTA Sede, si dice che tali omaggi,
e donazioni furono fatte in questo
luogo, e in modi solenni.
Degno é ancora di somma venei*a-
zione l'altare di s. Pietro, pei*chè molti
santi Pontefici vi hanno celebrato, e
tuttoi*a vi celebrano i loro successori
Avanti di esso si fece va anche la
professione di fede dagl' imperatori
cattolici sì dell'oriente che dell' oC'
cidente. Sul medesimo si pongono
a sedere i Sommi Pontefici appena
eletti per ricevere dai Cardiuali la
terza ubbidienza di adorazione, do>
pò la quale vengono riconosciuti
per tali da tutto il popolo. Da que-
sto altare, o confessione si pigliano
i pallii pontificii, insegna propria dei
Papi, poi concessa ai patriarchi, ar-
civescovi, e a qualche vescovo. Qui
sopra giuravano fedeltà i govei*na-
tori del patrimonio di s. Pietro, e
i gonfelonieri di s. Chiesa, promet-
tendo ubbidienza; locchè fecero ezian-
dio gli arcivescovi, e i vescovi. Que-
sta confessione ed altare furono ar-
ricchiti da preziosissimi doni , dalla
pietà de' principi, e de' popoli. In
e»so sempre arsero molti lumi, e
CHI 239
per oi*dinario centocinquanta. Ma
nelle maggiori solennità, e nei dì del-
le stazioni, ne' quali si aggiungeva-
no duecento cinquanta lampade, se
ne accendevano ancora in gran quan-
tità e per tutta la chi&<^, nei por-
tici e nelle scale, oltre il gran faro
o candelabro di Adriano 1, che sta-
va avanti il presbiterio con trecen-
to settanta candele, per cui si vuo-
le che gli altri lumi , oltre quelli
del candelabro, ascendessero a due
mila trecento sessanta o settanta.
Quei lumi stavano in lampade, e
simili istromenti chiamati fari, can-
tari, cerosti*ati, corone, delfini, leo-
ni, licnuchi, e lucerne: anzi si fa
menzione di un altro grandissimo
candelliere, che reggeva tanti lumi
quanti sono i giorni dell'anno. Poi
parleremo della a*oce che illumina-
va la basilica le sere del giovedì,
e venerdì santo. Va rammentato
pure che tali lumi ardevano con
olio odoroso di spico, e pei*sino col
balsamo, giacche si legge presso s.
Pier Damiani ed altri, che nelle
parti di Babilonia la sede Apostoli-
ca possedeva alcuni patri moni i, dai
quali ricavava ogni anno tanto bal-
samo per le lampade, che ardevano
innanzi alla confessione. CoU'olio, il
quale serve a far ardere le lam-
padi intorno al sepolcro di san
Pietro, Dio operò pei menti del
primo suo vicario molti miraco-
li, dandone certa testimonianza s.
Gregorio I, perchè ne trasmise
un vasetto alla l'egina de' longo-
bardi Teodolinda. Si ha poi, che
s. Bonito vescovo di Armenia, es-
sendosi recato a Roma alla visita
de' sagri li mini, portò al suo vesco-
vato un^ ampolla di tal olio , e gli
infermi che unse con esso ricupe-
rarono la sanità.
Tanta fu la venerazione per quo»
24o CHI
sìSL santa basilica, che quelli i quali
erano calunniati di eresie, o di gira-
vi delitti, si recavano a giustificarsi
alla tomba di s. Pietro, giurando
sopra il suo altare la loro innocenza.
Laonde gli spergiuri ebbero pronta
e terribile punizione, come segui ad
£1 Predo re d'Inghilterra, il quale
volendosi ivi giustificare avanti Gio-
vanni X, da molti errori da lui
commessi, cadde a pie dell'altare,
e portato all'ospedale degli inglesi,
dopo tre giorni morì miseramente.
Non COSI avvenne a Pirro, patriar-
ca di Costantinopoli, che essendosi
recato a Roma per dimostrare non
essere monoteli ta, alla presenza del
Pontefice Teodoro I, e del popolo ro-
mano, detestò l'eresia, e lesse la pro-
fessione di fede, cui pose sulla sa-
gra tomba versando molte lagiime.
Qui pure fece constare pubblica-
mente la sua innocenza s. Menna
calunniato, come fecero molti altri.
Sopra il medesimo altare i Ponte-
fici, per assicurarsi della vera con-
versione degli eretici, solevano farli
abiurare e giurare, facendo altret-
tanto cogF imperatori in cose spet-
tanti alla fede cattolica, come pra-
ticò Papa s. Ilaro, il quale essendo
venuto in cognizione che V impera-
tore Antemio avea seco condotti in
Homa alcuni eretici macedoniani ,
lo fece giurare sull'altare di s. Pie-
tro, che non avrebbe permesso ad
essi di spargere i loro errori. Che se
lo stesso Papa fu calunniato, giurò
essere innocente avanti la confes-
sione.
Ornamento incomparabile e pre-
zioso di questa basilica sono le tre
reliquie maggiori della ss. Croce,
della Lancia^ e del Volto santo, di
ognuna delle quali parleremo al ri-
spettivo articolo, massime airulli-
uìo, oYc diremo come si conservano,
CHI
quando se ne & T ostensione, e fa-
remo parola dei sovrani che le
poterono venerare da vicino, dopo
«ssere stati dichiarati canonici ono-
rari della stessa basilica, con diplo-
mi e bolle pontificie. /^. Stefano
Borgia De Cruce Fatìcana ex do-
no fustini Augusti in Parasceve ma-
joris hehdomadae pubUcae veneratto-
ni exhiberì solita Commenlarius y
Romae 1779. ^' regnante Pontefi-
ce Gregorio XYI ha donato, con
breve de' 18 gennaio i838, alla
basilica due bellissimi reliquiari di
argento dorato, lodata opera del
cav. Filippo Borgognoni, gioielliere
de' ss. palazzi apostolici e custode
de' pontificii triregni, col preziosis-
simo legno della vera Croce; cioè
uno grande, e l'altro piccolo. Nel
primo evvi una grande croce d'oro
di squisito lavoro eseguito in Co-
stantinopoli, della forma di quelle
patiùarcali astate, cioè con due aste
a travei*so, sulla quale si venera in
tutta la sua lunghezza e larghezza
il santo e prezioso legno, cui l'im-
peratore di oriente Filippo II', nel
1204» n^6a donato ad un'insigne
basilica. Nel secondo reliquiario si
contiene la medesima reliquia entro
antichissima teca d'oro, fatta in for-
ma di tiittìco, con superbi lavori
ed ornati; reliquia che vuoisi por-
tasse in petto a tempo di guerra
l'imperatore Costantino il Grande.
11 medesimo Gregoiio XVI ha poi
dato in custodia al capitolo, il ce-
lebre reliquiario col legno vivifico
della croce, che si conservava nella
sagrestia pontificia, stabilendo che
nel venerdì santo si esponesse nel-
la cappella pontificia, nel modo che
descrivemmo al volume Vili del
Dizionario y alle pag. 3 11, 3i3, e
3i4> dove pure vi sono le notizie
della medesima. Di alcune reliquie
CHI
della ss. GiX)ce, tratta l'opera suc-
citata Della sacrosanta basilica di
X. Pietro, a p. 4^, e seguenti. In ap-
presso dìi^emo dei santi Pontefici qui-
tì sepolti. Vi sono inoltre nella basili-
ca i corpi dei ss. Gorgonio, Tiburzio
e Galano, tutti martiri , dei ss. Gio.
Grisostomo, e Gregorio Nazianze^
no Tescovi e confessori , le teste
di s. Andrea apostolo, e di s. Lu-
ca evangelista , de' ss. martiri Se-
bastiano, Giacomo, Interciso, Ma-
gno, Menna, e Damaso I Papa.
Innumerabili poi sono le altre reli-
quie, di cui è ricca questa basilica,
custodite in reliquiari , urne, teche,
e tabernacoli pregevoli anco per la
materia, e per le forme; reliquie
che si mostrano in diversi tempi
dell'anno. Anticamente le reliquie
in appositi armadi si custodivano
ncll' antica sagrestia, donde nell'edi-
fìcarsi la nuova furono trasfente nel-
la cappella di s. Nicolò di Bari, che
il Bernini apn nel destro lato di
quella della Pietà, ove, oltre il qua-
dro in musaico del santo, si venera
il miracoloso ss. Crocefisso, scolpito
in l^no dal Cavallini, che, come
diremo, venera vasi prìma nella stessa
cappella della Pietà. Delle principali
reliquie di questa basilica eziandio
tratta il Cancellieri nella sua Sa^
grestia Praticarla a pag. 3r, e se-
guenti. La coltre, coperta, o pan-
no, colla quale si raccolsero i corpi
e le ossa de' ss. martiri, si espone
alla pubblica venerazione dopo il
.vespei'o della festa dell' Ascensione,
nella loggia del pilone di s. Elena,
e vi limane sino al primo di ago-
sto, P^, le Notizie^ regole, ed ora'
zioni in onore de' ss, martiri della
ss. basilica vaticana^ pel tempo in
cui sta esposta la sagra coltre^ Ro-
ma 1756; Rafiaele Sindone Alta-^
rium et reUquìarum sacros, Bas,
VOL. XII.
CHI 24r
Vatic, descriptio historìca scriptori^
bus et monumentis archivii capita*
laris illustrata, Romae 1744*
Tanto l'antica basilica, che la
nuova ha sette altari privilegiati, e
quelli della presente sono dedicati
il primo alta Madonna del Soccorso
nella cappella Gregoriana ; il secon*
do ai ss. Processo e Marti niano ; il
terzo a s. Michele Arcangelo; il
quarto a s. Petronilla; il quinto
alla b. Vergine della Colonna; il
sesto a' ss. Simone e Giuda apo-
stoli; ed il settimo a san Gl'ego-
rio I nella cappella Clementina. Su-
gli altari privilegiati della basilica,
e sulle indulgenze annesse, è a ve-
dersi la predetta opera, DèUa sac*
Bas. ec., a p. 69, nonché Domenico
Papebrochio, Commentarius de ba»
silica s, Petri apostolorum princi'
pis antiqua, a Constantino M. fun^
data Romae in Vaticano, ac prae*
cipue de àUaribus ejusdem in tom.
VI Junii BoUand. ; // trattato delle
indulgenze concesse ai sette altari
della basilica di s. Pietro, cavato
dalle opere del Torri gio, Ascoli
f638; Fausto Ricci, Considerazioni
e Orazioni per insitare la sacra bas,
s^aticana e i sette altari della me*
desima^ Roma i754« ^« Anteocu-
los, orazione che si recita avanti il
sepolcro di s. Pietro, con indulgen-
za plenaria.
La patriarcale basilica di s. Pie-
tro ha il diritto di aver un se-
minario , avendolo istituito Urba-
no VIII con bolla de' 2 5 ottobre
1626, coir assegno di quattrocento
annui scudi, detratti dai mille ti*e-
cento, che la basilica contribuiva al
seminario romano , e duecento altri
da somministrarsi dal capitolo vati-
cano, un canonico del quale n'é
superiore. Le regole per la direzio-
ne degli alunni, e pel governo eco-
16
34^ CHI
nomìoo del seminario vaticano, fu-
rono stampate in Koma nell* an-
no 1681. F. il Piazza Opere pie
di Roma, pag. 291, e Tarticolo Se-
.MCfARio Vaticano. Gli alunni fanno
parte del clero, e, come diremo par-
lando deiramprele, sono da lui or-
dinati chierici. Questa basilica, ol-
tre i penitenzieri straordinari , ha
il collegio dei penitenzieri valica'
ni ( Fedi). S. Pio V diede tale
incarico a' gesuiti nel iSGg, e Cle-
mente XIV, nel 17745 ^i surrogò
■i minori conventuali, che tuttora vi
stanno. L'istituzione dei penitenzie-
ri vatii^ani stabili nelle basiliche
di Roma, forse é la più antica,
e nel numero essi superano quelli
delle altre basiliche. Clemente VI,
in una bolla del i352, fa menzio-
ne dei penitenzieri delie due basi-
liche lateranense e vaticana; lode-
.vole e utile costumanza, che allora
jaoA era per anco introdotta in al-
tre chiese. Questi penitenzieri sono
muniti di singolari facoltà per le as-
soluzioni. Altra prerogativa della
basilica vaticana è quella di ammi-
nistrare il battesimo a qualunque
si presenti, dappoiché appena eret-
to il tempio vaticano si pensò ad
eiigei'vi ancora il battisterìo, e ne
ebbe la gloria s. Damaso I, creato
nell'anno 867, cioè pi-ima che di-
venisse Papa , e nel pontificato di
«. Liberio. Poi venne restaurato da
Innocenzo VII, finché fu demolito
«otto Paolo V, dopo la qual vicen-
da nella cappella da lui edifica-
ta fu eretto T odierno. Quantunque
ne' primi secoli della Chiesa un solo
in ogni città fosse il fonte battesi-
male, nondimeno due ne furono
eretti in Roma, uno nel Laterano,
l'altro nel Vaticano, non solo per
•contrassegno di dignità alle due ba-
•siliche, ma per comodo auco del
€HI
popolo. Vero e che Papa s. Dioni-
giO| eletto nel 261, divise in Roma
meglio le chiese, e le parrocchie,
e che s. Marcello I, creato nel 3 04,
deputò in venticinque chiese i mi-
nistri per conferire il battesimo, e
assolvere dai peccati; altro però è
uno straoi^inario privilegio introdot-
to dalla necessità, e dal concorso
de' popoli, altro un dirìlto che na-
sce dalla preeminenza del luogo.
Furono in Roma molti ministri de-
stinati a battezzare anche in chie-
se diverse; due però furono le ba-
siliche, una del Vaticano, del La-
terano l'altra, ambedue contraddi-
stinte col fonte battesimale. S. Pio
V dichiarò con bolla la parrocchia
di s. Pietro per una delle dodici
vicarìe perpetue, colla doppia prov-
visione, e da ultimo Leone XII con
altra bolla, stabilì che il curato
dovesse essei^e un beneficiato del
capitolo, il quale esercita le funzio-
ni pan'occhiali anche nella chiesa
de ss. Michele e Magno in Sassia
(Fedi), chiesa eretta da Carlo Ma-
gno, abbellita da Clemente Vili, e
filiale della basilica. Innocenzo III
con due costituzioni obbligò alcune
chiese esistenti nella Città Leonina
(Fedi)y a prestare ubbidienza ed
ossequio al tempio vaticano in scru-
tinioy baptismo , processionibus^ et
chrismatis confectione^ locché spiega
la solenne benedizione del fonte soli-
ta fai^si nella basilica la mattina del
sabbato santo. £ siccome prìma sen-
za differenza di luogo, o di paese,
tutti egualmente santificava la bar
silica colle sue acque battesimali,
tale antica costumanza é ancora ia
vigore, e molti bambini, dalla città
quivi si portano a battezzare; pri-
vilegio che approvò nel 1700 la
congregazione del concilio, permet-
tendo al parroco di battezzare chiun»-
CHI
que, ad onta che appartenga a cpial-
siasi paiToochia di Roma.
Similmente nella basilica si con-
feiisoe il sagramento della cresima
con solennità nei giorni compresi
neir ottava della festa di s. Pietro.
Dair antico rituale della basilica ri-
levasi, che in alcune solennità si
amministrava il battesimo/ e imme-
diatamente la cresima: m Sì autem
» episcopus adest, statim confirma-
>» ri eos opoi*tet chrìsmate". Fra i
privilegi, die Giovanni XIX, detto
XX y concesse al Cardinal vesco-
vo subm*bicario di Selva Ccuidida
(Ved£)y cioè di conferire il battesimo
nel sabbato santo precedente la pa-
squa di risurrezione, ec., aggiunse Tal-
txo diritto : M Simìliter et omni anno
M die Coenae Domini .... sanctum
» chrisma conficere, et quod ad epi-
9x scopum pertinet, agere volumus ".
Colla medesima espressione fu con-
fermato un tale prìvil^o del suc-
cessore Benedetto IX. Il fare uso
deir autorità episcopale in tali so-
lennità, porta seco non solo il di-
ritto di benedire gli olii santi, ma
ancora di cresimare dopo amdaini-
strato nel sabbato santo il battési-
mo; e siccome la giurisdizione dei
vescovi di Selva Candida si esten-
deva per tutta la città Leonina,
non può dubitarsi che gli abitanti
di detta città fossero alla loro au-
torità subordinati in ciò, che ap-
parteneva specialmente al governo
spirituale. Il privilegio di benedire
i santi olii, e precipuamente di con-
sagrare il crisma, si è sempre eser-
dtato nella basilica, e fu convali-
dato da una bolla di Innocenzo III
diretta a' canonici di s. Pietro pre-
senti e futuri, cui concesse in per-
petuo tal diritto ^ che portò seco
ancor quello di fame aso nel ^•
gramento della confermazione. Ed
CHI 243
è perciò che Urbano VII!, con bi«c-
ve dei 1 5 gennaio 1 64^) confermò
il dea*eto della visita apostolica,
determinando potersi nella basilica
di s. Pietro conferìi*e dagli arcipreti
insigniti del carattere episcopale, il
sagramento della cresima a tutti gli
abitanti della città Leonina. Di poi
la congregazione del concilio limitò
r esercizio di simile giurisdizione,
sui soli ministri, e addetti al servi-
zio della basìlica, locchè fu appro-
vato nel 1648 da Innocenzo X, ed
autenticato con breve dei 28 giu-
gno 1675 da Clemente X. Ma Be-
nedetto XIV, colla bolla Ad hono^
rondante dei 37 mai*zo 1752, Bull.
Basilic. Vat. tom. Ili, pag. 344>
concesse al Cardinal arciprete il pri-
vilegio di dare a tutti il sagramento
della cresima in tutti i giorni del-
l' ottava della festa de' ss. Pieti*o e
Paolo, con ecclesiastica pompa ; ag*
giungendo al Cardinal arciprete la
facoltà di deputare ad amministrar-
la per lui un canonico vescovo, e
in sua mancanza di potersi Bàv sup-
plire da qualunque persona costi-
tuita nella dignità episcopale. A tal
ef&tto ogni anno ne pubblica un
avviso, acciocché ognuno possa pro-
fittare coi dovuti requisiti, alla cre-
sima generale, che ha luogo nella
basilica in detti giorni. I cresimati
vengono registrati, e poscia dall'archi-
vio vaticano si rilasciano le relati-
ve fedi.
Alla benedizione poi degli olii
santi^ nel giovedì santo, interven-
gono i deputati delle chiese esi*
stenti nella città Leonina, come di*
pendenti dalla basilica. Questa ino
tre gode il privilegio, che in «
si possano unire in imAtriroonio
foi^estieri, e senza do 'Q
essa da chiunque f
il precetto pasqua
i44 CHI
desima si fa la solenne processione
del Corpus Domini^ anco in sede
vacante, e ne' due modi eziandio che
si desciùve nel citato articolo delle
Cappelle Pontificie : in somma, sen-
te mentovai*e altre particolarità, la
patriai*cale basilica di s. Pietro in Va-
ticano ha tutte le attribuzioni co-
me di una vera cattedrale, forman-
do il suo clero come una diocesi
appartata dal rimanente della città
di Roma. F. Carlo Bartolomeo Piaz-
za Effemeride F'aticana per i pre^
gi ecclesiastici d'ogni giorno deltau-
gustissma basilica di s, Pietro in
Faticano, Roma 1687; Capita con-
stitutionum hasiUcae Apostolorum ,
mandato PauU F, ex bullis et con-
stitutionibus Pontìficwìi coUecta^ Ro-
mae i65o; Constitutiones basilicàe
principis Apostolorum editae nuper
a bene/iciatis et clericis beneficialis
ejusdem basilicàe, Romae i656;
Suliarum bas, Faticanae collectio,
in tres tomos distributa, notis au-
età, et illustrata, a Phil. Dionysio,
Antofuo Martinetti, et Co/etano Cen-
nio, Roinae 1 747- 1* P"™o però a
desoli vei'e i pi'cg'» e le costumanze
deiraiitica basilica, fu Pietro Mal(io,
col suo trattalo, intitolato Historia
sacra, che dedicò ad Alessandro III,
e siccome fu canonico vaticano, è
quel medesimo canonico romano,
pubblicato nei 1646 da Paolo de
Angelis, Basilicàe veteris Faticanae,
ec. Va pure rammentato Maffeo Ve-
gio datario di Martino V, e cano-
nico di s. Pietro, che compilò: De
rebus antiquìs ntemorabiUbus basili-
càe s, Petri,
Fra le segnalate prerogative del-
la hasilica, evvi quella delle indul-
genze innumerabili che gode, con^
cesse dai romaui Pontefici, come si
legge neir opei a Della basii vat.
t I9 p. 82 e &e^. Se si volesse qui
CHI
dare un preciso dettaglio delle pree-
minenze, prerogative, e quahfiche
della basilica di s. Pietro in Vati-
cano, ci prolungheremmo di troppo,
ne si raggiungei*ebbe da noi lo sco-
po, secondo s. Gi*egorio I, Dialog,
lib. Ili, cap. 25, giacché ne scris-
sero .diffusamente molti, che in gran
parte andiamo citando. Tutta volta
non poche delle cose, che distin-
guono la basilica, si leggeranno nel
seguente paragrafo delle sagi*e fun-
zioni, e ne' seguenti di questo stesso
articolo. Né si deve passar sotto si-
lenzio che ogni anno per la festa
de' ss. Pieti*o e Paolo, il senato ro-
mano offre un calice di argento^ e
otto torcie di cera.
Funzioni principali, che si celebra-
s^ano nella basilica^ e nota di
quelle, che tuttora hanno luogo.
La sagrosanta basilica di s. Pieti^o
in Vaticano é la seconda fra le pa-
triarcali di Roma, la quale anticamen-
te venne assegnata per residenza del
patriarca di Costantinopoli, in occa-
sione che si fosse recato a Roma
per qualche concilio, sebbene, come
superiormente dicemmo, sino dai pri-
mi tempi i romani Pontefici abita-
rono ad essa vicino. In progresso di-
venne la sola basilica che avesse
contigua l'abitazione del Papa. JVè
solo é una delle quattro patriarcali,
che si visitano nell'anno santo, ma
è ancora una delle sette chiese, le
quali si visitano fra l'anno, pel con-
seguimento delle sante indulgenze.
Le stazioni hanno luogo in questa
basilica, ne' seguenti giorni. Ai 6
gennaio, festa dell'Epifania, nella
domenica di quinquagesima , nel
sabbato dopo la prima domenica, di
quaresima, nella domenica di pas-
sione, nel lunedì di pasqua coli' o-
CHI
stensione delle reliquie comprese le
maggtorì, ai 25 aprile per la festa
di s. Marco, partendo il clero ro-
mano processionalmente dalla chie-
sa di s. Marco, e recandosi nella
basilica; nel tei'zo giorno delle ro-
gazioni, cioè nella vigilia dell' Ascen-
sione, recandosi il clero romano da
s. Lorenzo in Damaso alla basilica,
ove fa nella sagrestìa 1* elezione
del Camerlengo del Clero Roma-
no (Vedi)y che ivi riceve il pres-
biterio ; nel dì dell' Ascensione,
e nel sabbato dopo questa ; ai
3i maggio nella festa di s. Petro-
nilla; nel dì della Pentecoste; nel
sabbato delle tempora estive; in
quello delle tempora autunnali ; nel-
la terza domenica dell'avvento, e
nel sabbato delle tempora invernali.
Le indulgenze delle stazioni furono
in questa basilica, sino dai pnmi tem-
pi della Chiesa, massime nel Pontifi-
cato di s. Gregorio I, che ne parla
come di antica prerogativa. Su que-
sto punto va consultato il Panvi-
nio, DeUe stazioni di Roma, lib. Ili,
cap. 36, il quale dice che anche ai
i8 novembre, per la dedicazione
della basilica, vi è la stazione col-
l' ostensione delle reliquie maggiori,
e nel s. Natale alla terza messa. Il
Piazza neir Eorierologio a Stazioni
di Roma, a pag. i36, ci dice per
qual motivo nella basilica in tutti i
sabbatì delle tempora vi sia la sta-
zione. Il Marlio poi riferisce, che in
tutte le stazioni si distribuivano ai
canonici per presbiterio otto soldi
di Lucca, e dieci pel vestiario; ed
aggiugne che al Papa si davano dal
camerlengo venti soldi papiensi per
ciascuna volta.
Per riguardo alla sua uffiziatura,
oltre quanto poi diremo parlan-
do del capitolo, anticamente ogni
giorno doveva celebrare nell' al-
CHI 245
tare papale un Cardinale titola-
re delle seguenti chiese. Nella do-
menica il Cardinal prete di santa
Maria in Trastevere; nel lunedì
quello di s. Grisogono; nel marte-
dì quello di s. Cecilia; nel merco-
ledì quello di s. Anastasia ; nel gio-
vedì quello di s. Lorenzo in Dama-
so; nel venerdì quello di s. Marco,
e nel sabbato quello de' ss. Martino
e Silvestro a' Monti.
La consuetudine della celebrazione
di alcuni conci lii in questo tempio ,
vuoisi derivata da s. Leone I con
una sua lettera, in cui disse a molti
vescovi, eh' era bene di trattare gli
a&ri della Chiesa dinanzi all'apo-
stolo s. Pietro. Ma già nel pontifi-
cato di s. Siricio, che governò dal-
l' anno 385 all'anno 398, si era te-
nuto un concilio di ottanta vescovi.
ad s, apostoli Petri reUquias, E s.
Sisto III, immediato predecessore di
s. Leone I, celebrò un altro conci-
lio, ad beatum Petrum Apostolum,
Sotto Papa s. Felice HI furono adu-
nati due altri concilii nella stessa
basilica : nel primo fii citato a com-
parire e a rendere di sé ragione
Acacio vescovo di CostantinopoH ,
e vi fu condannato insieme a Pie-
tro Fui Ione. Nel 5oi nel portico
della basilica il Pontefice Simmaco
adunò un concilio, detto Palmare,
dal luogo ove fu celebrato, cui in-
tervennero cento venticinque vesco-
vi, i quali approvata l' elezione di
Simmaco, e dichiarata la sua inno-
cenza, protestarono non dovere sog-
giacere il Papa all'esame de' vesco-
vi minori. Quindi nel 5o3 , in al-
tro concilio, che si tenne pure nel-
la basilica, si confermò il preceden-
te, e si formarono decreti contix) gli
usurpatori de' beni ecclesiastici. Sot-
to & Bonifòcio II, e nel 53 1, si ce-
lebrarono quivi due altri condili, e
346 CHI
nel primo si elesse ia successore
Vigilio Gaixlinale diacono, nel se-
condo si riprovò tal decreto, didiia-
randolo irregolare. Un altro conci-
lio si attribuisce al medesimo s. Bo-
ni&cio II, nel quale fu agitata la
causa di Stefiino vescovo di Tessa-
lonica, concilio che fu celebrato nel
celebre oratorio edificato a & An-
drea Apostolo nella vecchia basilica
dal Pontefice Simmaco. S. Gregorio
I, creato nel Sgo, stahih d'innanzi
al corpo di s. Pietro alcuni capi di
disciplina, che principalmente ri-
guardavano la Chiesa romana: e
nello stesso sagro luogo tenne quel
concilio, in cui si ti*attò della rifor-
ma del costume. Dipoi nell'anno
607 Bonifacio III tenne un conci-
lio con settantadue vescovi, in cui
ordinò che in avvenire, o vivente
il Papa, o prima della morte del
vescovo, ninno ardisse ùlv maneg-
gi o trattati sulla elezione del suo-
oessore. Nel seguente secolo Vili si
prosegui ad adunare i concilii nella
basilica vaticana, dappoiché nel 781
s. Gregorio III ne celebrò uno con-
tro i malrimonii illeciti. L'Anasta-
sio poi ÙL menzione di un altro,
in cui fu autenticato il culto delle
sagre immagini. !Nel 749 Papa s.
Zaccaria vi adunò un sinodo per lo
stabilimento di alcuni punti dì ec-
clesiastica disciplina, come Adriano
I ve lo tenne per condannar Feli-
ce, vescovo di Urgel. A questi ag-
giunger dobbiamo gli aitici due con-
cilii, ch'ebbero luogo nel pontifica-
to di s. Leone III: nel primo fu
condannata la lettera del detto Fe-
lice contro Alcuino; nel secondo
lo stesso s. Leone HI giustificò la
sua innocenza dalle accuse.
Lungo sarebbe a voler descrivere
tutti i concilii tenuti in questo ce-
lebratissimo tempio : laonde per re-.
CHI
gistrare qui i principali, ci permefc-
tei*emo aggiungere i seguenti. Nel
secolo IX, Eugenio II lo convocò
pier la riforma de' costumi ; s. Leo-
ne IV per conservare la disciplina
ecclesiastica. Questo Pontefice ne
tenne due altri contro Anastasio
prete di s. Marcello, facendo affig-
gere il decreto di scomunica sopra
la porta d'argento della basilica,
ch'era quella di mezzo. S. Nicolò
I restituì alla sede di Castantino-
poli Ignazio, deponendone l'usurpa-
tore Fozio, locchè fece in un con*
cìIìq composto di molti vescovi di
diverse provinde dell'occidente, ed
adunato nella chiesa di Dio, ove
il beato Pietro principe d^li apo-
stoli Colpisce e risplende per i mol-
ti miracoli, che dal di lui coi*po
si ricevono; sebbene a motivo del
fi^ddo eccessivo fu d'uopo di tras-
ferire il concilio nella chiesa di s.
Salvatore, cioè nella basilica later
ranense, come scrisse in una lette-i
ra lo stesso Nicolò I. Sotto Adida-
no II fu tenuto altre— concilio , in
cui venne gettato alle fiamme un
libro di Fozio ; e sotto Giovanni Vili
tre sinodi furono ivi congregati ,
cioè il primo nelle calende di mag-
gio contro Ansperto vescovo di Mi-
lano, che fu separato dalla comu-
nione de' fedeli ; il secondo ai 1 5
ottobre, in cui il medesimo vesco-
vo fìi privato della sua dignità: il
tei*zo per la causa di Anastasio ve-
scovo di Napoli, eh' erasi alleato ai
saraceni, per cui fli scomunicato.
Nei secoli X e XI se ne celebia^
rono nella basilica da Agapito II ,
che condannò Ugone vescovo di
Beims; quello che nel 964 senten-i
zio Leone VIII per antipapa : V al-
tro in- cui la chiesa di Benevento
fu da Giovanni XIII dichiarata ar-
civescovile. Il sinodo di Benedetta
CHI
VII contro i simoniaci : quello al-
tresì in cui nel 997 da Gi'egorio V
si trattò dello scioglimento del ma-
trimonio tra il re Roberto, e Berta ;
e quello nei 1007 in cui approvò
Giovanni XIX, detto XVIIl l'ere-
zione delia sede di Bamberga.
In progi*esso di tempo i concilii fu-
rono celebrati a s. Giovanni in Late-
rano, forse perché l'antica basilica
vaticana, assai vasta, non era ba-
stantemente difesa dai rigori del
freddo , e dall' umido proveniente
dai vicini monti vaticani , giacché
non avea V edifizio volta, ma i| sa-
lo tetto, il peluche fàcilmente sen-
tivansi gii effetti dell' intemperie dei
tempi. Oltre a ciò, sebbene s. Leo-
ne IV avesse circondato di mura il
Vaticano, e compresolo nella città
Leonina, tuttavolta rimanendo la
l'egione lontana dal centro delia
città , e non molto popolosa , era
talora soggetta ad incursioni ne-
miche, per cui la sede dei concilii
da questo luogo fu trasferita al La-
terano, che avea contiguo il patriar-
chio, e divei-si edificit per alloggia-
re i padri, che recavansi a Roma
in quelle circostanze, mentre allora
le adiacenze del Vaticano non si
trovavano a ciò corrispondenti, co-
me riflette Onofrio Panvinio, lib.
IV, cap. 16. /^. Rasponi, De Pa-
triarch, Lateranens. lib. IV, e. 4«
In quanto alle sagre funzioni ,
che tuttora hanno luogo nella ba-
silica, le quali sono tutte descritte
ai rispettivi articoli del Dizionario^
primieramente va rammentata l'in-
tronizzazione, o riconoscimento suc-
cennato del nuovo Pontefice, la sua
coix)iiazione , e consagrazione , pre-
vio il giuramento o professione dì
fede, cei*imonia che si chiama In-
diculus^ per consei^are integralmen-
te e immacolato il sagro domma fi-
C H I 24y
no alla morte. Nella sede vacante
per morte del Papa, si celebrano qui-
vi le solenni esequie novendiali, e vi
resta il cadavere prima esposto, e
poi tumulato, meno rari casi, co-
me si vedrà in appresso. Ivi dallo
stesso Pontefice si coronarono gl'im-
peratori, e i re, che sull'altare pa-
pale fecero donazione, o resero tri-
butarie della Sede apostolica città,
Provincie, e regni ; per cui nel por-
tico delia basilica, o presso di esso,
solevansi ricevere dal Pontefice i
tributi delle provìncie, città, rea-
mi, ec, come si fecero e tuttora si
fenno, anco nell'interno, le solenni
proteste pei censi o tributi non sod-
disfatti. In questo sagro tempio si
sono fulminate censure ecclesiastiche,
e scomuniche, e date poi solenni
assoluzioni dalle censure, intei^detti,
monitori e scomuniche, fulminate
anteriormente a città, regni, prìnci-
pi e persone.
In tutte le feste alla messa can-
tata si osserva il rito della comu-
nione data dal celebrante con ostie
consagrate, diverse da quella del ce-
lebrante, al diacono, e suddiacono as-
sistenti. In questa basilica si celebraro-
no tutte le funzioni sagre, che vengo-
no descritte all'articolo Cappelle Pon-
tificie, dal Sommo Pontefice, dal
sagro Collegio, ec, e tuttora si ce-
lebrano i solenni pontificali , cap-
pelle, vesperi, benedizioni, pubbli-
cazione del nuovo Papa dalla gran
loggia, ed altre funzioni, che in gran
numero sono descritte al citato ar-
ticolo, e a quelli delie Benedizioni, e
Cappelle Cardinalizie, ec. In quanto
poi alla lavanda dell'altare pontifi-
cio, che si fa il giorno del giovedì
santo, si legga l'articolo Altare. Pri-
ma nel giovedì e venerdì santo a
sera per venerare le reliquie mag-
giori, avanti alla confessione, si ap.
348 CHI
pendeva una gran ci*oce alta palmi
ti*entatre, e larga diciassette, fode-
rata di ottone con trecentoquattor-
dìci lumini a due lumi, per illumi-
nare mirabilmente la chiesa, locchè
pixxluceva un magico e sorprenden*
te effetto. Nel 1752 poi per la pri-
ma volta si vide collocato sulla por-
ta di mezzo nella fecciata anterio-
re un tronco grande di croce, con
la sua traversa, all'opposto di quella
di Gestii Cristo, per denotare il mar-
tirio di s. Pietro, ed illuminato con
piti centinaia di lumi di ottone,
che produsse vaghissima comparsa.
In questa chiesa pure si celebra la
solenne Beatificazione {TecU)^ e Ca^
nonizzazione (P^edi), in somma quivi
i romani Pontefici celebrano la mag-
gior parte delle sagre funzioni si
annuali, che straordinarie, laonde
la basilica vaticana per queste, e
per altre prerogative si dislingue da
qualunque altra chiesa dell'universo.
Notizie della erezione, progressi, ne-
ili/icazione^ ed abbellimenti àel'
V antica e nuova patriarcale ba*
silica vaticana,
Nel campo Vaticano, presso il
colle di questo nome, ai 29 giugno
deir anno 69 di Cristo, secondo la
più comune opinione, pati glorioso
martirio s. Pietro, primo sommo Pon-
tefice. Altri piti fondatamente sos-
tengono coir annalista Baronio, con-
tix> l'AiTighi Roni. sub, lib. 2, e.
3, Bosio. Rom, sub, lib. 2, e. i,
etc. , che il principe degli apostoli
fu crocefisso colia testa all' ingiù, per
grazia ch'egli chiese a' manigoldi,
nel monte Gianicolo, cioè in quel
luogo, che si chiamò pure vaticano,
e dove poi fu eretta da Costantino
la Chiesa di s, Pietro in Montorio
{Fedi), £ però indubitato che il sa-
CHI
ero di lui corpo fu riposto da s:
Lino , discepolo suo e immediato
successore, in un ai fratelli Mar-
cello ed Apulejo, ed a s. Anacle-
to allora prete, altro discepolo e
successore di s. Pietro, nel sito ove
si venera, cioè nell'area del circo
Neraniano, e presso i corpi d' innu-
merabili martiri, discépoli dei ss.
apostoli, primizie della Chiesa 1*0-
mana, periti per ordine di Nerone,
o esposti alle fiere, o cix>cefissi, o
bruciati, o uccisi a forza d'inaudi-
ti tormenti. Ivi pertanto, come in-
dicammo di sopra, s. Anacleto eres-
se un piccolo oi*atorìo, o piccolo ce-
meterio, per custodire il corpo di
8. Pietro, ed in suo onore, presso
il quale^ come si dirà, vollero esse-
re tumulati gì' immediati di lui suc-
cessori, e in progresso gli altri Pa-
pi. Non deve qui tacei*si, quanto si
dice nel tomo I, p. 8, Della sacra
Basii, Vatic, in quanto al luogo dei
martiri nel Vaticano. Famiano Nar-
dini opina esser ciò poco probabile,
cioè che negli orti, e circo di Nerone
potessero trovare asilo i loro corpi
ancor fumanti dalle sofferte carnefi-
cine. Esclusi pertanto il circo e gli
orti, congettura che in vicinanza di
tali orti e del circo, e forse in qual-
che privato campo di persona cui
era in venerazione il cristianesimo,
fossero collocati i sagri corpi. Indi
argomenta, che 1' imperatore Co-
stantino nella fabbrica della basili-
ca, o estendesse il recinto della mo-
le sino. al prossimo cimiterio, ovve-
ro trasportasse nel seno dell'ampio
tempio le sagre spoglie dei martiri,
di cui è ripieno il suolo della ba-
silica.
Divenuto, nell'anno io 3, Anacle-
to Pontefice, terminò e dedicò il
detto oratorio a s. Pietro, e nell' an-
no 112 fu sepolto accanto di lui.
CHI
Tuttavolta s. Gregorio I, lib. 4?
Epist 33, ed altri, vogliono che il
corpo di s. Pietro fosse stato se-
polto nelle catacombe, due mi-
glia lungi da Roma, che poi fosse
trasportato nel luogo ove sta, ponen-
dosi la dì lui testa con quella di s.
Paolo nella basilica lateranense, su
di che è a vedersi il Cancellierì,
nelle Notizie sulle sagre teste de' ss.
Pietro e Paolo. Ma il citato Arri-
ghi, tom. I, lib. 2, cap. 5, e il
mentovato Bosio suo commentatore
tom. I, pag. 23 pretendono, che nei
medesimo Vaticano fosse seppelli-
to, locchè asserìscono molti scrittori.
Si vuole ancora che i corpi de' ss.
Pieti*o e Paolo furono rubati dai ris-
pettivi luoghi, dai greci, col pretesto
che detti corpi li riguardavano ed ap-
partenevano ad essi come stati loro
concittadini, quindi vennero nascosti
nel Cimiterio di Calisto (P^edi), per
essei*e trasportati nel levante; ma di-
scopertosi il furto prima della par-
tenza, da questo cimiterio furono re-
stituiti i sagri corpi alle proprie basi-
liche. Vogliono pure, che s. Silve-
stro I dividesse per metà tali bb.
coi*pi, riponendone porzione nella
basilica di s. Paolo nella via ostien-
se, e ralti*a in questa vaticana. Vi
è poi disputa del tempo, in cui stet«
tero questi sagri corpi nel cimiterìo
di Calisto, ove ora è la chiesa di s.
Sebastiano. A;tci|HÌ sono di parere,
che vi siano rìn^a$ti 25o anni, e che
Papa s. Cornelio per le preghiere
di s. Lucina, li trasportasse al ri-
spettivo loro sepolcro nell'anno 255^
F'. Ridolfino Venuti nella Descri-
zione di Roma del p. Eschinardi.
Sulla esistenza, identità, e trasporto
di questi sacri depositi, vi è la bel-
la dissertazione dell'abbate Marti-
nelli benefiziato della basilica. P^. an-
cora Pietro Moretti, nella sua ope-
CHI 249
ra, De s. Calisto Papa et martyre
.... Disputatio de translatione cor"
porum bb. apostolorum Pelri et Pmi"
li ad catacumbas, Bomae 1767.
La qual traslazione per altro falla
da s. Cornelio, è dubbiosa pel Ba-
ronio all'anno 221, n. 3, pel Pa-
gi all'anno stesso, e pel Bianchini
nell'Anastasio tomo II, p. 2o5.
La ricordata cappella, o oratorio,
sussistette sino ai tempi di Costan-
tino imperatore, ad onta delle per-
secuzioni, e nella massima venera-
zione presso i fedeli, che venerando-
la sotto il titolo di Memoria, vi si
congregavano in sagre adunanze, ed
in offrire l'incruento sagri fizio, co-*
me argomenta il Panvinio, nella
sua opei*a mss. De Prcestantia ba-
Silicee VatìcancB. Neil' anno 3 1 9 ,
o 324, l'imperatore Costantino,
a preghiera di Papa san Silve-
stro I, diede opera all' innalzamen-
to d'una chiesa ad onore del prìn-
cipe degli apostoli, proporzionata al-
la nota sua pietà e magnificenza.
Deposto per tanto T imperiai diade-
ma, e le augustali insegne, Costan-
tino si prostrò a terra, sparse mol-
te lagrime di divota tenerezza, e pre-
sa quindi la zappa, subito si accin-
se a scavare colle sue mani il ter-
reno della valle vaticana , per get-
tarvi le fondamenta della basilica, e vi
trasportò co' propri omeri dodici codi-
ni di terra in onore de' dodici aposto-
li, disegnando in pari tempo la pian-
ta e l'area del sagro tempio. Fu al-
lora, come racconta l'Anastasio, dis-
umato il corpo di s. Pietro, e col-
locato da s. Silvestro I in una gran
cassa di argento, con sopraccassa di
bronzo dorato, piantata immobil-
mente nel suolo, e larga per -ogni
parte cinque piedi, cui era sovrap-
posta una croce d'oro purissimo del
peso di Ubbre centocinquanta, colla
25o CUI
iscrizione de' nomi di Elena impera-
trice, e del suo figlio Costantino. La
cassa fu posta in un magnifico ai-
tare, che faceva parte della chiesa
già ridotta a compimento, ornato di
01*0, e di preziose gemme, cii*con-
dato di una quantità di lampade
di oro e di argento. Inoltre il re-
ligioso principe arricchì la basili-
ca anche con vasi e suppellettili di
molto valore, e la dotò di corrispon-
denti fondi per la sua manutenzio-
ne. Quindi solennemente fu consa-
grata nell'anno 824» o 3^5 ai 18
novembre. Attesta il Baronio, che
quando poi fìi demolita la vecchia
tribuna eretta da Costantino, si rin-
vennero molti mattoni col suo im-
periai nome, e il Grimaldi afferma
aver veduto una medaglia d'oro in
cui era impressa una croce in mez-
zo a due immagini, con intorno
questi due nomi: Conslantinus etHc'
lena ; la qual medaglia fu rinvenuta
ne' fondamenti per innalzare i| nuo-
vo portico sotto Paolo V.
La basilica, che dal suo fonda-
tore prese anco il nome di Costan-
tinianay venne edificata in forma di
ci'oce latina, servendosi all' uopo dei
raaterìali tolti dai pubblici edifizii,
e forse anco con alcune colonne
che decoravano la mole Adriana. Il
Cancellieri, Basilica Praticona, pag.
96, dice che nella valle Vaticana
eranvi i templi di Apollo e di Mar-
te, la Naumachia, e il cerchio di
Nerone, edifìzii tutti che Costantino
distrusse, e co' loro mateiiali e con
cento colonne di marmo eresse il
tempio vaticano. Ebbe innanzi un
quadrìportico, diiamato paradiso,
costruito con quarantasei colonne,
ed il cortile o claustro, che rimane-
va nel mezzo, era assai ben lastri-
cato. L'interno della basilica aveva
da capo una tribuna con questa i-
CHI
scrizione, riportata da Maffeo Ve-
gio, diligente indagatore degli anti-
chi monumenti;
Quod duce te mundus surrexil in
astra tnumphaas,
Hanc Canstantinus vietar tibi coti"
didit aulam.
Quindi veniva la nave traversa,
ove era l' altare o confessione di s.
Pieti'o, luogo che rimaneva chiuso
da cancelli firammessi a dodici co-
lonne vitinee trasportate in Roma
dalla Grecia, ovvero dal tempio di
Salomone in Gerusalemme, sulle
quali ricorreva un architrave orna-
to di statue di argento. Il corpo
della chiesa dalla travei'sa sino alla
porta, aveva quattro ordini di co-
lonne che formavano cinque navi;
cioè, una maggiore e piìi alta nel
mezzo, due per ogni lato di essa,
minori e gmdatamente più basse. Da
ognuna delle navi si entrava nel-
la traversa per un arco, e quello
della nave di mezzo dicevasi trion-
fale; sull'alto di questo arco era vi
un trave dove si vedeva una gran
ci*oce, e le chiavi, simbolo della subli-
me potestà pontificia. Il tempio ebbe
cinque porte dal lato di oriente, ed
altre in seguito ne fingono ag-
giunte dai iati, e nella traversa. 11
tetto della nave di mezzo si vuole
che fosse copeilo colle tegole di me-
tallo levate dal tempio di Venere
in Roma. Le scale, che stavano in-
nanzi all'antica basilica, sulle quali
furono coronati i Pontefici, e che i
fedeli salirono per divozione, come
dicemmo all'articolo Chiese, e co-
me ne tratta il Piazza nell' Eorle-
rologiop col premio delle indulgenze,
fuix)no prima ristorate da s. Leone
III ; e in appresso da Pio II, che vi
collocò a pie di esse, come tuttora
CHI
si vedono, le due statue de' ss. Pie-
tro e Paoloy che scolpi in marmo
Mino di Regno, o, come altri lo chia-
mano, Mino da Fiesole. Siccome poi
Paolo V reresse su nuovi basa-
menti, così vedonsi su di essi gli
stemmi Piocolomini, e Borghese.
Volendo però indicare cronologi-
camente le restaurazioni , abbellimen-
ti, ed ampliazioni della basilica, ci li-
initeremo alle cose principali, seguen-
do gli autori i meglio istruiti, e
a seconda del celebre manosciitto,
esistente nell' archivio delia basilica,
di d. Tibeno Alfarano, chierico be-
nefiziato della medesima dal^ iSGj
al 1596, epoca di sua morte. £ mol*-
to rinomata la pianta dell* antico
tempio Vaticano, e delle chiese cir-
convicine, da lui formata con singo*
lar accui'atezza, e incisa in rame,
che poi dedicò a monsignor Evan-
gelista Pallotta, allora datario di Si-
sto V, poi Cardinale e arciprete del-
la basilica. Pianta che da lui dili-
gentemente illustrata , sì conserva
iieir ardii vio, ma primieramente de*
dicata a Gregorio XIII, col titolo :
Ve Sacrosanctae basilicae s, Petri
antiqua et nova sù^clura,
11 pnmo Pontefice, di cui si ha
memoria che, dopo l'erezione Co-
stantiniana, facesse qualche cosa al-
la basìlica, è il summentovato s. Da-
luaso I. Questi avanti che divenis-
se Pirpa, verso la metà del quarto
secolo, conoscendo quanto erano dan-
nose non solo al tempio, ma al ci-
miterio vaticano, le acque che dal
vicino monte discendevano, si de-
terminò a divertirle dalle vie sot-
teiTanee che prendevano, per for-
mare con esse un salutevole fonte
battesimale. Lo eresse per tanto neU
r àtrio anco per comodo dei pelle-
grini, lo abbellì di marmi e co-
lonne, e di una preziosa conca di
CHI 25!
alabastro. Dalla esistenza di questo
salutare fonte presero la loro de-
nominazione le due vicine cappelle,
che dal Pontefice s. Simmaco furo-
no poscia erette, e dedicate una a
s. Gio. Battista, T altra a s. Gìo.
Evangelista, chiamate perciò col no-
me di s. Giovanni ad Fontes, Ed
è per la stessa ragione, come opi-
na il Panvinio , che il cìmiterio
vaticano fu nominato Cìmiterio
ad fontes y da Cencio Camerario,
parlando de' cimiteri nelle vicinan-
ze dì Koma. Benemerito della ba-^
silica fu san Leone I, come la
fu deir ostiense, e della lateranense,
perchè nell'anno 4^5 le preservò
dal saccheggio che die' a Roma, e*
a tutte le chiese il re de' vandali
Genserico. Altro fiero disastro avea
precedentemente minacciato Roma
nel 4^1 , per parte di Attila re de-
gli unni, per cui s. Leone I otten-
ne che ritirasse il suo esercito dal-*
r Italia. Riconoscendo il Pontefice
la mirabile condiscendenza del fero-
eissimo monai'ca, per la intercessione
dei principi degli apostoli, fece fon<«
dere il metallo della statua di Gio-
ve Capitolino , per monumento di
gratitudine , e lo convertì nella
statua di s. Pieti*o sedente nella cat-
tedra in atto di benedire, e con le
chiavi in mano. Tale statua ha sem-
pre ricevuto religioso culto nella ha*
silica, anco pei miracoli operati da
quelli che invocarono il divino aiu-
to per intercessione di s. Pietro, e
mentre era canonico della basilica,
Benedetto XIV, nel 1725, fu testi-^
monio dell'istantaneo prodigio del*
la risanazione di Giovanni Kowalschi,
storpio polacco, cioè nel!' atto che ba-
ciava il piede cui la statua tiene al-
quanto in fuori, come si ha dalla Nnr-
razione^ ec. di tale miracolo, stampa
ta in Roma in detto anno. 11 Cardio
a53 CHI
Baronio, che (^nl giorno visitava la
liasilica, sempre baciava con vene-
razione tal piede, ciò che fanno tut-
ti i fedeli che visitano la basilica,
comprensivamente al sommo Pon-
tefice , che persino pone il capo sot-
to tal piede brevemente orando,
massime ne' venerdì di marzo quan-
do col sagro Collegio si reca a vi-
sitare la basilica nel modo che si
dice air articolo Cappelle Pontifica,
§ X, n. 6. Per ciò die riguarda la
lampada, che perennemente le arde
avanti, è a vedersi il Sarnelli, Let-
tere EccL t. y, p. 8g. H Cardinal
Riccardo Oliviero de Longueil ar-
ciprete della basilica, nel i465, fe-
ce collocare tale statua di s. Pietra,
neir oratorio de'ss. Processo, e Mar-
ti niano, e siccome vuoisi che l'ac-
comodasse, e vi facesse il piedistallo,
alcuni credono che la fabbricasse :
finalmente Paolo Y la trasfèiì ove
ora si venera a ridosso del pilone,
ove è la statua di s. Longino. /^.
il Torii^o^DeW antichissima statua
di s, Pietro di bronzo nella basilica
vaticana, nei sagri Trofei p. 149;
De simulacro aeneo s, Petri collo'
cato in monasterio s. Martini, ae
de Kfaiiìs ejusdeni translationibus, nel
tomo in, De Secretariis novae Bas,
Vat,, di Cancellieri, p. i5o3, 2029,
per cui i cappellani dell'altare dei
ss. Processo e Martiniano si chiama-
rono Enei, dopo che ivi fu dal mo-
nistero di 6. Martino trasportata la
statua.
S. Simplicio, Papa del 467, rife-
ce i portici del quadriportico. S.
Simmaco eletto nel 498 edificò pres-
so la basilica un tempio rotondo in
onore di s. Andrea apostolo, il quale
poi venne dedicato alla Madonna del-
la febbre, e ridotto in seguito ad uso
di sagrestia. Lo stesso Papa ornò la
basilica con musaici, ricopiì il fonte
CHI
con tettoja di metallo sostenuta da
colonne di porfido, e lo abbellì con
delfini, e con pavoni di bronzo get-
tanti acqua, oltre l'avervi collocato
quella pigna di bronzo, che vuoisi
racchiudesse prìma le ceneri di A-
driano, ovvero ne adorn^isse il mau-
soleo, la quale in un ai pavoni,
oggi si osserva nel giardino vatica-
no verso Belvedere. S. Giovanni I,
nel 525, reduce da Costantinopoli,
ove pel prìmo incoronò un impera-
tore, dei ricchi doni che ricevette
colà, ne partecipò alla basilica. S.
Gregorio I, nel 590, ricopiì di ar-
gento la porta maggiore. Nell'inter-
no della chiesa furono molti i ri-
stauii, e gli abbellimenti d'ogni
sorta eseguiti d* ordine di di vera
Pontefici, e Severino Papa del 640,
rifece i musaici della tribuna. Ono-
rio I, suo predecessore, avea rico*
perto il tetto colie tegole di bron-
zo, tolte col permesso dell'imperatore
Eraclio dal tempio di Giove capitolino,
detto di Romolo. Egli -inoltre incro-
stò r altare di s. Pietro di argento,
e lo decorò con ornamenti. Raccon-
ta il Cancellieri^ Descrizione della
bas. vaticana, p. 97, che fu il Pa-
pa s. Ormisda che ricoprì il tetto
della basilica con bronzi dorati tol-
ti dal tempio di Romolo; e che
Onorio I ne fece le porte di ar-
gento che pesavano novecento set-
tantacinque libbre. Dono I, nel 676,
decorò di marQii l'atrio o cortile
del quadriportico chiamato paradi-
so, ed altri Pontefici lo imitaro-
no neir abbellimento, come si leg-
ge da una iscrizione riportata dal
Grutero nei Supplementi, a pag.
1166. S. Sergio I, nel 68 7 , fu co-
stretto ad impegnare tutto l'oro
della confessione di s. Pietro, per
pagare all' esarca di Ravenna cento
libbre d'oro, che gli avea promesso
CHI
l'antipapa Pasquale se favoriva la
propria fazione. £ s. Gregorio III,
per oppoi'sì agli iconoclasti, ed al-
l' imperatore Leone Tlsaurico, che
nell'anno 720 avea dichiarato guer-
1^ crudele al culto delle sagre im-
magini;^ collocò nella basilica quella
del Salvatore, e da una parte quel-
le degli apostoli, e dall'altra quel-
la della b. Y. Maria, e delle sante
Vérgini : nella stessa basilica fabbri-
cò una cappella, in cui fece mette-
re le sagre reliquie, che da ogni
banda ricercò , per maggiormente
promovere il culto ad esse dovu-
to. Ancora di questo Pontefice si
conserva nel portico vaticano una
iscrizione in marmo, che ricorda la
donazione ch'egli fece alla basilica
di alquanti oliveti pel mantenimento
delle lampade. Anco il suo immediato
successore s. Zaccaria del 741, edificò
nella basilica un oratorio, in cui
pure ripose le reliquie d' innume-
i*abili santi, e assegnò venti libbre
d'oro annue per l'olio delle lam-
pade della stessa basilica. S. Paolo
I, nel 761, dai cimiterii trasferì in
questo tempio il coipo di santa Pe-
ti*onilla, e presso l'altare maggio-
rè febbricò un oratorio, cioè nel
tempio che a santa Petronilla a-
vea eretto, presso la basilica , l'im-
mediato predecessore Stefano II det^
to HI.
Siccome il tempio e la cappella
acquistarono grande celebrità, e poi
furono l'uno e l'altra demoliti, non
sembrerà inutile raccoglierne qui in
compendio le principali notìzie. Ve-
i*amente, secondo il Torrigio, pag.
146, tal cappella fabbricata nel
758 circa da s. Paolo I, ei*a ove è
adesso l'altare de' ss. Simone e Giu-
da, in un tempio rotondo, forse già
di Apollo, il quale fu ridotto ad
uso sagix> da Costantino il Grande,
CHI
a53
per cui venne da Stefano II detto
111 Instaurato ed aSjbellito. La cap-
pella fu delta dei re di Francia,
per li seguenti motivi. Primieramen-
te vuoisi, che 8. Paolo I l'erigesse
a preghiera di Pipino re di Fran-
cia, il quale poi gii mandò la sua
figliuola perchè in essa la battez-
zasse s. Paolo I, siccome fece con
solenne pompa. Quivi Adriano I
battezzò, a preghiera di Carlo Ma-
gno, Carlomano suo figlio, e poi vi
fece gli sponsali tra Costantino impe-
ratore de' greci, e Rotruda figlia di
Carlo Magno. Adriano l, e s. Leone
III doviziosamente abbellirono la
cappella di s. Petronilla. Ivi venne-
ro sepolte Maria, e Termazia mo-
gli di Onorio imperatore consecu-
tivamente; e figlie del celebre guer-
riero Stilicone, i sepolai delle quali
furono trovati pieni di gioie, di
perle e di preziosi arredi, allorché
fu demolito il tempio sotto Paolo
111; operazione, che esigette due
mesi di tempo, benché fecesì uso
delie mine. Nella medesima cappel-
la fu sepolta l'imperati^ice Agne-
se moglie di Enrico II detto IH.
Sap^Hamo ancora, che Innocenzo II
donò ai canonici di s. Pietro la
metà delle oblazioni fatte all'altare
di s. Petronilla, da cui si deduce
quanto era venerata e frequentata;
anzi sotto il suo predecessore Ono-
rio II, e nel iii5 era vi un man-
sionario di s. Petronilla. Fu inoltre
la cappella beneficata dai re di Fran-
cia, particolarmente da Ludovico
XI verso il i47Ij P^^' ^"^ ^^^
anno nel di ultimo di agosto gli si
celebravano le esequie. Quivi fu
messo la prìma volta il gruppo
della Pietà, opera sublime di Mi-
chelangelo; e in essa a' 16 gennaio
dell'anno 1 49^ ascoltò la messa Car-
lo Vili, re di Francia. F, il cita-
'^^ CHI
lo Torrigio alla pagina 14B e se-
guenti.
Riprendendo il raooonto, si ha
che Adriano I nel 795 spendette per
questo tempio due mila cinquecen-
to ottanta libbre d'oro, e novecen-
tosette di argento; e nel presbite-
rio pose quel candelliere in for-
ma di croce, di cui facemmo men-
zione di sopra con 1870 'candele
senza confusione, le quali si dovevano
accendere pel s. Natale, per la Pasqua^
per la festa dei prìncipi degli apostoli,
e per l'anniversario della coronazione
del Papa. Anco di lui abbiamo nel por-
tico vaticano una memorìa in mar-
mo, cioè l'elogio che in sua morte gli
compose Carlo Magno, che lo tene-
va in luogo di padi^, per cui ama-
ramente lo pianse. Il Pontefice s.
Leone III fece attaccare nella ba-
silica vaticana due tavole di argen-
to del peso di novantaquattro ììh^
bre e mezzo, che alcuni dicono fe-
ce appendere sulle porte, nelle qua-
li tavole era inciso il simbolo in
lingua greca in una, ed in lingua
latina nell' altra, come era stato for-
mato da centocinquanta padri del
concilio di Costantinopoli. ^. il
Baronio all'anno 809. Edifico la
torre per le campane, ponendovi
nelle sommità un gallo di bronzo
del peso di cento ventisei libbre:
di più s. Leone III ei*esse presso
la basilica un palazzo, che poi servi
di abitazione al Cardinal arciprete.
Sì vuole che s. Gregorio IV crea-
to neir827 ristorasse ed ampliasse
la contigua abitazione, ove dimora-
rono alcuni Pontefici, e che poi
maggiormente ingrandirono Eugenio
III ed alti'i^ di cui si parla all' arti-
colo Pai, AMO Vaticano (Fedi), ve-
ro emporio di meraviglia. S. Leo-
ne IV, creato Papa nell'anno 847 ,
stato prima monaco del monistera
CHI
di s. Martino, già unito alla basi-
lica vecchia, cioè nel luogo ove og-
gi è la statua della Veronica, aven-
do vinto ad Ostia i Saraceni, i
quali volevano depredare le rìo-
chezze da lui donate alla basilica,
per metterla al coperto da qualun-
que futura aggressione, si servì dei
medesimi prigionieri per circondare
di mura e di torri il Vaticano,
comprendendolo nella città Leoni-
na, o borgo s. Pietro {ì^edi)y da
lui fabbricata. Se la basilica fu li-
berata dalle depredazioni de' Sara-
ceni, neir855 per reiezione del suc-
cessore di Leone IV, insorse l'an-
tipapa Anastasio Cardinal prete di
8. Marcello, il quale spogliò dei
più prezioso la basilica, e dopo a-
vervi commesso orrori peggio di
un saraceno, fuggì da Roma.
Il Borgia, Difesa del dominio teni'
poraie della Sede apostolica, a
pag. i33e seg., nel riferìre le do-
nazioni fatte alla Chiesa romana da
Carlo Magno, e da Carlo il Calvo,
dice che, secondo il costume d'al-
lora, cioè di scolpire nelle porte del-
le basiliche i nomi delle loro posses-
sioni e beni, furono scolpite nelle por-
te di bronzo della basilica vaticanaé
Aggiunge poi V erudito scrittore
che le poi'le esteriori della vecchia
basilica erano in capo alle scale,
per le quali si entrava nel prìmó
portico di s. Pieti^o, chiamato s.
Maria in Turre; e che probabil-
mente tali porte si debbono al Pon-
tefice Giovanni Vili, eletto nell'anr
no 872. Che le nominate porte e-
sistessero nel 1 046, lo ti*oviamo
rammentato nell'Ordine Romano,
per la solenne coronazione celebi'a-
ta in quell'anno nella basilica va-
ticana da Papa Clemente II, del-
l'imperatore Enrico li detto IH, e di
Agnese sua sposa, come pure ruccon-
CHI
ta Ermanno Contratto in Ckron,
ad an. io47* ^^ suddetto Ordine
fu pubblicato dal Muratori nel to-
mo I, AntiquiL Italie, pag. loS,
Ponti/, pag. 261 262, dal Cenni ,
nel tomo IL Monwn. Dominata e
da altri. In esso ecco quanto* si leg-
ge relativamente a tali porte este*
riori: M Die dominico summo mane
M electus imperator cum cònjuge
»j sua descendit ad s. Mariam Trans-
» padinam (cioè Traspontina), quae
»» est juxta Terebinthum, ibique
M recipitm' honorifice a praefecto
M Urbis, et comite palatii latera-
M nensis, et uxor ejus a Dativo ju-
9i dice, et arcano, et deduci tui' per
»> porticum, clericis urbis omnibus
» indutis cappis, planetis, dalma-
f» tids, et tunicis cum thuribulis
»» cantantibus : Ecce mitto Angehim
99 meum, usque ad suggestum ar-
» cae superìoris, quae est in capi*
M te graduum ante portas aereas
P9 s. Mariae in Turri. Ibi sedens
M dominus Papa in sede sua etc/\
In questo proposito non si dee ta-
cere, che avanti la porta principale
dell'antica basilica, eravi nel pavi-
jnento una gran pietica rotonda di
poi*fido detta Rota porfirettcay do-
ve si preparavano due sedie, una
pel Pontefice, T altra per T impera-
tore che duvea coronarsi, e vi si
facevano varie ceiimonie descrìtte
dal Cancellieri nel tomo III, p. 828,
e 847, De Secretariis Bas, VaL
Secondo il Mallio, sotto di essa
giacevano le spoglie mortali del ve-
nerabile Beda, per cui in segno di
rispetto, il popolo si asteneva dal
passarvi sopra, ciocché non sembi'a
provato abbastanza. Va qui avver-
tito che neir antica basihca eravi
un sito chiamato aà quatuor rotas
per altrettante pietre rotonde di
porfido, dette ancora circoli porfi-
CHI 255
retici. L'antichissima chiesa di s>
Maria in Turri^ una delle molte
exedre o edifizii esterni^ che cir-
condavano, oltre i monisteri, la ba-
silica era situata alla sinisti*a di chi
entrava nell'atrio, o quadriportico
dell'antico tempio, presso la torre
campanaria, donde ne prese la deno-
minazione, e segnatamente serviva tal
chiesa per due insigni funzioni ; dap*
poiché da essa nella domenica delle
palme, dopo la benedizione di que-
ste, s' incamminava la pi*ocessione
all'altare della confessione ; e quando
poi si recavano in Roma gì' ita*
pera tori ad essere incoronati , ivi
prestavano il giuramento' di fedel-
tà, e di ubbidienza alia santa Se-
de, e per potere esercitare l'ufficio
di suddiaconi nella messa pontifi'*
cale, venivano ascrìtti nel numero
de' canonici di s. Pietro, e ne as-
sumevano il loro abito. Abbiamo
creduto opportuno far qui questa
breve digressione, perché non si con-»
fonda la chiesa di s. Marìa in Tur-
ri, chiamata dal citato Borgia pri-
mo portico di s. Pietro, col veix>
poiiico, e solo chiamata cosi per
essere da un lato di essa; e per non
confondere le cinque porte della ba-
silica, colle porte esterìorì di detta
chiesa, e finalmente per accennai*e
le prìncipali cose, che ivi avevano
luogo.
Papa Formoso dell' 891, secon-
do il citalo Tiberio Alfarano, de-
corò di pitture le pareti laterali del-
la nave grande. Nell'anno' 974 >1
falso Pontefice Bonifacio VII spo-
gliò la basilica delie cose di mag^
gior pregio, e fuggì saci-ilego in
Costantinopoli. Giovanni XIX detto
XX fabbricò nella chiesa un bel-
l'altare a s. Marziale. Benedetto IX
nel io4i impose ai polacchi il pa-
gamento di una annua moneta, per
256 CHI
mantenete un lume avanti il corpo
di s. Pietro, ìd memona di aver
dispensato Casimiro monaco di Clu-
iiy di ascendere al trono, e prender
moglie. L'aitar maggiore, che sap-
piamo essere stato decorato con
quattro colonne di porfido, soste-
nenti un prezioso ciborio, e dalla
parte anteriore nobilitato di altre
dodici colonne, che dalla forma
esteriore, e dai fogliami in esse
incisi, furono chìamùie P^itinee , le
quali diconsi, come di sopra av-
Tertimmo, portate di Grecia per
ordine di Costantino, ovvero già
appartenenti al tempio di Salomo-
ne, rimase sempre come lo con-
sagrò s. Silvestro I, ad onta del-
le vicende, cui soggiacque la ba-
silica. Maflèo Vegio però ci riferi-
sce, che tale altare fu da Calisto
II nuovamente consagrato, perchè
le di lui pietre per la divozione
de' fedeli che ne staccavano qualche
pezzetto, erano alquanto scompagi-
nate, per cui il Papa anco lo rico-
pri di ottimi marmi, e lo consagrò
il giorno del l'Annunziata con gran
concorso, alla presenza di novecen-
to e più vescovi, ch'erano in Ro-
ma pel concilio generale lateranen-
se I, nel 1 123.
Anacleto II antipapa nel ii3o
spogliò interamente di quanto la
basilica avea di prezioso, siccome
pur fece in altre chiese, onde poi
corrompere coll'oro i romani, e sos-
tenersi contro Innocenzo II legit-
timo Pontefice: anzi essendosi re-
cato in Roma nel ii33 l'impera-
tore Lotario II per essere corona-
to, Innocenzo II fu obbligato farne
la funzione alla basilica lateranense,
perchè la vaticana era occupata
dall' antipapa. Che la basilica ser-
vì talvolta per luogo di refugio ai
falsi Pontefici, Io si dice all'articolo
CHI
AwTiPÀPi ( V€di)\ e a quello di
Castel s. Angelo [P^edi). E l'an-
tipapa Vittore IV, eletto nel iiSg
scismaticamente contro Alessandro
III, tenne questo con guardie arma-
te in un ai CardinaU elettori , per
nove giorni rinserrati nella basilica,
finché il popolo romano stanco di
tante iniquità mise in libertà il
vero Pontefice. In progresso Inno-
cenzo III rinnovò i musaici della
tribuna, die poi ristorò Benedetto
XII ,^ ove pose la summentovata
iscrizione sulla dignità di questa
patriarcale : la facciata venne di nuo-
vo adornata da Gregorio IX con
un musaico, e vi si leggevano al-
cuni vei*si. Avendo questo Papa
scomunicato l'imperatore Federico
II, mentre nella seconda festa di
pasqua del 1227 celebrava in que-
sta chiesa, per opera dei Frangi-
pani, ribellatisi alcuni romani osa-^
rono assalirlo, e costringerlo alla
fuga. Nicolò III nel 1278 vi spese
molte somme, par abbellirla, rinno-
vò le pitture della tribuna, ed al-
tre; inoltre vi fece rappresentare mol-
ti ritratti di Papi. Di poi il suo
nipote Iacopo Gaetano Stefaneschi,
Cardinale di Bonifacio Vili, fece
eseguire nell'atrio da Giotto, un
musaico rappresentante la navicella,
ossia la Chiesa in figura fluttuante.
Abbiamo poi sulle porte della
basilica rinnovate da Onorio l, e
da s. Leone IV, che, verso l'anno
i44^> Eugenio IV a quella princi-
pale vi collocò la porta di bronzo,
lavorata da Antonio Filareto di Fi-
renze fratello di Donato, come af-
ferma Vasari. Oltre alcune sagre
immagini, vi espressero pure la sto-
ria del concilio generale di Firenze
celebrato dallo stesso Eugenio IV,
con alcuni versi che ricordano la
riunione alla chiesa latina, dei gre-
CHI
ci, armeni, etiopi, e giàcobiti. Com-
presa la detta porta, e quella san-
ta, cinque in antico erano proptia-
mente le porte della basilica , come
lo sono adesso. Prima si chiama-
vano jérgentea, Romana, Guidonia,
Ravenniana , e del Giudizio. Ar-
gentea fu chiamata quella di mezzo
a cagione delle lamine di argento,
colle quali s. Gregorio I, Onorio I,
e s. Leone IV la ricoprirono. Era a
(questa contigua dalla parte del pa-
lazzo a[)ostolico la porta Romana ,
a cui diede il nome l'ingresso più
fi-equente, che per essa avevano i
romani, principalmente le donne.
Seguiva la Guidonia, così detta per-
ché dai guidoni, o vogliam dire dai
condottieri, s'introducevano per quel-
la i forestieri a venerare la basilica.
Dalla parte meridionale in vicinap-
za delia porta Argentea, era la Ra-
venniana, e dopo questa nell'ultimo
luogo, la porta del Giudizio. Fu Ta-
na appellata Ravenniana, o perchè
i i*avennati, lombardi e toscani per
essa entravano, ovvero perchè i tras-
teverini avevano per essa l'accesso;
dappoiché l'ampia regione di Tras-
tevere fu per alcun tempo chia-
mata città de' Ravennati. Fu poi
1 aitila denominata del Giudizio, pel
traspoito de' cadaveri che per essa
al sepolcro si conducevano; il qual
nome é rimasto anche oggi, conser-
vandosi ancora il vocabolo di porta
</e' morti, Inti'odotta poi, o, a dir
meglio, ripristinata e regolarizzata
nella chiesa l' indulgenza plenaria
del giubileo nell'anno santo, fu ag-
giunta neli' antico tempio la sesta
porta chiamata la porta santa, e
collocata in vicinanza della Guido-
nia. Sul princìpio poi della porta
santa npn convengono gli scrittori:
certo è che nel 14^5 Maffeo Vegio
il quale fu presente al giubileo che ce-
VOL. XH.
CHI !»57
lebrò Mai*tino V, non ne nomina
che cinque, e in quelli di Nioolèr
y, e Sisto lY non si nomina affiit<*
to la porta santa: laonde fu soltaiK
to Alessandi*o VI, che ai 1 8 diceo»»
bi'e i4999 prima della celebrazione
dell'anno i5oo, ordinò che si for-
masse una nuova poita, e si ornasse
per essere contraddistinta, come me^
gì io dicesi a Porla santa (^Fedi).
Ma in seguito nella nuova basilica,
compresa tal porta, e quella di Eu-
genio «I V, cinque sono le sue porte*
Finalmente, la sagrosanta patriar^
cale basilica vaticana, dopo undici
secoli di sua esistenza dacché l'avea
eretta Costantino, incominciò a mi-
nacciare mina.
Il Pontefice Nicolò V fu il primo a
pensar di proposito alla nuova strut-
tura del tempio. Con disegno pertanto
di Bernardo Rosellini, e di Leon Bat-
tista Alberti si pose mano all'opera, e
distrutto il tempio dì Probo situato
dietro alla tribuna della vecchia ba-*
silica, s' incominciò una più vasta e
maestosa tribuna, lasciando intatta
quella di Costantino; ma appena la
vide circa tre cubiti sopra il pavi-
mento. Divisava innalzare avanti,
un obelisco, di cingere di mura il
Vaticano dalla parte del giardino ,
per cui cominciò una fortissima tor-
re, quando la morte troncò nel
1455 SI belle imprese. All'articolo
Città Leonina, si fa di esse più di-
stinta menzione. Né Calisto HI, né
Pio II non continuai^ono V impre-
sa , solo questo ultimo donò aUa ba-
silica la testa di s. Andrea apostot
lo, che aveva ricevuto in dono da
Tommaso Paleologo despota della
Morea, e fratello di Costantino ulti-
mo imperatore greco . Quindi io
stesso Pontefice coilQidò la detta te-
sta nel bel cibòrio ed altare, ch#
fabbricò in una^appeUa, ^^
«7
a58 CHI
le fu egli poi sepolto, non che il
nipote Pio III, come a suo luogo
meglio si dirà. V, il Toriìgio, Grot*
te Vaticane^ p. loo e seg. Assun-
to però al pontificato Paolo II
nel 14^4» impiegò piti di cinque
mila scudi d' oro pel prosegui-
mento della fabbrica. Sisto IV, che
gli successe, fece la cappella del co-
ro, ove poscia volle essere sepolto
jiel monumento di bronzo, di cui
poi parleremo, non che di detta
cappella; e riccamente abbellV e ter-
minò il ciborio incominciato da Pio
11, sull'altare papale. Innocenzo VIII
avendo ricevuta dal sultano Baja«
zetto II la sagra Lancia, la donò
alla basilica; ma mentre voleva edi-
ficarvi una sontuosa cappella per
riporvela, moiì nel 1492, laonde
fu riposta nell'oratorio ove si con-
servava il s. Sudario. Quindi il di
lui successore Alessandro VI fece
erigere la Ceciata esterna del por-
tico. La gloria per altro di com-
piere la grande ed ai'dua impresa
era da Dio serbata a Giulio II, il
quale, dopo aver sentito in Roma
il parei*e de'migliori architetti, scelse
quello di Lazzaro Bramante, che gli
dava la forma di croce greca , con
tie navate, e con facciata, due cam-
panili ai lati di essa, ed una cupola
in mezzo, retta da ti*e ordini di co-
lonne: disegno vasto e mag^ioi^
dell'area della veccliia basilica, on-
de l'acchiudervi alcuni santi luoghi,
^ cimiteri vicini. Ansioso Bramante
d' incominciare la fabbrica , attendò
la parte superiore, senza attendere
a conservare alcuni marmi e mo*
numenti degni di eterna memoria,
e con rancore di Buonarroti: ri-
masero però intatti la tiibuna, la
confessione, e il pavimento per tanti
secoli santificato.
Sotto il dì 18 aprile i5o6 fu
CHI
collocata la pietra fondamentale del
pilone, oggi chiamato della Vero-
nica. Il gran Giulio II, ad onta del-
l' avanzata sua età., e non ostante
il cupo ddla voragine, nulla atter-
rito dall'am insalubre, che ivi cagio-
navano le acque giacenti in quella
profondità, volle in persona discen-
dervi, per istabiliryi con solenne ce-
rimonia la prìma pietica. Talmente
si lavorò, che ben presto i quattro
smisurati piloni si videro innalzati
sino al cornicione, facendo Braman-
te voltarvi i quattro grandi arconi
per sostano dell' immensa cupola :
rapidità che biasimata, poi scuopri
alcuni cedimenti. S' incominciò pure
la struttura della nuova tribuna,
rivestita al di fuori da Bramante di
peperino, ma la morte di Giulio II,
accaduta nel i5i3, e quella dell'ar-
chitetto nel i5i4 intei*i*uppe il la-
voro. Successe nel pontificato Leo-
ne X, il quale affidò il prosegui-
mento dell' opera a Giuliano Giam-
berti detto da s. Gallo, insieme a
fi*. Giocondo da Veix}na domenica-
no, ed al gran Raffiiello Sanzio da
Urbino. Vedendo però il Papa esau-
sta la camera apostolica di que' te-
sori che abbisognava il magnifico
edifizio, incorse alla pietà de' fedeli
col premio delle sante indulgenze;
ma essendone stata commessa la pre-
dicazione nella Germania a' dome-
nicani, Martin Lutero, religioso ago-
stiniano, si scagliò furìosamente con-
ti*o le indulgenze, e diede origine
a' suoi perniciosissimi errorì. I det-
ti architetti, con Raffaello costituito
da Leone X soprai n tendente alla
fabbrica, giudicando che i piloni
non potessero sostenere la cupola ,
li rafforzarono, e mutarono la for-
ma della chiesa da croce greca in
croce latina. Morto nel 1 5 1 7 s. Gal-
lo, partito da Roma fr. Giocon4o ,
CHI
e morto pura Haflàello ne) i5io,
Leone X gii sostituì Baldassare Pe-
ruzzi, il quale per economia di tem-
po e di spese, ridusse nuovamente
la basilica a croce gi*ecn, vale a dire
in forma quadrata, e perciò fare vi
aggiunse la quarta tribuna, con apri-
re in ciascuna di esse una porta^ af-
finchè si penetrasse nel tempio. Ag-
giunse altresì quatti*o angoli per sim-
metrìa del riquadro, coli* idea che
ciascun di loi*o servir dovesse per
comodo di sagrestia, e per base del
campanile; ma mentii doveva erì-
gersi la maravigliosa cupola, nel
i52i morì Leone X.
Nel bi'eve pontificato di Adrìano
VI nulla di osservazione si operò a
vantaggio della basilica, e solo sotto
Gemente VII fii teiminata dal Pe-
ruzzi la tribuna, distratto il Papa in
altre cure , e nel!' orrendo saccheg-
gio di Roma nel 1527, nel quale
non fu nemmeno risparmiato questo
tempio santo, e le sue reliquie, sic-
come si dirà meglio altrove. Ri-
pigliò vigore la fabbrica quando nel
1 534 fu a*eato Pontefice Paolo III,
Famesey che nominò architetto An-
tonio Picconi da Sangallo nipote di
Giuliano. Rinnovò egli il disegno, se-
condo il primo sistema di ci*oce gre-
ca, con due campanili, e colla cu-
pola a due oi'dini di colonne, i
{ùloni delle quali rese piìi forti. Èra
il lavoro sì vago, che per formarne
il modello di legno ftirono spesi quat-
tro mila scudi, e riuscì a tutti grato.
Morto ancor egli nei i546, Paolo
III chiamò da Firenze Michelangelo
Buonari*oti, che, esaminato l'ultimo
disegno dì Sangallo, e trovatolo pie-
no di pilastri e colonne, di scarso
lume, e con molta spesa, in quindici
giomi, e colla spesa di venticinque
scudi ne fece un altro modello più
maestoso, e più iadle ad eseguirsi.
CHI iSg
Conservò la forma di a*oce greca,
ideò la cupola a doppia volta, po-
sandola su muri saldissimi e non
su colonne, delineò la Pedata egua-
le a quella dei Pantheon, e propose
d'incrostare la parte esterna del tem-
pio di travertini, e non di peperino,
come avea stabilito Bramante ; pro-
gettò in fine di dare alla basilica
seicento palmi di lunghezza, ed al-
trettanti di larghezza e di altezza.
Tutto approvò Paolo III, didiiaran-
do il Buonarroti architetto di s. Pie-
tro, con amplissima facoltà. Quindi
fu sotto Paolo III, e non sotto Giu-
lio II, come asserirono alcuni, e per
opera di Buonarroti demolito il tem-
pio di s. Petronilla , che sorgeva
ov'è ora la tribuna de' ss. Simone
e Giuda. Qui si deve avvertire,
che per mezzo di un oorridoro si
passava dal tempio di s. Petronil-
la, a quello della Madonna della
febbre. In mezzo a questo corride*
re, e vicino alle stanze di alcune
monache dette Murate di s. Pietro
( sulle quali è a vedersi il Garam-
^ly Memorie ecclesiastiche ^t^^, -'^aS),
si venerava in un altero il corpo
di s. Gio. Grisostomo, il quale fu
portato in Roma nel secolo XIIJ,
e da dove fu poi trasferito nei
tempio di s. Maria della febbro, ed
in seguito nell' ornatissima cappella
del coro, ove tuttora si venera.
Dichiarato adunque da Paolo III
il Buonarroti ai*chitetto della basi-
lica, tanto energicamente operò sul-»
la fabbrica, ch'egli la condusse sino al
tamburo, ove dovea posaro la cupola*
Laonde se possiamo dire che il Buo»
naiToti si é avvicinato agli antichi
colla pittura del Giudizio universale
nella cappella Sistina, e che gli ha
eguagliati colla statua del Mosè a
s. Pieti'o in Finculisy possiamo an-
co dii'e fi*ancamente, che li ha supe^
a6o
CHI
rati, con piantare in arìa, con uno
sforzo di architettura non mai più
▼eduto, una cupola più gi*ande di
quella del Pantheon, e che pure in
piana terra si osserva con istupore.
Passato a miglior vita Paolo III,
proseguì Buonarroti nel suo impie-
go sotto Giulio III, Marcello II, e
Paolo IV, e particolarmente sotto
quest' ultimo tei^minò i contraforti
del tamburo; anzi temendosi della
di lui morte, fu da Paolo IV ob-
bligato a far il disegno della cupola,
eh* egli eseguì prima in creta, e poi
in legno. Difatti terminò i suoi gior-
ni nel pontificato di* Pio IV. Questi
provvidamente gli diede in succes-
sore Giacomo Barrozzi detto il Vi-
gnola^ cui diede per compagno Pir-
ro Ligorìo con espresso ordine di
seguire i disegni di Michelangelo. E
siccome Pirro ei*asi arbitrato di al-
cuna innovazione, fu da s. Pio V
tolto dalla carica. Proseguì il Bariloz-
zi V edifizio lentamente , a cagione
della gueiTa contro il turco, che as-
sorbiva a s. Pio V tutti i teson.
Assunto nel 15^2 al pontificato
Gregorio XIII, per morte del Bar-
rozzi, nominò architetto Giacomo
della Porta, che in breve compì la
sontuosa cappella Gregonana secon-
do Tidea di Michelangelo, con cu-
pola, e volta con musaici, stucchi
dorati e marmi preziosi. Rivestiti pur
Tennero di marmi preziosi le mura,
e il pavimento. Nell'altare, che ar-
ricchì con alabastri , ed ametisti ,
collocò l'immagine di Maria Ver-
gine chiamata del Soccorso , o di
.•?. Leone, perchè dipinta nel muro
deli' oratorio dedicato a s. Leone I,
e racchiuse nell'urna del medesimo
altare il corpo di s. Gregorio Na-
zianzeno. Seguì l'uno e l'altro tras-
porto con molta solennità, cioè quel-
lo della mii*acolosa immagine nel
CHI
dì II febbraio i5j8 (nel qual gior-
no il Papa vi celebrò la prima mes-
sa solenne), e quello del corpo di
s. Gregorio dal moiiistero delle mo-
nache di campo Marzo agli 1 1 giu-
gno i58o. E a sapersi che quattro*
cento anni prima alcune vergini gre-
che, fuggite dal Levante, avevano
portato in Roma le venerande ossa
del Nazianzeno, e le avevano deposte
in detto luogo. Divotissimo il Papa
di tal santo, deliberò di collocar la
sua spoglia nel Valicano, lasciando
alle monache un braccio, col donati-
vo di tre mila ducati d'oro di came-
ra. Perchè poi riuscisse solenne la
traslazione, eome riporta Paolo Mu-
canzio, nel tom. II de' Diarii del
suo fratello Francesco cerìmoniere
pontificio, e di maggior allegrezza,
pubblicò l'indulgenza, liberò dalle
carcerì molti prigioni, calò il prezzo
del pane, e fece ornare tutta la stra-
da per ove passò la processione con
tende, arazzi, tappeti, pitture, non
che altari ornati di fiori e profumi. In
una cassetta di piombo, nobilmente
ornata , quindi dai canonici vaticani,
sotto baldacchino furono trasportate
sì preziose reliquie in questo tempio,
ove Gregorio XHI coi Cardinali, e
pi*elatura l' incontrò a pie delle scale
in sedia, da cui discese senza mitica
per venerarle genuflesso, e cogli occhi
pieni di lagrime. Com' ebbe baciata
l'aix» delle relìquie, sottentrarono a
prenderla i vescovi assistenti al so-
glio , i quali la depositarono nella
cappella; quindi il Papa fece dono
di ricchissimi sagri arredi , sen-
za calcolare i quali vuoisi che spen*
desse nella cappella , che avea fat-
ta consacrare dal Cardinal Sanseve-
rìno, cento e più mila scudi; però
il Torrigio, par. II, p. 177 dice ot-
tantamila. Questa cappella venne
elegantemente descritta in un poema
CHI
chi Loren70 Frizolio, e da Ascanio
Yalentini. Oltre a ciò Gregoiìo XIII
fece alzare il pavimento della basi-
lica, ristorare ed ornare la cappel-
la dell'altare maggiore degli apo-
stoli , facendo aggiungere alle sei
statue degli apostoli le altre sei, e
dodici grandi lampade. Per Fanno
santo da lui celebrato fece il sof-
fitto al portico, e sopra le cinque
porte fece dipingere la storia degli
apostoli.
Dopo la morte di Gregorio XIII,
gli successe il grandioso Sisto V, a
cui tanto deve la basilica. Egli ,
non contento di avere nell' an-
no i586, secondo l'idea, die avea
sino da semplice religioso, colFo-
pera di Domenico Fontana, tras-
portato dall'antico circo di Caio
e di Nerone il tanto rinomato Ohe-
lisco vaticano (Vedi), e di averlo
prodigiosamente eretto nella gran
piazza della basilica; per mezzo di
Giacomo della Porta e l'aiuto del
Fontana portò al termine la cupola
in breve tempo, mentre i periti
calcolavano abbisognarvi dieci anni,
colla spesa almeno di cinque mi-
lioni d'oro. Sisto y impose a' due
ardiitetti sollecitudine, e non curan-
za ad ogni spesa, Ai 1 3 luglio 1 588
fu posta mano al lavoro, ed impìe-
garonsi ottocento muratori , come
asseriscono il Martinetti, lo Cbat-
tard, e il Rocca nella descrizione
della basilica. Ai i4 maggio iSgo
ei'a già terminata la vastissima cu-
pola, sino alla lanterna o cupolino.
Di qui alla croce furono impiegati
altri sette mesi, onde, al fine di di-
cembre dell'anno stesso, e in tempo
di Gregorio XIV, che ai 5 di detto
mese successe a Sisto Y, era nell'e-
sterno interamente stabilita, come lo
fu anco nel i6o3, sotto Clemente
VllI,neirintei*no, La misura dique-
CHI
26;
sta gran macchina, avente il dia-
metro del concavo oomspondente
al tempio è di palmi centonovanta,
e di trentotto il diametro dell'oc-
chio della lanterna, la quale è alta
sino alla croce palmi centodiciotto.
Rimarchevole è la croce alta venti-
cinque palmi, compresa la distanza
che passa sulla palla, la quale è capace
di contenere nel suo interno quin*
dici persone. Riflette a tal uopo il
Fontana Descriptio templi {vaticani,
che se la sola lantenia fosse collo-
cata in piazza Farnese, arrivei*ebbe
la croce al cornicione del palazzo
Farnese, il quale è alto palmi cen-
totrentatre. L'imbocco poi, ossia
vano de' quattro arconi sotto la stes-
sa cupola, collocati tra vivo e vivo
de' piloni, è di cento tre palmi , e
l'altezza di essi, dal piano del tem-
pio fino sotto il loro sesto, é di
palmi duecento; sicché tutta l'al-
tezza di questa in tenore macchina,
dal pavimento alla croce, ascende
a palmi cinquecento ventiquattro, es-
sendone r esteriore di palmi cin-
quecento novantatre, secondo le mi-
sure del medesimo Fontana. Conr
frontata questa cupola con quella
del Pantheon, la supera di trenta
palmi in altezza , ma è minore in
larghezza di tre palmi, come abbia-
mo dal Chattard, Nuova descri»
zione del Faticano ^ o sia della bo"
silica di s. Pietro. Questo autore,
facendo pure il confronto della cu-
pola vaticana colle altre due più
celebri , cioè di s. Sofia di Costan-
tinopoli, e di s. Maria del Fiore di
Firenze, osserva che tutte sono mi-
nori in grandezza della Vaticana.
£ a sapersi, che ognuno de' quattro
piloni , secondo le misure prese , è
grande quanto la chiesa e il con-
vento de* religiosi trìnitari alle quat-
tro Fontane. Si vuole poi che il
i6a CUI
detto Sisto V impiegasse nella ba*
silica le colonne dell' antico Setti-
zonio, edifizio che descrivesi all'ar-
ticolo Chiesa di s. Lucu in Cer-
chio, detta in Settizoitio.
Assiso sul pontificio trono nel i5gi
il suddetto Clemente Vili, servendosi
dello stesso Giacomo della Porta,
perfezionò l'esterno della cupola, co-
prì di musaici l' interiore della me-
desima e suoi annessi , de' quali è
tutta sua la gloria. I musaici rap-
presentano, nel cupolino, il Padre
eterno, e negli spicchi della cupola,
diverse figure distribuite in sei or-
dini. In quello più prossimo sono
alcuni cherubini, nel secondo gli
angeli in atto di adorazione, nel
terzo altri cherubini , nel quarto
altri angeli con in mano diversi
stromenti della passione di Gesù
Cristo, nel quinto il Salvatore, la
b. Vergine, coi dodici apostoli, com-
preso s. Paolo, nel sesto vari Pon-
tefici e santi vescovi, i corpi dei
quali riposano nella basilica. Siegue
l'ornato sotto la cupola, e fino sot-
to il cornicione. Ne' quattro angoli
frapposti fi*a i quattro arooni, sono
espressi i quattro evangelisti co* lo-
ro simboli , e con alcuni putii in
alto festevole, con palme e fiori.
Non è nostro scopo citare i pittori
e musaicisti che ciò eseguirono, riu-
scendo troppo minuzioso l'articolo
per se stesso indispensabilmente lun-
go, e poi tutti sanno che i piti ec-
cellenti ai^isti lavorarono in questo
miracolo delle arti. Solo aggiunge-
remo che per diversi anni vi lavo-
rarono costantemente ottocento uo-
mini, e che da Sisto V si sommi-
nistravano ogni anno per la sola cu-
pola, centomila scudi d'oro.
Clemente Vili inoltre ornò la
volta della basilica di stucchi do-
rati , alzò e livellò il pavimento ,
CHI
lastricandolo di marmi mischi stu-
pendamente disposti, e per ciò ese-
guire fu d'uopo demolire l'antica
trìbuna, e stabiPi secondo il pensie-
ro di Buonarroti, la seconda cap-
pella detta da lui la Clementina^
incontro alla Gregoriana, la quale
nella funzione della coronazione dei
Pontefici fa le veci dell' antico se-
gretario. Clemente VIII eresse quel-
la cappella in onore di s. Gi^egorio
I, e il quadro di musaico lo rappre-
senta operare il miracolo riferito da
Giovanni Diacono, cioè quando il
santo Pontefice avendo forato con
un coltello uno di quei branda^ che
aveva prima calati sul venerabile
coi*po di s. I^etro, ne scaturì vivo
sangue, dal che restò confusa e con-
vinta l'incredulità di coloro, che
avendo rìcevuto un tal velo, poco
o niun conto facendone , l' aveano
portato al donatore. Il brandeum
era un velo applicato alle reliquie
de' santi, che si soleva manddi*e dai
Papi a diversi prìncipi, non per-
mettendosi anticamente in alcun mo-
do la traslazione delle sante reli-
quie fuori di Roma. Dubitando poi al-
cuni greci del pregio de' brandei, s.
Leone I ne tagliò uno colle forbi-
ci, e da esso ne uscì sangue, f^,
Macrì Hierqlexicon, Sotto 1* altare
riposa il corpo di s. Gregorio I, le cui
ceneri sempre furono onorate nella ba-
silica. Dal portico fu il suo corpo
trasportato avanti il secretano , don-
de s. Gregorio IV lo trasferì nell' ora-
torio da lui eretto, e che fu poi ri-
storato ed abbellito da Pio II. An-
co questa cappella ha cupola con
musaici, i quali ne nobilitano le al-
tre parti, ed é decorata di superbi
marmi, con che fu eziandio lastri-
cato con disegno il pavimento. Ol-
tre tutto questo, il zelante e ma-
gnifico Clemente Vili, essendosi al-
CHI
zato il payimento, e dovendosi ren*
det*e proporzionato l'altare maggio-
re, lasciò intatto l'antico nelle grot-
te vaticane, lo ridusse in perfetta
eguaglianza alzandovi altro sopra
che il racchiuse, la cui mensa di
marmo greco tutta di un pezzo é
lunga palmi diecinove e sette dodi-
cesimi. Fu essa presa dall'antico fo-
ro di Pferva. Quindi fece la so-
lenne consagrazione di quell'altare
alla pre<ienza de' Cardinali, della
prelatura ec ai 26 luglio i5g4) ri-
manendo così intatto quello consa-
grato da s. SiIvesti*o I, ed oggetto
dell' universale venerazione.
Non va qui taciuto, che quando
Giacomo della Porta sollevò il pa-
vimento intorno all' altare maggio-
re ed al vecchio altare, consagrato
da Calisto II, e sovrappose l'altro fat-
tovi innalzare da Clemente Vili, vi
scuopiì la finesti*a corrispondente al-
ia sagra urna. Calatovi l'architetto
il lume, ravvisò la croce d'oro so-
vrappostavi da Costantino e da Ele-
na sua madre, di cui abbiamo di
sopra parlato, quindi ne fece rela-
zione al Papa, il quale portatosi
sulla faccia del luogo coi Cardinali
Bellarmino, ed Antoniano, non che
col Cardinal titolare di. s. Ceci-
lia, ti'ovò quanto avea inferito l'ar-
chitetto, ma ordinò che in sua pre-
senza l'apertura fosse chiusa cdn
cementi. 11 trittico ed altre tavole
dipinte da Giotto, che stavano in-
torno air altare, e che il Cancellierì
descrive a pag. 98 e seguenti della
sua Sagrestia Faticanay furono da
Clemente Vili fatte trasportare al-
trove, e poi vennero collocate nella
camera capitolare della sagrestia. Sul-
r ornamento dell'antica confessione,
va consultato. Conrado Gianningo,
De confessione s. Petti in basilica
Vaticana. Ext. in Commentario de
CHI a63
basilica s. Petri apostolontm prin^
cjpis antiqua a Constnntino m, fiin*
data, Romae in Faticano, ac prae^
cìpue de altaribus gusdem. Int. VI
junii Bollani, p. III. Dal fin qui
detto poi apparisce che i celebri ar-
chitetti, eh' ebbero parte alla erezio-
ne della basilica, imitarono precipua-
mente i due piit rinomati monumen-
ti di Roma, il Pantheon, e il tempio
della Pace.
Nel i6o5, divenuto Pontefice Pao-
lo V, Borghese, e vedendo la parte
superiore della basilica quasi com-
pita , pensò air^*ezione dell'altra
parte, non credendo bastantemente
grande un sì gran corpo di chiesa,
in proporzione al concorso de' fedeli,
principalmente nelle solennità mag-
giori. Ma avendo prescelto il disegno
di Carlo Mademo, ingiunse che la
detta parte inferiore del tempio si e-
stendesse ancor piti di quello che
convenisse a forma di croce latina,
acciò i santi luoghi fossero intera-
mente racchiusi nella nuova fabbri-
ca, per non essere soggetti a profii-
nazrone. Addi 21 febbraio 1606, si
incominciò a disfei^ il tetto della
vecchia basilica, e si trovò un tra-
ve di abete lungo centotreutatre
palmi, il quale sosteneva una parte
del tetto della nave maggiore. Di
poi, ai 29 marzo, si principiò la
demolizióne dei muri ove incomin-
ciano le due cappelle del ss. Sagra-
mento e del coro, e agli 8 marzo
dell'anno seguènte 1607 si scavaro-
no per sessanta palmi le fondamen-
ta, laonde ai 7 maggio fu posta la
prima pietra della giunta, dal Car-
dinal Evangelista Pallotta. Prose-
guendo felicemente l'edifizio, ai io
febbraio 1608, monsignor Angelo
Rocca sagrisfa pontificio ripose nel
portico la pietra fondamentale. La
facciata e il portico furono termi-
964 CHI
nati nel 1612, e la gran giunta del-
la basilica ài 12 dicembre i6i4*
Poscia, e nel 16 18, furono erette le
due palati laterali della facciata e-
sterna, sopra le quali si dovevano
stabilire i campanili. Questa fiicciata,
eretta pure da Carlo Maderno, è alta
duecento sedici palmi, e circa cinque-
cento quaranta larga. E ornata da otto
grandissime colonne di dodici palmi
di diametro, e di cento ventitre di al-
tezza, compresa la base e il Capi-
tello, e nella parte superiore Pao-
lo V fece collocare la statua del
Salvatore, e quelle dei dodici apo-
stoli, di travertino e di forme co-
lossali. Nel fregio della cornice fu
posta questa iscrizione: in honorem
PBINCIPIS APOSTOLORVM PAVIVS V BVR-
GHESIVS ROMANVS PONT. MAX. ANNO
MDcxu PONT. VII. Paolo V pertanto
con animo veramente grande per-
fezionò, e terminò questo superbo
tempio, avendovi fatto tutte le cap-
pelle dopo la Gregoriana, e la Qe-
mentina, oltre i portici superiore per
la solenne benedizione, ed inferiore:
il portico supeiiore è lungo palmi
trecento dìciotto, largo cinquanta-
sette , ed alto venti. L* inferiore è
doviziosamente ornato con ìstucchi
dorati, e con venti colonne di mar-
mi differenti, e di palmi quattro e
tre quarti di diametro per ciascu-
na, senza mentovare i molti e pre-
ziosi ornati, e colle geste del prin-
cipe degli apostoli.
Rimanendo poi la confessione, che
introduce alla tomba di s. Pietro,
quasi nascosta nel pavimento. Paolo
V con isplendìda magnificenza, la
decorò di preziosi marmi, di due
nobili scale con balaustrate, e di due
statue di metallo dorato rappresen-
tanti i bb. Pietro e Paolo. Donò una
lampada di argento, del peso di
settanta libbre, insieme ad altre tre
CHI
minori, da lui pure donate, acciò
dovesssero continuamente ardere nei
di più solenni, assegnando le rendi-
te per l'olio. Terminò il pavimen-
to della basilica, fece la volta della
sotterranea con diverse grotte, ove
ripose con vago ordine le pittm*e,
sepolcn, ed immagini del? antica
basilica, come meglio diremo in ap-
presso. Da diversi altari dell' antioa
basilica trasportò a quelli della nuo-
va con solenne rito, ai 27 maggio
1607, i corpi de' ss. Simeone e
Taddeo apostoli, Gregorio I, Leone
I, II, 111, e IV, nonché Bonifacio
IV Pontefici, Petronilla, Gio. Cri-
sostomo, Processò e Martiniano. Col-
locò in luogo più eminente e sicu-
ro le preziose reliquie del volto
santo, della sagra lancia, e la testa
di s. Andrea apostolo. Con nuovo
accrescimento adattò alla grandezza
della basilica la porta di bronzo
fiitta da Eugenio IV : spianò ed
ampliò la piazza, che dà l'ingresso
alla basilica, e siccome si dovettero
demolire molti edifizi degH antichi
Papi, Paolo V li fece tutti dipinge-
re con aitile memorie nelle sagre
grotte, e altrove, affinchè se ne aves-
se un' idea. Su ciò è a vedersi il
Ciacconio, Fit PP, tomo IV, col.
379-
A Paolo V successe Gregorio XV;
mti nel suo pontificato poco si la-
vorò nella basilica, venendo soltan-
to coperta con istucchi dorati la
volta della cappella del coro, rifab-
bricata da Paolo V. Poscia al Ma-
derno defonto, successe il cav. Lo-
renzo Bernini. Questi, colla spesa di
cento mila scudi , e per ordine del
Pontefice Urbano Vili, eresse il
campanile, che poi Innocenzo X fu
indotto dagli emoli del Bernini, sotto
il pretesto che da quel fianco il tem-
pio minacciava rovina, a far demolire
CHI
colla spesa di dodici mila scudi. Per
aggiungere nobiltà ed ornamento alla
basilica, Tolle Urbano YllI imitare
la pietà e munificenza de' predeces-
sori; e siccome Bramante neii* alza-
re i quatti*o piloni, coli' idea che si
dovessero poi ornare di statue ai di
sotto, e di ringhiere al di sopra per
costodire le sagre reliquie, vi lasciò
il sito per le nicchie inferion, e for-
mò nel vivo di si gran massi quat-
tro pozzi per iscorta delie scale che
vi si dovevano stabilire per ascen-
dere alle pai*ti superiori. Urbano
Vili nel i63o, ordinò al Bernini
di adornare con bellissimi marmi le
quattro nicchie, nelle quali poi fu-
ix>no situate quattro statue di mar-
mo colossali, rappresentanti le ss.
Veronica, ed Elena, e i ss. Andrea
apostolo, e Longino. Così fece ab-
bellij*e le quattro nicchie superìorì ,
ciascuna con maestosa ringhiera di
marmo con due colonne ritorte, cioè
quelle che stavano innanzi all'alta-
re maggiora della vecchia basilica,
chiamate Vitinee, Nella nicchia di
s. Veronica si venerano e custodi-
scono le relìquie maggiori, delie
quali facemmo menzione superior-
mente, e in quella di s. Elena la
testa di s. Andrea, dalla cui loggia
si espone la coltre de' santi martiri.
Falso é che il Bernini cagionasse le
crepature, le quali poi comparirono
sulla volta della cupola, giacché egli
nei porre le scale al sito lasciatovi da
Bramante, ne restiinse il vacuo, e
lo rese più forte, anzi il Beraini
non fece che le scale dei piloni
di s. Andrea, e di s. Longino, men-
tre le altre furono precedentemen-
te eseguite sotto Paolo V, che, co-
me si disse, vi collocò le dette re-
liquie. Per opera del Bernini, Ur-
bano Vili col bronzo, che ricuopri^
va le travi del portico del Pan?
CHI a65
theon, ornò la confessione e l'altare
papale di quattro maestose colonne
spirali, e di un corrispondente bai-
dacchino {Vedi): ed è talmente que-
sta macchina grandiosa e propomo-
nata alla maestà del tempio, che in
altezza supera il palazzo Farnese.
Per questo, Lelio Guidiccioni in lo-
de di si meraviglioso lavoro, nel
i633 pubblicò in Roma: Ara Ma^
xinuL vaticana ah Urbanjo Vili
magni/iceniisswie instructa^ carmen,
adjectis variis epigrammatibus cum
oratiuncula in laudem ejusdem Pon^
tiflcis. Inoltre Urbano Vili edificò
l'altare di s. Michele; donò una
preziosa croce con due pezzi del
vero legno della ss. Croce, che pre-
se dalle chiese di s. Anastasia, e di
s. Croce in Gerusalemme; ed eres-
se un superbo deposito alla contes-
sa Matilde, facendo traspoi*tare nel-
la basilica le sue ossa^ fatte levare
dal monistero di s. Benedetto di
Mantova, e ciò in benemerenza al
patrimonio, che la pia principessa, sot-
to s. Gregorio VII, avea donato alla
chiesa Romana. Finalmente, ridotta
la basilica ad una maestà degna
delle più splendide magnificenze del-
l' antica Roma, Urbano Vllì , assi*
stito da ventidue Cardinali, dalia
prelatura, e da tutti quelli che han-
no luogo alle funzioni pontificie,
consagrò solennemente la basilica ai
1 8 novembre 1 626 ; cioè nello stes-
so giorno, che s. Silvestro avea con-
sagrata l'antica Costantiniana.
Benefattore della basilica fii anco
Innocenzo X, il quale terminò de-
finiti vanieu te i suoi abbellimenti, sia
coi cuoprire il pavimento con va-
ghi marmi, ove non lo era, sia col-
r ornare i pilastri laterali della na-
ve di eleganti incrostature di bel-
lissimi marmi, e di basso lilievi so-
stenuti da angeli pui'c di maimo, e
966 CHI
rappresentanti le immagiDi dei Pon-
tefìci, sia coiraggiungervi varie gi<an-
diose oolonne. Di che sì legge la
memoria nella iscrizione posta sulla
porta maggiore della basilica, com-
posta dal gesuita Famiano Strada,
e nella medaglia coniata coir epi-
grafe Vadcanis SaceìUs insignitis.
Poscia traslocò quel Pontefice il cor-
po di 8. Leone I all' altare dove
pi*esentemente si venera, facendo e-
seguii^ lo stupendo bassorilievo, che
lo rappresenta, nell' incontro con
Attila, dallo scalpello dell' Algardi.
Per maggior decoro poi della basi-
lica, agli 8 gennaio i65o, eoa bol-
la che si legge nel BuU, Val. tom.
Ili, pag. 265, proibì Innocenzo X,
sotto pena di scomunica, che ni uno
prendesse tabacco (Vedi) nel coro,
nelle cappelle, nella sagrestia, nel
portico, o nell'atrio della n>edesi-
ma: scomunica, che nel 1725 fu
tolta da Benedetto XIII.
Alessandro VII, Chigi, coll'opera
del medesimo Bernini, nella testa-
ta, o tribuna, collocò la Cattedra di
s. Pietro (Vedi), cioè in una gran
cattedra di bronzo dorato, sostenu-
ta dai quattro dottori pure di egual
metallo; gigantesca mole, che de-
saivemmo al citato articolo. Pose
sulla medesima cattedra la gloria
del paradiso con angeli e serafini in
grandissimo numero, tutti di stucco
dorato, e in mezzo lo Spirito Santo
sfolgorante raggi e splendori. Inol-
tre Alessandro VII, con disegno del
medesimo Bernini, formò la scala
regia, che dal portico e galleria si-
nisti^a conduce alla cappella Sistina;
scala, che descrivemmo nel Diziona"
rio al voi. VIII, p. 1 36. Quindi eresse
nella piazza Vaticana i due portici,
o colonnati, perchè chiunque si re-
ca alla basilica possa starsene al
coperto dalla pioggia, e dal sole. Il
CHI
Papa, nel 1 660, volle collocarne nei
fondamenti la prima pietra, ma
non potè vedere V opera finita , im-
perocché il braccio eretto dalla par-
te del santo Ofiizio fu perfezionato
sotto Clemente IX dal medesimo
Bernini. Il piano di questo edifizio
è largo palmi ottantadue, abbraccia
quattro ordini di colonne, ripartite
in modo che formano tre passaggi
o corsie, ed in quella di mezzo vi
passano le carrozze. È diviso il me-
desimo edifizio in due bracci, che
formano quasi due semicirooli, nu-
merandosi in dascuno, oltre venti-
quattro pilastri, centoquaranta co-
lonne di ti*avertino, alte, in^eme
alla base e capitello, palmi cinquan-
tasette e mezzo, oltre palmi quat-
tordici e un terzo, dovuti all' altez-
za dell'architrave, fregio, e corni-
ce; e palmi ventidue e mezzo alla
base, e statue di diversi martiri, con-
fessori e vergini in numero di ot-
tantotto, e che formano il finimen-
to di questa mole, i quali due co-
lonnati sono congiunti all'atiùo, o
portico della basilica, per due galle-
rie, o bracci retti, fomiti ambedue
di ampia porta, su ognuna delle qua-
li vi è un musaico. Quello dalla
parte del palazzo apostolico rappre-
senta la b. Vergine col s. Bambino,
coi ss. Pietro e Paolo, l'altro rap-
presenta il Salvatore in atto di chia-
mare s. Pieti*o. Sono poi ambedue
queste gallerie, tanto di fuori che
di dentro, ornate con oolonne piane,
le quali, due a due, tramezzano i
grandiosi balconi. A ciascuno di tali
pilastri, nella sommità, corrisponde
una statua di travertino: laonde
quarantaquattro sono le statue tutte
erette da Clemente XI ; gallerie^ e
colonnato, che nell' edificarli vuoisi
abbiano costato ottocento cinquanta
mila scudi.
CHI
Carlo Fontana, nelP opera pub-
blicata nel 1 694, col titolo : // lent"
pio Praticano, e sua origine^ con
gii edìfisii più cospicui^ antichi, e
moderni fatti dentro 9 e filari di esso
etc. y nel libro VI, cap. i, così de-
scrive: » La somma delle materie,
M che sono andate nell* erezione ....
» a cento undici milioni , e cento
M ventiduemila palmi cubi tra oc-
9» culti e visibili, che valutati
M a regola d'arte ascendono al prez«
» zo di ti*entasei milioni cento quat-
M toi*dicimila^ e seicento cinquanta
M scudi dì moneta romana Un
M breve ristretto degli altri mate-
M rìali in ornato di cupole, rilievi,
» e metalli etc, ascende a dieci mi«
M lioni ottocento mila cinquecento
99 trentatre scudi. Onde il prezzo
M di tutto il tempio, sino all'anno
M 1 694, ascende alla somma di qua-
99 rantasei milioni ottocento novan-
u taotto scudi di moneta romana,
99 a giulii dieci per scudo. Non sono
99 comprese le spese di modelli, e
99 muri demoliti, ne anche la spesa
M del campanile fatto fare da Ur-
M bario Vili, che costò sopra cento
99 mila scudi, mentre scudi dodici
99 mila in circa ne costò la demo-
99 lizione. Da qui si può arguire la'
>» spesa impiegata nel disfacimento
99 di mm*i, come di altri lavori, sen-
9> za che siano comprese le provvi-
99 sioni de' ministiM, il prezzo delle ma-
M gnifiche suppellettili, di cui è dovi*
99 ziosamente fornita la basilica, ec.".
11 p. Bonanni, capo 3i, dice^
che il denaro speso nella struttura
del, colonnato , e comìdori annessi ,
ascende a scudi ottocento dnquan-
tamila. Il medesimo Fontana, nel
lib. V, cap. 27, pag. 386, dice che
il vano, che occupa il tempio vatica-
no con la Vociata esterna, e portico
annesso, oltrepassa 1' estensione di
CH I 267
un ruU)io di terra, aggiungendo poi
che il sito, riempiuto dalla piazza,
e dal colonnato, abbraccia tre nib-
bi, e tre quarti di superficie. Il piano
pertanto di questa sontuosa basilica
in forma di croce, ha cento canne
di lunghezza, sessantasei di larghez-
za, e quarantacinque di altezza, nel
centro; ovvero, come altri misurano,
ottocento quai*anta palmi di lun-
ghezza della porta fino alla tribunal
seicento quarantasette di larghezza
nella a*oce traversale, e duecento
venticinque di altezza.
Sotto il pontificato di Benedetto
XIII, la piazza compresa nel recin-
to dei colonnati, fu lastricata di sel-
ci a quadrelli con guide di ti*aver-
tino, colla spesa di scudi ottantot-
to mila somministrati da monsignor
Sergardi, come economo della reve*
renda fabbrica di s. Pietro. Questa
piazza è divisa in due piani, uno
di figura elittica, l'altro di figura
quadiìlatera: il primo incomincia
dalla vasta apertui*a, che le serve
d' ingresso , e continua a seconda
del giro de' due bracci del colon-
nato, ed ove questo termina, a se-
conda delle linee di travertino che
formano la circonferenza della figu«
ra ovale. Il secondo incomincia dal
termine del colonnato, e segue a di-
stendersi insino al mui*o della &g-
ciata estema. La lunghezza del pii-
mo piano, regolandosi la misura
dalle estreme linee della circonferen-
za, abbraccia palmi ottocento venti-
sei, e la larghezza del vano intei*io-
re, escluso il colonnato, palmi otto-
cento ottantadue. L'altro piano, seb-
bene al primo inferiore nella lun-
ghezza, ascende a palmi quattrocen-
to trenta, e nella larghezza a palmi
quattrocento ottantacinque. Nei cen-
tro del primo piano sorge l'obelisco
fattovi innalzare da Sisto V ; e da ani-
268 CHI
bo i lati sono due grandiose e Taighe
fontane. Quella, eh' è più vicina al
palazzo apostolico, ebbe origine nel
pontificato dlnnocenzo Vili; quindi
fu migliorata da Paolo V, e meglio
stabilita da Alessandit) VII. Quest'ulti-
mo voleva erìgenìe altra simile dal-
la banda opposta, ma ne effettuò il
divisamento Clemente X.
Benedetto XIII, a' 12 febbra-
io dell'anno 1727, dichiarò perpe-
tuamente privilegiato l'altare, che
volle ^li consagrare, dedicato al-
lora al ss. Crocefisso, cioè il primo
nell'ingresso della basilica dal lato
destro, detto poscia della Pietà, per
la celebra tissi ma statua di Maria
Vergine sedente, che sostiene in se-
no Gesù Cristo deposto dalla Cro-
ce, opera insigne di Buonarroti. Di-
poi Benedetto XIV, con rescritto
dei 2 1 dicembre 1 749» confermò a
tale altare i suoi privilegi!, benché
'^ lo stesso Benedetto XIV avesse fat-
to trasportare il ss. Crocefisso, ed in-
vece collocato vi avesse le dette sta-
tue della Pietà, ch'erano prima nel-
r altare del coro, nel quale surrogò
un quadro in musaico rappresentan-
te la Concezione Immacolata della
beata Vergine, come si legge nella
costituzione yàlias presso il Bull.
Rom, tom. XIII, p. i54.
Regnando Benedetto XIV, la cu-
pola Vaticana minacciò rovinai*e a
cagione dell'enorme suo peso, il per-
che il provvido Papa, nel i743,
chiamò ad esaminarla i più periti
matematici , ma preferì il parere
del marchese Giovanni Poleni pro-
fessore dell' università di Padova.
Furono perdo posti nella parte e-
sterna della cupola sei cerchi di
ferro, perchè riparassero la minac-
ciata rovina, cioè due nel 1743
stesso, tre nell'anno seguente, e l'ul-
timo nel 1 748, precisamente incon-
CHI
tre ad uno dei due cerchi di ferro,
che per sicurezza aveva fatto met-
tere lo stesso Sisto V, sino dal iSgo,
cerchio che però nel 1747 e>^ stato
trovato l'Otto; sicché il peso del
ferro impiegato nei sei cerchi ascese
a libbre quarantotto mila quattro-
cento sette, come assicurò il Poleni,
che pubblicò la storia di si lodevo-
le operazione, col titolo: Memorie
istoriche della gran cupola del tem-
pio Vaticano e de* danni di essa, e
tle'ristoramenti loro, Padova 1749*
Nel 1753 Benedetto XI V, eh' era
stato canonico della basilica, le do-
nò un ricco paliotto, con sei can-
dellieri e croce d' argento di squisi-
to lavoro. Rese più solenne la festa,
e l'ottavario de' ss. Pietro e Paolo,
colla bolla Ad honorandam data
die 27 mart. 1756, Bui. Basii. Va-
tican. tom. Ili, pag. 817, seg., che
il Cenni egi*egiamente illustrò con
note. Indi confermò tutti ì privile-
gi della basilica, dopo averli distin-
tamente enumerati, non che quelli
del Cardinal arciprete, e del rispet-
tabile clero della medesima.
La gloria di aggiungere all'am-
pia mole del santuario vaticano una
sagrestia, proporzionata al suo ma-
gnificenlissimo edificio, era riservata
al grande Pio VI. Prima di dame
un cenno, e di dii*e di quali altri
benefizi fu largo colla basilica quel
Pontefice, ci sia permesso indicare
le antiche sagrestie della basilica va-
ticana, secondo che ne scrisse l'eru-
dito Cancellierì nell'opera: La sa-
grestia vaticana eretta dal regnante
Pontefice Pio Vly Roma 1784. La
origine delle sagrestie può dirsi con-
temporanea a quella de' sagrì tem-
pli, di cui sono state quasi le an-
celle, fino dai primi secoli della Chie-
sa. Due sono state le sagrestie, che
ha avuto in di velasi luoghi, e in di-
CHI
Tersi tempi l'antico tempio vatica-
no. La prima da Giovanni diacono,
e da Anastasio bibliotecario venne
distinta col titolo di antichissima ,
giacché veniva riputata per la sua
origine contemporanea a quella della
basilica ; la seconda, che dai detti ed
altri scrittori si denominava novella^
si congettura che fosse sostituita da s.
Gregorio IV, il quale fu eletto Papa
l'anno 827. Quindi fu Nicolò V, che
avendo concepito, come dicemmo su-
periormente, pel primo il divisamen-
to di riedificare in forma più ampia
e più magnifica la basilica vecchia ,
ideò pure pel primo l'erezione di
una nuova sagrestia, ciocché la mor-
te gF impedì di eseguire, non essen-
do però vero che volesse ridurre a sa-
gi^estia il tempio rotondo della Ma-
donna della febbre da lui ristorato.
Bensì fu Gregorio XIII, che inol-
trandosi il compimento della fabbri-
ca della nuova basilica, e dovendosi
demolire la vecchia sagrestia, nel
iSyS, ridusse a tal uso il detto
tempio della Madonna della febbi^.
Allora fu . aperto un passo dì comu-
nicazione colla chiesa, nella cappèl-
la ove fu poi eretto il grande ar-
madio pegli argenti. Nondimeno quel-
la comunicazione venne poco dopo
chiusa, allorché si continuò l'edifi-
KÌo verso la cappella Clementina, e
si apri invece un oscuro e disagiato
accesso. In seguito Paolo V avea
determinato, che Carlo Madenio fab-
bricasse una proporzionata sagrestia,
ove é ora la nobile cappella del ss.
Sacramento, ed a' 7 maggio 1607,
il Cardinal Evangelista Pallotta, ar-
ciprete, vi pose la prima pietra, prò
asdificando sacrario^ trasmessa per
mezzo di monsignor sagrista dallo
stesso Paolo V, che volle farne la
benedizione nella sua residenza al
Quirinale. Tuttavolta tal fìdbbrlca
CHI 169
non andò eseguita, ed Alessandro
VII ne diede incombenza al Berni-
ni, senza pure che si effettuasse. Se
ne conservano però i relativi dise-
gni nella biblioteca Chigiana. In se-
guito Innocenzo XII voleva eseguii^
quello, che avevano semplicemente
ideato i suoi predecessori ; quindi
ordinò, che dal tempietto della Ma-
donna della febbre, cui voleva de-
molire, si trasferissero nella tribuna
dell'altare de' ss. Simeone e Giuda
i mobili appartenenti alla sagi*estia;
ma poi ne fu dissuaso da monsignor
Fabretti canonico di s. Pietro. Cle-
mente XI voleva provvedere il tem-
pio vaticano di sì necessario edifizio,
ordinando ai più celebiì architetti
i disegni, e i modelli, in cui, benché
primeggiasse quello di Filippo Ivara,
r edifizio neppure s' incominciò , e
molto meno si eseguì da Clemente
XI], comunque ne sia stato bramo-
sissimo.
Finalmente asceso sulla veneran-
da cattedra di s. Pietro il Ponte-
fice Pio VI, nulla badando alle dif-
ficoltà che presentava l'impresa, e al-
le grandi necessarie spese, dopo avere
esaminato i disegni fatti dai più va-
lenti professoii, prescelse quello di
Carlo Marchionni romano. Primie-
ramente si acquistarono le case, che
dovevansi demolire incontro al sud-
detto tempio della Madonna della feb-
bre, indi fu esso demolito co' suoi tre
altari, ed ai 11 settembre 1776, lo
stesso Pio VI, con solenni cerimonie,
pose ne' fondamenti la prima pietra,
e con tale e tanta energia si pi*ose-
guì il lavoro, che in otto anni, e
colla spesa di circa un milione e mez-
zo di scudi, venne al suo termine.
Oltre la sagi*estia si eresse una
nobilissima camera capitolare, ove,
nelle occorrenze suole adunarsi non
solamente il capitolo, ma eziandio
270 CHI
il sagro Collegio per diverse fun-
zioni cui assiste- nella basilica, e per
le congregazioni, che celebravansi in
sede vacante, ricevendosi pure colà
le condoglianze del coi*po diploma-
tico, e del senato romano. Edificò
ancora Pio VI la guardaroba, cogli
armadi de' più belli legni del Brasi-
le, e r ampia canonica per abitazio-
ne del capitolo vaticano, di cui il
Pontefice era stato canonico. Ad on-
ta però dell'animo magnanimo del
Pontefice, cui per riconoscenza il ca-
pitolo eresse nella stessa sagrestia
una statua colossale di maimo, ope-
ra di Agostino Penna, non restò egli
interamente ben servito, come merì-
tava la sua grandiosa impresa. Il
Beccatini, Storia di Pio Vly tomo
^9 P^g* 14S9 parlando di questa fab-
brica ne accenna alcuni difetti tro-
vati dagl' intendenti, a' quali i satiri-
ci aggiunsei*o il grazioso detto di
Apelle, sopra la Venere di un pitto-
re de' suoi tempi : Non polendoti
far bella j almeno ti ha fatto ricca.
Il lodato Cancellieri ci ha dato, ol-
tre la citata opera. De secretariis
basilicae vaticanacy veterìs oc novae,
Romae 1788.
Oltre alla iscrizione, che sul gran
portone del palazzo canonicale, an-
nesso alla sagrestia, fu collocata, e la
quale si legge presso il Tavanti :
Fasti di Pio Fly tomo I, p. 128,
nel gioi-no della festa dei principi
degli apostoli, fu, secondo il solito,
dispensata nel 1784 (anno in cui la
sagrestia incominciò ad essere usata)
una medaglia d'oro, d'argento, e
di bronzo rappresentante da una par-
te il busto di Pio VI, colle parole
intorno : Pius FI, Pont. Max. an-
no IXy e nel rovescio 1* incisione
della nuova sagrestia, con questa
iscrizione sotto : Sacrarìum basilicae
s^aticanae a fundanienlis extnictuni
anno 1784.
CHI
La sagrestia vaticana, ad onta
delle eccezioni, che le si vogliono da-
re, non lascia di essei*e un vasto e
magnifico edifizio, e *se in parte
perde il suo pregio, forse principal-
mente lo perde per essere, al con-
fì*onto della straordinaria, superba ,
ed inimitabile mole dell' augusta ba-
silica vaticana, che è il più grande
e sontuoso tempio del mondo; dap-
poiché la vastità delle sue propor-
zioni può soltanto comprendersi, al-
lora che si osservino marcate sul
pavimento le mism*e della lunghez-
za dei principali templi moderni ,
cioè di s. Sofia di Costantinopoli in
palmi quattrocento novantadue, di s.
Paolo sulla via ostiense di palmi cin-
quecento settantadue, di s. Petronio
di Bologna in palmi cinquecento no-
vantacinque, della meti*opolitana di
Milano in palmi seicento sei, di quel-
la di Firenze in palmi seicento ses-
santanove, e di s. Paolo di Londra
in palmi settecento dieci, mentre la
basilica vaticana è lunga, come di-
cemmo, ottocento quaranta palmi, e
larga seicento quarantasette. Seguen-
do altri calcoli aggiungeremo le se-
guenti misure del tempio di s. Pie-
tro.
Lunghezza della basili-
ca dalla porta alla , catte-
dra palmi 837
Larghezza ....'. « 607
Altezza dal pavimento
alla volta . . >* 207
Altezza dalia confes-
sione da terra alla som-
mità della croce . . . m 129,3
Diametro della cupo-
la • « 190,2,16
Circonferenza della cu^
pola ........... 590,
Altezza interna dal pa-
vimento del tempio alla
volticella della lanterna do-
CHI
•we è dipinto il Padre eter-
no » 557,
Dal paviinento alla som-
mità della croce. . . . m 6 i i ,3
Dal pavimento della
chiesa sotteiranea . . . m 625,3
Da poi Pio VI, seguendo il di-
▼isamento di Clemente XIV, volle far
dorare tutto V ampio soffitto e volta
del tempio vaticano, formato di cas-
settoni , molti de' quali ottangolarì
con rosoni di stucco, e ad imita-
zione di quelli del tempio della
Pace; il perchè furono surrogati
agli stemmi di Paolo Y i suoi,
e nelle finestre e agU occhi del-
la cupola fece porre i cristalli .
In tal modo si acquistò un ambien-
te caldo neir inverno, e fresco nel-
r estate. A Pio VI, ed al bravo ar-
chitetto cav. Giuseppe Valadier
pm*e dobbiamo i due orologi, che
decorano la fìicciata esterna ed in-
terna del tempio , uno de' quali
segna e suona le ore alla fog-
gia italiana, l'altix) nel modo de-
gli oltramontani, senza pei'ò suona-
re le ore. Altres\ si devono a Pio
VI i paliotti di musaico pegii alta-
ri, la collocazione delle campane nel
luogo ove stanno, cioè a sinistra
della facciata stessa, nonché la rifu-
sione della campana maggiore, ese-
guita dal valente cav. Luigi Vala-
dier, padi*e del precedente, per esser
crepata nel 1779, ^^^ll^ <^he Be-
nedetto XIV avea ^Ito rifondere.
Tanto la detta campana che le ai-
tile, furono collocate nel mentovato
sito, ove erano state altra volta, e
per cura del lodato cav. Giuseppe
Valadier. Di tali campane parlammo
air articolo Campana (Predi'), Ciò
non pertanto si vegga quanto il
Cancellieri ne scrisse. De Tintinna'
hulis templi vaticaiU recens iterato
CHI
271
translads, in tomo IV, p. 1992,
De secretariis.
Stato presente della basilica
Vaticana»
Avendo parlato compendiosamen-
te, e per ordine cronologico di tem-
po, dell'erezione del celeberrimo tem-
pio di s. Pieb*o, e della sua riedifica-
zione, non riuscirà .discara una rica-
pitolazione, che riunisca le parti, e
dimostri nel suo complesso quale
ora si ammira. Né qui ci sembra su-
perfluo il ripetere, che i più. va-
lenti architetti ch'ebbero parte nel*
l'erezione della nuova basilica, eb-
bero precipuamente in mira d'imi-
tare in essa i due rìnomatissimi
monumenti di Roma antica, quali
sono il Pantheon, e la basilica
Costantmiana, ossia il tempio della
Pace.
£cco pei*tanto come trovasi og-
gidì la basilica di s. Pieti*o, ove o-
peraiX)no sommi artisti, pittori, scuU
tori, e musaidsti insigni, che per
amore di brevità, non è nostro pro-
ponimento di voler tutti rammen-
tare, supplendovi le tante descrizio-
ni, che abbiamo della basilica me-
desima. Innanzi ad essa apresi una
vastissima piazza, resa più ampia
ancora, dacché nel 1 8^5, le fu ag-
giunta da Leone XII^ in certo mo-
do, anche quella che prima era piaz-
za Rusticucci, fatta a tal effetto sel-
ciare, e livellare. Questa gran piazza,
avente la figura di anfiteatro, fu
ridotta nel modo che si vede, dal
Bernini ne' pontificati di Alessan-
di*o VII, e di Clemente IX, ed
é di due forme, una elittica, l'al-
tra quadra. Nel mezzo della pri-
ma osservasi il magnifico obelisco
di granito rosso orientale di un
solo pezzo, da un luto del quale nel
a7^ CHI
1817, monsignor Maccarani, econo-
mo della fòbbrica di s. Pietro, fece
a sue spese formare da monsignor
Filippo Gilii la esatta linea meri-
diana co' dodici segni del zodiaco, e
più i nomi dei venti principali. Ai
fianchi della piazza semicircolare so-
no vi le due sorprendenti fontane, eret-
te in parte dal Bernini. I due gran
colonnati, che circondano la piazza
semicircolare, si compongono di una
selva di colonne di travertino dispo-
ste in quattro ordini formanti tre
ambulacri, le cui balaustrate sono
decorate di statue. Dopo la piazza
semicircolare si entra nella quadra-
ta, ai cui fianchi si vedono i due
ampli vestiboli o gallerie salienti,
che uniscono la basilica ai colòmia-
tiy ed anco la loro cima é or-
nata di statue. La magnifica sca-
la, per cui si ascende al piano del-
la basìlica, si compone di ventidue
gradini, ed è divisa da tre ripiani.
Fu fatta costruire da Paolo V, e
poi venne fatta migliorare da Ales-
sandro VII, coir opera del Bernini,
il quale vi adattò nel mezzo il par-
terre in forma di padiglione di mar-
mo bianco, composto di sedici cor-
doni, con liste di granito . Ai lati
esterni si veggono le due menziona-
te statue dei ss. Pietro e Paolo.
Dnir ultimo gran ripiano della
scalinata sorge il prospetto esterio-
re della basilica, tutto murato di
travertini, ed alto palmi duecento
due, e largo cinquecento quattro.
Edificato da Maderno per comando
di Paolo V, ha un ornamento di
colonne, e pilastri corintìi sorreggen-
ti un architrave con fregio e cor-
nice. Sopra la cornice elevasi un
attico fincstrato, alle cui estremità
sono i due orologi, cioè nel sito
dove, secondo il Maderno, dovevano
essere i campanili. Sotto l'orologio
CHI
a sinistra evvi la gl*ande stanza col-
le campane. Sette vani apronsi nel
basso del prospetto; i due ai fian-
chi formano due balconi; gli altri
cinque mettono nel portico inferio-
re, e vengono chiusi dai cancelli di
ferro, avendo i tre di mezzo un ab-
bellimento di quattro colonne ioni-
che di buoni marmi. Sul vaso cen-
ti*ale si vede un marmoreo basso-
rilievo, . nel quale il Buonvicini rap-
presentò la potestà delle pontificie
chiavi. Superiormente al poiiico è
la gran loggia per la benedizione
papale, e nel giovedì santo, per dis-
posizione del rognante Gregorio
XVI, vi s'imbandisce la mensa pe-
gli Apostoli, acciò nell'ampio por-
tico abbiano sfogo quelli, die desi-
derano assistervi . L' attico viene
terminato da una balaustrata su cui
▼eggonsi tredici statue colossali esprì-
menti il Salvatore, e i dodici apo-
stoli. Sebbene questa facciata sia
veramente imponente e maestosa ,
molti ne sono i difetti architettoni-
ci. Il portico, che sta innanzi alla
basilica, è ornato assai bene con un
ordine di colonne, e pilastri ionici
sorreggenti una cornice, da cui spic-
casi la volta, la quale ha un buono
scompartimento di ornati in istucco,
esprimenti le storie degli apostoli,
con ìstatue simili rappresentanti i
primi quarantaquattro Pontefici chia-
ri per santità. Il pavimento del
portico è di bei marmi, lodevolmen-
te scompartiti dal Bernini nel pon-
tificato di Clemente X. Da questo
portico si entra nella basilica per
quattro porte, perchè l'ultima a
destra non si apre che all'anno san-
to, per cui è chiamata santa . Le
due estreme, e quella di mezzo han-
no due colonne di paonazzetto per
abbellimento; mentre i fusti delle
ti'e minori sono di legno, e forma-
CHI
ti co'tì'avi, che reggevano i tetti
dell' antica basilica ; quelli della mag-
giore sono di bronzo e fatti ese»
giiire da Eugenio IV con istorie
allusive ai principi degli apostoli
ed ai principali fatti dei suo cele-
bre pontifìcato. Sopra questa poi*ta
evvi un bassorilievo di marmo, in
cui il Bernini figurò il Redentore,
che affida a s. Pietro il cattolico
ovile: incontro, neiralto di una lu*
netta, si vede il famoso musaico di
Giotto, che vi effigiò la navicella
di s. Pietro. 11 portico inoltre ha
dai lati due ambulacri, ciascuno dei
quali ornato con quattro statue di
travertino, rappresentanti la Chiesa,
e le sette virtù: in fondo ali* am-
bulacro a dritta si osserva la bel-
lissima statua equestre dì Costanti-
no, in atto di vedere la prodigiosa
croce apparsagli in aria prima di
venire a battaglia fìnale col ti-
ranno Massenzio; lodata opera del
Bernini. Il dicontro ambulacro ha
nel fondo V altra statua equestre di
Carlo Magno, bene scolpita dal Cor-
nacchina
L' interno della basilica sorpren-
de chiunque per la vastità, per le
belle proporzioni , per la licchez-
7a degli ornati, e per la solidità
delle materie; anzi quest'immenso
edifìzio non ha eguale al mondo,
ne Tantichità stessa può vantarne
uno consimile. L' interno di esso
apresi a tre navate, oltre la croce-
rà, una maggiore nel mezzo, avente
da capo la tribuna , e due minori
ai lati. Si entra nella basilica per
tre porte, sulle quah vi sono al-
trettante iscrizioni, cioè di Paolo V,
di Urbano Vili, e d'Innocenzo X.
Nella nave grande avente quattro
arconi per lato, sostenuti da grossi
piloni, adorni di due pilastri, si api*e
un doppio ordine di nicchie, che al
voL. xn.
CHI 373
paro della tribuna sostengono le
statue in marmo de' san ti fondatori
d'ambo i sessi degli Ordini religio-
si: ciascuna statua è alta palmi di-
ciannove, e giusta il costume si col-
locano tutte in dette nicchie a spe-
se degli Ordini lispettivi dòpo la
canonizzazione del santo rappresen-
tato. Dalle iscrìzioni di metaiio do-
rato che stanno sotto dette statue,
si conosce di quali santi sono, e
l'Ordine che le fece scolpire. Cia-
scuno degli arconi, per cui si va a
tutte le cappelle, ha dai lati nei
rìnfianchi due statue di stucco rap-
presentanti le virtù. Addosso ai due
primi piloni sono due conche di
giallo di Siena per l'acqua bene-
detta, sostenute da due putti ai Ia-
ti, il tutto ordinato da Benedetto
XIV. Nell'ultimo pilone a destra à
Tenera la statua in bronzo di san
Pietro. Il pavimento della nave gran*
de, perciò che risguarda la giunta
di Paolo V, cioè dalla porta fino
alla cappella Gregoriana, è di mar-
mi diversi, e fu fatto colla direzio-
ne del Bernini, del pari che quello
delle navi lateraH. Quello però del-
la crocerà venne costruito confor-
me il pensiero di Giacomo della
Porta ; ma è in tutto eguale al-
l' altro.
Ora passiamo brevemente a dire
delle navi minori, poi della nave
di crocerà, e della tribuna. La na-
ve minore a diritta è a volta con
ornamenti di stucco dorato, e con«
tiene altari, e cappelle con balau-
strate di marmo, e lungo di essa
apronsi tre cupole. Il pavimento, le
colonne, e i pilastri sono di marmi
diversi; gli ornati sono di marmo
pario, e consistono in medaglioni
rappresentanti i Pontefici santi, so-
stenuti da putti con palme, tro-
fei sagri, gigli , e colombe col ra-
18
274 CHI
mo d'ulivo nel i*ostro, siccome stem-
mi d' Innocenzo X, Pamphily. Sul-
la porta santa evvi in musaico la
immagine di s. Pietro ; segue la
cappella della Pietà, col celebre
gruppo scolpito da Buonant)ti per
comando del Cardinal Villiers de la
Grolaye, abbate di s. Dionigi in
Francia ed ambasciatore di quel re-
gno presso Alessandro VI, e che la
fece collocare nel tempio di s. Pe-
tronilla. Da questo tempio fu tras-
portato il ginippo all'altro rotondo
della Madonna della febbre, dove
i^stò, finche esso venne ridotto ad
uso di sagrestia. Allora essendosi
tiìisferito il gruppo nell'altare del
coro, fu collocata ove sta, per vole-
re di Benedetto XIV. A sinistra del-
l' altare, si Tede in luogo chiuso la
colonna, a cui dicesi essere stato ap-
poggiato il Redentore quando fu
co' dottori nel tempio; ed è perciò
che si ritenne ognora la più effica-
ce a rendere liberì gì' indemoniati ,
anzi anticamente chiamavasi la co-
lonna degU spiritati. Essa è una del-
le dodici colonne vidnee che ador-
navano r antico altare della basilica.
Nel medesimo luogo si conserva an-
cora un' urna di marmo, che fu già
sepolcro di Probo Anicìo prefetto del
pretorìo, morto nel declinare del se^
colo IV, non che di Proba Fulconia
sua moglie. Questosarcofegoper lungo
tempo servì di fonte battesimale nella
basilica. Dall' aitilo fianco deli' altare
della cappella della Pietà evvi una
cappelletta sacra al ss. Crocefisso,
ed a s. Nicola , ove si conservano
le relìquie, come dicemmo superior-
mente. Monsignor Gio. Cristoforo Bat-
telli, nel 170^^, pubblicò in Roma:
De sarcophago marmoreo Probi A-
tddi^ et Prohae Fulconiae in tempio
vaticano j e il Cancellieri tomo IV,
De secretanis Vet. ac novae basii
CHI
vatic, alle'pag iSSg, e 1667, pub-
blicò tre indici delle reliquie appar-
tenenti alla basilica, e la nota di
quelle salvate nel funesto sacco di
Borbone.
Usciti dalla cappella della Pietà
si trova a diritta il monumento se-
polcrale di Leone XII, erettogli dal
Papa che regna ; e di contro si os-
serva il cenotafio di Cristina regina
di Svezia, decretato da Innocenzo
XII. Segue la cappella di s. Seba-
stiano, eh' è la seconda, il cui qua-
dro in musaico fu cavato dall' orì-
ginale del Domenichino. A destra si
trova il deposito d'Innocenzo XII;
di fi*onte si vede la sepoltura della
benemerita gran contessa Matilde,
che donò l'ampio suo patrimonio
alla Sede apostolica, e che ivi fu
fetta trasportare da Mantova , da
Urbano VIII. Quella contessa è la
prima delle donne illustri tumulate
nella basilica. Quindi si giunge alla
cappella del ss. Sagramento, il cui
prezioso ciborio di metallo dorato,
e adomo di lapislazzoli, fu ideato
dal Bernini nel pontificato di Ales-
sandro VII, sul modello del tem-
pietto di Bramante. Il quadro del-
l' altare fu dipinto da Pietro Cor-
tona, che vi effigiò la ss. Trinità,
mentre l' altare fu fetto decorare da
Clemente X. La poita a sinistra
mette ad una scala, per cui si ascen-
de al palazzo apostolico. Per quella
scala si reca dalla sua abitazione
nella basilica il Pontefice col suo
corteggio, meno nei pontificali, co-
me descrivemmo all'articolo Cap-
pelle Pontificie. Allora entra nel
tempio per la porta principale. A
destra dell'altare, vi è una piccoLi
sacristìa, e d* appi*esso un altare mi-
nore già dedicato a s. Maurizio,
e compagni martiri. Nell'altare de-
dicato a questo santo nella vecchia
CHT
basilica, gì' imperatori, prima di ri-
cevere. all'altai*e di s. Pietro, la co-
rona dal Sommo Pontefice, erano
unti solamente nel braccio destro,
e nelle spalle ooW olio esorcizza-
to . Poi nel detto altare fu po-
sto un musaico esprìmente Gesù
condotto alla sepoltura, desunto dal
dipinto di Caravaggio. Le due co-
lonne vitìnee di questo altare già
furono delle dodici, che circondava-
no la confessione, e che si credono
tolte dal tempio di Salomone. Sul
pavimento, dinanzi all' altare, si am-
mira il bel deposito di bronzo dì
Sisto IV, ove oltre le sue ceneri^
rìposano quelle dei nipoti Giulio
Il , e del Cardinal Franciotto del-
la Rovei*e, oltre quelle del Car-
dinal Fazio Santorìo. Dal lato del
vangelo trovasi un organo, che cor-
risponde pure nella prossima cap-
pella Gregorìana. In questa cap-
pella del santissimo Sagramento, si
espone il cadavere del defonto Pon-
tefice, per tre giorni continui, du-
rante i quali il popolo si reca per
r ultima volta a baciargli i piedi
che a tale effetto sono presso i can-
celli.
All'uscire della cappella del ss.
Sacramento s'incontra a destra il
sepolcro dì Gregorio XIII; e di fec-
cia in un' urna dì stucco vi sono
le ossa di Gregorio XIV. Qui pre-
cisamente termina la navata mino-
re, e la giunta di Paolo V, e si
enti'a nella crocerà greca secondo
l'idea di Buonarroti. Accanto della
nave si vede di fronte l'altare di s.
Girolamo, col quadro in musaico
fatto sui celebre orìginale del Do-
minichino. A mano destra evvi la
sontuosa cappella Gregoriana, della
cui erezione si disse nel paragrafo
precedente, ed ove si venera l'im-
magine della B. V. e il coi^o di s.
CHI 275
Gregorio Nazianzeno. Proseguendo il
cammino a destra si giugne al monu-
mento sepolcrale di Benedetto XFV. Dì
feccia è l'altare dì s. Basilio rappre-
sentato in atto di celebrare la messa,
alla presenza dell'imperatore Va-
lente. Si giunge quindi alla tribu-
na dal lato di tramontana. Il prì-
mo altare a destra è dedicato al re
di Boemia s. Venceslao martire ,
quello di mezzo è saci*o ai ss. Pro-
cesso e Martiniano, da cui prende
nome l' intera tribuna, e nella qua-
le il regnante Pontefice nel giovedì
santo ha introdotta la lavanda de-
gli apostoli per isfogo degli spetta-
tori forestieri. Ivi sono sepolti ì cor-
pi dei detti santi, mentre il terzo
aliare è intitolato a s. Erasmo. Tro-
vasi poscia il deposito di Clemente
XIII, avente incontro l'altare che
rappresenta nel musaico s. Pietro
in perìcolo di sommergersi, e soc-
corso dal divin Maestro. Proseguen-
do il cammino, si trova a destra
l'altare di s. Michele Arcangelo, il
cui quadro in musaico fu tolto dai
famoso originate dì Guido Beni. In-
di vedesi l'altare di s. Petronilla,
che ha per quadro un musaico, co-
pia del celebre dipinto del Guercì-
no. Non dispiacerà poi che qui si
aggiunga un cenno su questa santa
creduta figlia di s. Pietro. Vuoisi
da alcuni, che il santo Apostolo prì-
ma di seguire il Bedentoi*e, e per-
ciò prìma del suo apostolato, avesse
per moglie una sorella dì s. Bar-
naba, dalla quale ebbe un figlio, e
una figliuola detta Petronilla, di cui
la Chiesa universale fa memorìa ai
3i maggio. Ma né s. Girolamo, né
Beda, ne i moderni critici , e pre-
cipuamente il dottissimo Tiilemont,
non convengono che s. Petronilla
sia figlia di s. Pietro. Tutta voi la
alcuni la credono soltanto figlia spi-
rsLjG CHI
rituale, come il Baronio in Àdnot
ad MartyroL 3i MajL V. il p.
Enschenio nel suo Commentarius
historicus de s, Petronilla virgiìie
romana y nel tom. VII. A et ss,
ma/i p. ^20.
Dopo l'altare di s. Petronilla se-
guita il deposito di Clemente X,
che ha di prospetto l'altare, in cui
si rappresenta nel quadro s. Pietro
che risuscita Tabi la. Per due gra-
dini di porfido, che già servirono
all'altare maggiore dell'antica basi-
lica, si ascende alla tribuna princi-
pale, detta della Cattedra, ove sul-
l'altare, il quale è dedicato alla ss.
Vergine, si ammira il sorprendente
gruppo ) cioè i quattro dottori di
forme colossali , che sorreggono la
sedia di s. Pietro, grandiosa opera in
bronzo del Bernini. Entro la qual se-
dia di bronzo venerasi la identifica
cattedra di s. Pietro. Sotto la tribuna,
Q sinistra di chi guarda, si vede il
magnifico deposito di Paolo 111, e
Il destra quello pur bello di Urba-
no Vili. Nel centro della nave di
crocerà, proprio di rimpetto della
tribuna, ov'è la detta cattedra, ergesi
il sontuosissimo altare papale , colla
sottoposta confessione degli apostoli,
alla quale si discende per doppia
scala di marmo di diciassette gra-
dini , circondata dalla balaustrata ,
che ha cento palmi di circuito. In
essa sonovi in giro dei cornucopii
di metallo dorato , ove si conten-
gono ottantanove lampadi sempre
ardenti. Incontro la confessione si
vede il monumento sepolcrale di
Pio VL Al di sopra dell'altare pa-
pale, e della confessione apresi la
grandiosa cupola, che posa su quat-
tro piloni. Ciascuno di essi nella fac-
cia, che guarda al centro della cro-
cerà, ha un'ampia nicchia, circon-
data con balaustrate di marmi, ove
CHI
sono collocate quattro statue colos-
sali, cioè di s. Veronica, di s. Elena,
di 8. Andrea, é di s. Longino. Per
di sopra alle statue ossei*vansi quat-
tro loggie, ognuna delle quali è or-
nata di due delle colonne vitinee
di marmo parlo, di cui altre vol-
te si è parlato in questo stesso
articolo. Dalla loggia del pilone di
s. Veronica, si mostrano le reliquie
maggiori, che si custodiscono nella
contigua camera, da ultimo restau^
rata, per cui si vedono gli stemmi del
Papa regnante; e da quella di's.
Eiena la coltre de' ss. martiri. Par-
tendo dall'altare papale, e proseguen-
do il cammino verso la tribuna me-
ridionale, incontrasi vicino all'arco-
ne, che mette alla tribuna della cat-
tedra, il deposito di Alessandra Vili,
avente di contro 1* altare dei ss. Pie-
tro e Giovanni, santi rappresentati
in musaico in atto di risanare io
storpio alla porta speciosa. Presso il
deposito mentovato, sta l' altare di
s. Leone T, col celehratissimo basso
rilievo dell* Algardi in cui espresse a
fi:onte di Attila quel magnanimo
Pontefice, del quale riposano sotto
l'altare stesso le sante ceneri. Sul
mezzp del davanti vedesi la sem-
plice memoria mortuaria di Leone
XII, in un'epigrafe da lui medesi-
mo dettata, e che cuopre il suo cor-
po. L' altro altare presso il mento-
vato, è dedicato alla b. Vergine
detta della Colonna ^ perchè l'im-
magine di Maria si vede ivi dipin-
ta sopra una delle colonne di porta
santa, che ornavano l'antica basili-
ca, e qui fu collocata da Paolo V
nel 1607. Sotto il detto altare si
custodiscono i corpi de' santi Ponte-
fici Leone II, III, e IV.
Continuando il giro del quadrato
sulla linea meridionale, trovasi a
dritta lasepoltiu'a di Alessandro VII,
CHI
e sotto la sepoltura slessa, è la porta
che mette alla piazza dì s. Marta.
A mano sinistra, vi è 1* altare dedi-
cato ai ss. Apostoli Pietro e Paolo.
Sono quei santi effigiati nel dipìnto
in lavagna, esprìmente la caduta di
Simone mago. Il cav. Francesco
Vanni avea, eseguito tal pittura,
di' è l'unica nella basilica, la quale
non sia ti^asportata in musaico; ma
siccome, ad onta de' suoi ristauri,
avea molto soffeilo, la reverenda
fabbrica di s. Pietro ha decretato |
che vi si sostituisca un musaico rap-
presentante Gesù. Cristo in atto di
consegnare le mistiche chiavi a $.
Pietro in presenza di tutti gli apo-
stoli, segno delia suprema potestà a
lui conferita. A tal effetto la reveren-
da fabbrica meritamente ha alloga-
to al eh. cav. Filippo Agricola valente
dipintore, la rappresentazione in tela
di detto sublime argomento, dap-
presso il quale per opera dei peritissi-
mi musaicisti vaticani, e precisamen-
te nel celebre studio di musaico, di
cui fu benemerito Leone XII, e che
sta presso la basilica, nel cortile del
contiguo palazzo apostolico, chiama-
to di s. Damaso, in uno de' bracci
della galleria di Belvedere, verrà
trasportato in musaico con quella
diligenza e maestrìa cotanto nota.
Del detto importante studio dipen-
dente dal prelato economo della ba-
silica stessa , è direttore V esimio
barone Vincenzo Camuccini, le cui
opere pittoriche gli hanno acquista-
to quella fama , che giustamente
gode; e da. ultimo ne fu fatto di
lui coadiutore con futura successio-
ne, il suddetto cav. Agricola. In que-
sto ampio locale, evvi il deposito degli
smalti coloiati, co' quali si compon-
gono le diciassette mila tinte, onde
imitare con precisione gli originali.
Ci siamo fermati su questo punto,
CHI njj
e alquanto deviandoci dal progres-
sivo racconto, perchè in Roma il
musaico dalla sua invenzione sino
al dì d'oggi, si è sempre lavorato
e tenuto in pregio, persino nella
decadenza delle aiti, come ne fanno
testimonianza i musaici delle chiese
di Roma fktti in secoli diversi ; ma
che formano un anello di congiun-
zione fra V antica pittura, e la mo-
derna. Al risorgimento delle arti,
l'alta mente dei Papi amò di or-
dinare non solo quadri in musaico,
acciò le rappresentazioni meglio re-
sistessero ai secoli, ma uno studio ap-
posito essi collocarono sempre presso
la basilica vaticana, per aver nuovi
quadri in musaico, e per risarei i*ii
dipoi. Tale studio entra nel novero
dei tanti pregi artistici di Roma.
Prìma lo studio stette in diversi
luoghi presso la basilica, e quando
Pio VI , nel 1782, fece demolire
l'antico, collocò il nuovo vicino al
seminario Vaticano. Il Cancellieri
Sagrestia Vat,^ pag. Sg, riporta
la iscrizione che vi fu apposta. In
seguito fu trasferito al palazzo Gi-
raud, ora Torionìa, donde in pro-
gresso fu stabilito ov'è di presènte.
Di fronte alla trìbuna di tramon-
tana, sta quella di mezzogiorno, det-
ta de' ss. Simeone e Giuda aposto-
li, perchè sotto l'altare di mezzo
riposano ì loro corpi. Ha l'altare per
quadro la crocefìssione di s. Pietro,
eseguito in musaico presso il rinoma-
to dipinto di Guido Reni. L'altare
a destra è intitolato a s. Tommaso
apostolo, e sotto vi si venera il corpo
di 6. Bonifacio IV: dall' altro can-
to si vede l'altare di s. Francesco.
Ricavato è il musaico dal quadro
a olio del Domenichino, e sotto si
venera il corpo dì s. Leone IX.
L'altare era prima dedicato ai ss.
Maliziale martire, e Valeria vergi»
278 CHI
ne e martire. Si perviene quindi
alla sagrestia, di cui si parlem in
fine, sulla porta della quale è di-
pinto a fresco dal Romanelli, s. Pie-
tro che coir ombra del suo corpo
risana V energumena.
Di faccia alla porta della sagrestia
si osserva l'altare dei ss. Pietro ed
Andi*ea, il cui musaico rappresenta
la morte di Anania e Sai&*a. Se-
guendo dal lato della sagrestia si
trova la magnifica cappella Clemen-
tina (uguale nelle misure alla Gre-
goriana che le sta incontro), e Tal-
tare, come di sopra si descrisse, de-
dicato a s. Gregorio Magno, che vie-
ne effigiato nel quadrct in musaico
dappresso il dipinto di Andrea Sac-
chi. La porta, che sta di fianco al-
l'altare, introduce ad un organo
con sua cantoria per uso della cap-
pella del coro. L'organo fu fatto
dal celebre Mosca, come racconta
il fionanni al capo 21, n. 4o, ed ivi
fu fòtto poi trasportare da Urba-
no Vili, il quale Io fece accrescere
di altri registri, e voci nell' an-
no 1626 da Ennio Bonifacio Cer-
rioola. In questo medesimo luogo, e
sulla porta é il monumento sepol-
crale di Pio VII. Prima di passare
nella nave laterale, eh' è la sinisti^a
entrando nella basilica, sta di pro-
spetto ad essa l' altare della trasfigu-
razione, il cui musaico è copia del
capo lavoro di Rafiaello. Enti^ti ap-
pena sotto la nave minore, a sini-
stra s'incontrano due depositi nei
lati di essa: quello a destra appar-
tiene a Leone XI, e quello a sinistra
ad Innocenzo XI. Inoltrandosi nella
nave, che in tutto e per tutto so-
miglia alla suddescritta, sì nella for-
ma che negli ornati, si giunge alla
bella cappella del coro.
Della cappella del coro, oltre
uanto superiormente si disse, qui
CHI
ci fermeremo alquanto per dire
quelle cose, che principalmente la ri-
guardano, giacché in essa con di voto
frequente concorso de' fedeli, ed in
ispecial modo de' forestieri, il reve-
rendissimo capitolo vaticano quoti-
dianamente officia , e celebra con
molto decoro e diligenza le funzioni
ecclesiastiche, facendo uso per pri-
vilegio della salmodia dell'antica ita-
la versione de' salmi , detta comu-
nemente di s. Girolamo. Così pure
ricorderemo, che in questa cap-
pella del coro si celebrano le ese-
quie novendiali al Pontefice defonto,
dopoché i canonici ne hanno asso-
dato il cadavere, non che quel-
le anniversarie, che agli stessi Papi
fanno i Cardinali da loro crea-
ti. Come ancora in essa ha luo-
go l'ultima assoluzione al cada-
vere del Papa defonto, dopo di che
ivi anche si pone nelle tre casse. Qui
inoltre il sagi*o Collegio assiste ai
solenni vesperì, ed il Pontefice tal-
volta interviene alla messa della de-
dicazione della chiesa, e a quella
delle suddette esequie anniversarie
de' suoi predecessori, prendendo luo-
go nel primo stallo canonicale, sen-
za mentovare altre circostanze, come
quando dalla cappella parte la pro-
cessione, per l'esposizione del ss. Sa-
gramento in forma di quarant'ore.
La cappella del coro, nella for-
ma e grandezza, é quasi simile a
quella incontro del ss. Sagi^amento,
ed ha la parte anteriore ornata di
cupola, decorata con musaici tutti
allusivi al sagrifìzio, ed alle lodi, che
dai sacri ministri a Dio si tributa-
no nel coro, e nel suo altare; mu-
saici che furono eseguiti per la mag-
gior parte ne* pontificati d' Innocen-
zo XII, e di Clemente XI. La cap-
pella conserva ancora il nome di
Sistina da quella antica, che nello
CHI
stesso luogo fece fòbbricare Sisto
IV, della Rovere^ per accresci mento
di lustro alla basilica, e al suo ca-
pitolo da lui grandemente benefi-
cato, nel modo che appresso diremo.
DÌToto questo Papa della gloriosa
Immacolata Concezione della beata
Vergine Maria, su di che è a ve-
dersi il Novaes, t. VI, p. 36, con
sua bolla, la quale si legge nel t. II,
p. 2o5 del BulL VcU.^ le dedicò la
cappella e l'altai'e, che pure consa-
grò, agli 8 dicembre i479- ^^^'
conta Giacomo Grimaldi che nel-
r altare era n vi le immagini della b.
Vergine, de' ss. Pietix» e Paolo, dei
ss. Francesco di Assisi, ed Antonio
' di Padova, particolari protettori del
Papa, al qual Ordine religioso avea
prima appartenuto, per cui vi si
fece rappresentare genuflesso in at-
to di pregare. Secondo il Torri-
gio, Grotte VaLy pag. lùfi aggiun-
giamo, che nella stessa cappella si
vedevano dipinte le immagini dei san-
ti mentovati, e Sisto IV genuflesso
e rivolto alla b. Vergine, oltre al-
cuni angeli, le cui teste nella de-
molizione della cappella furono poi
date ai Cardinali ÉvangeHsta Pai-
lotta, e Alessandro Montalto ; il tut-
to dipinto da Baldassare da Siena.
Questi è il celebre Baldassare Pe-
ruzzi sanese, pittore ed architetto
insigne, il quale, come riporta il Va-
sari nella sua vita, dipinse gli apo-
stoli a chiaro scuro, nelle nicchie
dietro Tal tare della cappella del co-
ro, per cui si vuole che l'immagi-
ne di s. Pietro, che sta nelle grotte
vaticane, sia appunto una di esse.
Di queste pitture varie sono le
opinioni, giacché il Dionìsì, Sac. VaU
Bas.y a p. 1 75 aggiunge, che nell'absi-
de della cappella del coro nella parte
superiore era dipinta la b. Vergi-
ne circondata da angeli, e dalla par-
CHI 279
te inferiore del destro lato s. Pie-
tro, s. Francesco, e il Papa in atto
di orare, e nel sinistro s. Paolo, e
s. Antonio. Osserva egli poi, parlan-
do della detta immagine di s. Pie-
tro esistente nelle grotte, che questa,
o quella di s. Paolo probabilmente
furono dipinte da Baldassare, ma
le altre pitture con giusta aùtica, e
riflessioni sulle diverse epoche, le at-
U'ibuisce a Pietro Vannucci di Cit-
tà della Pieve, detto il Perugì/io,
Quindi Sisto IV pose nella cap*
pella i sedili pel capitolo vaticano»
disposti in tre ordini, giusta quelli
del clero vaticano. Ne proibì alle
donne l'ingresso con pena di sco-
munica, permettendolo solo nelle fe«
ste della Concezione, de* ss. France-
sco e Antonio di Padova, non che
nel giorno anniversario di sua mor-
te, come si legge nel t. II, p. 202|
Della Sacr» Bas, Tanto fu l'amo-
re, che Sisto IV portava a questa
sua cappella, che vi si recava ad
assistere al vespero, ed alla messa
solenne delle tre mentovate festivi-
tà, come abbiamo dal Torrigio ci-
tato, e in morte volle esservi sepoU
to in quel monumento di bronzo
di cui parleremo, che costò dieci
anni di lavoro, come scrive Raffaele
MafTei Volterrano. Monumento, che
nel i635 fu trasferito da Urbano
VIII, nella cappella del ss. Sagra-
mento, perché a cagione di sua
grandezza formava imbarazzo alle
funzioni sagre, le quali ivi si celebrano.
Vennero poi dorati i due magnifici
candelabri ch^ lo decoravano, per uso
della basilica. Oroà det-
to altare di due i ^i
porfido , delle qt
volume Vili, p. ,
rio, d
deoor
con<
ago CHI
rono trasportale da Pio VI nella
biblioteca vaticana.
Il famoso gruppo marmoreo del-
ia Pietà di Buonarroti, fatto esegui-
re dal Cardinal Villiers de la Gro-
laye, e da lui collocato nel tempio
di s. Petronilla, dopo la ^demolizio-
ne del tempio, venne trasportato in
quello della Madonna della feb-
bre, dove restò finché fu ridotto
ad uso di sagrestia, e perciò detta
comunemente il Segretarìo. Dipoi
venne il gruppo trasferito suU* alta-
re di questa cappella del coro, ove
nel 1637 il capitolo Vaticano co-
ronò la statua della Madonna so-
lennemente con corona d'oro. Fi-
*
naimente tal celebre gruppo nel
1749 fu trasportato per ordine di
Benedetto XIV nella cappella det-
ta appunto della Pietà. Tal cangia-
mento e remozione si fece perchè
non fu giudicato conveniente , di
vedere in un medesimo altare la
statua della Pietà, e la immagine
della ss. Concezione, di cui parle-
remo.
La cappella del coro di Sisto IV
esistette sino a Paolo V , il quale
neir ingrandi niento della basilica nel
1609 la demolì, e nello stesso luogo
edificò quella, la quale si ammira, che
poi Gregorio XV nell'anno 1622 ul-
timò col cuoprire la volta e le pa-
reti con istucdìi dorati, rappresen-
tanti le storie deli' antico e nuovo
testamento, ed altri ornati, il tutto
eseguito da Gio. Battista Ricci, pres-
so il disegno di Giacomo della Por-
ta. Quindi Urbano VflI ne compì
tutte le parti, accrebbe le decora-
zioni, collocò nella cantoria il sum-
mentovato organo del Mosca, men-
tre neir altra cantoria dicontro l'or-
gano è più piccolo in suo confi'on-
to. Vi fece pure il bellissimo can-
cello di f^rrOy come avea &tto alla
CHI
cappella del »s. Sagra mento , ed in
quello del coro dipoi ingegnosamen-
te negli intagli ed aperture furono
posti i cristalli per difendere la cap-
pella dall'aria, ciocché fece nel 1760
la reverenda fabbrica di s. Pietro ,
che il decorò eziandio con ornati
di metallo, e collo stemma di Cle*
mente XIII. Inoltre anche Urbano
Vili, a somiglianza del coro ante-
riore di Sisto IV, vi collocò nobili
e maestosi sedili disposti in tre or-
dini, e di pulitissima noce, con de-
corazioni di vaghi e gentili intagli
in basso rilievo, rappresentanti put-
ti, fogliami, e profeti, ed alcune sto-
rie dell'antico e nuovo testamento,
e de* ss. Pietro e Paolo. Il mede-
simo Urbano Vili da Simone Vo-
vet fece dipingere il quadro dell'al-
tare, che lo Chattard, Nuova de-
scrizione del Faticano^ tom. I, p.
Ili, dice rappresentasse una ci'oce
con diversi angeli nella parte supe-
riore svolazzanti , ed ai lati i ss.
Francesco, ed Antonio; ma questo
dipinto quando vi fu surrogato l'at-
tuale musaico, dopo essere stato di-
staccato dal muro, si ridusse in mi-
nuti pezzi. Indi Urbano Vili a' 22
luglio 1626 dal Cardinal Scipione
Borghese arciprete della basilica, e
nipote di Paolo V, fece consagrar-
ne l'altare in onore della stessa Im-
macolata Concezione, e de' ss. Fran-
cesco, Antonio, e Giovanni Griso-
stomo per avere sotto l' altare col-
locato il di lui corpo, come si dis-
se di sopra; e nel 1627, con breve
de' 22 gennaio. Urbano Vili rinno-
vò la proibizione alle donne di en-
trare in questa cappella, ed ai gior-
ni permessi da Sisto IV, vi aggiun-
se quello della festa di s. Gio. Gri-
sostomo; proibizione, che in pro-
gresso di tempo, e dopo il pontifi-
cato di Benedetto XIV andò inos«*
CHI
servata, giacché il precetto contra-
rio era limitato ai tempo in cui si
celebravano nella cappella i divini
uffizi.
Finalmente nel 1749 fu collocato
sull'altare il musaico eseguito pres*
so un dipinto di Pietro Bianchi,
rappresentante V Immacolata Conce-
zione, e i ss. Gio. Grisostomo, Fran-
cesco di Assisi, e Antonio di Pado-
va, affine di rinnovare la memoria
del primo fondatore Sisto IV, e
quella di Urbano Vili, che eziandio
in onore della b. Vergine, e di detti
santi avea &tto consagrare l'altare.
In mezzo alla cappella sta nel sot-
teiraneo sepolto Clemente Xf, cioè
in una nicchia ornata di stucchi do-
rati. Al lato destro dell'altare si ve-
de una colonna di bianco nero orien-
tale, che serve di candeliiere al ce-
reo pasquale, con zoccolo di porfi-
do, base e capitello di metallo do-
rato. Da ultimo poi, e nel i834, si
è nella cappella rinnovato il pavi-
mento con marmi diversi, e nobi-
litata da alcuni ornamenti di mu-
saici, fra i quali in due laterali ovali
si vedono il triregno e le chiavi
pontificie, stemma del capitolo va-
ticano. La cappella ha una porta
grande, e due minori , oltre quella
che conduce in sagrestia, e dalia
parte della cantoria del piccolo or-
gano, evvi il coretto per le dame.
Passiamo ora alla continuazione dei
nostro interrotto racconto.
Uscendo dalla cappella del co-
ro, a destra, vi è la porta che
conduce alla cantoria dello stesso co-
ro, ed ali' aixhivio della cappella Giu-
lia, così detta perchè fu istituita da
Giulio II. Sopra la detta porta, in
urna di stucco, riposano sempra le
ceneri dell'ultimo Pontefice defunto,
finché gli venga eretta altrove se-
poltura, altrimenti si trasportano nel-
CHI 281
le sagre grotte vaticane. Tuttavolta
le ceneri non si possono rimuovere
dal luogo fino a che non è morto
il successore. Di faccia si vede il
deposito d' Innocenzo Vili. Dopo la
porta della cantoria trovasi la cap-
pella delis^ Presentazione, il cui qua-
dro in musaico rappresenta la bea-
ta Vergine, che viene presentata al
tempio. Presso l' ultimo arco di que-
sta nave, si vede il magnifico depo-
sito di Maria Clementina Sobieski,
moglie di Giacomo III, re d' Inghil-
terra. La porta, che apresi per di
sotto, mette ad una scala cordonata
a chiocciola, per cui si sale alle
parti interne, e' superiori della ba-
silica. Di prospetto si vede il depo-
sito di Giacomo III, re d'Inghilter-
ra, della celebre famiglia Stuard, e
de' due suoi figliuoli Carlo III, ed
Enrico IX Cardinale, denominato duca
di Yorch, e che fu arciprete della ba-
silica. L'architettura del monumento,
i tre busti di basso rilievo, e i due ge-
ni alati, sono opera di Antonio Ca-
nova. Finalmente 1* ultima cappella
della nave è quella del battisterio. li
fonte battesimale venne disegnato da
Carlo Fontana ; la conca di porfido
di cui è formato, era il coperchiò
dell' urna dell' imperatore Ottone II,
la quale, in un alle sue ceneri, sta
nelle grotte vaticane. Il quadro in
musaico rappresenta s. Gio. Battista,
che battezza Gesù Cristo, copiato
dal dipinto di Carlo Maratta. Al-
l' uscire della cappella, a diritta tro-
vasi la poita della descritta nave,
che mette nel portico, ed è appunto
l'ultima a mano manca.
Passando ora a dire le cose prin-
cipali delia sagrestia di questa pa-
triarcale, essa, come dicemmo, con-
sisteva nel tempio rotondo detto di
s. Maria della febbre, che cominciò
a servire da sagrestia allora quando
a82
CHI
i la voli della nuova basilica erano
inoltrali. Il luogo precisamente cor-
risponde al di fuori dove è ora la
cappella Cletnentina. La porta, che
introduceva alla sagrestia vecchia,
dà oggi ingresso alla nuova edifica-
ta da Pio VI. La sagresjtia ha in-
nanzi un vestibolo, ornato con quat-
tro colonne di granito rosso orien-
tale, avente all' ingresso la statua di
s. Andrea, scolpita nel iSyo, per
ordine dell' arcivescovo di Siena Ben-
dino Piccolomini, perchè fosse col-
locata sopra il ciborìo, in cui si
custodiva il capo del santo apo-
stolo nella vecchia basiUca. S. An-
drea sempre ebbe nella basilica co-
mune il culto col fratello s. Pietro,
ed alti*ove dicemmo che Papa san
Simmaco eresse un tempio presso
questa chiesa in onore di s. Andrea,
in cui oltre un concilio tenutovi
da Bonifacio II, ogni anno ne* gior-
ni prefissi vi si celebravano dai Pon-
tefici le sacre ordinazioni. Dal ve-
stibolo si entra in una specie di
galleria, che unisce la basìlica alla
sagrestia, divisa in tre bracci, oi^
nati con colonne e pilastri di mar-
mo, e contenenti nelle pareti di-
verse memorie, che stavano nella
sagrestia antica, fi*a le quali quelle
di Paolo IV, di Benedetto XIII, e
del Cardinal Francesco Barberini.
La porta, che è in fondo al primo
braccio di essa galleria, mette nella
sagrestia dei benefiziati. Nell'altro
braccio volgendo a manca , sono
due altri ingressi, e quello a sinistra
Ùl capo al ripiano della marmorea
scala nobile, sul quale si vede la
statua colossale di Pio VI, eretta
dal capìtolo, mentre V ingresso del-
la scala diritta introduce alla sagre-
stia comune. Il terzo braccio delle
^lerie è ornato come il primo,
n iscrizioni, parte della vecchia
CHI
sagrestia, parte rinvenute nello scal-
vare le fondamenta della nuova .
Tra esse meritano menzione le due
pregevolissime iscrizioni apparte-
nenti al collegio de'fi*atelli Arva-
li, pubblicate dottamente dal ce-
lebre Gaetano Marini, -uno de' più
esatti ed instancabili investigatori
delle antichità . Gli originali di
quelle iscrizioni si vedono precisa-
mente n^ir ambulacro , die dalla
sagrestia conduce al coro. In fondo
a destra è una porta, per cui si
entra nella sagrestia canonicale; dal-
l'altra estremità, per mezzo di un'al-
tra porta, rimane aperto il detto
passaggio alla cappella del coro. La
sagrestia comune è di forma etta-
gona, adorna di otto colonne, e sor-
montata da una cupola; nell'altare
evvi una deposizione di Gesù dalla
croce disegnata da Bonarroti, e di-
pinta da Sabbatini. Il gallo di bron-
zo, posto sopra l'orologio collocato
nell'archivolto dell'altare, in altrì
tempi stava sopra la sommità del-
l' antica torre del campanile per le
campane, ei*etta dal Pontefice s. Leo-
ne IV. Da mano manca si entia
nella sagrestia canonicale, da un lato
della quale vi è una piccola cap-
pella, con due colonne d'alabastro,
il cui quadro rappresenta s. Anna,
dipinta dal Penni detto il fattore j
la Madonna di faccia è di Giulio ro-
mano, e le altre pitture sono del Caval-
lucci. Indi si passa alla stanza capitola-
re, ove si vede una statua di s. Pie-
tro, che prima giaceva inosservata
nel cortile detto della barbara. Vari
quadri , alcuni de' quali bislunghi,
sono di Giotto, a cui vennero com-
messi dal Cardinal Stefaneschi per la
confessione della vecchia basilica. Ve-
donsi ancora nelle pareti attorao al-
cuni fi'eschi rappresentanti degli an-
geli in atto di suonai'e musicah istru-
CHI
menti. Alcuni Togliono, che tali pit-
ture fossero tolte dalla tribuna del-
la basilica de' ss. XII apostoli sotto
Clemente XI, e che opera sieno di
Melozzo da ForPi; aitici credono stes-
sero in altro luogo, ed uscissero dal
pennello di Mantegna, o da quello
di Sandro Botticelli. Chi gli ascrive
al secondo vuole, che appartenesse-
ro alla Cappella segreta dUInnocen'
zo FUI (P^ecU). lyi Gioito sono pu-
re due altri quadretti. La sagi^estia
poi de' benefiziati rimane di prospet-
tOy ed è in tutto somigliante a quel-
la de' canonici perciò che riguarda
la forma. Nella cappella si venera la
immagine di s. Maria della febbre,
che dava nome all'antica sagrestia,
coronata dal capitolo vaticano, nel
i63i al 27 agosto, come lo fu il
suo divin Figliuolo ai i4 agosto
1637. Fu essa la prima immagine
che venisse coronata dal capitolo^
secondo l'istituzione del conte Sfor-
za. Nell'altare evvi il quadro del
Muziano, cioè nostro Signore che
consegna le chiavi a s. Pietro; e
due quadri del Cavallucci compiono
la decorazione. Da sinistra si entra
in una stanza, grande quanto la ca-
mera capitolare, che serve di sa-
grestia ai chierici beneficiati. Vi si
conservano, come nelle altre sagrestie,
le copie della maggior parte delle
immagini della beata Vergine Ma-
ria, che furono coronate dal capi-
tolo vaticano, ed alcuni quadri di
valenti autorì, fra' quali una Vero-
nica di Ugo da Carpi dipinta, se deve
a*edersi ad una volgare ed incetta
tradizione, non col pennello, ma colle
dita. Nella vicina guardai'oba si cu-
stodiscono i copiosi e ricchi arredi ,
suppellettili, e paramenti della ba-
silica, fra' quali primeggiano una tu-
nica dalmatica, detta di s. Leone III,
e che usavano gli antichi Pontefici
CHI 283
nella coronazione di qualche impe-
ratore, nonché i candelabri, candel-
lieri, con croce etc, cui descrìvem-
mo all'articolo Cappelle Pontificie
n.*" 3o , parlando dello splendido
apparato, col quale adornansi la ba-
silica vaticana, e V altare per la fe-
stività de' ss. Pieti'o e Paolo.
Uscendo dalla sagrestia, e pas-
sando alcuni corridoi , che servono
di comunicazione colla canonica, si
viene ad una galleria, ove mettono
le scale della medesima. In quel
corridoio presso la sagrestia de' ca-
nonici si vede un antico Crocefisso,
e la catena del porto di Smirne,
insieme al catenaccio e alla serra-
tura della porta di Tunisi, la pri-
ma mandata come trofeo alla ba-
silica vaticana nel pontificato di Si-
sto IV, dal Cardinal Oliviero Ca-
raffa suo legato, e le altre cose of>
ferte in segno di vittoria riportata da
Carlo V imperatore. Nella gallerìa si
trova alla estremità sinisti*a T archi-
vio, nel quale, oltre le memorie ri-
guardanti la basilica e il suo illustre
capitolo, sonovi molti codici anti-
chi, spettanti alla vecchia biblioteca
di essa, stata dì proprietà del Car-
dinal Giordano Orsini. Vi sì am*
mirano molte cose interessanti di*
plomatiche, e bibliografiche, non che
la vita dì s, Giorgio colle miniatu-
re colorite da Giotto, o, come aU
tri credono , da Simon da Siena ,
dono del Cardinal Stefaneschi , ed
anche parecchi codici del sesto se-
colo, fra' quali alcune opere di s.
Ilario. Gli appartamenti superioii
servono di comoda abitazione ai
canonici. L' arciprete poi , e V eco-
nomo della reverenda fabbrica di
s. Pietix) l'hanno nel palazzo isolato
sulla piazza di s. Marta, appresso
la qual chiesa evvi T abitazione pel
seminario Vaticano.
284 CHI
Sulla detta piazza di s. Marta si
gode di fianco la vista imponente della
basìlica, ammirandosi la sua sontuosi-
tà d' ordine corintio, tutta ricoperta
iieir esteriore sino dal pontificato di
Paolo III, di travertini solidissimi
e ben lavorati. Né si deve tacere,
che tutta la parte supetùore delta
basilica è guarnita sino dal Ponti-
ficato di Pio VII, di spranghe elet-
triche, o parafulmini. Quattro sca-
le, corrispondenti ai depositi di Be-
nedetto XIV, di Clemente XIII, di
Alessandro VII, ed all'adito del-
l'odierna sagrestia, furono pratica-
te, secondo il disegno di Buonarro-
ti, per salire alla parte superiore
della basilica, ed alcune di queste sono
oggidì pure in uso pei Sampietrini,
come vi ascendono anche pei* esse le
bestie da soma. Nell'aggiunta però
di Maderno , eziandio nell' interno
della chiesa, sotto il deposito della
regina Maria Clementina , è l'ingres-
so per ascendere alla cupola.
Per la lungliissima scala a chioc-
ciola, sono incastrate nelle pareti le
iscrizioni, che successivamente sono
stale sopra la poita santa. Espri-
mono il Pontefice, il quale in ogni
anno santo Faprì e chiuse. Al fine
della scala si vedono altre iscrizio-
ni che, dal 1769 in poi, fanno me-
moria di tutti i sovrani, e principi
tli famiglie sovrane d'ambo i sessi,
i quali sono saliti ad osservare la
gran cupola, notandosi pure se so-
no entmti nella palla. Arrivati sul
piazzale, ove stanno le statue degli
apostoli, e del Salvatore, si vedono
\e sèi cupole ovali, e le quattro ot-
tangolari, che indicammo di sopra
parlando delle navi minori, alcune
delle quali si alzano a guisa di pa-
diglioni, ed altre si abbassano, oltre
la gran varietà delle muraglie e
de* tetti , e la quantità delie officine
CHI
pei lavori della fabbrica cui sono
addetti i Sampietrini.
Non sarà qui fuori di proposito
il far menzione dei maraviglio-
si ottagoni interni della chiesa ,
che sono appunto quelli ove furo-
no praticate le sum mentovate scale
a chiocciola. Questi ottagoni rin-
fiancano , coi loi*o semicircoli , i
quattro piloni della gran cupola, e
sono della stessa vastità della chie-
sa, che Alessandro VII fece erigere
dal Bernini alla Riccia. Si crede
inoltre, che tali ottagoni sieno stati
edificati dal Buonarroti coli' idea di
farli servire per oratorii delle arci"
confraternite del ss, Sagramento^ e
di s, Anna de* palafrenieri {J^edi)^
allora annesse alla basilica, e di al-
tri sodalizi , che si fossero aggregati
in avvenire. Il Fontana, Templum
P^aticanunif a p. 3 06, loda alta-
mente sì prodigiosi vacui, e dice che
servono di scarico di peso sopra gli
arconi principali del tempio, lascian-
do la vivezza totale della grandiosa
macchina, alle altre parti che cado-
no a perpendicolo de' piloni.
Quindi si ascende sopra lo zoc-
òolo del tamburo della cupola , il
quale è tutto rivestito di traverti-
ni nella parte retta, mentre la par-
te convessa è ricoperta di lastre di
piombo. Sovr'essa si erge la lan-
terna p cupolino, quindi la cuspide,
la palla, ed in fine la croce : la gran
cupola è doppia, cioè sono due cu-
pole, una dentro l'altra, come quella
di s. Maria del Fiore fatta in Fi-
renze da Filippo Brunelleschi , il
quale si crede, che ne prendesse
Tidea da un antico edifizio roton-
do solidissimo , esistente in Roma
presso il mausoleo di Cecilia Me-
tella. Per comode ed ingegnose sca-
le, alcune delle quali praticate fra
le due cupole interna ed esterna ,
CHI
si sale facilmente sino alla sommi"
tà, donde l'occhio spazia in una
•veduta magnifica e sorprendente,
come da una finestra interna del
cupolino si può scorgere la gran«
de altezza , che vi corre dal . pavi-
mento della basìlica. Della palla di
bronzo, avente undici palmi di dia-
metro, fu fonditore il bolognese Se-
bastiano Torrisani. Per l' illumina-
zione della cupola sogliono impie-
gatasi quattromila quattrocento lan-
ternoni, oltre seicento ottantatre fiac-
cole. Allorché poi l'illuminazione
è doppia, le fiaccole ascendono a
settecéntonQvantuna : per la prima
vi s'impiegano duecento cinquan-
tauno uomini, e trecentosessantacin-
que per la seconda, i quali diretti
dai bravi Sampietrini, che altresì ope-
rano ne' luoghi piti difficili, ad un'ora
di notte e al primo tocco della cam-
pana maggiore della chiesa, tutti
contemporaneamente accendono le
fiaccole, con maraviglioso e magico
effetto ne' riguardanti. Per l' anni-
versario della coronazione del Pa-
pa, che neir odierno pontificato si
trasporta nella Pasqua di Risurre-
zione, e per la festa de* principi de-
gli apostoli, non che per istraordi-
naria lieta circostanza, ha luogo la
• tanto celebre illuminazione della cu-
pola vaticana, come meglio dicesi
a' rispettivi articoli.
Dobbiamo all'ingegno di Luigi
Bernini, fratello del cav. Gio. Lo-
renzo, r invenzione dei grandiosi ca-
stelli di legno, formati a piramide
con travature, piantati sopra quat-
tro grossi cilindri, girevoli a guisa
di rote, che si veggono nella basi-
lica, e che servono per appararla
senza stritolare il pavimento. Non
potendosi arrivare per mezzo di qual-
sivoglia scala all'altezza de' pilastri
della chiesa, coU'aiuto di detti castelli
CHI 285
si giunge a quafunque altezza. Il mede-
simo Luigi Bernini trovò in tal gui-
sa il modo di rendere portatile l'or-
gano grande fatto da Clemente XI,
capace di venti persone nella caii-
toiMa, che si vede ora in una, ora
in un'altra cappella della basilica,
secondo le ricorrenti feste. Immen-
sa poi è la quantità de' damaschi
cremisi trinati d' oro , co' quali in
alcuni tempi dell'anno, si appara
tutta la chiesa. De' suoi addobbi fu-
nebri per l'esequie novendiali dei
Pontefici, si tratta al citato articolo
Cappeile Pontificie § VI, capo II,
numero 5. Finalmente vanno ram-
mentati i ponti in aria, che si fan-
no in questo tempio , ov' è tutto
singolare, e meraviglioso. Questi
ponti servono per ristorare gli stuc-
chi e le dorature della volta per i
musaici delle volte, per le cupole
delle cappelle, e cose simili. Mira-
bile è la loro struttura , ed occor-
rendo operare qualche restauro nel-
la gran volta e nella cupola, non
si vede mai un ponte, che si alzi
dal pavimento, ma tutti si muovo-
no dal cornicione, e vanno girando
in pili palchi per la curvatura della
medesima volta, e nel coi*po della
gran cupola sino all' interna som-
mità del cupolino. Sono solidissimi,
operandovi sopra con tutta sicurez-
za gli artisti, massime gli spertissi-
mi, e pratici Sampietrini, molti dei
quali professano le arti meccaniche.
L' invenzione di tali ponti in aria
si attribuisce a Michelangelo Buo-
narroti, il quale malcontento del
palco che aveva fatto il Bramante,
sostenuto da canapi, bucò la volta
della cappella Sistina del palazzo
vaticano, e dopo averlo disfatto,
ne eresse un altro senza forare né
intaccare i muri, e con sì bello e
comodo artifizio, che servì poi di
i86 CHI
esempio allo stesso Bramante per
farne di consimili nella riedificazio-
ne di questa basìlica. Altin pure
danno la lode di detta invenzione,
che il Yanvitelli pretese essere sua, al
famoso Nicola Zabaglìa, soprastante
o capo mastro dei Sampietiini, ed in-
gegnere della reverenda Fabbrica di
s. Pietro, che fu un povero illette-
rato muratore , il quale col suo
naturale ingegno intendeva a me-
raviglia le leggi della statica, e la
fòrza del contrasto. Laonde i suoi
portentosi pensieri , eh' egli mala-
mente spiegava, furono posti in car-
ta e pubblicati da Lelio Cosatti
per utile istruzione degli architetti.
V, Castelli e ponti di Nicola Za-
baglia^ Roma 1741. Oltre a ciò
abbiamo l'opera in foglio con ra-
mi, intitolata Castelli e ponti con
alcuna ingegnose pratiche del mae-
stro Nicola ZahagUay colla descri-
zione del trasporto delT Obelisco
Vaticano y e di altri del cav. Do-
menico Fontana: coir aggiunta di
macchine posteriori^ e premesse le
notizie storiche della vita, e delie
opere dello stesso ZahagUa^ compi-
late da Filippo Maria Renazzi, Ro-
ma 1824, seconda edizione.
Alle indicazioni delle cose princi-
pali , che ho qui riunite sul tempio
Vaticano, oltre quanto compendio-
samente dirò in seguito sulle sagre
grotte, sui primari depositi de* Pon-
tefici, ed oltre quanto riporto ana-
logamente in molti articoli del Di-
zionario , potranno supplire e i ci-
tati autori, e i seguenti, che in dotti
volumi ne descrissero parte a parte
i pregi, la storia, e le memorie ve-
nerande: Carlo Fontana, Descriptio
templi Vaticani^ Romae 1694;
opera utile principalmente pegli ar-
chitetti, che Gio. Giuseppe Bonne-
rie tradusse in latino. Del Fontana
CHI
si ha pure: Descrizione delle cap-
peUe, e del fonte battesimale della
basilica vaticana^ Roma 1697; Ar-
cldtettura della basilica di s. Pietro
in Faticano j opera di Bramante
Lazzeri ^ Michelangelo Buonarroti
Carlo MadernOj ed altri pittori ar-
chitetti, espressa e intanata in più
tavole da Martino Ferrabosco, per
commissione di monsignor Gio. Bat-
tista Costaguti, Roma 1620. La
medesima fu data alla luce di nuo-
vo da monsignor Gio. Battista Co-
staguti juniore, Roma i684; Lette-
ra di Girolamo Preti sopra il pa-
ragone del tempio moderno di s,
Pietro di Roma, con le fabbriche
antiche romane: nelle sue poesie,
Brigna i656; Philippus Bonanni
Numismata Summorum Pontìflcum
templi vaticani fabricam indicantia,
chronologica ejusdem fabricae nar-
ratione, ac multipUci eruditione ex-
plicata , atque ulteriori numisma-
tum omnium Pont^orum lucubra-
tione veluti prodromus praemissa ^
Romae 1696. Di questa pregiatissi-
ma opera , in Roma furono fatte
due altre edizioni nel 1700, e net
17 15; Epifanio Gio. Battista Gizzi,
Breve descrizione della basilica va-
ticana, Roma 1721 ; Giuseppe Er-
colani, / tre ordini di architettura,
dorico, jonico, e corintio presi dalle
fabbriche piìi celebri delV antica Ro-
ma, colla descrizione in fine del
Colosseo, del Pantheon, e del tem-
pio Valicano, Roma 1744* I^^^*
facile Sindone, ed Antonio Marti-
nelli ; Della sagrosanta basilica di
s. Pietro in Vaticano, libri due,
Roma 1750. Nel primo si tratta
delle prerogative della basilica, nel
secondo si ragiona della nuova strut-
tura della medesima; Gio. Pietro
Chattard, Nuova descrizione del Va-
ticano, ossia della sacrosanta basi--
CHI
lira dì s. Pietro^ Roma 1762; De-
scrizione della Vaticana basilica ,
quarta edizione, Roma 1 828 ; Le
quattro principali basiliche di Ro-
ma descritte ed illustrate con rami^
Roma i834; Erasmo Pistoiesi, //
Vaticano descritto ed illustrato, Ro-
ma 1829- 1840. Compendiosamente
ed eruditamente poi ai nostri gior-
ni descrissero il tempio Vaticano
il marchese Giuseppe Melchiorri, nel-
la sua Guida metodica di Roma, di
cui abbiamo già due edizioni, ed
A. Nibby nella sua Roma nell'anno
i838y parte prima moderna.
Sagre grotte Valicane,
Rifabbricata di nuovo la basili-
ca, lo fu in guisa tale però che del-
l'antica di Costantino rimase anco-
ra il suolo con molte altre memo-
rie nel sotterraneo, il quale chia-
masi le sagre grotte Taticane. So-
no queste formate in parte del bas-
so piantato, e del pavimento del-
l' antica basilica, prossime all'antico
cùniterio arenario^ cioè fra il pavi-
mento della nuova chiesa, ed in
una parte non piccola del piano
dell'antica. E siccome nell' edificare
V odierna basilica si volle preser-
varla da qualunque umidità, si la-
sciò intatta l'infima parte dell'an-
tica, che venendo ridotta a chiesa
sotteiTanea , così potè ricevere in
custodia il maggior nuùiero de' mo-
numenti che esistevano nell'antica,
consistenti in altari, sepolcri, pittu-
i*e, statue, bassorilievi, musaici,
isanzioni ed altre cose degne di
venerazione , e molto interessan-
ti ; Clemente Vili, in gran par-
te fece ricoprire il suolo delle san-
te grotte con nuovo pavimento, af-
finchè i*estasse intatto l'antico , per
riverenza degli innumerabiii corpi
CHI 287
de' santi che vi riposano, mentre
Paolo V ne abbelFi le volte. In
queste sagre grotte è proibito l'in-
gresso alle donne sotto pena di sco-
munica, fuori solamente del lunedì
della Pentecoste, nel qual giorno è
proibito agli uomini sotto la stessa
pena. In altri tempi dell'anno, il
Papa specialmente dà facoltà ai ca-
nonici sagrestani maggiori, di am-
mettere qualche signora a visitarle.
Sì scende alle grotte passando
sotto la statua della Veronica, quan-
tunque sinvi un ingresso simile an-
che sotto le altre tre statue colos-
sali de' quattro piloni, e dal piano
della confessione. Dalla scala per-
tanto praticata sotto il piedistallo
di santa Veronica, si giunge all'al-
tare di una cappellina in forma
emicicla, che pure hanno sotto gli
altri tre menzionati luoghi de' pi-
loni. In ognuno de' quattro altari
sono quadri in musaico allusivi alle
statue superiori. Consiste questa sot-
terranea chiesa in un ambulacro o
emiciclo (corrispondente airincii*ca
al corpo rotondo della cupola cui
mettono capo i nominati quattro
aditi) ed in un corpo di chiesa a
tre navate, che prolungasi sotto la
grande nave della presente basilica.
Queste si distinguono col nome di
grotte veccHey mentre le altre parti
si dicono grotte nuove. In questo
luogo, oltre sette altari, si conser-
vano monumenti insigni per la sto*
ria delle arti, dappoiché rimontano
ai primi secoli del cristianesimo. Di-
vei*si dipinti eseguiti per la maggior
paiate dal Ricci di Novara rappre-
sentano gli edificii dell'antica basili-
ca, le sue parti, e le sue forme.
Considerevoli sono le scolture , che
componevano i cibori , e le tombe
che stavano nell'antica basilica dei
Pontefici, Cardinali, re, imperatori.
288 CHI
ed altri personaggi di distinzione,
le quali pitture e scbltui*e furono
restaurate egregiamente sotto Leo-
ne XII, per cura di monsignor Ca-
struQcio Castracane, allora economo
della reverenda fabbrica, ed attual-
mente Cardinal penitenziere mag-
giore.
A voler far menzione delle sole cose
principali, diremo che nella cappella
della s. Veronica sonovi storie di-
pinte analoghe al Volto santo. Nel-
r emiciclo a destra evvi la statua
di s. Giacomo minore, già appar-
tenente al gran ciborio dell' alta-
re della confessione, restaurato per
munificenza di Sisto IV. !Nella
cappella del Salvatore, detta del
Salvatorino^ si vede un bassorilie-
vo col Padre eterno, che faceva par-
te dell* altare eretto alla beata Ver-
gine da Gio. Gaetano Orsini, nipo-
te di Bonifacio Vllf. Neil' emiciclo
una pittura rappresenta la tribuna
e il musaico dell' antica basilica , e
vi è una croce di marmo che sta-
va già nella sommità della faccia-
ta esterna. Nella cappella di Maria
Vergine, detta della Z>occ/Vxtój dipinta
da Simone Memmi (così detta allor-
ché con sacrilego delitto fu colpita
da una boccia di legno mentre stava
nel portico vaticano, e perciò chia-
mata anche del portico) , sonovi due
statue de'ss. Giovanni e Matteo apo-
stoli, già del deposito di Nicolò V ;
piìi due urne antiche, due superbi
bassorilievi con istorie di Apollo ,
che già decorarono la cappella di
Giovanni VII. Vi si vede pure una
epigrafe con frammenti di bolla di
s. Gregorio III, sul concilio tenuto
in s. Pietro contro gl'iconoclasti.
La croce in musaico stava sul ta-
bernacolo del Volto santo eretto da
Giovanni VII. Evvi una statua di-
mezzata di Benedetto Xll, scolpita
CHI
• da Paolo Sanese; ed una statua se-
dente di s. Pietro, che stava nell'a-
trio della basilica. Gli ornati, che
vedonsi dintorao, appartennero al
sepolcro di Urbano VI. Neil' emi-
ciclo si trova il musaico, che fu al-
la tomba dell' imperatore Ottone II,
colle immagini del Salvatore, e dei
ss. Pietro e Paolo, il prìmo de' cpiali
ha tre chiavi, segno della pontificia
potestà.
Passando all'ambulacro, che con-
duce alla confessione, si trova a de-
stra la cappella della b. Vergine,
detta delle partorienti^ la cui im-
magine si venerò sull'altare eretto
dal Cardinal Orsini, ohe fu poi Ni-
colò III; e fu cosi chiamata dal-
l' efficace patrocinio sperimentato
dalle partorienti. Quivi sono due sta-
tue de' ss. Giacomo maggiore e mi-
nore apostoli, che stavano al sepol-
cro di Nicolò V, una a'oce di mar-
mo antica, una statua del Salvato-
re già appaHenente al deposito del
Cardinal Broli ; la statua di Maria
santissima, ch'era nell'antica sagrestia;
mezza figura in rilievo di Bonifa-
cio VIII, scoltura di Andrea Pisa-
no ; ed un'epigrafe di Adriano t
sul santo Volto. Più, sonovi il mu-
saico che ci dà il ritratto di ,Gio-
vanni VII; l'immagine di s. Pietro,
che stava nella cappella del Suda-
rio; tre inscrizioni con preci com-
poste da s. Gregorio III ; due sta-
tue de' ss. Pietro e Paolo, che de-
coravano il portico de* Papi ; un bas-
sorilievo colla condanna a morte di
delti apostoli, ch'era al bel ciborio
menzionato della confessione, e dal-
l'averlo Sisto IV magnificamente ri-
storato, ed abbellito dicesi comu-
nemente il ciborio di Sisto IV,
Avvertono però nell' AppendiXy e a
pag. 3i, i eh. Sarti, e Settele, che,
secondo il dotto Panvinio, De re-
CHI
bus antìquis memorabilibus, et prac"
stantia basii, s, Petrìy Cod. Vat.
7010 Fol. 76, il ciborio pontificale,
ornato di marmo pario^ e di oro,
sovrastato da quattro colonne di
porfido, colle scolture eleganti dei
dodici apostoli, e della passione dei
principi de' medesimi, oltre V imma-
gine del Salvatore, si deve all'animo
grande di Pio II, Piccolominij con-
chiudendo per salvare tutte le ana-
loghe opinioni degli scrittori, che Pio
li incominciò l'erezione del ciborio
dell'altare di s. Pietro, sul quale
ascendevasi per gradini di porfido,
e che Sisto IV gli diede felice
compimento. Da Francesco Alberti
poi, De mirabilibus novae, et vete-
ris Romaey lib. 3, p. 84j ediz. i5i5,
apprendiamo il nome dello scultore,
che è Matlhaei Pullari fiorentini
sculptoris praeclarìssimi. Il dovere
accennare piti volte tali opere in
queste sagre grotte, ci fece essere
alquanto prolissi su questo interes-
sante punto.
Vi sono ancora nel detto ambulacro,
die conduce al sacrario della con-
fessione, la copia di un angelo dì
Giotto; la statua di sant' Agostino,
ch'era al sepolcro di Calisto III;
una croce antica di marmo; e l'e-
pitaffio di Gio. Alicense dell'epoca
di s. Gelasio I. Nella continuazio-
ne dell'emiciclo si vede progressi-
vamente una iscrizione di s. Dama-
so I allusiva alla sua acqua, cioè a
quella eh* egli incanalò dal colle Va-
ticano, perchè danneggiava il cìmi-
terio della basilica ; la statua di san
Bartolomeo, che pure ornava il de-
posito di Calisto III; l'immagine in
. musaico della Madonna dell' altare
di Giovanni VII; l'iscrizione con
frammento di lettere del 38 1 sciit-
te dagl'imperatori Graziano I, Va-
: lentiniano II, e Teodosio II, a Fla-
VÓL. xu.
CHI 289
TÌo Eucherio console, rìsguardante
la conservazione dei beni della ba-
silica; la statua di s. Giovanni, già
del predetto deposito di Calisto III ;
quattro bassorilievi cogli evangelisti,
che servivano di ornamento al ci-
borio d'Innocenzo Vili; i quattro
dottori, e il nome di Gesù in iscol-
tura, del deposito di Nicolò V, o, co-
me altri dicono, appartenente a quello
di Pioli; mentre le altre scolture a
destra rappresentanti la B. Y., due
angeli, e due dottori erano ai mo-
numenti sepolcrali de' Pontefici Ni-
colò V, e Calisto III; non che di
quello del Cardinal Broli. Dal lato
poi sii[iistro, e tra due punte, sono-
vi due altri dottori scolpiti in mar-
mo, egualmente del ciborio d'Inno^
cenzo Vili; e due angeli del sepol-
cro di Nicolò V. Neil' emiciclo si
vede la testa di s. Andrea soste-
nuta da due angeli , scoltura che
stava al medesimo ciborio , e due
angeli di marmo già del deposito di
Pio li. A destra poi della cappella
di s. Andrea, le pitture sono allu-
sive alla lancia sagra, perchè fu va-
riata la collocazione delle statue su-
periori.
Le grotte vecchie sono larghe pal-
mi ottanta e lunghe duecento, ed il
pavimento è quello stesso dell'anti-
ca basilica. Sono distinte in tre na-
vi di otto arcate per banda. Nella
prima nave a sinistra vi è l'altare
col Salvatore scolpito in basso ri-
lievo, e eh' era al sepolcro di Bo-
nifacio Vili. Avanti di esso si legge
l'epigrafe della tomba di Carlotta
regina di Cipro; a destra sono tre
isci'ìzioni, in un frammento di una
delle quali si legge la celebre do-
nazione della pia contessa Matilde.
Il Dionisio, Sacrarum Vat. Bas.
Cryptaruniy alla tavola XXXV, avea
riportato sì importante frammentOi
»9
390 CHI
che nell' Appendice del Sarti, e del
Settele si rìpoita per intero, e com-
pletato in ciò che mancaTa, alla ta<
vola VII. Si vedono pui*e nel suddet-
to luogo una lapide di Enrico con-
te di Monfort, ed aìlcune epigrafi
antiche. Di contro sono le tombe ^
ohe racchiudono le ceneri di Enri-
co IX, Cardinal di Yorck, morto
in Frascati ovvero vescovo il 1 3 lu-
glio 1807, e quelle di Carlo III,
suo fratello, cessato di vivere in Fi-
renze Tanno 1788, l'ultimo di gen-
naio. Nell'arcata chiusa è la tomba
colle ossa di Giacomo III, Stuardo^
padre de' suddetti, e re d'Inghilter-
ra; l'immagine della Madonna sì
vuole dipìnta sotto Innocenzo Vili.
Qui sì trova pure l'antica base del-
la statua di bronzo di s. Pietix>,
che fece fare il Cardinal Oliviero
de Longueil aixiprete della basìlica,
non che un' immagine della Madon-
na col Bambino in marmo. Sonovi
ancora le teste dì un angelo, e di
s. Benedetto in musaico; la tomba
del santo Pontefice Nicolò I, quella
del Cardinal Braschi, nipote dì Pio
YI, e in fondo quella di Gregorio
V, olire quella dell* imperatore Ot-
tone II, che mori in Roma l'anno
98 5.
Sono osservabili nella nave di
mezzo la figura giacente di marmo
di Papa Alessandro VI; il cui cor-
po , e quello dello zio Calisto III ,
furono nel 16 io ti*asferiti nella chie-
sa di s. Maria di Monserrato; ivi si
trovano puranco ì precordi di Be-
nedetto XIII, e della regina Cristi-
na di Svezia, il cui corpo riposa po-
co distante, e dappresso le ceneri di
Pio VI. Poscia si veggono vari fram-
menti di un dipinto del Passignani,
e alcuni musaici. Nella terza nave
vi sono un'urna grande di granito
rosso, contenente le ceneri dì Adria*
CHI
no IV, il deposito di Bonifacio VIII,
scolpito dal. fiorentino Arnolfo di
Lapo; i depositi de' due gran mae-
8ti*i dell'Ordine geiX)solimitano, Zar
cost, e Wignacourt; la tomba di
Nicolò V, la cui epigrafe é di Enea
Silvio Piccolomini, poscia Pio II; e
il deposito di Paolo II, di Mino da
Fiesole. Gli ornali però di questo
monumento, come quelli di altri
]Papi, sono sparsi per le sagre grot-
te. Indi sì vede il tumulo di Giu-
lio III; quello dì Nicolò III, di Ur-
bano VI, d' Innocenzo VII, di Mar-
cello II, e d'Innocenzo IX^ nonché
i sepolcri dei Cardinali, Pietro Fon-
seca, Ardicino della Porta seniore,
ed Erolì . In un pilastro è V inscri-
zione dì Giovanni Guidetti, peritis-
simo nel canto gregoriano, ed au-
tore dell' applaudito Direclorium
Chorì. Nella piccola stanza a desti*a
giace il corpo di Agnesina Colonna,
moglie di Onorato Gaetani, gover-
natore della città Leonina. Tra le
statue e le figure di arcivescovi, e ve-
scovi , si vede quella del Cardinal
Villiers de la Grolaye, già piii so-
pra nominato; ed in cima della na-
ve sull'altare si venera la b. Ver-
gine dipinta da uno scolare di Pie-
tro Perugino, che stava nell' antico
segretario, e a destra il deposito dei
Cardinale Ardicino della Porta iu-
niore.
Nella cappella di s. Longino a de-
stra, le pitture sono allusive alla sto-
ria della ss. Croce. Continuando l'e-
miciclo si vede in musaico la testa
dì s. Paolo, già dell'antica tribuna
d'Innocenzo III, ed incontro la te-
sta del medesimo apostolo, che sla-
va nella tribuna di s. Paolo nella
sua basìlica ostiense. Sonovi ancora
un ornalo di marmo del ciborio di
Innocenzo Vili; una custodia di
ossa raccolte dagli antichi sepolcri;
CHI
r immagine di s. Pietro, che Baldas-
sare da Siena, cioè Baldassare Pe-
ruzzi , dipinse per la cappella del
coro di Sisto IV; il Padre eterno
in bassorilievo, già del deposito di
Paolo II; altro bassorilievo rappre-
sentante la Madonna; i principi de-
gli apostoli; il Pontefice Nicolò III,
e il Caixlinale Orsini genuflessi, già
esistente nella cappella di s. Biagio.
Più vi sono due statue de' ss. Pie-
tro, e Paolo, che erano al mauso-
leo del Cardinal Broli; due basso-
rilievi del sepolcro di Paolo II, con
Adamo ed Eva; e quattro apostoli
in bassorilievo spettanti al' ciborìo
della s. Lancia, eretto da Innocen-
zo Vili. A sinistra si trova l'am-
bulacro della confessione, il cui emi-
ciclo ornasi delle statue della fede,
e della speranza del deposito di
Paolo II; di un gran bassorilievo
rappresentante il giudizio universa^
le colle figure fra gli eletti di Fe-
derico III imperatore, e di Paolo II,
perchè era al mausoleo di questo
Pontefice ; altro bassorilievo ove ev-
vi scolpita la risurrezione di Gesù
Cristo, del sepolcro di Calisto III;
l' immagine in musaico della b. Ver-
gine, che stava nella cappella del
Volto santo ; una statua della Ca-
nta pure del sepolcro di Paolo II;
alcune statue degli apostoli del ci-
borio di Sisto IV , r effigie marmo-
rea di s. Andrea del ciborio di Pio
II; e quelle del Salvatore del de-
posito di Nicolò V.
Nella cappella di s. Elena, che
sta a destila, le pitture sono allilsi-
ve all' apostolo s. Andrea , ed alla
traslazione della sua testa portata
in Roma dal Cardinal Bessarìone,
ed incontrata con ecclesiastica pom-
pa da Pio II. Nella continuazio-
ne dell' emiciclo scorgesi un bàs<
aorilievo; in cui il Salvatore dà
CHI igt
le chiavi a s. Pietro, ed in altro è
effigiato quando questo apostolo gua-
ri lo storpio. Oltre a ciò si vedoAo
in marmo la crocifissione di s. Pie-
tro, e le statue degli apostoli , che
servirono già di ornato al grandio-
so ciborio di Sisto IV. Inconti^o al-
l' adito, che conduce alla cappella
della confessione , evvi V urna del
prefetto di Roma Giunio Basso,
che fu ben cinque volte console, e
che mori l'anno 35g, Istoriata è
quell'urna con &tti della sagra Scrit-
tui*a. L'ornato, che la ricopre, ap-
partenne già al ciborio di Giovan-
ni VII. Finalmente trovasi la cap-
pella della confessione, eh' è il luo-
go più venerabile della basilica, or-
nata da Clemente Vili di pietre
bellissime e di stucchi dorati, sopra
al quale corrisponde l'aitare ponti-
ficio descritto superiormente, il cui
ciborio, cioè macchina che lo sovra-
sta, fu incominciato da Paolo V si-
no ai piedistalli , ed il resto della
magnifica opera metallica venne com-
pito da Urbano Vili, come osser-
va il Fontana a pag. 4^5. L'al-
tare, presso il quale riposano i cor-
pi de' ss. Pietro e Paolo , ha per
quadro le loro immagini dipinte ed
ornate da una lastra di argento. È
questo altare arricchito dai Sommi
Pontefici di molte indulgenze e pri-
vilegi. Anche il regnante Gregorio
XVI, nel conferm>are le une e gli
altri, ha stabilijio l'indulgenza ple-
naria da potejc^i lucrare da chi lo
visiterà una volta il mese, ed ha
concesso il privilegio della messa
votiva de' ss. Pietro e Paolo da po-
tersi dire in detto altare in tutto
l'anno. Terminano V emiciclo, e con
esso le sagre grotte vaticane, cinque
statue di apostoli, e due bassorilievi
di marmo del predetto ciborio di Si-
sto IV, che rappresentano la decolr
ag2 CHI
lazìone di s. Paolo, e la caduta di
Simone Mago. Alcune ferri toie, poste
in Tarì punti del pavimento della
basilica, e ricoperte con coperture
di bronzo traforate con istemmi pon-
tifìcii, danno lume alle sagre grot-
te, le quali vengono illuminate an-
co da lampadi, e dalle tome allor-
ché sono particolarmente visitate.
Proseguendo il cammino, si torna
nella cappella della Veronica, donde
si risale alla chiesa. Scrissero appo-
sitamente su queste sante grotte Be-
nedetto Drei, Pianta delle grotte
Vaticane 3 Roma 162 5; Francesco
Maria Torrigio, Le sagre grotte Va-
/icfl/ie, Viterbo 1618, e Roma i635,
1689, e 1675; Filippo Antonio Dio-
nisi, Sacrarum Falicanae basiHcae
cryptarum monumenta aeneis ta-
bulis incisa et commentariis illustra'
ta^ curante jéngelo de GabrielUs^
Romae 1773. Di questa dotta ope-
ra nel 1828, la reverenda fabbrica
di s. Pietro fece fare una seconda
edizione, e quindi nel 1 840, per cura
deir economo monsignor Antonio
Matteuccì, ne pubblicò ancora un'e-
ruditissima Appendice ^com^ixXdXdi dai
chiarissimi archeologi prof Emiliano
Sarti e prof canonico d. Giuseppe
Scitele, ambedue cattedratici dell* ar-
chiginnasio romano.
Pontefici sepolti nella basilica,
e hro mausolei.
La porta dell'atrio, o portico va-
ticano, che mette alla nave minore
del lato sinistro, cioè dalla parte
del battisterio, si chiama la Porta
de' morti, ed anticamente si chia-
mava del Giudizio, perchè per que-
sta soltanto s' introducevano nella
basilica, come si usa pur oggi , i
cadaveri de' defunti canonici e be-
nefiziati del capitolo vaticano, da
CHI
seppellirsi altre volte nella sagrestia,
ed ora nei sottoposti cimiteri, qua'
si a Dea judicandi. Vicino a questa
porta era il loro antico cimiterio,
nel portico de' Pontefici, dappoiché
sino dai più rìmoti tempi, senza
una speciale licenza non poteva
darsi sepoltura a vei*uno dentro la
basìlica, come si legge da due iscri-
zioni sotto Papa 8. Ormisda, che
morì nell'anno 523; e da due altre
sotto s. Giovanni III, che mori nell'an-
no 578 : iscrizioni, che conservansi
nelle sagre grotte. Ma siccome que-
sto privilegio in progresso di tempo
erasi reso comune, così Urbano IV,
eletto nel 1261, con diploma, che
riporta il Mabillon in Museo Ita-
lie, tomo I, p. 52, diretto ai cano-
nici di s. Pietro, rinnovò l'antica
legge, e divieto, che non dovesse
accm*darsi il privilegio di seppellire
nella basilica vaticana persona, abs-
que licentia, et mandato sedis apo-
stolicae speciali, e ciò in ossequio
alle venerabili memorie della basi-
lica, nella quale tutto è illustrato
dai pìh segnalati avvenimenti dei
maggiori personaggi del mondo, o
dal contatto dei più gi*andì eroi
della Chiesa, nonché dalle preziose
ceneri de' santi, senza dir nulla del-
lo sterminato numero de' martiri
trucidati, o sepolti nel tempio vati-
cano. Per questo ogni anno, a' 1 2
giugno, nella basilica si celebra so-
lenne memoria de' diecimila marti-
ri, de' quali o i corpi, o le sagre
reliquie ivi riposano. La strada di
Bórgo Nuovo, appellata anco Borgo s.
Pietro a cagione di questa basilica,
fu anticamente dii amata santa, ed
anche s^ia Martyrum et carraria
sancta, pel gran numero de' marti-
rì, che per essa passavano allor-
quando venivano condotti al mar-
tirio negU orti, e cerchio di Nerone.
CHI
Il perchè tJi*bano IV riprovò colle
seguenti parole l'abuso introdotto,
che per interesse, non per sentimen-
to di divozione, si tumulassero nella
basilica ogni sorta di persone: >• In-
i> de fieri, ut plemmque sepulchra
M reverenda sanctoiiim, quae anti-
M quorum patrum sancta devotio de-
M bita dìligentia consignavit, ausu
M sacrìlego violantes , cum piis im-
M pios, cum justis injustos, et cum
M sanctis sontes, dispari consortio,
M ac societate damnabili impie so-
w ciarent". Dopo la costruzione del-
la nuova basilica, non si concede il
privilegio di seppellire cadaveri in
essa, che a' soli sovrani, oltre i Pon-
tefici, de' quali andiamo a trattare,
come facevasi nel tempio degli apo-
stoli in G)stantinopoli, dove si sep-
pellivano i loro patinarchi, ed im-
peratori.
Alloixhè Anastasio bibliotecario
attribuisce a Papa s. Anacleto Te-
dificazione della memoria, o sia ora-
torio del primo sommo Pontefice s.
Pieti*o, soggiunge essersi per sé al-
tresì apparecchiata quel Pontefice
una vicina decente tomba, che fosse
comune a tutti i Pontefici, ed in cui
poscia egli difatti fii riposto. Era di
già nel primo secolo della Chiesa in-
trodotto il pio costume di seppellire i
Papi presso il cadavere di s. Pietro;
per lo che fi.u'opo dopo la morte
colà trasferiti i ss. Pontefici Lino,
e Cleto, e non vi fli collocato s.
Clemente I, perchè martirizzato, e
sepolto nel Chersoneso. Nulladi me-
no s. Anacleto volle rendere in
certo modo perpetuo ciò, che già
praticavasi, perocché era convenien-
te che i romani Pontefici^ successo-
ri di s. Pietro, fossero a lui compa-
gni nel vicino sepolcro. In fatti nel
secondo secolo i santi Pontefici, me-
no alcuni, furono dopo la morte
CHI 393
tumulati nel Vaticano appresso il
coi^ di s. Pietro, cioè Anacleto ^
Evaristo, Sisto I, Telesforo, Igino,
Pio I, Eleuterio, e Vittore I. Nei
tre seguenti secoli variò in questa
parte la disciplina forse per neces-
sità. Onofrio Panvinio, lib. I, cap.
8, considerando i motivi di un tal
cangiamento, ne deduce l' origine
da Eliogabalo imperatore, da cui fu-
rono diemoliti nelle vicinanze del Va-
ticano diversi sepolcri de' cristia-
ni , per rendere piti comodo il
4^mmino degli elefanti al Vaticano.
Quindi fu d'uopo di tumulare al-
trove i cadaverji de' santi Pontefici
ed altri martiri, e collocarli in luo-
go piti sicuro, precipuamente nel
cimiterio di Calisto, che piti di ogni
altro fu arricchito de' sagri loro
depositi. Verso il fine però del quin-
to secolo, ritornò in uso l'antico ri-
to di seppellire i Papi nel Vaticano,
osservando il Panvinio, che s. Leo-
ne I fu il primo a rinnovarlo, e
che poscia la maggior parte dei
suoi successori, chiarì per santità
di vita, o pel sofferto martirio, dei
quali egli riporta un lungo catalogo,
furono nel tempio medesimo sepolti.
Per ciò che riguarda i Papi, i qua-
li morirono nel contiguo palazzo
vaticano, in cui anco i precordii
debbono porsi nelle grotte vaticane,
va letto r articolo Precordii db'Poi*-
TEFICI.
Imprendiamo pertanto a registra-
re cronologicamente il novero dei
Papi sepolti nelle diverse parti del-
.la patriarcale basilica vaticana, ed
il faremo colla massima brevità. Né
possiamo dispensarci di riportarli
tutti, sebbene in numero copiosi. Ai
rispettivi articoli del Dizionario, si
dice ove furono tumulati gli altri Pon-
tefici, o perchè morti fuori di Ro-
ma, ovvero per una loro propen-
«94 CHI
sione particolare a qualche chiesa,
o perchè appartenenti a qualche Or-
dine religioso da loro prima pro-
fessato, ed al quale lasciarono in
morte il loro cadavere. Incomin-
ciando dall'immediato successore di
s. Pietro, 8. Lino V anno 80 fu sepol-
to nel Vaticano, dicendoci il Torri»
gio venerarsi esso nelle sagre grotte,
non ad Ostia. Nel Vaticano furono
pure sepolti s. Cleto nell'anno g3,
s. Teiesforo ed appresso il corpo di
s. Pietro nel i54, s. Igino nel i58,
8. Pio I nel 167, s. Eleutero nel
189, e 8. Vittore I nel ao3. Dopo
la suooennata lacuna di tempo, leg-
giamo nel Novaes, tom. I, pag. 172^
e seg., che s. Leone I, morto nel-
l'anno 461, fu il primo Papa sep*
pellito, cioè trasferito nella basilica
di 8. Pietro, mentre altri de' suoi
predeoessori erano stati sepolti nel
sottei*raneo accanto al principe de-
gli apostoli, ovvero sul portico. In,
appresso le sue reliquie furono quat-
tro volte trasferite in quattro diver-
si luoghi della basilica, perchè Ser-
gio nel 688, dall' atrio le fece tras-
ferire nella basilica. Gregorio XllI
le collocò nella cappella, che eresse
in suo onore. Paolo V, nel 1607,
Je fece porre sotto V altare della
Madonna della Colonna, insieme
coi corpi de' ss. Leone II, HI, e
IV, lasciati i quali in detta cappel-
la nel 171 5>, Clemente XI agli 1 1
aprile festa del santo, con solenne
pompa
stabilmente le mise sotto al-
l' altare, che a lui avea fabbricato
Innocenzo X. Monsignor Fortiguerra
iiecitò in quest* ultima traslazione
iwi* oiazione, la quale si legge . nel
Ragguaglio _, che il Sergardi fece di
tal funzione.
S. Simplicio morì nel 483, e
fu sepolto nella basilica , ove pure
furono tumulati nel 496, s. Gela-
CHI
sio I, nel 4989 e sotto il portico s.
Anastasio II, dove nel 5i4 fu po-
sto s. Simmaco; quindi ebbero se-
poltura nella basilica, s. Ormisda
nel 523, s. Giovanni I nel 526^
trasportatovi da Siena ; s. Felice
III detto IV nel 53o; s. Boni&cio
II nel 532 ; s. Giovanni II nel
^35 ; s. Agapito I nel 536, tras-
feritovi da Costantinopoli con gran
pompa; Vigilio nel 555 portato*
vi da Siracusa ; Pelagio I nel 56o,
8. Giovanni III nel 573, Benedetto I
nel 578, Pelagio II nel 590 , e s.
Gregorio I nel 60 5. Quest' ultimo
fu sepolto nel portico ove si vene-
rava la Madonna della febbre, luo-
go in cui erano stati pure altri
Papi, e nel pontificato di s. Grego-
no rV, fu posto sotto l'altare da
quel Pontefice edificatogli nella nave
australe della vecchia basilica, finché
nel 1606, Paolo V lo trasportò nel-
l'altara in cui tuttora si venera.
Nell'anno 606 fu seppellito nella
basilica Papa Sabiniano ; neil' anno
seguente il successore Bonifacio III,
nel 61 5 s. Bonifacio IV, e fu po-
sto tra la porta Ravenniana, e
quella del Giudizio, finché Bonifa-
cio Vili gli eresse un altai^e^ don-
de Paolo V, nel 1 60 5, il fece tras-
locare nell'altare di s. Tommaso.
Furono successivamente tumulati nel-
la basilica, nel 618, s. Adeodato,
nel 625 Bonifacio V, nel 638 Ono-
rio I, nel 640 Severino, nel 642
s. Giovanni IV, nel 642 Teodoro I,
nel 657 s. Eugenio I, nel 672 s. Vi-
taliano, nel 6^6 Adeodato II, nel
678 Dono I, nel 682 s. Agatone,
nel 683 s. Leone II, nel 685 s.
Benedetto II, nel 686 Giovanni
V, nel 687 Conone, nel 701 s.
Sergio I, nel 705, secondo l'Ana-
stasio, Giovanni VI; nel 707, ed
avanti 1' altare della Madonna, fab-
CHI
*
Inicato da luì, e chiamato poi del
sudario , ebbe sepoltura Giovanui
VII, nel 708 Sisìnnio, nel 715
Costantino, nel 781 s. Gregorio
II, nel 741 s. Gregorio III, nel
752 s. Zaccaria, nel 757 Ste&no
II detto III, nel 767 s. Paolo I tras-
portatovi dalla basìlica ostiense pres-
so la quale morì, e posto nelF ora-
torio, ch'egli stesso avea eretto pres-
so r altare maggiore.
Stefano lY ebbe sepoltura nel Va-
ticano nel 772, Adriano I nel 795,
avendo Carlo Magno posto alla tom-
ba di lui un epitaffio da esso com-
posto di diecinove distici, che si leg-
ge nel Pagi, j5rev. Rom. Pont, tip.
33 1. S. Leone III vi fu sepolto nel-
rS 1 6, Stefano V neir8i7, Eugenio
Il neir827. Nel medesimo anno vi
fu sepolto Valentino ;neir844 s. Gre-
gorio IV, con un epitaffio comune
a lui, ed a s. Bonifacio IV, postogli
poi da Bonifacio Vili, che riporta
il padre Giacobbe nella sua BibìioL
Pont, a pag. 91. Papa Sergio li
fu seppellito nella basìlica Tanno
847, s. Leone IV neir855. Benedet-
to III neir858, s. Nicolò l e avan-
ti le porte di s. Pietro neir867,
Adriano II neir872, Giovanni Vili
nel portico Tanno 882, Marino I o
Martino II nelT 884, Stefano VI
nelT 89 1 , Formoso nelT 896, e seb-
bene vi fosse indi dìssotteiTato , fu
poscia con onore restituito al suo se-
polcro. Bonifacio VI lo fu nel me-
desimo 896, Stefano VII nelT 897,
Romano nelT898, nel qual anno vi
ebbe pure sepoltura Teodoro lì..,
Giovanni IX fu tumulato nella
basilica nelT anno 900; nel 904 Be-
nedetto IV, nel 905 Cristoforo^ nel
918 Sergio III, ma il Rasponi lo
vuole seppellito nella basilica late-
ranense; nel 914 Anastasio ili, nel
9i5 Landò, nel 929 Leone VI^ nel
CHI 19?
981 Sterno Vili, nel -939 Leone
VII, nel 941 Stefano IX, nel 946
Martino III, nel 975 Dono II,
nel 985 Giovanni XIV, indi Gio-
vanni XV; nel 996, e nelT oratorio
di s. Maria, Giovanni XVI, nel 999
Gregorio V; nel ioo3, e secondo al-
cuni, Silvestro II, o piti probabil-
mente nella basilica lateranense, do-
ve Sergio IV pose nel di lui se-
polcro onorevole epitaffio. Anco il
medesimo Sergio IV, morto nel 1012,
si vuole tumulato in detta chiesa^
ma il Platina lo dice sepolto in Va-
ticano con un epitaffio di nove di«
siici, che si legge nel citato p. Gia-
cobbe a p. 199.
NelT anno 1024 ebbe sepoltura
nel Vaticano Benedetto Vili, nel
io33 Giovanni XX tra la porta
argentata, e romana, nel io54 s*
Leone IX presso T altare de' ss. An-
drea e Gregorio I, finché Paolo V
10 trasferì nel j6o6 con gran pom?
pa in un altare consagrato al suo
nome, ed a' ss. Marnale e Valeria,
ed ora a s. Francesco. Nicolò II
nel 1061, secondo alcuni, mori a
Firenze, e secondo altri col Pan-
vinio, Epit Rom. Pont, lib. 2, p. 66,
fli trasportato, ovvero morì nel pa-
triarchio lateranense, quindi venne
sepolto nel Vaticano, presso la p(»*ta
del giudizio. V, il Papebrochio ia
PropylaeOj p. 195. Anche Urbano
11 dicesi sepolto nel Laterano, ma
il detto Papebrochio a p. 200, num.
6, Io dice in s. Pietro, essendo morto
nel 1099. '^ Pontefice Eugenio III
fu sepolto nel 1 1 53 nel Vaticano^
nel coro de' canonici nella cappella
della b. Vergine edificata da Gre-
gorio III (che pure vi era stato tu-
mulato), ed ove Dio operò de'mira-
coli ad intercessione di Eugenio III,
come racconta Romano canonico di s.
Pietix), appresso il Papebrochio, in
2^ CHI
Propylaeo, par. a, pag. ai, niim. 3.
Quindi, benché nel 1 1 59 Adriano
IV morisse in Anagni, fu sepolto
nel Vaticano presso Eugenio III,
nella navata detta' Veronica, donde
nel 1607 fu trasferito nella navata
destra, e poi nelle sagre grotte.
Successivamente furono eziandio tu-
mulati nella basilica, Gregorio IX nel
124I) e nel medesimo anno. Cele-
stino IV; nel 1280 nella cappella
di 8. JVicolò da lui edificata, il Pon-
tefice Nicolò III, ch'era morto in So-
riano; nel 1287 Onorio IV, donde
sotto Paolo III vuoisi trasferito nel-
la chiesa di s. Maria d' Araceli; nel
i3o3BonifacioVlII,che poi neli6o5
da Paolo V fu fatto trasportare nelle
sagre grotte vaticane; nel 1389 Ur-
bano VI; nel i4o4 Bonifacio IX,
nel luogo ove poi ì fratelli gli fab-
bricarono un deposito, come attesta
il JViemo, lib. 2, cap. 34, ed ove
fu posto un lungo epitafiio di die-
cinove versi, che si legge nel p.
Giacobbe a p. 34. Innocenzo VII
nel i4o6, fu. seppellito nella cap-
pella di s. Tommaso, destinata in
altro tempo per sepoltura de* Papi,
poscia per uso de* penitenzieri , ve-
nendo in seguito restaurata da Ni-
colò V. Allorché morì nel i447 ^^'
genio IV, fu sepolto in piana terra
accanto ad Eugenio III, com* egli
Bvea ordinato a* suoi famigliari , e
in un modestissimo avello, il quale
poi dal Cardinal Condulraìero suo
nipote fu ridotto in magnifico mo-
numento, con lungo epitaffio in ver-
si, che si legge nel p. Giacobbe a
p. 68, ma nella riedificazione della
basilica, fu trasportato, in un alle
di lui ceneri, nella chiesa di s. Sal-
vatore in Lauro [Vedi).
Nicolò V fu sepolto nel Vaticano
nel 1455, e TOldoino, Addii, in
Ciacc. tomo II, pag. 968^ riporta
Chi
la figura del suo sepolcro, del egua-
le si consei*vano varie parti nelle
sagre grotte, con un epitaffio com-
posto da £ne9 Silvio, che in pochi
vei^i compendia la vita di quel
Pontefice. Ripoitasi V epitaffio dal
p. Giacobbe, Bibl. Pont p. 157:
tuttavolta alcuni attribuiscono l'epi-
taffio medesimo a Maffeo Vegio. Il
suo successore Calisto III, nel 14^8,
venne seppellito in Vaticano, ma
poi le sue ceneri, con quelle del
nipote Alessandro VI, furono a' 3o
gennaio 1610, privatamente trasfe-
rite da Giambattista Vives nella
chiesa di s. Maria di Monserrato
della nazione aragonese. Il Veuuti,
Nuniis. Pont. p. 16, dice che la
traslazione seguì a* 3 febbraio. Mor-
to nel 1464 ^io 11 ìi^ Ancona, fu
il suo corpo portato in Roma, e
collocato nella cappella stessa , ove
egli vivente avea riposta la testa
di s. Andrea apostolo, ma però nel
i6i4> fu trasferito nella chiesa di
8. Andrea della Valle, nell' occasio-
ne che Paolo V demoh la cappella
di s. Andrea per l'ingrandimento
della basilica. Paolo II terminò di
vivere nel i47i> e fu sepolto nella
cappella di s. Marco, da lui eretta
in un bellissimo deposito di marmo,
edificatogli nell'anno seguente dal
suo nipote Cardinal Marco Barbo,
che nelle sue parti, come facemmo
di altri depositi, vennero indicate
da noi, parlando delle sante grotte,
ove colle di lui ceneri fu trasferito.
Correndo Tanno i484> terminò
di vivere Sisto IV, della Rovere.
Laonde il Cardinal Giuliano suo ni-
pote, poi glorioso Giulio II, gli fece
fare da Antonio PoUajuoli fiorenti-
no, ajutato dal fratello Pietro, il
superbo deposito di bronzo tutto
istoriato, che ora vedesi sul pavi-
mento della cappella del ss. Sa-
CHI
gramento, indi inciso e riportato
dall' Oldoino, Addit, in Ciacc, tom.
Ili, p. 4O9 ® ^^ fil^i'c opere. Rap-
presentò l'esimio artefice il Papa
giacente, non che le virtù e scienze
proprie di lui, tra stupendissimi or-
nati, coi due famosi candelabri ai
iati. Nel medesimo deposito furono
poste le ossa di Giulio II, e de' Car-
dinali Galeotto della Rovere, e San-
torio. Pure alcuno dice, che quelle
ossa riposano altrove, a cagione del-
la traslazione fatta in detto luogo
da Urbano Vili, dei monumento,
che prima stava nejla cappella dfiì
coix). Dice però il Cancellieri, De-
scrizione della Bas, VaL pag. 84,
che quando Paolo V, nel 1609, de-
molì la cappella del coro, il corpo
di Giulio II, il quale stava dietro a
quell'altare, fu posto nel monurhen-
to dello zio Sisto IV, finche nel
1689 Urbano VIII ti'asportò il de-
posito, e i detti cadaveri nella cap-
pella del ss. Sagramento, ove in
appresso fu posta i'iscrìzione, che
afferma contenere il deposito le ce-
neri dei due Pontefici, e dei due
Cardinali.
Innocenzo Vili, Ciho^ morì nel
,1492, e fu sepolto nel Vaticano
in diversi luoghi, finché nel 1606,
fu aperto il suo deposito, che al-
lora stava nella cappella di s. Se-
bastiano, e fu trovato intatto il ca-
davere, come testifica nelle citate Ad-
dizioni ^ a p. 1 15, r Oldoino. Quindi
fu stabiHto incontro alla cappella del-
la Purificazione, incidendosi nell'e-
pitafiGo, che nel suo pontificato Cri-
stoforo Colombo scuoprì l'America. Il
monumento è pregiato lavoro in me-
tallo dello stesso Antonio Pollajuoli.
Due sono le figure del Pontefice ,
una sedente col fèrro d'una lancia
in mano, per memoria della lancia
sagi*a donatagli da Bajazzetto II ,
CHI 297
r altra giacente di sotto alla piìma.
Gli successe Alessandro VI, che mo-
rì nel i5o3, il quale venne sepolta
nella ^appella di Calisto III suo zio,
col quale, come si disse, fu insieme
trasportato nella chiesa della loro
nazione spagnuola. Nel medesuio
anno morì Pio III, Piccolomini^ e
venne tumulato nella cappella di
s. Andrea, eretta dallo zio Pio II,
e da lui dotata di una cappellania.
Pio III fu tumulato in un bel se-
polcro di maiTOo, che ereàse per sé
in vita, accanto à quello di Pio II,
acciò fosse comune ad Agostino Pic-
colomini suo nipote. Ma le ceneri
dei due Pii furono, come dicemmo,
trasferite nella chiesa di s. Andrea
della Valle, e precisamente nella
navata di mezzo, l' uno incontro
r altro sulle piccole porte laterali,
che introducono in detta chksa.
Nel 1 5 1 3 , tei'minò di vivere il gran
Giulio li, principale autore della
odierna sontuosità della l)asilica9 e
benché lasciasse il suo cadavere alia
chiesa di s, Pietro in Vincoli (Fé-
di)y siccome antico suo titolo Car-
dinalizio^ fu sepolto o nelle grotte
vaticane, o nel sepolcro dello zio
Sisto IV, o più proimbilmente die-
tro l'altare dell'antica cappella del
coro, e poi unito alle ceneri dello
zio. Alcuni dicono, che il magnifico
monumento da Giulio li ordinato a
Buonarroti , e che abbiamo descrit-
to alla mentovata chiesa, doveva
essere isolato, per essere collocato
sotto la gran cupola dì questa ba-
silica. Leone X, nel i52i, fu tu-
mulato nel Vaticano, e poi nel i542,
fu trasportato nel sepolcro erettogli
nella chiesa di s. Maria sopra Mi-
nerva dal cugino Clemente VII, il
quale morendo nel i534 ebbe e-
gualmente sepoltura nel Vaticano,
finché poi nel iS^i, fu trasferito
198 CHI
nella detta diìeRa, e nel monumen-
to da lui ordinato. Il suo prede-
cessore Adriano VI terminò di rive-
la nell'anno i523, e fu seppellito
nella cappella di s. Andi*ea, tra
Pio II, e Pio III. Dipoi fu il ca-
davere di Adriano VI trasportato
in un bel marmoreo monumento ,
nella chiesa di s. Maria dell' Anima.
Paolo III, Farnese y morì nel
i549, e senza pompa fu traspor-
tato da* suoi domestici nella chiesa
di s. Pietro, ove restò sepolto in un
monumento interino, finché venne
|ìosto in quello magnifico ove giace,
il quale dal luogo ove ora è la statua
della Veronica, fu tolto a* i5 gen-
naio 1629, e stabilito accanto la cat-
tedra. Questo deposito è assai sti-
mato pel disegno, marmi, e scoltu-
re, opera egregia di Guglielmo della
Porta, detto frate del piombo^ die-
tro il pensiere di Annibal Caro, e
la direzione di Buonarroti. La sta-
tua del Papa sedente sull'urna è di
bronzo, e le due a' suoi piedi sono
di marmo rappresentanti la Pru-
denza, e la Giustizia: nella prima
•vuoisi effigiata la madre di Paolo
III, Giovanella Caetani , nella se-
conda Giulia sua cognata, o piut-
tosto r avvenente sua figlia Co-
stanza , maritata a Bosio Sforaa.
Questa ultima statua era prima nu-
da , ma essendo inconveniente tal
nudità colla santità del tempio, fu
ricoperta dal Bernini con finto drap-
po di bronzo. Ai lati del zocco-
lo su cui sta seduto il Pontefice
sono due putti, fra' quali è un ma-
scherone di giallo e nero antico, di
molto pregio. Siccome poi questo
deposito doveva essere isolato, così
eranvi pure due altre statue, la Pa-
ce, e l'Abbondanza, che non venen-
do messe in opera si trasportarono
al palazzo Farnese. Per la spesa fu-
CHI
rono cavati da Castel s. Angelo dieci
mila scudi dopo la morte di Paolo
III, per decreto del sagro Collegio.
Il Chattard, Descrizione del Vatìc,
tom. I, pag. 85, dice che il monu-
mento non da Guglielmo, ma da
Giacomo della Porta fu fatto, per
ordine del Cardinal Alessandro Far-
nese, e colla spesa di ventiquattro
mila scudi, i quali si vogliono pa-
gati dalla Camera Apostolica.
Il Pontefice Giulio III, Ciocchi del
Monte j a' 23 marzo i555, rese l'a-
nima al Creatore, e, come racconta
Onofrio Panvinio, fu con poca pom-
pa portato al solito in ispalla dai
canonici vaticani in s. Pietro, ove
essendo stato tre giorni discoperto,
ed esposto al popolo, fu tumulato
pi*esso l'altare di 8. Andi*ea in un
sepolcro di mattoni , e poi venne
trasfeinto nelle sagre grotte vatica-
ne, come afienna il Torrigio alla
pag. 387 e seg.
Di Marcello II, Cervini, abbiamo
che essendo morto nel i555, fu tu-
mulato nel Vaticano nella nave del
s. Sudario, donde a*a5 ottobre 1606
fu traslocato ad un' ui*na di marmo
sotto il pavimento della nuova ba-
silica, com'egli avea modestamente
ordinato prima di morire. Anco Pao-
lo IV, morto nel i55g, venne se-
polto nella basilica; ma a' 2 otto-
bre i566 fu trasferito nella chiesa
di s. Maria sopra Minerva ; altret-
tanto si dica di Pio IV, che sepolto
nel i565 nella basilica, poi a' 4
gennaio i583, venne portato alla
chiesa di s. Maria degli Angeli.
Così pure avvenne di s. Pio V,
il cui cadavere post nel iS'/i
in forma di deposito nella cappella
di s. Andrea, a tenore della sua te^
stamentaria volontà, fu poi per or-
dine di Sisto V portato nel i588
nella basilica Liberiana. Gregorio
CHI
XIII, BoncompagnOy ebbe sepoltura
nel Vaticano nell'anno i585 nella
sua cappella Gregoriana, presso la
quale dipoi fu riposto nel nobile de-
posito, che gli eresse nel 172 3, il
Girdinal Giacomo Boncompagno ad
istanza di Clemente XI, servendosi
deir opera del caT. Camillo Rusco-
ni. Le statue della Religione e della
Foltezza lo fregiano, oltre un gran
bassorìlievo, che rammemora il ca-
lendario da quel Papa corretto, ve-
dendosi perciò in esso effigiati molti
de^ grandi uomini, che vi lavorarono.
Se ne vede la figura presso l'Ol-
doino, nelle Addizioni citate, tom.
V, col. 3i.
Pfel Vaticano temporaneamente e
nel 1590 fu pur sepolto il magna-
nimo Sisto V, cioè nella cappella
di s. Andrea, donde nel seguente
anno, a' 3o agosto, venne trasfento
nella basilica Liberiana. Così il di
lui successore Urbano VII nello stes-
so anno iSgo ebbe tomba nel Va-
ticano, sino dì 11 settembre 1606,
epoca in cui fu trasferito nella chie-
sa di s. Maria sopra Minerva. Gre-
gorio XIV, nel 1 59 1 , venne tumu-
lato nel Vaticano incontro al depo-
sito dì Gregorio XIII , in un mo-
numento di stucco fetto da Prospe-
ro da Bi*escia. Quindi nel medesi'-
mo 1591 cessò di vivere Innocenzo
IX, le cui cenerì trovansi nei sot-
terranei vaticani. Tumulato in que-
sta basilica nel 160 5 Clemente Vili,
nel 1646 fu trasferito alla Liberia-
na. Morto nello stesso anno 160 5
Leone XI, Medici, fu sepolto nel
Vaticano, donde lo fece porre in un
magnifico avello, che gli eresse col-
r opera dell' Algardi, il di lui nipote
Cardinal Ubaldini. Il Papa viene
rappresentato sedente, ed il sotto-
posto bassorilievo riporta quando es-
sendo legato a latert in Francia,
CHI 399
diede in nome di Clemente VIII la
solenne assoluzione ad Enrico IV.
La statua della Fortezza è di Er-
cole Ferrata, quella dell'Abbondan-
za la scolpì Peroni; le rose poi col
motto, sic floruity che sono scolpite
nelle basi, alludono al breve suo re-
gno, che fu di ventisei giorni, non
alle pretese rose avvelenate che tron-
carono i di. lui giorni.
Paolo V, e Gregorio XV furono
seppelliti nella basìlica, il primo nel
iG^r, donde nell'anno seguente fu
trasportato alla Liberiana, e il se-
condo nel 1623, che in seguito fu
traslocato nel deposito erettogli dal
Cardinal Ludovisi suo nipote nel-
la chiesa di s. Ignazio. Neil' an-
no 1644 o^orì Urbano Vili, Bar-'
berilli, ed ebbe, giusta il costu-
me , sepoltiu^ nel Vaticano. Cin-
que mesi prima di morire oixli-
nò al Bernini il suo deposito , che
l'artista eseguì con ispirìto, singola-
re. Ricco di marmi, la statua del
gran Pontefice è dì bronzo, l'urna
è di paragone, e di marmo sono
le statue della Giustizia, e della Ca-
rità, che lateralmente decorano il
monumento. Sull'urna evvi la mor-
te di metallo dorato, che sta in atto
d'incidere in un volume il nome
di Urbano Vili. Alcune api di bron-
zo, stemma dei Barberini, sono co»
sparse suU'uma. Gli successe Inno-
cenzo X, che morì nel i655, e dal
Vaticano il suo cadavero fu poi tras-
portato nella chiesa di s. Agnese
in piazza Navona.
Alessandro VII, Chigi, morì nel
1667, e fu tumulato nel monu-
mento fatto dal cav. Bernini , col-
r aiuto di Mazzuoli, e di Morelli.
Le quattro statue che il decorano,
sono la Giustizia, la Prudenza, la
Carità,, e la Verità: quest'ultima
essendo in gran parte nuda , fu poi
3oo
CHI
dallo stesso Bernini per ordine d'In-
nocenzo XI, vestita con una fescia
di metallo tinto di color bianco.
Sotto la coltre rilevata, fatta di dia-
spro siciliano, mostrasi la figura
della morte in metallo dorato, con
in mano l'orologio a polvere. La
statua del Pontefice è in ginocchio,
ed a mani giunte in atto di prega-
re. Anche Clemente IX, che moiì
nel 1669 fu trasportato in seguito
dalla basilica di s. Pietro, a quella
di s. Maria Maggiore. Il corpo di
Clemente X, Altieri^ nel 1676, fu
riposto nel bel deposito, che con
disegno del cav. Mattia de Rossi,
gli edificò il nipote Cardinal Pai uz-
zo Altieri. Sopra l'urna di diaspro
siede la statua di marmo del Pa-
pa, scolpita dal Ferrata : quella del-
la Clemenza è opera del sanese
Mazzuoli, r altra della benignità è
del Marcelli : il bassorilievo dell'ur-
na, rappresentante V apertura del-
l' anno santo 1675, è di Leonardo
Letti; il cartellone, alcuni putti, e
le due fame, che sostengono lo stem-
ma gentilizio, sono opera di Filippo
Carcani.
Nell'anno 1689 vide il termine di
sua carriera mortale Innocenzo XI,
Odescalchi. A questo venerando Pon-
tefice fu fabbricato nella basilica un
deposito degno di lui. Si vede la
figura sedente scolpita da Monnot,
coir idea datagli da Maratta , e il
bassorilievo ricorda la celebre libe-
razione di Vienna dalla possanza
ottomana. Questa scoltura, e le due
statue della Religione, e della Giu-
stizia, sono pure opera del medesi-
mo artefice. I due leoni, che sor-
reggono l'unia, sono di metallo, e
formano parte dello stemma de-
gli Odescalchi. Nell'anno 1691, nel-
la basilica si depositò il cadavere
di Alessandro Vili, Ouoboni, il cui
CHI
nipote Cardinal Pietro, con disegnò
del conte Enrico di s. Martino, gli
fabbrìcò un sontuoso avello., La sta-
tua sedente del Papa è di metallo,
opera di Bertosi, mentre le due sta-
tue marmoree della Religione, e del-
la Prudenza furono scolpite da An-
gelo de Rossi, eh' è pure autore del
bassorilievo esprimente le oblazioni
presentate ad Alessandro Vili, per
la canonizzazione da lui celebrata
dei ss. Lorenzo Giustiniani, Giovane
ni da Capistrano , Giovanni da s.
Facondo, Giovanni di Dio , e Pa-
squale Baylon.
Al padre de' poveri , Innocenzo
XII, Pignattelli^ tumulato nella ba*
silica nel 1 700 , poscia nel 1 746
il Cardinal Petra eresse un monu-
mento colla spesa di nove o dieci
mila scudi, come dice il Chattard,
Descrizione del Vaticano tom. I,
pag. 46' Lo scultore Filippo Valle,
con architettura del cav. Fuga, rap-
presentò il Papa sedente, con trire-
gno in capo, vestito degli abiti pon-
tificali. Ma Clemente XI, dopo es-
sere stato il suo cadavere nell' an-
no 17^21, posto, secondo il costu-
me, sulla porta dell'archivio e can-
toria della cappella del coro, giusta
la sua espressa volontà, ai 20 mar-
zo 1722 fu trasportato al sepolcro,
che erasi prescelto sotto il pavimen-
to della cappella del coro, con una
semplice iscrizione da lui composta,
e dettata al Cardinal nipote, nella
quale segnò il pontificato di venti
anni, lasciando al capitolo vaticano
la cura di aggiungervi il mese e il
giorno di sua morte, in compenso dei
libri corali da lui al medesimo capi-
tolo donati per le. funzioni eccle-
siastiche . Neil' anno 17249 ^^ ^^'
polto nella basilica Innocenzo XIII,
quindi fu posto il cadavere in un'ur-
na di stucco, ove é ora il deposito'
CHI
di Leone XII, e poi fu trasferito
ne' sotterranei vaticani. Tenapora-
neamente tì restarono sepolti Be-
nedetto XIIT, e Clemente XII, cioè
il primo dal 1780 al 1738, in cui
fu traslato nella chiesa di s. Maria
sopra Minerva, e il secondo dal 1 740
al 174^9 epoca in cui fu portato
al Laterano.
Benedetto XIV, Lamhertìni^ mo-
ri nel 1 758, e fu riposto il suo ca-
davere sulla cantoria solita, donde
i Cardinali da lui creati, il fecero
porre nel mausoleo, che nella ba-
silica gli Ribbricaroiio con disegno
di Pietro Bracci, il quale scolpì il
Pontefice in atto di alzarsi, e di fare
il segno della benedizione. 11 Bracci
fece pure la statua della Sapienza,
e Gaspare Sibilla quella del Disin-
teresse. Dopo che Clemente XUI,
RezzonicOy fu seppellito nel 1769
nella basilica , alcuni anni ;dopo , i
tre nipoti Carlo, e Gio. Battista
Cardinali, e d. Abbondio senatore
di Roma allogarono al Fidia dei
tempi nostri, Antonio Canova, l'ere-
zione d'un monumento, che riuscì
la maraviglia dell'arte, colla spesa
di ventiduemila scudi. Fu esso espo-
sto alla pubblica ammirazione ai 4
aprile 1792, e poscia inciso dall'e-
simio bulino di Bafiàelle Morghen.
Rappresentò il sommo artista il
Pontefice genuflesso in atto di orare,
che sembra vivente, per l'espressio-
ne mirabile del suo volto; il Ge-
nio da un lato, e la Religione dal-
l'altro fiancheggiano l' urna. Al bas-
so due leoni stanno in guardia del
monumento. Il bassorilievo nella fac-
cia esteriore esprime la Carità) e la
Speranza. Questo capolavoro, che
stabilì la reputazione dell'autore, fu
desciitto in una Lettera, cui il eh.
cav. Gherardo de Rossi scrisse a
d. Ignazio de Giovanni, canonico di
CHI 3oi
Monferrato, la quale venne pubbli-
cata colle stampe in Roma nel 1 792.
Anche Clemente XIV restò sepol-
to temporaneamente nella basilica,
cioè dal 1774 &i 21 gennaio 1802,
in cui fu trasportato nella chiesa
de' ss. XII apostoli. Morto ai 29 a-
gosto 1 799 il glorioso Pio VI, Bror
schi, in Valenza di Francia, la sua
spoglia mortale, con solennissima
pompa fu deposta nella basilica ai
17 febbraio 1802, e poscia, in ese-
cuzione de' suoi ordini, venne collo-
cato il cadavare avanti la cappella
sotterranea della confessione, con u-
mile iscrizione da lui composta : cor-
pvs Pii VI p. M. ORATE PRO EO. So-
pra il di lui corpo, per disposizione
del Cardinal Romualdo Braschi suo
nipote, ai 28 novembre 1822, fu
posta la statua colossale del Ponte-
fice zio, eseguita dal lodato Canova,
che rappresentollo genuflesso atteg-
giato a fervorosa preghiera, e vesti-
to degli abiti pontificali con gran
paludamento.
Pio VII, Qdaramontiy morì nel
1828, e il Cardinal Ercole Consal-
vi, che ebbe la gloria di essere suo
degno segretario di stato, per rico-
noscenza volle erigergli un magni-
fico deposito. Lo commise al eh.
commendatore Alberto Thorvvadsea
danese, che ne fu architetto e scul-
tore; ma il luogo ove venne desti-
nato gli fu sfavorevole, vedendosi
sulla porta della cantoria che con-
duce al coro,, e che sembra quella
del monumento. Questa porta è ben
diversa dall' altra, nella cantoria di-
contro, ov' è il piccolo organo, e
dove, come piìi volte si disse, ven-
gono temporaneamente collocati i
cadaveri de' Pontefici. Essa sta dal-
la parte dell' altare di san Gre-
gorio I. 11 deposito è tutto di
marma bianco: si vede il Ponte-
3o2
CHI
6ce sedente in alto, in abito pon-
tificale col trìregno, seduto su di
un'alta sedia, in atto di benedire.
Ai lati sono le statue in piedi rap-
presentanti la Sapienza, e la Foi^a
co' loro rispettivi simboli, ed attri-
buti, tutto egregiamente lavorato.
Leone XII, Della Genga, di glo-
riosa memoria, morendo nel 18*29,
fu sepolto giusta il costume tempo-
raneamente sopra la porta della can-
toria della cappella Giulia, da dove
nel i83o, per ivi collocare il ca-
davere del successore Pio Vili, Ca-
sti glioni^ fu tumulato dinanzi Tal-
tare di s. Leone L secondo la 'di
lui sum mentovata disposizione. Ma
divenuto Papa il regnante Gregorio
XVI, CappeUariy già da Leone XII
elevato al Cardinalato, ordinò al va-
lente scultore cav. Giuseppe Fabris,
col proprio privato peculio un mar-
moreo monumento di gratitudine,
da collocarsi nella basilica ove ri-
posavano le ceneri d'Innocenzo XI II,
cioè nella nave piccola a destra di
chi entra, e nelT intercolunnio pres-
so l'altare della Pietà. Rappresentò
pertanto l'artefice in istatua colos-
sale, Leone XII nell'atto che al-
zandosi dalla sedia gestatoria, vesti-
to pontificalmente col triregno in
capo, avente ai lati i flabelli, com-
parte dalla loggia vaticana l' apo-
stolica benedizione. Nella parte poi
inferiore del monumento, si legge
sul fregio, che sovrasta una porta,
la seguente iscrizione:
MEMOBIAB . LEONIS . XII . P . M
GREGORIVS . XVI . P . M
Da ambo le parti della sedia ge-
statoria si vedono quattro Cardina-
li che circondano il Pontefice; in
essi si ravvisano le effigie de' Car-
dinali Cappellari, Pacca, Odescalcbi,
CHI
eZurla. L'arco, che racchiude quan-
to si è descritto, ha nel mezzo lo
stemma gentilizio di Leone XII, al-
la destra e sinistra del quale stanno
assise due maestose figure in alto
rilievo rappresentanti la Religione, e
la Giustizia, virtù che adornarono
eminentemente quel Pontefice. Sui
pregi, e dettagliata descrizione di
questo deposito si può leggere : //
monumento fatto innalzare dalla
santità di nostro Signore Papa Gre-
gorio XFI feUcemente regnante ^ al"
V augusta memoria del Pontefice
Leone XII nella basilica vaticana',
scolpito dal cav, Giuseppe Fabris ^
in brevi cenni descritto daW archi-
tetto cav, Gaspare Servi, 1837, e
la Descrizione del monumento di
Leone XII eretto nella basilica va*
tìcana, di commissione ed ordine
di N, S, Papa Gregorio XFI, etc.
di F. M,, Roma 1837.
DeW ufficiatura della basilica va-
ticana, de' suoi antichi moniste-
riy dei Cardinali arcipreti y e del
capitolo e clero vaticano.
La storia del clero vaticano non
è altro che la storia di un corpo
destinato a celebrare le sagre fun-
zioni nel luogo, ove riposano le ce-
neri di s. Pietro, siccome si espres-
se il Mar torelli nella eruditissima
Storia del clero Vaticano, Vero è
però, che mai sempi*e vi fiorirono
individui chiaiù per nascita, dottri-
na, virtù, e santità di vita, nonché
innalzati alla primaria dignità della
sede apostolica, e moltissimi alla sagra
porpora ; anzi fra i molti e singo-
lari pregi del clero vaticano non
può riconoscersi alcuno più lumino-
so di quello, di avere in ogni tem-
po veduto uscire dal suo greml>o
dei supremi pastori della Chiesa 11-
CHI
ni Tersale, e nel secolo decorso tra
gli altri Clemente XI, che fu vica-
rio, e poi canonico della basilica,
Benedetto XIV, e Pio VI, ambedue
canonici della medesima. Dei Cai*di*
sali arcipreti poi salirono al ponti-
ficato Gregorio IX, Nicolò III, e
Paolo II. A seconda peiianto del
nostro compendioso sistema, colla
scorta del citato autore, rammente-
remo qui le cose principali risguar-
danti questo clero ^ illustre e ve-
nerando.
Il medesimo Mar torci li dice potetesi
chiamare il capitolo vaticano per la
sua antichità, il primo del mondo cat-
tolico, giacche nei primi secoli della
Chiesa ivi si radunò il clero, e vi cele-
brò le sagre funzioni dalla disciplina
di allora prescritte, per la grande e
costante venerazione, che i fedeli ebbe-
ro per la tomba del principe degli a-
postoli. Da sì ri mote epoche pertanto
senza interruzione seguì la recita dei
divini uffizii nella basilica, e la ce-
lebrità ed eccellenza de' suoi rìti fu
presa per norma e modello da al-
tre primarie chiese, e persino dalla
basilica lateranense, come afferma il
lodato autore a pag. j3.
Certo è che cessate le persecuzio-
ni, r istituzione monastica ebbe agio
di formarsi sull' esempio del colle-
gio apostolico, e dall' oriente si pro-
pagò neir occidente, e in Roma stes-
sa. Al tempo di s. Giix)lamo molti
già erano i monìsteri di monaci. La
fondazione di quello de' ss. Giovan-
ni e Paolo presso la basilica vati-
cana, si attribuisce a s. Leone I, e*
letto Tanno 440- Degh altri tre
monisteri istituiti vicino alla basili-
ca s'ignora la vera origine. Questi
erano: i.° di s. Sterno maggiore (foi^
se cosi detto perchè vi risiedeva se-
condo alcuni, il superiore o abbate
di tutti i monisteii vaticani), o sia
CHI
3o3
Catà Galla Patrizia dalla sua bene-
fòttrice. Tale monistero fu forse pur
fondato da s. Leone I; 2.** dì s.
Stefano minore^ o sia Catà Bar-
bara Patrizia dalia sua benefattri-
ce, sebbene il Cancellieri ne voglia
fondatore Stefano li, e siccome di-
poi fu dato al Collegio GermanicOy
(Fedfjy a quell'articolo se ne parla ;
3.° il monistero di s. Martino. Trop-
po è noto, che questi monìsteri per
la libei^alità de' fedeli si dilatarono,
e fiorìrono nell'ufiiziatura della basi-
lica. Si sa che il monistero di s.
Martino fu ristaurato da s. Leone
III, e poi da s. Leone IV fu ridot-
to in miglior forma, perchè da fan-
ciullo eravi stato educato ; menti*e
quello di s. Stefano maggiore fu
pure restaurato da s. Leone III, che
lo die a governare a s. Pasquale, il
quale gli successe nel pontificato.
Quello di s. Stefano minore fu li-
storato, e rìformalo da Adriano I ;
e quello de' ss. Gio. e Paolo provò
le benefiche cure di Stefano II , e
di s. Leone III. Rilevasi inoltre da
analoghe memorìe, che i quattro
mentovati monisteri già esistevano
sotto 8. Gregorio I, e che furono
da molti Papi arrìcchiti di rendite,
siccome addetti al servìgio del coro
della basilica, e al canto delle divi-
ne lodi. Alcuni vorrebbono far cre-
dette, che anco un quinto monistero
fosse stato addetto alla basilica, cioè
quello detto di s. Tecla^ o di Gè-
rusalemmc j ma esso era piuttosto
una collegiata di canonici, che ser-
vivano la proprìa chiesa, cosicché
non ebbe colla basilica vaticana di
comune che la vicinanza.
I monaci de' suddetti quattro mo-
nisteri seguirono la regola di s. Ata-
nasio e di s. Basilio, con quelle pa^^
ticolarità ordinate dai Pontefici, fir
che s'introdusse quella di s. Ben
3o4 CHI
detto. Questi monaci, siccome appar-
tenenti ai seiTÌgio della basilica, vi
cantavano le sagre salmodie, nelle
quali divennero perìtissimi, e vi ce-
lebravano le vigilie. Dal che desu-
mesi dal Martorelli il principio del
capitolo vaticano nel quarto secolo,
nelle pei*sone di detti monaci, che
fionrono nelle scienze, e nelle vìrtil.
G)sì che molti di quelli, eh' erano
stati educati nei monisteri vaticani,
divennero Papi. Tuttavia il Panvi-
nio, il Moretti, e il Mabillon rico-
noscono simultaneo ai monaci, un
collegio di chierici nella basìlica va*
ticana, che alti'i vuole piuttosto es-
sere slata la scuola de' cantori in es-
sa istituita da s. Gregorio I. Nel
nono secolo^ o più probabilmente
nel decimo, o nel decìmoprìmo (giac-
ché, come diremo, i canonici seco-
lari già esistevano nel secolo deci-
mosecondo), si crede che cessassero
i monaci di abitare ne' monisteri va-
ticani, i quali in progresso ebbero
de' superiori col nome di rettori pre-
siedenti alle persone, che in essi abi-
tavano, cioè a dei canonici, ed alle
chiese, ed oratorii annessi ai moni-
steri , de' quali amministravano le
rendite. Sotto Adriano IV , creato
nel II 54, si fa menzione di una
canonica, o sìa una casa diversa dai
quattro monisteri, e sotto Innocen-
zo 111, creato nel 1198, non ven-
nero più nominali i monisteri, ma
le loro chiese come soggette al ca-
pitolo vaticano, riconoscendosi già
r esistenza non solo de* canonici, ma
pure di raansìonarìi, o custodi del-
la basìlica, esistenti sino dui quarto
secolo. Fra questi mansionari fio-
rirono i ss. Teodoro, ed Abbondio,
avanti il pontificato di s. Gregorio
I. 11 numero dei mansionari fu co-
pioso nel secolo decìmoprìmo, eser-
citando diversi uffizìi generali, e par-
CHI
ziali, e rimanendo anche esclusi va^
mente addetti alla custodia della
confessione vaticana ; anzi vi fu un
tempo, in cui questa ultima specie
di mansionari erano riguardati co-
me dignitari, e insigniti del carat-
tere chericale, come lo erano molti
delle altre specie. Il Torrigio, CrypL
F'aùc, p. 1 57, asserisce che i man-
sionaLÌ della confessione di s. Pie-
tro formavano collegio, equivalendo
il loro uffizio a quello di canonico
altarista.
Passando ora a dire dei Cardi-
.nali ebdomadari, che uffiziavano
nella basilica, dei vescovi di Selva
Candida, o sia di s. Buffi na , per-
chè nella medesima avevano giuris-
dizione , nonché dell' origine degli
arcipreti vaticani, secondo il Bian-
chini, t. Ili, p. 176 dell'Anastasia,
vuol ritenersi che lo stabilimento dei
sette vescovi Caixlinali , e de' sette
preti Cardinali, avesse luogo perdiè
fossero i primi addetti alla celebra-
zione delle messe conventuali nella
basilica laleranense, ed i secondi nel-
la vaticana. Pare che entrambi da
princìpio fossero introdotti sotto il
Papa s. Damaso I, e che confeiv
mali venissero sotto s. Simplicio. Si
chiamavano i secondi Cardinali eb-
domadari , perchè celebrava ciascu-
no ripai'titamente le messe in quel
giorno della settimana, che gli era
assegnato, ed erano altresì titolari
di altrettante chiese. Nella domeni-
ca celebrava il Cardinal titolare di
s. Maria in Trastevere, nel lunedì
quello di s. Grisogono, nel martedì
quello di s. Cecilia, nel mercoledì
quello di s. Anastasia, nel giovedì
quello di s. Lorenzo in Damaso ,
nel venerdì quello di s. Marco , e
nel sabbato quello di s. Martino ai
Monti. Secondo però il Baroni 0, al-
l'anno 1057, quello di s. Grisogono
CHI
non 7Ì celebrava. Va poi anche no-
talo che non s. Damaso I , né s.
Simplicio stabilirono ebdomadari nel-
la Vaticana, e solo questo secondo
pose de' preti nelle basiliche di s.
Pietro, di s. Paolo, e di s. Lorenzo,
per l' amministrazione de' ss. sagra-
menti. Probabilmente gli ebdoma-
dari furono stabiliti da s. Felice
J, sebbene i'Oistenio li vorrebbe
fondati più tardi, da Stefano III.
Il celebre Cardinal Borgia però, e
il dotto Cancellieri sono di parere,
che il servizio ebdomadano di set-
te preti Cardinali, fosse nella basi-
lica vaticana istituito da s. Grego-
rio I; e, per parlare più anticamen-
te > esso rese quotidiana tal- cele-
brazione di messe nella confessione
di s. Pietro, che in avanti aveva
luogo solo in alcuni giorni; cele-
bi^one, la quale in detto altare ,
era loro esclusivamente devoluta,
non potendo celebrarvi altri, meno
il Cardinal vescovo di Selva Can-
dida , il quale vi celebrava nelle
funzioni più solenni , concedendosi
dai Pontefici assai di rado ad altri
Cardinali il permesso di celebrarvi,
e talora per una sola volta.
Higuardo alla cessazione di questi
Cardinali ebdomadari, il Martorelli
definitivamente la fissa nel secolo de-
cimoterzo, non facendone alcuna men-
zione Nicolò III nella, costituzione in
cui provvide nella basilica alla ce-
lebrazione delle messe conventuali.
Progi*edì per altro il detto Cardinal
di Selva Candida a celebrare nelle
funzioni più solenni, essendo allora
il Cardinal arciprete sempre un dia-
cono. Subentrarono nel servizio eb-
domadario, ma in altare diverso, i
canonici, e i benefiziati, a' quali in
premio delle etiche», fu dai Papi
concessa parte delle oblazioni, che
fecevansi all'altare di s. Pietro. Kep-
VOl. XII.
CHI
3o5
pure i diaconi ebdomadari, chcj se-
condo Pietro Mallìo, furono pure
istituiti da s. Gregorìo I, per can-
tare gli evangelii e* predi care nella
basilica, attendevano più probabil-
mente a tal u£[izio nel secolo deci-
mo terzo, giacché Nicolò III stabilì
gli ebdomadari anche diaconi fra i
canonici e i benefiziati. Ma sicco-
me Leone IX concesse ai canonici
vaticani la decima parte delle obla-
zioni , Eugenio III, e Urbano IV
la quarta pgirte, e Innocenzo III la
metà, senza che mai ricordassero i
Cardinali ebdomadari , convien dire
che nelle vicende del secolo decimo
si perdessero tali lodevoli costuman-
ze dei Cardinali ebdomadari y e noti
ne rimanesse che la tradizione, e in
alcuni la pretensione, non celebran-
do più quotidianamente. Non può
affermarsi il medesimo del Cardinal
vescovo di Selva Candida, il quale
sicuramente sino al decimo quarto
secolo proseguì a celebrare nella
basilica vaticana le funzioni solen-
ni, e ad esigere la sua parte delle
oblazioni, che gli erano state asse-
gnate.
Benché gli antichi Pontefici abi-
tassero il patriarchio lateranense,
molto distante dal tempio vaticano,
tu ttavolta frequentemente si porta-
vano in esso, massime nelle stazio-
ni, che prima erano venti, come
per altre funzioni maggiori enume-
rate da Maflfeo Vegio, In praef,
n. 2. t. 7. Jun, Boll, Il Fontana,
Templum Vat p. 72, parlando del-
l' antichità del palazzo apostolico Va-
ticano^ e della residenza de' Papi
presso la basilica, ne deduce argo-
mento aflfermativo, appunto da mol-
te funzioni papali solite fòrsi nella
basilica di s. Pietro, alle quali ancor
egli asserisce, che intervenivano mol-
te Yolte> anciie di notte, i Pontefici
20
3o6
CHI
per recitare il mattutino, riportan-
do la testimonianza di Anastasio Bi-
bliotecario, di 8. Pasquale I, e quel-
le di Benedetto canonico di s. Pie-
tro, di Celestino II, e d'Innocenzo
II. Conchiude poi che il palazzo
apostolico doreva esservi assoluta-
mente, giacché in esso Carlo Magno
alloggiò sotto Leone III ; palazzo
che, secondo il Platina, Celestino III
restaurò ed abitò» Ciò non pertan-
to, talvolta i Papi non potevano
passare dal patriarchio, lateranense,
al palazzo e basilica di s. Pietro ,
per le turbolenze de' tempi e déK
le fazioni, per cui la basilica nel-
la settimana santa era per tal lon-
tananza priva delle funzioni più ve-
nerabili. Egli è perciò, che Giovan-
ni XIX, detto XX nel 1026, die-
de commissione di celebrare le mes-
se al vescovo di Selva Candida, ó
sia di s. Ruffina, stabilendo ch'es-
so per, r avvenire eseguisse tutte
quelle funzioni, che i Pontefici im-
pediti dalle infermità, e dagli affii-
ri, non potessero celebrare. Lo stes-
so confermò con altra costituzione
Benedetto IX, eletto nel io33, men-
tre per ciò che riguarda la giurisdi-
zione ordinaria , che i vescovi di
Selva Candida godevano su tutti i
monìsteri vaticani nella basilica, e
in tutta la città Leonina, sembra
che loro fosse conferita un secolo
avanti di Sergio III, il quale fu
creato Tanno 904, col godimento
d'una parte delle oblazioni, prin-
cipalmente nelle funzioni della set-
timana santa, nel giorno di Pa-
squa, e in quel di Natale, come de-
scrive il Martorelli alla pag. 108,
e seg.
Due cose pertanto fi*a loro^ di-
verse furono concesse ai Cardinali
vescovi di Selva Candida, cioè l'e-
sercizio de' pontificali nella basilica
CHI
vaticana e in tutte le chiese della
città Leonina, e la potestà oixiina-
ria sulle persone e sulle chiese della
stessa città. L'esercizio de' pontifi-
cali, quando Calisto II unì ed in-
corporò il vescovato di Selva Can-
dida o sia di s. Ruffina al vescova-
to di Porto, passò ai Cardinali di
quest'ultimo vescovato. Sulle giu-
rìsdizioni, sulle percezioni, sulle .0-
blazioni , parleremo in appressa
Qualcuno di questi vescovi di Sel-
va Candida e di Porto, abitarono
per maggior comodo vicino alla ba-
silica. Ma nel trasferimento della
sede Pontificia in Avignone nel
i3o5, i Cardinali vescovi di Porto,
essendo presso il Pontefice, e non
celebrando più nella basilica, ven-
nero nel 1870 da Urbano V spo-
gliati del diritto di percepire le obla-
zioni. Tutta volta nel 1872 il Car-
dinale ne fu reintegrato da Gr^oi-
rio XI , il quale ordinò al vicario
di Roma , e all' altarista vaticano ,
di permettere ai ministri del vesco-
vo di Porto l'esazione delle obla-
zioni, per l'antichità della consuetu-
dine. Non fa parola per altro sulla
celebrazione delle funzioni, dacché i
vescovi di Porto rimasero indi a poi
da queir obbligo dispensati.
Per ciò che riguarda il diritto di
giurisdizione ordinaria de' vescovi di
Selva Candida nella basilica vatica-
na, è in tutta la città Leonina, vuo-
le il Grimaldi, che poco durasse,
perchè i vescovi non si contentava-
no di usare di questa giurisdizione
come delegata dal Papa ; ma quasi
fosse loro propria, affettavano di
comparire veri vescovi della città
Leonina. II perché lo stesso Bene-
detto IX, che ne avea confermato
il privilegio, concesso da Giovanni
XIX, sì vuole che vi ponesse una
limitazione. Anzi dallo stesso Gri-
CHI
maldi nel suo libro, De archipres-
byieris valicanis ^ che si conserva
manoscritto nell' arcbivìo capitolare,
sotto lo stesso Benedetto IX trovasi
nominato un arciprete della basìli-
ca vaticana; ed è perciò che sera*
bra molto probabile, che sino d'al-
lora, lasciato a' vescovi di Selva Can-
dida l'esercizio pe' pontificali nelle
funzioni maggiori, la giurisdizione
passasse agli arcipi*etì, i quali essen-
do, come dicemmo, di frequente
diaconi, non poterono egualmente
ottenere T esercizio delle funzioni ,
come consta da documenti, trovan-
dosi solo dopo quattro secoli un
vescovo di Porto avere nella basi-
lica vaticana esemtata una piena
giurisdizione, cioè il Cardinal Ange-
lo Corraro nipote di Gregorio XII,
che per singoiar combinazione era
pure arciprete della basilica. Merita
di osservarsi che allorquando Mar-
tino V diede al medesimo Cardinal
arciprete tutte le facoltà anco straor*
dinarie per riformare gli abusi in-
trodotti nella basilica, a&tto non
accenna la minima giurisdizione,
che il Corraro potesse avervi, come
successore de' vescovi suburbicarìi
di Selva Candida, ed erede dei lo-
ro diritti^ per cui conviene dire
che se ne fosse perduta la memo-
ria.
Venendo adesso a parlare dei
Cardinali arcipi*eti vaticani, va pri-
ma detto che ciascuno di tutti e
quattro i monisteri contigui, e ad-
detti alla basilica vaticana, ebbe il
proprio abbate, probabilmente insi-
gnito del carattere sacerdotale, con
giurisdizione indipendente nel suo
rispettivo monistero , con beni e
rendite proprie. Ma quando i mo-
naci de' quattro monisteri riunivansi
nella basilica per attendere, in co-
mune alla sagra salmodia» doveva-
CHI
3o7
no cei*ta mente essere regolati e di-
retti da persone istruite, e costitui-
te in dignità, pel necessario buon
ordine alla recitazione dell'uffizio
divino, ed alla celebrazione delle
^gre funzioni, per la maestà e di-
ligenza delle quali fu sempre anzi
distinta la basilica. Maffeo Yegio ,
l'Alfarano, e il Panvinio sono di
parere, che l'arciprete del moni-
stero di s. Stefano maggiore fosse
pure l'arci prete di tutta la basilica.
Il Cancellieri dice, che in una con-
cessione del io3o di Giovanni XIX,
trova nominato col titolo di mag-
giore anche il monistero de'ss. Gio-
vanni e Paolo, con una sottoscri-
zione concepita in questi termini :
Slephanus Archipresbyter ss, Joan»
nis et PauU etc. Ma ciò vuoisi piut-
tosto ritenere per equivoco di chi
sottoscrisse , dhe di maggioranza
nel monistero de* ss. Gio. e Paolo,
ovvero, secondo l'opinamento dLal-
tri, che ogni monistero avesse il
proprio arciprete. Piuttosto nell'ar-
cicantore della basilica, il Martorelli
a p. 119, riconosce colui che pre-
siedeva ai cantori, e che qual vero
arcipi'ete sovraint^ideva alla litur-
gìa della basìlica ; e in £itti abbia-
mo un Giovanni arcìcantoi'e, abba-
te del monistero di s. Martino, che
fu mandato in Inghilterra per co-
mando del Papa Agatone del 678,
per insegnare il canto, e l'ordine
degli uffizii secondo le regole della
basìlica vaticana; locchè rende in-
certa la residenza del superioi*ei
maggiore nel monistero di s. Stefa-
no. Tale uffizio vuoisi introdotto si-
no dal principio della basilica, ma
con diversi nomi.
Non può dubitarsi, che già al
principio del sesto secolo esistesse
una persona rivestita di superiorità,
e precedenza. Sotto il Pontefice s.
3o8 CHI
Ormisda chiaroossi quella persona
Proposito y e dava essa licenza di
seppellire i morti ; nel settimo seco-
lo TI fu il detto Giovanni arcican-
tore; e nelF ottavo si trova nomi-
nato un Pietro legato del Papa af
secondo concilio di Nicea, col titolo
di Archipreshyter sanctissimae ec-
cìesiacy quae Romae estj scilicet apo-
stoli Petriy o di Protopreshyter^ o di
primus preshyter sanctissimae Petti
ecclesiae. Il Torrìgio fa menzione
d'un Azzo recto r sane ti Petriy et
quatuor monasteriorum^ ch'egli les-
se in una carta dell' archivio : ed il
Piazza, Gerarchia^ pag. 336, Del-
V arciprete di s, Pietro in Vaticano ^
dice che tal rettore fosse a guisa di
un sagrestano maggiore. Questa car-
ta è del tempo di Benedetto IX,
cioè di quel Pontefice che stabiPi, se-
condo il Grimaldi (il quale ha tes-
suto la storia degli aix:ipi*eti vatica-
ni, esistente mss. nell'archivio), il
prìmo Cardinale arciprete nella per-
sona di Orso Orsini figlio di Orso,
dal quale senza interruzione ne'suc-
cessori, trovansi gli arcipreti vatica-
ni decorati della sublime dignità
Cardinalizia, ed il cui catalogo ri-
portiamo per ultimo, e dopo questo
paragrafò.
Faremo ora breve menzione del-
la giurisdizione degli arcipreti della
.basilica vaticana. Piima dei vescovi
di Selva Candida, e di Orso primo
arciprete Cardinale costituito da Be-
nedetto IX, i propositi, gli arcican-
tori, i rettoli, e gli arcipreti, o con
qualunque altro nome si chiamasse-
ro, i superiori del clero vaticano, eb-
bero probabilmente un' autorità as-
sai limitata, e ristretta al buon or-
dine, e al buon servigio della basi-
lica, tanto piii che gli stessi Ponte-
fici non lasciavano allom di dare
direttamente le loro provvidenze nei
CHI
casi più gravi, finché a cagione del-
la rinomata lontananza dalla loro re-
sidenza al Laterano, e per le altre
ragioni dette di sopra, concessero
agli arcipreti l' intera sovraintenden-
za delle persone della basilica, la
ispezione de' costumi e discipline del
clero, non che degli afi&ri concer-
nenti l'economia della mensa capi-
tolare colla Scolta altresì di fulmi-
nai*e le censure contro chi avesse
loro resistito, come rilevasi dalle co^
stituzioni dei Papi , precipuamente
di s. Leone IX, Innocenzo II, Eu-
genio IH, Adriano IV, Alessandro
HI^ Urbano, Clemente, Innocen-
zo III, Innocenzo IV etc. Tale si
mantenne l'autorità arcipresbiterale
sino a Giovanni XX detto XXI, il
quale, meditando una generale ri-
forma nella basilica, dovette perciò
ampliare 1' autorità deli' arciprete.
Quindi conferì la potestà ordinaria
al Cardinal Orsini, che gli successe
nel pontificato col nome di Nicolò
IH , non estensiva però ai futuri
arcipreti : perlochè Nicolò IH me-
desimo la restrinse al modo di pri-
ma. Tale sistema, durò costante-
mente sino al Cardinal Evangelista
Pai lotta, a cui Sisto V restituì la
potestà ordinaria , e dì piò con-
cesse l'uso de' pontificali nella basi-
lica, e per la prima volta la pre-
fettura della congregazione Cardina-
lizia della fòbbrica di s. Pietro. Tut-
tavolta nei tre secoli, che trascorse-
ro da Nicolò IH a Sisto V, l'auto-
rità arcipretale ebbe delle variazio-
ni ; così quella dei vicari apostolici
(secondo che registra il Martorelli
alle pag. 124» ^ i^^)» ^^^ ^^ ^^i
vicari degli arcipreti, i quali inco-
minciarono nel secolo XV , due dei
quali divennero Papi, cioè Gregorio
XIV, e Clemente XI. I vicari apo-
stolici furono nominati talora nelle
CHI
pelasene de' vescovi, e talvolta in
quelle dei semplici canonici, per as-
senza, infermità, o gravi incumben-
ze degli arcipreti, e terminarono nel
pontificato di Giulio II, pacificatore
del capitolo.
Hiconos^^ndosi necessaria una mi-
glior forma alla disciplina della ba-
silica, Sisto y nel ci'eare arciprete
il Cardinal Pallotta, gli restituì la
potestà ordinaria, e le aitile preemi-
iienze sum mentovate. Ma già Paolo
III aveva conceduto al suo nipote
Cardinal Alessandro Farnese, arci-
prete della basilica, una piena giu-
risdizione in tutte le cause civili, e
criminali di tutte le persone addet-
te alla basilica medesima con facol-
tà amplissime anco economiche, co-
me può leggersi nel bollario vatica-
no; autorità che al Cardinal Farne-
se fu confermata da Pio IV, men-
tre Sisto y confermolla al predetto
Cardinal Pallotta, Paolo y ai Cai"-
dinal Borghese, e Clemente IX al
Cardinal Barberini, finche Innocen-
zo XII la soppresse quando annul-
lò tutti i tribunali particolari, e Be-
nedetto Xiy in gran parte ne rein-
tegrò gli arcipreti. Non fu però lo
stesso della potestà ordinaria spiri-
tuale, la quale sino a* nostri giorni
fu sempre agli arcipreti conferita, e
confermata, giacché T arciprete vati-
cano può dare le dimissoriali a suoi
sudditi per ricevere gli ordini, e a
questi può conferire la cresima in
tutto r anno. Agli altri poi non sud-
diti la può confeiire . nell' ottavario
della festa de' ss. Pieti^o e Paolo nella
stessa basilica.
Ritornando a parlare de' canonici
vaticani, conviene qui ranamentam
che dopo r ottavo secolo due cagio-
ni furono quelle che cospirarono al-
l' istituzione de' canonici, cioè il ri-
lassamento della disciplina monasti-
CHI 3o9
ca ne' monaci, e la moltiplicazioiie
degli ecclesiastici, i quali però do*
veliero ossei*vare in un comune
chiostro la vita canonica pe'motivi, che
descrive il Mar torelli a p. 1 3o, non
meno per quanto dottamente salisse
il Cardinal Garampi Memorie istO'
riche etc. P^, l'articolo Canonico.
Tali due ragioni concorsero forse
nella basilica vaticana al nascimento
de' canonici, sebbene pi il tardi che
altrove, perchè la depravazione dei
monaci e del clero secolare si effet-
tuò più lentamente sotto la cura e
vigilanza de' Papi. Già nel secolo
duodecimo si trova nella basilica
una congregazione di canonici seco-
lari, e non più di monaci come pri-
ma, la quale permetteva la proprìe-
tà e r uso de' privati patrimonii ,
con comune refettorio, e do^'mito-
rio. Nel medesimo secolo decimo se-
condo s' inti*odussei*o, o si moltipli-
carono le distinbuzioni ai canonici
in denaro nelle vigilie, per la be-
nedizione de'pallii etc. In esse beve-
vano prima quel vino aromatico di
cui parlammo al § I dell'articolo
Cappelle Pontificie. Dei regolamen-
ti e sistemi de' canonici vaticani nel
secolo decimo secondo, delle distribu-
zioni generali, e dei diritti che il capi-
tolo de' canonici godeva sulle oblazio-
ni, e delle particolarità che spetta-
vano a ciascun canonico, va letto
quanto il Mai^torelli nella sua Storia
riporta alla pag. 1 38, e seg. ed al-
la pagina 14?^ seguenti, in cui par-
la di molti usi, e costumi degli an-
tichi canonici.
Intanto la vita comune nel capi-
tolo vaticano tuttavolta si sospese
per mancanza di sufficienti rendite,
riserbandosi il i*e&ttorio per alcuni
tempi e solennità maggiori dell'an-
no, come dal comune dormitorio si
passò alle piivate celle, finché deca-
3 lo CHI
dendo la disciplina, si giunse a per-
dere affililo ogni vestigio della clau-
stitilità, e della vita canonica, pei*
la quale diversi Pontefici, massime
Innocenzo III, e Giovanni XXI, ave-
vano fette savissime costituzioni. An-
che Innocenzo IV die' commissione
al Cardinale Stefano de Normandis
arciprete, di riformare il clero vati-
cano, e di indurre i suoi trentasei
canonici di cui componevasi , al
minore numei*o di soli venticinque.
Tralasciamo di enumerare le rendi*
te del capitolo e della basilica nei
diversi tempi, e il vano numero
de' canonici nelle differenti epoche,
per non entrare in minuziosi detta-
gli incompatibili al nostro scopo, e
per non rendere vieppiù prolisso l'ar-
ticolo da per sé stesso lungo a ca-
gione dell' impoi*tantissimo e nobile
argomento.
Divenuto nel 1276 arciprate il
Cardinal Giovanni Orsini, con l'am-
plissima giurisdizione che accennam*
mo di sopra, egli subito con dol-
cezza eccitò i canonici alla riforma,
e coir accrescimento de' ministri ne-
cessari alla grandezza e cospicuità
del sagro tempio, prese analoghe
provvidenze, le quali dal Papa Gio-
vanni XXI corroborate flirono con
autorità apostolica mediante la bolla
•Fìneam Domini Sabaoth, La divi»
uà Provvidenza però volle, che rOr-
sini, nel 1277, fosse elevato alla cat-
tedra dì s. Pietro col nome di Ni-
colò III; laonde si trovò in istato
di accrescere le generose beneficen-
ze, di cui era stato largo nel suo bre-
ve arcipretato, e di fare eseguire
egli stesso prontamente le regole, e
le costituzioni stabilite pel clero va-
ticano, migliorandone V ordinamento
colla bolla Civitatem Sanctam /e-
rtisalem. Furono pertanto regolate
le peixezioni delle oblazioni del-
CHI
l'altare di 1. Pietro, ed accresciute
cospicuamente le rendite alla basi-
lica con acquisti di beni stabili. Di
ventidue canonici, di cui allora for*»
ma vasi il capitolo, appena dieci ri-
siedevano nella basilica, sebbene tut-
ti percepissero le prebende: quindi
Nicolò III, a tenore di quanto avea
fiitto Innocenzo IV, stabin venticin-
que porzioni, cadauna di cento cin-
quanta scudi, oltre alcune minute
distribuzioni, chiamate poi degli ao
celti. Queste anticamente consisteva-
no nelle porzioni di melloni, uve,
zafferano, pepe etc. , che si donavano
o pagavano al capitolo. Oltre a ciò
eranvi i pranzi, che alcun canonico
soleva fare nell' ingi*esso a' propri
ooUeghi, e i pranzi die avevano
quelli che andavano nelle feste ad
uffiziare nelle chiese filiali. L^ poi^
zioni pertanto stabilite da Nicolò
III, a seconda del numero e modo
prestabilito da Innocenzo IV, dove**
vano essere peroette da ventidue ca-
nonici, una dall'arciprete, una dal-
la camera capitolare per le spese
del capitolo, ed una dalla Meta^ in
tutto venticinque. La Meta era un
castello fortificato posto nel borgo
nuovo, non lungi da Castel s. An-
gelo, che poi fu diroccato da Ales-
sandro VI, e i soldati che il custo-
divano erano mantenuti colla detta
porzione. Avvertiamo qui, che par^
landò il Torrigio delle due Mete
fra le quali fii crocefisso s. Pietro,
dice quanto segue a p. 19^: » La
M Meta nel Vaticano s'intende, o
M quella, secondo alcuni, che era nel
« cerchio di Nerone, dove è ora il
ff campanile della basilica, e fu get-
M tata a terra da Giulio II per far-
M vi l'abitazione per la scuola dei
M Binciulli cantori di detta basilica,
99 come si legge nella sua bolla
M nell'archivio, nella quale tal edi-
CHI
» fizio viene chiamato Meta; o
M quella (il che ha più del Verisi-
w Olile) vicino al 6epolci*o di Adria*
M no, la quale era ancor essa a gui-
w sa di piramide alta quanto il det-
w to sepolcro, detta similmente Afe-
M ta o sepolcro di Romolo, o di
M Scipione, con voce impropria chia*
« mata ancora da Benedetto cano*
•• nico Terebinto di Nerone^ per un
« albero di tal nome, là vicino ".
y. il Dionisio p. 196.
Ordinò inoltre il zelante Papa Ni-
colò III, che non potessero godere ta-
li poi*zioni i canonici che non fos*
sero in sacn'Sy e quelli che non ri-
siedessero nella basilica. A questi
però Nicolò III accordò la distiibu-^
zione quotidiana, senza aver voce
nel capitolo e stallo in coro, e se
volevano, potevano servire la basi-
lica esercitando gii ordini mìnoii.
G)n queste salutari piT>vvidenze, Ni-
colò III assicurò alla mensa un mezzo
per accrescere le sue rendite, affine
di poter aumentare i canonici sino
al numero di trenta. A Nicolò 111
si deve pure T istituzione dei bene-
fiziati nella basilica vaticana. Airistì-
tuzione dei beneficiati in tutte le
chiese diede origine la negligen-
za, o le occupazioni dei canonici, i
quali distratti da altre cure non ri-
siedevano nelle loro chiese, per cui
a servirle si supplì colF erezione di
questo nuovo ordine di ministii ec-
clesiastici. Sebbene però il motivo
fosse da per tutto il medesimo, non
fu eguale la condizione di simili
prebendati minori, né il nome, giac-
ché in alcuni luoghi si dissero Fi-
cariiy dalle veci dei canonici che sos-
tenevano , in altri Assisi y dall' ob-
bligo di residenza, ed in altri Por-
zionnrii, e Beneficiati^ dalle porzio-
ni, o benefìcii che ottenevano, e in
altri CappeUaiiiy dalle minori cap-
CHf 3iì
pelle al servizio delle quali erano
deputati. Taluni avevano per mer-
cede le sole vettovaglie, taluni la
metà di una porzione canonicale, e
taluni erano stipendiati da ciascun
canonico per supplii^e alle sue veci,
per cui impropriamente certi cano-
nisti li chiamarono servitori de* cano"
niciy con vocabolo affatto inconve-
niente ad un ecclesiastico. Ben di-
veì>si da cpiesti furono i beneficia-
ti istituiti da Nicolò III nella ba-
silica vaticana, i quali benché fosse-
ro costituiti in un gradò minore di
canonici, ciò non pertanto furono
considerati, come i canonici. Servi-
tori della Chiesa f e furono stabiliti
per supplire o all'assenza, o alla
scarsezza del numero de'4canonici
stessi. Ordinò pure Nicolò III, che
prima di aggiungere gli otto cano-
nici per formare il numero di tren-
ta, si compisse l' istituzione di tren-
ta beneficiati, ognuno dei quali do-
veva peix^pire la me^ della por-
zione canonicale; ma non poteva
essere ammesso, né aver voce in ca-
pitolo, fuorché nel caso, che si trat-
tasse di alienare beni immobili, o
diritti appartenenti alla basilica, sta-
bilendosi che il loro numero fosse
eguale nella votazione a quello dei
<!anonici, e che avessero la preferen-
za gli anziani. L'istituzione poi, o
nomina dei beneficiati, si volle che
appartenesse (quando non erano af-
fetti alia Sede apostolica ) al Calci-
nai arciprete insieme al capitolo ,
per alternativa di settimane, cioè
una all'arciprete, l'altra al cano*
nico di turno. La giurisdizione sui
beneficiati venne dal Papa conces-
sa all' arciprete, e venne comand
ai beneficiati di prestare ogni <
re e venerazione ai canonici <
• •
maggiori.
Tornando ora '
3iat CHI
fitribiuioni quotidiane, ad ogni ca-
noiHoo yenneix) stabiliti annui scu-
di sessanta, e cinquanta ai benefi-
ciati, e nel modo che descrive il
'Maiiorellì a p. ì85. Fu pure Ni-
colò III die dispose, che le porzio-
ni degli assenti dovessero essere go-
dute dai presenti. Ai quattro ca-
merlenghi canonici, da Nicolò III
ne furono aggiunti due altri dal ce-
to de' beneficiati, da approvarsi nel-
la scelta dall' arciprete, per trattare
tutti gli ai&rì della mensa capito-
lare. Anticamente i sei camerlen-
ghi custodivano altrettante chiavi
della cassa ove si teneva il denaro.
Finalmente da Nicolò III fu dispen-
sata la recitazione notturna degli
uffizi divini, e in lui terminò la co-
munanza del dormitorio e della
mensa, come quello che non ne fe-
ce a£&tto veruna menzione nelle sue
saggie e circostanziate disposizioni.
Oltre quanto dicemmo all' artico-
lo Cappa, quella dei canonici e be-
neficiati vaticani era di saja nera
sino da Innocenzo III; quella dei
primi era della forma degli odier-
ni piviali, r altra de' beneficiati era
secondo 1' uso antico, cioè tutta
chiusa, fuorché nel lembo in cui si
permetteva loro una piccola aper-
tura forse per comodo di cammi-
nare, e innanzi al petto ove si la-
sciava un altro forame per cavare
le braccia. Riguardo alla fodera di
pelle nel cappuccio, fu introdotta
da Nicolò V, il quale accordò pure
il colore paonazzo nella saja delle
cappe di tutti, ma confermò la pre-
scrizione di Nicolò III, e di Euge-
nio IV. Quest' ultimo impose la pe-
na di scomunica, perchè tanto i ca-
nonici che i beneficiati non potes-
sero entrare nella basilica senza l'a-
bito corale. Solo li dispensò Pio VI
•con breve de* 3 giugno 1777, in
CHI
occasione che edificò la nuova sa-
grestìa, terminata la quale cessò
r indulto. Il capitolo senza gli abiti
corali enti^ava per la porta detta di
s. Marta, e passava nella sagrestia
temporanea, cioè nello steccato in
cui si racchiusero gli altari di s.
Leone I , della B. V. della Colon-
na, di s. Pietro che insana lo stor-
pio, ed il mausoleo di Alessandro
Vili. Si deve pure a Nicolò V la
abilitazione al clero vaticano di po-
ter portai^ le cappe alzate, e non
ispiegarle più, mentre prima si por-
tavano sciolte sino a terra. Le be-
neficenze di Nicolò III saranno sem-
pre in eterna memoria nel capitolo
vaticano, e i canonici che pei pri-
mi ne avevano sperimentato l'ani-
mo grande, decretarono de'suflì*a-
gi per r anima sua, e de' suoi illu-
stri antenati.
Ben presto il capitolo vaticano ,
per le generose donazioni de' suc-
cessori di Nicolò III, si trovò in gra-
do di sostenere tutti i ministri sta-
biliti da quel Pontefice, e divenuto
Papa «Bonifacio Vili, donò egli pu-
re de' fondi alla mensa, passando
nel i3o4) all'accrescimento del suo
clero. Accrebbe gli otto canonici se-
condo la mente di Nicolò III , ne
aggiunse ai trenta beneficiati altri
tre, e li deputò all' altare della cap-
pella di s. Bonifacio IV da lui fab-
bricata nella basilica, in cui si pre-
parò il proprio sepolcro, quindi vol-
le sostituire un terzo ceto di mini-
stri, nei Chierici beneficiati^ ch'egli
chiamò Chierici del coro, e che sta-
bilì al numero di venti. Questi chie-
rici, fuori che nel nome, furono da
principio in tutto simili ai benefi-
ciati, e per l' uffizio, e per 1' abito,
e per l' obbligo della residenza , e
anche per le entrate, meno qualche
piccola differenza. A tutti i canoni*
CHI
d, beneficiati, e chierìci beneficiati,
ToUe Bonifacio YIII che si assegnas-
sero le abitazioni entro il claustro
della canonica colie debite propor-
zioni de' gradi.
Fu ottimo divisamento T accre-
scere il clero vaticano pel servigio
della basilica, massime in un tem-
po che per la stabilita istituzione
del giubileo si accrebbe in celebri-
tà, e in fi*equenza nelle visite dei
fedeli. Coih' immenso era anzi il con-
coi^so, che talvolta i canonici stessi
non potevano appressarsi all'altare,
e i regolari si disputavano l'onore
di pi'edicare nella basilica, ove an-
cora i canonici vaticani dispensava-
no la divina parola. Grato il ca-
pitolo vaticano ai favori segnalati
ricevuti da Bonifacio Vili, decretò
a lui ancora suffragi spirituali che
tuttavia celebra, come pure li celebra
a quei Pontefici che si distinsero nel
beneficare il capitolo e la basilica.
In progresso Clemente V, e poi
Clemente VI, fui*ono piti indulgenti
nella residenza de' canonici. Il pri-
mo abilitò i medesimi, e i benefi-
ciati a poter godere altri benefizii
anco con cura di anime, condizione
che con egual concessione avea
esclusa Nicolò IV. Quindi l'indul-
to di Clemente V fu esteso anche
ai chierici beneficiati da Gregorio
XI, da Urbano VI, e da Bonifacio
IX, e siccome neir assenza de' Papi
da Roma pel trasferimento del-
la loro residenza in Avignone la
mensa capitolare soggiacque a dila-
pidazione, ne prese severa provviden-
za Giovanni XXII, stabilendo spe-
ciali giudici perché difendessero, e
rivendicassero i beni capitolari in
que' tempi anarchici. Indi Innocen-
zo VI compose una vertenza nata
sulle oblazioni, tra 1' altarista, e i
canonici. Altra specie di conli'over-
CHI
3i3
sia domestica a cagione d' interesse
insorta tra i canonici e i beneficia-
ti, fìi combinata da Francesco Te-
baldeschi, coli' atto di concordia &t-
to nel 1378, che Hpoi^ il Marto-
relli a pag. -223, e seg. Il detto
Cardinale da semplice canonico di
s. Pietro, nel 1 368 era stato innal-
zato da Utl>ano V al Cardinalato
(come nel 1816, fece Pio VII col
canonico Giovanni Zauli, senza por-
tare altri analoghi anteriori all'ulti-
mo esempio), e continuò ad esserlo
in seguito, divenendo decano del
capitolo, per cui era chiamato il
Cardinale di s. Pietro,
Anco Bonifacio IX si occupò in '
far rifiorii*e la disciplina del clero
vaticano, e gli donò amplissime pos-
sessioni in compenso delle perdite
fatte, come la chiesa e le pingui ren-
dile di s. Tommaso inFormis. Incor-
porò inoltre 'alla basilica la chiesa
e monistero de' ss. Bonifacio ed A-
lessio suir Aventino, unione che si
effettuò nel 1404» dopo la morte
del Cardinal Cristoforo Moroni ar-
ciprete: ma Martino V dipoi nel
14^1, donò il monistero eia chie-
sa ai monaci di s. Girolamo. Non
andò guari che la basilica restò as-
sai danneggiata, e il capitolo soffrì
gravi angustie dalle armi di Ladis-
lao re di Napoli, che agognava al-
la signoria dì Roma, danni e lagri-
mevoli vicende che leggonsi nel Mu-
ratori, Script, Her, Italie, tora. 24,
pag. 979 ; riportando il Diario in-
teressante, che ne sciisse dall'anno
i4o4, sino al 1417 Antonio di Pie-
tro beneficiato della basilica^ ciò
che pure racconta il Mar torelli a
pag. i33, e seg. In mezzo a tanti
mali nei pinmi anni del secolo deci-
mo quinto, i Pontefici ordinarono
visite apostoliche, deputarono vica-
ri], e rivestirono gli ^
3i4 CHI
itraordinarie facoltà, per riporre in
vigore r antica osservanza, e ricon-
durre il clera vaticano ali' esempla-
rità de' secoli trascorsi. Il perchè
Martino V, nel i4^'» commise al
Cardinal arciprete Corraro la rifor-
ma del medesimo, e nel 14^8) Isi
visita della basilica. Indi diverse lo-
devoli pi*ovvidenze nel 14^7 pi'^se
eziandio Eugenio lY ; e il successo-
re Nicolò Y dovette costituirvi* un
vicario apostolico con severissime in-
giunzioni. Yoleva pure rì^bricare
la canonica, che per le vicende dei
tempi era rimasta distrutta. £gua<
li facoltà nel i4^2, accoi*dò Nicola
Y a due visitatori, cioè ai vescovi
Zamorense, e Mindonense, non che
a somiglianti vicarii. Di cotali visi-
tatori nominarono in appresso Pio
li, ed Innocenzo YIII, allorché
la disciplina della basilica potea dir-
si in gran parte ristabilita.
Siccome nei pontificati di Euge-
nio lY, e di Nicolò Y, il capitolo
vaticano fece l'acquisto della tenu-
ta di Campo Morto, e siccome des-
so è il principale suo tenimento ,
così non riuscirà discaro, che qui se
ne dia un cenno. La celebre tenu-
ta di Campo Morto, presso Nettu-
no, detta s. Petrus in Formìda, di-
stante circa trenta miglia da Roma,
è il tenimento più vasto dell'agro
romano, comprendendo quattromila
trecento nove r ubbia di terra. Una
chiesa dedicata ali' apostolo s. Pie-
tro, presso la quale si formò un ca-
stello con una torre, fece appellare
il tenimento Castri s, Petri in
Formisy almeno sino dal secolo de-
cimo terzo. Il cognome in Formis
derivò dai moltiplici canali e fossi
che tagliano queste terre piane on-
de r acqua non v'impaludi. Tanto
la chiesa, che il castello e le terre,
direttamente dipendevano dal mo-
CHI
tiistero de' ss. Alessio e Bonifacio
suir Aventino. Nel pontificato di
Onorio ni, e nell'anno 1224) Ni-
colò| €d>bate di quel cospicuo moni-
steroj die' in enfiteusi perpetua a
Pietro Frangipane Ecclesiam et jus
ììoslrum quod et quam hahemus in
tenimentìs castri s, Petri in Formis^
come rilevasi da una carta deirar-
chivio di quel monistero pubblicata
dal p. ab. Nerini. Dai Frangipani
fu venduto il loro diritto agli An-
nibaldi, e in un* altra carta del me-
desimo archivio, si nomina un Gio-
vanni degli Annibaldi signore del ca-
stello di s. Pieti*o in Formis nell'anno
1 358.Siccomeconfine di Buon riposo,
tenuta dai Cesarini, s'indica il teni-
mento in un'alti'a pergamena, che
pure riportasi dal Nerìni. y. d. Fe-
ìicis Nenni, De tempio et coenohio
ss, Bonifacii et Alexii, Romae
1752, neW Intlex s. Petri in For'^
mis castrum et ecclesia olùn Ale-
xianorum. Quindi passò ai Savelli,
nobilissima e potente famiglia roma-
na; ma avendo però Cola o Nico-
la Savelli prese le armi contro Eu-
genio lY, e dato ricetto al conte
Antonio Pontedera, ribelle di s. Glie- '
sa, il Papa nel i44^> commise ai
Yelletrani, con lettei'e de' 1 1 mag-
gio, e per organo del Cardinal Lu-
dovico Camerlengo, la demolizione
della torre del castello di s, Pietro y
allora detto in Formis, ed in Far"
ma, e concedette a terza generazio-
ne il possesso della tenuta ad An-
tonio Ridi padovano, valente capi-
tano delle milizie papali, e castella-
no di Castel s. Angelo, ai quali ar-
ticoli parlammo di sue prodezze. V,
Nicolò Ratti, Della famiglia Sfor-
za, t. II, pag. 3i3, ed Alessandro
Borgia, Istoria di Velletri , pag.
363. Altrettanto su tal concessione
si legge nella relativa bolla, ripor-
CHI
tata nel tomo II, a pag. io 5, del
bollario della basilica vaticana. Mor«
to nel i447 Eugenio lY, gli suo
cesse Nicolò. V, il quale nello stes-
so anno confermò la bolla di con-
cessione a favore di Antonio Ridi
o Bìdio, con altra bolla, che pur si
legge nel citato Bollano a p. 1 1 o.
Quindi il de Ridio nel seguente an-
no 1 4 4^y vendette T investitura del
castello di s, Pietro alla mensa ca-
pitolare della basilica vaticana pel
pi^ezzo convenuto di novemila duca-
ti d' oro, ed il contratto fu defini-
tivamente approvato con autorità
apostolica da JVicolò Y, nel modo
che si vede nella bolla presso il
bollario vaticano a p. 117. In se-
guito, non avendo potuto il capito-
lo vaticano saldare il de Ridio, il
Papa neiristesso anno i44^> abili-
tò il medesimo capitolo a vender*
gli tre parti di Attigliano o Atti-
llano, ed alcune altre terre, e beni
presso lo stesso castello, onde paga-
l*e i nove mila ducati d'oro. Di
questa pontificia autorizzazione si rì-
poita la bolla nel menzionato Bol-
lano, a pag. 129.
Fino al declinare dello stesso se-
colo decimoquinto, continuò questa
tenuta a portare il nome di s. P/>-
tro in Formis ; ma nel pontificato
di Sisto lY, e neir anno 1482, Fer-
dinando re di Napoli, avendo mos-
so guerra al Papa, questi, essendo
collegato co' veneziani, affidò il co-
mando delle milizie della chiesa a
Roberto Malatesta, il quale cogli
alleati affi^ontò Y esercito nemico, co-
mandato da Alfonso di Calabria fi-
glio del re, sotto di cui militavano
calabresi, e turohi alleati del pa-
drci Ai 7.1 agosto accadde in que-
sto luogo la battaglia, che il San-
sovino dice data al Campo morto,
come quel luogo nel quale Ironia-
CHI 3i5
ni ebbero una sanguinosa giornata
co' goti : ma altri autori più crìtici,
e più istruiti del Sansovino affer-
mano, che soltanto dopo la rotta ivi
data al duca Alfonso, il quale fuggì
a Nettuno, e poi a Terracina, a ca-
gione dei morti che., rimasero sul
campo, d'allora in poi il castello
di s. Pietro in Formis^ fu costan*
temente chiamato Campo Morto^
F. il Borgia, Istoria di Felletri p.
377, e 878; A. Nibby, Analisi
de" dintorni di Roma, tomo I, p.
3176 seg., e Novaes, Vite de' Pont.
t. YI, p. Si, e 82. Il terreno di
questo tenimento essendo piano, u-
midissimo , ed assai mal sano, per
agevolarne la coltivazione, fu dipoi
dichiarato luogo di asilo, e a' nostrì
giorni, come diremo, confermato. Sia-
mo discesi in alcuni particolarì, giac-
ché alcuni per lanalogia del nome del-
la chiesa di s, Tommaso in For-
misj filiale della basilica vaticana ,
ritenevano che questa rìpetesse il
possesso della tenuta da quella chie-
sa, come ne fosse stata l'antica pro-
prietaria.
Paolo II concesse al capitolo va-
ticano il monistero di s. Caterina
contiguo alla basilica, ch'era rima-
sto senza monache, ad effetto di
stabilirvi le abitazioni pel clero; dis-
posizione per altro che non ,ebbe
effetto. Si sa però che qualche ca-
nonico abitava in alcun luogo con-
tìguo alla basilica, negli avanzi del
monistero di s. Stefano maggiore,
le cui camere si otta vano dai ca-
nonici, o concedevansi dai Papi.
Sappiamo inoltre che il Cardinal ar-
ciprete Longueil rifabbricò l'abita-
zione pegli arcipreti, che fu pure
abitata dal Cardinal Battista Zeno
suo successore. Narra TAI&rano, che
prima della costruzione della nuova
basilica abitava ancora nel valica-
3i6 CHI
no una terza parte del clero pres-
so la chiesa dì s. Stefano degli Un-
gheri ; ma che ^ poi quasi tutte que-
ste camere canonicali fossero de-
molite per la febbrica della nuova
basilica, lo accenna Paolo III nel
Bull, VaL tom. 2, p. 449* Intanto
nel declinare del secolo decimoquin-
to, il clero venne aumentato, perchè
il numero de' beneficiati fu portato
a trentasei, e quello de' chierici be-
neficiati a ventisei.
Innocenzo Vili, Cibo , fondò
quattro cappellanie, i cappellani del-
le quali da lui si dissero Inno-
cenzianiy e siccome ne accordò la
nomina ai Cardinali titolari delle
chiese di s. Marco e di s. Pras-
sede, all'ai'ticolo Chiesa di s. Man'
co (Vedi)y parlammo di quan-
to li riguarda. Solo qui aggiun-
geremo, che Innocenzo Vili , pri-
ma di morire, ordinò ai Cardi-
nali Lorenzo Cibo e Antoniotto
Pallavicini la restaurazione dell'al-
tare della b. Vergine del Convento,
cosi chiamata perchè innanzi a quel-
lo convenivano i monaci ed i ca-
nonici per celebrare le sagre vigi-
lie e le altre funzioni. In questo
altare, nel quale già custodivansi mol-
te sagre reliquie, voile Innocenzo
Vili che si custodisse la sagra
Lancia, che avea ricevuto in dono
da Bajazette II, e si fondassero le
quattro cappellanie, i cui cappellani
poi furono ammessi in coro dopo i
beneficiali. Demolita la detta cappel-
la, le cappellanie furono stabilite in
quella odierna della Presentazione del-
la b. Vergine. Non si deve poi pas-
sare sotto silenzio, che il suddetto
Cardinal Cibo, nipote d' Innocenzo
Vili, prima che da quel Pontefice
ricevesse il cognome e lo stemma,
chiama vasi Marj, e siccome era ca-
nonico di s. Pietro, quando ebbe a
CHI
crearlo Cardinale, continuò ad es-
serio, benché rivestito di tal subU-
me dignità.
Al predecessore d'Innocenzo Vili,
Sisto IV, della Rovere^ si dee la isti-
tuzione di due beneficiati, che con
quello istituito da certo Pietro chie-
rico della camera apostolica, forma-
rono il detto numeit) di trentasei. Si-
sto IV pertanto, allorché fabbrìcò la
cappella del coro, volle che quattro
sacerdoti, cioè due beneficiati e due
chierìci beneficiati vi celebrassero quo-
tidianamente la messa, istituendo per-
ciò quattro nuove prebende , ed egua-
gliando la condizione de' due benefi-
ciati, e de' due chierici beneficiati agli
alti'i beneficiati e chierici, che già
esistevano nel capitolo vaticano. Sic-
come poi Bonifacio Vili avea isti-
tuito venti chierici beneficiati, in
appresso il Cardinal Tebaldeschi ne
istituì tre, Sisto IV istituì i due sum-
mentovati, ed uno Pietro di Bene-
vento canonico di s. Pietro, co'qua-
li appunto ascesero al numero di
ventisei. Questo ultimo canonico isti-
tuì la prebenda in una cappella al-
l'altare de' morti nel 144^9 coH'ob-
bligo di soggiacere a tutti i pesi di
un chierico beneficiato.
Lo slesso Sisto IV stabilì pel
primo nel capitolo tre dignità. Sino
a quel tempo il Cardinal arciprete
era stato Tunica dignità, e il cano-
nico più antico chiamavasi Priore,
Sisto IV soppresse questa denomi-
nazione, ed istituì le dignità di
Decano^ di Arcidiacono^ e di Altari-
sta, delle quali dignità si fa parola nel
nostro Dizionario y avendo quella del-
l' altarista il suo articolo. Le piime
due dovendo ottenersi per anzianità,
i più antichi canonici ottano a
divenire decano, ed arcidiacono. Il
perchè al decano fu assegnato il luo-
go più degno dalla parte destila im-
CHI
mediatamente dopo l' ardprete, e il
suo vicario nella di luì assenza, men-
tii air arcidiacono è dato il più de-
gno dalla parte sinistra. Quando
però in coro ti è 1* arciprete e il
suo vicarìo , questi siede nel posto
dopo r arciprete, come precedono
r arcidiacono e il decano i canonici
"vescovi per cui incedono sempre co-
me il sicario in mantelletta e roc-
chetto. L'altarìsta fu stabilito di no-
mina de' Pontefici. Questo uffizio
non era nuovo nella basilica. Ve ne
fu più d'uno assegnato alla custodia
degli altarì, e nel decimoquarto se-
colo avevano tutti incumbenze più
estese, come la cura della fabbrica
della basilica, &cendo le veci degli o-
diemi canonici e prelati, economi, e
giudici della reverenda Bibbrica di s.
Pietro, e talora furono dai Papi de-
corati con privilegi , e commissioni
importanti. Sino a Sisto IV non era
questa carica permanente nel capi-
tolo , per cui fu esercitata anco da
qualche religioso, e sotto Nicolò V
l'ebbe un canonico; ma da Sisto
IV in poi non uscì più dal corpo
canonicale, e l' altarista fu anche do-
tato di rendita.
Oltre a tutto ciò il magnanimo
Sisto IV decorò di' nuovo splendore
tutto il ceto de' canonici, dichiaran-
doli tutti protonotari apostolici sen-
za altro obbligo, che quello di pre-
slare il giuramento innanzi al Car-
dinal camerlengo di santa romana
Chiesa, dopo del quale, senza altra
spesa e formalità, potevano valersi
delle insegne, e de' privilegi de'pro-
tonotarì. Di tale onore non rìma-
nevano privati, . né anche allorquan-
do avessero lasciato il cano^nicato.
A' nostri giorni la bolla, Licei ex
debito, di Sisto IV, sul protonota-
riato apostolico, venne riposta in vi-
gore per r instancabile zelo del ca-
CHI 3i7
nonico Antonio Pallotta, poi Cardi-
nale^ e diversi suoi colleghi ne frui-
rono, e godono tuttora gli effetti.
Confennò pure Sisto IV si ai cano-
nici, SI ai beneficiati, si ai chierici
beneficiali, l'antico privilegio di rite-
nere pure altri benefizi residenziali
con cura, e senza cura di anime,
ben inteso però che i relativi pesi
fossero soddisfatti da altri idonei eo-
clesiaslici, obbligando per altro tut-
ti, che dopo il possesso della pre-
benda vaticana, lasciassero una som-
ma alla sagrestia. Concesse eziandìo
Sisto IV al capitolo, non già alle
singole persone, la prerogativa, che
qualunque grazia o concessione apo-
stolica, venga spedita gratis; e a
tutli gl'individui del capitolo sun-
nominati diede Scolta una volta in
vita, ed al Ira in morte, di sceglier-
si un confessore, e farsi assolvere
da tutti i casi riservali alla Santa
Sede. Finalmente Sisto IV stabili
tra i canonici cinque Conservatori,
che facessero le veci dei quattro Ca-
merlenghi di Nicolò III; e perden-
do i beneficiati uno de' due camer-
lenghi stabiliti nel loro ceto dal
medesimo Nicolò III, li compensò
coir ìstabilire nel loro corpo due
ministri col nome di Camerlenghi
deW Assenza^ coli' obbligo di notai'e
in un libro tutte le mancanze al
coro tanto de' canonici, che de' be-
neficiati, le quali sono chiamate ap^
puntaturej ufficio che esercitasi nei
giorni comuni, premessa una rive-^
renza ai canonici.
Dopo la istituzione de' quattro
cappellani Innocenziani, nel capitolo
s' incominciò a disputare sulla pre-
cedenza, per cui Alessandro VI, e
Giulio II credettero dispensare i
cappellani dall'intervento nel coix),
in progresso però ammessi pacifi-
camente. Quindi nacquero differenze
3id CH\
suir interesse, che Giulio II pru*
dentemente sopì collo stabilire che
di tutte le rendite della mensa si
dovesse formare per 1* avvenire una
sola massa, e di questa si dovesse-
ro fare sette parti eguali, delle quali
quattro ne percepirebbero i cano-
nici, due i beneficiati , ed una i
chierici beneficiati; legge che non mai
soffrì alterazione, mentre al Cardi-
nal arciprete fu confermata una por-
zione canonicale qualora la chiedes-
se, altrimenti dovessero dividei^a
i canonici. La Meta^ perchè demo-
lita da Alessandro VI , non gravò
piti la mensa di una porzione. Si
concesse ai beneficiati la facoltà di
eleggere due revisori o sindaci per
assistere ai revisori canonici nella
revisione del rendimento dei conti :
concessione che poscia si aocoixiò an-
co ai chierici beneficiati, con questo
però, che prima tal revisione si di-
ceva in pubblico, ciocché oggi si fa in
privato, ed in vece di &rsi una volta
al mese, si pratica una volta al Iranno.
Pur sotto Giulio li si ordinò che
gli stipendi di tutti gli uffiziali non
potessero accrescersi senza il coUvSenso
di tutto il clero, e che il libro cen-
suale della mensa capitolare fosse
posto in luogo, che da tutti i ca»
nonici beneficiati e chierici benefi-
ciali , potesse essere veduto ed esa-
minato. Ma non contento il detto
Giulio II di avere comandato la
splendida riedificazione della basili-
ca, volle fondare la cappella da lui
detta Giulia, a guisa delie antiche
scuole de' cantori istituite da s. Gre-
gorio I, prossimamente alla basilica,
e che essere dovevano un collegio
di cantori, nel quale i giovani po-
tessero istruirsi nel canto. Aveva già
ordinato il di lui zio Sisto IV, clie
nella basìlica si eleggessero dal capi-
tolo dieci cantori , a cui concedette
C II I
i medesimi privilegi de' Cantori det^
la cappella Pontificia {Vedi), Ma
Giulio II, oltre all'avere accresciuto il
numero de' cantori a dodici, stabili
che tì fossero anco altrettanti disce-
poli, e due maestri, uno di musica^
l'alti'o di grammatica ad istruzione
della gioventii. Arricchì Giulio II
questo collegio de' beni necessari al
mantenimento de' cantori, e nomi-
nò un commissario per amministrar-
li, il quale fu poscia chiamato Pre-
fetto disila cappella GiiUia^ e scelto
dal capitolo nella persona di un ca-
nonico. Dipoi Sisto V incorporò i
loro beni alla mensa capitolare, ciò
che separò Clemente Vili, il quale
accordò ai cantori la libertà di ser-
vire per mediaria. I cantori della
cappella Giulia, in Roma, dopo i
cantori pontificii, sono i migUori e
i pili numerosi, contandosi fra' suoi
alunnicelebri uomini, e fra isuoi maè-
stri molti rinomati , e famosi nel-
r arte. Fra i maestri compositori so-
no a nominarsi , il prìncipe della
musica sagra Pier Luigi da Pale-
strina , Orazio Benevoli , Ottavio
Pitoni, Buronì, Anfossi, Guglielmi,
Zingarelli, Fioravanti, ed ora il eh.
maestro Basily. Nelle due stanze che
i cantori della cappella Giulia han-
no sotto la galleria prossima al co-
ro, si vede la serie dei ritratti dei
piti celebri maestri di cappella della
basìlica.
Leone X ancora accrebbe le ren-
dite della basilica, e con sua bolla
confermò al clero vaticano i suoi
diritti. Nel pontificato di Clemente
VII, tanto soffiù la basilica nel pri-
mo saccheggio di Ugo Moncada, che
il Papa diresse un'enciclica a tutti
gli arcivescovi, e vescovi, ordinando
loro di pubblicare bandi generali
contro i derubatori della basilica.
Il secondo saccheggio, che operò nel
CHI
i527 Tempio esercito di Borbone,
fu ancor più terribile del primo:
la basilica sacrilegamente fu in più
modi violata, vi si commisero inau*
dite scelleraggini e sti*aggi, vi rimase
ucciso un benefiziato, e le carte più
importanti del prezioso archivio ca-
pitolare andarono in gran parte
perdute. £ benché la pace fosse
conchiusa fra Clemente VII e l'im-
peratore Carlo V, ed avvenisse la im-
periai coronazione di quest' ultimo
in Bologna coir intervento di alcuni
canonici di s. Pietro, che colà si
portarono per eseguire la funzione
non altrimenti che nella basilica vati-
cana, per cui venne ricondotta la cal-
ma, tutta volta la perdita de* docu-
menti fu irreparabile, e per con-
seguenza notabile fu la diminuzione
nelle rendite della mensa. Per ciò
che riguarda la paite dei canonici
vaticani nella coronazione degli im-
peratori, siccome era di ammetterli
nel loro ceto nella cappella di s. Ma-
ria Inter duas turres^ fecero supplire
in Bologna una cappella, che fu eret-
ta presso il tempio di s. Petronio.
Accorse poco dopo Paolo III a
ristabilire lo stato economico della
basilica, e confermò in favore della
sagrestia la mezza annata dì tutte
le prebende, che da Calisto HI ave-
va avuto principio. Rivocò il de-.
creto di Clemente VII che ordinar
va ninno poter essere beneficiato,
o chierico beneficiato senza prima
essere slato riconosciuto perito nel
canto. In progresso Giulio III, Pio
IV, e Gregorio XIII accrebbero le
rendite, e fecero salutevoh regola-
menti, per cui ben presto rifiorì il
clero, molti canonici furono promos-
si, e persino nel ceto de' benefiziati
uscirono vari vescovi, e da lutto il
capitolo diversi letterati. La peni-
teiizieria di s. Pietro, che compo-
CHi
3i9
nevasi di sacerdoti secolari e rego-
lari, da s. Pio V fu affidata ai ge-
suiti, dai quali sotto Clemente XIV
passò ai conventuali. Neil' articolo
Cappelle PoiirriFiciE dicesi in quali
funzioni papali intervengono i peni-
tenzieri di s. Pietro. Lo stesso s.
Pio V, in esecuzione del decretato
dal concilio di Trento, coli' autorità
della costituzione In eminenti, Bull.
Rom. t. IV, pari III, p. 117, isti-
tuì nella basilica vaticana una pre-
benda teologale, ed insieme ad un
canonicato della medesima, la con-
ferì perpetuamente al padre maestro
del sagro palazzo, che allora eiti il
p. Tommaso Mauri quez domenica-
no spagnuoio, acciocché insegnasse
alle persone del capitolo, e a quelle
del palazzo Apostolico. Dichiarò che
questo religioso fosse vero canonico,
avesse luogo nel coro, voce attiva e^
passiva nel capitolo, godesse la ren-
dita del suo canonicato, e avesse in
una parola tutti gli onoiì e pesi ai
canonici vaticani competenti. Quin-
di per morte del canonico Tiberio
Capodiferro, enti'ò il p. Manriquez
a' 25 febbraio 1571 in possesso del-
la prebenda teologale, e del vacante
Canonicato ; ma essendo anch' egli
morto agli 1 1 gennaio t5j3 nel
pontificato di Gregono XI II, riflet-
tendo questi che la disposizione del
suo predecessore poteva sembrare in-
giuriosa al clero romano, come man-
casse di soggetto idoneo a tal pre-
benda, nel dì primo di marzo ri-
vocò la bolla di s. Pio V , ed or-
dinò che ad un dottore di teolo-
gia del clero romano si conferisse
allora e in avvenire la prebenda
'teologale, col canonicato nella ba-
silica vaticana. L'ebbe pel primo
a' 3i marzo i573, Rutilio Benzoni
romano, proseguito da quelli che
registica il Novaes t. VII , p. 246,
320 CHI
sitto al 1776, fra' quali fiorì Bene-
detto XIV; e i compilatori del Bol-
lario vaticano ne trattano nel t. Ili,
pag. 102.
Frattanto, nell'arcipretato del Car-
dinal Evangelista Paliòtta, regnando
Sisto V, furono compilate le costi-
tuzioni pel clero vaticano con questo
titolo : ConstUutiones sacrosanctae
hasilicae Principis Apostolorum de
Urbcy il cui indice produsse nella
sua Storia il Martorelli a pag. 287
e seg. Tendevano quelle costituzio-
ni a ricondurre nel clero l'antico ri-
gore della disciplina canonica, e per-
ciò erano alquanto severe. Ma poscia
Paolo V, colla bolla Super cathe-
draniy avocando a se tutte le con-
troversie fra i canoniqi e i benefi-
ciati, provvide diligentemente alla
tranquillità del clero, ed ordinò la
compilazione d*un libro di costitu-
zioni : Capita constitutionum , etc. ,
che abbiamo superiormente citato,
insieme alle altre Constìtutiones ha"
siile. ^ etc, che sono quelle appunto
che oggidì si osservano, e si leggono
ogni anno in coro a' 2 5 gennaio
festa della Conversione di s. Pao-
lo, cioè dopo il vespero. Nel pon-
tificato di Urbano Vili, insigne be-
nefattore della basilica, il conte A-
lessandro Sforza Pallavicini piacen-
tino, instituì con settantauno luoghi
di monti, un fondo per coronare
con corona d'oro le immagini più
celebri e miracolose della b. Ver-
gine Maria, da eseguirsi dal capi-
tolo vaticano. Per indulto speciale
pontificio è rimasto questo privile-
gio al capitolo, che per mezzo del
Cardinal arciprete, o de' canonici de-
putati, fa coronare le più prodigiose
immagini, insieme a quella del s.
bambino, con corone d'oro, riceven-
do per memoria un quadro ove evvi
dipinta l'immagine coronata, la cui
CHI
serie conservasi nella sagrestia. Pie-
tro Bpmbelli ci diede il rame in-
ciso di tutte colla storia di ognu-
na, la quale in quattro tomi fu a
Roma stampata nel 1792 con que-
sto titolo: Raccolta delle immagini
della h, P^erginCy ornate della cO'
rana doro dal reverendissimo capi"
toh di s, Pietro, con una breve ed
esatta notìzia di ciascuna imma»
gine. .
Degli emolumenti, che Alessandro
VII ordinò che si pagassero nelle
Beatificazioni 3 e Canonizzaziom'y che
ivi si celebrano, abbiamo già tenuto
discorso a quegli articoli, per cui i
canonici sulla porta della sagre-
stia gli eressero un' iscrizione rico-
noscente. Per ciò che riguarda
il canonico diacono della cappella
pontificia istituito da Alessandro VII
nel i655, a nomina del capitolo,
non che per le vesti che deve assu-
mere esercitando tal ufficio, e quan-
to il riguarda, se ne parlò già in
questo Dizionario, al tomo VII, p.
24 1> ed al tomo Vili, p. i44-
Senza nominare gli altri Ponte-
fici benefattori della basilica, p^r a-
verne in più luoghi di questo arti-
colo fatto menzione, ci limiteremo
ai seguenti. Benedetto XI II sollevò
il capitolo da un debito di cento
trentamila scudi, che addossò alla
reverenda fabbrica di s. Pietro, e
gli donò duecento otto luoghi di
monti liberi. Memore poi Benedet-
to XIV di essere stato per più anni
aggregato al rispettabile capitolo va-
ticano, a' 17 marao 1756, emanò
la bolla Ad honorandam, che si
legge nel Bull. Bas, Falic. t. Ili,
pag. 833 e seg., cui egregiamente
ebbe ad illustrare T abbate Cenni
con eruditissime note. In essa, dopo
aver descritto per minuto il ma-
gnanimo Pontefice i privilegi della
CHI
stessa basilica, del suo Cardinal ar^
ci prete, e del capitolo e clero , ne
aggiunse degli altri. Di quanto fece
Pio VI alla basilica, e al capitolo,
della sacrestia, e canonica da lui
eretta, di sopra si tenne parola .
Anche Pio YII viene annoverato tra
gl'insigni benefaltori della basilica,
e del suo capitolo. Egli largamente
beneficò la basilica vaticana, le do-
nò un superbo, e grandissimo tap-
peto che aveva ricevuto dall* impe-
l'atore Napoleone, ed un Ostensorio
datogli dair imperatore Francesco I :
parimenti le donò due calici d'oro,
cioè uno che avea adoperato nella
canonizzazione ivi celebrata nel 1807;
e Taltro che aveva ricevuto dallo
stesso capitolo vaticano riconoscente,
e fino dai 3 maggio 1802 accordò
ai cerimonieri della basilica V uso
della fàscia paonazza con fiocchi si-
mili, giacche, com'è noto, godevano
l'uso della sottana e coliate paonaz-
zo, secondo il cerimoniale de' vescovi.
Il di lui successore Leone XII con*
cesse il titolo di città a Forlimpo-
polì, che è abbazia nuUius del capi-
tolo di s. Pietro, cioè a' 28 dicem-
bre 1828, dichiarò con bolla che
il cm^to della basilica vaticana fos-
se nel numero de' beneficiati, e del-
l' ordine de' preti. Confermò prima
con altra bolla, emanatali i5 set-
tembre 1826, il rifugio di asilo
nella tenuta di Campo Morto, a-
bolito da Pio VII, a' 6 luglio 1816,
prescrivendo però certe leggi, onde
possa il coniugio conciliarsi colla
pubblica sicurezza. Delle beneficen-
ze poi del regnante Gregono XVI,
come de' suoi doni, concessioni, e
stabilimento di altre pontificie fun-
zioni da celebrarsi nella basilica, si
tratta in vari luoghi di questo
articolo.
Il nobiHssimo capitolo vaticano
VOI., xir.
CHI 321
attualmente si compone del Cardi-
nal arciprete, che vi tiene un di-
stinto prelato per vicario, di trenUi
canonici, di ti'entasei beneficiati, di
quattro cappellani Innocenziani, di
ventisei chierici beneficiati, di sei
cappellani del coro, di due sotto
sagrestani, di molti mansionarii, e
chierici, di dodici accoliti, i quali
adempiono vari incarichi in servi-
gio della basilica ; di un seminano
che interviene al coro nei comuni,
e nelle feste, di dieciotto cantori col
maestro di cappella ec. I canonici
neir inverno usano la cappa colie
pelli di armellini bianche sopra al
rocchetto, e nelle altre stagioni cot-
ta, e rocchetto. I beneficiati e
chierici beneficiati egualmente nel-
r inverno usano la cappa con fo-
dera di pelli bigie, sopra al roc-
chetto, e nelle alli*e stagioni la
sola cotta gli altrì in tutte le sta-
gioni la cotta sulla sottana. Delle
vesti di alcuni ministri addetti alla
basilica , si tratta al tomo IX
del Dizionario 9 alle pagine 68 e
1 33, parlando della processione del-
l' ottava del Corpus Domini, ove si
fa menzione delle doti annuali, che
dà il capitolo a povere zitelle; e di
quelle vesti colle quali il capitolo si
reca alla cappella del coro a celebi*a-
re i secondi vesperi della festa del-
la cattedra di s. Pietro in Roma,
coir intervento de' Cardinali, i quali
intervengono pure nella basilica, ad
altre funzioni che descrìvonsi agli
articoli Capfeile Pontificie, e Cap-
pelle Cardinalizie. Lo stemma di
questo capitolo sono due chiavi pen-
denti sovrastate dal ti'h^egno. J^,
Luigi Martorelli, Storia del clero
valicano, dedicata alla gloriosa me-
moria di Pio FI, nelle sue Opere
tomo V, Roma 1827; e Francesco
Maria Torrigio, Le sagre grotte ec.
' 21
3aa CHI
Roma i63g, il quale a p. 6ii, ri-
porta un catalogo di alcuni cano-
nici di s. Pietro, cioè di sessanta-
tre che furono creati Ccu'dinali, da
Lucio III sino ad Urbano YIII, nel
i633.
Elenco de* Cardinali arcipreti della
basilica vaticana,
I. Orso Orsini, figlio di Orso, fatto
arciprete da Benedetto IX, nel-
r anno io35.
II. Giovanni, ciccato da s. Leone IX
nel I o5o.
III. Boninseniore, nominato da s.
Gregorio VII nel 1075.
IV. />/o£3Za/o,fatto da Vittore III nel
1086.
V. Azzone, eletto da Pasquale II
nel 1099.
VI. Ugo Geremei, diacono di s.
Teodoro, fatto da Onorio II nel
I I24«
VII. Rustico de Rustici, romano dia-
cono di s. Giorgio, ciccato da O*
norio II nel 1 127.
VIII. Pietro Cariacense, di Garisen-
do, diocesi di Bologna, prete dei
ss. Silvestro e Martino, eletto da
Lucio II nel 1 144*
IX. Bernardo, prete di s. Clemente
nominato da Eugenio III , nel
I l52.
X. Giovanni Conti, vicario di Ro-
ma, prete de* ss. Gio. e Paolo,
fatto da Alessandro III nel 1 176.
XI. Ugo Pierleoni, romano, diacono
di s. Angelo, eletto da Lucio III
nel 1 183.
XII. Guglielmo Albimano, prete di
s. Sabina, nipote di Filippo III
re di Francia, creato da Urbano
III nel II 85.
XIII. Ugolino Conti, d*Anagni, dia-
cono di s. Eustachio, nipote di
Innocenzo III, che lo fece ai'ci*
CHI
prete nel 1198; e poscia diven-
ne Pontefice Gregorio IX nel
1227.
XIV. Gregorio Crescenzi romano,
diacono di s. Teodoro, nomina-
to da Gregorio IX nel 1227.
XV. Guido Papareschi Mattei ix)-
mano, del titolo di s. Maria in
Trastevere, vescovo di Palestrina,
nominato da Gregorio IX nel
i23o.
XVI. Stefano de Normandis roma*
no, diacono di s. Adriano, poi
prete di s. Maria in Trastevere^
eletto da Gregorio IX nel i232,
riformatore dei capitoli lateranen-
se, e vaticano, e perciò beneme-
rito di questo clero.
XVII. Riccardo Annihaldeschi del-
la Molara, diacono di s. Ange*
lo, fatto da Alessandro IV nel
1254.
XVIII. Giovanni Gaetano Orsini
romano, diacono di s. Nicolò in
carcere, eletto da Giovanni XXI
nel 1276, poi Pontefice Nicolò
III nel 1277, di memoria im-
mortale.
XIX. Matteo Rosso Orsini roma-
no, diacono di s. Maria in Por-
tico, fatto dallo zio Nicolò III nel
1277,
XX. Napoleone Orsini romano,
diacono di s. Adriano, nominato
da Clemente V nel 1309.
XXI. Annìbaldi Gaetani di Cecca-
no, prete di s. Lorenzo in Lu-
cina, fatto da Clemente VI nel
. 1342.
XXII. Guglielmo del Giudice fi*an-
cese, nipote di Clemente VI, che
nel 1 352 lo fece arciprete, digni-
tà cui rinunziò nel 1 366.
XXIII. Rinaldo Orsini romano, dia-
cono di s. Adi*iano, nominato da
Urbano V nel i366.
XXIV. Ugo di s. Marziale fran-
CHI
caCy diacono di s. Mai*ia in Por-
tico, eletto da Gregorio XI nel
i374, poi deposto nel i3j8 da
Urbano VI come s^uace dello
scisma.
XXV. Filippo é^ Alencon fitincese
della regia stirpe di Valois, pre-
te di s. Maria in Trastevere, e
creato da Urbano VI nel 1878
arciprete, divenendo vescovo dì
Sabina, e poi di Ostia.
XXVI. Cristoforo Maroni o Mo-
nord romano, prete di s. Griaco,
£itto arciprete da Boni&cio IX
nel 1397.
XXVII. angelo AcciajuoU fiorenti-
no, del titolo -di s. Lorenzo in
Damaso , vice-cancelliere , nomi-
nato da Boni&cio IX arcipi'ete
nel i4o4^ indi vescovo d'Ostia.
XXVIII. Antonio Calvi romano ,
prete di s. Prassede, già canoni-
co vaticano, eletto da Gregorio
XII nel i4o8.
XXIX. Pietro Femandes Frias spa-
gnuolo prete di s. Prassede, ve-
scovo di Sabina, creato arciprete
da Giovanni XXIII nel i4i2*
XXX. Antonio Corraro veneziano,
prete di s. Pietro in Vincoli, ca-
merlengo di s. Chiesa, e nipote
di Gregorio XII, lo fu nel 14^0
da Martino V, mentre ei'a vescovo
di Polito, donde passò ad esserlo
d'Ostia col decanato del sagro
Collegio, arciprete benemerito del-
la basilica.
XXXI. Giordano Orsini romano,
prete de' ss. Martino e Silvestro
a' Monti, poi di s. Lorenzo in
Damaso, quindi vescovo di Alba-
no, e di Sabina, nel 14^4 ^^^^^
arciprete da Eugenio IV, dive-
nendo penitenziere maggiore, e
decano del sagro Collegio.
XXXII. Giuliano Cesarini romano,
diacono di s. Angelo, poi prete di
CHI 3a3
s. Sabina, &tto da Eugenio IV
nel i4^9-
XXXI li. Pietro Barbo veneziano,
diacono di s. Maria Nuova, poi
prete di s. Marco, nipote di Eu-
genio IV, che nel i44^ il fece
arciprete, donde nel 1464 fu
esaltato al pontificato col nome
di Paolo II.
XXXIV. Riccardo Oliviero de Lon^
gueil normanno^ prete di s. Eu-
sebio, vescovo di Albano, quindi
da Paolo II nel i465 fu nomi-
nato arciprete , benemerito della
basilica.
XXXV. Battista Zeno veneziano,
diacono di s. Maria in Portico,
nipote di Paolo II, fatto arcipre-
te da lui, con amplissime Scol-
ta accordategli da Innocenzo VIU,
col prìvilegio sino allora inaudito,
né più rinnovato dipoi, cioè di
conferire oltre tutti i beneficii, an-
co tre canonicati della basilica:
morì vescovo di Frascati.
XXXVI. Giovanni Lopez di Valen-
za d' Aragona, già canonico di
s. Pietro, prete di s. Marìa in
Trastevere, e nel i5oi fatto da
Alessandro VI arciprete, in cui
visse soli tre mesi, poiché morì
con sospetto di veleno datogli da
Cesare Borgia.
XXXVII. Ippolito a Este de' duchi
di Ferrara, diacono di s. Lucia
in Selci, nominato da Alessandro
VI nel 1 5o i arciprete della basi-
lica, morto vescovo di FeiTara
sua patria,
XXXVII I. FrancioUo Orsini roma-
no, diacono di s. Giorgio in Ve-
labro, fatto da Leone X nel
i52o arciprete^ dignità che rinun-
ziò nel i53o.
XXXIX. Francesco Corna ro vene»
ziano, fratello del Cai*dinal Ma*
co, nipote della regina di
3^4 CHI
e del doge di Venezia, prete di
s. Pancrazio, ed arciprete della
. basilica nel i53o per volere di
Clemente VII, dignità che riten-
ne in commenda, quando governò
la chiesa di Brescia, morendo do*
pò averla rinunziata nel i543.
XL. Alessandro Farnese romano,
figlio del duca di Parma, diaco-
no di s. Angelo, vice-cancelliere,
dall'avo Paolo III prima fatto
arciprete della basilica Lateranen-
se, donde nel i543 lo passò al-
la vaticana con amplissime fa-
coltà, e giurisdizione nelle cause
. civili e criminali di tutte le per-
sone addette alla basilica, con-
fermate anche da Pio IV. Mori
nel 1589, benemerito della basi-
lica.
XLl. Gio. Evangelista Pallotia ,
prete di s. Matteo in. Merulaua,
))oi di s. Lorenzo in Lucina ,
fatto nel i589 da Sisto V arci-
prete di s. PietiH) colla stessa
giurisdizione del Cardinal Farne-
se di lui predecessore, coli* ag-
giunta del diritto di fare i pon-
tificali, e di esercitai'e la giuris-
tìizione spirituale, e pel primo,
prefetto della congregazione del-
la reverenda fabbrica di san Pie-
li'o. Fu vescovo di Frascati, e
Porlo, non che pro-datario. Com-
pilò le costituzioni, di cui fa-
cemmo superiormente menzio-
ne, fu benemerito della basili-^
ca, e meritò che Tiberio Al fa-
rà no gli dedicasse la Tavola icono^
grafica della basilica vaticana .
JVel suo palazzo a Scossacavalli
fondò un collegio di dodici stu-
denti di teologia, ma poi fu ri-
do Ito ad abitazione dei peniten-
zieri vaticani. Dal libro I di Gia-
como Grimaldi intitolato Descen-
dcntia cananicoruin^ si ricava che
CHI
nel i586, Evangelista Palletta
divenne canonico, che nel i58q
vi fu nominato Paris Pallotta, e
che nel 1594» fu fatto benefi-
ciato Perfetto Pallotta, per no-
mina del fì'atello Paris; laonde
con esempio non mai rinnovato
si videro nello stesso tempo, e
nel jnedesimo capitolo, un arci-
prete, un canonico, e un benefi-
ciato della stessa famiglia, la qua-
le in progresso ebbe anco altro
canonico nella persona di Gu-
glielmo Pallotta, poi Cardinale nel
1777, e di Antonio Pallotta, che
fu anco beneficiato, e poi anche
egli Cai*dinale nel 1822.
XLII. Scipione Cqffarelli Borghese
romano, pi*ete di s. Grisogono,
penitenziere maggiore, biblioteca-
rio, prefetto della segnatura di
grazia, e dallo zio Paolo V pur
fatto arciprete lateranense, don-
de nel 1620, lo trasferì air arci -
pretura di s. Pietro colla stessa
giurisdizione del predecessore. Mo-
rì vescovo di Sabina.
XLl li. Francesco Barberini fioren-
tino, fatto dallo zio Urbano Vili,
titolare di s. Lorenzo in Dama-
so, vicecanoelliere bibliotecario ,
arciprete della basilica lateranen-
se^ quindi nel i633 della vatica-
na, la quale arcipretura egli ri-
nunziò nel 1667 a Clemente IX.
Esercitò la medesima giurisdizio-
ne del Cardinal Borghese, e sotto
di lui Alessandro VII ordinò che
i Cardinali arcipreti delle ti'e
basiliche patriarcali di Roma, con-
cedessero ai loro vicari la metà
della prebenda che godevano ,
che indivisa equivale ad un ca-
nonicato. Morì decano del sa-
gro Collegio, e benemerito della
basilica pei doni che le fece.
XLIV. Carlo Barberini romano,
CHI
pronipote di Urbano VIIT, dia-
cono di s. Cesareo, fatto da Cle-
mente IX arciprete della basili-
ca, nell'anno 1667, colla mede-
sima giurisdizione goduta dagli
arcipreti sino da Paolo HI, la
quale, come si disse, fu poi nel
1692 moderata da Innocenzo XII.
P^eir assenza dello zio Cardinal
Antonio amministrò T arcipretura
di s. Maria maggiore, il cameilen-
gato di s. Chiesa, e la diocesi di
Palestrìna.
XLV. Francesco NerU fiorentino,
prete di s. Matteo in Merulana,
segretarìo di stato di Clemente
X, indi prete di 8. Lorenzo in
Lucina, fatto da Clemente XI nel
1704 arciprete di s. Pietro.
XLVI. Annibale Albani di Urbino,
diacono di s. Maria in Cosmedin,
poi prete di s. Clemente, dichia-
rato dallo zio Clemente XI ar-
ciprete vaticano nel 1712, cioè
dopo tre anni che vacava que-
sta rispettabile dignità. Diven-
ne in seguito segretario de'me-
monali, camerlengo di s. Chiesa,
vescovo di Sabina, e di Porto,
morendo perciò sotto-decano del
sagro Collegio, da tutti compian-
to massime 4al capitolo della
basilica, dove per quaranta anni
era stato beneficentissimo arci-
prete.
XLV II. Enrico Benedetto Maria
Clemente^ duca di Yorck, nato
in Roma, figlio secondogenito di
Giacomo III re d'Inghilterra,
fatto arciprete nel 1751 da Be-
nedetto XIV. Divenne pure vice-
cancelliere, e morì vescovo di
Frascati, e decano del sagi*o Col-
legio, benemerito del capitolo, e
della basilica.
XLV III. Romualdo Braschi Onesti
di Cesena, diacono di 8. Nicolò
CHI i^S
in Carcere, poi di s. Maria ad
MartyreSy nipote di Pio VI, e
nominato arciprete nel 1807 da
Pio VII. Fu gran priore di Mal-
ta in Roma, segretarìo de' brevi
ec.
XLIX. Alessandro Maud romano,
prete di s. Marìa in Ara Coeli^
vescovo di Palestrina, e poscia di
Porto, e quindi d'Ostia e Vel-
letrì, col decanato del sagro Col-
legio. Fu fatto da Pio VII nel
18 17 aixìprete vaticano, e fu di
lui pro-datano.
L. Pier Francesco Galleffi di Ce-
sena, segi*etarìo di memoriali, ca-
merlengo di s. romana Chiesa.
Nel 1820, Pio VII gli confei\
l'arcipretura della basilica di s.
Pietro in Vaticano, la quale go-
dette sino ai 18 giugno 18^37,
epoca di sua morte, mentre pu-
re era abbate commendatario dei
ss. Benedetto, e Scolastica di Su-
biaco, vescovo di Porto, 8. Ruf-
fina, e Civitavecchia , e perciò
. anche sotto decano del sagro Col-
legio.
LI. Giacomo Giustiniani romano,
prete de' ss. Marcellino e Pietro,
segretario de' memoriali. Quindi
il regnante Pontefice Gregorio
A XVI, nel 1837, lo diede in succes-
sore merìtamente al Cardinal Gal-
lefi^ tanto nell' arcipretura della
patrìarcale basilica vaticana, che
nella cospicua carica di camer-
lengo di santa romana Chiesa ,
essendo anco vescovo suburbica«
rio di Albano.
Le notizie biografiche di tutti i
prelodati Cardinali arcipreti vatica-
ni, si possono leggere ai rispettivi
articoli del nostro Dizionario. J\
inoltre \* aiticulo Aucipheti dellb
BASILICHE DI RoMA.
3^6 CHI
Chiese ed abbazie JUIaU deUa ba-
silica vaticana.
Dalla bolla Ad honorandam^ di
Benedetto XIV, si rilevano i sum-
mentovati privilegi concessi, e con-
fermati alla basilica, ed al capitolo,-'
non meno l'assoluta giurisdizione
cbe a questo die'sulle abbazie a lui
dipendenti, fra le quali va partico-
larmente rammentata la celebre ab-
bazia di s. Rufillo, ossìa di For lim-
popoli (Fedi), ove il capitolo vatica-
no tiene un vicario generale , il
quale dipende dal canonico camer-
lengo deputato alle abbazie. Innu-
merabili poi sono state le chiese
che si fecero aggregare alla figliuo-
lanza della basilica. Per dire sol-
tanto delle chiese filiali, che attual-
mente ha in Roma, senza nomina-
re quelle, le quali piti non esistono,
ci limiteremo al seguente catalogo :
S. Agata alla Suburra, V. Chiesa
DI s. Agata alla Suburra, diaconia
Cardinalizia.
S, Angelo alle Fornaci, V, Chiesa
DI s. Angelo delle Fornaci, par-
rocchia,
S, B ALBINA, V, Chiesa di s. B al-
bina, titolo Cardinalizio.
S, Caterina della Rota, V, Chiesa
DI s. Caterina della Rota, parrocchia.
S, Egidio a porta Angelica, che
Bonifacio Vili nel i3oo unì alla
basilica. F. Y Alveri Roma in ogni
siato j,t, II, pag. 12 1, e Tom-»
gio. Grotte Vat, pag. 375.
S, Francesco a Monte Mario, V,
Chiesa di s. Francesco a Monte-
Mario, parrocchia»
CHI
S, CriAcouo a Scossacàvalli. V.
Chiesa di 8. Giacomo a Soossa-
cavallì.
S. Gì ACQUO alla Longara, V, Chie-
SA DI fi. Giacomo alla Longara.
S, Giovanni detto de Spinelli fiio»
ri di porta Angelica, Il Panci-
roli. Tesori nascosti, pag. 357
stampato in Roma nel 1600, di-
ce che questa chiesa si chiama
Spinelli da un canonico di s. Pie-
tro di tal cognome che la fàb*
brìoò,
A$l Lazzaro Juori di porta Angelica,
V, Chiesa di s. Lazzaro.
S, Macuto, V, Chiesa di s. Ma-
CUTO.
S, Maria della Purità de' Cauda*
tari, V, Caudatari de' Cardinali.
S, Maria del Pozzo. Di questa chie-
sa nel rione di Borgo, ne tratta
il Panciroli, Tesori nascosti^ pag.
557, il quale dice che per la fe-
sta della Natività, parte del capi-
tolo di s. Pietro vi si reca ad
uffiziarla.
S, Maria di s. Spirito, cioè S, Ma-
ria in Saxia oggi. Chiesa di s.
Spirilo (Vedi), Qui però va
notato , che s. Leone IV con
bolla deir 854, dichiarò la detta
chiesa soggetta al capitolo Vati-
cano; quindi s. Leone IX rista-
bilì al capìtolo lo stesso privile-
gio. Dipoi Innocenzo III, nel
iigS, nuovamente dichiaro la
chiesa soggetta al capitolo. Ed è
perciò che ogni anno s* intima
dal notaro del capitolo, al cura-
to di s. Spirito in Sassia ed al
CHI
priore del contìguo ospedale, ad
intervenire nel giovedì santo nel-
la basilica di s. PietiH>, per assi-
stere alla consagrazione degli olii
santi, siccome chiesa soggetta alla
basilica. I detti parroco e priore
mandano sempre a rappresentarli
in tal funzione un sacerdote, altri-
menti devono pagare la multa
di uno scudo d'oro. La stessa in-
timazione si fa coi parrochi del-
le chiese filiali della città Leoni-
na, ed in caso di mancanza an«
eh' essi vanno soggetti alla mede-
sima multa.
S, Maria in Traspontina. V. Chie-
sa DI 8. Maru in Traspontina.
Ss, Michele e Magno in Borgo»
V, Chiesa de* Ss. Michele e Ma-
gno, succursale della parrocchia di
s. Pietro.
S, PELLEGRijto a Porta Angelica,
Questa chiesa fu fondata da s.
Leone III con un ospedale pei
pellegrini, che si recavano a visi-
tare la basilica vaticana. Carlo
Magno le donò il corpo di s.
Pellegrino vescovo, e martire, ed
il capitolo vaticano nel 1590 la
restaurò, come si può vedere nel
citato Alveri, tom. I, pag. lai e
seg. La guardia svizzera pontifi-
cia vi seppellisce i suoi soldati,
CHI 327
perché vi ha contiguo il quar-
tiere.
S» Stefano de' Mori, V, Chiesa
DI s. Stefano de' Mori.
S, Tommaso in Formis, Questa pic-
cola chiesa posta uell' alto del
monte Celio fu detta in formis
claudiis j dal vicino acquedotto
dell'acquaclaudia. Fu già posse-
duta dai Trinitari [Vedi), i quali
vi tenevano custodito il corpo di
s. Gio. de Matha loro fondatore.
Nel 1 395 Bonifacio IX l' unì al
capitolo vaticano, che Tuffizia ai
2 1 dicembre festa del santo. Edi-
ficata nel secolo XI fu successi-
vamente restaurata da Bonifacio
Vili , da Urbano VI e da Ales-
sandro VII, mentre nel 1787
il capitolo la ridusse allo stato
attuale: ha tre altari, e quattro
belle colonne di paonazzetto. An-
ticamente fu una delle venti ab-
bazie maggiori, e privilegiate di
Roma, i cui abbati assistevano il
sommo Pontefice tutte le volte
che celebrava solennemente. II
Mallio, Giovanni Diacono, e il p.
Casimiro da Roma la chiamano
s, Thomae juxta fotviam Clau'
diani. Il Panvinio, s, Tommaso
presso r acquedotto di Claudio j
e il Baronio s. Thomae juxta
forum Claudii,
FINE DEL VOLUME DUODECIMO.
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It.Ai.